Prima di dormire

6 Nov

Come ogni sera, da ormai ben ottantacinque anni, il signor Rossi si prepara per una sana e , ” speriamo” pensa tra sé e sé,  lunga dormita. La giornata ormai volge al termine e seppure con un po’ di spavento è felicissimo di come siano andate le cose.  Chi l’avrebbe detto che  il caro,vecchio, Marco si sarebbe fatto vivo proprio oggi! Dopo… Quanto tempo? Forse trentanni!. Ma no ! No! Di più ! Erano entrambi giovani e volevano fondare una compagnia teatrale. ” Viviamo per l’arte!” Erano soliti dire, durante quei spensierati giorni di gioia scomposta , sguaiata, tipicamente tardo adolescenziale.  Parlavano, (in quei tempi che ora nella sua mente sono confusi e ridotti a pochi brandelli di sorrisi,corse,cadute,lacrime), sempre di fare grandi cose. Svecchiare il teatro, diventare i numeri uno nel campo dei fumetti ,o imparare a suonare uno strumento.

” Ti ricordi Marco, quanti insulti ci prendevamo perché non eravamo campioni in nessuna disciplina sportiva?” Domanda il signor Rossi al suo amico . Entrato in camera sua come un vecchio malfermo,ma appena egli si siede accanto al vecchio allettato , agli occhi di questo ultimo torna , ( come per magia),quel giovane dai capelli disordinati e dalla barba fatta crescere con pieno spirito anarchico. E il sorriso tagliente di chi è troppo timido e spaventato dal mondo,da tutto. Come lui.

” Ricordo. Ma non è mai stato un dramma per me . E per te?” Domanda l’amico

“No.  Poi ti abitui alla cretineria delle masse amorfe.” Il signor Rossi distoglie lo sguardo dal volto dell’amico e malinconicamente cerca di catturare un po’ di luce, la quale filtra debolmente dalla tapparella abbassata. Gli mancherà il sole? Possibile? Per tutta la vita non ha fatto altro che sfuggirgli! Non è vero che smettiamo di imparare appena finite le scuole, “Prendi me!” Vorrebbe dire il vecchio. Proprio ora ho avuto una bella lezione: in ottanta e passa anni di vita, non mi ero mai accorto di quanto fosse bello il sole.

Non erano diventati famosi. Lui e Marco. Per nulla, a parte qualche e book stampato tanto per metter su carta i loro pensieri filosofici. Uno era dedicato a Leopardi che combatteva gli zombi a Napoli. Una cagata. Una cosa a dir poco oscena. Ma divertente.

Così la vita li aveva separati e resi due signor nessuno fra tanti signori anonimi.

“Ma non è questa gran tragedia” Mormora il vecchio, rivolgendosi all’amico. Non riceve risposta e con grossa fatica gira la testa dalla parte dell’ospite ,  per aver la certezza che costui abbia compreso le sue parole.  Non c’è.  Scomparso. Ma ci sarà mai stato davvero? Non era forse morto suicida trentanni prima? O quello era Claudio? Suo figlio? Il suo amatissimo figlio!

“Claudio! Claudio ,perdonami!” Urla silenziosamente, esplodendo ogni parola e invocazione nella sua mente ormai debole, chissà forse ora potrà rivederlo e piangere tutte le lacrime che aveva trattenuto. Rimembra quanto quel suo atteggiamento avesse creato problemi , con annesse litigate furibonde, con la moglie.

Un unico figlio, avuto tardi, voluto e cercato come i vecchi pionieri cercavano l’oro nel vecchio west.  Lui però aveva sbagliato tutto: suo figlio doveva diventare assolutamente un musicista di fama. D’altronde il Signor Rossi amava alla follia la musica ,ma non era portato. Per nulla. Così vedeva nel figlio il suo riscatto.

“Che storia banale, nemmeno nel rovinarti la vita sono stato originale!” Borbotta il vecchio moribondo.

