Archivio | maggio, 2015

LA RISATINA

11 Mag

Una risatina.

Limpida, cristallina, gioiosa, infantile. Molto infantile. Troppo. Sulle prime Marika non ci fece caso : “ Sarà il dormiveglia”, si disse. Poi (durante il resto della giornata) ci pensò molto. “ Donde giunge questa risata?”  Perché il ricordo divenne sempre più chiaro e preciso, non stava dormendo affatto. Giancarlo ronfava beatamente ma lei no. Dopotutto come potrebbe dormire? Troppi pensieri. Brutti e ricorrenti pensieri. Volete conoscerne uno? Bè, potremmo cominciare dal fatto che il lavoro non ingranò per nulla. Lei e la sua idea gloriosa di ricoprire ruoli importanti, fare carriera. Nulla. I suoi progetti rovinati dal mercato, come si raccontò spesso e volentieri, ma in fondo (dove l’es si diverte a far brutti scherzetti alla nostra psiche) non ebbe mai dubbi: non fu mai all’altezza. Avete una piccola idea di cosa voglia dire la certezza di rendersi conto di essere inadatte? Mentre altre donne (ritenute deboli e perdenti) sorridono in centro con i loro figli e uomini, ritrovarsi ad aver superato i quaranta avendo vissuto di luce riflessa. La luce abbacinante e stordente dei sogni, di una giovinezza non risolta. La casa fu un altro problema non da poco. Bella, molto bella. Di quelle che fanno dire : “wow!” agli amici e ai colleghi. Una casa dove lei si sentì sempre un ospite. Mai vissuta pienamente come qualcosa di suo. Tante cose di Giancarlo, anzi diciamo tutto. E perché lei, così battagliera, sulla casa, non disse mai nulla? Non lottò mai abbastanza? A volte la disprezzava profondamente. La casa e quel maledetto paese di collina, in Brianza. Si può parlare di collina? Bè, quel dannato posto in culo al mondo. Deserto già dalle diciotto di sera. Un solo bar, fermo alla seconda guerra mondiale. Parlare di aperitivo, cibo etnico, vita, sarebbe tempo e concetti sprecati per quella gente.

E pensare che avrebbe potuto essere una persona invidiata, con tanti soldi. Se….

“Ciao amore” Quel tono gioioso monocorde. Sempre uguale, sempre lo stesso. Da…Dieci anni? Sono già dieci anni che sta con questo uomo? Lei che aveva avuto una vita sentimentale passionale e burrascosa, che prendeva solo il meglio delle relazioni, tanto poi arriva la noia e tutto finisce. Ecco: che successe? Perché si fermò proprio con lui?  “Rassicurante, buona posizione sociale, figo ma non impegna”  L’ultima frase la fece ridere di gusto.

“Ridi?” Anche lui per riflesso condizionato o per farle compagnia si mise a ridere. La risata di chi non ha abbastanza fantasia e sensibilità per esser in grado di divertirsi di cuore.

“Mi è venuto in mente un fatto buffo, come è andata oggi?” Tagliò corto lei.

” Sono venuti dei cinesi,a controllare le nostre macchine e…” Partì, come una freccia rossa diretta verso il paese della noia, un lunghissimo discorso sull’eccellenza in campo internazionale della sua ditta.  L’uomo si gongolò del proprio successo. Questo lo rendeva, un membro affidabile nella sua comunità…

“..di stronzi” Interruppe lei

“Come cara?” L’espressione di sbigottimento dipinto sul viso di suo marito, le procurò una piccola e intensa gioia.

“Niente, niente. Dunque, dimmi, tutto bene oggi al lavoro?” Richiese lei

“Si,quanto pare” Rispose lui, pensando che fosse meglio indirizzare la propria attenzione al cibo.

Cibo…..

Qualcosa di terrificante, copiato male,  da qualche terrificante libro di cucina per zitelle, in vena di avvelenar l’intera città.

Dove finì la vecchia Marika? Così energica, piena di idee, vulcanica. Lei e il suo progetto ambizioso. Le piacque da subito la sua dedizione al lavoro, al voler costruire – da sola- qualcosa. Come lui. Il lavoro è fondamentale per vivere,ed essere il padrone delle proprie idee, non dover dipendere da nessuno, un dovere di ogni cittadino. Qualcosa però (c’è sempre un però) non andò per il verso giusto. Non andò per entrambi. Perché a lui ancora bruciava quella decisione presa da Marika di…

“Hai sentito ridere questa notte?” La domanda, a bruciapelo, lo destò dal mondo dei brutti sogni, dove si era ritrovato senza accorgersene.

” Ridere? Dove?” S’informò Giancarlo

“In stanza” Rispose un po’ innervosita la donna.

