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buio

5 Nov

Si vergogna sempre un po’. Non è facile spiegare alle persone che lui non “ha paura” del buio in senso astratto e infantile, non è tanto l’oscurità a terrorizzarlo, ma il fatto che il buio abbia come una coscienza propria. Una volontà di caccia, di fargli del male. A questo punto, ineluttabilmente, l’altra persona comincia a far  quella faccia. Quella di chi non comprende e ha paura di trovarsi in compagnia di un pazzo.

Un pazzo. D’altronde proprio per codesto problema è stato da un psichiatra. Non arrivando a risolvere nulla.  Gianni pensa spesso a quando tutto è cominciato. Lo ricorda bene. Benissimo.  Si trovava a casa dei nonni nel paese di Santa Luce,  in Toscana. Era un bambino come tanti. La scuola che lo tormentava, gli amichetti, i Goonies da vedere e rivedere con la mamma, che il babbo – autore di saggi scientifici- detestava profondamente. Insomma una normale infanzia di ginocchi sbucciati, fantasie e la sicurezza che babbo e mamma siano al mondo per difenderci. Sempre. Tutto era filato liscio, fino a quel giorno.

Era stanco morto. Tutto il giorno a correre, a scoprire quella parte d’Italia che vedeva sempre d’estate, perché il resto dell’anno lo passava a Lissone. Un noioso paese della provincia milanese. Sicché ogni giorno dai nonni era visto come un giorno in paradiso. Inventava sempre tante storie, aveva una grande fantasia, cosa che preoccupava un po’ il babbo, uomo razionale e di poco sentimento. Ma la mamma! Ah, la mamma! Era contentissima di suo figlio, delle sue storie, delle sue fantasie, e non “ balle”  come diceva sempre il marito. Lei non pensava affatto che fantasticare, sognare, avere una grande immaginazione, e un bambino che non scomparisse mai dal e nel cuore, fossero cose di cui vergognarsi. Non fosse per il figlio, forse lo avrebbe già lasciato quel suo marito così serio e senza un momento di sana stupidera.

Sua madre pensava così fino a quando….

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Le risate della nonna, del nonno, di sua madre. Una cena gustosissima, e tanto vino che era finito principalmente a farsi un giro turistico per vene del babbo. Infatti, quanto rideva! Tantissimo. Così, appagato da una giornata a dir poco splendida, il bimbo andava a dormire.

“Buona notte amore mio, vuoi che tenga accesa la luce?” Gli chiese sua nonna.

“No” Rispose, dandosi il tono di un ometto adulto, il bambino.

“Non hai paura del buio?” Domandò l’anziana

“Ma no! Nonna, sono grande io!” Protestò Gianni.

Sua nonna così uscì dalla stanza e spense la luce.

E tutto cominciò

Sulle prime non se ne accorse, non era la prima volta che faticava ad addormentarsi. Si ricordò che, su insistenza del padre, lo portarono da un dottore per comprendere il suo problema. Niente. Non aveva niente.

Così pensò che era una delle sue “soliti notti”, di solito appena capitava, lui si metteva a fantasticare su mondi lontani, sugli eroi dei suoi fumetti preferiti. Solo che…

Cosa c’era nel buio?  Forse se lo era solo immaginato, ma gli era parso di averlo avvertito. Un leggero movimento, un sospiro, uno scricchiolio? O forse tutte e tre le cose insieme? Spalancò gli occhi per poter vedere, ma era impossibile. Era come se fosse diventato, improvvisamente, cieco.  Girò la testa a destra e a mancina, ma nulla . Non vedeva nulla. Però sentiva. Ma cosa?

Si alzò di scatto dal letto per andar ad accendere la luce, l’interruttore doveva esser lì, vicino al letto, si buttò con il cuore in gola e un vuoto feroce, devastante, che gli squarciava lo stomaco, come per dar via libera al più grande urlo di terrore che un bambino potesse mai emettere. Fu proprio quando toccò il pavimento che si accorse di cosa stava capitando.

Il pavimento sembrava bagnato, ma in modo strano. Come se fosse un impasto di sabbia e acqua. “Se mi muovo sprofondo” Pensò Gianni.

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“La voce della mamma!”, pensò il bambino. La sentiva in corridoio, ridacchiava, e anche i nonni. Tutti. Tranne suo padre, che aveva un tono..Non riusciva a capirlo, ma era come canzonatorio, deridente. ” MAMMA!!!” urlava nella sua mente, ma il grido gli moriva nella gola, trattenuto. Mentre dal pavimento il buio si alzava lentamente, in piccolissimi e fragili fili, che lo legavano e lo trascinavano verso il basso. Stava annegando, inghiottito dalle tenebre.

Poi la paura lo fece agire, cercò di divincolarsi, di spezzare quei fili.  Ma ogni sforzo pareva vano, piano piano quelli che prima erano dei sottili fili, si stavano trasformando in altro:  in tentacoli.

Ricorda, oggi uomo adulto e vaccinato, di come si concluse quella notte. La mamma entrò in camera sua, disse attirata dalle sue urla di bimbo spaventato, e con lei, nella camera, arrivò anche la luce. La sua salvezza.

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Fu la prima notte di un lungo periodo. Il terrore per il buio non era nulla in confronto a veder i suoi genitori, nonni, amici, guardarlo come fosse un pazzo scatenato. Così andò per anni in terapia. Furono anni terribili, sua madre stessa era cambiata. Non amava più ascoltar le storie del figlio, e a lungo andare il rapporto con il marito ne soffrì.  Tanto da portare Gianni a ritenersi colpevole di quella rottura. Lui e le sue storie.  Il leggero movimento, il sospiro, lo scricchiolio. O tutte e tre le cose insieme.Il lungo match che vedeva sua madre incline a farlo dormire con la luce accesa e il padre deciso a “salvare il figliolo”, si risolse il giorno in cui l’uomo abbandonò moglie e figlio. Prendendo al volo l’occasione di un lavoro in America. Rimasti soli i due vissero in una simbiosi fatta di paura, voglia di protezione, amore profondo ed escludente ogni rapporto con gli altri.

Gianni potette dormire con la luce accesa. Per un po’ la paura del buio venne allontanata.

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Ma la vita viene a cercarti, nonostante tutte le protezioni che tua madre, per un senso di amore infinito e malato, possa inventare. Puoi  costruire tante campane di vetro, cambiare serrature, sprangare porte e finestre, ma essa, indifferente a tutto e a tutti, arriva sempre a prenderti e a portarti con sé.

Così venne anche per Gianni: si chiamava Lea.  Lui aveva passato l’adolescenza nascosto, chiuso nel mondo delle formule matematiche, nella perfezione dei numeri, della geometria. L’abitudine, fidata amica degli uomini alla deriva, lo aveva salvato diverse volte.

E non solo in senso metaforico.  Una notte, per esempio, la lampadina della stanza si fulminò. In piena notte. Gianni, allora poco più che tredicenne, trattenne il fiato coprendosi con le coperte fino al naso. Fissando, paralizzato e cosciente, quel terribile buio, quella oscurità. Per un po’ non successe nulla. Non saprebbe dirvi per quanto tempo, diciamo un po’. L’attesa gli bucava lo stomaco, irrigidiva le gambe, stuzzicava la vescica.

Poi si fece vivo. Un leggero movimento, un sospiro, uno scricchiolio, oppure tutte e tre insieme. D’istinto si tirò su le coperte fino alla testa, trattenendo fiato, urla, paura, piscio. Avvertiva qualcosa che si muoveva, ma leggermente. Di millimetri in millimetri, con calma. Come se sapesse che tanto nessuno li avrebbe disturbati. Come se godesse nel gustarsi la paura del ragazzino.

“Sto galleggiando” Penso Gianni. Il letto, effettivamente, era come se fosse una barca in pieno oceano. Dapprima piano e quasi impercettibilmente, infine con maggior vigore, il letto si muoveva come se ci fossero delle onde. Il Buio lo stava sballottando da una parte all’altra della stanza. Che improvvisamente non c’era più. Via le pareti, la porta, chi l’avrebbe sentito urlare? Gianni si manteneva con forza aggrappato al letto, attento a non cadere sotto. Sentiva che l’oscurità voleva questo da lui. Che cascasse. Per divorarlo.

Il terrore aumentò quando il letto cominciò a girare velocemente su sé stesso, come se fosse finito in un gorgo. Sentiva la densità appiccicosa, il sapore amarissimo, come se gli buttassero pece all’aranciata amara in gola. Vedeva il letto svanire nel buio, come le sue gambe, il pube, la pancia, lo stomaco.

Poi urlò e sua madre arrivò ad accendere la luce.

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Quando la vita arrivò a trovarlo e gli presentò Lea, gli parve di tornare a rivivere. Per un po’ scordò le lampadine, le torce elettriche, la sua lunghissima battaglia contro il buio. Contro la fame delle tenebre. Sua madre non la prese bene, lei si era abituata a sacrificarsi per salvare il figliolo e ora? Così, Gianni, conobbe anche il dolore di lunghi  e feroci litigi con l’unica persona che le era rimasta di fianco. L’amore e una vita però non aspettano. E non è nemmeno educato far aspettare loro.

Con Lea cominciò una nuova vita. Andavano in giro per musei, al teatro, passavano travolgenti week end di passione. Dapprima lui insistette per dormire con la luce accesa. Temeva che lei lo deridesse, ma non capitò mai. Era divertita da questa cosa, ma lo amava tanto. Così che una notte si addormentarono insieme, abbracciati, nel buio. Gianni, terrorizzato, aspettava che si palesasse l’orrore. E invece..Non la paura, ma l’amore per quella donna venne a far compagnia ai suoi pensieri. E così sconfisse il buio, lasciò sua madre a gestire una solitudine cattiva e figlia del peggior amore malato, cominciò a vivere.

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Fino ad oggi.

Per festeggiare il loro anniversario, ormai sono passati dieci anni, hanno deciso di andar in vacanza in montagna. Il paese, mai sentito nominare da Gianni e pressoché introvabile sulle cartine, era un piccolo villaggio dalle parti della Val di Fassa. Lei gli parla sempre molto bene di Vigo, Pozza, Moena, Canazei. Ama la montagna lei. Lui scherzando dice che più che una donna, potrebbe esser un folletto, per il suo viso che rammenta un po’ vagamente codeste creature. Lei ride, ma gli occhi sono seri. Ironia e autoironia al femminile.

Lui lavora come responsabile dell’amministrazione di una importante ditta milanese. Lei è una restauratrice. Vivono una vita tranquilla, fatta di piccole e durature cose.  Il quotidiano che non diventa mai noia. L’amore insomma. Gianni pensa che durerà per sempre. Purtroppo è il “per sempre” che non la pensa così.