Nella sua breve vita, il povero ragazzo, non aveva conosciuto un padre. Ma un rompipalle che pretendeva da lui senza informarsi, senza voler conoscere quali fossero le ambizioni del giovane.

“Ciao , papà!” Una voce lo richiama indietro , nel mondo dei vivi. Mondo che gli appartiene ancora per poco.

“Claudio?”  Vuoi vedere che è già in paradiso! O forse…Forse è l’inferno!

“Si, sono io. Sono uscito per prender da mangiare. Non ho fatto tardi?” Domanda l’uomo al vecchio padre.

“Ma…Sono già morto?”

“Che dici? Come sei già…” L’uomo lascia cadere le borse della spesa per terra. I deliri di quel vecchio lo stanno ossessionando.  Lo sa : deve portare pazienza. Dopotutto è un uomo anziano, che soffre di demenza senile e da anni non si muove dal letto.

Non c’è mai stato un gran rapporto tra di loro,cosa invece che il padre aveva con la sorella: Mara. Lei era la gloria di casa, la musicista da esibire come trofeo, la gioia negli occhi del padre.  Poi l’incidente.  Il rapporto tra lui , ( mediocre e anonimo, giusto la vecchia edicola del padre  poteva ereditare), e il padre era diventato un muto accusarsi. Perché il figlio sbagliato? Chiedeva il padre.  O forse era lui che si faceva questa idea.

“Ma certo che lo è!” Sua madre, appena tornata dalla farmacia dove ha preso le medicine per il suo uomo, lo sta aiutando a metter a posto i generi alimentari presi al supermercato.  ” Certo che è un’idea tua. Tuo padre ti ha sempre voluto bene. E nel suo piccolo te lo dimostrava. Dimentichi le carezze che ti dava ogni volta che tu stavi studiando , o ascoltando musica? Lui passava e ti accarezzava. Sai quanto tempo ci ho messo per fargli capire di non aver paura dei sentimenti?Di esplicarli. Lui era convinto che bastasse il pensiero,ma come fai a toccare,accarezzare, baciare, amare , un pensiero? Quante volte gli dissi codeste cose” La donna lancia un’occhiata verso il corridoio. Come se la camera da letto , con il suo uomo compreso, potesse sparire o scappare via.  ” Sta morendo. Io riuscirò ad accettare questa cosa? Ora?” Si chiede.

 

In camera sua, come se avvertisse il pensiero della moglie, l’uomo ripensa alla sua “rinascita”.  Così gli piace ricordare l’avvenimento più importante della sua vita: l’incontro con sua moglie.

E di come l’amore avesse cambiato un uomo di trentasette anni , ormai sicuro di invecchiare malissimo. Solo e abbandonato. D’altronde per decenni l’unico contatto con l’altro sesso era avvenuto attraverso la pornografia e qualche donna di dubbia moralità. Si diceva che solo quelle potevano starci con lui, che tanto chi avrebbe mai perso tempo con una simile mediocrità Nonostante qualcosa nel profondo della sua anima puntasse ad altro: amore, famiglia, una vita da spendere con una persona. Però ogni volta che questo lato buono veniva a galla, si vergognava e ricacciava indietro questi pensieri. Fossero suoi  . Gli altri dovevano conoscerlo come un vizioso sfigato. Se lo meritava.

Ricorda ancora bene lo schifo che l’assaliva ogni estate, la sua vigliacca adesione alla ricerca di donnine facili e tutto il resto. Poi aveva detto basta, ricorda anche questo. Non era stato facile , per nulla. Ma lui meritava di più. Cosa aveva di così terrificante? Perché umiliarsi in quel modo squallido?Gli amici ridevano: ” ma si tanto poi ci ricasca” e invece lui aveva tirato dritto.

Ora, nel buio della stanza, il vecchio piange silenziose lacrime di orgoglio.

