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La ripresa

14 Nov

“Oh, ciao Carlo! Prego, entra! Scusa il disordine, ma sai.. Mia sorella, Angela, è tornata a casa nostra. Papà ormai.. Vabbuò ! Siediti, e dimmi” Don Paolo accompagna l’ospite verso un traballante tavolino, posto al centro di un modesto soggiorno arredato con gli avanzi di magazzino dell’Ikea

“Grazie Paolo”  Mormora l’uomo mentre si siede sulla scomoda sedia in paglia. Temendo di perdere l’equilibrio, Carlo si tiene ben saldo alle gambe del tavolo.

“Come stai? Anna? Tuo figlio? Tutto a posto?” Il prete chiede più per cortesia che vero interesse nei confronti del suo ospite.   Sa benissimo che costui non se la passa bene, ma non può nemmeno tagliare del tutto i rapporti con lui.

La parrocchia che gestisce è messa male: tanti sacrifici e pochissimi miracoli.

“Si, si, tutto bene..Ascolta, ho portato un nuovo catalogo!” L’uomo estrae da una borsa di cuoio un disordinatissimo catalogo di foto, contenuto a fatica all’interno di una cartelletta giallo canarino .

“Cosa sono, Carlo?”Domanda il prete, lasciando trapelare un tono di voce leggermente infastidito

“Come cosa sono?” Carlo abbozza un sorriso imbarazzato e colla mano sinistra si accarezza veloce e nervoso la testa pelata

“Cioè: ho capito cosa sono. Ma che me ne faccio?” Don Paolo, colla mano destra, sfiora leggermente la cartelletta gialla, come se volesse spingerla verso il proprietario,

” Come sarebbe ” cosa me ne faccio”? Sono bambini! Per il sacrificio di Natale! Si, si, ultimamente le cose non sono andate benissimo, ma ti ricordi quanti ottimi affari abbiamo fatto noi due? Oh, ma cazzo! Te li sei scordati?” Carlo alza un po’ la voce, controllando a malapena rabbia e delusione

“Affari? Ma come osi ridimensionare il tutto a un vile affare? Io devo sacrificare sull’altare  sette bambini. Non uno di più, non uno d meno.  Lui ce l’ha ordinato, non ricordi? Pensi che mentre col pugnale spacco il cuore di un bimbo, io mi metta a pensare ai soldi? Io..”

“Ai soldi, forse no. Però ai miracoli, alla Ripresa, eh.. A quella ci pensate! Io, tanto per far un giro, sono andato alla chiesa che si trova vicino a Viale Vittorio Emmanuele, zona Piazza Libertà, insomma, tanto per caso non è vero! Quella è una bella zona, come sai, mia moglie dice che altri rappresentanti, tra cui due miei colleghi- peraltro i più stronzi e incapaci- si sono trasferiti lì.  Bel quartiere residenziale e poi c’è anche il seminario. Vogliamo iscrivere Marco alle prossime liste per nuovi preti.  Non fate una brutta vita, tutto sommato e poi… Vabbè, ma mi sto disperdendo! Ti voglio solo dire che domenica, alla messa, c’erano tanti tuoi fedeli. Tu invece non sei messo proprio bene, no?Pochi miracoli. La gente si chiede che razza di prete sei, se Lui non ti ascolta e non premia le tue povere pecorelle.  La crisi doveva finire, no? Lui ce l’aveva promesso: un mondo nuovo, libero, senza pensieri e problemi. Basta che mi facciate di tanto in tanto un piccolo sacrificio? Non è così? non è andata così?” Carlo decide che la sedia è troppo scomoda, per cui si alza di botto e comincia a passeggiare nervosamente per la stanza

“Tu vieni a vendermi queste vittime sacrificali, sapendo che la nostra parrocchia versa in cattive condizioni?Che ti aspetti? Di essere ricoperto da monete d’oro? Temo di darti una cattiva notizia: non le tengo. Ormai è tardi. Sai una cosa? Mi fa sempre male il braccio destro. A furia di pugnalare, che tanto per essere chiari: mica è come tagliare il burro! No. Costa fatica assai. Assai. I bambini strillano, si muovono, ma Lui vuole così. Abbiamo scoperto un dio scapolo, che ti aiuta e consola, ma vuole sangue. Ti pare che sia stata una buona scoperta? Si, ci ha promesso un mondo migliore e mi sembra stia mantenendo la promessa, ma io sono stanco. Mi fa male il braccio e nelle orecchie ho costantemente l’urlo di queste creature. Le tue creature, che vai a prendere dagli amici tuoi: zingarelli, figli di sottoproletari, , mondezza umana. E a Lui mica sta bene. Dice che è sangue difettoso, sono gli scarti della sua fabbrica. La chiesa che mi citi, quella parrocchia, quel quartiere, è di gente per bene. Ricca, che può permettersi di avere un figlio da sacrificare per Natale o per qualche messa speciale.  Lui li premia rendendoli più ricchi, potenti e felici. Don Alberto ha due aiutanti, lo sai? Drogano i bambini. Quelli non urlano, non si dimenano, dormono. Boh, si vede che Lui ha anche un grande cuore. Non gli garbano i macellai dei quartieri popolari. Pochi miracoli, vero. Uno ha ritrovato il gatto scomparso, un altro ha vinto mille euro al gratta e vinci, robe minime. Piccole. Come sono le nostre vite, forse questo particolare, Lui non si è ricordato di specificarlo! La ripresa! Mo non ci sono più guerre, nemmeno troppa povertà. Ma i primi sono sempre i primi: coccolati, privilegiati, sempre più belli. Già. Belli, sani, tutte cose. Noi tiriamo a campare. Non stiamo malissimo, ma nemmeno bene. E io col braccio che mi fa male, le orecchie che si spaccano, qui. In prima fila. A far ” affari” con un povero cristo incapace e testardo come te. Il tuo lavoro è tra i più pagati, forse Il Più Pagato. C’è stato un boom, no? Agenzie spuntate come funghi dopo la pioggia. Tutti eleganti, sorridenti, efficaci.  I disoccupati si sono messi a far figli e a venderveli, voi li comprate e li rivendete, aumentando il doppio o il triplo il prezzo originale. Noi facciamo il lavoro e Lui è contento. Tutto qui. Tu, però, non sei in grado di far bene questo lavoro. Lo sanno tutti. Tua moglie mi ha chiesto un prestito, lo sai? Due giorni fa è venuta qui. Donna scontata e banale, pensa voleva concedersi a me. Come se per un prete il sesso fosse tutto. Non m’importa nulla del sesso, dei vostri problemi di piccoli borghesi inguaiati! Nulla! Vorrei solo non aver più quel dolore continuo al braccio destro e non sentire le urla di quei poveri bambini. Questo.

Forse le cose a me vanno male perchè non posso più accettare questo macello. I suoi ordini così brutali e assurdi.  E tu? Non sei capace di far affari, che forse è anche peggio. Visto che tutto è un affare. Anzi: un buon affare. Mo i tuoi concorrenti fanno sconti, ti regalano home theatre e smartphone nuovi, crociere, tanta roba. Tu che mi offri. Vediamo ste foto! Ecco, mamma mia, ma guarda un po’ ! Lo storpio zingarello, preso alla stazione o venduto dai soliti zingari che ti fregano sempre! Questo altro! Si vede che è malaticcio, avrà la leucemia! L’hai preso alle Vele, vero?Anche questo ti sarà costato e non vale niente!  Jamme ja!!”  Don Paolo, spazientito, getta le foto giù dal tavolo.

Carlo, umiliato e sul punto di esplodere in un poco virile pianto, si inginocchia e raccoglie, con calma e dignità, le sue foto

“Mi venderà Marco. Dice che ce lo pagano bene. Sai, è un ragazzino vispo. Gioca a pallone, ama scrivere piccoli racconti d’avventura. Ride. Ha una bella risata mio figlio. Pura, cristallina. Lui è figlio della Ripresa. Ha dieci anni, proprio quando è cominciato tutto. Vivevamo male. Tanti debiti, casini. Poi il mondo colle sue guerre e terrorismo. Io ho pianto di gioia, quando Dio è apparso a tutti noi. Certo, apparire nel bel mezzo di una puntata di Uomini e Donne, insomma.. Però è anche vero che ha incenerito gran parte dei partecipanti. Comunque le sue parole, i suoi ordini, mica ci sono sembrati assurdi.

Per niente.  Anna lavorava in una di quelle aziende che vende contratti delle aziende elettriche. Part time. Al telefono. Prendeva sulle cinquecento euro fisse più provvigione. Tre contratti 15 euro in più in busta paga. Io.. Hai ragione te! Sono un incapace. Volevo scrivere, come tutti. Non ho fatto nulla di buono. Nulla. Solo questo bambino.  E lei vuole venderlo, perché così possiamo lasciare la nostra casa a Novoli, Quella nuova potrebbe diventare un bed and breakfast, per i pellegrini o i giovani che studiano alla Santa Inquisizione. Dice: ” così ci sistemiamo” Non è vero che vuol far studiare mio figlio. Sono io che vorrei iscriverlo entro fine settimana al seminario. L’unica occasione per salvarlo

L’unica. Questi bimbi, mi farebbero guadagnare la cifra giusta per l’iscrizione. Io ti chie..”

Carlo non finisce la frase. Il pianto trattenuto a stento prende il sopravvento sulle sue sciocche idee di virilità e forza.

Rimane in piedi, al centro del salotto. La cartelletta che esplode per le troppo foto, tenuta stretta. come se fosse una bambina appena nata.

” Dici la verità?” Mormora Don Paolo.

Subito si pente di quella domanda: l’uomo è scosso da forti singhiozzi e lo conosce da molto tempo. Non ha fortuna nel suo lavoro perché troppo sensibile, incapace di mentire, di barare sui prezzi e la qualità del prodotto.

Il prete abbraccia, con timidezza e un certo imbarazzo, l’uomo .  Stanno fermi per un po’ in quel abbraccio. Nell’era della Ripresa, loro sono stati tagliati fuori

“Senti, e che ti devo dire? Va bene. Li compro.” Dice il prete. Cerca di accompagnare la frase con un bel sorriso, ma non ha più forza e voglia per sorridere. Pensa solo che quel macello, quella mattanza , potrà essere utile per la vita del figlio del suo amico

“Grazie!” Carlo sussurra il ringraziamento sorridendo e piangendo. Ora sono tornati due maschi che si guardano a distanza, fingendo di non essersi mai abbracciati.

“Ora vai! Prima che io possa ripensarci e cambiare idea!” Don Paolo ostenta una posa da guappo, ma gli viene male. Sia nel tono della voce che nella impostazione del corpo.

Carlo ride, aggiunge altre parole a caso, come ha sempre fatto nella sua vita, e poi si volta verso l’uscita dalla casa del prete.

Don Paolo mentre accompagna l’amico verso la sortie della sua maison,  esagera in pacche sulla spalla del povero Carlo.

Poi con immensa gioia chiude la porta in faccia a quel suo amico tanto caro, ma sempre inguaiato e incapace di evitare problemi, che poi finiscono regolarmente a cadere sulle spalle sue. Che saranno pure belle ( intendo le spalle  nda) ma forti non lo sono e non lo saranno mai.

“Sono un uomo perennemente indolenzito! Proprio come questo dannato braccio destro, che..” Don Paolo interrompe i suoi soliti pensieri carichi di vittimismo, esterrefatto per l’improvviso e intenso stupore dell’avvenimento. Tanta è  forte la sorpresa, che deve sedersi e respirare profondamente. Spaventato e felice allo stesso tempo

Il braccio non gli fa più male.

Prima di dormire

6 Nov

Come ogni sera, da ormai ben ottantacinque anni, il signor Rossi si prepara per una sana e , ” speriamo” pensa tra sé e sé,  lunga dormita. La giornata ormai volge al termine e seppure con un po’ di spavento è felicissimo di come siano andate le cose.  Chi l’avrebbe detto che  il caro,vecchio, Marco si sarebbe fatto vivo proprio oggi! Dopo… Quanto tempo? Forse trentanni!. Ma no ! No! Di più ! Erano entrambi giovani e volevano fondare una compagnia teatrale. ” Viviamo per l’arte!” Erano soliti dire, durante quei spensierati giorni di gioia scomposta , sguaiata, tipicamente tardo adolescenziale.  Parlavano, (in quei tempi che ora nella sua mente sono confusi e ridotti a pochi brandelli di sorrisi,corse,cadute,lacrime), sempre di fare grandi cose. Svecchiare il teatro, diventare i numeri uno nel campo dei fumetti ,o imparare a suonare uno strumento.

” Ti ricordi Marco, quanti insulti ci prendevamo perché non eravamo campioni in nessuna disciplina sportiva?” Domanda il signor Rossi al suo amico . Entrato in camera sua come un vecchio malfermo,ma appena egli si siede accanto al vecchio allettato , agli occhi di questo ultimo torna , ( come per magia),quel giovane dai capelli disordinati e dalla barba fatta crescere con pieno spirito anarchico. E il sorriso tagliente di chi è troppo timido e spaventato dal mondo,da tutto. Come lui.

” Ricordo. Ma non è mai stato un dramma per me . E per te?” Domanda l’amico

“No.  Poi ti abitui alla cretineria delle masse amorfe.” Il signor Rossi distoglie lo sguardo dal volto dell’amico e malinconicamente cerca di catturare un po’ di luce, la quale filtra debolmente dalla tapparella abbassata. Gli mancherà il sole? Possibile? Per tutta la vita non ha fatto altro che sfuggirgli! Non è vero che smettiamo di imparare appena finite le scuole, “Prendi me!” Vorrebbe dire il vecchio. Proprio ora ho avuto una bella lezione: in ottanta e passa anni di vita, non mi ero mai accorto di quanto fosse bello il sole.

Non erano diventati famosi. Lui e Marco. Per nulla, a parte qualche e book stampato tanto per metter su carta i loro pensieri filosofici. Uno era dedicato a Leopardi che combatteva gli zombi a Napoli. Una cagata. Una cosa a dir poco oscena. Ma divertente.

Così la vita li aveva separati e resi due signor nessuno fra tanti signori anonimi.

“Ma non è questa gran tragedia” Mormora il vecchio, rivolgendosi all’amico. Non riceve risposta e con grossa fatica gira la testa dalla parte dell’ospite ,  per aver la certezza che costui abbia compreso le sue parole.  Non c’è.  Scomparso. Ma ci sarà mai stato davvero? Non era forse morto suicida trentanni prima? O quello era Claudio? Suo figlio? Il suo amatissimo figlio!

“Claudio! Claudio ,perdonami!” Urla silenziosamente, esplodendo ogni parola e invocazione nella sua mente ormai debole, chissà forse ora potrà rivederlo e piangere tutte le lacrime che aveva trattenuto. Rimembra quanto quel suo atteggiamento avesse creato problemi , con annesse litigate furibonde, con la moglie.

Un unico figlio, avuto tardi, voluto e cercato come i vecchi pionieri cercavano l’oro nel vecchio west.  Lui però aveva sbagliato tutto: suo figlio doveva diventare assolutamente un musicista di fama. D’altronde il Signor Rossi amava alla follia la musica ,ma non era portato. Per nulla. Così vedeva nel figlio il suo riscatto.

“Che storia banale, nemmeno nel rovinarti la vita sono stato originale!” Borbotta il vecchio moribondo.

Nella sua breve vita, il povero ragazzo, non aveva conosciuto un padre. Ma un rompipalle che pretendeva da lui senza informarsi, senza voler conoscere quali fossero le ambizioni del giovane.

“Ciao , papà!” Una voce lo richiama indietro , nel mondo dei vivi. Mondo che gli appartiene ancora per poco.

“Claudio?”  Vuoi vedere che è già in paradiso! O forse…Forse è l’inferno!

“Si, sono io. Sono uscito per prender da mangiare. Non ho fatto tardi?” Domanda l’uomo al vecchio padre.

“Ma…Sono già morto?”

“Che dici? Come sei già…” L’uomo lascia cadere le borse della spesa per terra. I deliri di quel vecchio lo stanno ossessionando.  Lo sa : deve portare pazienza. Dopotutto è un uomo anziano, che soffre di demenza senile e da anni non si muove dal letto.

Non c’è mai stato un gran rapporto tra di loro,cosa invece che il padre aveva con la sorella: Mara. Lei era la gloria di casa, la musicista da esibire come trofeo, la gioia negli occhi del padre.  Poi l’incidente.  Il rapporto tra lui , ( mediocre e anonimo, giusto la vecchia edicola del padre  poteva ereditare), e il padre era diventato un muto accusarsi. Perché il figlio sbagliato? Chiedeva il padre.  O forse era lui che si faceva questa idea.

“Ma certo che lo è!” Sua madre, appena tornata dalla farmacia dove ha preso le medicine per il suo uomo, lo sta aiutando a metter a posto i generi alimentari presi al supermercato.  ” Certo che è un’idea tua. Tuo padre ti ha sempre voluto bene. E nel suo piccolo te lo dimostrava. Dimentichi le carezze che ti dava ogni volta che tu stavi studiando , o ascoltando musica? Lui passava e ti accarezzava. Sai quanto tempo ci ho messo per fargli capire di non aver paura dei sentimenti?Di esplicarli. Lui era convinto che bastasse il pensiero,ma come fai a toccare,accarezzare, baciare, amare , un pensiero? Quante volte gli dissi codeste cose” La donna lancia un’occhiata verso il corridoio. Come se la camera da letto , con il suo uomo compreso, potesse sparire o scappare via.  ” Sta morendo. Io riuscirò ad accettare questa cosa? Ora?” Si chiede.

 

In camera sua, come se avvertisse il pensiero della moglie, l’uomo ripensa alla sua “rinascita”.  Così gli piace ricordare l’avvenimento più importante della sua vita: l’incontro con sua moglie.

E di come l’amore avesse cambiato un uomo di trentasette anni , ormai sicuro di invecchiare malissimo. Solo e abbandonato. D’altronde per decenni l’unico contatto con l’altro sesso era avvenuto attraverso la pornografia e qualche donna di dubbia moralità. Si diceva che solo quelle potevano starci con lui, che tanto chi avrebbe mai perso tempo con una simile mediocrità Nonostante qualcosa nel profondo della sua anima puntasse ad altro: amore, famiglia, una vita da spendere con una persona. Però ogni volta che questo lato buono veniva a galla, si vergognava e ricacciava indietro questi pensieri. Fossero suoi  . Gli altri dovevano conoscerlo come un vizioso sfigato. Se lo meritava.

Ricorda ancora bene lo schifo che l’assaliva ogni estate, la sua vigliacca adesione alla ricerca di donnine facili e tutto il resto. Poi aveva detto basta, ricorda anche questo. Non era stato facile , per nulla. Ma lui meritava di più. Cosa aveva di così terrificante? Perché umiliarsi in quel modo squallido?Gli amici ridevano: ” ma si tanto poi ci ricasca” e invece lui aveva tirato dritto.

Ora, nel buio della stanza, il vecchio piange silenziose lacrime di orgoglio.

Cosa era successo? La sua volontà di migliorare, cambiare, vivere come voleva e non come poteva. Si, lui non faceva parte per nulla di quella compagnia di uomini rozzi, volgari, che giustificano cose orribili con la scusa del divertimento personale. Lui credeva nell’umanità e nell’amore.

 

“Ti ho raccontato come ho conosciuto tuo padre?” Chiede la signora anziana al figlio,mentre è impegnata a spellare le patate.

“Si. Tramite quella cosa che andava di moda ai vostri tempi…Come si chiamava?”

“Facebook. No,ma io lo conoscevo da prima. Aveva commentato un mio intervento sul blog di una nostra conoscente. Poi piano, piano… Tutto il resto. Lui era talmente timido che ho dovuto scrivergli una mail nella quale gli dicevo che ero innamorata di lui, solo così ha trovato la forza per dichiararsi. Tuo padre è stato sempre un uomo molto dolce. Anche con te e con Mara.” Il pensiero della figlia la turba profondamente , come sempre.

Il figlio vorrebbe ribattere che non è stato sempre così. Suo padre era iracondo e collerico. ” Non ricordi mamma le litigate quando lui partiva per la tangente? Il suo giustizialismo che hai sempre odiato?”

Eppure, si stupisce, ha ragione anche sua madre: le carezze, le piccole attenzioni, ( non gli faceva mai mancare la porzione più grande di patatine fritte, contorno che adorava anche lui,perché sapeva che il figlio ne era ghiotto), come ascoltava ogni cosa che diceva. E poi giudicava.

“Forse ci fermiamo troppo spesso al primo tempo delle cose. Non andiamo oltre. Forse in questo tempo ho giudicato mio padre dal punto di vista di un eterno figlio e mai come un uomo dovrebbe giudicare e amare un altro uomo”  Per un po’ rallenta la preparazione del pranzo. Sente delle lacrime che bruciano negli occhi e stanno per uscire. Dovrebbe fare come suo padre: che piange sempre e senza controllo per ogni film , libro, per la gioia di sua madre.

Sono davvero una coppia meravigliosa. Tanti anni insieme, alti e bassi,ma sempre uniti. Condividono, dialogano, credono nell’umanità E lui, si sorprende, non è tanto diverso.

Per esempio: con Anna, quante litigate! Ma mai una volta le ha prese come pretesto per rompere o tradirla.

“Il tradimento è una cosa schifosa”, quante volte il suo vecchio l’ha detto e ridetto.  Aveva ed ha ragione.

Forse i suoi genitori desideravano altro,come molti,ma non erano sicuramente amareggiati oppure offesi contro la vita. Perché si erano trovati ed amati.  Di un amore piccolo,ma robusto.

Suo padre aveva cominciato a superare , piano piano, le sue paure: andare al cinema da solo, prendere il treno, l’aereo, aveva imparato a piangere di gioia e di dolore, a non fuggire mai di fronte alle cose brutte che capitano nella vita, a pensare e vivere tenendo conto del Noi,ma di un Io infantile e frustrato.

Era rinato e maturato grazie a sua madre. Ecco, se a lui ora voi domandaste: ” Cosa è la felicità ,per lei?” Vi risponderebbe, trattenendo a stento la commozione.  Sua madre se ne deve esser accorta, perché si è alzata dalla sedia e lo abbraccia. Come faceva quando era piccolo e come ha continuato a fare per tutta la vita.

Più tardi, come faceva oltre quarantanni di relazione, la donna si sdraia di fianco al marito. Gli tiene la mano , che se no non riesce ad addormentarsi, e gli parla. Della loro vita, dei loro figli, dei viaggi,di questa piccola meraviglia chiamata amore. Sicuramente non ferma le guerre, non fa rivoluzioni,ma nel suo piccolo ci rende gente migliore.

Mentre lei dice per l’ennesima volta che uomo meraviglioso lui sia, il vecchio , (sorridendo ), decide di addormentarsi. Per sempre.