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“La casa è questa Da qui può vedere anche il paese sottostante. Ci è mai stato?” Chiede la padrona di casa a Gianni. Ma l’uomo non ascolta. “Ascolta, devo dirti qualcosa..”  La voce di Lea, rimbomba ovattata e appiattita nella testa e nel cuore.

“Come?”Domanda l’uomo sopra pensiero

“Niente, ma la signorina arriverà?”

“Si, si. Oggi non poteva esserci, domani..” “Non so cosa sia successo. Non sei tu. Sono io”

Gianni rimane da solo in casa.  Quando si reca a dormire non spegne la luce.

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La padrona ha brontolato un po’ perché l’affitto da due persone è diventato di uno, ma ha compreso la situazione. Gianni fa lunghe camminate in montagna, si sente vivere nella natura, ma il dolore è sempre lì. Lei non c’è più. Se ne è andata via. Senza una vera ragione. Lui si tormenta nella ricerca di una verità, ma che può fare? A volte sente sua madre ridere: ” Sarai mio, sempre!” Freddi brividi percorrono come corrente elettrica la sua spina dorsale.

A casa ha poco da fare: legge, gioca a solitario, guarda dalla finestra. Tutto scorre tranquillo fino a quando…

Il buio si avvicina. Lentamente. La prima volta si prende, con calma e gusto, le cime della montagna, poi il bosco, poi la strada e le gallerie e comincia a scendere.

Sta venendo da lui.

Gianni sente la paura che si stiracchia, sbadiglia, e si risveglia nel suo cuore. Ora lo sa: è solo. Non c’è la mamma, non c’è Lea. Il buio aspettava solo questo.

“Ma ho la luce! Le lampadine! Non può prendermi” Ride isterico l’uomo, osservando l’avanzata placida delle tenebre. Sente anche la risata soffocata dell’oscurità. Una cosa maligna, senza tempo, una cosa antica. Una cosa che è la madre degli Antichi. Il terrore puro.

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Potrebbe scappare si dice una mattina. Il buio sta arrivando per lui, ma lui può scappare. Dove però? Lo verrebbe a cercare. Lo sta braccando da così tanto tempo.

Certo, però, prendi la macchina! Ora! Gianni si precipita nel cortiletto della casa, dove tiene la sua automobile. Non c’è. Dove è finita?

“Ma lei è venuto in treno! Non ricorda?” Domanda sbalordita la sua padrona di casa.

“Ma no! Ma no! Ero in auto!”

“Per niente, le dico! Non rammenta che è venuto mio figlio a prenderla alla stazione di Trento?”

Immagini confuse si agitano nella testa di Gianni. Lui in macchina, lui al volante, lui  su un treno, lui e la paura della galleria dove tutto è buio. Il leggero movimento, un sospiro, lo scricchiolio. O tutte e tre le cose insieme.

“Io..”Comincia a mormorare stravolto, assente

“Senta, si riposi questi due giorni. Poi torni a casa e cerchi aiuto, ne ha bisogno. Perché urla di notte dalla finestra? E chi ospita con sé la notte? Mi hanno detto che si sentono dei rumori…” Ma Gianni è già in strada, diretto verso la casa che ha preso in affitto

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Ormai il buio si è preso anche il paese. Casa per casa, via per via, lui ha tentato di avvisarli, ma nessuno lo ascolta. Nessuno. Lui,dietro i vetri lo vede avanzare. Eccolo è lì fuori. Attende e si diverte, l’oscurità. La paura, il terrore della preda, è l’energia che la tiene in vita da millenni. Da prima che gli uomini inventassero il fuoco  e la corrente elettrica, per tenerla lontana. Possono farlo, possono tenerla lontana. Ma il buio arriverà sempre. E prima o poi vi ingoierà.

Gianni, tremando, apre la finestra e allunga timidamente la mano fuori. Eccolo! Ora lo sta toccando. Una materia sabbiosa, gelatinosa, liquida e solida, allo stesso tempo, e quell’odore acido, pungente. L’odore della paura, che da millenni mangia insieme alle persone che riesce a imprigionare. Piano piano un tentacolo buio e implacabile avvolge il braccio, la spalla, poi….

L’uomo chiude con violenza la finestra, spezzando il tentacolo. Sente l’urlo del buio. La rabbia della notte e ride!

“Vaffanculo, figlio di puttana! “Ride l’uomo sentendosi forte e vincente

Il buio si ritira, sconfitto. Lui, Gianni, ha vinto.

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Il miglior giorno della sua vita. Beato, contento, felice. Ha vinto la sua battaglia. Gira in montagna, va a Trento, si diverte. Ormai non ha più paura.

La sera si prende una pizza e la mangia con gusto, guardando la tv.

Toc! Toc! Un lieve movimento, un sospiro, uno scricchiolio. Fuori dalla finestra. Ma è ancora chiaro, cosa sta succedendo? Gianni si alza e in punta di piedi si avvicina alla finestra. Chi bussa? Solo che una volta vicino, si accorge che non sta bussando nessuno. Sono gocce. Piccole, delicate, gocce d’oscurità. Filtrano dalle fessure della persiana chiusa.

No. Solo questo riesce a pensare. Irrigidito, teso, con un senso di liquido caldo che scivola giù per i pantaloni. ” Ti sei pisciato addosso”  la voce del padre.

Le gocce ora hanno preso maggior forza: il mar di tenebre sta filtrando dentro casa. con sempre maggior impeto. Gli bagna e avvolge le scarpe, poi le caviglie, sale sulle gambe. Aumenta sempre di più, come acqua. Come il lago di Santa Luce, che tanto lo spaventava perché non sapeva cosa c’era sotto.  Si sente afferrare, piccoli e tenaci tentacoli, che lo trascinano verso l’abisso.

Un lieve movimento, un sospiro, uno scricchiolio. Il buio è vivo. E ha fame. Tanta fame.

 

L’ARMADIO

25 Apr

“ Caro, mi prendi il mio vestito ? Quello rosso! Nell’armadio”

Alessandro sente un brivido freddo che gli sale sulla schiena.  Ogni volta che viene a passare dei giorni di meritato riposo a casa di Lucia, la felicità di ritrovarsi, fare l’amore, vivere ogni attimo della loro vita come fosse un ‘eroica avventura, viene spezzata da quella strana sensazione.

L’armadio. Perché temere un modesto mobile preso per pochi euro su E bay? Cosa ha di così inquietante e terrificante ? Nulla.

“ Le medicine. Si, loro mi hanno rovinato” L’uomo preferisce darsi quella spiegazione.  Dieci anni di t.s.o. , di cure, psichiatri e medicine.

Ecco! Ci risiamo! I ricordi ora stanno arrivando . Proprio mentre la sua donna si sta facendo bella per una serata importante , ( il loro anniversario: un anno di grande amore. “Di salvezza” come ama dire lui. ), quelli hanno deciso di passare da quelle parti e riportare tutto a galla.

Un colpo di sonno. Un piccolo,breve, insignificante colpo di sonno. Eppure Marco è morto . Proprio per quello.

Il suo piccolo angelo.  Solo sei anni.  La loro prima vacanza insieme, dopo che per due anni la sua ex moglie non voleva lasciarglielo vedere. Era ferita per i troppi tradimenti. Ferita per il modo volgare e annoiato con cui la trattava.

“Ci sei amore? O l’armadio ha mangiato anche te?” Chiede ridendo divertita Lucia. La sua risata:acuta,cristallina,da bambina .  I ricordi , a quel suono , si dissolvono nel nulla .

“No,cara. Ora te lo prendo” . Alessandro va spedito in camera della donna. Si sente bene . Chi avrebbe mai detto che l’amore sarebbe tornato nella sua vita? Un amore talmente forte.  Per la prima volta l’uomo si accorge …  L’anta dell’armadio è socchiuso

Perché? Si chiede sentendo il terrore bucargli lo stomaco e uno strano bisogno di orinare. “Non mi piscerò addosso è?Non farlo..” Eppure l’anta è socchiuso.

Lentamente si avvicina ….

 

Alessandro si era presentato in preda ai demoni della colpa e dell’alcol al  funerale del piccolo.  C’era sua moglie, che cercava di mantenere dietro a un aspetto altero e sicuro , un dolore troppo potente  e atroce da sopportare. Come il buco nel collant dimostrava. Una trascuratezza che una donna precisa e sempre attenta a far “bella figura” , non si sarebbe mai permessa se fosse stata in buona salute.

La vista della bara bianca lo aveva fatto impazzire . Perché proprio in quel momento si era reso conto di averlo perso davvero suo figlio. Per sempre.

“Perdono!!!! Marco, perdonami! Perdonooooo”  Era crollato in ginocchio , con i pugni colpiva  il pavimento della chiesa.

Poi delle mani lo avevano afferrato  e sbattuto fuori dalla chiesa. Suo suocero,suo cognato,e il nuovo compagno della moglie.  Gente seria,lavoratrice,senza grilli per la testa.

“Ma come osi presentarti? Infame di un drogato! Perché ti eri drogato come tuo solito , vero?Merda che non sei altro” Aveva detto a denti stretti suo suocero, mentre lo spintonava giù dai gradini dell’entrata in chiesa.

 

Alessandro si avvicina all’armadio. “L’avrà lasciata così Lucia. Spesso è distratta” Afferra l’anta e apre l’armadio.

Quanti vestiti! Come la sua ex. Solo che Lucy ha gusti più colorati e vintage,a parte l’elegantissimo vestito rosso.  Dove sarà? Alessandro lotta con quell’ammucchiamento di stoffe e materiale di vario genere. Attaccati come impiccati sugli appendi abito.

La ricerca viene bloccata da una spiacevole sensazione.  Quel buio che vede oltre i vestiti.  Lo ha sempre inquietato.  Si sente stupido. Un uomo grande e grosso,che ha paura del buio come un bimbo piscia sotto.  Ridacchia nervoso. Vorrebbe trovare il coraggio,ma il terrore  continua a far casino nel suo stomaco.

Perché quello non è un buio normale..Non è normale ecco.

 

“E chi lo è? “Gli diceva Lucia,solo dopo dieci minuti che si erano conosciuti per caso. Sul bus.

Lui era distrutto , dopo che il suocero lo aveva cacciato dal funerale del suo unico figlio. Seduto  accanto al finestrino , guardando distrattamente la gente correre a far le compere, camminare mano nella mano con il loro amore, portare a spasso cani,donne,bambini, le lacrime scendevano copiose sul suo viso.

“Tenga”Una voce dolce. Una donna.

Così lui si era girato e l’aveva vista.  Fragile, emaciata, con i capelli lunghi sottili castano scuro lasciati cascare in modo disordinato sulle sue spalle. Era lì che gli stava offrendo un fazzoletto di carta.

E per la prima volta, dopo l’incidente, Alessandro aveva sorriso.

