Archive | marzo, 2015

su un ramo, in attesa

18 Mar

Fu un giorno, a tavola, se volesse sforzarsi potrebbe anche dirvi durante quale portata. Potrebbe, ma ora non ha senso. Improvvisamente lo assalì il panico: “Non ho nulla da dirle!”. Eppure loro parlavano tanto. La base della loro unione fu proprio l’amore per le parole e la chiarezza.

L’uomo cercò disperatamente un argomento, mentre lei si perse nell’osservazione degli altri turisti. Il locale pieno,la gente in fila per ore, giusto per gustarsi un piatto italiano. L’onore e la gloria della patria: la pasta.

“Potrei attaccare con …Cosa? Il tempo?E che argomento sarebbe? Il sole, che bella giornata,dovrei proprio abbassarmi a parlare di codeste cose? Nemmeno in negozio con i clienti. Il cinema? Forse. Ma l’ultimo film che abbiamo visto non ci ha molto entusiasmato. Ripeterei gli stessi concetti . Parlare di noi? Della nostra relazione?” E qui si fermò a rimuginare a lungo.  Scoprì che questo atto gli procurava un grosso dolore. Fu sempre sincero con sé stesso e la sua amatissima compagna? Cosa significa veramente amare qualcuno? Dove insegnano cosa significhi, veramente, amare una persona?

Lo assalì la paura di essersi coperto di ridicolo con gli amici, i famigliari, i clienti. Si era innamorato di quella donna o di un’idea limpida,pura, forte, dell’amore? Il cameriere chiese qualcosa, lui rispose un grazie mille, tanto per… Ebbe fortuna, in quanto l’uomo volle sapere se aveva finito e poteva portar via il suo piatto.

Lei si sistemò un po’ i capelli, distrattamente passò in rassegna il locale, una famiglia teutonica di obesi standardizzati, una chiassosa e ruspante compagnia di romani,e loro: in silenzio.

“Forse l’ho annoiato. Non dice nulla.” Questo pensiero la tormentò per gran parte della mattinata. Si stupì di come l’idea di un rapporto duraturo, basato sulla condivisione e conoscenza, molto probabilmente sarebbe rimasta solo una chimera. Perché c’erano sempre le piccole cose: un discorso ripetuto troppe volte, un’attenzione negata, una sbadataggine su qualcosa che per lei era fondamentale. Quel cercarsi affannosamente, in eterno, senza trovarsi del tutto.

Poi lo vide alzarsi e pagare il conto. Uscirono.

2

Venezia è per molti una città tristissima,ma non per lei. La sua atmosfera unica, l’arte, non seppe mai spiegarsi bene perché tutto quel grande amore per il capoluogo della regione Veneto. Piazza San Marco, il ponte dei sospiri, il lido. La gente intorno a loro: allegra,spensierata.

Lui non amò mai l’idea di folla, massa, problema non da poco per un comunista ortodosso. Si fermò ad osservare un piccione in volo : ” Comunista? Da molto che non milito più in nessun partito. E anche prima non è che abbia lasciato chissà che impronta”. Notò, con una certa ironia, che quella giornata avrebbe potuto chiamarla: giornata nazionale delle scoperte del cazzo. Titolo un po’ lungo,ma sicuramente più sentita dall’intera umanità. Con buona pace delle giornate per la memoria, della donna, dei nonni.

I progetti. Te li ricordi i nostri progetti? Quanti erano? E come ti sorridevano gli occhi, quando ne parlavamo. Cosa abbiamo concluso davvero? Poco. Sono rimasti ottimi pensieri. Io li amo. La vita ideale è quella pensata: pura, limpida, cristallina, invincibile. Non esistono ostacoli. O meglio se dovessero esserci potremmo sconfiggerli in tanti modi. Per inerzia, seguendo questo ultimo pensiero, un labile sorriso si disegnò sul volto del giovane uomo.

3

Fatti concreti. La vita è questa cosa. I progetti non sono fatti per diventare o rimanere o morire, come poesia. No. Lei ne fu sempre convinta. Quel giorno più che mai. I traguardi da raggiungere tanti, il tempo a disposizione non poco, ma nemmeno molto. Certo nella loro società, quella decadente occidentale, la vecchiaia scomparì tutto di un tratto, e venne sostituita con un surrogato di idiota eterna gioventù. I ridacchianti passarono la loro esistenza pleonastica da una risata in onore della loro santa infanzia, fino alla bara, senza comprendere nulla. Nessuna responsabilità, nessuna reale scelta. Un tutto mi è dovuto, l’esibizione triste dell’indipendenza dagli altri. Cazzata, se davvero fosse indipendente perché in questo momento il silenzio tra loro due la sta facendo impazzire? Non avrebbe sentito nulla.

4

” Ma davvero dovrei far finta di nulla? Lasciare che il tempo ci allontani poco a poco? Che metodo sarebbe? ” La rabbia verso sé stesso ribollì e ruppe i margini. Ecco cosa era in fondo: l’illusione che qualcuno lo amasse, gli fece perdere la vera natura sua: quella di un bamboccio mediocre, vanaglorioso,ma incapace di saper vivere.

Gli venne in mente la canzone Farawell, di Francesco Guccini. E quella frase, angosciante, terrificante: due  foglie attaccate a un ramo in attesa. Sentì che stava ritornando ad abituarsi alla sua solita vita. L’idealismo lo accecò anche in campo sentimentale, quale errore! Però manifestarlo, render noto a lei tutto questo cosa avrebbe portato? Magari, come spesso faceva, lei avrebbe trovato le parole giuste per fargli ricredere su tutta la linea, oppure- temette- questa volta lei avrebbe potuto confermarlo: ” Si,mi sono sbagliata su di te. Sei come dici di essere”

Una rivelazione simile che avrebbe comportato? Un risveglio brusco. Ma questo risveglio avrebbe davvero distrutto tutto il bello che fino a quel momento avevano condiviso? Quanta gioia. Persa? Evaporata? Perché come sostengono i falliti, per darsi un tono: ” Funziona così”

Perché? Chi l’ha deciso? “Davvero,( si chiese), vuoi tornare a essere quello che sei stato,ma non sarai più? Perché di tante cose stupide, una vera sull’amore, la dicono: ti cambia la vita. E in meglio. Ti accorgi di avere delle qualità che tenevi nascoste, ti ride il sangue nelle vene, stai malissimo o benissimo,ma in entrambe le situazioni sei terribilmente vivo.”

E poi guardala! Ti commuovi solo a pensarla. Le lacrime scendono lungo il tuo cuore ogni volta che l’immagini nella sua casa, al lavoro, alla stazione. A volte, stanne certo, rimarrai senza parole, ti annoierai, spesso litigherete, magari vi verrà anche voglia di fermarvi. Ci sono momenti brutti per tutti

Ma non sono quelli che formano la nostra vita. Non sono i modelli su cui basare i rapporti, le scelte. Vedi come ci si adagi su queste cose? Per paura. Non si vuole soffrire e al primo ostacolo? Meglio lasciarsi. Ma sai benissimo quanto sia una cazzata questa cosa.

5

” Perché ridi?” Domandò lei, in parte divertita. Amava vederlo ridere, contento, pensava che dopo tutto meritasse un po’ di gioia. Si accorse che a lei le aveva dato un bel po’ di felicità.  E anche dolori, tristezza,ma comprese fino in fondo quanto non volesse arrendersi,sentì che anche lui pensava la stessa cosa.

“Pensavo a Farewell” Rispose sorridendole lui.

“Cosa?”

“La canzone,sai. Ecco: chi l’ha detto che debba per forza finire in quel modo?” Chiese l’uomo.

“Io certamente no. Non ci ho mai creduto” Rispose lei. Timidamente le loro mani si sfiorano,e poi con maggior intensità si stringono.

Comunque vada cercheranno di vivere al meglio la loro relazione. Comunque vada