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buio

5 Nov

Si vergogna sempre un po’. Non è facile spiegare alle persone che lui non “ha paura” del buio in senso astratto e infantile, non è tanto l’oscurità a terrorizzarlo, ma il fatto che il buio abbia come una coscienza propria. Una volontà di caccia, di fargli del male. A questo punto, ineluttabilmente, l’altra persona comincia a far  quella faccia. Quella di chi non comprende e ha paura di trovarsi in compagnia di un pazzo.

Un pazzo. D’altronde proprio per codesto problema è stato da un psichiatra. Non arrivando a risolvere nulla.  Gianni pensa spesso a quando tutto è cominciato. Lo ricorda bene. Benissimo.  Si trovava a casa dei nonni nel paese di Santa Luce,  in Toscana. Era un bambino come tanti. La scuola che lo tormentava, gli amichetti, i Goonies da vedere e rivedere con la mamma, che il babbo – autore di saggi scientifici- detestava profondamente. Insomma una normale infanzia di ginocchi sbucciati, fantasie e la sicurezza che babbo e mamma siano al mondo per difenderci. Sempre. Tutto era filato liscio, fino a quel giorno.

Era stanco morto. Tutto il giorno a correre, a scoprire quella parte d’Italia che vedeva sempre d’estate, perché il resto dell’anno lo passava a Lissone. Un noioso paese della provincia milanese. Sicché ogni giorno dai nonni era visto come un giorno in paradiso. Inventava sempre tante storie, aveva una grande fantasia, cosa che preoccupava un po’ il babbo, uomo razionale e di poco sentimento. Ma la mamma! Ah, la mamma! Era contentissima di suo figlio, delle sue storie, delle sue fantasie, e non “ balle”  come diceva sempre il marito. Lei non pensava affatto che fantasticare, sognare, avere una grande immaginazione, e un bambino che non scomparisse mai dal e nel cuore, fossero cose di cui vergognarsi. Non fosse per il figlio, forse lo avrebbe già lasciato quel suo marito così serio e senza un momento di sana stupidera.

Sua madre pensava così fino a quando….

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Le risate della nonna, del nonno, di sua madre. Una cena gustosissima, e tanto vino che era finito principalmente a farsi un giro turistico per vene del babbo. Infatti, quanto rideva! Tantissimo. Così, appagato da una giornata a dir poco splendida, il bimbo andava a dormire.

“Buona notte amore mio, vuoi che tenga accesa la luce?” Gli chiese sua nonna.

“No” Rispose, dandosi il tono di un ometto adulto, il bambino.

“Non hai paura del buio?” Domandò l’anziana

“Ma no! Nonna, sono grande io!” Protestò Gianni.

Sua nonna così uscì dalla stanza e spense la luce.

E tutto cominciò

Sulle prime non se ne accorse, non era la prima volta che faticava ad addormentarsi. Si ricordò che, su insistenza del padre, lo portarono da un dottore per comprendere il suo problema. Niente. Non aveva niente.

Così pensò che era una delle sue “soliti notti”, di solito appena capitava, lui si metteva a fantasticare su mondi lontani, sugli eroi dei suoi fumetti preferiti. Solo che…

Cosa c’era nel buio?  Forse se lo era solo immaginato, ma gli era parso di averlo avvertito. Un leggero movimento, un sospiro, uno scricchiolio? O forse tutte e tre le cose insieme? Spalancò gli occhi per poter vedere, ma era impossibile. Era come se fosse diventato, improvvisamente, cieco.  Girò la testa a destra e a mancina, ma nulla . Non vedeva nulla. Però sentiva. Ma cosa?

Si alzò di scatto dal letto per andar ad accendere la luce, l’interruttore doveva esser lì, vicino al letto, si buttò con il cuore in gola e un vuoto feroce, devastante, che gli squarciava lo stomaco, come per dar via libera al più grande urlo di terrore che un bambino potesse mai emettere. Fu proprio quando toccò il pavimento che si accorse di cosa stava capitando.

