Archivio | aprile, 2016

Una piccola fine del mondo

13 Apr

Da quando Valeria era morta, Dante non perse solo la moglie, ma tutto un mondo.  Lo so, detta così sembra un’esagerazione, probabilmente per molti lo sarà, ma mettetevi nei panni di codesto uomo, forza provateci! Ecco i suoi pantaloni, le sue camicie, i calzini, tutto quello che un uomo indossa per il tempo che rimane unito a una donna. Non avete mai contato quanto indumenti, piccole frasi, gesti minimi di affetto, compongono un rapporto sentimentale? Di qualsiasi tipo.  Sono cose che ci sfuggono: il lavoro, la casa da sistemare, lo stipendio e come arrivare a fine mese, insomma: la vita. Questo succedeva anche a Dante. Anzi, pensava: ” Vabbè quando torno le dirò che l’amo, le porterò quel mazzo di Iris che tanto le garbano” E ci credeva. Ma tra una crisi lavorativa, una litigata con la direttrice della banca, la tentazione di assassinare l’ennesimo piccolo imprenditore del pennello e dei disastri in casa d’altri, cosa rimaneva a lui? ” Domani le dirò. Domani farò”

Sapeva come a Valeria brillavano gli occhi quando riceveva un regalo, un tanti auguri, come era felicissima di festeggiare il Natale. A volte pensava, il buon Dante, che a raccontar agli altri come era sua moglie, potesse passare per un ingenuo, un pirla. Dove esistono persone come lei? Gli amici illuminati proponevano serate al bar e poi belli carichi di alcol a far il puttan tour, il capo gli rammentava che proprio nei momenti di crisi i lavoratori devono esser più presenti sul posto di lavoro. L’umanità intera ci teneva a sottolineare come l’amore fosse un momento passeggero, un ostacolo alla soddisfazione dell’Io. Eppure, accanto a lui, c’era una donna che era proprio l’opposto di queste infelici che parlano di libertà effimere. Probabilmente sarà una donna ipocrita, ma non vi erano prove schiaccianti in merito.

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Ora, quando lo vedete strascicare i piedi per via Puccinotti o fermarsi in piazza Vittoria a fissare chissà cosa, dovete pensare che costui è stato per un certo tempo un uomo felice.

La felicità ci spaventa assai. Perché pretende, scalpita, non si accontenta e non concede alibi. Per esser felici uno deve obbligarsi a esserlo. Meglio quindi nascondersi dietro al proprio dolore, alle proprie insicurezze e Dante era cosi. Metà della sua giovinezza a sognare di scrivere, far musica. Sognare. Solo quello, senza metter nulla in pratica. Non pensava di esser abbastanza interessante tanto da permettersi il lusso di lasciare una traccia di sé, nel mondo o nel cuore di qualcuna.  Potremmo aprire il libro della sua idea balorda d’amore, l’innamorarsi di persone sbagliate, con tenacia e dedizione assoluta per codesta infausta causa. Le sue giornate tra youporn e il divano. l’idea che qualsiasi cosa dicesse o facesse sarebbe finita assai male.  D’altronde come lavoratore era abbastanza maldestro, disorganizzato, ansioso, da combinare disastri su disastri e non aver la minima fiducia in quel che faceva o diceva, e l’amore era qualcosa di lontanissimo. Impossibile.

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Fino a quando: eccola arrivare! Più tardi, durante i suoi giri a vuoto nel quartiere di San Jacopino, Dante si stupirà assai di come fosse stato facile incontrarsi ed amarsi. Forse troppo. Una cosa naturale. Iniziata come amicizia e finita in matrimonio due anni dopo.

In chiesa loro due erano i più calmi. C’era poca gente, si erano sposati un giorno feriale e la maggior parte erano al lavoro, ma per tutti quel loro matrimonio era stato davvero speciale. Solo la celebrazione della coppia, dell’unione, fino a che…

 

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…morte non ci separi.

Dante si blocca sempre di colpo quando pensa a questa frase e gli viene un dolore fortissimo allo stomaco, gli bruciano gli occhi, perché non ha più lacrime da versare, e lo assale un terrore assoluto e profondo. La morte cancella tutto, non rimane niente, dove sei ora amore mio? Nel nulla. Quante volte in vita non ho fatto di tutto per renderti felice, quante volte mi è sembrato normale che tu ci fossi, come è normale che vi sia il sole d’estate.  Ho dato per scontato.  Il terrore avanza nelle vene, gli ruba ogni pensiero. Come il dolore, devastante e profondo, lo piega senza lasciargli respiro alcuno.

Prima, appena lei era morta, lui era ancora abbastanza giovane e forte da far il giro, non solo delle strade che hanno visto camminare  e danzare il loro amore, ma anche delle città viste insieme: Venezia, Roma, Napoli, poi con il tempo e la mancanza di forza nelle gambe, i giri si son limitati al vecchio quartiere e alla via dove hanno abitato per tantissimi anni insieme.

