Archivio | febbraio, 2017

Tre lettere

22 Feb

La lettera rimase sul tavolo in cucina, per quattro, lunghi anni. Forse cinque? No, ora che mi fai pensare meglio: dieci.

Cristo santo, dieci anni su quel tavolo. Nel mezzo, come se fosse un..come si chiama? Quella cosa spesso… No, non so nemmeno che materiale usino per farli: il centro tavola! Il centrino! Ecco, si quella lettera divenne il centrino, o centro tavola di casa nostra.

Il 23 dicembre, di dieci anni fa.  Io avevo undici anni, mi sveglio per andare in bagno, e passando davanti al salone, noto che mio padre era immobile, davanti al tavolo della cucina.

Vedevo solo la sua nuca, le spalle, la schiena. Lui era alto e robusto, aveva quel modo di camminare, che pareva il re del mondo. Mi piacevano i suoi racconti di bevute, risse, e poi c’era sempre qualche amico messo male e lui lo aiutava sempre. Una volta ha dato tutto lo stipendio, che aveva preso in nero spaccandosi la schiena e le mani in un cantiere di merda, gestito da un tipo che poi, in quel cantiere, sarebbe finito a far il fossile dentro il cemento. Insomma, c’era questo suo amico, non aveva più un soldo e rischiava lo sfratto, non era giovanissimo, sai? Così lui prende quei soldi e li dà tutti a questo disgraziato. Il quale, prende un treno per la Liguria, affitta un cazzo di smoking, o uno di quei vestiti tanto eleganti, sai? Uno di quelli, insomma! E perde tutto al casinò di Sanremo.

Mia madre , ti dirò la comprendo, è andata su tutte le furie!  Le sembrava già un miracolo che mio padre avesse trovato lavoro, era già felice che ci sarebbe stato un secondo stipendio e invece..Però, per quanto abbia ragione mia madre, è giusto svilire un gesto così generoso? Cioè, oggi viviamo ossessionati dal lavoro. A esso dedichiamo due volte la vita: come Francesco, un mio amico di Facebook, morto nella fabbrica in cui lavorava. Oppure dedicandogli la vita. I nostri giorni migliori, le stagioni più calde, per cosa? Far diventare ricco gente vestita di merda, con delle facce troppo abbronzate o sogghignanti. Il peggio è quando giudicano.. Ora ti dico questo: mio padre, per quanto fosse un lavoratore mediocre, uno a cui non affideresti mai un ruolo decisivo all’interno della tua azienda, era una persona meravigliosa. Quando non beveva, o mi diceva: ” Dai, non ti preoccupare! Tanto il nostro spettacolo finisce in fretta e non ci sono repliche” Parlava della sua vita.

Questa frase la ripeteva spesso. Dopo che mamma ci ha lasciati.

2

Ti stavo dicendo che era immobile, in cucina.. La lettera in mano, in pigiama.  Il suo pigiama preferito: regalo di Natale della mamma. Non di quel Natale, mi par chiaro. Lui ci teneva tanto. Mio padre, ecco: non capiva un cazzo di vestiti e robe simili. Si era messo in testa che H&M fosse un marchio che ” Armani spostati, va!” Capisci?  Lo adorava così tanto che negli ultimi tempi, poco prima che la mamma ci lasciasse, lo indossava sempre.

Non cercava più lavoro. Doveva scrivere, dalle 9,20 alle 13,20, ma non lo faceva quasi mai. Si perdeva in giro. Amava tantissimo fare una cosa: lasciare commenti sessisti, razzisti, omofobi, sulla pagina di un giornalista con idee progressiste. Vuoi sapere se mio padre fosse un fascista? Un reazionario? No, peggio : era un italiano. Nel senso che per lui tutto era gioco e niente era serio. Lo annoiavano le chiacchiere scritte o anche ascoltate dalla tv, di tutta questa gente che è normale questo, giusto quel altro, perché invece di dire abbiamo un cazzo di problema, chiediamo diritti, no? Che ci vuole? Cosa ci costa?

“Noi non abbiamo diritti” Mi diceva questo mio padre. Perché maschi, bianchi, etero, ma sopratutto proletari. O comunque non ricchi abbastanza.