 

Fermo davanti all’armadio l’uomo non sa che fare. Si sente come fosse incollato,anzi incarnato nel pavimento. Come se al posto dei piedi avesse le piastrelle  del pavimento della camera.

“Scappa” ,quanto vorrebbe. Ma non può.  Il buio.. Così denso, profondo,minaccioso,eppure seducente. “Mi sta chiamando. Qualcosa là dentro mi sta chiamando”

E poi il freddo. Dall’interno dell’armadio arriva come una sorta di freddo venticello.  Sottile,quasi impercettibile. “ Non c’è fine. Lui vuole inghiottirti e tu sparirai nel nulla per sempre. “

 

La casa di Lucia era pienissima di libri.  Tutti suoi. Tutte auto pubblicazioni. Scatoloni pieni.

“Scrivevo tre libri o anche più a settimana. Ero molto ispirata. Ai tempi seguivo una mia idea fissa” Le diceva lei , quando si fermava con l’aria tra la sconsolata e la fierezza ad osservare i suoi libri.

“E che idea era?” Chiedeva lui

“Era sul dolore.”

“Il dolore?” Perché parlare di queste cose? Perché ora? Dopotutto lui aveva sofferto troppo. Anche la cura per  abbandonarlo al passato, a un passato lontano e ormai innocuo,aveva richiesto dolore. Troppo

“Si,perché sono convinta che il dolore sia un Dio. Anzi è dio e per farci vivere pretende un tributo, un sacrificio”

Lui aveva ritenuto il caso di non approfondire troppo.

 

Alessandro allunga la mano. Vuole toccare il fondo dell’armadio.  Avere la certezza sentendo il compensato , o chissà quale altro materiale si userà,  che le sue paure siano immaginarie. Forse dovrebbe riprendere la cura , forse ha abbandonato troppo presto  le medicine. Lucia gli aveva detto che i dottori usano i loro pazienti per esperimenti non troppo chiari . Lui rideva delle sue fisse complottiste,ma  l’amava anche per quello.

Così allunga la mano destra e mentre lo fa, per la prima volta in vita sua , prega dio.

 

La vita , lentamente, era tornata a sorridergli.  Lucia si dimostrava giorno dopo giorno come una donna meravigliosa. Dolce,spiritosa,attenta. E lui scopriva il lato più buono del suo carattere. Amare una donna non solo per la sua avvenenza o perché figlia di gente prestigiosa, non considerarla solo un animale da letto, o un trofeo da mostrare in giro per fare bella figura in società.

Tutto procedeva benissimo fino a quando lei un giorno gli aveva dato la notizia del nuovo acquisto: un armadio.

 

Sente le dita immergersi in quel buio che – non è possibile ,non è vero,si dice l’uomo a bassa voce-  pare incollarsi e avvolgerlo come fosse domo pack o pece . Lo sente  pulsare. E poi perdersi. Il vuoto totale. Ora la sua mano è completamente persa in quella oscurità senza fine

 

“Senza fine. Il mio amore per te. “ Alessandro dormiva sereno tra le braccia della sua donna. Sentiva il respiro regolare di lei. Le sue dita accarezzare delicatamente i suoi capelli.

Quella notte, nel bel mezzo della notte, un rumore lo destava all’improvviso.  Fu allora che cominciò la sua paura irrazionale e totale per quell’armadio.

L’anta era aperta. Spalancata e dall’interno di esso,impercettibile,arrivava un rumore.  E freddo. Tanto freddo,come se da lì dentro uscisse un vento di montagna o roba simile.

Era rimasto a lungo,immobile , a fissarlo.  La paura lo aveva immobilizzato,bloccato.  Cosa diceva quella strana voce,quella melodia,flebile,lontanissima,eppure..Un richiamo , qualcosa che non prometteva nulla di buono.

Dopo un po’ si era deciso ad alzarsi e chiudere l’anta. Ma l’immagine dei vestiti che si gonfiavano e prendevano il volo lo aveva fermato.  I vestiti venivano verso di lui,volando elegantemente nell’aria e poi si adagiavano sul suo viso,le sue gambe,petto ,braccia. Sentiva la freschezza della seta e il profumo di lei sulla pelle e  nelle narici.  Inebriato dal sapore delle sua donna , non si accorgeva che ormai era completamente  avvolto dagli abiti della donna,come una mummia. Poi una forza,come un milione di forti e robuste mani, che lo avvinghiano e strattonano con violenza inaudita dentro l’armadio. L’urlo di terrore soffocato nella gola  dalla seta che preme sulla bocca,e poi il nulla.

“Cosa hai amore?”Lucia, al suo fianco, sembrava spaventata. L’armadio chiuso ,pareva un mobile come tutti gli altri.

“Un incubo. Un brutto incubo” Mormorava lui cercando di riprendersi. Ma mentre lei lo abbracciava,per quella notte e per quelle successive,continuava a fissar e terrorizzato quel maledetto mobile.

L’armadio era in attesa.

 

Ora il braccio destro e la spalla sono completamente immerse nell’oscurità.

“Allontanati da lì! Subito” Pensa disperato  Alessandro,ma quella forza lo sta trascinando all’interno .  Con terrore l’uomo scopre che non è costretto a procedere, è come se una parte volesse esser e inghiottito dal buio e perdersi nell’Altrove. Con altri dannati che vagano lamentandosi e chiedendo,supplicando , il perdono per qualcosa che hanno fatto . Qualcosa che non vogliono lasciare. E che li imprigiona nel grande nulla,in quel vuoto senza fine ,nel freddo di una morte da scontare vivi. Per sempre.

L’oscurità ormai ha avvolto tutta la parte destra del suo corpo . Vede fili sottili di oscurità arrampicarsi sul petto,sulla gamba sinistra Ora lo sta spingendo con forza dentro l’armadio. Sente quella forza pronta a trascinarlo . Si attacca disperatamente all’anta. Cerca appiglio  nei vestiti .

La paura esplode nella testa,sente caldo al basso inguine. Si è pisciato addosso, comincia a piangere come un bambino spaventato.

“A caro sei qui” La  voce di Lucia . Dolce,gentile,come è lei. La sua salvezza,la sua felicità

“Lucia..ti prego…aiu..” Alessandro non finisce la frase,lei con calma e sorridendo soddisfatta chiude l’anta dell’armadio

L’ultima cosa che l’uomo sente , prima di esser inghiottito e disperdersi per sempre nell’Altrove, è la voce della donna che dice con tono allegro

“Te l’avevo detto: “Il dolore è un dio” E pretende un sacrificio per la nostra felicità. Per  la mia felicità”

L’armadio,  chiuso,  attende il prossimo uomo.

 

 

 

 

 

LA PORTA CHIUSA

15 Apr

Sei fantastico! Non avevo mai conosciuto un uomo come te!!!!! Non vedo l’ora di vederti ! Tra venti minuti sono in stazione. Non vedo l’ora di incontrarti,amore!

“Anche io cara,sei la gioia della mia vita. Sono già arrivato e ti sto aspettando . Ti amo tantissimo”

Arrivato dove? Luca è ancora in mutande davanti al video del suo Windows  Vista. Ci metterà minimo  quaranta minuti per arrivare in stazione,  ma  il ragazzo ha una sua idea particolare circa il tempo.

“Tanto c’è tempo” Potrebbe essere il suo slogan, l’epitaffio, la scritta che ci dice tutto di lui. Grattandosi  la testa e alzandosi svogliatamente dalla sedia, stiracchiandosi , si dirige svogliatamente verso l’armadio. Forse ho ancora un po’ di tempo per vedere  i goals della Juventus   o un video porno. Il cellulare squilla : un messaggio.

“Che rompimento di coglioni!” Sussurra il ragazzo , andando a prendere il suo Nokia.

“Ciao Luca, ti rammento che per lunedì devi presentare il tuo progetto,fondamentale per la nostra azienda. Non farci fare una figura di merda con gli americani!!!”

Ecco, ci mancava Matteo con i suoi messaggi allarmisti. Ma che cazzo! Lunedì è domani! Con calma , appena ritorno dal pomeriggio con Maria Maddalena,  butto giù qualcosa. Quanta  pressione, quanta premura! Tanto c’è tempo.

Saltellando su una gamba si infila i pantaloni , perde l’equilibrio cade e bestemmia.  Si veste  , alla cazzo di cane, e si avvia verso la porta.

Però quel filmato con la bionda vampira,sai mai….Magari il pomeriggio si mette bene e si possa concludere qualcosa.

Va a cercare nella sua cartelletta il filmato ,lo trova, si slaccia i pantaloni e comincia a masturbarsi, mentre sullo schermo una siliconata si monta un tizio e lo divora durante l’orgasmo.  3 minuti e cinquanta di secondi, Luca ha finito prima dei cinquanta: “ Dannazione,è proprio da tanto tempo che non faccio una sana trombata! “ Pensa infastidito. Corre in bagno a darsi una veloce lavata..  Il tempo è passato,il ritardo aumento di venti minuti.

“Ora andiamo va “ Pensa.   Deve anche inventare una nuova scusa,e solitamente le sue scuse si basano su un piano facilissimo: dare la colpa agli altri. L’ha sempre fatto in 35 anni di vita. Per ogni cosa che lui abbia fallito , c’era una persona , del tutto estranea ai fatti, che diventava il capro espiatorio della sua irresponsabilità  incapacità.

Lui però si sente una persona a suo modo responsabile e impegnata, da un po’ di tempo frequenta  il meet up  del M5s  della sua città.  E si sta interessando al fenomeno delle scie chimiche. Non ci ha capito ancora un cazzo,ma sicuramente c’è qualcosa sotto. Apre il portafoglio: la foto con Mingo e Fabio di Striscia la Notizia e quella con Belen ,gli rammentano che non ha prelevato nemmeno cinque euro! Doveva farlo ieri,ma poi erano sopravenuti degli impegni inderogabili …  Quali? Vedere il dvd ,preso con Tutto Sport, dei migliori goals di Del Piero e sicuramente un porno appena scaricato.

“Cazzo,che problema! Vabbè, dirò che non funzionava il Bancomat. Banche di merda !” Luca prende il suo portachiavi ,inserisce la chiave nella serratura della porta e con un balzo, per non perder troppo tempo, si avvia veloce  fuori di casa…

La botta alla testa lo rintontisce , facendolo indietreggiare e quasi cascare per  terra .

Cosa è successo? La porta è chiusa. Eppure.. Non aveva inserito la chiave nella serratura? Non aveva spalancato quella cazzo di porta? Non aveva forse visto il pianerottolo illuminato dalla luce del sole,caldo e afoso, di quel aprile straordinariamente rovente?

“L’ho fatto? Si… La chiave…” Ecco: che fine del cazzo aveva fatto la chiave? Non ce l’hai in mano? Si,l’avevi presa e l’hai inserita dentro la serratura e allora..dove cazzo è finita!

