Archivio | perdenti e felici RSS feed for this section

#staisereno

7 Giu

Se dipendesse da me dormirei tutto il giorno. Di tanto in tanto (giusto per provare una piccola novità) piangerei a dirotto.

Solo che non so piangere. Non me l’hanno insegnato. Emetto più che altro dei suoni smorzati, quasi un.. Hai presente, te, “Mutley fai qualcosa?”, si chiamava così quel cane? Ecco, appunto! Una sforzo della madonna, per piangere due lacrime, e la gente è convinta che tu stia ridendo.

Dormire, non ne parliamo proprio! È il mio pensiero fisso. Ogni secondo della giornata lo spendo pensando a chissà che bella dormita mi farò! Niente. Ogni tanto, però, mi prende la paralisi notturna. Anche alle 10,30 del mattino.

Il problema è che come depresso sono poco credibile. In generale sono poco credibile e stimabile come essere umano, ma è sopratutto nella mia interpretazione del depresso, che pecco di mancanza di credibilità.

Che poi cosa sarebbe sta depressione? Una scusa per lazzaroni, per chi campa scuse, per chi non vuol fare un cazzo. il depresso è uno che, niente oh! Sto dio proprio non lo vuole ascoltare! Dio riempie le giornate di cose belle, bellissime! E lui, il depresso, si ostina a star male.

Si diverte così. E a quanto pare si diverte davvero un mucchio. Ogni tanto, per star male in compagnia, vado a leggere le cose su quel manicomio magnifico che è Facebook. Oh, ho scoperto che andiamo forte tra le bimbominkia e i radical chic del “sto male, ma con una certa figaggine”. Sai, che a volte penso di esser fortunato? Faccio tendenza.

No, ma il mio problema ( e tu lo sai benissimo) è la costanza. Vado dalla psicologa euforico, perché lì parlo. Mi esprimo. Talora penso di essere in una puntata di Crazy Ex Girlfriend. Ho voglia di cantare. Questi momenti di euforia mi capitano sempre quando vado in terapia.

Torno a casa e mi dico: “Cazzo hai da divertirti così tanto?” La domanda è talmente ficcante che mi blocco. Posso star fermo anche per quindici minuti o più. Non ho niente in testa, nulla che turbi il cuore, l’anima.. Me l’ha restituita ieri il diavolo.

Dice che non sa cosa farsene di un’anima così inutile. Bon.

2

No, ma prima dicevo una cosa.. Ah,  che veniamo tacciati di esser gente che non ha voglia di far un cazzo, che fa la vittima e che non abbiamo rispetto nemmeno dei tanti tentativi di dio, povero piccolo dio, di darci la gioia nello spirito. Boh, sarà vero. In ogni caso, tu dovresti darmene atto, in un momento in cui tutti litigano, noi depressi o che soffriamo il mal di vivere, ecco.. Come dire? Mettiamo d’accordo laici del cazzo e life coach del Vaticano. Non mi sembra una cosa da disprezzare più di tanto.

Certo, la signora sul bus diceva: ” Mi piacciono le persone reattive. Che reagiscono di fronte ai problemi della vita! Odio chi si piange addosso!”

A parte che se mi piango addosso, mica ti annego nelle mie lacrime! Infine, forse che non ci piaccia essere come voi? No, non proprio come voi. Però, va te lo spiego in modo semplice: se potessimo reagire e trovare la soluzione, non avremmo i problemi che abbiamo. Ma lei signora è peggio di San Tommaso! Facciamo così, parli con il tizio che ha mandato in Parlamento, gli dica: ” Chi sta male, vuoi per depressione o che non sa spiegare cosa lo rattrista tanto, facciamo in modo che gli venga amputata una mano! Così, cazzo, vediamo benissimo che sta male!”.