Il pavimento sembrava bagnato, ma in modo strano. Come se fosse un impasto di sabbia e acqua. “Se mi muovo sprofondo” Pensò Gianni.

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“La voce della mamma!”, pensò il bambino. La sentiva in corridoio, ridacchiava, e anche i nonni. Tutti. Tranne suo padre, che aveva un tono..Non riusciva a capirlo, ma era come canzonatorio, deridente. ” MAMMA!!!” urlava nella sua mente, ma il grido gli moriva nella gola, trattenuto. Mentre dal pavimento il buio si alzava lentamente, in piccolissimi e fragili fili, che lo legavano e lo trascinavano verso il basso. Stava annegando, inghiottito dalle tenebre.

Poi la paura lo fece agire, cercò di divincolarsi, di spezzare quei fili.  Ma ogni sforzo pareva vano, piano piano quelli che prima erano dei sottili fili, si stavano trasformando in altro:  in tentacoli.

Ricorda, oggi uomo adulto e vaccinato, di come si concluse quella notte. La mamma entrò in camera sua, disse attirata dalle sue urla di bimbo spaventato, e con lei, nella camera, arrivò anche la luce. La sua salvezza.

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Fu la prima notte di un lungo periodo. Il terrore per il buio non era nulla in confronto a veder i suoi genitori, nonni, amici, guardarlo come fosse un pazzo scatenato. Così andò per anni in terapia. Furono anni terribili, sua madre stessa era cambiata. Non amava più ascoltar le storie del figlio, e a lungo andare il rapporto con il marito ne soffrì.  Tanto da portare Gianni a ritenersi colpevole di quella rottura. Lui e le sue storie.  Il leggero movimento, il sospiro, lo scricchiolio. O tutte e tre le cose insieme.Il lungo match che vedeva sua madre incline a farlo dormire con la luce accesa e il padre deciso a “salvare il figliolo”, si risolse il giorno in cui l’uomo abbandonò moglie e figlio. Prendendo al volo l’occasione di un lavoro in America. Rimasti soli i due vissero in una simbiosi fatta di paura, voglia di protezione, amore profondo ed escludente ogni rapporto con gli altri.

Gianni potette dormire con la luce accesa. Per un po’ la paura del buio venne allontanata.

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Ma la vita viene a cercarti, nonostante tutte le protezioni che tua madre, per un senso di amore infinito e malato, possa inventare. Puoi  costruire tante campane di vetro, cambiare serrature, sprangare porte e finestre, ma essa, indifferente a tutto e a tutti, arriva sempre a prenderti e a portarti con sé.

Così venne anche per Gianni: si chiamava Lea.  Lui aveva passato l’adolescenza nascosto, chiuso nel mondo delle formule matematiche, nella perfezione dei numeri, della geometria. L’abitudine, fidata amica degli uomini alla deriva, lo aveva salvato diverse volte.

E non solo in senso metaforico.  Una notte, per esempio, la lampadina della stanza si fulminò. In piena notte. Gianni, allora poco più che tredicenne, trattenne il fiato coprendosi con le coperte fino al naso. Fissando, paralizzato e cosciente, quel terribile buio, quella oscurità. Per un po’ non successe nulla. Non saprebbe dirvi per quanto tempo, diciamo un po’. L’attesa gli bucava lo stomaco, irrigidiva le gambe, stuzzicava la vescica.

Poi si fece vivo. Un leggero movimento, un sospiro, uno scricchiolio, oppure tutte e tre insieme. D’istinto si tirò su le coperte fino alla testa, trattenendo fiato, urla, paura, piscio. Avvertiva qualcosa che si muoveva, ma leggermente. Di millimetri in millimetri, con calma. Come se sapesse che tanto nessuno li avrebbe disturbati. Come se godesse nel gustarsi la paura del ragazzino.