Cosa era successo? La sua volontà di migliorare, cambiare, vivere come voleva e non come poteva. Si, lui non faceva parte per nulla di quella compagnia di uomini rozzi, volgari, che giustificano cose orribili con la scusa del divertimento personale. Lui credeva nell’umanità e nell’amore.

 

“Ti ho raccontato come ho conosciuto tuo padre?” Chiede la signora anziana al figlio,mentre è impegnata a spellare le patate.

“Si. Tramite quella cosa che andava di moda ai vostri tempi…Come si chiamava?”

“Facebook. No,ma io lo conoscevo da prima. Aveva commentato un mio intervento sul blog di una nostra conoscente. Poi piano, piano… Tutto il resto. Lui era talmente timido che ho dovuto scrivergli una mail nella quale gli dicevo che ero innamorata di lui, solo così ha trovato la forza per dichiararsi. Tuo padre è stato sempre un uomo molto dolce. Anche con te e con Mara.” Il pensiero della figlia la turba profondamente , come sempre.

Il figlio vorrebbe ribattere che non è stato sempre così. Suo padre era iracondo e collerico. ” Non ricordi mamma le litigate quando lui partiva per la tangente? Il suo giustizialismo che hai sempre odiato?”

Eppure, si stupisce, ha ragione anche sua madre: le carezze, le piccole attenzioni, ( non gli faceva mai mancare la porzione più grande di patatine fritte, contorno che adorava anche lui,perché sapeva che il figlio ne era ghiotto), come ascoltava ogni cosa che diceva. E poi giudicava.

“Forse ci fermiamo troppo spesso al primo tempo delle cose. Non andiamo oltre. Forse in questo tempo ho giudicato mio padre dal punto di vista di un eterno figlio e mai come un uomo dovrebbe giudicare e amare un altro uomo”  Per un po’ rallenta la preparazione del pranzo. Sente delle lacrime che bruciano negli occhi e stanno per uscire. Dovrebbe fare come suo padre: che piange sempre e senza controllo per ogni film , libro, per la gioia di sua madre.

Sono davvero una coppia meravigliosa. Tanti anni insieme, alti e bassi,ma sempre uniti. Condividono, dialogano, credono nell’umanità E lui, si sorprende, non è tanto diverso.

Per esempio: con Anna, quante litigate! Ma mai una volta le ha prese come pretesto per rompere o tradirla.

“Il tradimento è una cosa schifosa”, quante volte il suo vecchio l’ha detto e ridetto.  Aveva ed ha ragione.

Forse i suoi genitori desideravano altro,come molti,ma non erano sicuramente amareggiati oppure offesi contro la vita. Perché si erano trovati ed amati.  Di un amore piccolo,ma robusto.

Suo padre aveva cominciato a superare , piano piano, le sue paure: andare al cinema da solo, prendere il treno, l’aereo, aveva imparato a piangere di gioia e di dolore, a non fuggire mai di fronte alle cose brutte che capitano nella vita, a pensare e vivere tenendo conto del Noi,ma di un Io infantile e frustrato.

Era rinato e maturato grazie a sua madre. Ecco, se a lui ora voi domandaste: ” Cosa è la felicità ,per lei?” Vi risponderebbe, trattenendo a stento la commozione.  Sua madre se ne deve esser accorta, perché si è alzata dalla sedia e lo abbraccia. Come faceva quando era piccolo e come ha continuato a fare per tutta la vita.

Più tardi, come faceva oltre quarantanni di relazione, la donna si sdraia di fianco al marito. Gli tiene la mano , che se no non riesce ad addormentarsi, e gli parla. Della loro vita, dei loro figli, dei viaggi,di questa piccola meraviglia chiamata amore. Sicuramente non ferma le guerre, non fa rivoluzioni,ma nel suo piccolo ci rende gente migliore.

Mentre lei dice per l’ennesima volta che uomo meraviglioso lui sia, il vecchio , (sorridendo ), decide di addormentarsi. Per sempre.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: