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Nel mirino

8 Feb

L’uomo fuma una sigaretta , osservando la città dalla finestra del suo appartamento.

Le strade sono vuote.  Il vento fa mulinare stancamente nell’aria qualche foglio di giornale o altre cartacce, da lassù non riesce a distinguerli. Sui lati della strada una lunga file di automobili parcheggiate ormai da tanto tempo. Hanno quasi tutte finestrini rotti, ruote mancanti, l’ultima grandinata ha lasciato parecchi segni sulle carrozzerie.

I negozi non sono messi meglio. Le vetrine sfondate, la merce rubata, all’interno solo qualche manichino fatto a pezzi.

Lui ricorda di aver visto dei tipi far sesso con essi. Il pensiero lo diverte e accenna un sorriso.

Il primo caso di contaminazione si verificò proprio in quel modo: un uomo, nel reparto di indumenti intimi femminili, cominciò a strofinare il suo pene contro un manichino.

Il maniaco venne bloccato e trascinato via dagli addetti alla sicurezza. Non fu semplice calmarlo, poiché egli tentava in ogni modo di toccare quegli uomini cercando in modo ostinato e senza controllo di aver un rapporto con essi.

Fu un tal casino che un lavoratore del centro commerciale dovette chiamare la polizia.

I piedipiatti giunsero poco dopo la chiamata per prelevare l’uomo.  La richiesta d’aiuto non venne classificata come particolarmente pericolosa

Per questo, sul posto, arrivarono solo due poliziotti.

Un grosso, grossissimo, stramaledetto, errore.

L’uomo in escandescenza era un tipo normale, anzi si potrebbe ben dire mingherlino. Eppure gli addetti alla sicurezza, uomini che erano il doppio di costui, a stento lo tenevano fermo.

Uno dei poliziotti si avvicinò al maniaco, la sua intenzione era semplicemente dar una mano ai colleghi.

Successe in un secondo: l’uomo rubò la pistola allo sbirro.  Un’impiegata sopravvissuta alla strage, disse alla stampa, di aver sentito i botti degli spari.

Infine  le urla delle colleghe che  tentavano di scappare da quel mostro

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“Era armato e si aggirava per il centro commerciale sparando. Aveva due pistole. Erano quelle di ordinanza dei due poliziotti ammazzati. La gente gridava, scappava, si spintonavano. Una mamma ha usato sua figlia come scudo. A un certo punto sono arrivati altri poliziotti. Ti dico: un casino! Quello veniva colpito ma non crepava. Diceva sempre la stessa frase. Vuoi sapere quale? Ok, te la dico: “Sono felice” Dio che fottuto maniaco! Poi lo hanno colpito alla testa. Solo allora è morto.”

Queste sono le parole di Titta Pisapia, un pensionato che passava le sue giornate nel centro commerciale.

Proprio con queste parole si apre il primo quaderno dedicato ai casi dei contaminati, scritti dall’uomo.

Egli ha l’abitudine di rileggerli ogni sera. Dopo una lunghissima giornata di lavoro passata a sparar in testa a qui folli. Da anni è un cecchino, l’unico e ultimo rimasto in città.

I giorni scorrono identici uno all’altro: egli si sveglia, fa colazione, prepara il fucile, spara, fuma una sigaretta, cena, legge i suoi “diari”. Non parla con nessuno, non ha amici, non ha una famiglia. Non più. Non ora

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“Voi non siete di qui, vero? Siete venuti per le vacanze?” Il tassista domanda alla giovane coppia di clienti a bordo del suo taxi.

“No, non siamo di qui. Ci siamo appena trasferiti. Amiamo moltissimo questa città. Ci venivamo spesso come turisti” La donna risponde osservando dal finestrino della macchina tutte quelle persone che camminano sugli ampi marciapiedi comunali.

“Si? Vi piace? Non lo so, forse un tempo. Ora è un tal troiaio. Proprio settimana scorsa due tizie ,sul mio taxi, a un certo punto hanno dato di matto. Si son spogliate e .. Mi scusi signora, non voglio apparire volgare. Non so, forse è una moda. Ogni tanto beccano uno o più maniaci, esibizionisti. Prima non era così.” Il tassista si rende conto che le sue parole hanno creato un’atmosfera pesante e imbarazzata, per spezzare quel silenzio pensa bene di alzare il volume della radio

“Buona mattinaaaaa!!! Signori e signore, dal vostro Mario Scarsi! Non potete sapere oggi quanto io sia felice! Sono felice! Sono felice! Sono felice! Sono felice! Sono…”Un suono acuto e fastidioso rompe i timpani del tassista e dei passeggeri.

“Ma che cazzo! Mi scusi signora per la parolaccia ma che aveva quel tizio?” Il tassista più che chiedere ai passeggeri, vuol comprendere cosa è accaduto allo speaker della radio.

“Un momento di goliardica pazzia?” Il passeggero taglia corto tenendo una mano sulla maniglia della portiera posteriore del taxi. Non vede l’ora di esser nella loro nuova casa. Certo anche quel viaggio in taxi è , a modo suo, sorprendente e rivelatore: quella città è nota per la fantasia dei suoi abitanti, le smargiassate dei suoi criminali, e una bellezza assoluta che toglie il respiro.

L’uomo per ora si è imbattuto nel “fantasista” di turno.

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La sveglia suona facendo scattare dal letto l’uomo.

Dorme troppo poco. Per risolvere il problema dovrebbe prendere dei sonniferi o qualche goccia di valium, però non se la sente. Quelle bestie la fuori sono scaltre . Potrebbero entrare nel suo condominio e far irruzione in casa sua. Per questo si accontenta di poche ora di riposo.

Un sonno mai tranquillo rovinato da continui incubi.

L’uomo si alza dal letto e si dirige verso la cucina. La testa gli rimbomba e ogni volta che digerisce sente un fortissimo bruciore allo stomaco.

Per colazione si concede una tazza di caffè. Dopo pochi sorsi getta il rimanente nel lavandino della cucina.

“E’ ora di cominciare a lavorare!” Dice ad alta voce.

Egli stiracchiandosi e sbadigliando rumorosamente si avvicina alla sedia davanti alla finestra che dà sulla strada sottostante. Prende i pezzi che formano il suo fucile e li monta con calma fischiettando una vecchia canzone che tanto amava quando le cose andavano bene.

L’uomo, come ultimo atto, appoggia l’arma sul cavalletto e avvicina l’occhio destro al mirino.

Aspetta. A volte ci vogliono ore, qualche volta passa anche un giorno senza che quelle bestie si facciano veder in giro. Egli lo sa prima o poi inquadrerà un viso nel mirino.

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“Oh, una giornata come quella di oggi mi auguro di non riviverla più! Domenico è in ritardo di tre settimane per la consegna del progetto alla Bianchi S.p.A.  oltretutto telefona gli avvocati della LiberaParola, vorrebbero rivedere alcuni punti del nuovo contratto! Giovanni ovviamente non c’è. E sai chi deve occuparsi di tutto questo?” Cinzia chiede a suo marito, nel frattempo giostra con sicurezza piatti, pentole, sughi.

“Fammi indovinare! A te?” Giovanni risponde sorridendo alla domanda della moglie

“Esatto! Sono stanca. In più questi di sopra sono tre notti che fanno le grandi orge! Evidentemente non hanno i problemi dei comuni mortali”

“D’altra parte sono gli stessi che andavano sul balcone ad urlare al mondo: “Sono felice!”Magari aveva ragione quel taxista, ricordi? Forse c’è in giro un virus.. Non so”

L’uomo prende il piatto di sua moglie e lo pone ad ella, affinché possa riempirlo di pasta al pesto di cavolo nero. Uno dei loro piatti preferiti

“Ah, già! Che tipi! Comunque non so come dirglielo, ma insomma.. Sono contenta per loro, ma io vorrei dormire!” Cinzia borbotta fingendosi scocciata per i vicini, mentre versa la pasta rimasta nel piatto del marito

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“Accidenti, che ore sono?” Giovanni si è reso conto di aver dormito per quasi tutto il pomeriggio.

Per la rabbia comincia ad urlare e tirarsi pugni alle gambe.

“Stupido! Stupido! Stupido!”L’uomo ripete ossessivamente questo insulto spostandosi nervosamente da una stanza all’altra.

Egli è sicuro che quelle belve scorrazzavano allegre e gioiose per la strada, nel frattempo lui dormiva.

Giovanni inspirando ed espirando rumorosamente torna a sedersi davanti alla finestra

Non è cambiato nulla: il solito silenzio, le macchine abbandonate e i negozi devastati

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Il bar alle 7,30 è sempre strapieno di persone. Difficile raggiungere la cassa e far lo scontrino per la propria colazione.

Cinzia tenta di farsi largo tra la folla, un po’ scusandosi e un po’ spintonando.

La donna raggiunge finalmente la cassa, sistema la sciarpa che penzola verso il lato sinistro e dice alla cassiera: “Buon giorno, se fosse possibile vorrei un cappuccino e una brioche ai frutti di bosco”

La ragazza digita velocemente alcuni tasti sulla cassa e poi informa la cliente del prezzo: ” due euro e venti centesimi”

Cinzia litiga un po’ col porta monete, poi estrae una moneta da due e una da venti. Le porge alla cassiera.

“Ecco tenga le monete so che fan sempre piacere riceverle. A noi danno fastidio per voi sono utili” La donna sorridendo si gira preparandosi a rientrare in quel calderone infernale composto da clienti vocianti e stipati uno contro l’altro come sardine

“Sono felice!” La ragazza alla cassa esclama a voce alta questo suo stato d’animo. Intorno a Cinzia, improvvisamente, cala il silenzio. Tutti gli avventori del bar fissano la ragazza

“Sono felice!” Grida un uomo anziano, intento a sbrodolarsi col cappuccino

“Sono felice!” Dice un giovanotto in tenuta da operaio edile, mentre legge il corriere dello sport

In poco tempo tutti dentro al locale cominciano a ripetere meccanicamente e con una gioia tanto trascinante quanto perversa, una sola e unica frase: “Sono felice!”

Cinzia spaventata esce dal bar correndo verso la fermata del tram che la porterà al lavoro.

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La giornata di oggi è andata persa.

Giovanni non riesce a star seduto e fermo deve muoversi, girare per il locale.

Va in quello che era il suo studio, dove passava le giornata a scrivere articoli per una rivista on line e altri per alcuni giornali locali. Prendeva poco o nulla, ma sia lui che Cinzia erano convinti di una cosa : avrebbe scritto un romanzo epocale.

Così non è stato.

L’uomo si siede sul divano di pelle rossa e comincia a sfogliare distrattamente i quaderni dedicati al contagio.

“In televisione stanno litigando. Un prete dice che gli ultimi casi sono da attribuirsi alla mancanza di valori spirituali, tipico di una società permissiva e senza dio. Un tizio che ci tiene tanto a mostrarsi alternativo e progressista ribatte che è la vittoria dei corpi desideranti e che il sesso non fa male a nessuno. Il conduttore cerca di portare la calma in studio, ma si capisce benissimo che quella rissa è stata voluta con tutte le forze da lui e i suoi autori. In ogni caso ci sono state violenze a sfondo sessuale, alcuni uomini morti d’infarto durante dei rapporti e alcune aggressioni da parte di individui esagitati ai danni di altri cittadini.

I nostri vicini di casa sono tra quelli che hanno combinato grossi casini. Una sera, dopo almeno un paio di giorni che non sentivamo la loro presenza, non nascondo che io e Cinzia fossimo felici di questa situazione, sono usciti dal loro appartamento ed hanno attaccato alcuni passanti usando un martello e un coltello da cucina. A fatica li hanno immobilizzati e portati via”

Dunque, l’amara verità: il primo caso di contagio è quello dei suoi vicini? Oppure il tipo nel centro commerciale? Giovanni è furente con sé stesso: non ha messo la data agli avvenimenti raccolti e scritti sui quaderni! A chi e cosa servono? A nulla! E poi a chi dovrebbero servire? Visto che non c’è altra anima viva, a parte lui.

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Il campanello di casa suona insistentemente, Giovanni si alza brontolando dal divano e va ad aprire. Un’espressione di sorpresa si stampa sul suo viso: Cinzia è tornata a casa due ore prima del solito

“Non c’era quasi nessuno in ufficio e sono giunte poche telefonate. Non capisco cosa stia succedendo, ma non mi piace” Dice la donna mentre si abbandona nell’abbraccio del marito

“Non ci capisco più nulla nemmeno io” Giovanni risponde accarezzando teneramente la testa di sua moglie.

Dopo cena accendono la tv e si fermano ad ascoltare le parole di un famoso medico e debunker che afferma serenamente : ” Troveremo una cura. La scienza sistemerà questo problema, ne sono certo. So che alcuni scienziati americani stanno lavorando a un rimedio per questa strana epidemia. Ci vorrà tempo purtroppo e lo dico sinceramente mi dispiace per il ritardo e gli errori che incontreremo prima di arrivare a una soluzione finale. Dico solo di non dar retta ai ciarlatani che popolano i social network e di stare in casa qualora non fosse strettamente necessario uscire. Non c’è nessuna fine del mondo, nessun dio arrabbiato e niente scie chimiche. Ripeto: troveremo la cura”

 

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“La cura non venne mai trovata. Gli scienziati lavorarono duramente per trovare una soluzione all’epidemia, ma fallirono miseramente.  Visto l’insuccesso di costoro, non fu difficile per un politicante di estrema destra scatenare l’ira contro scienziati e medici. Molti morirono linciati dalla folla.

L’unica soluzione possibile contro il contagio , si dimostrò solo una sparare alla testa”

L’ultimo quaderno finisce in questo modo.

Giovanni pensa che anche l’uso del passato remoto, ha un significato preciso: in quel momento tutte le speranze che nutriva per una salvezza collettiva erano crollate

L’uomo guarda se in qualche pagina ha scritto la data di quella sua ultima considerazione

Quando la trova il sangue si congela nelle vene: quindici anni fa.

Egli non si era assolutamente accorto di quanto tempo fosse passato: quanti giorni, mesi, anni, scivolati via senza lasciare traccia

Tutto quel periodo passato alla finestra sparando ai contagiati, a cosa è servito?

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Giovanni si sveglia di colpo. Un rumore forte e ritmico giunge dalla cucina. Oltre al frastuono fatto da qualcosa che batte violentemente sul pavimento, l’uomo sente distintamente anche ridere

L’uomo ,un po’ spaventato e un po’ addormentato, si trascina verso la cucina

Cinzia è seduta scomposta a gambe larghe sul pavimento, contro esso batte una pentola. Il viso una orrenda smorfia di folle gioia: “Sono felice! Sono felice!”

Giovanni urla ma le sue grida vengono sommerse dalla risata isterica della donna

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Lui ha perso tutto il giorno in cui sua moglie si è ammalata.

Per lunghi e pesanti giorni si è occupato di lei. Ha cercato di nasconderla alle squadre speciali della polizia e dell’esercito e da quelle dei volontari per la protezione della città

Tanta fatica sprecata per nulla. Un giorno, mentre lui le canticchiava la loro canzone preferita e lei legata al letto pareva si fosse calmata, entrarono degli uomini armati e le spararono. Giovanni rimase immobile col sangue di sua moglie sulla faccia.

 

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La sveglia suona riportando l’uomo nel suo desolato e solitario mondo.

Giovanni si alza va in bagno e poi in cucina. L’uomo prepara una tazza di caffè. Ode il ribollire dell’acqua nel bollitore. Giovanni versa nella sua tazza il caffè bollente.

L’uomo si appoggia colle spalle al muro in cucina. Gli piace perdersi dentro la sua apatia. Giovanni beve a brevi sorsate il caffè, mentre osserva la sua “postazione”.  Osserva il fucile, la scatola di munizioni. Le pallottole stanno finendo.  L’uomo pensa a cosa dovrebbe fare: o rischiare di cercare un’armeria in zona o usare quelle rimaste e poi….

“Chi se ne frega” Mormora tra sé.

Infine si va a sedere sulla sedia, e rimane immobile a fissare un punto imprecisato del vetro della finestra.

 

 

 

 

buio

5 Nov

Si vergogna sempre un po’. Non è facile spiegare alle persone che lui non “ha paura” del buio in senso astratto e infantile, non è tanto l’oscurità a terrorizzarlo, ma il fatto che il buio abbia come una coscienza propria. Una volontà di caccia, di fargli del male. A questo punto, ineluttabilmente, l’altra persona comincia a far  quella faccia. Quella di chi non comprende e ha paura di trovarsi in compagnia di un pazzo.

Un pazzo. D’altronde proprio per codesto problema è stato da un psichiatra. Non arrivando a risolvere nulla.  Gianni pensa spesso a quando tutto è cominciato. Lo ricorda bene. Benissimo.  Si trovava a casa dei nonni nel paese di Santa Luce,  in Toscana. Era un bambino come tanti. La scuola che lo tormentava, gli amichetti, i Goonies da vedere e rivedere con la mamma, che il babbo – autore di saggi scientifici- detestava profondamente. Insomma una normale infanzia di ginocchi sbucciati, fantasie e la sicurezza che babbo e mamma siano al mondo per difenderci. Sempre. Tutto era filato liscio, fino a quel giorno.

Era stanco morto. Tutto il giorno a correre, a scoprire quella parte d’Italia che vedeva sempre d’estate, perché il resto dell’anno lo passava a Lissone. Un noioso paese della provincia milanese. Sicché ogni giorno dai nonni era visto come un giorno in paradiso. Inventava sempre tante storie, aveva una grande fantasia, cosa che preoccupava un po’ il babbo, uomo razionale e di poco sentimento. Ma la mamma! Ah, la mamma! Era contentissima di suo figlio, delle sue storie, delle sue fantasie, e non “ balle”  come diceva sempre il marito. Lei non pensava affatto che fantasticare, sognare, avere una grande immaginazione, e un bambino che non scomparisse mai dal e nel cuore, fossero cose di cui vergognarsi. Non fosse per il figlio, forse lo avrebbe già lasciato quel suo marito così serio e senza un momento di sana stupidera.

Sua madre pensava così fino a quando….

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Le risate della nonna, del nonno, di sua madre. Una cena gustosissima, e tanto vino che era finito principalmente a farsi un giro turistico per vene del babbo. Infatti, quanto rideva! Tantissimo. Così, appagato da una giornata a dir poco splendida, il bimbo andava a dormire.

“Buona notte amore mio, vuoi che tenga accesa la luce?” Gli chiese sua nonna.

“No” Rispose, dandosi il tono di un ometto adulto, il bambino.

“Non hai paura del buio?” Domandò l’anziana

“Ma no! Nonna, sono grande io!” Protestò Gianni.

Sua nonna così uscì dalla stanza e spense la luce.

E tutto cominciò

Sulle prime non se ne accorse, non era la prima volta che faticava ad addormentarsi. Si ricordò che, su insistenza del padre, lo portarono da un dottore per comprendere il suo problema. Niente. Non aveva niente.

Così pensò che era una delle sue “soliti notti”, di solito appena capitava, lui si metteva a fantasticare su mondi lontani, sugli eroi dei suoi fumetti preferiti. Solo che…

Cosa c’era nel buio?  Forse se lo era solo immaginato, ma gli era parso di averlo avvertito. Un leggero movimento, un sospiro, uno scricchiolio? O forse tutte e tre le cose insieme? Spalancò gli occhi per poter vedere, ma era impossibile. Era come se fosse diventato, improvvisamente, cieco.  Girò la testa a destra e a mancina, ma nulla . Non vedeva nulla. Però sentiva. Ma cosa?

Si alzò di scatto dal letto per andar ad accendere la luce, l’interruttore doveva esser lì, vicino al letto, si buttò con il cuore in gola e un vuoto feroce, devastante, che gli squarciava lo stomaco, come per dar via libera al più grande urlo di terrore che un bambino potesse mai emettere. Fu proprio quando toccò il pavimento che si accorse di cosa stava capitando.

Il pavimento sembrava bagnato, ma in modo strano. Come se fosse un impasto di sabbia e acqua. “Se mi muovo sprofondo” Pensò Gianni.

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“La voce della mamma!”, pensò il bambino. La sentiva in corridoio, ridacchiava, e anche i nonni. Tutti. Tranne suo padre, che aveva un tono..Non riusciva a capirlo, ma era come canzonatorio, deridente. ” MAMMA!!!” urlava nella sua mente, ma il grido gli moriva nella gola, trattenuto. Mentre dal pavimento il buio si alzava lentamente, in piccolissimi e fragili fili, che lo legavano e lo trascinavano verso il basso. Stava annegando, inghiottito dalle tenebre.

Poi la paura lo fece agire, cercò di divincolarsi, di spezzare quei fili.  Ma ogni sforzo pareva vano, piano piano quelli che prima erano dei sottili fili, si stavano trasformando in altro:  in tentacoli.

Ricorda, oggi uomo adulto e vaccinato, di come si concluse quella notte. La mamma entrò in camera sua, disse attirata dalle sue urla di bimbo spaventato, e con lei, nella camera, arrivò anche la luce. La sua salvezza.

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Fu la prima notte di un lungo periodo. Il terrore per il buio non era nulla in confronto a veder i suoi genitori, nonni, amici, guardarlo come fosse un pazzo scatenato. Così andò per anni in terapia. Furono anni terribili, sua madre stessa era cambiata. Non amava più ascoltar le storie del figlio, e a lungo andare il rapporto con il marito ne soffrì.  Tanto da portare Gianni a ritenersi colpevole di quella rottura. Lui e le sue storie.  Il leggero movimento, il sospiro, lo scricchiolio. O tutte e tre le cose insieme.Il lungo match che vedeva sua madre incline a farlo dormire con la luce accesa e il padre deciso a “salvare il figliolo”, si risolse il giorno in cui l’uomo abbandonò moglie e figlio. Prendendo al volo l’occasione di un lavoro in America. Rimasti soli i due vissero in una simbiosi fatta di paura, voglia di protezione, amore profondo ed escludente ogni rapporto con gli altri.

Gianni potette dormire con la luce accesa. Per un po’ la paura del buio venne allontanata.

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Ma la vita viene a cercarti, nonostante tutte le protezioni che tua madre, per un senso di amore infinito e malato, possa inventare. Puoi  costruire tante campane di vetro, cambiare serrature, sprangare porte e finestre, ma essa, indifferente a tutto e a tutti, arriva sempre a prenderti e a portarti con sé.

Così venne anche per Gianni: si chiamava Lea.  Lui aveva passato l’adolescenza nascosto, chiuso nel mondo delle formule matematiche, nella perfezione dei numeri, della geometria. L’abitudine, fidata amica degli uomini alla deriva, lo aveva salvato diverse volte.

E non solo in senso metaforico.  Una notte, per esempio, la lampadina della stanza si fulminò. In piena notte. Gianni, allora poco più che tredicenne, trattenne il fiato coprendosi con le coperte fino al naso. Fissando, paralizzato e cosciente, quel terribile buio, quella oscurità. Per un po’ non successe nulla. Non saprebbe dirvi per quanto tempo, diciamo un po’. L’attesa gli bucava lo stomaco, irrigidiva le gambe, stuzzicava la vescica.

Poi si fece vivo. Un leggero movimento, un sospiro, uno scricchiolio, oppure tutte e tre insieme. D’istinto si tirò su le coperte fino alla testa, trattenendo fiato, urla, paura, piscio. Avvertiva qualcosa che si muoveva, ma leggermente. Di millimetri in millimetri, con calma. Come se sapesse che tanto nessuno li avrebbe disturbati. Come se godesse nel gustarsi la paura del ragazzino.

“Sto galleggiando” Penso Gianni. Il letto, effettivamente, era come se fosse una barca in pieno oceano. Dapprima piano e quasi impercettibilmente, infine con maggior vigore, il letto si muoveva come se ci fossero delle onde. Il Buio lo stava sballottando da una parte all’altra della stanza. Che improvvisamente non c’era più. Via le pareti, la porta, chi l’avrebbe sentito urlare? Gianni si manteneva con forza aggrappato al letto, attento a non cadere sotto. Sentiva che l’oscurità voleva questo da lui. Che cascasse. Per divorarlo.

Il terrore aumentò quando il letto cominciò a girare velocemente su sé stesso, come se fosse finito in un gorgo. Sentiva la densità appiccicosa, il sapore amarissimo, come se gli buttassero pece all’aranciata amara in gola. Vedeva il letto svanire nel buio, come le sue gambe, il pube, la pancia, lo stomaco.

Poi urlò e sua madre arrivò ad accendere la luce.

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Quando la vita arrivò a trovarlo e gli presentò Lea, gli parve di tornare a rivivere. Per un po’ scordò le lampadine, le torce elettriche, la sua lunghissima battaglia contro il buio. Contro la fame delle tenebre. Sua madre non la prese bene, lei si era abituata a sacrificarsi per salvare il figliolo e ora? Così, Gianni, conobbe anche il dolore di lunghi  e feroci litigi con l’unica persona che le era rimasta di fianco. L’amore e una vita però non aspettano. E non è nemmeno educato far aspettare loro.

Con Lea cominciò una nuova vita. Andavano in giro per musei, al teatro, passavano travolgenti week end di passione. Dapprima lui insistette per dormire con la luce accesa. Temeva che lei lo deridesse, ma non capitò mai. Era divertita da questa cosa, ma lo amava tanto. Così che una notte si addormentarono insieme, abbracciati, nel buio. Gianni, terrorizzato, aspettava che si palesasse l’orrore. E invece..Non la paura, ma l’amore per quella donna venne a far compagnia ai suoi pensieri. E così sconfisse il buio, lasciò sua madre a gestire una solitudine cattiva e figlia del peggior amore malato, cominciò a vivere.

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Fino ad oggi.

Per festeggiare il loro anniversario, ormai sono passati dieci anni, hanno deciso di andar in vacanza in montagna. Il paese, mai sentito nominare da Gianni e pressoché introvabile sulle cartine, era un piccolo villaggio dalle parti della Val di Fassa. Lei gli parla sempre molto bene di Vigo, Pozza, Moena, Canazei. Ama la montagna lei. Lui scherzando dice che più che una donna, potrebbe esser un folletto, per il suo viso che rammenta un po’ vagamente codeste creature. Lei ride, ma gli occhi sono seri. Ironia e autoironia al femminile.

Lui lavora come responsabile dell’amministrazione di una importante ditta milanese. Lei è una restauratrice. Vivono una vita tranquilla, fatta di piccole e durature cose.  Il quotidiano che non diventa mai noia. L’amore insomma. Gianni pensa che durerà per sempre. Purtroppo è il “per sempre” che non la pensa così.

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“La casa è questa Da qui può vedere anche il paese sottostante. Ci è mai stato?” Chiede la padrona di casa a Gianni. Ma l’uomo non ascolta. “Ascolta, devo dirti qualcosa..”  La voce di Lea, rimbomba ovattata e appiattita nella testa e nel cuore.

“Come?”Domanda l’uomo sopra pensiero

“Niente, ma la signorina arriverà?”

“Si, si. Oggi non poteva esserci, domani..” “Non so cosa sia successo. Non sei tu. Sono io”

Gianni rimane da solo in casa.  Quando si reca a dormire non spegne la luce.

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La padrona ha brontolato un po’ perché l’affitto da due persone è diventato di uno, ma ha compreso la situazione. Gianni fa lunghe camminate in montagna, si sente vivere nella natura, ma il dolore è sempre lì. Lei non c’è più. Se ne è andata via. Senza una vera ragione. Lui si tormenta nella ricerca di una verità, ma che può fare? A volte sente sua madre ridere: ” Sarai mio, sempre!” Freddi brividi percorrono come corrente elettrica la sua spina dorsale.

A casa ha poco da fare: legge, gioca a solitario, guarda dalla finestra. Tutto scorre tranquillo fino a quando…

Il buio si avvicina. Lentamente. La prima volta si prende, con calma e gusto, le cime della montagna, poi il bosco, poi la strada e le gallerie e comincia a scendere.

Sta venendo da lui.

