Archivio | novembre, 2014

IL FABBRICANTE DI EROI

11 Nov

Arrivano tutti i giorni.  Tutte le ore, sette giorni su sette. Cambiano di faccia, corporatura,ma alla fine – dopo quasi venti anni di servizio- sono tutti un unico grande corpo: quello dei soldati semplici. Figli di contadini, operai, piccoli artigiani, invisibili bottegai. Si sentono importanti perché , nelle mani spesso tremanti e sudaticce , tengono la lista dei caduti.  I nostri eroi. Lista che viene consegnata a loro direttamente dall’Alto Comando. Molti di loro, forse senza supporlo, finiranno nella prossima di lista.

La gloria si fabbrica con il sangue di eroi. E io, da quasi venti anni- ve l’ho già detto, nevvero? Ebbene abbiate pietà di codesto povero anziano-fabbrico eroi.

In cosa consiste il mio umile lavoro? Scrivo lettere per le famiglie dei caduti. In poche parole: le guerre si vincono più a casa ,che al fronte. Perché un popolo convinto di fare un’impresa eccezionale, di essere imbattibile, di avere soldati coraggiosi e forti,ecco – vi dicevo- codesto popolo sosterrà ogni decisione della Giunta Militare.  Sempre. Anche quando magari saremo in difficoltà . Almeno, ma questo è un pensiero che spetta solo a noi romantici rottami , avranno un ottimo ricordo da consegnare ai posteri e alla storia

La storia non si scrive da sola. Ha bisogno di un piccolo, leggero aiuto. Io faccio questo.

Peraltro, scusatemi per l’inopportuno sfogo, sottolineare come il nostro lavoro “creativo” sia fondamentale, anche per una società come la nostra: pratica, militarizzata,efficace, produttiva. Bè, noi produciamo storie, leggende, eroi. Siamo la spina dorsale di questo regime. Creiamo la sua eternità. Nondimeno non veniamo mai accolti nelle stanze dei generali, mai invitati alle feste ufficiali, non siamo mai sul campo di battaglia- e questo è un bene assolutamente- non leggerete mai i nostri nomi.  Da nessuna parte.

Siamo fantasmi che scrivono di morti. Tutto molto macabro,ma al contempo pure romantico .

” Cara famiglia Kanazis,

L’Alto Comando Per La Difesa Della Patria e Dei Sani Principi Democratici, è orgoglioso di darvi codesta notizia : vostro figlio Jorge è da ieri sera , ( ore 17: 30), nell’Olimpo Dei Grandi Eroi della Santa Patria.

Avendo sacrificato la propria giovane vita, che avrebbe sicuramente dato prestigio alla sua famiglia e alla Patria , per salvare tre compagni di guerra dalle orde selvagge e disumane dei nostri reietti nemici.  Causando immense e pesanti perdite tra le file dei barbari, incutendo paura e soggezione per via del suo indomito coraggio e alla fine caduto per mano traditrice e vigliacca.  Colpito alle spalle, da un civile serbo Proprio lui , proprio noi, che con umanità e sincera partecipazione affettiva, siamo qui, lontani da casa, per il solo interesse della Libertà, Pace, Fratellanza

L’ALTO COMMANDO , i compagni di guerra, la cittadinanza serba- che ha fatto giustizia personalmente del vile attentatore- porgono le più sincere condoglianze a un figlio tanto eroico,coraggioso,fedele ai valori famigliari e della sua nazione.

Siate orgogliosi sempre di lui e mantenete vivo il suo ricordo parlando del suo eroismo ai giovani delle scuole. Che sia il faro illuminante della nostra leggendaria gioventù. ”

 

Ho perso il conto di quante lettere come queste io scriva in un solo giorno. Tantissime. Ho cominciato prestissimo a venti anni.  Oggi ne ho quaranta.