Eccola! Nel contenitore di plastica, con un vecchio adesivo di Star Wars . Vecchio ricordo dell’adolescenza.

Luca la riprende, dandosi del vecchio rincoglionito e ridendo divertito,vabbè mo infiliamo sta cazzo di chiave , ecco la serratura che scatta,abbassa la maniglia, la porta si apre,e…

Il dolore ritorna potente e penetrante in testa . La porta è chiusa.

“Cosa?” Luca non riesce nemmeno a formulare una domanda sensata. Ora ,da qualche parte, sente la paura farsi strada.  “Sto venendo a prenderti e ti mangerò!” La risata diabolica della Paura che si avventa su di lui con tanto di coltello,forchetta e una bocca avida di carne , lo scuote fino alle fondamenta .

La porta è chiusa.

Eppure l’aveva aperta, no? Le chiavi…

“No!”  Passandosi velocemente una mano sulla faccia,per asciugarsi il sudore freddo, Luca le vede: nel contenitore.

“No,un momento … Le ho prese cazzo! Le ho prese! Erano nelle mie mani!” Sente il cuore in gola e lo stomaco vuoto che pulsa terrore e paura,mentre la sua mente comincia a traballare … Sto diventando pazzo? Il ragazzo non vuole porsi quella domanda. Cerca di respingerla, di non formularla,ma la stronza si fa strada con arroganza nella sua mente: “ Sei diventato pazzo?”

Qualcuno ha riso.  Luca è sicuro: una risata.  Profonda,tenebrosa,come se chi ridesse avesse la bocca piena di sabbia.

“Chi è?” Urla il giovane. Nessuna risposta,solo un placido silenzio primaverile. Voci di bambini in cortile. Stanno giocando ,una litania, non capisce..Ma sarà qualcosa come “la macchina del capo” e cavolate simili.

Il giovane uomo si avvicina al contenitore. Prende le chiavi, le stringe fino a farsi male e perdere un po ‘ di sangue.. Poi le infila nella serratura e … Il cellulare suona

“Pronto?”Mormora il ragazzo

“Sei un bastardo! Mi hai fatto aspettare due ore ! Due ore ! Cretina io che ti ho aspettato,e sai perché? Perché ti amavo. Tanto,ma perché mi hai dato buca senza dirmi nulla, un messaggio?  Ora ho perso il treno per  ….”

“Maria Maddalena, sono a casa ..La porta non mi lascia uscire! Aiutoooo!! Per favore chiama qualcuno!”

“Cosa?”

“La porta non mi…”

La linea cade. Dannazione ha finito il credito! Avrebbe dovuto caricarlo,lo sapeva benissimo…

E ha rimandato. Come sempre.

Il cell suona di nuovo

“Mary,per favore…”

“Sei pazzo. Sei un pazzo furioso e mi hai anche agganciato il cellulare in faccia. Non ti voglio più rivedere”

Luca cerca di parlare ,ma sente il click della fine comunicazione. E in quel momento avverte il peso della sconfitta . L’ha persa. Per sempre. L’unica garanzia di vivere ,di cambiare stile di vita, di migliorarsi. Per sempre, per sempre ,per sempre. Persa.

Il ragazzo girando la chiave nella serratura piange. Prima silenziosamente,poi esplodendo in disperati singhiozzi dove paura,rabbia, impotenza, si mescolano ed lo avvolgono .

La porta è chiusa.

Ha provato dieci volte. Deve chiamare un fabbro … Per dirgli cosa? “ Sono prigioniero in casa. La porta mi tiene prigioniero”

Di nuovo il cellulare: “Maria Maddalena,forse..” Luca si sente felice. Non tutto è perduto.

“Am..” Non finisce la frase

“Coglione pezzo di merda!!!!! Dove sei? Da lunedì che ti cerco! Sono tre giorni! Abbiamo fatto una figura di merda con gli americani! Si sono ritirati dal progetto. Progetto che dovevi present..” La linea cade.

“No! NO NO NO NO NOOOOOO!” Urla Luca. Scarico. Anche questa no,anche il lavoro no! “Ma cosa ha detto Matteo?” Son passati tre giorni da lunedi?” Come è possibile? Oggi è domenica.. E ora siamo già a giovedi o venerdi? Che giorno è?” Luca cerca il caricatore…L’ha lasciato a casa del suo amico Pietro. Doveva passare a riprenderlo, “ domani,tanto c’è tempo!”

Luca getta a terra il cellulare che si frantuma in mille pezzi.

“Devo chiedere aiuto a qualcuno”  I bambini in cortile . Li sente giocare, stanno ripetendo ancora quella litania,poche frasi e semplici,quasi banali..che staranno mai dicendo? E a te che importa, ora! Chiedi aiuto!

Luca esce sul balcone e  li vede. Due maschietti e due bambine nei loro grembiulini della scuola. Saltellano allegri sopra un disegno rozzo ,fatto con il gesso sul terreno.

“EHI! EHI! BAMBINI!!! Presto! Chiamate i vostri genitori! Ehi,ascoltatemi! Smettetela di ripetere quella cazzo di filastrocca!” Sbraita Luca  .  I bambini si fermano e lentamente si girano ad osservarlo. Non li ha mai visti in quel palazzo . Chi sono

Poi riprendono a canticchiare la frase che ripetono da tutto il pomeriggio: “Chi del tempo abusa,morirà per volere della porta chiusa” Ripetono ridacchiando sadicamente.

Luca si allontana dal balcone,spaventato e sconvolto.  Con la coda dell’occhio vede il disegno in terra: è lui bloccato davanti alla sua porta. Solo che la porta ha una bocca orribile ,piena di denti aguzzi e la maniglia è una terribile mano uncinata.

Urlando entra in casa,inciampa,cade, si rialza. Urla senza sosta,la gola brucia ,come gli occhi per via delle lacrime.

La porta è chiusa,davanti a lui ….E ride. Ecco da dove arrivava quella cazzo di risata orribile e profonda . Quella risata cattiva, feroce,crudele: è la porta.

Il ragazzo lentamente si avvicina: “ Ti prego…Fammi uscire. Sarò un bravo ragazzo! Lo giuro! Rispetterò gli altri, mi darò da fare..” Piangendo e supplicando,senza farci caso sta avvicinando la mano alla maniglia ..

In men che non si dica,ella si lancia veloce contro la mano di Luca. Si apre mostrando 4 artigli affilati e subito imprigiona la mano del ragazzo squarciando la carne,tagliando i nervi, spezzando le ossa

Luca urla per il dolore,e poi si sente strappato da terra e trascinato verso la porta…Che ha una bocca orribile e denti aguzzi.

NOOOOOOO!!!!!! Solo questo riesce ad urlare

 

“Nooooo” Urla Luca e mentre il grido continua,si rende conto che è ancora vivo

Si trova davanti al video del computer. Si è addormentato. Il messaggio di Maria Maddalena,eccolo! Non è vero niente. Ride ,salta per la stanza. Vivo e pronto a riprendere una nuova vita. Il sogno,quel sogno  così vero gli ha insegnato che non deve perdere tempo e farlo perder e agli altri,anzi no..Nemmeno è il tempo,ma il rispetto degli altri.La responsabilità.

Luca , contento, corre a prendere le chiavi ,le infila nella serratura,gira la maniglia,apre la porta e…..

Il dolore alla testa , forte e penetrante, lo getta indietro. Cade.

La porta è chiusa.

“No, no..Perchè? Perché? Perché ? Per chééééé?” Luca a terra picchia i pugni sul pavimento. Sente le ossa delle mani spezzarsi,il dolore acutissimo,ma non è questo che lo spaventa… Perché la porta è ancora chiusa?

Poi asciugandosi le lacrime, con immensa fatica ,si alza in piedi e fissa la maledetta porta.

Nessuno può salvarlo,ormai lo sa.

C’è una sola cosa che potrebbe fare, l’unica speranza, l’unica salvezza possibile,c’è solo quella cosa da fare..Non altre . Non un esorcista,un angelo,una formula magica,no: solo quella cosa..

Luca comincia a ballare il tip tap.

 

Il vecchio Vlad

22 Feb

 

 

Avessi qualcosa di meglio da fare, certamente non mi trovereste qui. Ma , a dirvi la verità, ho smesso da tanto tempo di aver “qualcosa di meglio da fare”. Precisamente da quando sono stato espulso da tutte le comunità del “ Ho un buon consiglio per te”. Non ce l’ho fatta. Ho fatto un giro di pista abbracciato al successo, ci siamo fatti il nostro ballo e credetemi:l’orchestra ci sapeva fare. Poi? Poi è arrivata la crisi e i piccoli stronzi come me sono finiti nel magico tubo di quella fogna che chiamiamo fallimento. Ho perso la mia Harker Immobiliare, ma non che me fregasse più di tanto. Certo è saltato il mio matrimonio con Miss Figa di Legno , la signorina  Mina.. Cose che capitano, l’amore nella nostra classe dura fino a quando hai un buon conto corrente. E vedete? Non ce l’ho più. Quindi la sera vengo qui e bevo. Mica da solo ,ce ne sono tanti. Tutti erranti cavalieri della sfortuna, qualcuno ha una buona storia legata a un sogno di gloria,altri hanno sempre strisciato le palle sul vetro degli insuccessi.  Ci sono stranieri, gente del posto,qualcuno ha ereditato il tavolo dal nonno che l’ha passato al padre ,che l’ha consegnato al figlio.  Sbronzi,rissosi, eppure non ho mai sentito ridere tanto di cuore come qui dentro.

E poi a mezzanotte spaccate arriva lui: Il Conte Vlad. Per gli amici Dracula. Fa tenerezza e pietà vederlo perso dentro quel abito da festa e di lusso,con i bottoni che mancano, sdrucito ,sciupato. E il cilindro che par aver fatto tante battaglie contro la polvere,il tempo ,la merda.  Tocco di classe: il mantello. A brandelli, con lo scotch a tenere attaccati brandelli di un glorioso passato e odierna traballante dignità.

“Ciao vecchio. Come va?” Gli chiedo.

“Da schifo ragazzo. Ho la gola che mi brucia e per dissetarla che mi danno? Il sangue di qualche tossico,di qualche barbone. E le puttane. Ti ho già raccontato del mio castello ? “ Mi dice lui, cercando di stare in bilico sulla sedia.

“ Quello in Transilvania? Bè,credo un paio di milioni di volte. Credo” Ribatto sarcastico,.Mi piace trattare così tutte le persone . Figurati quel vecchio rincoglionito.