Tu daresti ragione alla signora. Dai, lo so. Hai la convinzione che facendo tanto, lavorando tanto, poi ti danno, ma che so.. Una tua statua tempestata di diamanti e rubini in centro. Magari pure fai sogni di questo tipo. Sai sono ereditari. Mediocri non ci si inventa, occorre che qualcuno ci abbia educato ad esserlo. Bravi, rigidi, perbene, con la risposta giusta e mai, cazzo mai, un momento di stanchezza! Altrimenti non capisco tutti questi testimoni di Geova che frequenti con tanto entusiasmo. No, no, lo so che non sei una testimone di Geova, cazzo va bene tutto, ma un limite dovremmo darcelo! No, dicevo:”Il vero problema non è la religione cattolica. Quella sono decenni che la deridiamo, a cazzo di cane e a cuor leggero, ma è cosa fica e non impegna troppo, prendersela colla religione. Tu sei peggio perché la tua religione è laica. Perché il tuo credo scomoda la psicologia, e i tuoi preti non hanno nulla di mistico, misterioso. No, al contrario tutto è limpido e spiegato. La dottrina del self made man, di quelli che “basta crederci, impegnarsi, aver fiducia in sé stessi”. Basta quello e tutto è sistemato. Se fosse così facile saremmo tutti felici. Se davvero dipendesse da noi.. E nemmeno ti accorgi che crei degli infelici. Della peggiore specie: quelli che credono nella felicità. Che sia una cosa. Pratica, concreta, fatta a misura per te. Non funziona, e tu lo sai. Però preferite dire: ” Colpa tua! non ti sei impegnato abbastanza”. Così eccoci a soffrire, penare! E a chi possiamo appellarci? Dio? Ma va là! Gli amici? Mica possono vedermi distrutto! Quello che per un po’ ci scopiamo, confondendo tutto questo con l’amore? No. Ci scopriamo ancora più soli di prima.  Più soli. Di prima.”

Sì, si.. Guarda non mi stupisce! No, davvero aspettavo che mi rispondessi così: ” Sono tutte scuse.” Certo. Dobbiamo scusarci solo per il fatto di essere vivi. E giustificare la nostra mancanza di grinta, entusiasmo, quelle cose che si trovano a pagina 100 del tuo ultimo manuale per essere felici.

3

Io , te lo voglio proprio dire, ho capito una cosa. Mica tante, giusta una: il fallimento è una cosa naturale. Come mangiare, defecare, dormire. Io so di essere un fallito, un perdente, uno che vale meno di una banconota falsa del Monopoli. A volte, pensa te, lo comprendo talmente bene, che manco ci soffro più di tanto.

Il voto del figliolo del vicino di casa, la fidanzata di quel coglione della 3c, il lavoro prestigioso, la laurea e master di sto cazzo in America. E un matrimonio felice, cioè con delle sane corne concordate: tu i giorni pari e io i dispari. Tanto poi, ma si dai! Divorziamo, ahahahah! Le risate.

Ah, la casa! Cristo santo, la casa! Di quelle che quando la gente ci entra, taaac! Infarto. Di botto, proprio così, alla brutta! Non so nemmeno se si dice ” alla brutta”, boh! Comunque te passi la vita a dover dimostrare agli altri che vali. Dici cose intelligenti, scrivi post irriverenti e ironici su Facebook, tanti Like, tantissimi Like. Un oceano di like.

Non si parla di certe cose a casa tua. Se no è scandalo, come non ci si abbraccia o si dice ti amo a casa mia. Non diamo dispiaceri, ma quelli futili da bravi borghesi, a nessuno.

Nei nostri discorsi la felicità mediocre che piace tanto alla brava gente. Un viaggio in un posto “che è veramente troppo bello”,  felicitazioni per un altro coglione arrivato al mondo (ma io sono ottimista, magari questo da grande metterà bombe nelle case dei capitalisti e degli intellettuali democratici, sai mai) e sorridiamo, ridiamo.  

Tutto bene! Tutto una meraviglia!

Io sono 45 anni che cerco di piangere. Non l’ho fatto quando mi hanno molestato, abbandonato, quando vedevo gli altri bimbi (davanti ai cancelli della scuola) che piangevano.Non ho mai pianto perché i bimbi non piangono. Si dice così. Ne ho ingoiate di lacrime. E di rabbia. Tu dici ” ogni uomo è importante”. Per me no.

Dove sta l’importanza di uno che mi ha fatto male?  Me lo spieghi.  E poi quando ne parli sembra che non sia nemmeno vero. Non lo ricordi.  Ci sono immagini, ci sono sensazioni, ma niente di vero e preciso.

Tu lo sai, non dico mai la verità. Mai. Ho cominciato da bambino a inventarmi cose. Tipo che sono cresciuto con una famiglia di artisti del circo, che scrivo i libri per Volo, insomma ne ho dette.