Lui diceva queste cose, stando tutto il tempo in pigiama. Ormai una seconda pelle, sai? A volte piangeva, così di botto. Si gettava per terra e colpiva il pavimento oppure rompeva qualcosa.

Un giorno, era la festa del papà, gli ho portato un disegno (se controlli la mia cartella vecchia quella che ha fatto l’altro dottore vedrai quanti disegni)  ci avevo messo un paio di mesi, avevo fatto anche una piccola cornice, il vetro me l’ha dato lo zio Marco, fratello di mia madre, lui ci ha sempre voluto bene, anche se ha un carattere troppo timido e maldestro, lui sta bene solo dentro la sua fabbrica. Mio padre , ai tempi, lo voleva ammazzare: il gran lavoratore tanto apprezzato da quella famiglia di coglioni che aveva ricevuto in dote da mia madre, ma a esser sinceri, lo zio Marco, era tanto ben voluto anche dalla famiglia di mio padre.

Insomma, gli porto questo disegno: c’era lui in pigiama che svettava sulla cima di una montagna, sotto di essa c’era il nostro pianeta: Il mio re del mondo. Si chiamava cos’, perché, per me, mio padre era davvero un Re.

Lui lo prese e lo fece a pezzi. Io piansi e lui fece il gesto di tirarmi un pugno, ma poi si fermò. E cominciò a colpirsi da solo. Non so quanto tempo siamo andati avanti. Lui si prendeva a pugni, io a gridargli..Che vuoi dica un ragazzino? Non ricordo più.

“Non sono un re! Io faccio schifo! ” Continuava a dire quelle cose. Sì, lui faceva schifo a molte persone, ma non a me. Ok, i miei amici avevano padri che lavoravano, le loro madri stavano in casa, e facevano le vacanze, tutte quelle cose lì. Noi no.

Però, quando lui era di buon umore, ci divertivamo davvero tanto. Vedevamo tre o quattro film  e bevevamo cioccolata calda, inventavamo canzoni idiote, che cantavamo imitando malissimo quel coro di sardi..Hai presente? Lui mi dedicava poesie. Si, perché non te l’ho ancora detto, ma mio padre era un ottimo poeta, tanto quanto era anche un gran bevitore.

Andava in un bar, nel quartiere Shangai, passava la notte con altri come lui. Lo amavano tutti in quel posto. Mi diceva che conosceva Bobo Rondelli, e che lui l’avrebbe presentato a Paolo Virzì. Non era vero. Come, del resto, nulla era vero nella sua vita.

Io credo che molti vivano bene perché sono logici. Anche per quanto riguarda l’amore: un complimento, un regalo, una cena, le date importanti. Nello stesso modo stanno male: gli affari che vanno male, un litigio, insomma cose normali.

A casa mia non era mai così. Quando mangiavo tenevo sempre sotto controllo il mignolo della mano sinistra di mio padre.Quando cominciava a tamburellare, erano davvero casini.

3

Potrei definirlo un tipo vulcanico, o esplosivo. Nel bene e nel male. Non aveva mai mezze misure, non riuscivi mai a inquadrarlo..  Scriveva cose orribili contro gli africani, ma al suo funerale, la chiesa era piena di uomini del Ghana e di quei posti lì. Tutti colle lacrime agli occhi. Dicevano che lui pagava da bere e mangiare per loro, e stava ore ed ore ad ascoltarli. C’era anche una ragazza poco più grande di me, mi disse che mio padre per tutto un lungo e gelido inverno, ogni mattina gli portava una cioccolata calda da bere, e poi coperte. Lei ci tenne a precisare che rifiutò di far sesso con ella, si era convinta che tutti quei piaceri fossero per motivi sessuali, ma mio padre provava pena ed affetto per lei

Lui amava tutti quelli che erano sconfitti, perdenti.  ” Però non scappano! Come fanno le donne perbene, vero? ”  Mi chiedeva sempre, dopo uno dei suoi racconti sui suoi amici del bar.

Io ho cominciato a lavorare: cameriere, aiuto cuoco, un mese al porto. Tutti quei lavori del cazzo che fanno i giovani, o quelli senza una specifica  qualità. Come sono io.