Alla fine anche l’eroismo diventa un fatto meccanico, anche la creatività diventa un lavoro da catena montaggio. Eppure io sono felice di scrivere cose buone per le famiglie dei caduti. Mi capita, quando sono in Patria , nella nostra Amatissima Casa, di sentire padri che recitano a memoria le nostre lettere. Sono commossi, pensano che i loro figli siano morti da eroi. La morte, la Bella Morte , è fondamentale per il nostro regime. Meglio vivere le pigre vite dei barbari, o sfidare la sorte con i propri compagni di guerra

” Un ordine di Comparizione davanti all’ ALTO COMANDO, per assegnarle la Medaglia di Fedele Servitore Dello Stato”

Per poco non abbraccio e bacio il giovane soldatino che mi ha dato questa notizia.  La Medaglia è tra le più ambite onorificenze da parte dei cittadini che lavorano per lo Stato.

Emozionato , sistemo la cravatta e mi sistemo alla svelta.  Il soldato mi aspetta per accompagnarmi a ritirare il mio premio.

 

Il Generale in persona mi consegna la Medaglia per i miei anni di servizio. Tantissime lettere, troppe vite.  Troppo giovani. C’è un piccolo banchetto, molto spartano.

Strette di mano calorose da parte dei pezzi grossi dell’esercito e dei miei colleghi: quelli che scrivono le lettere per i soldati al fronte, quelli che censurano le lettere in entrato e in uscita  ,( lavorano nello stesso ufficio hanno il complicato mestiere di tenere a bada le malinconie e timori di casa e dei soldati al fronte. In realtà la censura serve non tanto per le truppe , che sono analfabeti,ma più che altro per gli ufficiali. Capita che talora essi possano avere dei cedimenti,ripensamenti,umanissimi,ma dannosi per il regime),e poi , chiaramente , io.

” Possiamo parlare in privato, cittadino  Kirov?” Mi chiede il segretario personale del Generale

“Certo” Rispondo facendo un vigoroso saluto militare.

Ci accomodiamo in una stanza poco illuminata, mi pare una specie di ripostiglio o roba simile. Appena entro mi consegna un foglio.

” Una grana. Capita a volte. I vigliacchi purtroppo stanno nascosti anche nelle file dei nostri uomini più valorosi. Un sergente ha cercato di disertare. Lo abbiamo eliminato. Il problema è questo: si tratta di un figlio del  tenente Bernestein. Lei lo conosce molto bene ,vero?”

Certo, è un mio carissimo fraterno amico e quel ragazzino lo conosco benissimo.  Sergente alla sola età di 19 anni, uscito con gli onori dalla più prestigiosa accademia militare. Che disonore per Otto,  che brutto guaio.

Quindi , per non far perdere la faccia al Regime, dovrei trasformare codesto codardo in un eroe nazionale.

” So che questa volta il compito sia particolarmente odioso. Bernestein l’ha fatta assumere, vi conoscete da moltissimo tempo. Lui è un nostro eroe nazionale , il figlio….Bè, lo faccia per la Patria e per il suo amico. ” Il segretario mi stringe calorosamente la mano , poi esce dalla stanza.

Che fare ora? Un vigliacco potrà mai diventare un eroe? Un esempio per i giovani? Otto farà una festa enorme per il suo figlio, ne parlerà con i toni del padre orgoglioso di aver avuto un eroe in famiglia.

Così ritorno frastornato nel mio ufficio.  Passo una notte agitata, inventando una storia plausibile. Un uomo che scappa dal suo dovere, certo,ma che ne so io di quello che davvero capita al fronte? Cosa è davvero la vigliaccheria e il coraggio? Ho scritto molto di esso,ma mai visto.

Con questi pensieri mi avvio al bar, per bere qualcosa .

” Posso sedermi?” Una voce famigliare alle mie spalle. Mi volto e vedo Schmidt , il responsabile della censura. Uomo piccolo , in tutti i sensi, di scarsa capacità intellettuale e di ancor meno memorabili pensieri o parole. Taciturno e ottimo, zelante , lavoratore. E basta.

” Fai” Dico

“Senti,ecco…Hai già scritto la lettera?”