Gianni sente la paura che si stiracchia, sbadiglia, e si risveglia nel suo cuore. Ora lo sa: è solo. Non c’è la mamma, non c’è Lea. Il buio aspettava solo questo.

“Ma ho la luce! Le lampadine! Non può prendermi” Ride isterico l’uomo, osservando l’avanzata placida delle tenebre. Sente anche la risata soffocata dell’oscurità. Una cosa maligna, senza tempo, una cosa antica. Una cosa che è la madre degli Antichi. Il terrore puro.

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Potrebbe scappare si dice una mattina. Il buio sta arrivando per lui, ma lui può scappare. Dove però? Lo verrebbe a cercare. Lo sta braccando da così tanto tempo.

Certo, però, prendi la macchina! Ora! Gianni si precipita nel cortiletto della casa, dove tiene la sua automobile. Non c’è. Dove è finita?

“Ma lei è venuto in treno! Non ricorda?” Domanda sbalordita la sua padrona di casa.

“Ma no! Ma no! Ero in auto!”

“Per niente, le dico! Non rammenta che è venuto mio figlio a prenderla alla stazione di Trento?”

Immagini confuse si agitano nella testa di Gianni. Lui in macchina, lui al volante, lui  su un treno, lui e la paura della galleria dove tutto è buio. Il leggero movimento, un sospiro, lo scricchiolio. O tutte e tre le cose insieme.

“Io..”Comincia a mormorare stravolto, assente

“Senta, si riposi questi due giorni. Poi torni a casa e cerchi aiuto, ne ha bisogno. Perché urla di notte dalla finestra? E chi ospita con sé la notte? Mi hanno detto che si sentono dei rumori…” Ma Gianni è già in strada, diretto verso la casa che ha preso in affitto

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Ormai il buio si è preso anche il paese. Casa per casa, via per via, lui ha tentato di avvisarli, ma nessuno lo ascolta. Nessuno. Lui,dietro i vetri lo vede avanzare. Eccolo è lì fuori. Attende e si diverte, l’oscurità. La paura, il terrore della preda, è l’energia che la tiene in vita da millenni. Da prima che gli uomini inventassero il fuoco  e la corrente elettrica, per tenerla lontana. Possono farlo, possono tenerla lontana. Ma il buio arriverà sempre. E prima o poi vi ingoierà.

Gianni, tremando, apre la finestra e allunga timidamente la mano fuori. Eccolo! Ora lo sta toccando. Una materia sabbiosa, gelatinosa, liquida e solida, allo stesso tempo, e quell’odore acido, pungente. L’odore della paura, che da millenni mangia insieme alle persone che riesce a imprigionare. Piano piano un tentacolo buio e implacabile avvolge il braccio, la spalla, poi….

L’uomo chiude con violenza la finestra, spezzando il tentacolo. Sente l’urlo del buio. La rabbia della notte e ride!

“Vaffanculo, figlio di puttana! “Ride l’uomo sentendosi forte e vincente

Il buio si ritira, sconfitto. Lui, Gianni, ha vinto.

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Il miglior giorno della sua vita. Beato, contento, felice. Ha vinto la sua battaglia. Gira in montagna, va a Trento, si diverte. Ormai non ha più paura.

La sera si prende una pizza e la mangia con gusto, guardando la tv.

Toc! Toc! Un lieve movimento, un sospiro, uno scricchiolio. Fuori dalla finestra. Ma è ancora chiaro, cosa sta succedendo? Gianni si alza e in punta di piedi si avvicina alla finestra. Chi bussa? Solo che una volta vicino, si accorge che non sta bussando nessuno. Sono gocce. Piccole, delicate, gocce d’oscurità. Filtrano dalle fessure della persiana chiusa.

No. Solo questo riesce a pensare. Irrigidito, teso, con un senso di liquido caldo che scivola giù per i pantaloni. ” Ti sei pisciato addosso”  la voce del padre.

Le gocce ora hanno preso maggior forza: il mar di tenebre sta filtrando dentro casa. con sempre maggior impeto. Gli bagna e avvolge le scarpe, poi le caviglie, sale sulle gambe. Aumenta sempre di più, come acqua. Come il lago di Santa Luce, che tanto lo spaventava perché non sapeva cosa c’era sotto.  Si sente afferrare, piccoli e tenaci tentacoli, che lo trascinano verso l’abisso.

Un lieve movimento, un sospiro, uno scricchiolio. Il buio è vivo. E ha fame. Tanta fame.

 

La giornata

4 Dic

“Hanno rubato i fiori dalla tomba di Roberto” Borbotta stizzito l’uomo anziano,mentre si leva le scarpe e a fatica indossa le ciabatte .

“Cosa?” La voce della moglie gli giunge dalla cucina, dove – come al solito- è impegnata a cucinare piatti troppo complicati e pesanti per due pensionati . “ Due pensionati che si avviano tristemente al capolinea” Pensa l’uomo.

D’altro canto qualora non fosse in cucina sarebbe a scrivere quella dannata lettera. Da quanto tempo la sta scrivendo? Subito dopo la morte di Roberto.  E non ha ancora smesso!  Lei gli diceva: “voglio scrivere alla madre di quel ragazzo. Voglio parlarle e dividere il nostro dolore”

Dividere il nostro dolore? Ah, quindi loro figlio, ( il loro unico figlio avuto in tarda età ), sarebbe sulla stessa barca con quel criminale?La questione della lettera aveva spezzato definitivamente il loro rapporto. Stavano insieme,ma erano persi , naufraghi su isole troppo lontane tra di loro. In mezzo l’oceano di rabbia, dolore, tristezza, pianti, disperazione.

“Ho detto: “Hanno rubato quei cazzo di fiori! Quei cristo di una madonna di fiori dalla tomba di Roberto!” Cristo!” Rincara la dose l’uomo

“Non bestemmiare!” Lo rimprovera con un tono di voce stanco la donna. Si è affacciata sulla porta della cucina Il grembiule macchiato di sugo la fa sembrare una feroce serial killer,cosa ironica visto la sua predisposizione al perdono.

“Non bestemmiare?” Ripete l’uomo in tono di sfida. Non rimane che litigare. Oramai i loro rapporti vanno avanti solo su questa linea. Ogni scusa è buona  per una scenata, per un litigio e poi lo sa: lui scoppierà in pianti.

Ci voleva la tua morte Roberto, ci voleva quella per farmi piangere.

“Sai che mi dà fastidio. Non capisco che bisogno ci sia….”

“Porcodio! Ti va bene così? Stai male così? Eh! Ti dico: “Hanno rubato i fiori dalla tomba di nostro figlio!” Nostro figlio, cazzo! E tu ? Sei preoccupata per la bestemmia! Il tuo dio del cazzo mi ha tolto il figlio. Il tuo….( sente che gli manca il fiato e si ferma due secondi. La donna è ritornata ai fornelli. Ormai fa sempre così: lui va avanti a sacramentare,poi si calma. ), nostro figlio- nostro- ce l’ha portato via. E ora un…Non so nemmeno come definirlo porta via i fiori dalla sua tomba.  Per fare cosa? Dove li mette? Ho fatto il giro del cimitero. Niente. Eppure deve essere quello…  Sai, quel terrone vicino alla nostra tomba.” Orlando ha bisogno di trovare un nemico,da sempre. Non va avanti se non dovesse aver qualcuno da maledire,sarebbe un uomo finito. Il problema è che sbaglia sempre l’obiettivo. Si fida di tre o quattro pregiudizi e così vive.  A essere sinceri quando aveva conosciuto  Sara era cambiato. L’amore ci migliora. Non ci sono storie, niente balle signori! Lei , come spesso fanno le donne, lo aveva migliorato. La nascita del figlio sembrava il culmine di tanta felicità. Fino a quando non l’avevano ammazzato. Aveva 18 anni.

“Ma se hai detto che non hai trovato i fiori su nessuna tomba, perché devi dar la colpa al signor Esposito? Povero ha perso la moglie e la sorella in quel incidente.” Lo rimprovera la moglie. A lui non infastidisce il rimprovero,ma il tono di voce di lei: neutro,distante,come se parlasse con un bimbo idiota o una persona sconosciuta.

“Chi è stato? Dicono che vi sia una banda di zingari…”

“No, ci mancano solo gli zingari ora!”La donna lo osserva dalla cucina mentre sistema i piatti . Lui è fermo immobile nella semioscurità del corridoio.

“Bè,ma allora chi se li prende quei fiori? Sono i miei fiori, Sono per mio figlio. Perché non mi lasciano mettere i fiori per mio figlio?” L’uomo sente che sta arrivando il pianto. Lui  piange sempre. Sua moglie mai. Non aveva pianto quando l’avevano informata della morte di Roberto, non aveva pianto al funerale, né dopo.  Lei voleva scrivere quella lettera. Voleva conoscere quel ragazzo.

Lui voleva solo ucciderlo. Per anni la vendetta era stato il centro del suo pensiero. Solo quella. Talora sua moglie gli parlava,ma lui non ascoltava: stava torturando quel farabutto. Un padre, un uomo vero farebbe così. Lo voleva uccidere lentamente, che gridasse, che urlasse, che piangesse. A pezzi. Uno a settimana.

Non aveva fatto nulla. Era  rimasto a guardare la giustizia in azione. Era rimasto con pochi anni di galera, un carcere minorile e poi …

“Vieni a tavola, è pronto” Dice la donna.

Così pranzano evitando accuratamente di guardarsi. No, non è vero quello che vi scrivo. Perché, ora che noto bene, la donna lancia delle occhiate veloci al suo marito. Occhi supplicanti, dolci, desiderosi di dialogo. Cosa impedisce che questo avvenga? Nulla, e tutto.

Lui non parla altro che di vendetta prima. Poi ha smesso. La sua giornata è organizzata sempre alla stessa maniera: 1) mattina al cimitero, 2) la panchina ai vecchi giardini,3) tentativo di parlare con il giudice per riaprire il processo, 4) cena. In rabbioso silenzio, 5) andare a letto il prima possibile.

Lei rimane sola in soggiorno. Scrive quella lettera e poi la butta. Troppe cose da dire, nessuna voce per esplicarle.

“Andrò a prenderli di nuovo. La terza volta,cazzo.” Si lamenta, parlando con la bocca piena, l’uomo.

“Certo amore” Dice lei distrattamente.  Pensa che vorrebbe parlare di altro, vorrebbe tornare a quei tempi quando per ore e ore e ore parlavano di tutto.  Ma come fai ? Il tempo non torna.

“Almeno i fiori. Non sono stato un buon padre per lui. Non sono stato nemmeno capace di vendicarlo!” Il pungo che tira sul tavolo fa sussultare la bottiglia di vino e i bicchieri.

“Ancora! Ma cosa avresti risolto? Cosa avresti ottenuto?Il carcere e niente altro. La vendetta è una cosa stupida! Stupida ! La vuoi…”

“Ah, certo! Perdoniamo! Ma si: hai ucciso mio figlio? Bene! Ti perdono! Sicuramente meriti di vivere e di rimediare a quanto fatto! Che povero! Ma che povero ragazzo! Non è colpa tua. Ti annoiavi,no? E allora perché non tirare un pugno in faccia al primo che vedi passare sulla tua strada? Perché non farlo?”

“Non stavo…” La donna cerca di far valere il suo pensiero,ma l’uomo è furioso. Non vuole che lei finisca il discorso,

“Ma no! Niente vendetta! Scriviamo una cazzo di lettera alla madre,porcodio! Facciamolo! Io quello stronzo lo voglio vedere morto. E anche male! Sai perché? Lo vuoi sapere?”

“Mangiamo,ora…”

“Mangiamo! Ora cosa? Io lo voglio vedere morto perché io amo Roberto. Io ho pianto la sua morte. Io. Tu l’hai fatto? Non mi pare.” Dice l’uomo alzandosi dalla sedia e andando in corridoio

La donna , in silenzio, continua a mangiare. Piangendo silenziosamente e cercando di finire il cibo nel  piatto.

 

2

Il giardino del quartiere cerca di mantenere una certa dignità. Forse rammenta i tempi andati,quando quel quartiere era popolato da indiani metropolitani, artisti,operai felici di vivere la rivoluzione, militanti di gruppi extraparlamentari. Poi sono arrivati i drogati, poi i clandestini, poi nessuno. Tranne quel vecchio.

Orlando sta per ore seduto sulla panchina. Oltre le siepi vede il poco traffico cittadino.  Talmente poco che possiamo ben dire che non ci sia assolutamente.  Chissà dove sono finiti tutti.

I pensieri viaggiano autonomamente nella sua  testa. Non sono pensati da lui, ma arrivano e lui ci si perde dentro.

Un rumore lo  distoglie dai suoi fiori , cosa è stato? Un cane. Un pincher, così si chiamano no?  Si muove insicuro, smarrito, correndo da una panchina all’altra, guaendo ,emettendo una sorta di pianto che spezza il cuore a chi lo dovesse sentire.

Il cane si ferma davanti a lui.

“Ti hanno abbandonato? Anche a te,vero? Pure a me è successa la stessa cosa. Il primo è stato mio figlio. Si chiamava Roberto. L’ho avuto tardi. Si perché mi sono sposato tardi e … Bè,avevo delle difficoltà ad avere i figli.  Lui è arrivato però.  Sai, avevo sognato di  fargli prendere il mio posto in ditta. Ma lui scriveva. Cosa cazzo scrivesse non l’ho mai capito. Mia moglie è quella che scrive. Io gli dicevo solo di non farsi troppi sogni: un lavoro, una donna, una casa. Come me e tua madre.  Lui aveva queste idee sul mondo. Non so: tipo… Sai? Non ha mai giocato a pallone . Mai. L’ho iscritto a una scuola di calcio,per farlo ..Come si dice? Socializzare. Ma lui non ne voleva sapere. Non che a me interessasse il pallone,ma tutti i ragazzini vogliono farlo, no? Tutti vogliono giocare a palla. No, lui no.

Stava ora in camera sua a sentire la musica e a scrivere.. Amava la storia e scriveva di quella. Delle battaglie e di come gli uomini anche sotto la guerra siano in grado di amare. Cose che gli ha messo in testa sua madre.  E insomma: non lo conoscevo. Mio figlio, io, l’ho conosciuto solo dopo. Quando me l’hanno portato via. A volte temo che nemmeno questo mi abbia mai dato qualcosa di mio figlio. Per te è possibile? Dico avere sto bambino  e poi giovane uomo, e poi uomo e poi morire: senza conoscersi?Non lo so. So solo che gli compro dei bellissimi fiori. E me li rubano. Ecco cosa so.

Tu sei stato abbandonato una volta sola: dai tuoi padroni.  Farabutti. Meglio così, meglio così per voi cani. Credimi.

Dopo sono arrivati i colleghi.  Qualche condoglianza e poi loro continuavano a vivere. Ridevano, sognavano,desideravano,e mi dimenticavano. 40 anni in quella ditta. Mi hanno messo in pensione, una stretta di mano veloce e stop. Non li vedo più. A volte penso anche a loro. Poi mi dico che mi hanno dimenticato e allora cosa cazzo li penso a fare? Dico :  “ 40 anni di vita in comune,quaranta! Sono amici miei!” Forse ho sopravvalutato l’amicizia.

Infine : mia moglie.  Non ha mai pianto sai? Mai. E scrive quella cazzo di lettera. Non vuole farsi consumare dall’odio, mi disse una volta. Proprio così. Usò proprio queste parole.

Fatto sta che mentre io andavo a controllare dove stava di casa quel figlio di puttana, lei passava il tempo in  chiesa a fare opere di bene per gli altri. Capisci per gli altri,non per me o per suo figlio. Poteva darmi una mano. Li avrei uccisi io e lei mi avrebbe aiutato a sbarazzarmi dei corpi. No! Opere di bene, siamo tutti umani, perdoniamo.

Dici che fa bene? E che cazzo ne sai? Sei un cane. Sei solo come me. Sai una cosa , amico? Ti auguro di venire investito al più presto. Te lo auguro davvero. Meglio, ascoltami è meglio così”

Il cane si allontana in preda al terrore e alla speranza di trovare i suoi padroni. L’uomo aspetta che arrivi l’ora della sua gita al palazzo di giustizia. Vuole rivedere ancora la faccia dell’avvocato della difesa,del giudice, di tutta  quella gente incapace di sistemare una volta per tutte i cattivi.

E i fiori? Chi cazzo gli ruba i suoi fiori?

 

3

La città da molto tempo è deserta. Ci sono macchine parcheggiate, saracinesche di negozi alzate,ma nessuno in giro.  Da molto tempo, da quando è morto Roberto,come se anche lei fosse rinchiusa in un lutto senza fine.

L’uomo attraversa queste strade , un tempo piene di chiasso e vita, diretto al grande palazzo di giustizia. Salendo i gradini sente il ginocchio sinistro scricchiolare sinistramente. La vecchiaia e troppi gradini saliti  e scesi, Per troppo tempo.

E’ vasto l’interno del palazzo. Vasto e bianco, immacolato.  Troppo bianco. Accecante, Infatti lui non vede nulla e corre a destra e a mancina nella speranza , sempre negata, di trovare qualcuno.

Vede delle ombre,sente i brusii ,ma lui si perde. Corre di qui, si trascina di là. Loro ci sono: avvocati,giudici, ci sono eccome! Ma non lo vedono e  lui non vede loro.

Vorrebbe parlare di Roberto, dei fiori, di sua moglie e anche di quel cane, quel cane trovato ai giardinetti. Perché non condannate l’infelicità? Perché non gli date l’ergastolo? Urla l’uomo,ma il suo urlo , diventando eco, si disperde all’interno del palazzo di giustizia

 

4)

 

Torna stanco. Vorrebbe dire alla moglie del cane. Cosa dovrebbe dirle? Nulla. Lei è in cucina  e parla al telefono.  Si, è disponibile per la cena in favore dei rifugiati politici. Certo, non mancherà. Come può mancare, lei?

La cena è pronta. Lei , quanto pare, ha già mangiato. Lui cenerà da solo. Una novità! Finalmente! Vorrebbe quasi  saltare ,cantare,prendere sua moglie e ballare. Lo facevano spesso. Prima.

Invece si siede e in  silenzio mangia. Poi la vede. La lettera. Imbustata.

“La spedirò domani. Io non ho mai creduto nella tua vendetta e non sono rimasta legata all’odio. Non mi sono lasciata consumare. Voglio parlare, voglio solo capire. Ecco, perché hai smesso di capire?” Negli occhi di Anna si legge ancora un briciolo di amore per lui. Orlando vorrebbe piangere,dirle che tornerà come prima. Ma le parole e le lacrime gli muoiono in qualche posto , nascosto e buio, in quella che una volta era la sua meravigliosa anima

5)

Roberto sorride. Stanno camminando al lago di Segrino. Suo figlio ama fare il giro del lago,accarezzare i cani che gli corrono incontro, ( attento! Urla Orlando, “ Non ti fanno niente papà” Risponde ridendo lui. Ha fiducia, come sua madre, nelle persone e negli animali. Orlando vorrebbe dirgli che si sbaglia,che lo uccideranno,ma vuole che nel sogno tutto funzioni),  stanno insieme . Stanno bene.

“Io sto bene qui . Non devi vendicarmi, papà! Non serve a niente. Dai, io sto bene qui. In questo lago, con te e la mamma. Non voglio altro” Roberto sorride. Il sorriso perfetto e luminoso di sua madre. Lo riconoscerebbe anche al buio.

Nel sogno Orlando piange. Un pianto lungo e disperato

“Perdonami, perdonami , Roberto!”Ripete l’uomo

“Ti perdono papà . Non ti preoccupare” Dice il figlio abbracciandolo.

Il calore del corpo del figlio  scalda i sussulti del suo corpo , dovuti al pianto

“Scusami! Scusami!” Ripete,mentre il figlio gli accarezza dolcemente la testa

Vorrebbe fermare il tempo . Vorrebbe stare per sempre tra le braccia del figlio, e accarezzarlo e dirgli fai come vuoi. Ama, scrivi,fai quello che vuoi….

Vorrebbe,ma il sogno finisce e un’altra giornata comincia

Chi cazzo ha rubato quei maledetti fiori?

L’ARMADIO

25 Apr

“ Caro, mi prendi il mio vestito ? Quello rosso! Nell’armadio”

Alessandro sente un brivido freddo che gli sale sulla schiena.  Ogni volta che viene a passare dei giorni di meritato riposo a casa di Lucia, la felicità di ritrovarsi, fare l’amore, vivere ogni attimo della loro vita come fosse un ‘eroica avventura, viene spezzata da quella strana sensazione.

L’armadio. Perché temere un modesto mobile preso per pochi euro su E bay? Cosa ha di così inquietante e terrificante ? Nulla.

“ Le medicine. Si, loro mi hanno rovinato” L’uomo preferisce darsi quella spiegazione.  Dieci anni di t.s.o. , di cure, psichiatri e medicine.

Ecco! Ci risiamo! I ricordi ora stanno arrivando . Proprio mentre la sua donna si sta facendo bella per una serata importante , ( il loro anniversario: un anno di grande amore. “Di salvezza” come ama dire lui. ), quelli hanno deciso di passare da quelle parti e riportare tutto a galla.

Un colpo di sonno. Un piccolo,breve, insignificante colpo di sonno. Eppure Marco è morto . Proprio per quello.

Il suo piccolo angelo.  Solo sei anni.  La loro prima vacanza insieme, dopo che per due anni la sua ex moglie non voleva lasciarglielo vedere. Era ferita per i troppi tradimenti. Ferita per il modo volgare e annoiato con cui la trattava.

“Ci sei amore? O l’armadio ha mangiato anche te?” Chiede ridendo divertita Lucia. La sua risata:acuta,cristallina,da bambina .  I ricordi , a quel suono , si dissolvono nel nulla .

“No,cara. Ora te lo prendo” . Alessandro va spedito in camera della donna. Si sente bene . Chi avrebbe mai detto che l’amore sarebbe tornato nella sua vita? Un amore talmente forte.  Per la prima volta l’uomo si accorge …  L’anta dell’armadio è socchiuso

Perché? Si chiede sentendo il terrore bucargli lo stomaco e uno strano bisogno di orinare. “Non mi piscerò addosso è?Non farlo..” Eppure l’anta è socchiuso.

Lentamente si avvicina ….

 

Alessandro si era presentato in preda ai demoni della colpa e dell’alcol al  funerale del piccolo.  C’era sua moglie, che cercava di mantenere dietro a un aspetto altero e sicuro , un dolore troppo potente  e atroce da sopportare. Come il buco nel collant dimostrava. Una trascuratezza che una donna precisa e sempre attenta a far “bella figura” , non si sarebbe mai permessa se fosse stata in buona salute.

La vista della bara bianca lo aveva fatto impazzire . Perché proprio in quel momento si era reso conto di averlo perso davvero suo figlio. Per sempre.

“Perdono!!!! Marco, perdonami! Perdonooooo”  Era crollato in ginocchio , con i pugni colpiva  il pavimento della chiesa.

Poi delle mani lo avevano afferrato  e sbattuto fuori dalla chiesa. Suo suocero,suo cognato,e il nuovo compagno della moglie.  Gente seria,lavoratrice,senza grilli per la testa.

“Ma come osi presentarti? Infame di un drogato! Perché ti eri drogato come tuo solito , vero?Merda che non sei altro” Aveva detto a denti stretti suo suocero, mentre lo spintonava giù dai gradini dell’entrata in chiesa.

 

Alessandro si avvicina all’armadio. “L’avrà lasciata così Lucia. Spesso è distratta” Afferra l’anta e apre l’armadio.

Quanti vestiti! Come la sua ex. Solo che Lucy ha gusti più colorati e vintage,a parte l’elegantissimo vestito rosso.  Dove sarà? Alessandro lotta con quell’ammucchiamento di stoffe e materiale di vario genere. Attaccati come impiccati sugli appendi abito.

La ricerca viene bloccata da una spiacevole sensazione.  Quel buio che vede oltre i vestiti.  Lo ha sempre inquietato.  Si sente stupido. Un uomo grande e grosso,che ha paura del buio come un bimbo piscia sotto.  Ridacchia nervoso. Vorrebbe trovare il coraggio,ma il terrore  continua a far casino nel suo stomaco.

Perché quello non è un buio normale..Non è normale ecco.

 

“E chi lo è? “Gli diceva Lucia,solo dopo dieci minuti che si erano conosciuti per caso. Sul bus.

Lui era distrutto , dopo che il suocero lo aveva cacciato dal funerale del suo unico figlio. Seduto  accanto al finestrino , guardando distrattamente la gente correre a far le compere, camminare mano nella mano con il loro amore, portare a spasso cani,donne,bambini, le lacrime scendevano copiose sul suo viso.

“Tenga”Una voce dolce. Una donna.

Così lui si era girato e l’aveva vista.  Fragile, emaciata, con i capelli lunghi sottili castano scuro lasciati cascare in modo disordinato sulle sue spalle. Era lì che gli stava offrendo un fazzoletto di carta.

E per la prima volta, dopo l’incidente, Alessandro aveva sorriso.

 

Fermo davanti all’armadio l’uomo non sa che fare. Si sente come fosse incollato,anzi incarnato nel pavimento. Come se al posto dei piedi avesse le piastrelle  del pavimento della camera.

“Scappa” ,quanto vorrebbe. Ma non può.  Il buio.. Così denso, profondo,minaccioso,eppure seducente. “Mi sta chiamando. Qualcosa là dentro mi sta chiamando”

E poi il freddo. Dall’interno dell’armadio arriva come una sorta di freddo venticello.  Sottile,quasi impercettibile. “ Non c’è fine. Lui vuole inghiottirti e tu sparirai nel nulla per sempre. “

 

La casa di Lucia era pienissima di libri.  Tutti suoi. Tutte auto pubblicazioni. Scatoloni pieni.

“Scrivevo tre libri o anche più a settimana. Ero molto ispirata. Ai tempi seguivo una mia idea fissa” Le diceva lei , quando si fermava con l’aria tra la sconsolata e la fierezza ad osservare i suoi libri.

“E che idea era?” Chiedeva lui

“Era sul dolore.”

“Il dolore?” Perché parlare di queste cose? Perché ora? Dopotutto lui aveva sofferto troppo. Anche la cura per  abbandonarlo al passato, a un passato lontano e ormai innocuo,aveva richiesto dolore. Troppo

“Si,perché sono convinta che il dolore sia un Dio. Anzi è dio e per farci vivere pretende un tributo, un sacrificio”

Lui aveva ritenuto il caso di non approfondire troppo.

 

Alessandro allunga la mano. Vuole toccare il fondo dell’armadio.  Avere la certezza sentendo il compensato , o chissà quale altro materiale si userà,  che le sue paure siano immaginarie. Forse dovrebbe riprendere la cura , forse ha abbandonato troppo presto  le medicine. Lucia gli aveva detto che i dottori usano i loro pazienti per esperimenti non troppo chiari . Lui rideva delle sue fisse complottiste,ma  l’amava anche per quello.

Così allunga la mano destra e mentre lo fa, per la prima volta in vita sua , prega dio.

 

La vita , lentamente, era tornata a sorridergli.  Lucia si dimostrava giorno dopo giorno come una donna meravigliosa. Dolce,spiritosa,attenta. E lui scopriva il lato più buono del suo carattere. Amare una donna non solo per la sua avvenenza o perché figlia di gente prestigiosa, non considerarla solo un animale da letto, o un trofeo da mostrare in giro per fare bella figura in società.

Tutto procedeva benissimo fino a quando lei un giorno gli aveva dato la notizia del nuovo acquisto: un armadio.

 

Sente le dita immergersi in quel buio che – non è possibile ,non è vero,si dice l’uomo a bassa voce-  pare incollarsi e avvolgerlo come fosse domo pack o pece . Lo sente  pulsare. E poi perdersi. Il vuoto totale. Ora la sua mano è completamente persa in quella oscurità senza fine

 

“Senza fine. Il mio amore per te. “ Alessandro dormiva sereno tra le braccia della sua donna. Sentiva il respiro regolare di lei. Le sue dita accarezzare delicatamente i suoi capelli.