Sì, sì, i disegni! Ma chi prende sul serio un uomo che dipinge? O un poeta? A tutti viene duro se sentono junior manager in qualche stronzata.. Poi mi dicono che sono depresso e ansioso. Sì, lo sono.

Io sto bene solo quando vado al cimitero, a trovare mio padre. O sto a guardar il mare, sugli scogli, o dalla terrazza Mascagni. Mi piace anche l’acquario.

Mi sarebbe piaciuto esser nato in questa città, invece ci siamo trasferiti che io ero piccolo. Non ho mai imparato a parlare come un livornese, nemmeno a provare odio per Pisa.. D’altronde nemmeno mio padre era nato in questa città, ma quanto l’amava. Un amore troppo grande ed esagerato.

4

Il momento peggiore di un funerale, è il dopo. Quando ormai hanno sotterrato la persona che amavi, e le persone se ne vanno. Tornano a casa. Dai loro figli, dai loro padri, fratelli, dalle loro mogli. E tu? Stai fermo in mezzo al salone. Guardi il divano dove aveva passato gran parte della sua vita,  sbirci la sedia ,  la sua preferita, quella che sosteneva la sua gioia o rabbia, quando eravamo a tavola. Vorresti risentire di nuovo la sua voce. O la sua risata.

Invece sei solo. Col pianto che ti esplode nel cuore, ma non sai come si piange. Come liberarti da tutto quel dolore. Per questo motivo sono qui,no?

 

In ogni caso : ho visto la lettera sul tavolo. In dieci e passa anni, non l’ho mai letta. Stava sempre nelle mani di mio padre. La leggeva tutte le mattine. Io non osavo invadere la sua, come chiamarla? Intimità, ma a dir il vero, è non essere in grado di vincere l’imbarazzo, la vergogna, di parlare di certe cose.

 

5

Così ho preso quella dannata lettera e mi son messo a leggerla. Ho scoperto, per prima cosa , che non era una lettera ma tre.  Sulla prima c’era scritto, più o meno queste parole

“Amore mio,

mio uomo meraviglioso! Cosa ho fatto per meritare uno come te? Le tue poesie, il tuo esser fuori dal mondo, eppure così romantico, attento e partecipe! Mi fai sentire la regina del mondo. Non vedo l’ora di sposarti, vivere insieme tutta la nostra vita..”

E poi prosegue più o meno su questo tono. La lettera di una donna innamoratissima, di una coppia splendida, che pensava al futuro, a una vita da vivere sempre insieme.

La seconda, mia madre l’ha scritta dopo cinque anni di matrimonio, penso. Non ne sono sicuro

“Amore mio,

tu sei sempre quel uomo meraviglioso che ho sposato quella calda mattina di aprile. Adoro le tue poesie, che mi fai trovare sempre sotto il cuscino, e le tue piccole romanticherie. Però non possiamo vivere solo di questo. La casa ha bisogno di lavori che non possiamo permetterci, tu dici sempre che farai, dirai, ma poi non succede nulla. Non dico che tu non ci metta impegno, forse non abbastanza. Vuoi scrivere, ma non ti vedo mai farlo. Tu devi farti aiutare. Io ci sarò sempre a darti una mano, ma non posso far tutto da sola. Quei tuoi sbalzi d’umore così violenti, il tuo passare giorni sul divano, informati presso l’asl, chiedi aiuto!”

Perché le cose belle durano poco, sai? Questa lettera lo testimonia. Perdiamo la bellezza, la purezza, il sentimento, tutto per una bolletta,  un arco da fare in salotto, il lavoro, che spesso non è nemmeno quello che vogliamo fare.

Però la mamma aveva anche ragione: lei voleva davvero aiutarlo. Come volevo farlo anche io.  Mio padre non ce l’ha mai concesso. Si era rifugiato nel suo dolore, nella sua vita tanto ingiusta e disgraziata, ma non vedeva il bene che gli abbiamo voluto.

E poi, ecco: la terza

“Basta, me ne vado. Ho perso le stagioni calde della mia vita, per congelarmi nel tuo inverno senza fine. Non sei in grado di amare nessuno, solo te stesso e quel tuo dolore, che poi dubito anche della sua esistenza.