“Era bello. A esser sincero,era bello tutto.  Pieno di forza, vigore. Temuto e rispettato La gente tremava solo a sussurrare il mio nome,non ci credi? Dovresti..Dovresti farlo! Che diamine , mostrami un po’ di rispetto!” Finge di far la grande sceneggiata. Io sorrido di sbieco e controllo l’orologio.

“Comunque: me la spassavo e anche tanto. Avevo tre mogli che in fatto di succhiare erano anche meglio di me! (Ride, le battute volgari e sessiste lo divertono sempre),e facevo la bella vita. Nello sfarzo, nel lusso.  Poi la gente ha cominciato a smettere di credere in noi. Non so come sia successo,ma non ci temevano più. Erano i tempi moderni. Venivano dall’America o da altri posti e costruivano. Più costruivano,più portavano le loro tradizioni,più io non contavo un cazzo. Sai cosa vuol dire : non contare un cazzo? No? Non lo sai…Ma che cazzo saprai mai tu. Ho venduto il castello ….”

“ A una ditta americana che ci ha fatto un centro commerciale. Me l’hai detto, sai?” Taglio corto io.

“Certo che te l’ho detto!  Sono vecchio,che credi? E non vecchio come questo signor qui., ( indica il barista,il buon Giulio),mi piacerebbe.. No sono vecchio di secoli. Ne ho vis…”

“Di cose che voi umani? Vuoi dirmi questo? Cazzo,ma non ti rendi conto che abbiamo anche noi una vita di merda? Te la ripetiamo forse ogni sera? Non direi.” Mi scaldo forse un po’ troppo con questo povero cristo.

“Sono costretto a fare il numero della mantide, ok? Il più ridicolo ed umiliante dei miei numeri. Forse non capisci bene. Ok,ok.. Giulio,che hai messo via quella roba per il mio amico Van Helsing?”Vlad tira su con il naso. Si è offeso e piange silenziosamente. Io faccio finta di non aver capito cosa stia succedendo.

“Certo.  Tre bottiglie di Jack Daniels,come sempre?” Il barista passa una borsa della Conad al vecchio vampiro.

“Ok,stasera ce la scoliamo e parleremo dei vecchi tempi. A  lui non dispiace mai.” Conclude con un tono velenoso. Sicuramente rivolto a me.

“Bella compagnia. Un vecchio matto” Mormoro.

“Si,matto e allora? Era un nemico onesto e rispettabile. Ora è appena uscito dal manicomio, di nuovo. E sono rimasto solo io a credergli. D’altronde parla di me. Beviamo,ci sbronziamo,ci commoviamo pure. Siamo vecchi ,caro mio. Però anche tu invecchierai. E troverai un coglione che ti prende per il culo,perché è giovane. Non sputa  e caga sangue di pessima qualità, non è costretto a  umiliarsi facendo la Mantide o robe simili. E ora dimmi? Come vanno gli affari?” Mi chiede sorridendo  benevolo

I miei affari, proprio in quel momento, entrano nel bar.

“Ciao Johnatan “ Lucy entra strisciando i piedi sul pavimento e cercando con la mano sinistra il sostegno sugli schienali delle sedie.

“Ciao,piccola” Le dico. Capelli neri e lunghi,magra e bianchissima, sembra perdersi dentro gli stivaloni bianchi finto cobrati,la canottiera rossa le casca quasi fino al ventre,non trovando il sostegno delle sue due flaccide e piccole tettine. La minigonna mostra due gambe fragili,una volta muscolose ,oggi oscenamente magre. Porta un paio di occhiali da sole,come mai?

“Ciao Lucy!” Vlad si alza lasciandole il suo posto. Il vecchio è diventato rosso e gli occhi gli sorridono.

“Uh,che bello il ritrovo tossici di merda e fottuti malati di Aids. Fantastico ragazzi,mi commuovete .”Ridacchio

“Fanculo Harker. Toh,questi sono i soldi della serata. Pappone di merda”

“120 euro. Pochi clienti,o..” Dico io lasciandole i cento e prendendo i 20. Posso bere qualche birra gelata. Tanto non ho nulla . Nessuna casa,nessun lavoro,tranne quello del pappa più pirla del mondo. Mi bastano  le birre e poi tornerò nella vecchia fabbrica abbandonata.

“Cosa hai fatto agli occhi? Ti hanno picchiata?”Le chiedo a brucia pelo.

“No,cioè…” Lei si sta arrampicando sugli specchi

“Chi è stato!” Si infuria Vlad.

 

Giulio tirando su con il naso pone i fiori sulla tomba di Johnatan Harker. Una lacrima scende pigra sulla guancia  sinistra del vecchio ex barista. Con l’età si diventa più sentimentali,sapete?

Non solo ha perso degli ottimi clienti,ma anche degli amici. Pure quel Van Helsing che non aveva mai visto in vita sua. O la povera Lucy.

 

“Però,sapete una cosa cari lettori? Se ne sono andati da eroi. Da veri eroi. Oh,che sbadato! Ma voi non sapete niente? Non sapete cosa è successo quella notte? Bè,lasciate che ve lo spieghi in breve…Vediamo…Ecco! Il nostro quartiere doveva diventare un posto per borghesi . Tranquillo, confortevole. Per quel branco di manager del cazzo che lavorano nella grande città e sognano di riposarsi vivendo in un bel appartamentino.  Così quella zona faceva gola a un tizio che oltre ad essere il più noto costruttore edile della Regione ,era anche un potentissimo criminale. Roba seria,e quei tre testa di cazzo con chi vanno a cozzare? Esatto con lui. Prima con il figlio cretino e violento e poi,tanto che c’erano,con l’intera banda. “

 

La porta del bar si apre di botto. Entrano tre tipacci: il figlio del noto costruttore  Lo Russo e due tirapiedi. Per farsi ben volere con delle mazze sfasciano metà locale. Sbraitando e sputazzando a destra e manca.

Io e il vecchio Vlad li osserviamo con un misto di disgusto e pena.  Lucy è spaventata e si rifugia sotto il tavolo.

“Ok,scimmioni abbiamo visto che riuscite a maneggiare un bastone,ma dubito che siate in grado di maneggiar altrettanto bene il vostro cazzo,e che sputate più di un lama. E allora? “ Dice il vecchio vampiro guardando i tre pirla . I quali respirano affannosamente, incazzati .

“ C’è gente che deve bere e ubriacarsi. Cose assai impegnative e nobili,ecco..Potreste andare a fanculo,gentilmente?” Concludo io.

Poi? Poi avviene tutto in fretta. Il figlio cretino e bullo di Lorusso si avventa contro di me brandendo un coltello a serramanico. Io mi metto in posizione di combattimento ,pronto ad abbatterlo con una bottigliata in testa,ma ..

Lucy si mette tra me e la lama. Ovviamente ha la peggio. Emette un urlo soffocato e poi si accascia per terra,io e il vecchio Vlad la sosteniamo delicatamente e l’adagiamo con cura per terra.

Il suo assassino ha l’aria spaesata e istupidita. Guarda lei,me e il vecchio.

“Mo so cazzi, pischello” Lo avverto. Lui mi fissa senza capire ,poi sente quel rumore e capisce che son veramente cazzi amari.

L’urlo della notte,dalla profondità degli inferi ,sale piano,come una nota bassa e distorta e poi cresce di volume. Tremano i bicchieri e le bottiglie. Qualcuna cade.

Il vecchio Vlad è decisamente fuori di testa e incontrollabile. L a sua vecchia e affaticata faccia di chi ha perso dignità e prestigio, si trasforma in quella di una creatura dell’oltretomba che ha superato indenne i secoli,le pestilenze,le guerre,e che da sempre , fin dalla prima notte del mondo, vive cacciando e massacrando.

I tre spaventati e urlando cercano di scappare dal bar,ma il vampiro senza nessuna fatica prende per la testa i due  tirapiedi del piccolo delinquente, e le fracassa sbattendole violentemente una contro l’altra.

Sporco di sangue e materia cerebrale,con calma punta in direzione del giovane assassino . Il quale inciampando e cadendo più volte cerca di raggiungere il suo Suv per scappare.

 

Che illuso.

 

Sotterro Lucy nel cortile della fabbrica abbandonata dove vivo. Ci sono un po’ di colleghe sue, un viados piange disperato, e qualche collega da bar. Tracannano birra e rhum, improvvisano brindisi alla bella e giovane fanciulla . Sole del bar,che illuminava con la sua presenza la vita di gente abituata a vivere nell’ombra

Il Vecchio Vlad si trattiene dal piangere. Come me. Siamo dei duri.

 

Più tardi io metto nella borsa da viaggio grande, che non mi è mai servita a un beato cazzo, le bombe a mano e le pistole. Un tizio le ha sepolte qui. Non è mai passato a ritirarle. Penso che ormai siano robe mie.

“Dovrò così occuparmi anche di te? “ Vlad mi guarda con uno sguardo ironico e divertito

“ Mi sa che sarà il contrario,vecchio! Son un ottimo tiratore.” Mi carico in spalla il borsone .

“Pronto John?”

“Certo Vlad”

“E tu?Sei pronto?” Chiede  il vampiro al nostro ostaggio: il figlio di Lorusso.

 

Guido piano verso la villa del tipo. Troppi pensieri in testa per un uomo che tra meno di venti minuti sarà morto. Vorrei trovare dei rimpianti, dei rimorsi, non trovo nulla  Né di buono né di cattivo. Nulla. Non penso sia così per il mio compare.  Chiuso in un nobile silenzio,lo sguardo severo,perso nelle gloriose notti in Transilvania.

 

Mentre sono fermo a un semaforo rosso,sento qualcuno battere le nocche contro il vetro.

“Ehi! Van! Che ci fai qui!” Grida divertito Vlad.

“Ti aspettavo per il nostro drink. Non sei venuto. Ho chiesto a Giulio e lui mi ha detto che andavate a sterminare la famiglia Lo Russo.  Così ho preso la bicicletta e son venuto a cercarvi. Questo si che è un bel modo di passare il sabato sera.”

Così ho capito che anche la morte a volte può essere comica. Io e due vecchi rincoglioniti contro la più potente famiglia mafiosa della città.

 

Nella villa ultra sorvegliata di Lo Russo gli uomini si annoiano: bevono,giocano a carte, si masturbano guardano riviste porno. Le ultime cose che faranno da vivi. Il potente boss è nel suo studio, sente musica classica e sorseggia costoso vino rosso. Non si intende né dell’una né dell’altro,ma fa scena e a lui queste cose piacciono assai. Il padrone della città con tutte le sue ditte, fabbriche, negozi. Un uomo avido e tirchissimo, innamorato del denaro e un devoto credente di Padre Pio. Che  porta tatuato sul petto. Tossisce ,anche se non lo sa è condannato da un brutto male,quindi a ben vedere Vlad gli sta facendo un grosso piacere.