Tu però dici che basta un po’ di concretezza, tanta gioia per un lavoro di merda,  e basta crederci che tutto si sistema. Non lo so.

So che ero un bravo studente, avrei potuto costruirmi chissà che vita. Non l’ho fatto. Te ti sei laureata, sei una stimata libera professionista. Hai risposte alle tue domande, un dio in cielo, uno stipendio in terra.

Io che volevo fare? Dicono che aspiravo a diventar un medico. Sì, le malattie mi hanno sempre interessato. Mi piacciono i malati. Sai anche questo. Tutti i film che vedo hanno a che fare con la morte o la malattia.

Te sei per la vita. Tu ci credi. Nelle pozioni magiche, nelle cose che faticando e lavorando duro ti sei permessa. E che io sto cancellando dalla tua vita.

“Vivere è come un comandamento”, ti cito uno dei tuoi preferiti. Ah, no! Tu non hai preferiti in fatto di musica. Eppure sei intonata ed amo quando mi canti le canzoni. Io suonavo la chitarra. Ecco, cazzo! Da ragazzo volevo fare il chitarrista in una band rock. Ho lasciato stare perché costava troppo il corso. O per paura.

Si, perché non sono un uomo di 45 anni, ma un bimbo che ha paura. Sono ancora in quella fase.

4

Sì, un bimbo che perde tempo. Ho la lista di cose da fare, me l’hai data tu. Io vorrei sapere cosa cambia nella mia vita, quanto dolore mi toglie dalle mie ossa e dal mio cuore, se dovessi fare tutte queste cose. Cosa, davvero, potrebbe cambiare? Oltretutto mi è tornato quel dolore alla spalla destra. Si, devo andare dal dottore. Devo consegnare il curriculum all’agenzia interinale. Ero un bravo lavoratore come te. Un buon impiegato. Faccio di tutto per scordarmelo, dovresti farlo anche tu.

Prima di licenziarmi, dopo sette anni di lavoro, quanto tempo passavamo insieme? L’ora di cena e quando andavamo a letto.  Ci addormentavamo a tavola, talmente il lavoro ci svuotava di ogni energia. Tu dici che il mondo va veloce, dobbiamo esserlo anche noi, se no sei un cretino o un perdente. Due delle cose che più apprezzo di me.

Ho corso, te non lo sai. Prima di questa azienda col mio inutile diploma sono andato a lavorare in tanti posti. Magari che ne so, ho lavorato col figlio del mio molestatore. O forse l’ho pure visto. Io di notte sogno di incontrarlo, te ne ho mai parlato? Ho un vago ricordo del suo volto. Bè, vorrei incontrarlo: lui, la moglie- una brava donna dedita al marito e ai figli- e i figli. Vorrei incontrarli e ammazzarli. Vorrei piangere lacrime di sangue, vorrei rivedermi da piccolo e darmi tante di quelle sberle. Vorrei questo.

Sai che me frega del lavoro. Sai che me frega di far bella figura in società.

5

Perlomeno non puoi accusarmi di bere. Sono sempre stato astemio. Una delle due cose che non riesci a capire di me. L’altra? Come faccio a dire che la pasta in bianco è il mio piatto preferito. Lo è perché è giusto che la pasta sia bianca e non sporcata dalla poltiglia di carne o dal disgustoso pomodoro ( ogni volta che mangiamo da mia sorella mi par che abbia appena sgozzato qualcuno. Forse è vero. La conosco così poco è andata via quando mamma è morta, lasciando me e mio padre da soli).

La morte? Ti stavo parlando della morte? Sì, credo che voi “sani” abbiate il piccolo difetto di negarla. Come se siete nati e basta. Il finale è rimandato in eterno. Invece moriamo. Tutti,

Peggio di quelli che credono fermamente nella vita, come te, ci sono quelli della Bella Morte. In tempi che ti tengono al sicuro da scoprire quanto faccia schifo la bella morte, da te tanto desiderata.  Posso anche capirli eh? Si sentono eroi del popolo ma sono senza un popolo alle spalle. Ti parlano di comunismo, ma hanno visto troppi pessimi film americani.