Non cercarmi, tanto non lo farai, non voglio più vederti.

Una sola cosa ti chiedo: non scaricare la tua rabbia su nostro figlio.”

L’unica volta che mia madre si è accorta di aver un figlio in casa. Era troppo occupata a salvare il suo uomo, il matrimonio, non so.  Non mi interessa, visto che non si è mai fatta viva.

Comunque, dopo la morte di mio padre, ho preso l’abitudine di leggere, tutte le mattine, queste tre lettere.

Perché sono il ricordo più forte che ho di mio padre, l’unica cosa che mi ha lasciato in eredità. Solo che ho un modo tutto mio di leggerle: parto dalla terza e finisco colla prima. Perché, se non possiamo cambiare la vita reale, possiamo renderla migliore, no? Così io ho la storia di una donna delusa dall’amore che alla fine trova un uomo meraviglioso e speciale e passano tutta la vita insieme, quel tizio è mio padre.

Ok, allora ci rivediamo giovedì prossimo?

Fu crocefisso sotto Ponzio Pilato

16 Feb

” Chat Baker, quella sera, si sentiva stanco. Era stufo: della sua tromba, dei musicisti, dei locali, degli ammiratori, della musica, suonarla e sopratutto comporla.  Era stanco della ricerca continua di danaro e della droga. Così si gettò dalla finestra di quel hotel in Amsterdam. Morì un uomo, ma nacque una leggenda. Sai, la stessa cosa è toccata pure a quella donna: Norma Jeane Barker Mortenson. Hai presente? Aspetta, ecco! Ascoltami

Goodbye Norma Jean
Though I never knew you at all
You had the grace to hold yourself
While those around you crawled
They crawled out of the woodwork
And they whispered into your brain

L’hai riconosciuta? No, ma che cazzo di musica ascolti? Vabbè, anche lei non ha sicuramente avuto una vita facile. Credo abbia pensato più o meno le stesse cose di Chat, e di tutti gli altri. Comunque , stessa storia: perdemmo una donna e in cambio ci diedero una leggenda. Ti sto parlando di gente importante, sai? Ancora oggi qualcuno li osanna. Quella gente pazza che ama il jazz o qualche vecchio cinefilo. Il mondo si basa sull’idolatria, non credi? Tutti gli esseri umani, a un certo punto hanno bisogno del loro eroe. I più sfigati, quelli che a volte non penso mi sia possibile salvare, bè , hanno necessità di aver dei supereroi . Comunque, ce ne è uno che batte tutte le leggende della musica e del cinema, sai? Uno che ha compiuto un atto di grande eroismo, il più grande di tutti, sai? No, ma  la cosa, che davvero, quando ci penso… Cazzo, mi trema il sangue nelle vene! Costui, e puoi credermi, ha dei superpoteri che altro quel fesso di Enzo Ceccotti, Cicotti, dai il vostro cazzo di Jeeg! E sai di chi ti sto parlando? Ehi, mi ascolti? Smettila di bere! Sto parlando con te, coglione! Dico, tu stai di chi sto parlando? Ti ho detto di smetterla di bere! Ok, l’hai voluta tu! ”

“Cazzo, ma che.. Cosa hai fatto al mio vino? Cristo, ma è acqua?” Il barbone osserva sbigottito il suo c0ntenitore in Tetra Pak, dal quale non fuoriesce più quel classico vino dei poveri e disperati, ma acqua. Frizzante, per giunta