Uomo collerico,volgare e sadico . La sua fama di leggenda del crimine è legata all’uccisione di un feroce boss del suo paese. La leggenda vuole che lo abbia ucciso in un vero duello,la realtà è che l’abbia ucciso sparandogli- tremando dalla paura- di spalle.

Il campanello suona. Chi è ?

Sente la voce di uno dei suoi,che saluta stancamente il figlio. “Può entrare anche lui?” Domanda il figlio. Ma chi cazzo gli porta a casa? Lo Russo, esce  dallo studio per vedere lo straniero in compagnia di quel suo disgraziatissimo figlio,ma il suo uomo risponde prima che il vecchio boss possa intervenire

“Se è con te,fai come cazzo ti pare. Entrate”

E’ esattamente così , che l’inferno entra nella casa del criminale.

 

Vlad spinge violentemente il figlio di Lo Russo , il quale vola agitando comicamente le braccia  e le gambe andando a schiantarsi contro la parete di fronte.

“Cosa!!!!!” Urla Lo Russo correndo al piano di sotto ,inciampando nei gradini e facendo tutta la scala ruzzolando come un vecchio coglione.

In casa sua ci sono tre uomini .  Due malandati vecchi, (uno vestito come quel tipo… Christopher Lee. Come mai gli vengono in mente quei vecchi film horror che da ragazzino amava tanto? ), e un giovane che tiene in mano…

“Ha delle bombe!!” Urla l’uomo ai suoi scagnozzi che sono arrivati sparando all’impazzata.

Il  vecchio boss vede quel giovane lanciare le bombe contro i suoi. L’esplosione fortissima ,i corpi carbonizzati. Pensa che forse farebbe bene a scappare e salvarsi,ma..

Il sangue vecchio di secoli, torna a ridere nelle vene del vecchio e malandato vampiro. Dimentica i tempi amarissimi e  tristissimi dell’abbandono della sua amata  terra, quel esilio tristissimo, quel declino inesorabile. Harker  e Van Helsing accanto a lui si battono come leoni.

I nemici sono tantissimi, troppi. Ben armati Ma lui non li teme e si avventa su di essi. Staccando teste,braccia, sbudellandoli,  Ben presto si ritrova coperto di sangue e quel sangue è fonte di energia per lui.

Van Helsing è il primo a cedere sotto i colpi dei nemici.  Un sorriso sulle labbra è l’ultima cosa che lascia al mondo.

Harker e il vecchio Vlad avanzano con calma e determinazione. Mentre i loro nemici pur essendo molti sono spaventati e disorganizzati.

Teste mozzate, arti strappati, corpi squarciati dalle bombe.  Poi il silenzio

Harker si lascia scivolare contro la parete del soggiorno. Ferito mortalmente. Allegro, ride . Aspetta la morte, non ha altro da fare.

Un rumore però lo distrae Strisciando il figlio di Lo Russo,cerca di raggiungere l’uscita.

Con fatica e lottando contro la vista che diventa sempre più imprecisa, prende la pistola  e spara gli ultimi proiettili contro l’infame. Un urlo lo informa della morte del giovane.

“Lui dove è?”Chiede Vlad ad Harker.

“ Nel suo studio. Correva sulle scale come un figlio di puttana codardo.” Lo informa il moribondo

“Aspettami qui,faccio in fretta”

“Ehi Vlad!”

“Cosa?”

“Sono orgoglioso di averti conosciuto.”Mormora Harker,morendo.

 

Il nascondiglio è sicuro. Aspetterà che tutto sia finito e poi ricomincerà da capo.  Cercherà rifugio  da…

Lo Russo non finisce il pensiero. Un fumo sottile sta entrando dentro il suo rifugio. Sta bruciando la casa ? Morirà soffocato lì dentro? Piano piano il fumo assume una vaga forma umana

L’uomo urla terrorizzato  cercando di uscire da quel luogo che ha capito sarà la sua tomba

 

La mantide però è più veloce.

 

Il vecchio Vlad è stanco. Si è lasciato alle spalle il cadavere fatto a pezzi di Lo Russo e quello di tutti i suoi uomini.  Con le ultime forze sotterra in giardino i suoi due amici e li piange. Prima il pianto è un sussurro poi cresce diventando un ululato di disperazione.

Infine stravolto si siede su una sedia  e aspetta l’alba. Ormai non ha più nulla che lo tenga legato a quel mondo. Può anche svanire

 

“Come è bella! Cosa mi sono perso in tutti questi anni” Dice il vecchio Vlad,mentre naufraga dolcemente nel mare del riposo eterno.

Come un’ombra nelle tenebre autunnali

5 Ott

Può l’amore contemplare la tristezza e la pena? E se così fosse, si potrebbe definirlo tale? Il vecchio ogni tanto si perde dentro a questo pensiero , terrorizzato di aver perso la sua vita in nome di questo oscuro sentimento. In quei momenti guarda la donna con occhi diversi e si sente crollare il mondo addosso.

Lei un tempo aveva una vita molto movimentata, frequentava scrittori e scrittrici,ma era rimasta mediocre assai in ambito letterario. Sapeva però farsi ben volere e d’altronde ad ella interessava solo il luccichio di quelle compagnie e non l’arte. Seppure coltivava in se la voglia di essere una scrittrice o regista affermata.

Merito di questa sua posizione era il fatto di essere nata in una famiglia che con l’editoria aveva fatto soldi a palate durante i decenni. Poi li avevano persi. Il crollo economico che aveva di fatto portato la nazione in guerra, era stato fatale anche per loro.

Lui ai tempi nutriva confusi sentimenti artistici. Mai realizzati, o meglio naufragati in progetti abbandonati a  metà o di poco peso . Era invecchiato giorno dopo giorno senza accorgersi nel retrobottega della tabaccheria-edicola di proprietà del padre.

Il negozio era andato completamente distrutto durante l’invasione dei morti. Un brivido percorre la schiena del vecchio quando pensa ai giorni rinchiuso nella sua bottega che tanto odiava normalmente,figurarsi in quei tragici giorni di guerra,morti viventi e delinquenti liberi di fare quello che volevano.

Tossisce ,come per scacciare la paura.  Di cosa ,poi? Ora tutto è finito. Il paese abbandonato, disabitato, tranne per loro due.

Lei nemmeno si è accorta dove si trova e in compagnia di chi. Si limita a stare sulla veranda durante l’estate , vestita di tutto punto come se dovesse partire da un momento all’altro. Ma nessuno passa da quelle parti, perlomeno negli ultimi 30 anni.

L’esercito aveva mobilitato la popolazione e portata chissà dove. Non l’hanno saputo mai.

Lui pensa a tutte quelle vite perse nel nulla,dimenticate,scomparse. Così che finiremo tutti? E davvero contiamo così poco  da non lasciare nulla alle nostre spalle?

Guarda l’orologio. “Ci facciamo il tè?” Domanda a lei,ma sa benissimo che quella sia solo una domanda retorica. La donna non parla. Non ha mai parlato.

Lui sì: tanto e sempre. Nel paese vuoto , contro le pareti e rimbalzando sulle acque placide del lago,la sua voce regna sovrana. Parla e piange. Piange e parla. Lei sempre indifferente.

“Dove sono i tuoi amici? Quelli che tu ritenevi tanto geniali? E le tue amiche?Dove sono finiti tutti? Ti hanno abbandonata. Appena c’è stato un problema, ti hanno fregato la barca  e sono scappati. Chissà dove, poi. C’erano soldati  e morti viventi da per tutto. Tu non avevi tempo per me,vero? Eh no. A te dell’amicizia di una persona sincera non ti è mai interessato nulla. Sciocca snob. Ma non hai capito che non erano interessati a te,ma alle tue lodi sperticate. No, non è amicizia questo e nemmeno amore” Mormorava e sbraitava lui ,mentre armeggiava con un servizio da tè ammaccato e pericolante sotto tutti i punti di vista.

Lei fissava il lago. La borsetta stretta nelle mani, un sottile sorriso sulle labbra.

“Fai il conto 30 anni che sto a presso a te. Come un’ombra. Ti ho vista ogni volta che crollavi,che ti lasciavano indietro. Te sei fragile,pensi che una persona sia meritevole delle tue attenzioni solo se ti riempie di complimenti. Non ti interessano se sono sinceri o no. Non ti interessa proprio. Brava, giudicami un fesso! Argomento di derisione duranti i tuoi pomeriggi con quegli improvvisati della scrittura. Ma cosa rivendico ora? Cosa ti sto rimproverando?Non sono mai stato capace di scegliere le mie amicizie,mai. E figurati gli amori. Anzi, più erano impossibili …E più mi ci buttavo a rotta di collo. Perchè così non avevo la responsabilità di amare. Costa fatica e coraggio l’amore. Ho preferito essere la tua ombra..Non ti sei mai accorta di me,mai. Ma non è questa la cosa  triste.no! La cosa davvero triste è che io mi son accorto di te. Nel senso che più invecchiavamo, più scoprivo quanto tu non sia nulla  Una bimbetta: facile alla rabbia,al pianto e agli entusiasmi. Una lingua velenosa,ma che non ha il coraggio delle sue responsabilità e fa la vittima appena viene attaccata. ”

L’uomo delicatamente imbocca la donna,pulisce la sua bocca e la sistema comodamente sulla poltrona che par un piccolo trono posto in veranda. Ha le lacrime agli occhi, Sono invecchiati insieme, nonostante tutto.  Insieme lasceranno questo mondo.

Non hanno combinato molto, Si sono salvati, certo. Ma ne valeva la pena? Lei sicuramente schiacciata dal ricordo di esser stata abbandonata dalla sua combriccola di grandi uomini  e donne, (che approfittavano della sua disponibilità a farli soggiornare a lungo nelle sue case in montagna ,al mare,al lago,),  si era sentita sola in modo netto e dolorosissimo. Senza risorse. Dopotutto viveva solo nei loro discorsi,complimenti,nelle cene e nelle feste,in discorsi fragili e autoreferenziali. Il suo mondo, che tanto amava e che per lei era una fortezza , una rassicurazione contro la sua debolezza di donna da poco,con poche cose da dire e da dare,era  franato miseramente alla prima seria difficoltà

L’aveva raccolta  e protetta un’ombra.Vedi che allora esistevano gli eroi  dell’altrove , si era detta.

Ora fissa il lago, non ha pensieri per la testa. Qualcuno le dà da  mangiare,la veste,le fa compagnia nel letto durante quelle interminabili notti. Un’ombra. Forse è morta e questa prigionia dorata e triste è l’aldilà.

 

L’uomo non ha più niente da dirle. D’altronde non si sono mai parlati per 30 anni,a parte quella volta che l’aveva notata a una festa. Quando tentava di entrare nel giro degli scrittori importanti. Successivamente leggeva i suoi articoli sulla narrativa e l’arte, la seguiva su quelle cose dimenticate dai giovani, (facebook, twitter,cosa erano?),così aveva passato la sua vita accanto a lei.