“Sto galleggiando” Penso Gianni. Il letto, effettivamente, era come se fosse una barca in pieno oceano. Dapprima piano e quasi impercettibilmente, infine con maggior vigore, il letto si muoveva come se ci fossero delle onde. Il Buio lo stava sballottando da una parte all’altra della stanza. Che improvvisamente non c’era più. Via le pareti, la porta, chi l’avrebbe sentito urlare? Gianni si manteneva con forza aggrappato al letto, attento a non cadere sotto. Sentiva che l’oscurità voleva questo da lui. Che cascasse. Per divorarlo.

Il terrore aumentò quando il letto cominciò a girare velocemente su sé stesso, come se fosse finito in un gorgo. Sentiva la densità appiccicosa, il sapore amarissimo, come se gli buttassero pece all’aranciata amara in gola. Vedeva il letto svanire nel buio, come le sue gambe, il pube, la pancia, lo stomaco.

Poi urlò e sua madre arrivò ad accendere la luce.

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Quando la vita arrivò a trovarlo e gli presentò Lea, gli parve di tornare a rivivere. Per un po’ scordò le lampadine, le torce elettriche, la sua lunghissima battaglia contro il buio. Contro la fame delle tenebre. Sua madre non la prese bene, lei si era abituata a sacrificarsi per salvare il figliolo e ora? Così, Gianni, conobbe anche il dolore di lunghi  e feroci litigi con l’unica persona che le era rimasta di fianco. L’amore e una vita però non aspettano. E non è nemmeno educato far aspettare loro.

Con Lea cominciò una nuova vita. Andavano in giro per musei, al teatro, passavano travolgenti week end di passione. Dapprima lui insistette per dormire con la luce accesa. Temeva che lei lo deridesse, ma non capitò mai. Era divertita da questa cosa, ma lo amava tanto. Così che una notte si addormentarono insieme, abbracciati, nel buio. Gianni, terrorizzato, aspettava che si palesasse l’orrore. E invece..Non la paura, ma l’amore per quella donna venne a far compagnia ai suoi pensieri. E così sconfisse il buio, lasciò sua madre a gestire una solitudine cattiva e figlia del peggior amore malato, cominciò a vivere.

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Fino ad oggi.

Per festeggiare il loro anniversario, ormai sono passati dieci anni, hanno deciso di andar in vacanza in montagna. Il paese, mai sentito nominare da Gianni e pressoché introvabile sulle cartine, era un piccolo villaggio dalle parti della Val di Fassa. Lei gli parla sempre molto bene di Vigo, Pozza, Moena, Canazei. Ama la montagna lei. Lui scherzando dice che più che una donna, potrebbe esser un folletto, per il suo viso che rammenta un po’ vagamente codeste creature. Lei ride, ma gli occhi sono seri. Ironia e autoironia al femminile.

Lui lavora come responsabile dell’amministrazione di una importante ditta milanese. Lei è una restauratrice. Vivono una vita tranquilla, fatta di piccole e durature cose.  Il quotidiano che non diventa mai noia. L’amore insomma. Gianni pensa che durerà per sempre. Purtroppo è il “per sempre” che non la pensa così.

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“La casa è questa Da qui può vedere anche il paese sottostante. Ci è mai stato?” Chiede la padrona di casa a Gianni. Ma l’uomo non ascolta. “Ascolta, devo dirti qualcosa..”  La voce di Lea, rimbomba ovattata e appiattita nella testa e nel cuore.

“Come?”Domanda l’uomo sopra pensiero

“Niente, ma la signorina arriverà?”

“Si, si. Oggi non poteva esserci, domani..” “Non so cosa sia successo. Non sei tu. Sono io”

Gianni rimane da solo in casa.  Quando si reca a dormire non spegne la luce.

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La padrona ha brontolato un po’ perché l’affitto da due persone è diventato di uno, ma ha compreso la situazione. Gianni fa lunghe camminate in montagna, si sente vivere nella natura, ma il dolore è sempre lì. Lei non c’è più. Se ne è andata via. Senza una vera ragione. Lui si tormenta nella ricerca di una verità, ma che può fare? A volte sente sua madre ridere: ” Sarai mio, sempre!” Freddi brividi percorrono come corrente elettrica la sua spina dorsale.

A casa ha poco da fare: legge, gioca a solitario, guarda dalla finestra. Tutto scorre tranquillo fino a quando…

Il buio si avvicina. Lentamente. La prima volta si prende, con calma e gusto, le cime della montagna, poi il bosco, poi la strada e le gallerie e comincia a scendere.

Sta venendo da lui.

Gianni sente la paura che si stiracchia, sbadiglia, e si risveglia nel suo cuore. Ora lo sa: è solo. Non c’è la mamma, non c’è Lea. Il buio aspettava solo questo.

“Ma ho la luce! Le lampadine! Non può prendermi” Ride isterico l’uomo, osservando l’avanzata placida delle tenebre. Sente anche la risata soffocata dell’oscurità. Una cosa maligna, senza tempo, una cosa antica. Una cosa che è la madre degli Antichi. Il terrore puro.

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Potrebbe scappare si dice una mattina. Il buio sta arrivando per lui, ma lui può scappare. Dove però? Lo verrebbe a cercare. Lo sta braccando da così tanto tempo.

Certo, però, prendi la macchina! Ora! Gianni si precipita nel cortiletto della casa, dove tiene la sua automobile. Non c’è. Dove è finita?

“Ma lei è venuto in treno! Non ricorda?” Domanda sbalordita la sua padrona di casa.

“Ma no! Ma no! Ero in auto!”

“Per niente, le dico! Non rammenta che è venuto mio figlio a prenderla alla stazione di Trento?”

Immagini confuse si agitano nella testa di Gianni. Lui in macchina, lui al volante, lui  su un treno, lui e la paura della galleria dove tutto è buio. Il leggero movimento, un sospiro, lo scricchiolio. O tutte e tre le cose insieme.

“Io..”Comincia a mormorare stravolto, assente

“Senta, si riposi questi due giorni. Poi torni a casa e cerchi aiuto, ne ha bisogno. Perché urla di notte dalla finestra? E chi ospita con sé la notte? Mi hanno detto che si sentono dei rumori…” Ma Gianni è già in strada, diretto verso la casa che ha preso in affitto

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Ormai il buio si è preso anche il paese. Casa per casa, via per via, lui ha tentato di avvisarli, ma nessuno lo ascolta. Nessuno. Lui,dietro i vetri lo vede avanzare. Eccolo è lì fuori. Attende e si diverte, l’oscurità. La paura, il terrore della preda, è l’energia che la tiene in vita da millenni. Da prima che gli uomini inventassero il fuoco  e la corrente elettrica, per tenerla lontana. Possono farlo, possono tenerla lontana. Ma il buio arriverà sempre. E prima o poi vi ingoierà.

Gianni, tremando, apre la finestra e allunga timidamente la mano fuori. Eccolo! Ora lo sta toccando. Una materia sabbiosa, gelatinosa, liquida e solida, allo stesso tempo, e quell’odore acido, pungente. L’odore della paura, che da millenni mangia insieme alle persone che riesce a imprigionare. Piano piano un tentacolo buio e implacabile avvolge il braccio, la spalla, poi….

L’uomo chiude con violenza la finestra, spezzando il tentacolo. Sente l’urlo del buio. La rabbia della notte e ride!

“Vaffanculo, figlio di puttana! “Ride l’uomo sentendosi forte e vincente

Il buio si ritira, sconfitto. Lui, Gianni, ha vinto.

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Il miglior giorno della sua vita. Beato, contento, felice. Ha vinto la sua battaglia. Gira in montagna, va a Trento, si diverte. Ormai non ha più paura.