“Oh, finalmente amico ci siamo arrivati! Si, sono Cristo! E quello che ho fatto ora, solo e tutto per te, diciamo è la rielaborazione di una mia nota magia! Tu, e guarda ti capisco, ti stai chiedendo:” Ma questo dopo l’affare dei tre giorni, mica era salito in cielo?” Se ti fa piacere quella storia, va benissimo così. Ma ti pare che in cielo, vi siano delle case? O che le nuvole possano ospitare anime e così via? Forse si, forse no, sai è un segreto dell’azienda di mio padre, non posso andare in giro a spiattellare tutto, così! Al primo che incontro. Però devo dire che amo andare a messa. All’inizio, lo ammetto, per sentire la fanfaronate che i ragazzi della mia band, hanno scritto su di me. Non mi ero accorto di aver fatto tutte quelle cose fichissime! Te lo giuro.Cioè, io volevo solo che la gente fosse felice. Vivesse una vita dignitosa, libera. Ai tempi i romani, non avevano quel senso dell’umorismo che oggi li ha spinti a votar quella donna come sindaco, sai? Erano tipo dei tedeschi, un po’ meno fissati colle camere a gas, che all’epoca mica c’erano, però..Ci siamo compresi, vero? Volevo a dire a tutti che la loro vita è sacra. Prima ti parlavo di gente con un talento enorme e che ha sacrificato la loro vita, uccidendosi, o facendo uso di droghe..Si, ammetto che nei turbolenti anni sessanta del 900, forse, ecco..Non dovevo lasciarmi troppo coinvolgere dal movimento hippy. Comunque, ai tempi, Maria Maddalena si è divertita tanto, ha avuto lei tutta quell’idea: i figli dei fiori, l’amore libero. Diciamo che era un’esperta del settore, ecco.  Poi mio padre ha messo a posto tutto. Lui ama l’ordine, sai?”

Il barbone cerca di metter a fuoco quel tizio.  Esercizio assai complicato, visto che anni e anni di “sbevuzzate” ( neologismo che sostiene di aver inventato lui) in Piazza Indipendenza, fermata Ridolfi,  di vino troppo economico, ha irrimediabilmente rovinato la sua vista. Tuttavia, intuisce la fisionomia del suo compagno così chiacchierone: capelli lunghi e neri, carnagione olivastra, naso importante..

“Nel film eri diverso, dai! Io ti conosco: Gesù Cristo! Passavi tutto il tempo a cantare, mentre quel negro del cazzo ti vendeva ai nemici!”

“Ma che c’entra! Oh, testina di vitello! Quello è un bellissimo film, che mi ha fatto venire in mente una cosa: che bella sarebbe la vita di ogni essere umano, se potessimo ballare e cantare! Non credi? Avrei voluto parlarne con mio padre, ma sai, lui è troppo occupato a mandar avanti seriamente la baracca, come si suol dire. Si dice ancora così, vero? Sai non è facile imparare a memorizzare tutti i modi di dire, durante tutti questi secoli.  Oggi va di moda dire ” bella, zio!” O forse..In ogni caso: ho vagato su questa terra. Non sono mai andato da nessuna altra parte. Cioè, io ho ancora il mio ufficio, accanto a quella del Boss, no, non ti parlo di Springsteen, simpatico ragazzo, l’ho incontrato in America, una sera in un bar. Era indeciso su cosa fare, e io gli dissi: “Hai una grande voce e sai raccontare magnifiche storie” Bello quando uso il mio potere nei confronti di un uomo indeciso sulla sua vita, o disperato.  Posso salvare solo dodici persone all’anno, in tutto il mondo. Solo dodici, come i miei magnifici compagni di avventura. Perché, spero tu l’abbia capito: la vita è una bellissima avventura!”

Il barbone fa una smorfia di dissenso. Bella cosa? La vita? Certo, come no! Al freddo, di giorno e di notte. Sotto lo sguardo incazzato dei passanti, o quello pietoso di chi si crede buono, ma ci tiene a metter una barriera tra lui, tanto gentile da darti un euro e te: uno sconfitto senza gloria.

“Si, è vero amico mio. Ti guardano male oppure fanno dell’elemosina ipocrita! Che c’è? Ah, mi dimentico sempre che voi non potete leggere il pensiero.  Dicevo: hai ragione, sei felice di questo? C’è gente crudele, ci sono quelli che fanno elemosina non spinti da un moto di umanità, e allora? Quanta gente vive a Firenze? Diciamo seicentomila e qualcosa o forse più. Quanta gente hai visto in questi anni che sei fermo qui? Tantissima. Non c’è forse quel ragazzo che ogni settimana ti porta da mangiare e bere? Te lo ricordi? Dai, quello piccolo, con gli occhiali! Lui è disoccupato, eppure ogni volta esce dal suo badget per comprare qualcosa per te o per altri come te. Ha un cuore puro. La signora che ti ha cucito i guanti che porti? Quello che ti ha dato una borsa piena di vestiti? Hanno dei cuori puri, ma tu li hai scordati. Vero?  ”

“Bè, io ho scordato molte cose! Ma non di aspettare il 14 C. Ho un appuntamento con mia moglie, mi ha detto: ci vediamo alle 18. Ok, io sono arrivato alle 18. Lei non è ancora giunta al nostro appuntamento. Io, però, aspetto. Tu che sai tantissime cose, non sai che lei è sempre puntuale? Si lamentava del fatto che io non lo fossi, ma mia moglie non sgarrava mai! Neanche di un secondo. Comunque, avrà da fare, al lavoro! Lei, questo tu che sai tutto dovresti saperlo, era una grande lavoratrice. Si lamentava con me che io i posti li ho sempre persi. Poi non li ho più trovati, ma ecco! Ecco cosa volevo dirle: ” Mi ha telefonato una ditta che vende alimentari tramite telefonate a casa degli italiani! Dicono che posso cominciare domani!” Ora ci vado da questi, stanno a Prato.Solo che non l’ho mai aspettata così a lungo. Sono venuti i vigili a cacciarmi dalla fermata, poi altri. Mi hanno anche picchiato, vedi che mi mancano i denti qui? Io sto solo aspettando mia moglie, che male faccio? Sono tutti cattivi con me. Tutti” L’uomo si asciuga le lacrime con la manica sozza di quello che un tempo era il suo vestito per le occasioni importanti.

“Lei arriverà, non temere. Viaggerete a lungo. Un bel viaggio, ma non può raggiungerti se tu continui a piangerti addosso. Ora, la ditta rivale , del signor Lucifero, da anni ha messo sul mercato un prodotto chiamato: Alibi. Sulle prime è una cosa magnifica! L’avessimo inventata noi. Consiste in poche, ma efficaci passaggi: ogni cosa che tu potresti per rendere più sopportabile la tua esistenza, viene annullata pigramente con considerazioni quali: ” ma tanto è inutile! La vita fa schifo! L’amore non esiste! Le cose vanno sempre diversamente rispetto a quello che volevamo!” Devo confessare, che in un certo senso, è così. Si la vita può fare tanto schifo. Basta che tu consideri veri e reali solo i fatti negativi. Ti concentri sulle persone spregevoli, facile no? Posso dire che anche la mia vita fosse una schifezza. Guarda che fine mi è capitata: tradito da un amico, abbandonato dal padre durante la mia sofferenza su quella cazzo di croce, non poter dedicarmi a suonare la chitarra elettrica, come avrei voluto! Ma in quel periodo non c’era nemmeno la corrente elettrica. Avrei dovuto spendere un sacco di soldi, e mio padre non riteneva fosse una buona idea.

L’amore non esiste. Vero anche questo: si passa la vita a cercare principi azzurri o principesse, poi botta di realismo, facciamo schifo tutti! Pensiamo  che amare sia facile, bello, come una canzone pop. Vogliamo che l’altro sia identico al riflesso dei nostri desideri, e quando scopriamo che amare è molto faticoso e concreto, o che l’altro è una persona diversa da noi, che facciamo? Concludiamo tutto. L’amore diventa odio, e questo par normale. Accettabile.

Ti sto semplificando le cose, lo so. Ma non pensi che sia la stessa identica cosa anche ritenere che tutto faccia schifo? Che nulla possa durare per sempre? Tu mi parlavi dei vigili, della gente cattiva: hai ragione. Li ho visti. Però, io sono qui per dirti: e gli altri? Leggi qui  (l’uomo estrae da una enorme tasca interna del suo giubbotto, una quantità incredibile di quotidiani. Perlopiù locali) parlano di te.  Sono dei cittadini che vengono a trovarti, te l’ho detto anche prima. I bambini ti salutano e dividono con te le loro merende. C’è una psicologa del servizio pubblico, la quale testardamente, visto che tu non vuoi andar a farti curare, viene da te ogni giovedi sera. Potrebbe fregarsene, visto che la tratti male, ma lei viene sempre a trovarti.  Questo è il suo indirizzo, tu ci andrai..”

Il barbone fissa furioso quel rompipalle che da tutta mattina lo tormenta con discorsi vuoti e falsi. L’ira gli blocca le parole in gola, poi esplode : ” Non vado da nessuna parte, testa di cazzo! Io sto aspettando mia moglie. Lo volete capire o no? Lei è una persona così buona, tu che ne sai?”

L’uomo stringe a sé il senzatetto e gli mormora in un orecchio: “Ama tanto il Natale, vero? Le piace farti delle piccole sorprese; adora vederti stupito quando ti ritrovi a casa, nascosti in cucina o in altre stanze, i tuoi libri, cd, dvd, che ami tanto.So tutto del vostro amore. Mi è dispiaciuto quando non mi è stato possibile salvarla. Come ti ho detto posso salvare solo dodici vite in un anno. Sono pochissime, ma è così. Lei non potrà raggiungerti fino a quando tu non la lascerai andare. Soffre troppo a vederti qui. L’amore non è una catena. Lei vuole solo che tu ora, ti alzi, vai dalla giovane dottoressa. Ci ho messo anni per farla diventare una psicologa, lei voleva a tutti i costi far la manager per uno stilista o roba simile. Io ho riscritto il suo personaggio. Ora sto facendo lo stesso con te. Ne ho discusso con i miei sceneggiatori di fiducia: Pietro, Luca, Marco, Steven Spielberg e Paolo Virzì. Siamo tutti concordi: ora basta soffrire inutilmente. Questo è il biglietto del bus, ti lascia davanti alla casa di lei. Ti sta aspettando, uno dei dipendenti assessuati di mio padre, ha lasciato per un attimo la loro lotta per potersi sposare tra di loro, ed è giunto a casa della giovane donna. Recita benissimo la parte dell’assistente sociale premuroso, ha il suo fascino e insomma: tutto a posto. Tu vai. Sei libero, ora! Anche la tua amatissima moglie, in questo momento, è libera.  Non vi incontrerete subito. Lei vorrebbe che tu trovassi un nuovo amore, una famiglia. Ci sono sempre altre possibilità, altri bus.”

il barbone si sente prender sotto braccio, l’uomo lo sta portando via dalla fermata Ridolfi, in piazza Indipendenza. Vorrebbe far resistenza, ma non ci riesce. Continua a voltarsi per vedere se il 14 c dovesse arrivare , pensa. ” Se lei arrivasse ora e non mi trovasse, che penserebbe? Che come al solito mi dimentico le cose! Devo tornare indietro!”

Proprio in quel momento arriva il 14 c. Le porte si aprono, par non scender nessuno. Poi la vede

Eccola: coi lunghi capelli neri raccolti da una pinza a forma di volpe, il suo animale preferito. Vestita come sempre con una lunga gonna, nera, la sua preferita. Una maglietta presa da Disegual o un altro negozio, in via dei Cerretani.

Lei muove la bocca, ma lui non sente cosa dice. Però riesce a leggerle le labbra: ” Hai aspettato abbastanza, ora vai!”

Poi lei sale sul bus e riparte.

Quando il mezzo pubblico gli passa accanto non vede nessuno a bordo. Gli viene da piangere per quella visione fugace, per il ricordo così nitido di ciò che era lei . Però si rende conto che è tutto dovuto per il vino e quel dolore che l’ha reso pazzo.

Lei è morta. Un uomo armato era entrato nel negozio dove lei stava facendo la spesa. Voleva sparare a un rivale di un’altra banda, ma un proiettile vagante aveva colpito lei.

Lui aveva sentito la notizia per radio, poi era arrivata la telefonata da parte del suocero. Rivede passargli sotto gli occhi quei giorni. C’era tanta gente al funerale. Ognuno di loro aveva una lacrima e una parola per sua moglie.

Lui non piangeva, non diceva nulla. Ha visto la bara chiudersi, gli rimbomba nella testa il rumore  del trapano che avita il zinco o il ferro, non sa..Poi la chiesa, il funerale.

Il breve viaggio al cimitero. Infine tutti vanno via. “Telefonaci, fatti sentire”, quanti gli hanno detto questa frase. Lui non ha telefonato nessuno. Anzi ha staccato il fisso e rotto il suo cellulare. Giorni e settimane chiuso in casa. Il campanello che suona, qualcuno che bussava alla porta, voci che lo chiamavano. Poi, il silenzio e la solitudine.

Un giorno, pieno di vino e pianto trattenuto, si ricordò che dovevano incontrarsi alla fermata Ridolfi, in  piazza Indipendenza. Non era morta, ma che balle inventa la gente! Invidia, perché loro sono un’ottima coppia! Figurati se dio, o chi per esso, possa prender una vita così meravigliosa, una persona così buona.

Si recò sul posto puntuale, per la prima volta in vita sua. E aspettò. Giorni, settimane, mesi, anni.

“Lei è morta” Il senzatetto dice al suo amico che lo sta portando verso la stazione

“La morte è un passaggio. Avrete tutto il tempo per stare insieme. Oh, sempre se vi piacciono le Comuni, si intende. Sai, la mia Maria Maddalena ha insistito tanto. Dice che le anime non possono vivere una lontana dall’altra. Per cui, te lo dico subito: scordati di passare l’eternità solo con lei. Ci sono i vostri amici, gli animali domestici, e tieniti pronto il tuo Achille e la tua Miritilla parleranno! Quante te ne diranno ! Ci sarà anche la tua nuova moglie e i figlioli, i nipoti. Insomma, tanta gente! Io continuo a pensare che un monolocale per due sia un’ottima idea, ma tu sei stato sposato, no? Sai che le idee migliori spettano sempre alle mogli. Ok, siamo arrivati. Tra poco passa il 22. Questo è il biglietto del bus. Questo, invece, è il foglietto con l’indirizzo della dottoressa. La terapia sarà lunga e complessa, ma è l’unico modo per ritornare a vivere.. Ora vai! C’è qualcuno che ti aspetta.

Vai, dietro, passi la muraglia umana dei pirla che si bloccano in centro e insomma..Vedrai!

Stammi bene, ora devo andare a ripassare un po’ di arabo. Tra poco vado a Gaza, son cazzi mica da poco lì. Ciao, amico! Un piacere lavorare per te!” Dice l’uomo abbracciando stretto il senzatetto

“Per me?”

“Mi hai chiamato tu, non ricordi?” L’uomo sorridendo si allontana dalla stazione e si perde tra la folla di anonimi turisti  e residenti.

….

Dopo essersi dato una veloce lavata nel bagno della stazione, e aver gettato via i vecchi abiti, per sostituirli con quelli fatti dalla vecchia signora che ogni mercoledi portava a lui abiti dismessi del marito, ricuciti, sistemati con amore; costui sale sul bus.

Supera con fatica la muraglia umana dei pirla che si fermano sempre in mezzo ( come se il fondo del bus fosse abitato da spettri crudeli) e arriva verso gli ultimi posti. Seduta accanto al finestrino c’è una donna. Una persona normale, di quelle che passano inosservate, ma lui avverte qualcosa.. Non sa spiegarselo.

Non sa che fare, si sente imbarazzato.

“Mi scusi, posso sedermi qui?” Le chiede

Lei lo guarda per un paio di secondi. Non sa se dir di sì o no.

“Sì, certo. Si accomodi”

L’uomo si siede, domandando scusa, poi le sorride.

“Certo che oggi, è una bella giornata. Non crede?” Lei si maledice per la domanda cretina, ma è da anni che è sola, prima le sembrava una cosa anche bella, ma ora avverte il peso della solitudine. Cosa domandare a un uomo? Non lo sa.

“Bellissima” Risponde lui

“Bellissima e basta?” Si chiede arrabbiandosi con sé stesso. Cerca qualcosa da dire di divertente, o intelligente, magari lei scende alla prossima fermata!

In verità vi dico, che doveva davvero scendere alla prossima fermata, ma lo scordò

Mai dimenticanza fu più giusta e lieta. Alla fine trovarono le parole più o meno giuste.

Piano piano costruirono una loro vita insieme, come la maggioranza delle persone.

Li ho visti ieri, sono arrivati nella comune gestita da mia moglie.

Io sono sempre dell’idea che un monolocale, in una zona residenziale, fosse il miglior paradiso possibile.