Era più facile e comodo che amare la timida ragazza del panificio accanto.Meglio inventarsi un rapporto fittizio. Eppure soffriva,l’odiava e l’amava allo stesso tempo.

Il mondo ora era finito, non c’era più nulla. E le uniche cose rimaste tra loro due erano l’indifferenza di lei, che non l’avrebbe mai ringraziato di nulla, e la tristezza ,pena, di lui. La vita scivolava silenziosa tra le dita delle tenebre che presto avrebbe ingoiato anche loro.

 

Come tutti gli altri.

IL PRANZO

6 Mag

 

 

“Hai visto Laura?”Chiedi a Guido, tuo cognato.

“No,ehm…mi pare che sia uscita per fare una telefonata”Risponde svogliato . Sta seguendo un incontro di calcio in tv. Non l’hai mai sopportato , mai.  Il classico pirla che non si lascia sfuggire nemmeno una partita  scapoli e ammogliati del Burundi.

In cucina senti le voci delle tue sorelle, di tua madre. Sono sempre allegre quando si tratta di organizzare questi stupidi pranzi annuali. “Fa bene alla famiglia. Ci aiuta a rimanere uniti”,  ama ripetere tuo padre.

“Laura non c’è, è andata via!”Ridacchi,come è possibile che ti sia venuto in mente questa canzonetta. Non sei un tipo che si preoccupa per tutto, ma non è da lei allontanarsi così.

“Forse è arrivata quella telefonata..”Ecco,la faccenda del figlio. Ti mette a disagio, vorresti dirle la verità su tutta quella storia, ma come fai? Lei non fa altro che parlare del bambino tutto il giorno. Tutti i giorni , le settimane,gli anni. Non può averne e per lei è un’ossessione. La vedi come ci rimane male quando le sue amiche, tutte,hanno partorito. Come vorrebbe essere al loro posto.

I bambini in casa ridacchiano e canticchiano una vecchia sigla tv. “Come fanno a conoscere Il Pranzo è Servito?”Forse tua sorella minore,quella che da anni deve scrivere Il Libro dei Libri che sconvolgerà la storia del cinema e nel frattempo fa da anni la commessa scontenta in un supermarket, ha fatto vedere ai mocciosi delle immagini da youtube. Visto che ci passa le giornate.

Velleità, ma anche tu ne hai avute. Ti viene un nodo alla gola. Tutti e tutte lì in quella casa hanno dei lavori,anche lavoretti, tutti tranne te. La fabbrica ha chiuso. Sei sceso dal tetto con gli altri e dal momento stesso che avete messo piede a terra, hai detto bye bye  al tuo lavoro. La crisi certo non ti ha aiutato, nemmeno spendere cifre da capogiro al videopoker. Non hai detto nulla a Laura, non ti pareva il momento giusto.

“A tavola!” Tua madre con la sua pettinatura anni trenta, un golfino di lanetta lilla,i zoccoli ai piedi,la sua gonna nera e il grembiule bianco, truccata come se andasse a una sfilata , annuncia lieta la buona novella: si mangia!

Getti distrattamente un’occhiata alla porta , che si trova alle tue spalle, chissà perché senti una sorta di terrore che ti stringe lo stomaco..Sciocchezze

Immancabili le lasagne. A tua madre piace esagerare con il sugo di carne. Un sapore unico ,però, te ne sei sempre lamentato con Laura. Lei non è portata per la cucina, non tanto quanto fare esercizi ginnici.

“Natale torrido ,questo” Dice Guido.

“Uh,si terribilmente torrido”Conviene la giovane cassiera  Maria

“La fine del mondo, ho sentito dire.” Sostiene tuo padre. Quanto ama le teorie fatte da miliardi di cospirazioni  e complotti. La sua fissa è quella della fine del mondo.

“Come va il lavoro?”La voce di tua sorella maggiore, Claudia che ti siede di fianco,(quello destro), ti distrae per un secondo dai tuoi pensieri.

“Sto cercando,non è facile.”Tagli corto. In realtà non cerchi da un bel po’. Ti limiti a perdere vergognosamente i soldi alle  macchinette.

“Anche da noi non è un bel periodo. Sai che lavoriamo da tre mesi senza percepire stipendio…Si dice così?”Chiede Claudia a Maria che siede davanti a te.

“Si,si. Penso..”Non ama distrarsi quando mangia.

“Pensiamo di vendere la casa in montagna. Ci costa troppo,sai?”Dice Guido

“Avete trovato dei compratori?”Chiedi , solo per cortesia, a tuo cognato.

“Non ancora”

“Sono  brutti tempi. Non come… Ti ricordi Papà quando eravamo giovani?”Domanda tua madre al vecchio.

“Si,come no! Ero un piccolo campione del tennis. Mi divertivo. No, oggi la gente non si diverte… Tutta quella violenza!”Risponde l’uomo

“Già,troppa violenza”Interviene  Francesco , il fidanzato di Maria. Eterno fidanzato,eterno genio incompreso del sax.

“E per giunta in famiglia!”Esclama teatralmente tua madre

“Si,ho letto … Quando?Ieri non sono andata in edicola, quando..Ah!  Venerdì !  Dicevo:ho letto di questa tizia uccisa dal marito. Femminicidio,dicono oggi. Poi lui ha sparato anche ai figli Una tragedia!” Interviene Claudia.

“No,oggi potrebbero essere i tuoi famigliari stessi responsabili della tua morte. Mariti che ammazzano le mogli, madri che uccidono i figli … Una tragedia”Continua la mamma

“Si non siamo più sicuri da nessuna parte. La crisi ci  ha portato via anche la sicurezza famigliare” Dici tanto per dire.

Silenzio. Nessuna risposta. Ti osservano tutti.

“Dovrò cercare Laura …”Fai per alzarti..

“Ma non mangi il secondo?Il piatto clou del nostro pranzo!”Dice con un tono stridente e gioioso tua madre.

“Mettimelo via. Una fetta per me e per Laura,quando la trovo …”Non finisci la frase

“L’hai già trovata” Ti dice Maria

“Come?”

“Si, l’hai già trovata … Nel piatto!” Sorride cattiva lei.

Tu per inerzia guardi con orrore il piatto di lasagne davanti a te … Il sugo?

La risata collettiva dei tuoi parenti gioiosa,allegra,contagiosa,elimina dal tuo cervello quel sciocco pensiero. Maria , fin da bambina, amava parlare per paradossi e provocazioni. Ti aggiungi anche a te alla risate. Per un momento sei contento di trovarti con la tua famiglia. Certo avete avuto in passato dei problemi,ma ora …

“Ahhhhhhhhhhhhhhhh”Senti l’urlo uscire dalla tua gola e vedi tuo nipote Paolo di 4 anni che ride mentre preme con la sua manina la forchetta  nel dorso della tua mano sinistra

“Pappa!Pappa!”Ridacchia il dolce pargolo

Vedi un pugno, il viso del bambino,l’impatto con il naso,qualcosa che si rompe e il corpicino che vola lontano dalla sedia. Sei stato tu a colpire tuo nipote? “Scusatemi! Scusatemi ve ne prego! La crisi…Ho perso il lavoro e forse anche mia moglie,scusatemi..MA MI CAPITE ?SIETE LA MIA FAMIGLIA!”Vorresti dire questo. Non ne hai la forza. Non capisci più dove ti trovi.

 

Ti senti afferrare alle spalle, tua sorella e tuo cognato ..Han paura che tu possa ammazzare il loro bambino?Questo temono?Stai per rispondere che non vole…

Il dolore è fortissimo! Tua sorella ti sta azzannando la spalla destra. La colpisci duramente con il gomito in faccia. La vedi cadere prima sul tavolo e poi afflosciarsi a terra.

Senti i tuoi piedi che ti spingono indietro verso il grande divano a L, (fa tanto film porno amatoriale quel cazzo di divano),mentre i commensali si alzano in piedi rimanendo fermi ai loro posti. Ritmicamente con i le forchette e i coltelli battono sul tavolo

 

“Vieni a tavola,bambino! Non abbiamo ancora finito di mangiare”Ti dice tua madre

Claudia si alza da terra,lentamente e ti sorride mostrando una lunga fila di denti affilati..Non fai in tempo a chiederti che succede che lei ti è subito addosso. Cadete sul divano. Senti il suo corpo sodo e forte ,le unghie che ti graffiano il viso,i suoi denti che lacerano. La tua mano destra cerca qualcosa…qualsiasi cosa… La statuetta di ferro del fottuto toro che piace tanto a tuo padre. Eccola! Afferrata!

Vedi la tua mano e la statua colpire duramente alla testa Claudia. Sangue,ossa,materia cerebrale Poi come se fosse una dannata molla che non riesci a controllare il tuo braccio si alza e si abbassa colpendola ripetutamente al viso. Spappolandolo

Ti alzi ridendo. Ora siete tutti fermi. Loro si lanciano occhiate,come decidere chi deve  colpire per primo.

Sei così distratto da non vedere il piccolo Paolo muoversi velocemente a  gattoni ,avvinghiarsi alla tua gamba sinistra mordendola. Lacera i tuoi jeans e ti graffia leggermente

Lo colpisci come hai fatto con la madre Ormai la statuetta è completamente coperta dal sangue e dalla materia cerebrale delle tue vittime.

“Nooooo!Sei pazzo”Urla Guido gettandoti furiosamente contro di te armato di forchetta. Senti le punte infierire sulla carne martoriata della tua spalla sinistra. Prendi la sua mano,con disperazione .Gir i la forchetta contro la sua gola e poi…Lo spruzzo di sangue caldo ti fa capire che anche lui è sistemato.

Cosa succede?Ditemi che è un sogno.!

La piccola Cristina piangendo il fratello e i genitori morti si muove contro di te. Il tuo braccio scatta trovando il piccolo cuore della bambina come bersaglio. Lei cade con la forchetta piantata nel torace.

Francesco e Maria si avventano su di te. Con fatica scappi sulle scale che portano alle camere e al bagno. Francesco ti blocca prendendoti ai fianchi. Cadete. Ti giri . Lui si alza per colpirti con il coltello Tiri una pedata fortissima al suo viso. Lo senti frantumarsi sotto i tuoi anfibi. Vedi il cadavere cadere  Prendi il coltello e scappi  Sbatti contro il corridoio prima a destra poi a sinistra.  Raggiungi il bagno.

 

Maria urlando ti fa cadere nella vasca. Tenta di sbranarti il viso. Tu la colpisci più volte con il coltello

Urli,ridi,piangi e colpisci. Colpisci,colpisci,colpisci.

Silenzio. Dove sono mamma e papà?