Mia madre era una donna pratica, forte, sicura. Senza paura. La malattia l’ha trasformata in una rompiccoglioni sempre tesa e spaventata. Non c’è stata nessuna bella morte. C’è stato sangue, intestini che evacuano nei momenti più imbarazzanti, rancore verso i vivi. Eppure era dinamica e moderna, come le persone che piacciono tanto a te. Questo non te lo dice il tuo caro life coach? Non ve lo spiega il giovedì sera?

Io non accetto la morte. Mi fa schifo morire. eppure non chiedo altro. No, ma questa idea di scomparire nel nulla, a me fa proprio orrore. Non tanto per me, ma per chi passa la vita a vantarsi di essere un uomo serio, uno che si occupa della sua famiglia, che fa soldi e cazzo se lavora! Uno di quelli, insomma. Come posso aiutarlo a fargli comprendere che non rimarrà nulla di lui. Nulla.

6

Tu ricordi Giovanni Rossi? Vissuto tra il 1820 e il 1880? O di un plebeo della Roma Antica? No. Eppure sono nati, hanno vissuto, fatto cose e visto gente. Che sappiamo di loro? Nulla. Della mia rabbia per quello che sono, subito, perso, sbagliato, chi si farà carico? Che peso avrà nella storia? Non mia, nemmeno nostra. Dico proprio che lascio alla società? Agli altri? Un cazzo. E trattandosi del mio: moscio, morto, senza voglia di alzare la testa.

Io fin da bambino ho solo una certezza: morirò. Mi sembrava una cosa buona.  Ora non sono nemmeno più sicuro di questo. Non più.

Tu sei una cosa strana, una cosa che non riesco a comprendere. Come hai fatto a darmi l’illusione che possiamo esser padroni della nostra vita? Come se ci fossero delle vere scelte. Io, per esempio, ho scelto di dormire. O di piangere tutto il giorno. Mi impegno eppure non ci riesco. Vorrei abbandonarmi definitivamente al dolore. Vorrei che mi riempisse la pancia, gli occhi, la bocca, le orecchie, la casa, il cesso, la vie di questa città così pretenziosa e odiosa, vorrei perdermi dentro di esso.. Vorrei urlare bestemmie allegre e fantasiose, persino democratiche! Una dozzina al vecchio dio e le altre alle nuove divinità.

Ma non faccio nulla. Non ho la forza.

7

Lo so, sono egoista. Ti rubo la scena. Tu hai rinunciato a tantissime cose, hai sofferto per molto tempo come me, ora ti godi la vita. E quando le cose vanno male, vorresti aver un momento tuo per dir al mondo quanto stai male.

Io non ti offro questo spazio. Perché devo prendermi sulle spalle mie tutto il male del mondo. Sai, è il mio senso di colpa. Oh, dovresti veder che bel senso di colpa ho! Ti soffoco piano piano col mio senso di colpa.

Le persone che stanno male non sono facili da gestire. Abbiamo fame di attenzioni, di carezze, di ” oh, poverino!”.  E tu? Paziente lasci che io metta in scena la mia eterna, ridicola, pagliacciata. Mia sorella ti fa i sempre i complimenti: ” Come fai a sopportarlo”, ti chiede, “Non lo so”, rispondi.

Già. come fai a sopportarmi?

8

Sono stanco. Tutto qui. Questa cosa chiamata vita mi fa ubriacare di gioia e rivoluzione e poi mi abbandona in un vicolo buio. Devi solo aver la fortuna di trovarmi nel momento giusto, nel giorno giusto. Tutto qui. E non lasciarti portare via la scena da me. Pretendi di stare male, di non aver risposte, prendimi a schiaffi se vuoi. Noterai che anche in quel momento, così tuo e intimo, non sei tu la protagonista. Nemmeno la tua tristezza ti appartiene, perché ormai è legata alla mia.

Si tengono mano nella mano, camminano su gambe incerte lunga questa strada che ci vede unici viaggiatori.

Magari se tu davvero potessi capire la mia noia  e la mia rabbia, e io fossi in grado di comprendere il tuo entusiasmo e le tue paure così concrete e reali, potremmo dire che stiamo facendo un buon lavoro.

Lo stiamo facendo? Sei tu quella che ha la famiglia unita da sempre. Mia sorella fa collezione di amori sbagliati, mio padre si è risposato, ma è tornato a vivere da solo. Non ce la fa a sopportare un’altra moglie. Una, per una volta, va bene.  Poi diventa masochismo.

Comunque, come vedi, non avevo nulla da dirti di importante o interessante. Sono i pensieri inutili di uno che non ha ancora imparato a vivere. Forse non ci riuscirò mai. Tu fammi solo un piacere. Uno solo. Promettimi che non ti farai rovinare la vita da me. Solo questo ti chiedo.

Quando sarà troppo dura, lasciami. Mia sorella sarà contenta di ospitarmi. No, per nulla, ma da sola non ci sa stare. Piuttosto un delinquente, ma un uomo in casa deve averlo.

9

Ora che ti ho detto queste cose, sai una cosa? Non sto meglio, Però mi sembra di non stare nemmeno peggio. E quando ti trovi in quella mediocrità positiva, in quel non essere nulla ma un nulla dolce e sostenibile.

Sai come sto? #stosereno.

Annunci

La ripresa

14 Nov

“Oh, ciao Carlo! Prego, entra! Scusa il disordine, ma sai.. Mia sorella, Angela, è tornata a casa nostra. Papà ormai.. Vabbuò ! Siediti, e dimmi” Don Paolo accompagna l’ospite verso un traballante tavolino, posto al centro di un modesto soggiorno arredato con gli avanzi di magazzino dell’Ikea

“Grazie Paolo”  Mormora l’uomo mentre si siede sulla scomoda sedia in paglia. Temendo di perdere l’equilibrio, Carlo si tiene ben saldo alle gambe del tavolo.

“Come stai? Anna? Tuo figlio? Tutto a posto?” Il prete chiede più per cortesia che vero interesse nei confronti del suo ospite.   Sa benissimo che costui non se la passa bene, ma non può nemmeno tagliare del tutto i rapporti con lui.

La parrocchia che gestisce è messa male: tanti sacrifici e pochissimi miracoli.

“Si, si, tutto bene..Ascolta, ho portato un nuovo catalogo!” L’uomo estrae da una borsa di cuoio un disordinatissimo catalogo di foto, contenuto a fatica all’interno di una cartelletta giallo canarino .

“Cosa sono, Carlo?”Domanda il prete, lasciando trapelare un tono di voce leggermente infastidito

“Come cosa sono?” Carlo abbozza un sorriso imbarazzato e colla mano sinistra si accarezza veloce e nervoso la testa pelata

“Cioè: ho capito cosa sono. Ma che me ne faccio?” Don Paolo, colla mano destra, sfiora leggermente la cartelletta gialla, come se volesse spingerla verso il proprietario,

” Come sarebbe ” cosa me ne faccio”? Sono bambini! Per il sacrificio di Natale! Si, si, ultimamente le cose non sono andate benissimo, ma ti ricordi quanti ottimi affari abbiamo fatto noi due? Oh, ma cazzo! Te li sei scordati?” Carlo alza un po’ la voce, controllando a malapena rabbia e delusione

“Affari? Ma come osi ridimensionare il tutto a un vile affare? Io devo sacrificare sull’altare  sette bambini. Non uno di più, non uno d meno.  Lui ce l’ha ordinato, non ricordi? Pensi che mentre col pugnale spacco il cuore di un bimbo, io mi metta a pensare ai soldi? Io..”

“Ai soldi, forse no. Però ai miracoli, alla Ripresa, eh.. A quella ci pensate! Io, tanto per far un giro, sono andato alla chiesa che si trova vicino a Viale Vittorio Emmanuele, zona Piazza Libertà, insomma, tanto per caso non è vero! Quella è una bella zona, come sai, mia moglie dice che altri rappresentanti, tra cui due miei colleghi- peraltro i più stronzi e incapaci- si sono trasferiti lì.  Bel quartiere residenziale e poi c’è anche il seminario. Vogliamo iscrivere Marco alle prossime liste per nuovi preti.  Non fate una brutta vita, tutto sommato e poi… Vabbè, ma mi sto disperdendo! Ti voglio solo dire che domenica, alla messa, c’erano tanti tuoi fedeli. Tu invece non sei messo proprio bene, no?Pochi miracoli. La gente si chiede che razza di prete sei, se Lui non ti ascolta e non premia le tue povere pecorelle.  La crisi doveva finire, no? Lui ce l’aveva promesso: un mondo nuovo, libero, senza pensieri e problemi. Basta che mi facciate di tanto in tanto un piccolo sacrificio? Non è così? non è andata così?” Carlo decide che la sedia è troppo scomoda, per cui si alza di botto e comincia a passeggiare nervosamente per la stanza

“Tu vieni a vendermi queste vittime sacrificali, sapendo che la nostra parrocchia versa in cattive condizioni?Che ti aspetti? Di essere ricoperto da monete d’oro? Temo di darti una cattiva notizia: non le tengo. Ormai è tardi. Sai una cosa? Mi fa sempre male il braccio destro. A furia di pugnalare, che tanto per essere chiari: mica è come tagliare il burro! No. Costa fatica assai. Assai. I bambini strillano, si muovono, ma Lui vuole così. Abbiamo scoperto un dio scapolo, che ti aiuta e consola, ma vuole sangue. Ti pare che sia stata una buona scoperta? Si, ci ha promesso un mondo migliore e mi sembra stia mantenendo la promessa, ma io sono stanco. Mi fa male il braccio e nelle orecchie ho costantemente l’urlo di queste creature. Le tue creature, che vai a prendere dagli amici tuoi: zingarelli, figli di sottoproletari, , mondezza umana. E a Lui mica sta bene. Dice che è sangue difettoso, sono gli scarti della sua fabbrica. La chiesa che mi citi, quella parrocchia, quel quartiere, è di gente per bene. Ricca, che può permettersi di avere un figlio da sacrificare per Natale o per qualche messa speciale.  Lui li premia rendendoli più ricchi, potenti e felici. Don Alberto ha due aiutanti, lo sai? Drogano i bambini. Quelli non urlano, non si dimenano, dormono. Boh, si vede che Lui ha anche un grande cuore. Non gli garbano i macellai dei quartieri popolari. Pochi miracoli, vero. Uno ha ritrovato il gatto scomparso, un altro ha vinto mille euro al gratta e vinci, robe minime. Piccole. Come sono le nostre vite, forse questo particolare, Lui non si è ricordato di specificarlo! La ripresa! Mo non ci sono più guerre, nemmeno troppa povertà. Ma i primi sono sempre i primi: coccolati, privilegiati, sempre più belli. Già. Belli, sani, tutte cose. Noi tiriamo a campare. Non stiamo malissimo, ma nemmeno bene. E io col braccio che mi fa male, le orecchie che si spaccano, qui. In prima fila. A far ” affari” con un povero cristo incapace e testardo come te. Il tuo lavoro è tra i più pagati, forse Il Più Pagato. C’è stato un boom, no? Agenzie spuntate come funghi dopo la pioggia. Tutti eleganti, sorridenti, efficaci.  I disoccupati si sono messi a far figli e a venderveli, voi li comprate e li rivendete, aumentando il doppio o il triplo il prezzo originale. Noi facciamo il lavoro e Lui è contento. Tutto qui. Tu, però, non sei in grado di far bene questo lavoro. Lo sanno tutti. Tua moglie mi ha chiesto un prestito, lo sai? Due giorni fa è venuta qui. Donna scontata e banale, pensa voleva concedersi a me. Come se per un prete il sesso fosse tutto. Non m’importa nulla del sesso, dei vostri problemi di piccoli borghesi inguaiati! Nulla! Vorrei solo non aver più quel dolore continuo al braccio destro e non sentire le urla di quei poveri bambini. Questo.

Forse le cose a me vanno male perchè non posso più accettare questo macello. I suoi ordini così brutali e assurdi.  E tu? Non sei capace di far affari, che forse è anche peggio. Visto che tutto è un affare. Anzi: un buon affare. Mo i tuoi concorrenti fanno sconti, ti regalano home theatre e smartphone nuovi, crociere, tanta roba. Tu che mi offri. Vediamo ste foto! Ecco, mamma mia, ma guarda un po’ ! Lo storpio zingarello, preso alla stazione o venduto dai soliti zingari che ti fregano sempre! Questo altro! Si vede che è malaticcio, avrà la leucemia! L’hai preso alle Vele, vero?Anche questo ti sarà costato e non vale niente!  Jamme ja!!”  Don Paolo, spazientito, getta le foto giù dal tavolo.

Carlo, umiliato e sul punto di esplodere in un poco virile pianto, si inginocchia e raccoglie, con calma e dignità, le sue foto

“Mi venderà Marco. Dice che ce lo pagano bene. Sai, è un ragazzino vispo. Gioca a pallone, ama scrivere piccoli racconti d’avventura. Ride. Ha una bella risata mio figlio. Pura, cristallina. Lui è figlio della Ripresa. Ha dieci anni, proprio quando è cominciato tutto. Vivevamo male. Tanti debiti, casini. Poi il mondo colle sue guerre e terrorismo. Io ho pianto di gioia, quando Dio è apparso a tutti noi. Certo, apparire nel bel mezzo di una puntata di Uomini e Donne, insomma.. Però è anche vero che ha incenerito gran parte dei partecipanti. Comunque le sue parole, i suoi ordini, mica ci sono sembrati assurdi.

Per niente.  Anna lavorava in una di quelle aziende che vende contratti delle aziende elettriche. Part time. Al telefono. Prendeva sulle cinquecento euro fisse più provvigione. Tre contratti 15 euro in più in busta paga. Io.. Hai ragione te! Sono un incapace. Volevo scrivere, come tutti. Non ho fatto nulla di buono. Nulla. Solo questo bambino.  E lei vuole venderlo, perché così possiamo lasciare la nostra casa a Novoli, Quella nuova potrebbe diventare un bed and breakfast, per i pellegrini o i giovani che studiano alla Santa Inquisizione. Dice: ” così ci sistemiamo” Non è vero che vuol far studiare mio figlio. Sono io che vorrei iscriverlo entro fine settimana al seminario. L’unica occasione per salvarlo

L’unica. Questi bimbi, mi farebbero guadagnare la cifra giusta per l’iscrizione. Io ti chie..”

Carlo non finisce la frase. Il pianto trattenuto a stento prende il sopravvento sulle sue sciocche idee di virilità e forza.

Rimane in piedi, al centro del salotto. La cartelletta che esplode per le troppo foto, tenuta stretta. come se fosse una bambina appena nata.

” Dici la verità?” Mormora Don Paolo.

Subito si pente di quella domanda: l’uomo è scosso da forti singhiozzi e lo conosce da molto tempo. Non ha fortuna nel suo lavoro perché troppo sensibile, incapace di mentire, di barare sui prezzi e la qualità del prodotto.

Il prete abbraccia, con timidezza e un certo imbarazzo, l’uomo .  Stanno fermi per un po’ in quel abbraccio. Nell’era della Ripresa, loro sono stati tagliati fuori

“Senti, e che ti devo dire? Va bene. Li compro.” Dice il prete. Cerca di accompagnare la frase con un bel sorriso, ma non ha più forza e voglia per sorridere. Pensa solo che quel macello, quella mattanza , potrà essere utile per la vita del figlio del suo amico

“Grazie!” Carlo sussurra il ringraziamento sorridendo e piangendo. Ora sono tornati due maschi che si guardano a distanza, fingendo di non essersi mai abbracciati.

“Ora vai! Prima che io possa ripensarci e cambiare idea!” Don Paolo ostenta una posa da guappo, ma gli viene male. Sia nel tono della voce che nella impostazione del corpo.

Carlo ride, aggiunge altre parole a caso, come ha sempre fatto nella sua vita, e poi si volta verso l’uscita dalla casa del prete.

Don Paolo mentre accompagna l’amico verso la sortie della sua maison,  esagera in pacche sulla spalla del povero Carlo.

Poi con immensa gioia chiude la porta in faccia a quel suo amico tanto caro, ma sempre inguaiato e incapace di evitare problemi, che poi finiscono regolarmente a cadere sulle spalle sue. Che saranno pure belle ( intendo le spalle  nda) ma forti non lo sono e non lo saranno mai.

“Sono un uomo perennemente indolenzito! Proprio come questo dannato braccio destro, che..” Don Paolo interrompe i suoi soliti pensieri carichi di vittimismo, esterrefatto per l’improvviso e intenso stupore dell’avvenimento. Tanta è  forte la sorpresa, che deve sedersi e respirare profondamente. Spaventato e felice allo stesso tempo

Il braccio non gli fa più male.