“Non mi pare. Non credo proprio. Che tipo di risata?”

“Un bambino” Lei diede questa informazione con un tono di voce piatto, distante, a mezza voce. Come se questa informazione potesse rovinare un fragilissimo equilibrio.

Lui deglutì amaramente. “No. Nessuna risata. Tanto meno di un bambino” Calcò volutamente sul “ bambino”

2

Il loro incontro potremmo definirlo magico. Lui si dilettava a far il mago a un livello a dir poco dilettantesco . Lei si trovò in quel locale per dar l’addio a un tizio che era finito nella sua personale lista: Valium. Cioè da avventuriero del kamasutra si stava trasformando in Mr mettiamo su famiglia e andiamo a viver in un posto tranquillo.

Quella sera finì la relazione con quel tipo e anche la carriera di mago per Giancarlo, ma nacque il loro amore. Volevano diventare famosi, fare soldi, vivere sempre in modo eccitante. Essere liberi. LIBERI!

Cosa successe poi? Che lui venne richiamato a casa (il vecchio padre stava morendo) e ben presto ritrovò i ritmi e la mentalità di un provincialotto. Finì il tempo di una vita al massimo e spericolata, di ardite imprese, e si mise alla guida della fabbrica di famiglia.  Litigarono sul fatto di trasferirsi da Milano in quel posto abbandonato da tutti e da Dio per primo. Per quanto i suoi abitanti fossero convinti che Egli fosse un loro stretto parente.

” Potrai dedicarti al lavoro, tanto non hai bisogno di viver a Milano. Qui hai tutto” Invece di scappare a gambe levate, come molte sue amiche le consigliarono, decise e scelse di trasferirsi lì.

Le cose andarono avanti come vanno in questi casi. Si decise per inerzia di non badar affatto ai primi segnali di crisi. Si pensò fosse meglio dedicarsi con assidua testardaggine e forza a un’allegria di facciata, a prolungati silenzi, evitando ogni cosa potesse recar danno alla loro relazione e a loro.

Non fu una bella idea.

3

Eccola! Esattamente come la scorsa notte. Da dove arriva? Dalla mansarda? O dal corridoio? Possibile che lui continui a dormire? Come se nulla fosse? Come fa a non sentirla?”

La risatina partì lenta, zoppicante, quasi fosse un motore con difficoltà di avviamento, di accensione. Poi prese sempre più forza. Salendo di volume e ricoprendo, rimbalzando, colpendo, ogni punto della stanza. Fino a divenir insostenibile. Marika si coprì con forze le orecchie,ma essa (quella diabolica risatina) non diminuì minimamente di volume. Anzi : crebbe. Lei si agitò,si girò spaventata verso il marito, ma lui dormiva beato e tranquillo. Quella risatina infantile conquistò ogni spazio della sua mente, invase e ruppe dall’interno il suo corpo. Volle vedere di alzarsi e fuggire … Ma dove? Doveeeee??? 

Alla fine decise di far solo una cosa: urlare. Ma più si sforzò di gridare, più la risatina salì di impeto e forza. Dal tono,non fu difficile comprendere che il suo proprietario si stava divertendo sadicamente. Volle la pazzia della donna a tutti i costi e la ottenne .

4

Che strano uomo ho sposato?”  Marika non credette alle sue orecchie: Lui fu felice di divenire padre. Non pensò minimamente che la gravidanza possa mettere in difficoltà la sua impresa lavorativa, i suoi traguardi. Non erano più nel 1800 dove le donne servivano solo per metter al mondo bimbi e morire in ombra. L’ombra di quei coglioni dei mariti. Ora erano indipendenti, libere e potevano fare tutto quello che un uomo faceva nella sua inutile vita di spermatozoo con le gambe . Ma lui continuò a magnificare l’accaduto E disse un mucchio di scemenze: ” è un fatto naturale, un bambino non potrà che unirci ancora di più” Come potete notare, davvero tante stronzate.

Il periodo peggiore della loro relazione. Lui pretendeva di dir la sua . Quando la decisione di continuare una gravidanza spetta solo alla donna. Non pensava che la bloccava in un ruolo che lei non sentiva? Come poteva esser così sordo alle sue istanze? Ai suoi desideri ed obiettivi? Perché lui non la comprese mai in quei giorni?

Alla fine abortì. Avrebbe anche abbandonato il marito, quel posto di merda,ma i suoi sogni e obiettivi abbandonarono prima lei. Non era abbastanza per essi.