Quella notte, nel bel mezzo della notte, un rumore lo destava all’improvviso.  Fu allora che cominciò la sua paura irrazionale e totale per quell’armadio.

L’anta era aperta. Spalancata e dall’interno di esso,impercettibile,arrivava un rumore.  E freddo. Tanto freddo,come se da lì dentro uscisse un vento di montagna o roba simile.

Era rimasto a lungo,immobile , a fissarlo.  La paura lo aveva immobilizzato,bloccato.  Cosa diceva quella strana voce,quella melodia,flebile,lontanissima,eppure..Un richiamo , qualcosa che non prometteva nulla di buono.

Dopo un po’ si era deciso ad alzarsi e chiudere l’anta. Ma l’immagine dei vestiti che si gonfiavano e prendevano il volo lo aveva fermato.  I vestiti venivano verso di lui,volando elegantemente nell’aria e poi si adagiavano sul suo viso,le sue gambe,petto ,braccia. Sentiva la freschezza della seta e il profumo di lei sulla pelle e  nelle narici.  Inebriato dal sapore delle sua donna , non si accorgeva che ormai era completamente  avvolto dagli abiti della donna,come una mummia. Poi una forza,come un milione di forti e robuste mani, che lo avvinghiano e strattonano con violenza inaudita dentro l’armadio. L’urlo di terrore soffocato nella gola  dalla seta che preme sulla bocca,e poi il nulla.

“Cosa hai amore?”Lucia, al suo fianco, sembrava spaventata. L’armadio chiuso ,pareva un mobile come tutti gli altri.

“Un incubo. Un brutto incubo” Mormorava lui cercando di riprendersi. Ma mentre lei lo abbracciava,per quella notte e per quelle successive,continuava a fissar e terrorizzato quel maledetto mobile.

L’armadio era in attesa.

 

Ora il braccio destro e la spalla sono completamente immerse nell’oscurità.

“Allontanati da lì! Subito” Pensa disperato  Alessandro,ma quella forza lo sta trascinando all’interno .  Con terrore l’uomo scopre che non è costretto a procedere, è come se una parte volesse esser e inghiottito dal buio e perdersi nell’Altrove. Con altri dannati che vagano lamentandosi e chiedendo,supplicando , il perdono per qualcosa che hanno fatto . Qualcosa che non vogliono lasciare. E che li imprigiona nel grande nulla,in quel vuoto senza fine ,nel freddo di una morte da scontare vivi. Per sempre.

L’oscurità ormai ha avvolto tutta la parte destra del suo corpo . Vede fili sottili di oscurità arrampicarsi sul petto,sulla gamba sinistra Ora lo sta spingendo con forza dentro l’armadio. Sente quella forza pronta a trascinarlo . Si attacca disperatamente all’anta. Cerca appiglio  nei vestiti .

La paura esplode nella testa,sente caldo al basso inguine. Si è pisciato addosso, comincia a piangere come un bambino spaventato.

“A caro sei qui” La  voce di Lucia . Dolce,gentile,come è lei. La sua salvezza,la sua felicità

“Lucia..ti prego…aiu..” Alessandro non finisce la frase,lei con calma e sorridendo soddisfatta chiude l’anta dell’armadio

L’ultima cosa che l’uomo sente , prima di esser inghiottito e disperdersi per sempre nell’Altrove, è la voce della donna che dice con tono allegro

“Te l’avevo detto: “Il dolore è un dio” E pretende un sacrificio per la nostra felicità. Per  la mia felicità”

L’armadio,  chiuso,  attende il prossimo uomo.

 

 

 

 

 

LA PORTA CHIUSA

15 Apr

Sei fantastico! Non avevo mai conosciuto un uomo come te!!!!! Non vedo l’ora di vederti ! Tra venti minuti sono in stazione. Non vedo l’ora di incontrarti,amore!

“Anche io cara,sei la gioia della mia vita. Sono già arrivato e ti sto aspettando . Ti amo tantissimo”

Arrivato dove? Luca è ancora in mutande davanti al video del suo Windows  Vista. Ci metterà minimo  quaranta minuti per arrivare in stazione,  ma  il ragazzo ha una sua idea particolare circa il tempo.

“Tanto c’è tempo” Potrebbe essere il suo slogan, l’epitaffio, la scritta che ci dice tutto di lui. Grattandosi  la testa e alzandosi svogliatamente dalla sedia, stiracchiandosi , si dirige svogliatamente verso l’armadio. Forse ho ancora un po’ di tempo per vedere  i goals della Juventus   o un video porno. Il cellulare squilla : un messaggio.

“Che rompimento di coglioni!” Sussurra il ragazzo , andando a prendere il suo Nokia.

“Ciao Luca, ti rammento che per lunedì devi presentare il tuo progetto,fondamentale per la nostra azienda. Non farci fare una figura di merda con gli americani!!!”

Ecco, ci mancava Matteo con i suoi messaggi allarmisti. Ma che cazzo! Lunedì è domani! Con calma , appena ritorno dal pomeriggio con Maria Maddalena,  butto giù qualcosa. Quanta  pressione, quanta premura! Tanto c’è tempo.

Saltellando su una gamba si infila i pantaloni , perde l’equilibrio cade e bestemmia.  Si veste  , alla cazzo di cane, e si avvia verso la porta.

Però quel filmato con la bionda vampira,sai mai….Magari il pomeriggio si mette bene e si possa concludere qualcosa.

Va a cercare nella sua cartelletta il filmato ,lo trova, si slaccia i pantaloni e comincia a masturbarsi, mentre sullo schermo una siliconata si monta un tizio e lo divora durante l’orgasmo.  3 minuti e cinquanta di secondi, Luca ha finito prima dei cinquanta: “ Dannazione,è proprio da tanto tempo che non faccio una sana trombata! “ Pensa infastidito. Corre in bagno a darsi una veloce lavata..  Il tempo è passato,il ritardo aumento di venti minuti.

“Ora andiamo va “ Pensa.   Deve anche inventare una nuova scusa,e solitamente le sue scuse si basano su un piano facilissimo: dare la colpa agli altri. L’ha sempre fatto in 35 anni di vita. Per ogni cosa che lui abbia fallito , c’era una persona , del tutto estranea ai fatti, che diventava il capro espiatorio della sua irresponsabilità  incapacità.

Lui però si sente una persona a suo modo responsabile e impegnata, da un po’ di tempo frequenta  il meet up  del M5s  della sua città.  E si sta interessando al fenomeno delle scie chimiche. Non ci ha capito ancora un cazzo,ma sicuramente c’è qualcosa sotto. Apre il portafoglio: la foto con Mingo e Fabio di Striscia la Notizia e quella con Belen ,gli rammentano che non ha prelevato nemmeno cinque euro! Doveva farlo ieri,ma poi erano sopravenuti degli impegni inderogabili …  Quali? Vedere il dvd ,preso con Tutto Sport, dei migliori goals di Del Piero e sicuramente un porno appena scaricato.

“Cazzo,che problema! Vabbè, dirò che non funzionava il Bancomat. Banche di merda !” Luca prende il suo portachiavi ,inserisce la chiave nella serratura della porta e con un balzo, per non perder troppo tempo, si avvia veloce  fuori di casa…

La botta alla testa lo rintontisce , facendolo indietreggiare e quasi cascare per  terra .

Cosa è successo? La porta è chiusa. Eppure.. Non aveva inserito la chiave nella serratura? Non aveva spalancato quella cazzo di porta? Non aveva forse visto il pianerottolo illuminato dalla luce del sole,caldo e afoso, di quel aprile straordinariamente rovente?

“L’ho fatto? Si… La chiave…” Ecco: che fine del cazzo aveva fatto la chiave? Non ce l’hai in mano? Si,l’avevi presa e l’hai inserita dentro la serratura e allora..dove cazzo è finita!

Eccola! Nel contenitore di plastica, con un vecchio adesivo di Star Wars . Vecchio ricordo dell’adolescenza.

Luca la riprende, dandosi del vecchio rincoglionito e ridendo divertito,vabbè mo infiliamo sta cazzo di chiave , ecco la serratura che scatta,abbassa la maniglia, la porta si apre,e…

Il dolore ritorna potente e penetrante in testa . La porta è chiusa.

“Cosa?” Luca non riesce nemmeno a formulare una domanda sensata. Ora ,da qualche parte, sente la paura farsi strada.  “Sto venendo a prenderti e ti mangerò!” La risata diabolica della Paura che si avventa su di lui con tanto di coltello,forchetta e una bocca avida di carne , lo scuote fino alle fondamenta .

La porta è chiusa.

Eppure l’aveva aperta, no? Le chiavi…

“No!”  Passandosi velocemente una mano sulla faccia,per asciugarsi il sudore freddo, Luca le vede: nel contenitore.

“No,un momento … Le ho prese cazzo! Le ho prese! Erano nelle mie mani!” Sente il cuore in gola e lo stomaco vuoto che pulsa terrore e paura,mentre la sua mente comincia a traballare … Sto diventando pazzo? Il ragazzo non vuole porsi quella domanda. Cerca di respingerla, di non formularla,ma la stronza si fa strada con arroganza nella sua mente: “ Sei diventato pazzo?”

Qualcuno ha riso.  Luca è sicuro: una risata.  Profonda,tenebrosa,come se chi ridesse avesse la bocca piena di sabbia.

“Chi è?” Urla il giovane. Nessuna risposta,solo un placido silenzio primaverile. Voci di bambini in cortile. Stanno giocando ,una litania, non capisce..Ma sarà qualcosa come “la macchina del capo” e cavolate simili.

Il giovane uomo si avvicina al contenitore. Prende le chiavi, le stringe fino a farsi male e perdere un po ‘ di sangue.. Poi le infila nella serratura e … Il cellulare suona

“Pronto?”Mormora il ragazzo

“Sei un bastardo! Mi hai fatto aspettare due ore ! Due ore ! Cretina io che ti ho aspettato,e sai perché? Perché ti amavo. Tanto,ma perché mi hai dato buca senza dirmi nulla, un messaggio?  Ora ho perso il treno per  ….”

“Maria Maddalena, sono a casa ..La porta non mi lascia uscire! Aiutoooo!! Per favore chiama qualcuno!”

“Cosa?”

“La porta non mi…”

La linea cade. Dannazione ha finito il credito! Avrebbe dovuto caricarlo,lo sapeva benissimo…

E ha rimandato. Come sempre.

Il cell suona di nuovo

“Mary,per favore…”

“Sei pazzo. Sei un pazzo furioso e mi hai anche agganciato il cellulare in faccia. Non ti voglio più rivedere”

Luca cerca di parlare ,ma sente il click della fine comunicazione. E in quel momento avverte il peso della sconfitta . L’ha persa. Per sempre. L’unica garanzia di vivere ,di cambiare stile di vita, di migliorarsi. Per sempre, per sempre ,per sempre. Persa.

Il ragazzo girando la chiave nella serratura piange. Prima silenziosamente,poi esplodendo in disperati singhiozzi dove paura,rabbia, impotenza, si mescolano ed lo avvolgono .

La porta è chiusa.

Ha provato dieci volte. Deve chiamare un fabbro … Per dirgli cosa? “ Sono prigioniero in casa. La porta mi tiene prigioniero”

Di nuovo il cellulare: “Maria Maddalena,forse..” Luca si sente felice. Non tutto è perduto.

“Am..” Non finisce la frase

“Coglione pezzo di merda!!!!! Dove sei? Da lunedì che ti cerco! Sono tre giorni! Abbiamo fatto una figura di merda con gli americani! Si sono ritirati dal progetto. Progetto che dovevi present..” La linea cade.

“No! NO NO NO NO NOOOOOO!” Urla Luca. Scarico. Anche questa no,anche il lavoro no! “Ma cosa ha detto Matteo?” Son passati tre giorni da lunedi?” Come è possibile? Oggi è domenica.. E ora siamo già a giovedi o venerdi? Che giorno è?” Luca cerca il caricatore…L’ha lasciato a casa del suo amico Pietro. Doveva passare a riprenderlo, “ domani,tanto c’è tempo!”

Luca getta a terra il cellulare che si frantuma in mille pezzi.

“Devo chiedere aiuto a qualcuno”  I bambini in cortile . Li sente giocare, stanno ripetendo ancora quella litania,poche frasi e semplici,quasi banali..che staranno mai dicendo? E a te che importa, ora! Chiedi aiuto!

Luca esce sul balcone e  li vede. Due maschietti e due bambine nei loro grembiulini della scuola. Saltellano allegri sopra un disegno rozzo ,fatto con il gesso sul terreno.

“EHI! EHI! BAMBINI!!! Presto! Chiamate i vostri genitori! Ehi,ascoltatemi! Smettetela di ripetere quella cazzo di filastrocca!” Sbraita Luca  .  I bambini si fermano e lentamente si girano ad osservarlo. Non li ha mai visti in quel palazzo . Chi sono

Poi riprendono a canticchiare la frase che ripetono da tutto il pomeriggio: “Chi del tempo abusa,morirà per volere della porta chiusa” Ripetono ridacchiando sadicamente.

Luca si allontana dal balcone,spaventato e sconvolto.  Con la coda dell’occhio vede il disegno in terra: è lui bloccato davanti alla sua porta. Solo che la porta ha una bocca orribile ,piena di denti aguzzi e la maniglia è una terribile mano uncinata.

Urlando entra in casa,inciampa,cade, si rialza. Urla senza sosta,la gola brucia ,come gli occhi per via delle lacrime.

La porta è chiusa,davanti a lui ….E ride. Ecco da dove arrivava quella cazzo di risata orribile e profonda . Quella risata cattiva, feroce,crudele: è la porta.

Il ragazzo lentamente si avvicina: “ Ti prego…Fammi uscire. Sarò un bravo ragazzo! Lo giuro! Rispetterò gli altri, mi darò da fare..” Piangendo e supplicando,senza farci caso sta avvicinando la mano alla maniglia ..

In men che non si dica,ella si lancia veloce contro la mano di Luca. Si apre mostrando 4 artigli affilati e subito imprigiona la mano del ragazzo squarciando la carne,tagliando i nervi, spezzando le ossa

Luca urla per il dolore,e poi si sente strappato da terra e trascinato verso la porta…Che ha una bocca orribile e denti aguzzi.

NOOOOOOO!!!!!! Solo questo riesce ad urlare

 

“Nooooo” Urla Luca e mentre il grido continua,si rende conto che è ancora vivo

Si trova davanti al video del computer. Si è addormentato. Il messaggio di Maria Maddalena,eccolo! Non è vero niente. Ride ,salta per la stanza. Vivo e pronto a riprendere una nuova vita. Il sogno,quel sogno  così vero gli ha insegnato che non deve perdere tempo e farlo perder e agli altri,anzi no..Nemmeno è il tempo,ma il rispetto degli altri.La responsabilità.

Luca , contento, corre a prendere le chiavi ,le infila nella serratura,gira la maniglia,apre la porta e…..

Il dolore alla testa , forte e penetrante, lo getta indietro. Cade.

La porta è chiusa.

“No, no..Perchè? Perché? Perché ? Per chééééé?” Luca a terra picchia i pugni sul pavimento. Sente le ossa delle mani spezzarsi,il dolore acutissimo,ma non è questo che lo spaventa… Perché la porta è ancora chiusa?

Poi asciugandosi le lacrime, con immensa fatica ,si alza in piedi e fissa la maledetta porta.

Nessuno può salvarlo,ormai lo sa.

C’è una sola cosa che potrebbe fare, l’unica speranza, l’unica salvezza possibile,c’è solo quella cosa da fare..Non altre . Non un esorcista,un angelo,una formula magica,no: solo quella cosa..

Luca comincia a ballare il tip tap.

 

Il vecchio Vlad

22 Feb

 

 

Avessi qualcosa di meglio da fare, certamente non mi trovereste qui. Ma , a dirvi la verità, ho smesso da tanto tempo di aver “qualcosa di meglio da fare”. Precisamente da quando sono stato espulso da tutte le comunità del “ Ho un buon consiglio per te”. Non ce l’ho fatta. Ho fatto un giro di pista abbracciato al successo, ci siamo fatti il nostro ballo e credetemi:l’orchestra ci sapeva fare. Poi? Poi è arrivata la crisi e i piccoli stronzi come me sono finiti nel magico tubo di quella fogna che chiamiamo fallimento. Ho perso la mia Harker Immobiliare, ma non che me fregasse più di tanto. Certo è saltato il mio matrimonio con Miss Figa di Legno , la signorina  Mina.. Cose che capitano, l’amore nella nostra classe dura fino a quando hai un buon conto corrente. E vedete? Non ce l’ho più. Quindi la sera vengo qui e bevo. Mica da solo ,ce ne sono tanti. Tutti erranti cavalieri della sfortuna, qualcuno ha una buona storia legata a un sogno di gloria,altri hanno sempre strisciato le palle sul vetro degli insuccessi.  Ci sono stranieri, gente del posto,qualcuno ha ereditato il tavolo dal nonno che l’ha passato al padre ,che l’ha consegnato al figlio.  Sbronzi,rissosi, eppure non ho mai sentito ridere tanto di cuore come qui dentro.

E poi a mezzanotte spaccate arriva lui: Il Conte Vlad. Per gli amici Dracula. Fa tenerezza e pietà vederlo perso dentro quel abito da festa e di lusso,con i bottoni che mancano, sdrucito ,sciupato. E il cilindro che par aver fatto tante battaglie contro la polvere,il tempo ,la merda.  Tocco di classe: il mantello. A brandelli, con lo scotch a tenere attaccati brandelli di un glorioso passato e odierna traballante dignità.

“Ciao vecchio. Come va?” Gli chiedo.

“Da schifo ragazzo. Ho la gola che mi brucia e per dissetarla che mi danno? Il sangue di qualche tossico,di qualche barbone. E le puttane. Ti ho già raccontato del mio castello ? “ Mi dice lui, cercando di stare in bilico sulla sedia.

“ Quello in Transilvania? Bè,credo un paio di milioni di volte. Credo” Ribatto sarcastico,.Mi piace trattare così tutte le persone . Figurati quel vecchio rincoglionito.

“Era bello. A esser sincero,era bello tutto.  Pieno di forza, vigore. Temuto e rispettato La gente tremava solo a sussurrare il mio nome,non ci credi? Dovresti..Dovresti farlo! Che diamine , mostrami un po’ di rispetto!” Finge di far la grande sceneggiata. Io sorrido di sbieco e controllo l’orologio.

“Comunque: me la spassavo e anche tanto. Avevo tre mogli che in fatto di succhiare erano anche meglio di me! (Ride, le battute volgari e sessiste lo divertono sempre),e facevo la bella vita. Nello sfarzo, nel lusso.  Poi la gente ha cominciato a smettere di credere in noi. Non so come sia successo,ma non ci temevano più. Erano i tempi moderni. Venivano dall’America o da altri posti e costruivano. Più costruivano,più portavano le loro tradizioni,più io non contavo un cazzo. Sai cosa vuol dire : non contare un cazzo? No? Non lo sai…Ma che cazzo saprai mai tu. Ho venduto il castello ….”

“ A una ditta americana che ci ha fatto un centro commerciale. Me l’hai detto, sai?” Taglio corto io.

“Certo che te l’ho detto!  Sono vecchio,che credi? E non vecchio come questo signor qui., ( indica il barista,il buon Giulio),mi piacerebbe.. No sono vecchio di secoli. Ne ho vis…”

“Di cose che voi umani? Vuoi dirmi questo? Cazzo,ma non ti rendi conto che abbiamo anche noi una vita di merda? Te la ripetiamo forse ogni sera? Non direi.” Mi scaldo forse un po’ troppo con questo povero cristo.

“Sono costretto a fare il numero della mantide, ok? Il più ridicolo ed umiliante dei miei numeri. Forse non capisci bene. Ok,ok.. Giulio,che hai messo via quella roba per il mio amico Van Helsing?”Vlad tira su con il naso. Si è offeso e piange silenziosamente. Io faccio finta di non aver capito cosa stia succedendo.

“Certo.  Tre bottiglie di Jack Daniels,come sempre?” Il barista passa una borsa della Conad al vecchio vampiro.

“Ok,stasera ce la scoliamo e parleremo dei vecchi tempi. A  lui non dispiace mai.” Conclude con un tono velenoso. Sicuramente rivolto a me.

“Bella compagnia. Un vecchio matto” Mormoro.

“Si,matto e allora? Era un nemico onesto e rispettabile. Ora è appena uscito dal manicomio, di nuovo. E sono rimasto solo io a credergli. D’altronde parla di me. Beviamo,ci sbronziamo,ci commoviamo pure. Siamo vecchi ,caro mio. Però anche tu invecchierai. E troverai un coglione che ti prende per il culo,perché è giovane. Non sputa  e caga sangue di pessima qualità, non è costretto a  umiliarsi facendo la Mantide o robe simili. E ora dimmi? Come vanno gli affari?” Mi chiede sorridendo  benevolo

I miei affari, proprio in quel momento, entrano nel bar.

“Ciao Johnatan “ Lucy entra strisciando i piedi sul pavimento e cercando con la mano sinistra il sostegno sugli schienali delle sedie.

“Ciao,piccola” Le dico. Capelli neri e lunghi,magra e bianchissima, sembra perdersi dentro gli stivaloni bianchi finto cobrati,la canottiera rossa le casca quasi fino al ventre,non trovando il sostegno delle sue due flaccide e piccole tettine. La minigonna mostra due gambe fragili,una volta muscolose ,oggi oscenamente magre. Porta un paio di occhiali da sole,come mai?

“Ciao Lucy!” Vlad si alza lasciandole il suo posto. Il vecchio è diventato rosso e gli occhi gli sorridono.

“Uh,che bello il ritrovo tossici di merda e fottuti malati di Aids. Fantastico ragazzi,mi commuovete .”Ridacchio

“Fanculo Harker. Toh,questi sono i soldi della serata. Pappone di merda”

“120 euro. Pochi clienti,o..” Dico io lasciandole i cento e prendendo i 20. Posso bere qualche birra gelata. Tanto non ho nulla . Nessuna casa,nessun lavoro,tranne quello del pappa più pirla del mondo. Mi bastano  le birre e poi tornerò nella vecchia fabbrica abbandonata.

“Cosa hai fatto agli occhi? Ti hanno picchiata?”Le chiedo a brucia pelo.

“No,cioè…” Lei si sta arrampicando sugli specchi

“Chi è stato!” Si infuria Vlad.

 

Giulio tirando su con il naso pone i fiori sulla tomba di Johnatan Harker. Una lacrima scende pigra sulla guancia  sinistra del vecchio ex barista. Con l’età si diventa più sentimentali,sapete?

Non solo ha perso degli ottimi clienti,ma anche degli amici. Pure quel Van Helsing che non aveva mai visto in vita sua. O la povera Lucy.

 

“Però,sapete una cosa cari lettori? Se ne sono andati da eroi. Da veri eroi. Oh,che sbadato! Ma voi non sapete niente? Non sapete cosa è successo quella notte? Bè,lasciate che ve lo spieghi in breve…Vediamo…Ecco! Il nostro quartiere doveva diventare un posto per borghesi . Tranquillo, confortevole. Per quel branco di manager del cazzo che lavorano nella grande città e sognano di riposarsi vivendo in un bel appartamentino.  Così quella zona faceva gola a un tizio che oltre ad essere il più noto costruttore edile della Regione ,era anche un potentissimo criminale. Roba seria,e quei tre testa di cazzo con chi vanno a cozzare? Esatto con lui. Prima con il figlio cretino e violento e poi,tanto che c’erano,con l’intera banda. “

 

La porta del bar si apre di botto. Entrano tre tipacci: il figlio del noto costruttore  Lo Russo e due tirapiedi. Per farsi ben volere con delle mazze sfasciano metà locale. Sbraitando e sputazzando a destra e manca.

Io e il vecchio Vlad li osserviamo con un misto di disgusto e pena.  Lucy è spaventata e si rifugia sotto il tavolo.

“Ok,scimmioni abbiamo visto che riuscite a maneggiare un bastone,ma dubito che siate in grado di maneggiar altrettanto bene il vostro cazzo,e che sputate più di un lama. E allora? “ Dice il vecchio vampiro guardando i tre pirla . I quali respirano affannosamente, incazzati .

“ C’è gente che deve bere e ubriacarsi. Cose assai impegnative e nobili,ecco..Potreste andare a fanculo,gentilmente?” Concludo io.

Poi? Poi avviene tutto in fretta. Il figlio cretino e bullo di Lorusso si avventa contro di me brandendo un coltello a serramanico. Io mi metto in posizione di combattimento ,pronto ad abbatterlo con una bottigliata in testa,ma ..

Lucy si mette tra me e la lama. Ovviamente ha la peggio. Emette un urlo soffocato e poi si accascia per terra,io e il vecchio Vlad la sosteniamo delicatamente e l’adagiamo con cura per terra.

Il suo assassino ha l’aria spaesata e istupidita. Guarda lei,me e il vecchio.

“Mo so cazzi, pischello” Lo avverto. Lui mi fissa senza capire ,poi sente quel rumore e capisce che son veramente cazzi amari.

L’urlo della notte,dalla profondità degli inferi ,sale piano,come una nota bassa e distorta e poi cresce di volume. Tremano i bicchieri e le bottiglie. Qualcuna cade.

Il vecchio Vlad è decisamente fuori di testa e incontrollabile. L a sua vecchia e affaticata faccia di chi ha perso dignità e prestigio, si trasforma in quella di una creatura dell’oltretomba che ha superato indenne i secoli,le pestilenze,le guerre,e che da sempre , fin dalla prima notte del mondo, vive cacciando e massacrando.

I tre spaventati e urlando cercano di scappare dal bar,ma il vampiro senza nessuna fatica prende per la testa i due  tirapiedi del piccolo delinquente, e le fracassa sbattendole violentemente una contro l’altra.

Sporco di sangue e materia cerebrale,con calma punta in direzione del giovane assassino . Il quale inciampando e cadendo più volte cerca di raggiungere il suo Suv per scappare.

 

Che illuso.

 

Sotterro Lucy nel cortile della fabbrica abbandonata dove vivo. Ci sono un po’ di colleghe sue, un viados piange disperato, e qualche collega da bar. Tracannano birra e rhum, improvvisano brindisi alla bella e giovane fanciulla . Sole del bar,che illuminava con la sua presenza la vita di gente abituata a vivere nell’ombra

Il Vecchio Vlad si trattiene dal piangere. Come me. Siamo dei duri.

 

Più tardi io metto nella borsa da viaggio grande, che non mi è mai servita a un beato cazzo, le bombe a mano e le pistole. Un tizio le ha sepolte qui. Non è mai passato a ritirarle. Penso che ormai siano robe mie.

“Dovrò così occuparmi anche di te? “ Vlad mi guarda con uno sguardo ironico e divertito

“ Mi sa che sarà il contrario,vecchio! Son un ottimo tiratore.” Mi carico in spalla il borsone .

“Pronto John?”

“Certo Vlad”

“E tu?Sei pronto?” Chiede  il vampiro al nostro ostaggio: il figlio di Lorusso.

 

Guido piano verso la villa del tipo. Troppi pensieri in testa per un uomo che tra meno di venti minuti sarà morto. Vorrei trovare dei rimpianti, dei rimorsi, non trovo nulla  Né di buono né di cattivo. Nulla. Non penso sia così per il mio compare.  Chiuso in un nobile silenzio,lo sguardo severo,perso nelle gloriose notti in Transilvania.

 

Mentre sono fermo a un semaforo rosso,sento qualcuno battere le nocche contro il vetro.

“Ehi! Van! Che ci fai qui!” Grida divertito Vlad.

“Ti aspettavo per il nostro drink. Non sei venuto. Ho chiesto a Giulio e lui mi ha detto che andavate a sterminare la famiglia Lo Russo.  Così ho preso la bicicletta e son venuto a cercarvi. Questo si che è un bel modo di passare il sabato sera.”

Così ho capito che anche la morte a volte può essere comica. Io e due vecchi rincoglioniti contro la più potente famiglia mafiosa della città.

 

Nella villa ultra sorvegliata di Lo Russo gli uomini si annoiano: bevono,giocano a carte, si masturbano guardano riviste porno. Le ultime cose che faranno da vivi. Il potente boss è nel suo studio, sente musica classica e sorseggia costoso vino rosso. Non si intende né dell’una né dell’altro,ma fa scena e a lui queste cose piacciono assai. Il padrone della città con tutte le sue ditte, fabbriche, negozi. Un uomo avido e tirchissimo, innamorato del denaro e un devoto credente di Padre Pio. Che  porta tatuato sul petto. Tossisce ,anche se non lo sa è condannato da un brutto male,quindi a ben vedere Vlad gli sta facendo un grosso piacere.

Uomo collerico,volgare e sadico . La sua fama di leggenda del crimine è legata all’uccisione di un feroce boss del suo paese. La leggenda vuole che lo abbia ucciso in un vero duello,la realtà è che l’abbia ucciso sparandogli- tremando dalla paura- di spalle.

Il campanello suona. Chi è ?

Sente la voce di uno dei suoi,che saluta stancamente il figlio. “Può entrare anche lui?” Domanda il figlio. Ma chi cazzo gli porta a casa? Lo Russo, esce  dallo studio per vedere lo straniero in compagnia di quel suo disgraziatissimo figlio,ma il suo uomo risponde prima che il vecchio boss possa intervenire

“Se è con te,fai come cazzo ti pare. Entrate”

E’ esattamente così , che l’inferno entra nella casa del criminale.

 

Vlad spinge violentemente il figlio di Lo Russo , il quale vola agitando comicamente le braccia  e le gambe andando a schiantarsi contro la parete di fronte.

“Cosa!!!!!” Urla Lo Russo correndo al piano di sotto ,inciampando nei gradini e facendo tutta la scala ruzzolando come un vecchio coglione.

In casa sua ci sono tre uomini .  Due malandati vecchi, (uno vestito come quel tipo… Christopher Lee. Come mai gli vengono in mente quei vecchi film horror che da ragazzino amava tanto? ), e un giovane che tiene in mano…

“Ha delle bombe!!” Urla l’uomo ai suoi scagnozzi che sono arrivati sparando all’impazzata.

Il  vecchio boss vede quel giovane lanciare le bombe contro i suoi. L’esplosione fortissima ,i corpi carbonizzati. Pensa che forse farebbe bene a scappare e salvarsi,ma..

Il sangue vecchio di secoli, torna a ridere nelle vene del vecchio e malandato vampiro. Dimentica i tempi amarissimi e  tristissimi dell’abbandono della sua amata  terra, quel esilio tristissimo, quel declino inesorabile. Harker  e Van Helsing accanto a lui si battono come leoni.

I nemici sono tantissimi, troppi. Ben armati Ma lui non li teme e si avventa su di essi. Staccando teste,braccia, sbudellandoli,  Ben presto si ritrova coperto di sangue e quel sangue è fonte di energia per lui.

Van Helsing è il primo a cedere sotto i colpi dei nemici.  Un sorriso sulle labbra è l’ultima cosa che lascia al mondo.

Harker e il vecchio Vlad avanzano con calma e determinazione. Mentre i loro nemici pur essendo molti sono spaventati e disorganizzati.

Teste mozzate, arti strappati, corpi squarciati dalle bombe.  Poi il silenzio

Harker si lascia scivolare contro la parete del soggiorno. Ferito mortalmente. Allegro, ride . Aspetta la morte, non ha altro da fare.

Un rumore però lo distrae Strisciando il figlio di Lo Russo,cerca di raggiungere l’uscita.

Con fatica e lottando contro la vista che diventa sempre più imprecisa, prende la pistola  e spara gli ultimi proiettili contro l’infame. Un urlo lo informa della morte del giovane.

“Lui dove è?”Chiede Vlad ad Harker.

“ Nel suo studio. Correva sulle scale come un figlio di puttana codardo.” Lo informa il moribondo

“Aspettami qui,faccio in fretta”

“Ehi Vlad!”

“Cosa?”

“Sono orgoglioso di averti conosciuto.”Mormora Harker,morendo.

 

Il nascondiglio è sicuro. Aspetterà che tutto sia finito e poi ricomincerà da capo.  Cercherà rifugio  da…

Lo Russo non finisce il pensiero. Un fumo sottile sta entrando dentro il suo rifugio. Sta bruciando la casa ? Morirà soffocato lì dentro? Piano piano il fumo assume una vaga forma umana

L’uomo urla terrorizzato  cercando di uscire da quel luogo che ha capito sarà la sua tomba

 

La mantide però è più veloce.

 

Il vecchio Vlad è stanco. Si è lasciato alle spalle il cadavere fatto a pezzi di Lo Russo e quello di tutti i suoi uomini.  Con le ultime forze sotterra in giardino i suoi due amici e li piange. Prima il pianto è un sussurro poi cresce diventando un ululato di disperazione.

Infine stravolto si siede su una sedia  e aspetta l’alba. Ormai non ha più nulla che lo tenga legato a quel mondo. Può anche svanire

 

“Come è bella! Cosa mi sono perso in tutti questi anni” Dice il vecchio Vlad,mentre naufraga dolcemente nel mare del riposo eterno.

IL PRANZO

6 Mag

 

 

“Hai visto Laura?”Chiedi a Guido, tuo cognato.

“No,ehm…mi pare che sia uscita per fare una telefonata”Risponde svogliato . Sta seguendo un incontro di calcio in tv. Non l’hai mai sopportato , mai.  Il classico pirla che non si lascia sfuggire nemmeno una partita  scapoli e ammogliati del Burundi.

In cucina senti le voci delle tue sorelle, di tua madre. Sono sempre allegre quando si tratta di organizzare questi stupidi pranzi annuali. “Fa bene alla famiglia. Ci aiuta a rimanere uniti”,  ama ripetere tuo padre.

“Laura non c’è, è andata via!”Ridacchi,come è possibile che ti sia venuto in mente questa canzonetta. Non sei un tipo che si preoccupa per tutto, ma non è da lei allontanarsi così.

“Forse è arrivata quella telefonata..”Ecco,la faccenda del figlio. Ti mette a disagio, vorresti dirle la verità su tutta quella storia, ma come fai? Lei non fa altro che parlare del bambino tutto il giorno. Tutti i giorni , le settimane,gli anni. Non può averne e per lei è un’ossessione. La vedi come ci rimane male quando le sue amiche, tutte,hanno partorito. Come vorrebbe essere al loro posto.

I bambini in casa ridacchiano e canticchiano una vecchia sigla tv. “Come fanno a conoscere Il Pranzo è Servito?”Forse tua sorella minore,quella che da anni deve scrivere Il Libro dei Libri che sconvolgerà la storia del cinema e nel frattempo fa da anni la commessa scontenta in un supermarket, ha fatto vedere ai mocciosi delle immagini da youtube. Visto che ci passa le giornate.

Velleità, ma anche tu ne hai avute. Ti viene un nodo alla gola. Tutti e tutte lì in quella casa hanno dei lavori,anche lavoretti, tutti tranne te. La fabbrica ha chiuso. Sei sceso dal tetto con gli altri e dal momento stesso che avete messo piede a terra, hai detto bye bye  al tuo lavoro. La crisi certo non ti ha aiutato, nemmeno spendere cifre da capogiro al videopoker. Non hai detto nulla a Laura, non ti pareva il momento giusto.

“A tavola!” Tua madre con la sua pettinatura anni trenta, un golfino di lanetta lilla,i zoccoli ai piedi,la sua gonna nera e il grembiule bianco, truccata come se andasse a una sfilata , annuncia lieta la buona novella: si mangia!

Getti distrattamente un’occhiata alla porta , che si trova alle tue spalle, chissà perché senti una sorta di terrore che ti stringe lo stomaco..Sciocchezze

Immancabili le lasagne. A tua madre piace esagerare con il sugo di carne. Un sapore unico ,però, te ne sei sempre lamentato con Laura. Lei non è portata per la cucina, non tanto quanto fare esercizi ginnici.

“Natale torrido ,questo” Dice Guido.

“Uh,si terribilmente torrido”Conviene la giovane cassiera  Maria

“La fine del mondo, ho sentito dire.” Sostiene tuo padre. Quanto ama le teorie fatte da miliardi di cospirazioni  e complotti. La sua fissa è quella della fine del mondo.

“Come va il lavoro?”La voce di tua sorella maggiore, Claudia che ti siede di fianco,(quello destro), ti distrae per un secondo dai tuoi pensieri.

“Sto cercando,non è facile.”Tagli corto. In realtà non cerchi da un bel po’. Ti limiti a perdere vergognosamente i soldi alle  macchinette.

“Anche da noi non è un bel periodo. Sai che lavoriamo da tre mesi senza percepire stipendio…Si dice così?”Chiede Claudia a Maria che siede davanti a te.

“Si,si. Penso..”Non ama distrarsi quando mangia.

“Pensiamo di vendere la casa in montagna. Ci costa troppo,sai?”Dice Guido

“Avete trovato dei compratori?”Chiedi , solo per cortesia, a tuo cognato.

“Non ancora”

“Sono  brutti tempi. Non come… Ti ricordi Papà quando eravamo giovani?”Domanda tua madre al vecchio.

“Si,come no! Ero un piccolo campione del tennis. Mi divertivo. No, oggi la gente non si diverte… Tutta quella violenza!”Risponde l’uomo

“Già,troppa violenza”Interviene  Francesco , il fidanzato di Maria. Eterno fidanzato,eterno genio incompreso del sax.

“E per giunta in famiglia!”Esclama teatralmente tua madre

“Si,ho letto … Quando?Ieri non sono andata in edicola, quando..Ah!  Venerdì !  Dicevo:ho letto di questa tizia uccisa dal marito. Femminicidio,dicono oggi. Poi lui ha sparato anche ai figli Una tragedia!” Interviene Claudia.

“No,oggi potrebbero essere i tuoi famigliari stessi responsabili della tua morte. Mariti che ammazzano le mogli, madri che uccidono i figli … Una tragedia”Continua la mamma

“Si non siamo più sicuri da nessuna parte. La crisi ci  ha portato via anche la sicurezza famigliare” Dici tanto per dire.

Silenzio. Nessuna risposta. Ti osservano tutti.

“Dovrò cercare Laura …”Fai per alzarti..

“Ma non mangi il secondo?Il piatto clou del nostro pranzo!”Dice con un tono stridente e gioioso tua madre.

“Mettimelo via. Una fetta per me e per Laura,quando la trovo …”Non finisci la frase

“L’hai già trovata” Ti dice Maria

“Come?”

“Si, l’hai già trovata … Nel piatto!” Sorride cattiva lei.

Tu per inerzia guardi con orrore il piatto di lasagne davanti a te … Il sugo?

La risata collettiva dei tuoi parenti gioiosa,allegra,contagiosa,elimina dal tuo cervello quel sciocco pensiero. Maria , fin da bambina, amava parlare per paradossi e provocazioni. Ti aggiungi anche a te alla risate. Per un momento sei contento di trovarti con la tua famiglia. Certo avete avuto in passato dei problemi,ma ora …

“Ahhhhhhhhhhhhhhhh”Senti l’urlo uscire dalla tua gola e vedi tuo nipote Paolo di 4 anni che ride mentre preme con la sua manina la forchetta  nel dorso della tua mano sinistra

“Pappa!Pappa!”Ridacchia il dolce pargolo

Vedi un pugno, il viso del bambino,l’impatto con il naso,qualcosa che si rompe e il corpicino che vola lontano dalla sedia. Sei stato tu a colpire tuo nipote? “Scusatemi! Scusatemi ve ne prego! La crisi…Ho perso il lavoro e forse anche mia moglie,scusatemi..MA MI CAPITE ?SIETE LA MIA FAMIGLIA!”Vorresti dire questo. Non ne hai la forza. Non capisci più dove ti trovi.

 

Ti senti afferrare alle spalle, tua sorella e tuo cognato ..Han paura che tu possa ammazzare il loro bambino?Questo temono?Stai per rispondere che non vole…

Il dolore è fortissimo! Tua sorella ti sta azzannando la spalla destra. La colpisci duramente con il gomito in faccia. La vedi cadere prima sul tavolo e poi afflosciarsi a terra.

Senti i tuoi piedi che ti spingono indietro verso il grande divano a L, (fa tanto film porno amatoriale quel cazzo di divano),mentre i commensali si alzano in piedi rimanendo fermi ai loro posti. Ritmicamente con i le forchette e i coltelli battono sul tavolo

 

“Vieni a tavola,bambino! Non abbiamo ancora finito di mangiare”Ti dice tua madre

Claudia si alza da terra,lentamente e ti sorride mostrando una lunga fila di denti affilati..Non fai in tempo a chiederti che succede che lei ti è subito addosso. Cadete sul divano. Senti il suo corpo sodo e forte ,le unghie che ti graffiano il viso,i suoi denti che lacerano. La tua mano destra cerca qualcosa…qualsiasi cosa… La statuetta di ferro del fottuto toro che piace tanto a tuo padre. Eccola! Afferrata!

Vedi la tua mano e la statua colpire duramente alla testa Claudia. Sangue,ossa,materia cerebrale Poi come se fosse una dannata molla che non riesci a controllare il tuo braccio si alza e si abbassa colpendola ripetutamente al viso. Spappolandolo

Ti alzi ridendo. Ora siete tutti fermi. Loro si lanciano occhiate,come decidere chi deve  colpire per primo.

Sei così distratto da non vedere il piccolo Paolo muoversi velocemente a  gattoni ,avvinghiarsi alla tua gamba sinistra mordendola. Lacera i tuoi jeans e ti graffia leggermente

Lo colpisci come hai fatto con la madre Ormai la statuetta è completamente coperta dal sangue e dalla materia cerebrale delle tue vittime.

“Nooooo!Sei pazzo”Urla Guido gettandoti furiosamente contro di te armato di forchetta. Senti le punte infierire sulla carne martoriata della tua spalla sinistra. Prendi la sua mano,con disperazione .Gir i la forchetta contro la sua gola e poi…Lo spruzzo di sangue caldo ti fa capire che anche lui è sistemato.

Cosa succede?Ditemi che è un sogno.!

La piccola Cristina piangendo il fratello e i genitori morti si muove contro di te. Il tuo braccio scatta trovando il piccolo cuore della bambina come bersaglio. Lei cade con la forchetta piantata nel torace.

Francesco e Maria si avventano su di te. Con fatica scappi sulle scale che portano alle camere e al bagno. Francesco ti blocca prendendoti ai fianchi. Cadete. Ti giri . Lui si alza per colpirti con il coltello Tiri una pedata fortissima al suo viso. Lo senti frantumarsi sotto i tuoi anfibi. Vedi il cadavere cadere  Prendi il coltello e scappi  Sbatti contro il corridoio prima a destra poi a sinistra.  Raggiungi il bagno.

 

Maria urlando ti fa cadere nella vasca. Tenta di sbranarti il viso. Tu la colpisci più volte con il coltello

Urli,ridi,piangi e colpisci. Colpisci,colpisci,colpisci.

Silenzio. Dove sono mamma e papà?

Ti alzi a fatica ,sposti il cadavere della tua piccola sorella,che sognava di diventare una  grande scrittrice, e stancamente ti dirigi verso la cucina

Loro sono là,seduti ai loro posti. Stringi fortissimo il coltello nella tua mano. Capisci che stai sorridendo. Un sorriso cattivo

 

“Non abbiamo ancora finito di mangiare”Dici mentre ti avvicini ai tuoi genitori.

 

“Orribile massacro oggi a Nova Milanese, Stefano Rossi, un disoccupato di  47 anni ha sterminato la famiglia riunita a tavola per un rituale pranzo famigliare domenicale. Sbigottiti vicini,amici,parenti,che non sanno spiegare l’insano gesto. L’uomo continua a dire che i suoi famigliari, incredibile,hanno tentato di sbranarlo..Ma la polizia esclude questa pista,confermando che sia l’ennesima tragedia della follia e della crisi….Torniamo tra poco,con le immagini dello scudetto vinto dalla….”

 

NATALE A.D.

22 Dic

“Last Christmas i gave you my heart, but the next day you gave away..nanana nananan ..Ehi,cosa c’è?Non conosci gli Wham?”Domanda l’uomo con gli occhiali e una ridicola divisa militare larga e stracciata al cane che giace sdraiato ai suoi piedi.
Sentendo la voce del padrone, l’animale si mette seduto e comincia a ringhiare ed abbiare.
“Cosa c’è?Cosa vuoi?Non abbiamo da mangiare, lo sai!Accontentati dei miei auguri di natale, Achille!”
Una lama fredda e pizzicante puntata alla gola.Legionari,o pretoriani?Non è mai stato bravo in storia dell’impero romano.
“Arrenditi Longobardo”Dice il legionario
“Scusami,mi sono sbagliato, Achille. Abbiamo da mangiare”Sorride l’uomo.
Rhona si fuma una sigaretta. Lucia dorme. Vorrebbe svegliarla per baciarla,stringerla a se.Si acconteta di guardarla. Beata lei che riesce a dormire.Come farà?Una sigaretta,o una cosa che possa rimembrare lontanamente quel vecchio e delizioso vizio.Seduta sul letto di un grande magazzino,ultimo loro rifugio, Rhona pensa al “prima”
Si trovava a Roma,era primavera,o fine inverno…cazzo,la memoria! Bè, era arrivata in quella bellissima città per girare l’ultimo film di Steven Spielberg. Un film avventuroso su una donna che combatte gli alieni per salvare la figlia .Non l’umanità: la figlia. Bè, come aiuto regista c’era lei: Lucia. Timida e imbarazzata ogni volta che le rivolgeva la parola. Anche con Steven era così,ma in modo diverso. Una sera ,(stanca della vita da set :albergo e lavoro), aveva deciso di invitarla a bere qualcosa insieme. La ragazza italiana quasi sveniva.. Una bella serata,tanto alcol,tanti racconti picareschi e cameratismo. Così avevano cominciato a frequentarsi dopo il lavoro.Poi era cominciato.
Così, di punto in bianco. Senza avvisaglie di nessun tipo. Se non le notizie che avvisavano di terribili delitti,in numero crescente. Però nessuno diede importanza ad esse.
Il mondo non era finito per una bomba atomica,nemmeno per un virus, o per i morti che son tornati a camminare per le strade. Il mondo era finito perchè la gente, senza motivo, aveva cominciato ad uccidere. Una follia. Che passava e contaminava la gente.Come? Nessuno l’ha mai scoperto. Un uomo che avevano incontrato qualche giorno prima aveva raccontato a loro che la sua prima esperienza con quello strano fenomeno l’aveva vissuta in ristorante. Improvvisamente il cameriere prese il coltello e tagliò la gola del cliente.Dopo una pausa di dieci secondi, il suo vicino di tavolo si gettò armato di forchetta contro di lui.

Rhona annuiva.Era successo lo stesso sul loro set. Un giorno qualsiasi Improvvisamente Steven prese a pugni l’assistente operatore.Senza motivo.Poi scappò.Tornò dopo due minuti armato di ascia.Nella mano sinistra la testa della costumista gocciolava sangue.Poi un elettricista uccise a colpi di cacciavite la segretaria di produzione.L’inferno.
Lucia le salvò la vita.Per farlo dovette decapitare il suo amatissimo Steven.
Fuggirono per giorni,settimane,lei parlava di un posto:Porto San Ercole.Il mare,la salvezza.
Non puoi salvarti quando il mondo impazzisce .

Rhona si alza dal letto. Cammina pigramente nei vari reparti. Un tempo tutte quelle cose in vendita avevano una loro importanza.Ora a cosa servivano?
“Rhonaaaa!Rhonaaaa!”La sente urlare. Spaventata
Lei corre con il cuore in gola fino al letto.La trova rannicchiata contro la testa del letto.Con le braccia tiene strette al mento le gambe.
“Sono qui”Le dice ,accarezzandola.
Il cane corre per le strade di una Roma abbandonata.Tra le carcasse di auto e avanzi di cadaveri. Ossa.
Ponte…come cazzo si chiama quello di Castel Sant Angelo?E poi è proprio Angelo, il santo?
Guarda le nere acque del Tevere trascinare i poco amabili resti dei meno fortunati e dei rottami di cose che un tempo forse avevano una loro utilità.
Il suo padrone lo segue poco distante.Mazza chiodata,fucile,spade. Ricercato dalle guardie romane per omicidio,rapina,e altro… Molto altro.

“Achille,fermati”Ordina l’uomo.
Il cane rimane immobile.Poi scondinzolando corre verso il suo padrone. La mano dell’ uomo infatti sta frugando in tasca. Pappa!
Non è vero ,come dicono molti, che i legionari siano così cattivi. Sono davvero gustosi.

“Dobbiamo uscire da qui”Dice Lucia
“Perchè?”Chiede Rhona
“Voglio andar a Porto Ercole”
“Ercole?”
“Ercole”
“No,non credo sia una buona idea. Come facciamo ad andarci?”
“In bici”
“In che?”
“Bicicletta”
“Lucia..Qui abbiamo tutto.Cosa ci serve,andare ..”
“Non siamo sicure.Verranno prima o poi. Centurioni,legionari,pretoriani, qualcuno verrà! Dobbiamo muoverci. E ti dico, il mare…Prenderemo una barca e poi vivremo in mare aperto.Andrò a prendere da mangiare,pescherò per te.Sarà come una sorta di paradiso, credimi!”Lucia prende le mani di Rhona.
La donna inglese è titubante.
“Cosa è stato?”Chiede
“Cosa?”Ribatte la donna italiana
“Quel rumore…Qualcosa che cadeva”
“Niente,sarà…”Di nuovo un tonfo e uno strano rumore. Qualcosa che cigola e dei passi pesanti che calpestano il pavimento.
“Cavalli”Mormora a bassa voce Lucia
“Cosa?”Domanda esterefatta Rhona.

“Eccole!”Grida un Centurione a bordo di una biga correndo ad alta velocità contro le due donne.
Lucia e Rhona cominciano a scappare ,zigzagando tra le varie corsie.
“Le armi!”Urla l’indio-irlandese
“Sono sotto il letto”Risponde la giovane romana
Alle loro spalle sentono la merce cadere e il centurione bestemmiare,non è comodo correre con una biga all’interno di un centro commerciale.
“Di qui! Di…”Rhona si ferma di botto.Davanti a lei , in mezzo alla corsia, ci sono tre legionari armati fino ai denti e un centurione a bordo di un’altra biga.
“Darò ordine ai miei uomini di spararvi,signorine”Dice l’uomo sulla biga.
Rhona e Lucia non possono fare altro che arrendersi.
La malattia sta peggiorando. Canta, ride, parla, da solo. O con il cane. Ecco, quella bestia è l’ultimo aggancio con la realtà . L’ultimo.
“Da quanto tempo mi conosci?Saranno dieci anni?Bè, sono stati anni meravigliosi quelli spesi con te. Non so che altro dirti, per …”Non trova davvero le parole e sente un nodo alla gola, calde lacrime riempire i suoi occhi. Non un bello spettacolo quello del peggior criminale dell’Impero in lacrime. Accarezza il cane.
Dove si trova?Lungo la Cassia,gli pare.Vagabonda senza meta da un bel pezzo. Uccide,mangia,uccide di nuovo ,dorme, aridaje ammazza ancora e poi cammina. Tanto. Non sa quante volte abbia fatto avanti e indietro quella città .Bellissima e suggestiva ancora, nonostante tutto.
“Io e te…Io e te”Dice l’uomo mentre fa passare la mano sulla schiena robusta del suo animale di compagnia.
I Senatori l’hanno avvertito più di una volta. Il popolo si sta stancando dei soliti scontri tra ridicoli gladiatori.Non ce ne sono più di buoni, e quindi son sempre più malcontenti. Un popolo non contento,potrebbe cominciare a protestare e non è sicuramente quello che L’Imperatore vuole.
“Abbiamo bisogno di lottatori nuovi.Gli scontri ultimamente sono sempre più …Come dire?Prevedibili. Caronte e la sua squadra di gladiatori della nostra Accademia,sono troppo forti e i prigionieri..Per il Santissimo Giove, davvero debolissimi e impresentabili”
Il vecchio Lucio a nome dei Senatori si rivolge a Sua Meraviglia L’Imperatore di Roma.
“Selezionateli meglio. Che volete vi dica?Il popolo perchè mai dovrebbe lamentarsi?Roma è risorta!Siamo tornati alle nostre origini.Abbiamo una città che ha ripreso la sua tradizione imperiale.Diamo banchetti,spettacoli,abbiamo le migliori prostitute e gli enuchi più appetibili. Nondimeno, come sempre, essi sono scontenti?Bene,dicano cosa vogliono? La repubblica? Abbiamo i senatori. La democrazia? Bè,se rispettano le nostre regole, che sono le sacre regole dell’Impero, hanno tutte le libertà. Ricordate i vecchi tempi? Anche allora si lamentavano. Non sono mai contenti. Non ci baderei molto, però dopodomani sarà Natale e voglio quindi che abbiano un grandissimo spettacolo. Lo scontro degli scontri e poi un grandissimo banchetto.Cibo per tutti i Romani e Romane. Pane e circo,son sempre gli alleati migliori per noi Potenti e Onnipotenti.”
“Dovremmo trovare degli avversari degni di nota”Mormora un consigliere di corte.
“Li abbiamo!”Sostiene il capo dei pretoriani.
“Davvero?”
“Bè,oggi abbiamo catturato due donne…”L’uomo viene interrotto dal ridere del consigliere imperiale
“Non riderei,se fossi in voi. Sono le responsabili della scomparsa della Nona Legione”Conclude duramentee il capo dei pretoriani.
“Non c’è via che non mi ricordi una nostra impresa, vero Achille?”Chiede l’uomo al suo cane. L’animale agita la coda gioiosamente.
“Ne abbiamo ammazzati e amate ,vero?Si,ci meritiamo la nostra cattiva reputazione. Come se poi in questo inferno contasse qualcosa la reputazione”.
La Cassia è lunga,stanno andando verso nord.Quartieri bene,una volta almeno. Lui li odia. Tanto che le stragi migliori, si parla di intere famiglie, le ha portate a termine proprio in quelle zone.Sente l’adrenalina,la rabbia, l’odio e la violenza pompare nel sangue,ci siamo..Una crisi. Urla tirando fendenti nell’aria e ridendo istericamente.
La Follia, l’ha contaminato ,ma non del tutto. Ha una forza eccezionale grazie ad essa, un istinto potente,ma anche la durissima sensazione di perdersi,la disperazione dopo ogni strage e violenza.

Un suono acutissimo gli penetra il cervello. Si gira e lo vede:Achille è morto. Trafitto da una lancia artigianale.
Un uomo gli tiene un piede sopra,come se non volesse lasciar scappare la sua preda.Ha un sacco di iuta come vestito,legato malamente intorno al fianco.
“I miei bamabini mi han chiesto un regalo per natale..”Ridacchia l’uomo.
L’occhialuto prende la sua mazza chiodata.
L’uomo con la lancia capisce in quel momento il grave,gravissimo errore commesso.
“Non..”La frase gli muore in gola,poi comincia a urlare.Un chiodo gli ha perforato l’occhio. Con quello sano vede che pende dalla mazza.

L’occhialuto ridendo,piangendo,urlando,imprecando,colpisce fino a ridurre in poltiglia il malcapitato.Poi si abbandona sedendosi per terra. Prende il cadavere del cane e lo tiene tra le braccia. “Shhhhh. shhhh..piccolino,amore mio..Piccolino,amore,lo sai che ti voglio bene?”Passa la notte dell’antivigilia e la vigilia così.Fino a quando dei pretoriani lo trovano e lo portano nel carcere per i combattenti del colosseo.

Lucia cammina nervosamente avanti e indietro da muro a muro della cella. Rhona , più calma, sta seduta sulla brandina.Nella cella accanto le guardie si stanno divertendo con alcune prigioniere compiacenti.Sono quelle che dovranno fare le cortigiane nella lunga notte di Natale.Significa essere libere per almeno un paio di giorni,qualcuna potrebbe anche trovare la libertà e andar a corte.
“Dobbiamo scappare”Dice la donna italiana
“Come?”
“Prendere in ostaggio un paio di guardie”
“Ah,certo!Facile!Mica è un fottuto film questo,lo sai?”
“Grazie per l’informazione.Mi fanno schifo loro e quelle troie,le ammazzerei…”
“Dovresti allearti con il Massacratore. Lui,te e il suo cane,pensa che famigliola allegra. ”
“Famiglia?No,quale famiglia..”
“Quale famiglia,nemmeno con me?”Chiede Rhona
“Bè,ma quello…No,sarebbe diverso.Comunque..Non stai bene con me ,così?”Chiede Lucia
Rhona si alza sorridendo. L’abbraccia e la bacia.Lucia si sente il cuore in gola,leggera e felicissima.Ogni volta le succede di sentirsi in paradiso,un posto migliore,lontano dalla Follia e dai farabutti che da troppo tempo dominano Roma.
“Ce la faremo. Credimi”Le mormora all’orecchio Rhona.

Caronte è la vera star di quei tempi bui e crudeli. Ex attore di pessimi film d’azione,aveva dato sfogo alle cose imparate sul set , durante i primi giorni dell’apocalisse. Lui e un gruppo di suoi colleghi, stavano girando Mercenari 4, e stuntman.Uomini duri e cattivi.Macchine di guerra e repressione. La città era tappezzata di suoi manifesti. I bambini lo amavano e da grandi- quei pochi che riuscivano a crescere-volevano essere tutti come lui. Le donne lo desideravano e gli uomini lo temevano.
Purtroppo negli ultimi tempi le cose andavano male.L’Imperatore era un vanesio ,isterico e parolaio. Non si trovano più prigionieri degni di nota, si giocava il tutto per tutto quel Natale.Devono per forza dare un grande spettacolo.La popolarità arriva velocemente e ancora più velocemente se ne va.

L’uomo è in una cella singola,d’isolamento. Appena arrivato ha già ucciso tre innocenti prigionieri e quattro guardie.La Follia gli circola nel sangue .Non ricorda più il suo cane.La malattia e la paura di soffrire in modo troppo violento e straziante,anche per un assassino crudele come lui.

“Natale”
“Cosa?”Chiede Rhona
“Tra poco.Sarà Natale”Risponde Lucia
“Già.Ti manca?”
“Strano,prima non è che mi interessasse molto.Lo aspettavo per fare le immersioni a Porto Ercole.Ci vedevamo con i parenti,sai le cose che facciamo noi Italiani?”
“Immagino che lo faccino anche in altri paesi.Non credi?”
“Mi manca quello…Il mare,e la mia famiglia.Certo,la mia famiglia.”
“I miei hanno divorziato quando ero piccola,quindi..”
“Scusa,io..”
“No,parlami di cosa facevi con i tuoi…”
“Non riesco a parlarne.Non perchè non voglia farlo,ma è …Sento la loro mancanza.Così banale,non credi?”
“Perchè?Lucia perchè dovrebbe esserlo?Dopotutto,anche con questo mondo in rovina,con la Follia che ci ha contaminati,dopo tutta la violenza e orrore,perchè non dovremmo commuoverci pensando ai nostri famigliari?Perchè non dovremmo avere nostalgia dei nostri Natali passati?”
“Non sono una dura sai?Cioè,magari ..”
“Non ci ha mai creduto nessuno.Mai.E non devi pensare…Ecco,quan-
do mi hai fatto leggere quel libro,come si chiamava?”
“Un posto che si chiamasse arrivederci”
“Si,ecco.La cosa più dolce e ..Non ho le parole,credimi.Non può che essere una bella persona una che scrive quelle cose.E se tra poco,quando andremo a combattere,ecco io..”
“Tu cosa?”
“Io…”
“Non lo pensare nemmeno.Non lo fare.Non permetterò che ti facciano male,non lo faranno.Non lo faranno,hai capito?”Lucia quasi urla
Rhona si alza dalla sua brandina e si sdraia accanto a lei.Cercando di calmarla,sussurrando dolci parole e accarezzandole il viso.
“Come sta?”Chiede una guardia al suo collega
“Zitto.Prima dava in escandescenze.Urlava,cantava,rideva,chiamava il suo cane. Sopratutto quello.Ora sta zitto.”
“Dobbiamo controllare?”
“Cosa,ma sei pazzo?Lo sai chi è questo?Il Longobardo.Non so quante persone abbia trucidato.Non è forse Natale , oggi?Cerca di rimanere vivo e di festeggiarlo bene con i tuoi.”
Nella cella un pesante silenzio,presagio di cattive notizie,fa sentire la sua tenebrosa e potente forza.
Natale,cosa faceva?Il delirio era passato,ora sentiva il sangue scorrere tranquillamente,il cuore battere regolarmente.Cosa faceva a Natale?Andava al mare. Pietraligure,Loano,Varazze. Con i suoi. E Achille. Ricorda la bellissima atmosfera malinconica,tenera,dolce. Pace. Ecco,era in pace con tutti. Lui un tempo sapeva anche amare.Non lo vuole scordare. Prendeva tanti libri e li leggeva. Poi il lavoro ,il negozio, aveva cancellato quella bella e sana abitudine natalizia.
E Achille,ora?Cosa farà domani?Ci sarà la festa di natale nel paradiso dei cani?Non vuole pensarci.Fa male.
Tra poco combatterà.Il consigliere imperiale è venuto a trovarlo.Due ore prima.Gli ha detto che vuole uno spettacolo come si deve.Rideva viscido e schifoso come gli uomini della sua specie sono sempre stati.
L’uomo comincia a ridere a bassa voce
“Achille,cosa dici?Glielo diamo uno bello spettacolo?Buon Natale amico mio.Ogni goccia di sangue,ogni testa decapatita,ogni vita che strapperò dal corpo di questi figli di puttana sarà dedicata a te”
“L’Imperatore verrà ucciso?”Chiede Caronte sbigottito
“Certo”Risponde il consigliere
“Come?Ma è impossibile…”
“No,ho agganci tra i senatori e due pretoriani che ci lasceranno fare.Non lo sopportiamo più. Un mediocre è sempre utile,per qualsiasi tipo di regime. Però quando egli oltre alla mediocrità,ha la cattiva abitudine di essere vanaglorioso,vanitoso,megalomane,bè…Potrebbe rivelarsi pericoloso sia per noi che per L’Impero.Quindi domani,dopo lo scontro,che vincerete tranquillamente,un uomo alle spalle dell’imperatore lo pugnalerà a morte.Tu lo ucciderai e a furor di popolo sarai il nuovo Imperatore,che ne pensi?”Domanda mellifluo il consigliere
Caronte ride felice.
La gente si sposta lentamente verso il Colosseo.Vecchio rudere pericolante,fatiscente.Tra le erbacce,le rovine,combatteranno i Gladiatori e i Prigionieri.Loro staranno in bilico su gradini consunti dal tempo.E tiferanno per quello che il potere ha deciso debba essere il loro eroe.Lo faranno pensando di essere liberi.

Circondate da Pretoriani e Legionari,Rhona e Lucia vengono scortate verso il Colosseo.La folla urla bestemmie e maledizioni contro le due donne. Tengono nelle mani i ritratti de L’Imperatore e di Caronte e guardano con espressioni feroci e sprezzanti le prossime vittime

La folla continua a inveire,deridere,urlare,tifare,poi all’improvviso il silenzio cala sulla strada. Zitti,immobili,fissano l’uomo circondato da legionari e corpi speciali armati fino ai denti e oltre.
“Il Longobardo”Mormora un bambino terrorizzato.
L’uomo cammina sereno e tranquillo.La serenità e tranquillita di un pazzo.
Dalla folla un urlo. Una donna ha perso la sua bambina che corre verso l’assassino.
“Sei il Longobardo?”
“Certo”
“E dove è il tuo cane?”
“Morto”
“Spero che tu lo possa raggiungere.”
“Lo spero anche io,ma prima vi porterò tutti con me”Sorride l’uomo mentre viene trascinato via.

Caronte guarda la sua squadra. Paul sta controllando le sue motoseghe,Jason indossa la sua maschera da Hockey e lucida la lama della sua mazza-falce,Eletric Killer si diverte a giocare con la corrente elettrica che esce dai suoi aggeggi strani.
Tra poco lui sarà Imperatore e questi uomini le sue guardie del corpo.

Il boato si fa sentire per chilometri.La gente incurante del pericolo salta e si diverte .Chiama ad alta voce i suoi idoli,esalta L’Imperatore- odiato nei giorni della settimana e poi per ogni piccola distrazione che offre ai sudditi,perdonato e idolatrato.
Rhona cerca la mano di Lucia.La trova e la stringe forte.
“Stammi vicina”Sussurra
“Non ti lascerò mai” Risponde la ragazza.

L’Imperatore si diverte e lancia saluti al suo popolo. Il consigliere se la ride sotto i baffi.Tra poco questo inutile pirla sarà morto.

Eccoli che entrano:I Gladiatori!Le note di Eye of the tiger irrompono nell’aria.l’Urlo della gente arriva fino allo spazio e oltre.

Caronte,Paul,Jason,Eletric Killer. Fermi in mezzo al campo si godono le isteriche urla della gente affamata di sangue,dolore,violenza,morte.

Fischi e insulti quando arrivano Rhona,Lucia e il piccolo e folle Longobardo.

“Ti fidi di lui?”Domanda Rhona
“Non abbiamo altre scelte.Non le abbiamo”
Il Longobardo tace.Tre assistenti del direttore degli spettacoli entrano in arena e consegnano ai tre Prigionieri le armi.
Il Longobardo prende la sua mazza chiodata.Stringerla in mano, gli da una sensazione gradevolissima di invincibilità e di grossi guai per i suoi nemici.
Lucia ha una spada di quelle corte ,che usano i Legionari, Rhona ha deciso di prendere un tira pugni e una catena.
Che lo scontro cominci..

Paul facendo volteggiare con precisione e delicatezza le due motoseghe in aria ,si avvicina per colpire Lucia Lei sente la lama tagliente della motosega sfiorarle la guancia sinistra.Con un balzo salta agilmente la seconda motosega pronta ad amputarle le gambe.Tira con decisione un colpo di spada alla testa del Gladiatore,ma viene bloccata dalla motosega nella mano destra di Paul.
L’uomo avanza. Lucia evita tutti colpi anche se viene colpita di striscio .Retrocedendo inciampa a terra e cade .Con il piede sinistro colpisce violentemente ai testicoli il Gladiatore. L’uomo perde la presa sulla motosega alzata al cielo per colpire la ragazza.Lucia l’afferra al volo e lo colpisce con violenza alla gamba sinistra.Carne,ossa,sangue le schizzano addosso. Paul urlando cade in ginocchio ,Lucia con violenza lo colpisce al collo con la sua spada.La testa del Gladiatore si stacca di netto dal corpo rotolando pigramente per terra.
Lucia pucciata nel sangue urla la sua gioia al cielo.

“Non è possibile!”Urla Jason
“Cosa?”Domanda Caronte
“HAI VISTO?Hanno ucciso …”
“E allora?Allora?Avanti entra e fa fuori quel nanerottolo”Dice il Capo dei Gladiatori gettando di peso l’uomo dentro l’arena

Jason avanza Muovendo la sua mazza-falce a rasoterra da sinistra a destra e da destra a sinistra.
Il Longobardo fa volare in alto la sua mazza,poi l’afferra al volo e la scaglia con forza contro la faccia del Gladiatore.Lo colpisce in pieno.I chiodi perforano il cranio del poveretto bucando il suo cervello.
Nemmeno un minuto di scontro
Il Longobardo si gira verso Imperatore e Popolo,mostrando a loro il dito medio.

Caronte è preoccupato.Quelli ci sanno fare.Eletric Killer entra in arena conoscendo per la prima volta la paura di morire

Rhona viene colpita in pieno dalle scariche dell’uomo e vola per cadere malamente sul terreno. Lontano arriva la voce di Lucia..Le gambe e le braccia si agitano,si sente bruciare.Capisce che l’uomo la sta colpendo ripetutamente.Le scosse non sono forti,ma ripetute diventano dolorosissime.Si sente abbandonare. Dovesse morire è contenta.Ha avuto una bella vita. Un bel lavoro,ha viaggiato, ha amato,sopratutto ora,sopratutto Lucia.
Poi con la mano desta afferra la catena.La sente ,si agrappa con forza e disperazione.
Urlando si alza e tira un colpo violentissimo al braccio destro del Gladiatore immobilizzandoli l’arto.Poi lo colpisce violentemente al viso con il tirapugni.Colpisce ,colpisce,colpisce,fino che sente le ossa della testa sgretolarsi,la carne lacerarsi,gli occhi fuoriuscire dalle orbite.
Poi molla la presa.

Il consigliere è nervoso.Il suo piano sta fallendo.Cosa fare?

Caronte entra in arena.Solitario,sa che andrà morire. Quante volte è toccata ad altri?Le cose vanno così.Non diventerà mai Imperatore.Morire a Natale.Una carneficina il giorno della bontà,dell’amore. Ironico.

Rhona,Il Longobardo,Lucia, sono al centro dell’arena.Come belve
affamate e arrabbiate.

Caronte urlando si getta contro i tre brandendo una pesante spada e tenendo uno scudo nell’altra mano
Lucia corre e poi si lascia andare in scivolata,centra l’uomo al ginocchio sinistro, spezzandolo.
Caronte cade.Rhona gli prende la spada e lo colpisce alla schiena.
Il Longobardo afferra lo scudo e glielo spacca con violenza sulla testa fino a quando è completamente spappolata.
Un silenzio innaturale avvolge il Colosseo. Poi da qualche parte un lieve e debole applauso.A quello si unisce dall’altra parte del Colosseo un altro applauso,e poi altri,e altri ancora
Alla fine la folla è in piedi ed osanna i tre nuovi eroi

Il consigliere è furioso,sta per esplodere.Dannati hanno fatto fallire il suo piano.Guarda i Pretoriani,si stanno avvicinando a lui.Intuisce di colpo di essere stato scaricato dai Senatori.Lo hanno usato e lui ha creduto troppo nelle sue capacità.
L’imperatore è in piedi. Applaude anche lui.
L’uomo si getta contro quel maledetto vanesio che non sopporta affatto e insieme precipitano rovinosamente verso terra.
Nell’impatto L’imperatore muore sul colpo.
Il consigliere si alza con fatica.Sputa e vomita sangue,si regge a malapena in piedi.Vede i Pretoriani correre verso di lui.Lo faranno a pezzi.Pensa al presepio.Lo faceva sempre ,ogni Natale. E passava una bella giornata con sua moglie e i loro tre bambini.Poveri piccoli,poveri innocenti.Un giorno arrivato a casa, con la bella notizia della promozione e la possibilità di comprare quella bella villa che sua moglie tanto ammirava,aveva trovato la donna davanti alla lavatrice.Al suo interno le tre teste dei suoi bambini.
Il consigliere piange.Lacrime che diventano rosse sangue quando puliscono le sue ferite.Ha perso tutto. Chissà se il Natale per lui potesse concludersi con un viaggio in paradiso.No. La gente come lui non ci va.Non ci andrà mai.
Così abbassandosi con fatica prende la spada imperiale e con dolore ,rabbia,angoscia,malinconia per vita che se ne va si getta contro i tre prigionieri.
La mazza chiodata del Longobardo gli squarcia il ventre.Lucia lo infilza con la spada appena sotto il cuore e Rhona lo colpisce violentemente al naso con un pugno. Il consigliere cade moribondo.Morirà abbandonato nelle segrete della prigione imperiale.Tre ore dopo.

La colpa sarà tutta sua,i Senatori denuncieranno tutti quelli che sapevano del complotto.Portando la falsa giustizia dei perfidi al trionfo.

Porto Ercole
L’acqua accarezza i piedi di Lucia.Lei si sente in pace con il mondo intero. Rhona la raggiunge e l’abbraccia.La stringe a se.
“Non avevo ragione?”
“No!”Ride la donna inglese.
“Qui saremo sicure.Sai ho ripreso la mia attrezzatura da sub,se vuoi ti insegno”Dice la donna italiana scompigliando i capelli di Rhona
“Tu insegni a me?A Eden Sinclair?”
Le due donne ridono.
“Il Longobardo?Non l’ho più visto..Doveva venire con noi”
“Non può,non è la sua terra questa,Rhona.Non può vivere come noi.Sarà da qualche parte”Risponde Lucia.
Poi le donne si allontanano camminando abbracciate lungo la spiaggia.

 

ZHANG

5 Set

“Grazie,grazie”Il cinese non fa altro che ripetere queste parole come un disco rotto.Un pessimo disco rotto

“Non ringraziarmi”Taglia corto il Cacciatore,come tutti a Milano odia i cinesi.Per colpa loro si è verificata quella pandemia che ha sterminato la popolazione cittadina.In pochissimo tempo.

“Io sono un Untore.Dovevi consegnarmi ai Cacciatori o alla Milizia Verde,invece mi nascondi”

“Eh,sai sono curioso di sapere se questo anno me lo daranno il Nobel per il più pirla al mondo”Risponde sarcastico il cacciatore.

“Cerco mia figlia Gong”Il cinese mostra la foto di una bella ragazza di circa 14 o 15 anni.

“Perchè dovrebbe essere qui?”Domanda distrattamente,cercando di non guardare sia la foto che l’uomo,il milanese.

“Lei è scappata dalla nostra zona.Ho avuto sue notizie nel quartiere degli anarchici e delle sacre famiglie,poi quanto pare è arrivata fino qui.Non l’hai vista?”L’orientale avvicina la foto della ragazza al viso vissuto e stanco dell’uomo occidentale.

L’aveva vista.Due giorni prima il Capo Branco l’aveva portata nella loro caserma.Era partito per una battuta di caccia contro quei fottuti Gialli sbranatori di carne umana e anche per eliminare Quattrocchi Kruger un folle sadico che terrorizzava gli abitanti di La Normalità,come si chiamava la sua zona,ancora più di quei fottuti antropofagi.Non aveva trovato l’umano pazzoide e non si era divertito a sparare contro i soliti Gialli.Però aveva trovato quella ragazzina.L’avevano violentata a turno.Come bestie,ma stanche.Tra una bottiglia di pessimo vino,vomito,risate alcoliche e isteriche.Violentata,usata come cesso umano,poi uccisa.Tanto era una Gialla no?Una delle regole fondamentali per vivere a La Normalità,o Vecchia Milano era: uccidere tutti quelli che hanno la pelle come quella di Titti il canarino.Cazzo Titti è un uccello!Ma è giallo e insomma il nome in codice quando si vedeva i Gialli era quello:Titti.Milano è caduta?Milano Risorge!Questo è lo slogan ideato dal leader indiscusso di quella zona:Franco Stoppani.Prima del 13 aprile 2015 un emerito pirla:chiassoso e volgare populista dell’estrema destra.Poi eroe dell’assedio ai gialli:la distruzione della Chinatown Milanese.Il suo regno l’ha chiamato:La Normalità.Perchè qui ,cioè in tutta via Monza fino a Piazzale Loreto, si viveva come ai vecchi tempi.Niente era cambiato.Mattina :bar,tabaccaio,giornali.Lavoro,ritrovo alla sera nei locali.I discorsi non toccavano mai-non dovevano-la politica o cosa succedeva nel frattempo solo oltre a Piazzale Loreto.Calcio,motori,figa,bontà del milanese e la sua naturale efficenza nella vita lavorativa.Difendevano tutto questo con l’uso forte dei Cacciatori e delle Milizie Verdi.Le regole:1)caccia ai Gialli,vietato farli entrare anche se non sono cannibali furiosi,chi ne uccide più di 10 ha una carica cittadina importante in cambio,2)niente animali.Sono portatori sani della malattia che ha distrutto il nostro vecchio mondo,3)Morte agli occhialuti intellettuali,sopratutto quelli che mettono in dubbio Il Bollettino Pandemia Gialla.

Due colpi forti alla porta fanno sussultare il Cacciatore…Due anni fa a casa con la loro unica figlia,aspettava il ritorno della moglie.Era andata a fare la spesa come al solito,ma ritardava fin troppo.Poi qualcuno bussa alla porta.Lui si alza per andare ad aprire,ma la figlia gridando allegra :”La mamma!”arriva prima alla porta.Non vuole e non gli piace ricordare,ma quella cosa-successivamente li avrebbe chiamati i Gialli- aveva preso con forza la bimba e l’aveva dilaniata squarciandole la gola.L’uomo era corso contro quella orribile creatura dalle sembianze umane,per strapparle la figlia dalle mani.La sua corsa si fermava sulla soglia della porta:sua moglie stava divorando la loro bambina.

“Enrico apri!”La voce è quella del Capo Branco,Brambilla,ferma però amichevole.

Il Cacciatore fa segno al cinese di nascondersi in stanza,mentre lui attraversa il breve corridoio che lo separa dalla porta.

“Ciao,come va?”Oltre al Capo Branco vi sono altri tre suoi colleghi,con loro dei prigionieri:una ragazza,(sicuramente lesbica visto i capelli corti e i tatuaggi,severamente proibiti),con un cane e un tizio occhialuto.

“Bene.Hai fatto buona caccia stasera?”Domanda Enrico

“Mmm..La fighetta qui presente con il suo animalaccio e sto frocetto .Direi abbastanza buona,ma non mi fai entrare?”

“Certo”

Brambilla entra e furtivamente dà un’occhiata in giro.

“Hai già mangiato?”Il Capo Branco getta la domanda lì come se nulla fosse.

“Si”

“Cinese?”

“Come?”

“Sento puzza di cinese qui?La riconosco,visto che due sere fa ce l’avevamo tutti addosso”Ghigna Brambilla

Enrico non risponde,ma con la coda dell’occhio vede che Zhang velocemente è passato in cucina.

“Non tutti”

“No?Allora non sai cosa ti sei perso.Oh preferisci i maschi di quella razza di assassini di merda?”

Enrico non fa in tempo a rispondere perchè dalla cucina arriva velocemente un coltello lanciato dal giallo che squarcia la gola del Capo Branco.In breve l’apocalisse:Cacciatori che sparano e i prigionieri che in tutti i modi cercano di eliminare i loro aguzzini.La ragazza si mostra una esperta di arti marziali arrivando a spezzare il collo a un cacciatore,il suo cane sbrana con ferocia un altro,mentre l’occhialuto si nasconde da fifone quale è. In breve Enrico,Zhang e i due prigionieri si trovano a scappare dal condominio.Fuori li aspetta la Morte Gialla.

Andare verso Piazzale Loreto,Corso Buenos Aieres ?Il terreno di Quattrocchi Kruger o dirigersi verso Sesto San Giovanni,terra dei Gialli e degli anarchici del No Future?Le zone sono controllate dalla Milizia Verde,sarà difficile uscire.

“Prima stavo a Porta Vittoria,andiamo nella mia vecchia casa”Dice Enrico dirigendosi stancamente verso la loro probabile fine.

Le guardie scherzano e ridono,anche se ormai a Milano è rimasto ben poco da rendere allegri.Non possono fare altro.

“Ciao ragazzi”Dice il Cacciatore

I due si alzano di scatto per salutare il superiore

“Devo portare questi tre dissidenti e questa bestiaccia nella zona di Kruger,mi fate passare?”In cuor suo Enrico spera che i due gli dicano subito di si

 

 

 

Il cuore batte forte:ora è in territorio aperto alla caccia.Cosa sta facendo?Dove li porta?Milano è solo un ammasso di cadaveri squartati,ratti,pestilenza,disumanità.La città del fare e del produrre non si smentiva nemmeno in questo caso:una mattanza tra le peggiori in tutta Italia.

“Bè,dove andiamo?”Chiede la tipa tatuata.

“Buenos Aires,Porta Vittoria,non lo so..Importante è andare.”

“Qui è pericoloso,bello!Lo sai di chi è questa zona?”Ribatte la ragazza

“Lo so.E ti lascio due scelte:vuoi stare ferma e sperare di incontrare Kruger o vuoi stare ferma e sperare che i Gialli sentano il tuo odere e ti divorino?”Taglia corto Enrico

Il gruppo di vagabondi disperati si dirige senza una meta precisa,per inerzia verso l’inferno.

 

La ragazza ricorda la bella giornata di sole:la radio e la tv davano cattivissime notizie.Succedeva qualcosa per colpa della Corea del Nord.Una guerra o un virus.La Cina e la Russia avevano chiuso le frontiere,non era sicura.A lei però cosa importava?L’idroscalo è un posto meraviglioso quando fa caldo,nonostante sia solo primavera,e sei innamorata.Alice per lei era l’amore vero.Stavano sdraiate sotto il sole,la radio dava le solite brutte notizie,ma chi se ne frega! I soliti allarmismi.

Joe,il suo cane, cominciò a righiare piano.Lei gli disse di stare buono,mentre da imbranata cercava il regalo ,un anello,che voleva dare al suo amore.Il cane però non voleva smetterla anzi aumentava sempre di più e si era messo in posizione d’attacco.

“Che c’è?”Le ultime parole che Alice le aveva detto.

Claudia non fa in tempo a rispondere che due individui ,due strane creature gialle giunte alle loro spalle afferrarono Alice.I denti di uno dei due si avventarono sul collo della ragazza ,mentre l’altro le divorava il ventre.Claudia terrorizzata rimaneva immobile. Joe si getta contro i due !Una lotta spietata che vede la bestia staccare la testa a una delle due creature.Solo allora,per difendere il suo cane ,la ragazza colpisce duramente con gli anfibi il secondo essere.Forte e disperata fino a scassare la testa del Giallo.

 

 

Troppo silenzio,Piazzale Loreto non è mai stata così grande e spaziosa.Loro sono armati,ma non hanno molte munizioni.Quanto potranno resistere?Nessuno vuole esporre quella domanda,ma tutti se la fanno.

“Per difendere questo cinese!Lo sai che tutti noi abbiamo perso qualcuno per colpa loro?”Riprende acida Claudia.

“Non è vero”Risponde l’occhialuto “cuor di leone”

“Alice l’ha ammazzata due di loro e sono convintissima che anche a voi è successo lo stesso”

“Non sappiamo ancora l’origine di tutto questo.”

“Oh,Puffo Quattrocchi!L’hai letto o no il Bollettino della Pandemia Gialla?”

“Si,ma sei sicura che sia tutta verità?Non sai che nella nostra epoca era un modo di agire normale quello di spacciare il falso per vero?”

“Complottista del cazzo!Se fosse stato per noi occidentali ,non sarebbe successo tutto questo!”

“Chi ti dice che l’attacco sia davvero cominciato dalla Corea del Nord?Magari quel virus è stato studiato per distruggere loro.Fatto circolare prima che loro lanciassero i missili contro la corea del sud”Ribatte il nerd di turno.

La ragazza vorrebbe rispondere,ma si blocca:impiccato a un lampione in testa giù ,squarciato dal basso ventre fino alla gola c’è un Giallo.Intorno per terra pezzi di cadaveri e avanzi di mostri decomposti.La Zona di Quattrocchi Kruger.

“Occidente oppure oriente,non conta.Ora conta solo sopravvivere”Mormora Enrico.

 

Kruger è diventato in poco tempo l’incubo peggiore dei pochi superstiti e anche -se potessero avere incubi-dei Gialli.Prima del 13 aprile era un ometto insignificante,goffo,maldestro.Uno di quelli che passano completamente inosservati,se non magari per essere deriso da qualche bulletto tamarro.Aveva una cartoleria-edicola,ma anche i suoi clienti più assidui faticavano a riconoscerlo.Non era proprio uno che “buca lo schermo”.Bè,mentre la sua vita continuava monotona e mediocre,qualcosa succedeva nel mondo.Una misteriosa malattia si stava diffondendo ,arrivava dal Nord Corea. I primi sintomi erano scoppiati nel 2011

“Gennaio,sicuramente!Lo ricordo”Dice Claudia

“No,no!Era primavera .Cazzo non posso sbagliare,avevo avuto il contratto indeterminato..Che culo,pensai,e invece..”

“No Occhialuto ,era agosto e faceva terribilmente caldo”

“Non penso che sia davvero cominciata da Chinatown,o meglio ad opera dei clandestini.Li conoscevo quelli di Milano”Zhang non conclude il discorso.

“Untore ,che ne sai?”Domanda Enrico.

“Cosa vuoi che sappia?Non vedi che è una spia?Chissà cosa ha in mente il bastardo”Urla Claudia..

 

La gente andava nell’edicola cartoleria di Quattrocchi Kruger e parlavano,parlavano.Montava la rabbia verso i gialli,la destra populista ci mise poco a prendere in mano la situazione.Pochissimi,ritenuti dal popolo pazzi e nemici,sostenevano che le prove del Bollettino non dovevano essere prese come oro colato.Mauro,il giovane occhialuto del gruppo in fuga,era uno di quelli.Precario da oltre dieci anni,genio del computer,uno dei migliori hacker del paese.Tanto da essere contattato da servizi segreti occidentali per fare operazioni di trollaggio nei siti politici.Anche di inventare personaggi di dissidenti nei paesi che si desiderava sputtanare.Se l’hanno fatto in altri casi,perchè non in questo.

Lee Cheng divenne il nome del dittatore che minacciava il mondo.La gente era furiosa e disorientata.Troppe notizie,opinioni,commenti,scoop.Il pluralismo è lo sposo perfetto dell’apocalisse e così fu.

 

Zhang sente i suoi compagni che litigano furiosamente:dove andare?Perchè non ammazzare quel giallo fottuto?Colpa sua! E allora il tuo cane?Gli animali sono portatori sani della malattia. Lui pensa a un giorno lontano

 

Il cliente veniva tutti i giorni,lo conosceva ormai da tempo..Diciamo 20 anni?Si,ecco!Tutti i giorni si fermava sempre al solito posto al ristorante.Si fermava per quattro chiacchiere.Parlava della storia del suo paese e voleva conoscere quella ricchissima della Cina.

Una sera ,mentre Zhang era in cucina,dei rumori giungevano minacciosi dalla strada.Suo figlio minore Cheng corse dal padre:”Stanno arrivando!!!”Le sue ultime parole. L’esplosione fortissima scosse l’intero locale e poi le fiamme.Zhang cercava di scappare.I cadaveri del figlio e della moglie erano terribilmente bruciati e fatti a pezzi.Gong l’altra figlia era ferma immobile.Non osava alzarsi dal suo angolo verso la sala dei grandi ricevimenti.La folla era là ferma.Visi di gente normale,ordinaria,eppure sembravano dei mostri.In preda all’odio.In prima fila c’era il suo amico italiano.

“Eccolo l’Untore!”Gridava schiumando bava e odio.L’orda si muoveva frenetica correndo disordinatamente all’interno del locale.Mille mani lo prenedevano e qualcuno aveva anche cercato di morderlo,Zhang si difendeva benissimo.Era un ex soldato dell’esercito popolare cinese,non era facile sopraffarlo.

Il rumore bestiale della folla che proveniva dalle strade ..

 

“All’improvviso smettemmo di picchiare e uccidere quei gialli.Perchè qualcuno aveva aperto una cantina o una cosa simile e cazzo,allora uscirono..”Ricorda Enrico

Zhang non aveva mai visto quei visi gialli.Non erano della comunità eppure si trovavano da loro.Erano aggressivi e affamati e si gettarono come bestie sui cittadini linciatori.Carni strappate a morsi,occhi cavati,cervelli mangiucchiati.Mani che afferravano,gambe che cercavano disperatamente di scappare.

“Non erano dei nostri”Ribatte il cinese

“Col cazzo!Ho visto chi ha mangiato Alice!Era un figlio di puttana come te!”Urla Claudia.

“Lo dice il Bollettino,ok?Non ti basta?”Continua Enrico.

Un rumore lontano,indefinibile,ma che diventa sempre più forte man mano che loro si avvicinano al Centro.

“I ricchi ballano.Senti come si divertono quei coglioni”Dice sprezzante Mauro

“Come noi alla Normalità difendevamo la nostra vita da borghesi loro difendono quella di milionari”

La loro zona era l’unica barricata e presieduta dall’esercito impossibile entrare.Possibile uscire.Come?Bastava che democraticamente si decidesse di sacrificare delle persone alla fame dei Gialli o alla follia dei vari Kruger e bande di folli.

“Non pensate che siano dei veri sciocchi?”La voce sconosciuta strappa i quattro dal loro stato di ipnosi musicale

Un ometto non più alto di un metro e sessanta centimetri se ne stava beato,fermo sulla strada.Un grosso machete nella mano sinistra e nella destra il braccio di un Giallo

“Sono nutrienti,sapete?Dopotutto ogni predatore è cibo di un altro cacciatore”Dice addentando un pezzo di carne putrida.

Mauro urla spaventato,mentre il gruppo si disperde nelle vie della città

 

“Non mi dispiace quanto è successo.Per niente.La prima volta è successo nel mio negozio.Ricordo bene.Subito dopo il massacro nella nostra Chinatown.C’è stato un fuggi fuggi.Alcune persone sono entrate nel mio negozio.C’era una ragazza che mi piaceva.”

Mauro è legato a una sedia,posto a capotavola di una lunga tavolata.Quattrocchi Kruger sta lavorando a qualcosa,è di spalle e non riesce a capire che stia combinando.

“Restai a lungo con lei.Mi disse che era venuta a cercare il suo ragazzo,sai chi era?Pasquale quello della palestra qui vicino.Il mio tormento.Era malato ,diceva:intrattabile,innapetente.Vabbè,non voglio annoiarti.Diciamo che il tipo arrivò.Lo vide dalla finestra che dava sul retro.Ho cercato di fermarla,ma sai l’amore ci frega.Insomma lui l’ha pappata in un sol boccone.Poi si era gettato su di me.Ho pensato:è la fine,così finiamo noi occhialuti no?Non sempre,eh no!Ecco,caro amico,voglio insegnarti una cosa:noi resistiamo e resisteremo,sai perchè?Odio.Covato e represso per anni e anni.C’erano delle forbici e ho sventrato quel mostro.Una rivelazione,da allora non ho fatto altro.Poi dai Gialli sono passato ai non contaminati.Non sono un provinciale,amo la buona cucina.Ecco,a proposito mangia questo è buono.Un regalo prezioso per te.”

Kruger si avvicina tenendo in mano un piatto di carne.Mauro sente il tanfo di marcio e morte che proviene dal piatto,ma sa che una piccola colpa per quello che è capitato non ce l’hanno solo i nordcoreani e i cinesi.In un certo modo anche lui aveva collaborato.

Non sapeva che razza di aiuto stavano dando sotto banco lui e alcuni agenti doppiogiochisti a Pyongyang.Colpirà solo loro.questo pensavano e invece..il primo morso alla carne suscita in lui voglia di vomitare, poi( piangendo a bassa voce), mangia tutto.

“Bravo,bravo il mio bambino”Mormora commosso il feroce Quattrocchi K.

 

Enrico corre verso la direzione della musica.Si sarebbe consegnato alle forze dell’ordine .Non può fare altro. Perchè andare a Porta Vittoria?La sua casa ormai è distrutta.Perchè consegnarsi allora?I Cacciatori non escono da La Normalità,men che meno le milizie verdi..Si ferma,fa per tornare indietro quando…

Immobili,fermi,rigidi.Una cinquantina di Gialli.Lui guarda loro e loro guardano lui.Possono anche stare due settimane senza mangiare,perchè stasera devono sentire il bisogno di banchettare pensa?Poi un suono stridente che parte piano e poi esplode in un urlo agghiacciante:la caccia è cominciata!

“Dove sarà la strada per l’Idroscalo?”Si chiede Claudia,mentre Joe ringhia.

“Perchè vuoi andare da quella parte?”Le chiede un uomo.Robusto,barba gialla con qualche pelo bianco.

“Stai lontano!”Grida lei,mettendosi in posa da combattimento ,al suo fianco anche il cane è pronto ad azzannare

“Non avere paura.Sono anche io nelle tue condizioni”

“Ah,si?Quali?”

“Fidati”

“Ci siamo fidati del governo,vedi cosa è successo”

“Mi chiamo Jahve e sono un buon pastore.Cerco anime disperse come te.La mia chiesa è al sicuro…”

Claudia capisce che si tratta degli adepti al dio Chtuluh:sacrifici umani e altre belle cosette.Comincia a scappare inseguita dall’uomo.

 

“Tutto bene vero?Ora sei al livello principale di infezione.Forse come me sarai uno di loro,ma con un quoziente intellettivo da predatore pensante come se tu fossi una persona normale.Come mi è capitato.Non lo so.Volete troppe spiegazioni.Anche questo virus,chi ti dice che sia davvero successo nel modo che ci hanno detto?Non importa.Il mondo deve finire,e io amo questo lavoro.Vieni mio aiutante ti insegnerò cosa devi fare”.

Quattrocchi Kruger libera Mauro e poi tenendolo per mano lo porta fuori,a cacciare.

 

Enrico sente la musica sempre più vicina,ma anche quei dannati Gialli affamati alle spalle.Chiude gli occhi e si dirige verso la sua salvezza.Sente il cuore battere,le gambe cominciano a fare male,i polmoni scoppiano,ma l’esercito è…

Scomparso:ci sono i camioncini abbandonati e sfasciati,e scheletri con le divise stracciate.Si inginocchia .Piange e ride insieme.Loro sono li vicino.

“Signore!Signore! Ci aiuti!”Una voce da qualche parte

L’uomo alza la testa e li vede:I Sacrificati.Solitamente abitanti del Centro che avevano perso i soldi e quindi caduti in disgrazia,(non avere soldi significa povertà e quindi sciagura)venivano legati fuori dalle barricate in pasto ai Gialli

Eccoli:due vecchie nobili ,un noto comico tv, un famoso scrittore di libri sul successo economico e sul come ottenerlo senza pagare le tasse.Implorano a Enrico di salvarli.Lui sente che le bestie gialle stanno arrivando.

“Certo,vi darò una mano”Dice mentre si avvicina armeggiando con quel cazzo di coltellino svizzero multiuso che si porta sempre a presso.

“Grazie,grazie mio caro”Dice una vecchia baldraccona di quelle che erano glorie dei giornali di gossip.

“Di niente signora”Risponde Enrico mentre le taglia i polsi.Il sangue esce a getti copiosi.

“VENITE QUI!!!!!”Urla Enrico richiamando i mostri che ,come impazziti per la fame ,si avventano contro le vittime sacrificali,lasciando a Enrico il tempo per fuggire.

 

Zhang si pulisce lentamente il sangue dalle mani.Per terra una decina di appartenenti a una gang di mafiosi.Volevano usarlo per un combattimento illegale tra lui e un Giallo catturato tempo prima.Il cinese si avvicina alla creatura legata.La guarda bene.Cerca di azzannarlo,ma ha negli occhi il buio profondo e disperato di chi si è perso.

“Riposa,fratello”Dice il cinese sparandogli in testa.

Poi esce e ricomincia a vagare.

 

L’uomo la sta cercando,ma Claudia e Joe hanno trovato un sicuro rifugio in un vecchio pub.La ragazza chiude a chiave e si siede sul pavimento vicino alla porta.Vede l’ombra dell’uomo fuori .La maniglia gira lentamente,non succede nulla.Silenzio.Il primo colpo la spaventa,ma sa che non deve muoversi.

“Apri!”Urla una voce ,automaticamente la ragazza segue l’ordine. L’uomo entra con violenza dentro il locale,ma uno sparo da qualche parte del locale colpisce il barbuto maleintenzionato .Lo stomaco gli esplode in mille pezzi,mentre viene lanciato sul selciato.

“Seguimi”Dice un ragazzo magro e biondiccio.

Lei lentamente si lascia portare verso la cantina del locale.

Ci sono almeno dieci persone lì dentro.Non è sola.

 

“Che poi,vogliamo essere onesti?Non è così brutta questa fine del mondo.Ci sono molte cose positive..Tipo:abbiamo sconfitto il tempo.Non sappiamo più che giorni o mesi sono,cosa può importare?Si,prima sempre di corsa,ma ora?Poi io ad esempio ho imparato a cacciare.Altro che dalla mattina alla sera in negozio.Non mi interessa mantenere la speranza o robe simili.Mi piace questo lento,irrefrenabile caos.Non mi interessa se son stati i cinesi,anzi va benissimo!Ci hanno fottuto.Pazienza.Credimi questi tempi di apocalisse sono fatti giusto per me.Ok,apri la bocca..ecco,bravo!Ti piace?Sangue di mafiosi e anarchici e bei pezzi di carne Gialla.Mangia,ci tengo che tu possa essere in forma.Dopotutto,mi son detto,perchè non posso addomesticare una di quelle bestie Gialle?Tipo il Giorno degli Zombi,quel film no?Poi ,a volte si ha bisogno di compagnia e..”Quattrocchi Kruger non finisce il discorso,perchè qualcuno gli spara e lo uccide facendogli esplodere la testa in mille pezzi.

Mauro è legato alla sedia,la malattia è allo stato avanzato dopo il periodo di aggressività e ansia,l’inappetenza,ora è affamato di carne umana.

“Uè,hai visto , abbiamo ucciso il Quattrocchi! Prendi questo sgorbio”I due ragazzini della banda dei Graffittari prendono a calci il cadavere di Kruger

“Oh,e quello?Che facciamo?”Domanda uno dei due.

“Magari era una sua vittima,che ne so?Slegalo va..Poi ci fa una gentile offerta in danaro!”

Mauro sente una grossa rabbia incontrollabile e un insaziabile desideria di cibarsi,oltre una strana forma di eccitazione e tristezza.Mentre sciovola verso le tenebre della malattia,pensa che stia per iniziare una nuova vita.

Appena il ragazzino si avvicina alla sedia il Giallo rompe i lacci che lo legavano ai braccioli,afferra alle braccia la sua prima vittima e poi comincia a banchettare. La casa offre un buon primo e secondo.

 

 

Enrico è stanco,ma ormai è arrivato.Prima che la pandemia gialla decimasse la popolazione,quante domeniche bellissime con la sua famiglia a fare spese in centro?Sorride mentre ci pensa.La zona dei Ricchi e Famosi è sicuramente la più protetta e salva.

Con l’ultimo sforzo passa la barricata e vede.

Il duomo è per metà demolito e in preda alle fiamme,la piazza è contesa da animali randagi pazzi per la fame che lottano per cibarsi di carcasse marcie.Tanti cadaveri.Scomposti in oscene pose da deliri erotici e terrore profondo.I Gialli li avevano forse sopresi durante un orgia e ora sono i veri padroni del Quartiere Ricchi e Famosi.A centinaia si avventano contro le vetrine dei negozi,si muovono pigramente per strada,trascinano stancamente pezzi di cadaveri e lottano con gli animali per non farseli fregare.

Milano è morta,non c’è salvezza.

 

Simone vede un uomo sulla barricata in centro. Prende la mira e spara alla testa. L’uomo cade.

Il ragazzo sorride,ha trovato la cena per i suoi amici rinchiusi nel pub ristorante poco lontano.

 

 

Laura continua ininterrotamente a parlare del massacro del Niguarda. L’ospedale era strapieno di contagiati:aggressivi,ansiosil,poi inappetenti e infine..a quel punto scoppia a piangere. Lei era tranquilla a fumarsi una sigaretta,quando li ha visti arrivare si calpestavano tra di loro e poi si rialzavano spinti da una fame violenta e primordiale.Era scappata dal reparto,ma tutto l’ospedale brulicava di quelle bestie assatanate. Mani protese ad afferrare ,denti che squarciavano,la fuga scomposta e disperata dei colleghi e pazienti normali.

Qualcuno le dice di smetterla,Claudia si limita ad accarezzare Joe,il suo rottweiler

Pensa che all’Idroscalo forse potrà rivedere Alice,chi ha detto che sia davvero morta?

“E’ tornato Simone!”Dice Nicola un tipo cicciotello e sempre allegro,grande amico del loro cacciatore di fiducia.

Vuol dire che si cena,e quando la gente è occupata a mangiare non è tempo di gelosie,rancori,ripicche che da un po’ avvelenano i rapporti tra di loro.Mentre mangia Claudia nota nella sua tazza un anello,gli sembra che quel tipo..Il cacciatore!Enrico , ne avesse uno uguale. Continua a mangiare.

Il primo colpo si perde tra le risate della gente che ascolta Nicola e quelli che si cibano con foga,dopo tanto tempo di digiuno forzato.

Il secondo suscita l’attenzione e il ringhio di Joe,il terzo rende chiaro quello che succede:i gialli hanno sfondato la porta di sopra e stanno entrando.

“Fermi!Fermi non agitatevi!Devo prendere la mira!”Simone urla ,ma nessuno lo ascolta all’interno del locale si scatena un caos infernale. I gialli avanzano con violenza ,entrano spingendosi per inerzia uno con l’altro, la gente cerca vanamente via di fuga inciampando sui tavoli e sedie rovesciate.Claudia vede tre suoi “amici” divorati e fatti a pezzi vivi,dalle mani e fauci dei contaminati.

Laura grida di rifugiarsi in cantina,ma una volta che apre quella porta una ventina di mani “gialle”l’afferrano e la trascinano dentro.

Rumore di oggetti che si rompono,di strazianti urla umane…

Un piede fuori dalla barca,sdraiata,mentre Alice si occupa di remare.Sempre lei fatica,si lamenta la sua ragazza ridendo.C’è il sole,che bella giornata.Andiamo in montagna,vero?Claudia chiede alla ragazza. Alice dice di si.Che vita,da assaporare e tenere stretta.Poi Joe ringhia …Che ti prende ? Domanda la sua padrona…

 

Il cane balza al collo del giallo che sta per sbranare la sua padrona e lo sgozza. Una macchina di morte senza freni ,che combatte solo per lei.Claudia è ferma,distante,perchè non mi lasci sulla barca?Vorrebbe chiedere.Intorna a lei si spara,si urla e quelli entrano.Non finiscono mai,mai!

Simone spara e ammazza molti Gialli.Mentre sta sparando a una bambina di dieci anni intenta a divorare le gambe di un suo amico,non vede che Nicola passa in quel momento e lo becca in pieno.

Un urlo disperato di dolore e rabbia esplode nel locale.Il ragazzo spara confusamente uccidendo contaminati e amici,poi, si accascia per terra e si spara in bocca.

Il locale è silenzioso.Cadaveri e pezzi di corpo sparsi sul pavimento.Tutto in frantumi.Joe lecca la faccia di Claudia,ma lei è lontana.Non tornerà più

 

I Gialli hanno rotto gli argini di tutti i quartieri e la lunga notte della mattanza si riempie del caos delle voci,dell’inutilità delle preghiere,della fine del mondo come l’abbiamo conosciuto.

 

Poco prima Zhang si trovava all’interno del suo ristorante.Pensieri e ricordi di vite precedenti,di una missione da compiere,passavano veloci nella sua testa confusa.

“Ecco l’Untore”Dice un uomo.Il cinese si gira e vede tre Cacciatori del quartiere La Normalità.

Non c’è scampo,loro lo vedono come un nemico.Niente di meno,niente di più.

Il cinese sorridendo amaramente e pensando: “così deve finire”, si getta contro il cacciatore che sta in mezzo e lo morde con rabbia alla gola.Poi lo usa come scudo contro i colpi dei colleghi.Afferra al volo la pistola dalla fondina dell’uomo che sta sgozzando e spara contro quei bastardi.Che muoiono.

Ha una ferita,non la controlla neppure.In lontananza sente le urla e i rumori.Sono arrivati.Niente difese.Cammina ,si trascina avanti.Non ha meta e non c’è nessuna importanza.

La notte nera e minacciosa della morte scende su milano.Joe si muove solitario,è vivo e vegeto.

Da qualche parte sente che stanno abbaiando.Corre verso di loro .

Forse vanno all’idroscalo.

fine.

FOTTUTO CAPOLAVORO

17 Ago

Prologo

Here comes the rain

 

“Da quanto è?”Chiede il giovane con un vago accento cockney

“Quanto cosa?”Risponde l’uomo anziano.Tipo glaciale,dignitoso,modello Svezia o paesi simili.

“Piove.Cazzo,ho perso il conto!”

“Lo dicono dappertutto:l’estate più fredda degli ultimi 50 anni.Lo dicono ogni anno”

“Bè,ne ho piene le palle.In Inghilterra abbiamo quasi sempre un tempo di merda simile.Credo che sia per questo che ci piace tanto colonizzare e rompere i coglioni ai paesi mediorientali e africani.”Ridacchia il ragazzo.

“Credo che sia il mondo,no?Cacciatori e prede.Noi siamo nati per cacciare,va bene così”

L’uomo anziano estrae dalla sua antiquata borsa in cuoio un pesante fascicolo.Lo spinge delicatamente verso il ragazzo.

“Sarebbe?”

“Giovane,magari te lo sei scordato:non siamo qui perchè ci piace bere caffè e mangiare brioche!Questo è un lavoro. Il nostro lavoro!”Ultimamente perde la pazienza facilmente.Alzheimer?Forse.Aveva letto che dovrebbe cominciare in quel modo lì.Brutta tortura la vecchiaia.Si considera un uomo giusto e buono per questo:ha evitato a moltissimi altri di invecchiare.Hanno dato il premio nobel per la pace a Kissinger e Obama,cazzo:lui lo meriterebbe cento volte di più.

“Patrizia..Luc..Che c’è scritto?”Vuol sapere il ragazzo.

“Lucescu.Di Lucia è il cognome falso che le abbiamo trovato ,ma c’è anche Sinclair,River,insomma ne ha di cognomi e di nomi.”

“Come tutti noi”

“Come tutti noi.Certo”

La foto mostra una ragazza dall’aspetto deliziosamente “qualunque”,insomma una di quelle che noti ,magari dici anche un :ah però,ma poi magari dimentichi.Sai a noi occidentali piace il modello troione sfatto,ecco non è per niente quel tipo.Capelli neri,carnagione scura,un po’ per l’abbronzatura e un po’ di natura.Non molto alta,nè magra nè grassa.Occhi tristi,che qualche volta si accendono di una luce feroce.

“Da quanto tempo lavorava con noi?La conosco poco,so che ha lavorato moltissimo con Renny,cosa era finlandese o svedese?Harlin,sai ..”

“C’è scritto tutto sul fascicolo,dovresti leggerlo.Questo invece è il numero che dovrai chiamare per riunire la squadra.Ci sono i nostri agenti migliori.Israeliani,americani,francesi,tuoi connazionali.Un paio di arabi del Qatar o paesi simili.”

L’uomo si alza e si dirige verso la cassa per pagare.

“Un momento!”Chiede il ragazzo.

“Cosa vuoi?”

“Fottuto capolavoro?Che nome in codice è?”

“Vedi,ragazzo,lei non solo finisce le missioni,fa un buon lavoro,no..Questo per lei è davvero troppo poco.Lei compie dei veri e propri fottutissimi capolavori.Buona fortuna,non sai quanta ne hai bisogno.”Detto questo si allontana e va a pagare

“Due cappuccini,due brioche con cioccolato:quattro euro e sessanta”Dice la vecchia proprietaria di quel modesto,ma accogliente, bar di periferia.

“Ecco ,tenga”L’uomo mette due monete da due euro e un po’ di centesimi sul piattino del resto.

“Posso farle una domanda,mi scusi,ma sa ..Lei è un nostro cliente fisso da anni..”Mormora intimidita la donna.

“Si?”

“Bè,ecco..Io da ragazza ho fatto un po’ di cinema.Qualche particina,niente di che.Poi ho sposato il mio povero marito,che il cielo lo abbia in gloria,ecco…Lei sa che assomiglia tantissimo a Max Von Sydow?”

“Me l’hanno detto.Forse sono proprio io”L’uomo scarabocchia una firma illegibile su un tovagliolo e lo dona con un gesto galante alla signora.

Non sarà vero,ma quel semplice gesto ha cancellato decenni di delusioni e mal sopiti rancori.

 

Prima Parte

PATRIZIA.

oh baby baby it’s wild world

 

Non ti dispiace la pioggia.Molti la odiano,ma a te sta bene così.Banalmente pensi che abbia a che fare con qualcosa circa il fatto di pulire,lavare via.Forse il sangue dalle strade,ma non l’apocalisse che ti trascini ,come un pitbull sputato dall’inferno ,nella tua anima.Sul treno che ti porta da Roma a Milano,con la tua musica nell orecchie,ti ritrovi per la prima volta senza pensieri.Hai chiuso.Definitivamente.Max ti sta dando la caccia,lo sai.Avrà trovato anche gli uomini migliori della vostra organizzazione.Quanti anni avevi nel 1989?Undici,forse.Tuo padre in Romania era tra i migliori agenti della Securitate.Lo hai conosciuto poco.Uomo rigido,rigoroso,pieno di rettitudine morale e coscienza politica .Decisamente violento,ma chi non lo è su questo mondo?Poi lo hanno ucciso.I ribelli,ma per te sono solo svendipatria del cazzo.Ne hai conosciuti,d’altronde questo è il tuo lavoro.Serbia,Iran,Libia,Siria.E tanti altri lavori.Destabilizzare,manipolare,uccidere.Questo lo slogan,assai efficace ,della vostra organizzazione.A te spettava l’ultima parte.

Cat Stevens ti canta di un mondo selvaggio,con la sua voce morbida e potente.La musica ti commuove e cattura.Hai una bella voce e ti piace cantare,l’unico tuo svago.

Un uomo legge il giornale.Una coppia parla a bassa voce e ogni tanto ridacchiano,un bambino gioca con un videogioco.Una signora guarda fuori dal finestrino.Capisci dalla sua espressione,che insieme al paesaggio lascia indietro anche la sua vita.Come te.

Solo che c’è un piccolo particolare:”Che significa vivere?”

 

“I tempi cambiano,Costantin.Capisco che tu sia attaccato alla tua ..ehm..ideologia?Ecco,chiamiamola così.Ma vedi..”

“Ho capito,ho capito.Tanti anni nella Securitate,conosco la gente.Ho visto molti miei colleghi,anche un mio superiore,diversi ultimamente.Quinte colonne dappertutto.”Risponde amaramente tuo padre.

“Ecco,se loro hanno deciso di cambiare..Sai quel film no?”Se io posso cambiare,tu puoi cambiare,tutto il mondo può cambiare!”Ride l’uomo glaciale,freddo,tipico prodotto della Svezia o zone simili.Tu hai altro per la testa,tipo la simpatica sorpresa che a un certo punto hanno tutte le ragazzine:il menarca.

“No,non posso.Non chiedermi nemmeno perchè,ma …Non credo che voi sarete migliori.Abbiamo commesso errori,effettuato cose sgradevoli.Forse,ma chi sono i vostri ribelli?Cosa vogliono?Daranno la nostra patria agli americani e loro rovineranno tutto.La gente sarà illusa con i loro giochi di prestigio:libertà di parola,espressione,movimento.Ma noi non andavamo in vacanza in diversi posti?A est,certo.Perchè voi quante volte siete venuti qui da noi?A portare calze ,a sedurre donne,ora le venderete e comprerete sulle vostre strade.Fate affari con i mascalzoni,loro diventeranno ricchi.Gli altri finiranno peggio.”

“Bè,stai lontano da Timisoara allora.Mi dispiace,sai?Ti conosco da molto tempo.”

“Quando eri un compagno anche tu”

“Già.Bè,sai come si chiama quella canzone:Wind of change,o una cosa simile.Non puoi fermare il vento.”

“Non è un vento:è un uragano di merda.Il mondo con voi non può che peggiorare.”

Infatti è stato così.

 

Tuo padre.L’hai conosciuto poco,in un’età in cui non si presta attenzione a certe cose.Ti chiedi cosa faceva oltre che il suo lavoro,quale passione,quale speranza o illusione.Non te lo sei mai chiesto prima,perchè eri programmata solo per uccidere e basta.I ribelli lo avevano ammazzato,ma non era stato facile.Lo hanno colpito a tradimento.Come con il tradimento avevano distrutto il socialismo reale.

Cat Stevens canta Father and son,ascolti e riascolti quella canzone.Non puoi e non vuoi farne a meno.Una lacrima,con tua infinita sorpresa scende lungo la tua guancia.

 

“…un amico di tuo padre.Prendi la tua roba e vieni con me.Ti porto a Ovest.Starai meglio.”

Lo Svedese ti sta preparando la valigia.Tu non fai altro che piangere.

“La vita è breve,e spesso ingiusta-quando decide di fare la gentile-spesso crudele.Non serve sprecarla piangendo o lamentandosi.Non decidi nulla tu.Capita.Però c’è una cosa che puoi fare.”L’uomo si siede accanto a te sul tuo letto.

“Saper usare bene questa”Ti dice mentre ti passa una pistola.

La coppi si bacia con passione spudorata davanti a tutti.Non hai mai baciato nessuno,non hai mai avuto nessuno.Certi tuoi colleghi o colleghe fanno sesso.Ma tu non ne hai mai sentito il bisogno.Mai. Max ti aveva ben programmata.Il suo capolavoro,anzi come ti chiamava lui:Fottuto Capolavoro.

“Nessuno farà caso a una ragazzina.Quindi entri in albergo e sali sulle scale,mai l’ascensore.Troppi ficcanaso.Vai spedita,ma non correre.Tranquilla.Sai,la quiete prima della tempesta?Pensa a questo.Lui si trova al numero 219.Ricordati :un colpo è più che sufficiente.Un colpo solo.Niente casini.Niente problemi”Max ti spiega quello che devi fare e ti stringe brevemente a sè.Perderà subito questa abitudine,”sei una donna ormai”.Questa la scusa.

C’è un gran via vai di gente.Accenti diversi,storie banalmente uguali.Sali le scale con calma,sai che non sbaglierai.

Arrivata alla camera 219,tiri fuori la forcina per capelli.Giochi un po’ con la serratura.Scattata.

Entri:l’uomo in accappatoio sta guardando fuori dalla finestra della sua camera da letto.Un grassone spelacchiato.Tipo avaro e desideroso di soldi. Che spende in gioco e donne.

“Eli Wiesantal”Dici

Lui si gira.Tu gli spari.Un colpo al cuore.

Esci dalla stanza e richiudi delicatamente la porta.

L’uomo che prima leggeva il giornale,ora è al telefono.Parla di medicine,di cure.Dal tono di voce si vede che si sta sforzando di essere ottimista.Non lo è.

La malattia,anche tua madre te l’aveva portata via lei.Bè,così capita a quasi tutti.Vorresti avere un nobel per la pace,dal momento che hai evitato numerosissime persone di morire soffrendo per malattie poco dignitose.

L’Iran ti piace come paese.Dovresti spiegarlo a quello stronzo idiota del tuo collega sionista.Non fa altro che sputare coglionerie mal assortite su un paese troppo grande per lui e per la sua gente.

“Bella però quella cosa,vero?”Ti chiede

“Quale cosa?”

“Neda”

“Già”

“Una buona recita,meritiamo l’Oscar”

“Bè,sulla rete molti non ci sono cascati”

“Non preoccuparti Patrizia”

“No,non mi preoccupo affatto.Solo che alcuni hanno compreso.”

“Pochi,mal organizzati.Divisi tra di loro,e non credi forse che siamo anche lì.A buttare un po’ di informazioni giuste e tante cazzate.Destabilizzare,manipolare,uccidere.Non è complicato sai?”.

La vittima era uno scienziato.Un bravo uomo.D’altronde voi siete allergici ai bravi uomini,vi piacciono molto i “nostri figli di puttana”

Stazione Centrale:Milano.

Ora sei sul bus che ti porta in Brianza.Precisamente a Monza,poi un altro pullman e alla fine arriverai alla casa che ti servirà come rifugio.Un paesino piccolo,perso tra le verdi valli brianzole.

La squadra è al gran completo.Max ha scelto gli uomini migliori.Gli americani Cameron e Spielberg,l’inglese Jones,gli israeliani Rosenthal e Levy,il francese Blanc.Esperti sabotatori,manipolatori e assassini.

Troppo vecchio per queste cose,pensa.I giovani sentono ancora l’adrenalina della caccia,dello scontro,ma ormai lui non ha altro che cattivi ricordi e sigarette da fumare in fretta.La ricorda da giovane:ragazzina,orfana.Lui le aveva fatto da padre.Crescendola secondo le regole dell’organizzazione:destabilizzare,manipolare,uccidere.Un modo forse per riparare all’omicidio del padre.Quando uno arriva ad uccidere persino il proprio migliore amico,vuol dire che è morto da un bel pezzo.E così si aspetta che qualcuno ci piazzi una pallottola in testa.

 

Patrizia è ferma davanti alla finestra.Una sigaretta accesa,ma non fumata ,nella mano sinistra .Guarda la vita del paese.Vita…Però quella calma piatta,immutabile,quotidiana,incancellabile,non le dispiace del tutto.34 anni passati a sparare e uccidere sono troppi.Ha organizzato le sue giornate :bar,chiesa-anche se non è credente,ma tutti ci vanno e lei ha deciso di imitarli.Alla mattina prende la macchina e come tutti si dirige a milano,o monza,anche Lissone,per lavoro.Come tutti.Ecco,lei vuole perdersi nella folla.

“Spara!”l’israeliano urla mentre lei è ferma pistola in mano davanti alla sua vittima.Un siriano,pezzo grosso del legittimo governo di Bashar Al Assad..Non spara.Cosa le succede?Perchè lui e non altri:padri di famiglia,illustri scienziati,perchè quel tipo?Non lo sa,ma deve essere l’aria di Damasco.Ricordi San Paolo?Illuminato sulla via di Damasco.

 

“Così lei viene da ..”Il vecchio proprietario del bar dove vai sempre non conclude la frase.Ha scordato quello che gli hai detto.

“Vicino Roma”

“Ah, e come mai l’è venuda chi?”

“Lavoro.Una multinazionale americana.Han aperto un nuovo ufficio a Milano.”

“Cavoli,chi sa che casino della madonna !Partire da qui tutte le mattine per andare a Milano.Con il traffico che c’è!”

“Già,non me ne parli.Cosa vuol farci,niente!”Rispondi sorridendo.

Al tavolo tre pensionati che giocano a carte.Bestemmie che volano e planano felici e spensierate sul tavolo da gioco.

Ti senti in bilico,qui la gente guarda e giudica.Come in ogni parte del mondo.Basta poco per essere giudicati strani.Prendi quel ragazzo:Joe.Dice che vuol farsi chiamare così in onore al bassista degli Who,bè tutti lo giudicano malissimo per via delle sue magliette metal-anche se ad essere onesti indossa spesso una maglietta con la copertina di In the court ..dei King Crimson.Tanto che l’hai conosciuto proprio per quel particolare.Avete parlato a lungo del disco e di epitaph,anche se lui preferisce il brano di apertura 21st century schizoid man-lo definiscono :drugà,sfaticà ecc…ecc…Le vecchiette sono le più temibili e infaticabili scassacoglioni che dio abbia mai creato,sempre che esista e non sia solo un cantante heavy metal.Sai benissimo che si chiedono come mai non hai un uomo e non hai un figlio:”alla sua età”

Certe volte hai il terrore di aver sbagliato tutto.Di essere finita in una prigione.Però indietro non si torna.Non puoi e non vuoi.

“Lavorano tutta la vita,anche quando vanno in pensione.Anzi,come godono a lavorare dopo la pensione …Non sanno fare altro.Come se poi morendo potessero portarsi la roba con essi.”Ti dice Joe,mentre siete seduti fuori dal vostro bar preferito.All’interno i pensionati giocano a carte.Alcuni di loro,dopo aver lavorato la mattina in qualche negozio di mobili o aver seguito la loro fabbrichetta lasciata nelle mani dei ragazzi:”che avranno studiato,ma non capiscono un cazzo!”Questo il giudizio dei vecchi della zona.

Tuttavia è una bella zona:si vive bene,c’è ancora senso del nucleo,della solidarietà ruvida,spicciola,ma sincera.

Joe:capelli lunghi,pizzetto,occhiali,magro.Magari vuole fare del sesso con te,che ne sai?

“Sei mai stato a Mandello o Varenna?”Chiedi.

“Si”

“Mi ci porteresti?”

Lui sorride:felicissimo.

Le vecchiette al bar e nelle loro case già vi hanno condannato senza appello.Crepate branco di vagine appassite male.

Varenna è un bellissimo paese,la passeggiata che segue la costa del lago è tra le più piacevoli.Guardi i turisti,la gente del posto.Joe è una buona compagnia,credi che sia timido e infatti cerca sempre di essere spiritoso,ma la cosa che davvero ti colpisce molto è la sua capacità di ascoltare.Non tutti ce l’hanno.

“Mi piaceva passare il pomeriggio qui.Quando non lavoravo.”Ti dice il ragazzo mentre siete seduti sul molo di Mandello.Ti piacciono i battelli che vanno e vengono.Fumate con calma una sigaretta

“Bel posto.”

“Si,ci venivo con il mio cane.Il mio cane…Il mio migliore amico.”

“Come si chiamava”

“Hamil,come Peter Hamil sai..Van der graaf gener..”

“Si,Refugee..no?”

“Certo.Poi è morto.E allora che ci vengo a fare qui?”

“Perchè?”

“Perchè c’è bisogno di un amico,da soli le cose sono così…”

“Inutili”

“Certo e tristi.”

“Bè,ora sei qui con me.”

Lui arrossisce.

La sera a casa a vedere la tv.Cioè i programmi mediaset,i tradizionalisti duri e puri solo rai uno.Il peso sottile e terribile della solitudine ti ha trovato anche qui.Ti senti smarrita e sola .Lontana da Max non hai nessuno.Telefoni a Joe,gli dici se vorrebbe andare a Milano.

 

Il ragazzo scrive sul suo computer tutti i tuoi spostamenti.La ragazza si allena con una katana.

“Non capisco..Ha scelto un posto isolato e poi si fa vedere in giro,come se nulla fosse.”Dice il giovane.Ti ha seguita dalla stazioni tiburtina fino a Milano.La coppia di innamorati che ti piaceva tanto.

“Bel tipo”Dice la giovane donna.

“Si,ma non dobbiamo girare un film porno,sai?La dobbiamo segnalare alla squadra.Ci penseranno loro.”Ricorda il ragazzo.

“Fammi divertire un po’,no?Dicono che sia la migliore killer dell’agenzia.Dubito che sia brava quanto me.”Competizione femminile.Quando sei fortunato si mettono in competizione per mostrare chi è la miglior succhiacazzi del mondo,quando sei sfortunato sono in competizione per sposarti e poi renderti la vita difficile.

“Non credo che sia la procedura..”

“La fottuta procedura può andare a fanculo!”Risponde lei.

 

Joe si guarda in giro spaesato.L’hai invitato a casa.Voglia di un rapporto serio e menate simili?Forse non lo sai.Certamente è un bravissimo ragazzo.Manca solo questo per essere nella normalità no?

State seduti imbarazzati sul divano:parlate tantissimo.Ripetendo anche le stesse cose,discorsi vecchi.Però rassicuranti,e in questo momento volete essere rassicurati:non starete per fare una cazzata?

Mentre state per avvicinare le vostre teste,mentre pensate di farlo questo dannato grande passo che milioni di gente fa nel mondo,mentre senti Baba O’Reily che pompa dallo stereo in soggiorno e che gli Who ve la mandino buona…L’inferno arriva a casa vostra e non ha buone intenzioni,cara mia!La porta esplode in mille pezzi mentre una donna entra brandendo una spada giapponese.Tu con un salto la superi ,atterrando alle sue spalle e colpendola al fianco destro,lei cade ma si rialza subita prendendo al volo la spada e cercando di colpirti alle gambe.Tu salti e la colpisci con un calcio violentissimo al torace .Lei vola e precipita sul tavolo in vetro che si trova nel mezzo del soggiorno.

“Joe,scappa…Joe”Ti giri e lo vedi.Seduto sul divano con la gola tagliata.

Lo stereo trasmette la parte in crescendo del violino di Baba O’Reilly,esattamente come la tua rabbia.Mentre colpisci ripetutamente e con violenza la faccia della donna.Riducendola in una maschera di sangue.

“Cosa succede?”Chiede quella gran rompicazzo della sora Brambilla.

“Una festa movimentata,cara!”Le rispondi sorridendo cattiva.

Il ragazzo non è sicuro.Cosa aspetta?Poi ti vede mentre esci dal portone del tuo stabile.Ingrana la macchina e urlando di rabbia si dirige verso di te..Tu senti il rumore dell’auto.Estrai con calma la pistola e senza guardare spari due colpi.Sei sicurissima che il primo sia andato a segno..Quando senti la macchina alle tue spalle,ti dai una spinta di reni e la eviti all’ultimo momento come piace a te.La vedi che esce di strada,andando a sbattere contro il municipio.Ti avvicini con calma

Il ragazzo al volante è ancora vivo.

“Ti mandano loro,vero?”

“Si”

“Digli che rimpiangeranno il giorno che sono nati,anzi no..Rimpiageranno il giorno quando non erano ancora spermatozoi.”Detto questo afferri i capelli del giovane e gli sbatti violentemente la testa contro il volante.Ti piace sentire il rumore delle ossa spezzarsi e frantumarsi.Il tuo Fottuto Capolavoro.

 

“Idioti!Idioti!Non dovevano agire da soli,cazzo!”

“Max,calmati..Non è il caso.”Dice il responsabile per l’Europa dell’Agenzia.

“No,non mi calmo.Ora lei sa,sa che siamo sulle sue tracce.Non sarà facile ammazzarla.”

“Abbiamo gli uomini migliori,cosa vuoi?Nessuno può uscire vivo dalla nostra agenzia se decide di ostacolarla,cazzo è da tantissimo tempo che decidiamo il destino del mondo.Ho fatto eliminare gente anche più preparata di lei.”

“Quando te la ritroverai davanti e ti sorriderà,perchè lei sorride sempre alle sue vittime,bè fammi sapere cosa ti servirà la tua storia di decenni.”

Dice Max alzandosi e abbandonando la sede dell’agenzia.

Lontano un temporale,brutte cose in arrivo.

 

Potresti scappare.Andare lontano.Illusione stupida quella di cambiare vita.Ti senti lacerata e divisa.Da una parte la voglia di essere come gli altri,dall’altra l’impossibilità di esserlo davvero.Altra città,altro bar.

 

35 anni di onesto servizio.35 anni di noia mortale.Mai un fatto importante,un delitto da ribalta televisiva,mai nulla.Ricorda che il problema più grosso mai avuto in quel paese di vecchiette acide e bigotti brontoloni sia capitato per via di un distributore automatico di vhs ,tra queste molte erano porno.Si era scatenato l’inferno.La gente che si inchiapettava in casa con zingarelli raccattati nella notte,e le vecchie fighe di legno mai trombate nemmeno dai peggiori criminali,si erano mossi tutti insieme.Moralità,moralità.

Comunque si viveva anche bene e in pace,ma lui sente che la sua carriera di maresciallo sia stata sacrificata sull’altare della mediocrità.Così’ quando legge sul giornale del brutale omicidio di tre persone ,proprio lì!Proprio in quel cazzo di paese ,non riesce a crederci!Un caso!Vorrebbe telefonare a suo figlio:Maurizio.In onore al suo eroe :Maurizio Merli.Si,perchè per tutta la vita avrebbe voluto essere come lui:sparare,menare,combattere contro il crimine.Si alza in fretta dalla sedia,lasciando sul tavolo un malinconico e improvvisato pranzo da uomo abbandonato e si dirige verso la caserma dei carabinieri.Mo quel fighetto del nuovo arrivato,con le sue arie da attore di serie tv lo avrebbe sentito.

“Il caso non è di nostra competenza.”Quasi lo spinge ,anzi che quasi:il nuovo arrivato caccia via quel vecchio rompicoglioni fuori dalla caserma.

Lo conoscevano tutti il vecchiaccio:un mitomane,un esaltato,sempre alla ricerca di un fatto che gli potesse dare la gloria che la vita ,giustamente , gli ha sempre orgogliosamente negato.

Tuttavia un po’ di talento non manca al vecchio.Ha capito che il caso è di quelli importanti e che scottano,ma perchè bruciarsi?Il nuovo arrivato si siede comodo sulla sua poltroncina e appoggia i piedi sulla scrivania.Poi chiude gli occhi e pensa alla sua terra lontana,magnifica,che voglia di andare al mare.

Joe non era un drogato?Ecco,la fine che meritava.Lo dicevo io,era la frase più gettonata in paese.Passa da bocca in bocca.La tv è arrivata con il suo chiasso di luci e inviate tolte dalle cene eleganti,ma poi non trovando terreno fertile di protagonismi e sceneggiate-il grandissimo pregio delle terre del nord- molla il caso e cerca qualcosa di più appetitoso per il pubblico di sciacalli e avvoltoi ,che segue discutibilissimi programmi di cronaca nera.

Ti sei tagliata i capelli,hai messo le lenti azzurre,hai cambiato colore ai capelli.Non ti sei spostata di molto.Comunque alla fine ti hanno trovata.La cameriera ti porta il tuo capuccino.La ringrazi e le sorridi.Chissà che daresti per fare la sua vita,magari a lei fa pure schifo eh!Muratori spacciatori di risate sinceri e forti,ridicoli manager e modesti impiegati brillantinati,anzi i rivoluzionari della brillantina permanente.Bevi tranquilla.Pensi a Joe,ma per poco.Ti dispiace.Qualcuno ha messo in giro la voce che dopo una certa età ti devi innamorare,avere una famiglia,lo fanno tutti.Quasi.Tu no.Il sesso non è un problema per nessuno,qualcuno paga altri lo usano per tenere legate le persone a loro,tu per avere informazioni.Ed eliminarli prima che possano provare un vero piacere.Tutto è morte nella tua vita.Te lo ha detto moltissime volte Max.Cacciatori e prede.Non lotti nemmeno per una grande causa,anzi:sei proprio la sterminatrice delle grandi cause.Chissà tuo padre che avrebbe pensato.Lui nel comunismo ci credeva davvero.Ti alzi con calma ,vai a pagare.Esci.Lui ti sfiora entrando nel bar.Non lo noti,lui ti getta una breve occhiata.Sta pensando a quanto gli piacerebbe entrare nel bar con un mitra e sparare a quelle teste di cazzo di impiegati e manager.Non pensa ad altro.

 

“Ehi,quello scimmione è ancora vivo?”Chiede ,con la bocca piena di cibo , l’agente Cameron

“Cazzo,si!Bè lo sistemeremo.Odio i lavori lasciati a metà”Ti risponde l’agente Spielberg.

“Ora è importante,lo è per il mondo…”Dice l’agente Levy

“Ehi,quale mondo?Lo sai che abbiamo noi il copyright?”Ridacchia Cameron

“E tu parli di soldi e affari con me ?Un sionista?Ne hai di coraggio!”Risponde allegro l’agente israeliano.

Più distante l’inglese e il francese parlano della Libia.Riguardano le immagini della morte di Gheddafi.Ottima operazione,ma a essere sinceri quelli che hanno messo al potere sono veramente feccia schifosa.Meglio così l’instabilità di una nazione,è la sicurezza dell’Impero.

Max entra nella stanza e getta sul tavolo,dove americani ed israeliani sono intenti a ridere e mangiare,il fascicolo del caso Fottuto Capolavoro 1- Agenzia 0.

“Ora sono cazzi.Per colpa di due stupidi impiegati che si sono messi a fare gli eroi.”Sbotta incazzato il vecchio.

“Bè,noi siamo eroi.Non ci sarà nessun problema”Risponde Cameron,Spielberg gli batte un cinque.Ridono.

“Ridete,fatelo ora.Perchè quando capiterete sotto le sue mani ci sarà poco da ridere.”

Gli uomini però non lo considerano.Hanno distrutto uomini politici,nazioni,cosa cazzo gliene frega a loro di una donna.

La festa a Milano è movimentata.Una lunga tavolata di preziosissime fighette con il pene e l’aria di grandi stilisti :gridacchiano,urlacchiano,si divertono secondo il loro metodo molto ben collaudato.Maurizio è ormai lanciatissimo nel mondo della moda.Proprio mentre si abbandona al nuovo giro di brindisi e allegria alcolica,un suo giovane collaboratore e amante occasionale gli dice che c’è un uomo,anziano,fuori dal locale che è tutta la sera fermo a fissarlo.

Maurizio fatica a mettere a fuoco la sagoma del vecchio,poi lo riconosce:suo padre.

“Mio padre”

“Non vai..”

“Cosa?”

“Dico:non vai..”

“Dovrei?”

“Che dici?”

“Te lo stavo chiedendo”

“Il padre è tuo no?”

“Purtroppo,ok..”Maurizio si alza e si dirige verso l’anziano genitore.

Serata calda,una di quelle che è un peccato sprecare in solitudine.Come sicuramente la starà sprecando quel vecchio del cazzo che si ritrova come padre.

“Maurizio..”

“Senti,non ho molto tempo..”

“Si,non voglio disturbarti.”

“No,cosa c’entra?Che c’entra disturbare?Sto dicendo solo che ho una cena importante”

L’uomo si guarda in giro,il padre è fermo tiene tra le mani un vecchio e logoro cappello.

“Ci sono,ho fatto delle indagini..”

“Cosa?”

“Indagini”

“Indagini?”

“Si,sai quel doppio delitto,anzi triplo è morto pure Joe.C’era da aspettarselo”

“E perchè?Perchè maresciallo dei miei coglioni c’era da aspettarselo.Non lo avete mai conosciuto..”

“In paese!In paese era chiacchierato.Non è questo il punto.Io ho voluto ..Si insomma sto facendo delle indagini.Trentacinque anni di niente…Niente!Non l’hai mai pensato come ci si sente?Male,molto male.Bè,sto indagando…”

“Arriva al punto.Cosa hai scoperto.”

“Qualche giorno dopo il delitto, una famiglia del paese torna dalle vacanze.La casa sembra in ordine e invece…”L’anziano lascia in sospeso la frase ,vorrebbe che il figlio gli facesse delle domande.Nemmeno per sogno.Sconfortato decide che sia il caso di continuare e concludere in fretta

“Bè,la casa era chiusa.Tutto in ordine,solo che la padrona di casa ha scoperto che mancava una scatola,sai una di quelle ..Come si chiama?Quelle per tingersi i capelli.”

“Interessante!”

“Si,perchè vuol dire che qualcuno è entrato in quella casa,ma non ha rubato le cose preziose.No,si è fatta il colore dei capelli e basta.La persona misteriosa che in paese tutti conoscevano e nessuno sa che fine abbia fatto.I suoi dati non risultano da nessuna parte,anzi la sua identità come spesso capita è quella di una donna morta in un ospizio tempo fa.”

“Tu vorresti dar la caccia a quella donna,no?”

“Si,capisci è la giusta fine della mia carriera e della mia vita”

Maurizio per un momento fissa quel piccolo uomo che ha davanti a se.

“Buona fortuna allora”Dice abbraciando il padre.Non lo aveva mai fatto.

 

“Quanto pare il vecchio maresciallo si è messo in testa di fare indagini in solitaria”Dice il francese Le Blanc a Max.

“C’è sempre qualcuno che non ha il senso della misura.Mediocri che si sentono eroi.Per noia e disperazione.Bè,lasciatelo fare.Piuttosto le altre fonti.”

“Stiamo lavorando,ma pensiamo che sia rimasta sempre nelle stesse zone.”

“Bene,prima la eliminiamo meglio è.”

“Paura?”

“Stanchezza.Troppi anni di lavoro,troppa merda.”

“Merda che garantisce a noi di dominare il mondo,alla faccia della massa di esclusi.Questo privilegio non ti interessa?”

“Certo,ma ormai alla mia età sono più le ombre che ti tormentano rispetto alle luci di gloria”

“Bè,parlane al capo.Dopo questa missione..”

“Sai che dall’Organizzazione non si esce.Se non da morti.”

Il francese ride.

La bambina si chiama Clarissa,la vedi sempre con la sua mamma.Down.La madre cerca in tutti i modi di trattarla come se fosse una bambina uguale a tutte le altre,ogni mattina vengono al bar.Che vita sarà la loro?Quali e quanti problemi dovranno superare?Il vecchio in cerca di fortuno alle macchinette,puntuale e silenzioso.Anche quando bestemmia feroce contro la sfortuna che non l’abbandona mai.Proprio mai.Lavoratori di passaggio.E quel tipo,occhialuto e folle.Visto che non fa altro che fissare le persone.

“Posso?”

La domanda ti giunge come da un mondo distante e lontano,te la sta facendo un uomo anziano e malandato.

“Si”Rispondi titubante.Cosa vuole?

“Io,lei non mi conosce ma ho lavorato a lungo..Pensi trentacinque anni,al paese..”

Joe.

“Un posto piacevole,ma anche dannatamente noioso e diciamolo:palloso.Terribilmente palloso.Non succede nulla,nulla.Bè ultimamente c’è stato un omicidio,anzi tre .Ne sa qualcosa?”

“Dovrei?”

“Ha lasciato il paese,poi alla casa più vicina si è rifatta il colore dei capelli,li ha anche tagliati.Brava,ottimo taglio.Sa mia moglie era parrucchiera.Bè,dicevo:ha cambiato il suo look e poi è arrivata fino a qui,no?Non ho intenzione di arrestarla o di fare altre cose ,ma mi dica :è così?”

“Perchè dovrei risponderle?”

“Sa cosa vuol dire invecchiare e quindi morire con un senso di profonda inutilità?I giorni sono volati.Nessun grosso problema,nessuna gratificazione.Tutto piatto,prevedibile,e magari lei sogna grandi avventure.Mi piacevano molto i film d’azione americani.E i nostri polizieschi,a lei no?”

“Non guardo i film”

“Non li guarda?”

“No”

“E allora che fa?”

“Mi piace ascoltare musica.”

“Non sogna mai?”

“A cosa serve sognare?La vita ti frega e tu non te accorgi.Credo sia un problema non pensa?”

“Immagino che una persona come lei ,che ha fatto tutto quel casino,debba stare sempre molto lucida,no?”

“Immagina giusto”

“Bè,sono contento sa.Ci ho messo tanto tempo e fatica,ma alla fine…”La voce si spezza,lacrime di gioia scendono sul volto di quel vecchio.

La tua mano stringe la sua,una presa forte e sincera.Se la merita.

L’occhialuto fissa un tizio pelato che è sempre dentro al bar da mattina a sera.Fissa la sua testa e il prendi brioche,che cazzo vorrà fare?La sua mano si allunga e la prende..sorride.Oh,cazzo ma è matto?

Il proiettile ti sfiora proprio sotto l’occhio destro.Il vecchio cade a terra colpito a morte.Il francese,eccolo!Il pelato ,come tutti,è terrorizzato sta scappando.L’occhialuto aprofitta della confusione per colpirlo.Tu lo fermi in tempo.Lui ti sorride,ma da dove cazzo arriva questo?

 

DANIELE

Mazzate.Dovresti fare questo nella vita dare mazzate a destra e manca.La gente ti ossessiona con i suoi stupidi dialoghi.Come se te ne fottesse qualcosa delle loro vite,dei loro gusti in fatto di cinema,sport,politica.

“No,guardi in quel ristorante si spende troppo e si mangia male”Dice il cliente

“In tutti i ristoranti dove vai mangi male,in tutti i fottutissimi ristoranti del cazzo”Detto questo estrai la pistola da sotto il bancone e spari in testa al tizio.Esplosione di sangue e ossa.Wow.

Invece non fai nulla,la voce dell’uomo arriva da lontano.Un suono fastidioso.

Gli africani d’italia là fuori bivaccano,ciarlano,non fanno un cazzo dalla mattina alla sera.A parte rompere i coglioni.Mai quanto i manager dei miei coglioni che entrano ed escano dal bar.Qui sai come funziona?Che hai il mondo ai tuoi piedi se sei un fottuto milionario o magari finocchio,ma non ti caga nessuno se sei un tipo normale,con una vita normale,ci affoghi da solo in tutta questa normalità

Le amicizie sui social network ti danno l’illusione di sconfiggerla la tua solitudine,ma non è proprio così.

Sei un bravo ragazzo che piace alla gente,sai?Chiedi a qualcuno cosa pensa di te?Solo cose buone.

-Gentile

-educato

-generoso

-simpatico

-alla mano

-socievole

Tante cose belle potrebbero dire di te,tu vorresti dire cose del tipo:”Fantastico,ma io sono un pazzo sanguinario rinchiuso in un corpo da chierichetto del perbenismo borghese,massa di stronzi!”

Chiudi il negozio che segui svogliatamente,tanto un po’ di soldi per vivacchiare li prendi da questa attività e poi vai a casa.Dormi vestito,in soggiorno con la tv accesa e le luci idem.Dormi male,ti svegli peggio.

Ti hanno detto che la tua vecchia cascina non c’è più,il modernismo che avanza.Li odi questi giovani moderni e dinamici con le loro cazzo di tecnologie,non te ne frega nulla.Anzi,ti fa proprio schifo questo sistema basato su merci avveniristiche,sei un reazionario del cazzo,lo sai?

Le giornate passano detestando la vita degli altri e pensando i mille modi per terminarla,ma son solo fantasie.Il buonissimo Daniele è sempre pronto ad augurare buon giorno a destra e a manca.

Quella mattina tutto ti era parso chiaro:mo l’ammazzo o almeno lo ferisco gravemente.Il pelato è uno dei più grandi coglioni che ti sia mai capitato di incontrare,non ti ha mai detto o fatto nulla,ma nella tua mente è causa di ogni cataclisma di questo mondo.Prendi l’oggetto che serve per prendere le brioche senza usare le mani e…

La ragazza,quella che come te è sempre presente all’interno del bar,ti blocca la mano proprio mentre stavi facendo il grande balzo in avanti, direbbe Mao.Vi guardate per due secondi negli occhi,poi lei con una forza innaturale in una donna ti spinge,ti lancia contro l’uomo che sta sparando nel locale.La spinta è talmente violenta che voli ,brandendo quel cazzo di oggetto come fosse una sorta di spada e tu un superman di bassa lega.

Il torace del tipo è squarciato dalla tua arma improvvisata.Ridi divertito.Afferri il cuore del tizio con quel maledetto oggetto e poi lo estrai .

“Cuore di brioche?Lo volete?”Ridi

La ragazza ti prende per un braccio e cominciate a scappare.

“Wow!”Urli mentre state fuggendo verso la periferia est del vostro paese.

“Wow?”Risponde lei

“Bè,cosa vorresti dire?Hai visto come l’ho fatto fuori no?Che volo perfetto e ho pure detto la battuta!Sai in tutti i film ,proprio tutti,l’eroe ha una battuta memorabile.E un’aiutante”Le spieghi

“Vaffanculo,non sono una tua aiutante.E a essere sinceri:non lavoriamo insieme.”

“Si,so anche questo!La fase dove i due eroi fanno finta di detestarsi e poi..Bè,magnifico!Roba tosta e seria,tesoro!Ho visto quel tizio..”

“Non sai nemmeno in che casino ti sei messo,ma nemmeno lontanamente!”

“Mi son messo?Credo che tu mi abbia dato una mano.Non credi?Io avevo la mia missione e tu..”

“Missione?Cosa cazzo..Ma quale missione?Volevi far fuori quel il tizio con l’oggetto più idiota che abbia mai visto!Non ce l’avresti mai fatta da solo.Mai!”

“Bè,mi pare che qualcuno sia morto per colpa di quel oggetto idiota no?”

“Ci dobbiamo separare”La ragazza taglia corto.

“No…”Dici tu

Lei estrae una pistola dalla borsa e te la punta alla testa

“Qualcosa mi dice che farai esattamente quello che ti ho detto:dividiamoci”

Tu calchi la tua fronte contro la canna

“Spara,ma che cazzo me ne frega a me.Non mi interessa vivere,non mi interessa la mia vita e figurati quella degli altri.Avanti femminuccia,fammi vedere!”

La donna è raggelata.

“Tutte a me devono capitare “Dice.

Poi si volta e ricomincia a correre

Tu tiri un sospiro di sollievo:cazzo,meno male che non abbia sparato!

 

“Idiota!Idiota!La missione potrebbe finire a puttane perchè uno stronzo di francese ha voluto fare di testa sua!”Max è furioso.

“D’altronde che ti aspetti da un popolo che si vanta di aver tagliato la testa al proprio Re?Indecente,direi”Ridacchia l’agente inglese.

“Però sappiamo dove si trova.Solo che non sappiamo chi cazzo sia quel suo collaboratore.Da dove spunta fuori?”Domanda l’agente israeliano Levy.

“Russi,corpi speciali.Ci puoi scommettere un anno di chiavate con il diavolo durante qualche gay pride infernale,amico!”Informa l’agente americano Cameron.

“Russi?Così la nostra Patrizia è tornata a casa.”Commenta l’inglese.

“Non credo,non ci sono informazioni in merito”Taglia corto Max.Spera sia così.

L’agente Spielberg ,in disparte ,guarda la foto di sua figlia Kimberly.

“Sindrome di down”Dice al suo collega ,Cameron,che l’ha raggiunto al tavolo.

“Uh,ne ho sentito parlare.Un gran casino?”

“Non so,son il padre che vuoi che ti dica?”

“La verità”

“La verità?Bè,è una ragazzina speciale.Lo è per me,magari molti la vedono solo come una sorta di handicappata,un oggetto per la pietà spicciola dei bigotti.Per me non è così”

“La madre?”

“Una tizia di Austin,lavorava in una tavola calda”

“Austin?”

“Austin”

“Bella città”

“Si,certo.Lei sta in una comunità.Costa parecchio,ma ha anche molto.Una famiglia normale nel nostro paese non avrebbe mai certe cose a disposizione”

“I soldi permettono di avere servizi,no?Non siamo dei fottuti socialisti noi.Vuoi una cosa?Comprala.Se hai i soldi compri tutto,altrimenti hai due possibilità:cerca di farli o muori di fame.Mi piace come filosofia,molto.”

“Si,non male.Mi fa solo ridere che la chiamiamo democrazia,quando non lo siamo mai stata.”

“Spilby,cazzo!Chi lo è?Dove la vedi la democrazia?Non esiste.Ora siamo nella fase della Rivoluzione!Noi!Si,si siamo nati da una rivoluzione,ma non vuol dire nulla.Non esiste popolo e nazione più controrivoluzionaria della nostra,forse solo i rabbini del cazzo laggiù,(dice indicando Rosenthal e Levy),sono più controrivoluzionari di noi.”

I due ridono.

“Mi piace la pizza”Dici

“Si vede”Risponde la ragazza

“Da cosa?”

“Direi che non hai un fisico atletico.Non ho mai visto nessuno più ridicolo di te quando corri!”Ride lei.Siete in un appartamento sfitto.Ce ne sono tantissimi nel tuo paese,non lo sapevi.Continuate a girare.Quanto pare la tizia è coinvolta in grossi guai.

“Non serve quello,l’importante è la cattiveria”Rispondi

“Ah,si?Ma se sei una mezzasega che te ne fai della cattiveria?”Colpisci duramente con un pugno il volto della donna.Perde sangue dal naso.

“Che cazzo!”Il calcio ti colpisce in pieno stomaco.Dolore fortissimo e un volo che ti stacca da terra facendoti volare per il locale.Lei si avvicina di nuovo ,per colpirti,rotolando le afferri una gamba e tiri violentemente,la donna perde l’equilibrio e cade.Prima di toccare il pavimento però ti colpisce con un calcio al volto.

“BENVENUTI!!!!!!”Una voce con forte accento meridionale interrompe il vostro idillio amoroso.

Vi rimettete in piedi con il respiro che inciampa tra i denti e il sangue che cola dai volti .

“Grazie!”Rispondete all’unisono.La cosa vi diverte .Ridete.

La donna ha occupato un appartamento abusivamente.Non è la prima volta,è da una vita che va avanti in questo modo.Tanti problemi per avere una casa e tanti che lasciano invenduti,sfitti,i locali.Non è la sola,ci sono anche altre persone.Gente ai margini.Volutamente,e per colpa del destino.Tu li odi istintivamente,tanti africani d’italia cazzo!Lei invece pare coinvolta dai racconti di quelle persone.Ha fatto amicizia con una bambina,(tu la vedi già tra qualche anno a fare la troia durante le celeberrime cene eleganti),passano tanto tempo insieme.Lei ride come fanno gli angeli,quando sta con la bambina.Tu bestemmi come un fabbro del diavolo.Non fai amicizia,ma tutti sono pazzi di te.Gentile,educato,generoso.Perchè ti comporti così con loro.Sei un coglione psicopatico e sentimentale,amico mio.Credo che a hollywood saresti stato un ottimo Martin Riggs.

“Quanti anni hai?”Ti chiede lei

“36”

“Sei più grande di me?Gesù,allora sei troppo in ritardo!”

“In ritardo?Per fare cosa?”

“Figli,matrimonio..”

“Perchè tu?”

“Io?Appena sistemo questo casino.”

“O il casino sistema te”

“Possibile,se io continuassi ad avere un aiutante come te”Patrizia ride forte.

“Ti ho già fatto male una volta,baby,vuoi il bis?”

“Mi hai fatto male,ma io ti stavo uccidendo.Scopri la differenza”Dice serissima lei.

“Minchia che ne sapevo di trovarmi in compagnia di Eden Sinclair”

“Sinclair?Eden?”

“Si,sai..Doomsday”

“Era un mio nome di battaglia,non sapevo che un occhialuto avesse tempo da spendere vedendo film che non siano solo:bergman e menate simili”

“Menate simili?Quello è cinema,cultura.Cioè la capacità di avere senso critico,giudizio,coscienza sociale.Tu…Ma chissa che cazzo di film che guardi”

“Roba forte,americana”

“Fanculo l’america!”

“Eccolo il solito anti americanista d’accatto”

“Ci hanno colonizzato.Non solo con le loro basi di merda,ma anche la nostra cultura,fantasia,immaginazione.Sono i loro sogni e desideri,quelli che sogniamo e desideriamo noi.Ma non perchè sia doveroso o lo si voglia davvero,ma perchè ci hanno fatto il lavaggio del cervello”

Scoppia una lunga e violenta discussione sul cinema,l’america,la vita.

 

“Sicuro?”Dice l’uomo elegante al tizio cencioso e sfatto.

“Si,si,sono da noi.Lei gioca sempre con mia figlia”Dice l’uomo.

“Nei palazzi bianchi?”

“Si”

“Non stai mentendo?Non ti hanno mandato loro?”

“No,no.Voglio i soldi,ce li ho bisogno..Voglio comprare un altro home theatre e degli ipad nuovi.Per questo…”L’uomo non finisce.L’agente inglese gli spara alla testa

“Sottoproletari di merda”Mormora.

 

Patrizia sta giocando con la bambina.Le solite cose da donne eh?Principesse,principi,robe simili.Tu sei stanco di questa merda,ma che ci puoi fare?Hai parlato con la ragazzina del grande cinema di Von Trier,ma lei ti ha risposto che zia Patty le ha promesso che vedranno insieme Spy di Renny Harlin.Ti stai lanciando sulla piccola per farla a pezzi,ma poi desisti.Ti senti stanco,demotivato,la tua intelligenza è una sfiga atroce.Un mondo di idioti per idioti.Ti viene quasi da piangere di fronte a tanta solitudine.

Le risate di Patrizia e della bambina vengono interrotte dalle urla della gente e da colpi di arma da fuoco.

L’inglese spara contro chiunque incontri il suo cammino.Stando sempre attento a non sporcarsi il vestito nuovo.

“Cristo ci manca solo Dellamorte Dellamore!”Urli tu

“Cosa?”Chiede Patrizia

“Quello stronzo non assomiglia a Everett?”Sbotti innervosito.Prendi un paio di forbici e ti lanci in corridoio.

“Ma dove cazzo vai!Tu stai qui,non ti muovere!”Dice Patrizia mentre ti insegue.

“Signori,è l’ora di una cup of tea,per me ..E di morire per voi!”Dice l’agente prendendo la mira

Tu corri come un pirla contro alla tua morte ,se non fosse per Patrizia che ti colpisce da dietro sulla gamba sinistra facendoti perdere l’equilibrio.Tu cadendo perdi le forbici,lanciandole alla cazzo di cane.

“Non ci posso credere!La cosa più rid..”L’inglese non finisce la frase.Le forbici lo colpiscono al cuore.

“Mi avete sporcato il vestito..bastardi!”mormora morendo.

Così ora sei in compagnia di due donne.Non una sola.Sopratutto due donne,con una -giovanissima-che piange e si dispera per la morte dei genitori.

“Tuo padre,quello stronzo,ci ha venduti ok?Impara questo verbo:vendere.Perchè tra meno di due anni tu venderai te stessa al primo stronzo che passa.E magari sarò io!”Urli

“Che bastardo,ma tu stai davvero male!Davvero!Non hai un minimo di umanità?”

“Per chi?Per loro?Sono spazzatura!”

“E tu?”

“Io?”

“Si,tu…”Dice Patrizia prendendo per mano la bambina e andando verso la stazione.

“Tu non vieni?”Chiede la bambina

“No,non ora.Ho da fare una cosa..”

“Poi?”

“Forse.Ora tu vai,tua nonna ti sta aspettando..”

“Se il padre se la stava vendendo,figurati una vecchia rincoglionita!”Dici.

“Cazzo,ma vuoi rovinare il mio momento di commozione?Lo fai apposta da primadonna sclerata che non sei altro!”Patrizia è a dir poco incazzata.

“No,dico solo che questa gente è abituata così.Però:piccola ,ascoltami,ci rivedremo in un mondo migliore.Cioè senza America e Israele,ma con tanta DDR ok?Ora vai va!”Spingi la bambina sul treno.Patrizia sta piangendo in silenzio.Giri velocemente la testa da un’altra parte.Prima che incominci a riscoprire quella sensibilità che maldestramente cerchi di sopprimere.

 

 

“Due nostri uomini ammazzati.Due tra i migliori,e quanto pare non dalla vostra Patrizia Lucescu,ma da uno sconosciuto.Un vero professionista.Russo?Già ci stanno facendo saltare i nostri piani in Siria,non vorrei che abbiano a loro disposizione un’organizzazione come la nostra.”Il capo è furioso e se la prende con il povero Max.

“Non ho idea.Nessuna.So solo,che ieri hanno rapinato quattro armerie.Nelle vicinanze del luogo dove Patrizia si è nascosta.Questo significa solo una cosa”

“Cosa?”

“La guerra è cominciata ,e in confronto la seconda guerra mondiale è stata solo una passeggiata di salute!”

 

 

Ore e ore ad esercitarvi a sparare.Lei ride spesso di te perchè hai una mira che fa quasi pietà alla pietà pietosa.In campagna la vita sembra sorridervi.Patrizia parla della bambina,spera che non le facciano del male.Ha voglia di rivederla,forse adottarla.Tu pensi ad altro,quando attacca queste seghe mentali sentimentaliste.L’eccitazione prima dell’apocalisse,ma anche nostalgia per una vita tuttosommato normale e decente che ,ti sei accorto,hai abbandonato scioccamente per sempre.

“Cosa farai dopo?”Chiedi alla giovane donna

“Dopo?”

“Si”

“Farò quello che cerchiamo di fare tutti,da quando il mondo è stato inventato”

“Cioè?”

“Vivere”

“Vivere?”

“Vivere”

“Solo questo?”Chiedi

“Ti pare poco?Sono stanca di uccidere.Voglio vivere.Una casa,una famiglia,la noia della quotidianità.Tutto questo per me è meraviglioso”

“Ti accontenti di poco”

“Poco?Perchè tu…”

“Non lo so,non voglio niente.Ecco,non mi dispiace questo concetto:niente.Costa poco,impegna ancora meno”

La nonna è una vecchia acida e insopportabile.Non le ha mai prese così tante in vita sua.Vuole che faccia compagnia a signori di una certa età.Talora elegantissimi,altre volte sporchi e orripilanti.Lei si ribella e le prende.Tutti i giorni.Così si è arresa una volta,due volte,tre volte,ora ha perso il conto.

“Lei non è di queste parti,viene dal nord..Vero?”Domanda la vecchia a un signore dall’aspetto per bene.Occhialuto,barbetta ordinata,naso “importante”

“Si,si sono nuovo da queste parti.Non sono italiano”

“Ah no?”

“No.Americano”

“Americano?E pensare che l’avevo preso per bergamasco!Comunque,si accomodi.Lei è pronta,la sta aspettando in camera.”

“Dove?”

“In fondo al corridoio,la prima porta a destra.”

“Di solito tengono il bagno lì”

“Già,ma a quelle come me ,è la sinistra che ci fa cagare!”La vecchia ride sguaiatamente.

L’uomo si sta infilando un paio di guanti scuri.

“I guanti?”

“Si,sono importantissimi”

“Per cosa?”

“Per non lasciare traccia”Detto questo Spielberg spara in testa alla vecchia .

La bambina,pregando sottovoce,aspetta il prossimo “gentile signore”.Prega che faccia in fretta e furia,e che se ne vada subito.Senza dire niente.

La porta viene abbattuta con un calcio.L’agente americano entra e l’afferra.

“Ti porto via di qui,vedrai starai meglio”Le dice.E lei ,come tutti noi,crede alle solite bugie in salsa yankee.

 

“Potremmo vivere qui”Dice Patrizia.

“Qui?In mezzo alla merda ,agli insetti,nel nulla?”Ribatti

“Certo.”

“Bè,questo non fa per me.Io sono un tipo che vive a Pechino,Damasco,Mosca,le grandi capitali.Oppure Pyongyang”

“Pyongyang?”

“Amo il NordCorea.Patria socialista che gradirei veder conquistare il mondo”

“Democratico!”

“Tu ne sai qualcosa no?Hai ucciso tanti innocenti per esportarla!”

Patrizia sta zitta.

“Orribile”Mormora a bassa voce.

 

“Ora abbiamo la bambina.Potremmo usare lei come esca,non credete?”Dice Spielberg ai colleghi.

“Bella idea,una sorta di scudo umano no?”Ridacchia Levy

“Una cosa simile,si “Concorda l’americano.

“Non lo so,non mi piace che paghi questa piccola.Io devo ammazzare la mia allieva migliore,ma non fare morire…”

“Max stai diventando troppo sentimentale.Te ne stai accorgendo?”Sbotta Cameron

“Già,sto diventando vecchio.Sono troppo vecchio per queste stronzate”

I ricordi ,qualcuno invecchiando li perde per strada.Altri ne sono succubi,schiavi.Rivede facce e persone che avrebbe tanto desiderato dimenticare.Uomini normali e giusti che ha ucciso per una causa che non è nemmeno una vera causa,ma solo colonialismo imperialista assassino e di rapina.Un volgare rapinatore di banche,anzi no ..Peggio!Costantin lo tormenta.Lo rivede ,lo risente,nella sua testa e nel suo cuore.L’ha ucciso perchè non si era fatto comprare.Un comunista solido e robusto,come tantissimi.Travolti dai falsi venti di cambiamento.Ora deve eliminare anche la figlia.Non se la sente,ma che potrebbe fare?Troppo vecchio per cambiare vita,troppo vivo per trovare la pace.

 

Echi di spari.Vi allenate con costanza e volontà tutti i giorni.La tua mira è lievemente migliorata,ma non molto.Parlate tanto tra di voi.Due figli unici che han trovato una sorella e un fratello,anche se talora vi ammazzereste.Siete una strana famiglia,una piccola banda di maltrainsema,che comunque funziona.

“L’abbiamo localizzata”Informa Levy

“Dove?”

“Qui.”Dice mostrando a Max una cartina.

“Nel bel mezzo del nulla.”

“Già”

“Bè,signori.Spero sia l’ultimo atto,davvero”

 

“Sveglia!”Patrizia ti sta strattonando,mentre tu vorresti continuare un piacevole sogno assolutamente maschile:una doccia calda con Rhona Mitra.

“Cosa?”

“Qualcuno”

Cerchi di avvertire dei rumori,qualcosa.Niente.Sei leggermente sordo,dopotutto.

“PATRIZIA!SONO MAX!”

“Max…”Mormora la donna

“Chi è?Un amico?”

“Qualcosa del genere”

“ESCI,ABBIAMO QUALCOSA PER TE”Poco dopo senti una portiera che si chiude violentemente.Guardi Daniele,il ragazzo sta afferrando il suo Ak -47 e si mette accanto alla finestra

“PATTY!!!!”Senti la voce di quella bambina,di quel piccolo miracolo di amore e pace nella tua violenta e turbolenta vita da assassina.

Prima di capire cosa stia succedendo,sei fuori dal cascinale e stai correndo sul prato.

Un gruppo di uomini.Cinque.Più Max.Lo hai riconosciuto.D’altronde è l’uomo che hai frequentato maggiormente nella tua vita.

“La troia ci è cascata”Ridacchia Rosenthal

“Già”Conferma Spielberg

“Tenetela su bene,non deve capire che è morta.Tenete sotto controllo il registratore”Dice Max.

“Lasciatela andare.Non ha fatto nulla.Prendete me,ma non lei”Dici trattenendo a fatica il pianto,la voce spezzata.Come quando crollano le speranze.

“La vuoi?”Dice Cameron

“Si”

“Eccotela”La bambina viene lanciata contro di te.Inciampa.Tu corri per farla rialazare.

“Non puoi farla alzare.L’abbiamo ammazzata.E siccome era diventata anche una bravissima troia ce la siamo fatta.Tutti.”Spielberg ridacchia ,con gli altri, dicendoti queste cose.

“No,no…non vero.Lei è viva..Viva!!!!!!Avanti,avanti,dai tesoro..Piccola,piccola,dai per favore!”Piangi,spezzata,distrutta.

Levy ,sputando tabacco per terra,si avvicina a te.Tiene una pistola in mano.Senti il metallo contro la fronte.

“Avanti,spara.Fallo subito,perchè altrimenti ti farò soffrire soffrendo nel fottuto inferno della sofferenza”Lo minacci,ora sei pronta ad agire.Nessuno uscirà vivo.

Lui ride.Non ti prende sul serio.

Tu gli afferi il braccio e glielo spezzi.Dalla carne fuoriesce l’osso.Prendi la sua enorme testa di cazzo sionista tra le mani e gli spingi il cranio contro l’osso fuoriuscito.Senti l’occhio sinistro che si buca e squarcia mentre l’osso perfora la testa

In un momento scoppia l’inferno e il panico.Il primo lo offri gentilmente tu,il secondo è solo loro.

Sparano come degli invasati mentre tu ti ripari dietro il cadavere del sionista.

Due agenti di origine dell’arabia saudita e del qatar muiono con la testa che esplode in mille pezzi.Daniele!Lo vedi,uno spettacolo che non vorresti mai perdere al mondo,mentre corre e spara,ma sopratutto inciampa ,armato con il suo ak-47

“E quello è l’agente segreto russo?”Ride Max.

Rosenthal e Cameron cercano rifugio salendo sul Suv dotato di vetri anti proiettili .Spielberg e Max si nascondono dietro agli alberi.Voi ve ne fregate.State all’aperto.

“Vuoi una sigaretta?”

“Non lo so,dicono che accorcino la vita.”Risponde Daniele.

“Hai ragione,ma questo è il momento in cui noi due ce ne freghiamo di tutto e andiamo incontro alla morte.Ai condannati si offre sempre l’ultima sigaretta.”

“Va bene,dammela”

Fumando le vostre sigarette ,vi sorridete.Tempo di andare e sia quel che sia.

“Avanti,investili!Investili”Urla Cameron a Rosenthal.Il suv divora il terreno con la forza cieca dei ganassa.

“Ora?”

“No,ho un piano”Dici a Daniele

“Un piano?”

“Si”

“Quale sarebbe?”

Il suv è a pochi centiemtri da voi.Patrizia si sposta leggermente e accende un cerino strusciandolo contro la portiera.

“Questo!”Dice passandoti un candelotto di dinamite,che teneva nascosto sotto il suo giubotto.

Terrore e divertimento ti scorrono nelle vene.Meglio che far fuori quel terronazzo pelato !

Il Suv fa retromarcia

I due agenti all’interno ridono.Convinti di avere la meglio.

“Buttala!”Urla Patrizia.

Tu aspetti,vuoi assaporare questo momento di gloria.Quanto tempo l’aspettavi.

“Ingoia questo,mangiamerda!”Tu lo lanci con forza centrando il vetro posteriore.

Il suv esplode in mille pezzi.

“Bel col..”Non finisce la frase ,lo spostamento d’aria fa volare quel pirla di Daniele.Mentre sta cascando ,però ,spara al volo a Spielberg .Il quale ha abbandonato il rifugio dietro agli alberi e sta sparando come un invasato contro di voi. Le sue rotule si sbriciolano sotto la potenza dei proiettili.

Tu avanzi verso di lui.Arrabbiata,incattivita.

Lui striscia sull’erba ,vuole prendere la pistola prima che tu lo raggiunga.Daniele gli spara alle mani.L’agente americano urla.

Lo afferri per i capelli.Lo vuoi vedere bene in faccia,l’uomo che ha fatto male alla tua bambina.

“No…non ho fatto nulla..ho una bambina anche io..Non ha altri che me..Ella è down,ha bisogno di me..”Piagnucola l’uomo.

Daniele ti lancia l’ak-47.Tu lo prendi al volo e poi senza un secondo di pausa colpisci violentemente la faccia dell’americano con il manico del mitra.Senti le ossa che si spaccano,vedi la sua faccia spappolata.Poi svuoti tutto il caricatore su quella bestia.Ipocrita e schifoso,come la sua nazione .

“Max”Dici

“Eccomi qui.”

“Dovrei dirti che mi dispiace?”

“Immagino,ma non lo pretendo.”

Ti giri tenendo il mitra ben stretto nelle mani.

“Ho ucciso tuo padre,e tante altre brave persone.Sono stanco.Troppo.Avanti,sparami”

Tantissime immagini di tempi lontani corrono impazzite nella tua testa.Max è stato come un padre,in una maniera del tutto soggettiva e relativa,vi volete bene.

“Mi dispiace,sono stanca anche io.Volevo solo vivere.Capisci?”

“Non credo,la mia vita consisteva nel toglierla agli altri.Non ho fatto altro”

“Bene,spero allora che mi comprenderai”Dici mentre spari contro l’ultimo legame con il tuo passato.

Il corpo del vecchio è stracciato,squarciato,devastato,dai proiettili.Poi cade per terra

Per un secondo, ti pare di vederlo sorridere.

 

 

 

 

DIECI ANNI DOPO

Il lavoro come cassiera al supermercato non ti fa impazzire.Ma è normalità,vita tranquilla,quotidianità.Stai frequentando un ragazzo,forse..

Di notte qualche volta hai gli incubi,ma stanno passando.La vita comincia a scorrerti nelle vene.

Un giorno stai mangiando,tempo di pausa,quando un tizio si siede al tuo tavolo.Davanti a te.Lo riconosci :Daniele.

“Hai letto?”

“Cosa?”

“Causa cavillo un boss della mafia in libertà”

“Allora?”

“Allora?”

“Si,non capisco..”

“Abita in questa zona.”

“Quindi?”

“Perchè non fargli una bella festa di benvenuto?”Sorride lui.

Da qualche parte,nella tua testa e nel profondo del tuo cuore…Sei contenta di ricominciare!

 

fine