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Tantissimi? Non così tanti per molti, tra amici e parenti, ma per lui parevano assai. Forse che quando si ama cambi anche la percezione del tempo? Forse. Eppure non erano abbastanza. Dante si rendeva conto che, nonostante la sua buona volontà, non aveva fatto poi molto per lei. Eppure l’amava totalmente. Cosa mancava? Una carezza in più, una parola, un regalino inaspettato. Piccole cose. Sono loro che poi ci terranno svegli di notte, accusandoci di quanto siamo stati pigri e poco attenti.

Oppure lui si faceva troppo male? Esagerava nelle accuse e nell’autocritica? Qualche volta pensava di sì. Pensava pure quanto siamo banali noi esseri umani. Aveva visto, anni e anni fa, un film nel quale un vecchio ogni mattina parla con gli abiti della moglie. Come se lei fosse viva. Lui faceva lo stesso

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Si recava, quasi tutti i giorni, da un fioraio che stava lì vicino e comprava ogni volta un mazzo di fiori diversi. Ci andava perché il negoziante non sapeva che Valeria fosse morta, così facevano lunghe chiacchierate: sulle moglie, il matrimonio, la vita che cambia quando ami una persona. Talmente tante volte parlava al presente di Valeria, che gli pareva vero che lei fosse viva. Di notte, pensava a cosa avrebbe detto al fioraio, dove sarebbero andati il prossimo week- end. ” Ti va se andiamo a Napoli? Da tantissimo che non mangiamo una frolla presa da Attanasio!”

E lui ci andava davvero a Napoli. Si immergeva nella città tanto amata da sua moglie, perché attraverso i suoi colori, odori, le chiese e l’arte, sopratutto il suo popolo, rivedeva Valeria. I vicoli erano le sue arterie, il lungo mare le gambe, così via. Rideva, piangeva, aggrappandosi a quel momento di confusione assoluta tra morte e vita.

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Non c’è cattiveria, solo che la gente dimentica. Così piano piano, molti amici e amiche sono svanite, le loro vite hanno richiamato all’ordine quelle persone. Per cui il “come stai” era detto, ma la risposta non ascoltata. Perché nelle loro teste i piccoli e quotidiani problemi del vivere li allontanavano da Dante.

Il quale sprofondava in una solitudine fin troppo affollata: di ricordi, pensieri, sensazioni, immagini e suoni che gli facevano tremare il sangue nelle vene e lo distruggevano con la loro insistita dolcezza.

Perché quando nella tua vita entra la Bellezza, come fai ad abituarti alla sua perdita? Lui non ci riusciva e si accusava della morte della moglie, dei suoi fallimenti che son tantissimi, o rideva sguaiatamente rivedendo un film tanto amato da lei, o piangeva ascoltando una canzone che lei aveva particolarmente amato.

 

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Smise anche di andar dal fioraio. Un giorno, un bel giorno primaverile, l’uomo chiese a Dante, formulando la domanda ridendo come si fa tra amici, dove mettesse tutti quei fiori.

“Al cimitero” Si sentì rispondere Dante.

Fu come far scoppiare una diga: tutto il dolore, la sofferenza, l’angoscia, del mondo lo travolse e lo trascinò fino alla fine dei suoi giorni

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Poi qualcuno disse: “Ah, si! Lo conoscevo. Girava sempre qui in giro. Poverino, avrà avuto il suo problema, eh. Anche se non era bello ritrovarsi un barbone fuori casa eh!”  “Si, ora che me lo dici lo vedevo al parco. Seduto per ore, spesso rideva e parlava come se avesse qualcuno accanto. Mi faceva un po’ paura”

“Ma no! Era bravissimo. Quando passavo con il cane mi sorrideva sempre e mi chiedeva del mio Achille. Quando è morto il mio cane e lui mi ha visto, è venuto da me e senza dire nulla mi ha abbracciata. Io sulle prime ero spaventata. Poi mi disse: “Pianga non si vergogni. Se avessi saputo piangere non avrei sofferto così tanto” Ed eccomi li, in via Vittorio Emanuele , a piangere come non ho mai fatto in vita mia. Ti dirò: mi sentivo benissimo. Per questo andrò al suo funerale”

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“Amore, dai! Non sei ancora pronto? Sbrigati che facciamo tardi”

Nel sonno, Dante credette  di sentire la voce di Valeria. Aprì a fatica gli occhi.. Ed eccola lì.

“Amore…Amore, sei tu? Sei tornata, allora? “Mormora l’uomo, mentre sente il labbro tremargli e una prepotente voglia di piangere e ridere: eccola lì! Con i suoi pantaloni con disegnato Mickey Mouese, il suo cappello “che fa tanto Virginia Woolf”, gli occhiali da sole. E la loro valigia. Che li ha seguiti fedelmente per tantissimi viaggi.

“Tornata? Ma io non sono mai andata via. Ero con te, non ricordi? A casa,  in strada, quando andavi dal fioraio. Sempre con te. Però ora ti devi sbrigare! Te l’ho detto ci aspetta un lungo viaggio. Sono sicura che ti piacerà tantissimo. Forse ancor più di Livorno!” Disse ridendo Valeria.

Poi gli diede la mano, lui la strinse. Si alzò e cominciarono a camminare. Lungo la strada le parla di tante cose, ride, si sente felice. Vivo, proprio ora che andava incontro alla morte.