Ti alzi a fatica ,sposti il cadavere della tua piccola sorella,che sognava di diventare una  grande scrittrice, e stancamente ti dirigi verso la cucina

Loro sono là,seduti ai loro posti. Stringi fortissimo il coltello nella tua mano. Capisci che stai sorridendo. Un sorriso cattivo

 

“Non abbiamo ancora finito di mangiare”Dici mentre ti avvicini ai tuoi genitori.

 

“Orribile massacro oggi a Nova Milanese, Stefano Rossi, un disoccupato di  47 anni ha sterminato la famiglia riunita a tavola per un rituale pranzo famigliare domenicale. Sbigottiti vicini,amici,parenti,che non sanno spiegare l’insano gesto. L’uomo continua a dire che i suoi famigliari, incredibile,hanno tentato di sbranarlo..Ma la polizia esclude questa pista,confermando che sia l’ennesima tragedia della follia e della crisi….Torniamo tra poco,con le immagini dello scudetto vinto dalla….”

 

31 dicembre

29 Dic

La signorina Agostina continua a mostrarmi foto su foto.Nemmeno fingo di assecondare il suo bisogno di condividere i suoi ricordi,e miei cenni col capo sono sempre più deboli .”Qui ero al mare,quanto mi piaceva Rimini!Ecco,non le pare strano che non andremo più al mare?”Mi chiede. No signorina mia.No. Non è strano perchè io al mare non ci sono mai stato. Tranne nella stagione invernale,per motivi di salute.Il dottore era convinto che il vento glaciale e la compagnia dei vecchi rompicoglioni mi avrebbe salvato dalla bronchite asmatica.Scorrono le foto: lei e famiglia in vacanz a rimini,cortina,nella svizzera verde. E poi tra una fotografia e l’altra le solite storie sulla sua famiglia tanto rispettata e ben voluta.Dei suoi negozi,delle malattie che han portato via qualche sorella e fratello.E tanti pettegolezzi contro gli altri condomini.
Nermmeno gli spari che provengono sia dal nostro palazzo che dalla strada la interrompono.Mi alzo e la lascio delirare sul suo passato.Signorina..cazzo hai ottanta anni. Ha perso la sua fortuna economica , ma l’alterigia della vecchia media borghesia così squisitamente italiana.
Oggi è il 31 dicembre,tra poco ,(a mezzanotte), spariremo.Tutto è cominciato in America,un paesino dell’Ohio o una cosa simile.Il filmato era circolato su youtube.Doveva essere una cosa segreta,ma non c’è nulla di più pubblico di un documento segreto.
Il video era girato da un tizio decisamente spaventato. Con il suo i phone o una videocamera , non lo so, riprendeva quello che accadeva per le strade,i negozi ,le case del suo paese. La gente svaniva.Cominciava dai piedi,saliva lungo le gambe e poi tutto il resto.Non era lungo come processo.Pochi secondi. Il panico del tipo era amplificato da quello dei suoi concittadini. La massa si agitava,sbraitava,pregava,piangeva,rideva,qualcuno cercava disperatamente di accoppiarsi come e dove poteva,altri attaccavano i vicini,la nuda umanità senza ragione che andava contro la fine.
Il video mi era stato spedito da una mia amica,di ritorno da un viaggio in Spagna dove abitava con la sua compagna.Lei ,però, è bene dirlo:è sempre stata una complottista convinta.Un mockumentary di nome Vanishing,sai che roba.Non avevano fatto la stessa cosa per Blair Witch Project?Usare la rete per creare interesse nei confronti di un prodotto cinematografico.
Mi aveva scritto in seguito domandandomi cose pensassi di quelle immagini. Le ho risposto che sono tutte minchiate.Quante volte questo mondo si sarebbe dovuto estinguere?Come sempre litigavamo ,dividendoci tra il suo scetticismo sui media asserviti al potere e il mio menefreghismo.

“Manuela è sparita.”
“Forse non sopporta una lesbica complottista”Questa la mia risposta.Il sarcasmo è sempre stata l’arma da me utilizzata per crearmi un’apparente personalità. Non ce l’ho mai avuta.Sono un mediocre assoluto,senza sconti eh. Certo ho tentato anche io di fare qualcosa,ma sapete una cosa?Non mi interessa.Mi piace spendere i soldi che guadagno ,non mi interessa nulla del futuro.Questa ansia di costruire?Ma cosa.Poi spariremo nel nulla.Un po’ di ristoranti costosi,un po’ di femmine costose,un po’ di cazzate costose.E l’ansia ben simulata di non essere niente,di mostrare che qualcosa però…No,non ce l’ho più e da molto tempo.La mia amica invece è diversa. Piena di interessi,ottima scrittrice,una seria militante del movimento glbt.Lei mi ha scritto che non può sopprtare questo.Non è possibile che l’umanità finisca così.
E come no!Assolutamente.Non sono spaventato,ma nemmeno gasato come certi ridicoli profeti del cinismo che mi capita di leggere questi giorni sui blogs.
Ci sono sempre stati i cattivisti da happy hour,sono una sciagura umana che perderò più che volentieri.Come i fans di Spielberg.
“Cosa ti mancherà?A me certe serate a casa di Manuela,prima di sposarci, la scoperta del cinema a sei anni con mio padre guardando La Storia Infinita,quando con la chitarra pensavo di cambiare il mondo e sai una cosa anche i tuoi racconti”Scrive lei.
La voce della signorina Agostina ,in soggiorno,mentre vomita odio contro i suoi vicini.Non ci sono più .L’uomo ha sparato a moglie e figli.Poi partendo dai piedi è svanito.
“Ci sono i folli con le loro preghiere per le strade?I coglioni che si abbandonano al “Dio padre per favore salvami” ci sono in Spagna?Qui sono tanti.Un noto vecchio puttaniere in tv ha straparlato per ore di Dio che ci salverà tutti.Sarà,ma qui in Italia la Città del Vaticano è vuota.Anzi,ci siamo accorti che la fine è arrivata da noi,giusto perchè la mattina in Piazza San Pietro il papa non si è affacciato.Nessuno si è affacciato.Mi manca il mio cane,le mie velleità artistiche,ma nemmeno tanto.Anzi,no.Non mi manca nessuno.Metti un mi piace e lasciami perdere”
“Non provi angoscia?Qualcuno che vorresti rivedere?”Mi risponde
“Sono tranquillo.Anni fa in Emilia ci fu un terremoto.Lo avvertìì anche io.Ho visto muoversi l’armadio e il mio letto si è spostato verso la porta di qualche centimetro.Sai che ho fatto?Mi son girato sul fianco sinistro e ho pensato:”ma si!Sarà il condominio che crolla.”Accetto con rassegnazione tutto questo.Un fatto naturale non trovi”
“No,dico che questo chiaramente è un casino fatto dagli americani.Ci dovrà essere un rimedio.Vedi che i ricchi si salveranno tutti,sarà così .Per…”E poi nulla.Addio,amica cara.

Una vita di sprechi e una vecchiaia rancorosa e solitaria mi aspetta in salotto.Penso di ucciderla.Tanto,chi mi arresterebbe?Ci sono tanti delitti e stupri.Allora quasi quasi vado di sopra.La giovane studentessa di chissà cosa,ma per me un puttanone clamoroso.Anche quello , chi mi denuncerebbe?Ieri sera sono stato con tre professioniste,alla fine anche il sesso…Svanisce.Rimangono dei ricordi che comunque..Rdicolo,no?Alla fine si è data tanta importanza a una cosa che non ne ha alcuna.
Esco dal mio appartamento.La signorina Agostina rammenta chissà a chi i suoi tempi,quando era una bella tusa.Si,si,siamo tutti belli e buoni no?Non mi segue.Per fortuna.In questi giorni non fa altro che seguirmi ovunque io vada.
Le strade sono vuote.C’è un silenzio ovattato,pesante,si rimane imbabolati e quasi il terreno manca sotto i piedi.
Dove andare?Non lo so.Non mi interessa .
“Il peggio è passato!”Una voce.
Una ragazza,una terza e quindi non una da catalogare come amica.
“Dici?”
“Non senti?La gente non prega più.Finalmente anche quel vecchio fascista di dio è svanito”
“Non male per uno che non è mai esistito.Non trovi?”
“Ho rubato tanta di quella roba e alla feltrinelli ho preso a mazzate tutto un reparto di narrativa,vuoi sapere di che genere?”
“No”
“Non tenti di violentarmi?”
“No”
“Vuoi che lo faccia io?”
“Non mi pare una buona idea.”
“Bè,non hai ammazzato nessuno?”
“Lo farò forse.Una vecchia insopportabile.L’ultima rimasta nel mio condominio.Insieme a me.Lei non lo sa e ogni giorno mi parla delle sue “guerre puniche” contro i vicini”
“Io si.Ho addescato dei tipi e li ho ammazzati.Ho fatto tante cose brutte.Chissà perchè la gente si abbandona a queste azioni così crudeli”
“Perchè non scrivi un racconto apocalittico pieno di buone azioni”
“Già,forse.Ma..ehi..Ehi,mi sento …Mi sento così leggera”La ragazza mi fissa con un’espressione a metà tra la sorpresa e lo spavento.In pochi secondi scompare.Senza lasciare traccia.
Fortunata lei,tra poco forse capiterà anche a me.
Non è vero che la gente abbia solo dato il peggio di se in questo periodo. Tanti hanno fatto cose bellissime. Si sono riavvicinati a vecchi amici,hanno chiesto scusa,hanno scritto bellissime lettere d’amore
Sapete un po’ mi son commosso. Un po’.

Rientro nel mio palazzo.Non ha senso camminare in una città fantasma del tutto vuota.Hanno rubato tutte le bambole gonfiabili e le pizze.
La signorina Agostina non è più nella mia casa.Dove sarà?Improvvisamente la voglia di assassinarla diventa impellente.Dai,va!
Sento dei passi sulle scale,sta scendendo in cantina.Corro .Sono alle sue spalle,una spinta..Allungo la mano sinistra per spingerla e…Quasi cado io. Prima di disperdersi nell’aria ha il tempo di dire: è scoppiata una guerra punica.!

Leggo qualcosa,ascolto musica.Mi vedo i capolavori di Lars Von Trier,ecco potrei svanire mentre guardo Dogville,il massimo per me.
Tra poco…A mezzanotte.Spariremo tutti.

23:59 minuti e 57 secondi.Solo tre secondi? A cosa potrei o dovrei pensare?Chi tra gli amici,amiche,eroi dello schermo?Non mi viene in mente nulla.Non mi scorre la vita sotto gli occhi

Due,uno…Urlo con gli occhi chiusi.

Quando li apro,io sono ancora lì
E lo sarò per questo anno,per l’anno dopo e per quello seguente.O forse è solo una mia sciocca speranza?