“Si, e non è stato facile. Devo trasformare in eroe un disertore, un vigliacco…”

“Kirov,ma davvero pensi che sia il primo? In oltre venti anni di carriera?Ma tu credi nelle storie che scrivi?

“Credo in un uomo forte, moralmente forte. Che sia d’esempio. Ci metto del mio, sono io quello che finisce su quelle lettere. Io non ho un fisico atto alla guerra. Tutti lo sanno, e tutti mi giudicano per quello. Lo so. Ma io quando parlo di quei giovani morti, e quando scrivo della loro morte , non parlo di loro,ma di me. E , sì,anche di loro. L’ideale , la coscienza immacolata, ecco cosa scrivo in quelle lettere. Perché so che abbiamo paura, siamo deboli, miseri, umanamente..” Non finisco la frase

” Questo è un vero eroe. Questo ragazzo è forse l’unico che si merita tanto onore. Tanto onore per il figlio, eroico del tuo migliore amico. ”

Schmidt , si accende una sigaretta con calma e mi passa delle lettere.

“Originali,mi fido di te. Forse faccio male, ma io sono un codardo. Non sono come i coraggiosi che hanno sempre un piano di riserva, io mi lascio guidare solo dalla mia coscienza. Che non è immacolata, eroica, come la tua. Solo umana, giusto. E per questo dalla parte giusta. Leggile. Poi decidi tu

 

Su quelle lettere nere su bianco c’è la verità: il povero ragazzo non era un disertore. Stava solo facendo scappare una ragazzina serba di undici anni, una delle tantissime che noi imprigioniamo e costringiamo a diventare i giocattoli sessuali dei membri dell’ALTO COMANDO.

Ecco cosa è un eroe: un uomo che salva una vita umana ,non che pone fine ai giorni degli altri. Poteva farsi i cazzi suoi, poteva non guardare, non fare nulla. Ma ha rischiato. La ragazzina è fuggita. Non l’hanno ancora presa e  forse , visto come va male la guerra per noi,non la cercheranno..

Rimango tutta la notte con la biro in mano. Che scrivere?

Scmidt, come da copione , è stato ucciso da un serbo. Ha pagato anche lui con la vita,ma ha lasciato a me una grande responsabilità. Ora che tutta la verità su questa guerra, su questo regime, è davanti a me , posso fingere come ho sempre fatto?

Altro che eroe, coscienza immacolata! Sono complice, perché non ho mai detto o fatto nulla. MAI. 20 anni di menzogne, di retorica squallida, di orribili cretinerie. Li ho uccisi e traditi anche io ,come i capi militari.

Ho paura ,ecco tutto.  Non sono come quel ragazzo o Schmidt. Non lo sono affatto.

Dopo otto mesi, giunsero all’estero foto di bambine serbe prigioniere sessuali dei valorosi guerrieri  venuti da ******* , il caso suscitò indignazione in tutto il mondo, che durò quanto deve durare per definirsi civili e increduli. Sopratutto per quelle Nazioni con cui la nostra è sempre stata molto vicina.

Nacque uno sgangherato esercito di liberazione, formato da alcuni ex reduci e da giovani stanchi delle retoriche oscene contenute nelle lettere che ho continuato a scrivere.  Morirono alcuni membri importanti della giunta militare. Arrivarono altri. Finiti i rifornimenti e le armi, i ribelli vennero trucidati come traditori

Bernestein lesse la lettera in ricordo di suo figlio. Vi erano numerosissimi pezzi grossi, tutti clienti di quel bordello.

Fu durissima per lui leggere la verità . Fu divertentissimo per me vedere le facce di quei codardi violentatori diventare cupe, la vergogna li stava sotterrando.

Arrivati al culmine dello scandalo e visto l’importanza per il regime di Bernestein , ci furono diverse fucilazioni . Per ripulire l’ambiente. Non fu proprio così,ma sai..

E io? Da anni ormai vivo braccato. Sui monti, insieme ai miei nuovi amici. Io, la mia penna, il fucile, l’amore per una donna , l’affetto per questa gente. E la speranza che nessuno , dovessi morire, mi rammenti come un eroe: siamo solo uomini.

Ed è una cosa bellissima.

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Prima di dormire

6 Nov

Come ogni sera, da ormai ben ottantacinque anni, il signor Rossi si prepara per una sana e , ” speriamo” pensa tra sé e sé,  lunga dormita. La giornata ormai volge al termine e seppure con un po’ di spavento è felicissimo di come siano andate le cose.  Chi l’avrebbe detto che  il caro,vecchio, Marco si sarebbe fatto vivo proprio oggi! Dopo… Quanto tempo? Forse trentanni!. Ma no ! No! Di più ! Erano entrambi giovani e volevano fondare una compagnia teatrale. ” Viviamo per l’arte!” Erano soliti dire, durante quei spensierati giorni di gioia scomposta , sguaiata, tipicamente tardo adolescenziale.  Parlavano, (in quei tempi che ora nella sua mente sono confusi e ridotti a pochi brandelli di sorrisi,corse,cadute,lacrime), sempre di fare grandi cose. Svecchiare il teatro, diventare i numeri uno nel campo dei fumetti ,o imparare a suonare uno strumento.

” Ti ricordi Marco, quanti insulti ci prendevamo perché non eravamo campioni in nessuna disciplina sportiva?” Domanda il signor Rossi al suo amico . Entrato in camera sua come un vecchio malfermo,ma appena egli si siede accanto al vecchio allettato , agli occhi di questo ultimo torna , ( come per magia),quel giovane dai capelli disordinati e dalla barba fatta crescere con pieno spirito anarchico. E il sorriso tagliente di chi è troppo timido e spaventato dal mondo,da tutto. Come lui.

” Ricordo. Ma non è mai stato un dramma per me . E per te?” Domanda l’amico

“No.  Poi ti abitui alla cretineria delle masse amorfe.” Il signor Rossi distoglie lo sguardo dal volto dell’amico e malinconicamente cerca di catturare un po’ di luce, la quale filtra debolmente dalla tapparella abbassata. Gli mancherà il sole? Possibile? Per tutta la vita non ha fatto altro che sfuggirgli! Non è vero che smettiamo di imparare appena finite le scuole, “Prendi me!” Vorrebbe dire il vecchio. Proprio ora ho avuto una bella lezione: in ottanta e passa anni di vita, non mi ero mai accorto di quanto fosse bello il sole.

Non erano diventati famosi. Lui e Marco. Per nulla, a parte qualche e book stampato tanto per metter su carta i loro pensieri filosofici. Uno era dedicato a Leopardi che combatteva gli zombi a Napoli. Una cagata. Una cosa a dir poco oscena. Ma divertente.

Così la vita li aveva separati e resi due signor nessuno fra tanti signori anonimi.

“Ma non è questa gran tragedia” Mormora il vecchio, rivolgendosi all’amico. Non riceve risposta e con grossa fatica gira la testa dalla parte dell’ospite ,  per aver la certezza che costui abbia compreso le sue parole.  Non c’è.  Scomparso. Ma ci sarà mai stato davvero? Non era forse morto suicida trentanni prima? O quello era Claudio? Suo figlio? Il suo amatissimo figlio!

“Claudio! Claudio ,perdonami!” Urla silenziosamente, esplodendo ogni parola e invocazione nella sua mente ormai debole, chissà forse ora potrà rivederlo e piangere tutte le lacrime che aveva trattenuto. Rimembra quanto quel suo atteggiamento avesse creato problemi , con annesse litigate furibonde, con la moglie.

Un unico figlio, avuto tardi, voluto e cercato come i vecchi pionieri cercavano l’oro nel vecchio west.  Lui però aveva sbagliato tutto: suo figlio doveva diventare assolutamente un musicista di fama. D’altronde il Signor Rossi amava alla follia la musica ,ma non era portato. Per nulla. Così vedeva nel figlio il suo riscatto.

“Che storia banale, nemmeno nel rovinarti la vita sono stato originale!” Borbotta il vecchio moribondo.

Nella sua breve vita, il povero ragazzo, non aveva conosciuto un padre. Ma un rompipalle che pretendeva da lui senza informarsi, senza voler conoscere quali fossero le ambizioni del giovane.

“Ciao , papà!” Una voce lo richiama indietro , nel mondo dei vivi. Mondo che gli appartiene ancora per poco.

“Claudio?”  Vuoi vedere che è già in paradiso! O forse…Forse è l’inferno!

“Si, sono io. Sono uscito per prender da mangiare. Non ho fatto tardi?” Domanda l’uomo al vecchio padre.

“Ma…Sono già morto?”

“Che dici? Come sei già…” L’uomo lascia cadere le borse della spesa per terra. I deliri di quel vecchio lo stanno ossessionando.  Lo sa : deve portare pazienza. Dopotutto è un uomo anziano, che soffre di demenza senile e da anni non si muove dal letto.

Non c’è mai stato un gran rapporto tra di loro,cosa invece che il padre aveva con la sorella: Mara. Lei era la gloria di casa, la musicista da esibire come trofeo, la gioia negli occhi del padre.  Poi l’incidente.  Il rapporto tra lui , ( mediocre e anonimo, giusto la vecchia edicola del padre  poteva ereditare), e il padre era diventato un muto accusarsi. Perché il figlio sbagliato? Chiedeva il padre.  O forse era lui che si faceva questa idea.

“Ma certo che lo è!” Sua madre, appena tornata dalla farmacia dove ha preso le medicine per il suo uomo, lo sta aiutando a metter a posto i generi alimentari presi al supermercato.  ” Certo che è un’idea tua. Tuo padre ti ha sempre voluto bene. E nel suo piccolo te lo dimostrava. Dimentichi le carezze che ti dava ogni volta che tu stavi studiando , o ascoltando musica? Lui passava e ti accarezzava. Sai quanto tempo ci ho messo per fargli capire di non aver paura dei sentimenti?Di esplicarli. Lui era convinto che bastasse il pensiero,ma come fai a toccare,accarezzare, baciare, amare , un pensiero? Quante volte gli dissi codeste cose” La donna lancia un’occhiata verso il corridoio. Come se la camera da letto , con il suo uomo compreso, potesse sparire o scappare via.  ” Sta morendo. Io riuscirò ad accettare questa cosa? Ora?” Si chiede.

 

In camera sua, come se avvertisse il pensiero della moglie, l’uomo ripensa alla sua “rinascita”.  Così gli piace ricordare l’avvenimento più importante della sua vita: l’incontro con sua moglie.

E di come l’amore avesse cambiato un uomo di trentasette anni , ormai sicuro di invecchiare malissimo. Solo e abbandonato. D’altronde per decenni l’unico contatto con l’altro sesso era avvenuto attraverso la pornografia e qualche donna di dubbia moralità. Si diceva che solo quelle potevano starci con lui, che tanto chi avrebbe mai perso tempo con una simile mediocrità Nonostante qualcosa nel profondo della sua anima puntasse ad altro: amore, famiglia, una vita da spendere con una persona. Però ogni volta che questo lato buono veniva a galla, si vergognava e ricacciava indietro questi pensieri. Fossero suoi  . Gli altri dovevano conoscerlo come un vizioso sfigato. Se lo meritava.

Ricorda ancora bene lo schifo che l’assaliva ogni estate, la sua vigliacca adesione alla ricerca di donnine facili e tutto il resto. Poi aveva detto basta, ricorda anche questo. Non era stato facile , per nulla. Ma lui meritava di più. Cosa aveva di così terrificante? Perché umiliarsi in quel modo squallido?Gli amici ridevano: ” ma si tanto poi ci ricasca” e invece lui aveva tirato dritto.

Ora, nel buio della stanza, il vecchio piange silenziose lacrime di orgoglio.

Cosa era successo? La sua volontà di migliorare, cambiare, vivere come voleva e non come poteva. Si, lui non faceva parte per nulla di quella compagnia di uomini rozzi, volgari, che giustificano cose orribili con la scusa del divertimento personale. Lui credeva nell’umanità e nell’amore.

 

“Ti ho raccontato come ho conosciuto tuo padre?” Chiede la signora anziana al figlio,mentre è impegnata a spellare le patate.

“Si. Tramite quella cosa che andava di moda ai vostri tempi…Come si chiamava?”

“Facebook. No,ma io lo conoscevo da prima. Aveva commentato un mio intervento sul blog di una nostra conoscente. Poi piano, piano… Tutto il resto. Lui era talmente timido che ho dovuto scrivergli una mail nella quale gli dicevo che ero innamorata di lui, solo così ha trovato la forza per dichiararsi. Tuo padre è stato sempre un uomo molto dolce. Anche con te e con Mara.” Il pensiero della figlia la turba profondamente , come sempre.

Il figlio vorrebbe ribattere che non è stato sempre così. Suo padre era iracondo e collerico. ” Non ricordi mamma le litigate quando lui partiva per la tangente? Il suo giustizialismo che hai sempre odiato?”

Eppure, si stupisce, ha ragione anche sua madre: le carezze, le piccole attenzioni, ( non gli faceva mai mancare la porzione più grande di patatine fritte, contorno che adorava anche lui,perché sapeva che il figlio ne era ghiotto), come ascoltava ogni cosa che diceva. E poi giudicava.

“Forse ci fermiamo troppo spesso al primo tempo delle cose. Non andiamo oltre. Forse in questo tempo ho giudicato mio padre dal punto di vista di un eterno figlio e mai come un uomo dovrebbe giudicare e amare un altro uomo”  Per un po’ rallenta la preparazione del pranzo. Sente delle lacrime che bruciano negli occhi e stanno per uscire. Dovrebbe fare come suo padre: che piange sempre e senza controllo per ogni film , libro, per la gioia di sua madre.

Sono davvero una coppia meravigliosa. Tanti anni insieme, alti e bassi,ma sempre uniti. Condividono, dialogano, credono nell’umanità E lui, si sorprende, non è tanto diverso.

Per esempio: con Anna, quante litigate! Ma mai una volta le ha prese come pretesto per rompere o tradirla.

“Il tradimento è una cosa schifosa”, quante volte il suo vecchio l’ha detto e ridetto.  Aveva ed ha ragione.

Forse i suoi genitori desideravano altro,come molti,ma non erano sicuramente amareggiati oppure offesi contro la vita. Perché si erano trovati ed amati.  Di un amore piccolo,ma robusto.

Suo padre aveva cominciato a superare , piano piano, le sue paure: andare al cinema da solo, prendere il treno, l’aereo, aveva imparato a piangere di gioia e di dolore, a non fuggire mai di fronte alle cose brutte che capitano nella vita, a pensare e vivere tenendo conto del Noi,ma di un Io infantile e frustrato.

Era rinato e maturato grazie a sua madre. Ecco, se a lui ora voi domandaste: ” Cosa è la felicità ,per lei?” Vi risponderebbe, trattenendo a stento la commozione.  Sua madre se ne deve esser accorta, perché si è alzata dalla sedia e lo abbraccia. Come faceva quando era piccolo e come ha continuato a fare per tutta la vita.

Più tardi, come faceva oltre quarantanni di relazione, la donna si sdraia di fianco al marito. Gli tiene la mano , che se no non riesce ad addormentarsi, e gli parla. Della loro vita, dei loro figli, dei viaggi,di questa piccola meraviglia chiamata amore. Sicuramente non ferma le guerre, non fa rivoluzioni,ma nel suo piccolo ci rende gente migliore.

Mentre lei dice per l’ennesima volta che uomo meraviglioso lui sia, il vecchio , (sorridendo ), decide di addormentarsi. Per sempre.