5

Giancarlo fumò una sigaretta distrattamente. Da quanto tempo non fumava più? Dalla morte del padre e da quando Marika partì per la clinica.  Si trovò a pensare al figlio . Come lo aveva immaginato durante tutto questo tempo. Con il sorriso mesto di suo padre, gli occhi malinconici  e profondi della madre, il carattere pratico suo e di Marika? In quel momento si rese conto di come la conoscesse così poco. Solo il fantasma di ciò che ella fu in passato.  Tentò di giustificarsi dicendosi che dopotutto, anche lei, lo conosceva così poco! Sbaglia sempre i regali. Non sa quale sia il suo piatto preferito o la canzone del cuore. Eppure un tempo furono convinti di essersi incontrati,conosciuti. Evidentemente non fu cosi. Mai.

“Signor Cazzaniga?” Il medico si rivolse a lui con un sorriso trionfale, o forse solo di circostanza?

“Si,dica..” In realtà avrebbe preferito che il dottore si ammutolisse, non volle sentire la sentenza

6

Facce, voci, quante passarono nella sua stanza. Piena di comfort, assistita da un personale altamente qualificato. Visi tutti uguali, parole penose, e poi fughe precipitose. La pazzia è contagiosa?

Almeno in quel luogo, la risatina non la raggiunse. Dal fondo della sua percettiva incoscienza Marika riprese a pensare, analizzare (confusamente e con fatica) la sua vita. Le colpe sue e di Giancarlo, le cose non dette, quelle taciute per convenienza e codardia. La maternità e paternità. Esiste davvero in natura? Ed è giusto essere puniti perché la si rifiuta? Giancarlo che ne sapeva della paternità. Giocare con i figli dei vicini non è come averli. E lei, proprio non riesce a vedersi con dei bimbi intorno.

Eppure certa gente è felice e contenta. Ci sono coppie che funzionano, le venne di nuovo da ridere. “ Quali?”

Forse una volta uscita sarebbe cambiata. Meritava di vivere, di riconquistare i suoi sogni, di scappare da quel posto.

Poi, da prima come una sorta di leggero ronzio, e man mano crescendo di intensità e volume… Eccola di nuovo: quella risatina.

Marika cercò con la mano sinistra di pigiar il bottone per chiamare l’infermiera. Ma quella risatina si impossessò della sua mente e del suo corpo. Come un pugnale rovente, scavò fino ai più bui recessi della sua psiche  e della sua anima.  Vide esplodere per primo il bicchiere dove teneva un po’ d’acqua. Poi fu la volta della piccola tv, dei vasi con i fiori, delle sedie, del crocefisso, delle mura,dei vetri della finestra. La donna si sentì sbalzare in alto, ebbe solo il tempo di comprendere che il letto era esploso riempendo la stanza di piume . Per un po’ provò una strana sensazione di pace.

“Questa è la morte? Non è così dolorosa . Fa più male una vita di illusioni e sconfitte. Questa cosa non mi spaventa”

Un lieve e dolce sorriso si dipinse sul volto di Marika. La pace, finalmente…

Mamma”   disse una voce. Un essere mostruoso, ricoperto di vermi e ferite ( dalle quali uscivano prepotenti le risatine da lei sentite per tutto quel tempo), aspettò che lei si schiantasse sul pavimento. Poi strisciando si avvicinò sempre di più a lei: ” Ho fame mamma! Ho tanta tanta tanta tanta fame, Mamma!!!!” 

L’ultima cosa che sentì, prima dei dentini aguzzi sulla gola, fu quella terrificante risatina. Solo che ora non rideva un bimbo, era la risata di Giancarlo.

7

Pianse, come sempre. Si accorse, troppo tardi, di quanto le volesse davvero bene. C’erano state altre donne, presentate da sua madre o da qualche amico, ma lui volle rispettare il suo lutto e la sua vedovanza. Si dedicò al lavoro e ai pochi veri affetti rimasti.

“Papà! Papà! Posso mettere dei fiori sulla tomba della mamma?”  Disse quell’essere che lui aveva trovato in camera mentre pasteggiava con le viscere di sua moglie.

In quel momento, nel suo cuore, sentì una profonda gioia e un dolore pungente.  Allora non era matto! Quell’esserino che avrebbe spaventato tutti ( ma non lui) esisteva davvero! Lo raccolse da terra, gli pulì delicatamente la bocca, lo aiutò a fare il ruttino e lo portò  a casa sua.

Lui e suo figlio. Soli. Di una solitudine dolcissima e commovente. Parlavano, ridevano, si amavano

“Si mettili. Era una brava persona sai?” Disse Giancarlo

Si, tanto buona!”

La risatina del figliolo risuonò per tutto il cimitero. Ben presto si unì quella del padre. Nel regno dei morti loro erano i custodi e così sarebbe stato per sempre