La sera si prende una pizza e la mangia con gusto, guardando la tv.

Toc! Toc! Un lieve movimento, un sospiro, uno scricchiolio. Fuori dalla finestra. Ma è ancora chiaro, cosa sta succedendo? Gianni si alza e in punta di piedi si avvicina alla finestra. Chi bussa? Solo che una volta vicino, si accorge che non sta bussando nessuno. Sono gocce. Piccole, delicate, gocce d’oscurità. Filtrano dalle fessure della persiana chiusa.

No. Solo questo riesce a pensare. Irrigidito, teso, con un senso di liquido caldo che scivola giù per i pantaloni. ” Ti sei pisciato addosso”  la voce del padre.

Le gocce ora hanno preso maggior forza: il mar di tenebre sta filtrando dentro casa. con sempre maggior impeto. Gli bagna e avvolge le scarpe, poi le caviglie, sale sulle gambe. Aumenta sempre di più, come acqua. Come il lago di Santa Luce, che tanto lo spaventava perché non sapeva cosa c’era sotto.  Si sente afferrare, piccoli e tenaci tentacoli, che lo trascinano verso l’abisso.

Un lieve movimento, un sospiro, uno scricchiolio. Il buio è vivo. E ha fame. Tanta fame.

 

L’ARMADIO

25 Apr

“ Caro, mi prendi il mio vestito ? Quello rosso! Nell’armadio”

Alessandro sente un brivido freddo che gli sale sulla schiena.  Ogni volta che viene a passare dei giorni di meritato riposo a casa di Lucia, la felicità di ritrovarsi, fare l’amore, vivere ogni attimo della loro vita come fosse un ‘eroica avventura, viene spezzata da quella strana sensazione.

L’armadio. Perché temere un modesto mobile preso per pochi euro su E bay? Cosa ha di così inquietante e terrificante ? Nulla.

“ Le medicine. Si, loro mi hanno rovinato” L’uomo preferisce darsi quella spiegazione.  Dieci anni di t.s.o. , di cure, psichiatri e medicine.

Ecco! Ci risiamo! I ricordi ora stanno arrivando . Proprio mentre la sua donna si sta facendo bella per una serata importante , ( il loro anniversario: un anno di grande amore. “Di salvezza” come ama dire lui. ), quelli hanno deciso di passare da quelle parti e riportare tutto a galla.

Un colpo di sonno. Un piccolo,breve, insignificante colpo di sonno. Eppure Marco è morto . Proprio per quello.

Il suo piccolo angelo.  Solo sei anni.  La loro prima vacanza insieme, dopo che per due anni la sua ex moglie non voleva lasciarglielo vedere. Era ferita per i troppi tradimenti. Ferita per il modo volgare e annoiato con cui la trattava.

“Ci sei amore? O l’armadio ha mangiato anche te?” Chiede ridendo divertita Lucia. La sua risata:acuta,cristallina,da bambina .  I ricordi , a quel suono , si dissolvono nel nulla .

“No,cara. Ora te lo prendo” . Alessandro va spedito in camera della donna. Si sente bene . Chi avrebbe mai detto che l’amore sarebbe tornato nella sua vita? Un amore talmente forte.  Per la prima volta l’uomo si accorge …  L’anta dell’armadio è socchiuso

Perché? Si chiede sentendo il terrore bucargli lo stomaco e uno strano bisogno di orinare. “Non mi piscerò addosso è?Non farlo..” Eppure l’anta è socchiuso.

Lentamente si avvicina ….

 

Alessandro si era presentato in preda ai demoni della colpa e dell’alcol al  funerale del piccolo.  C’era sua moglie, che cercava di mantenere dietro a un aspetto altero e sicuro , un dolore troppo potente  e atroce da sopportare. Come il buco nel collant dimostrava. Una trascuratezza che una donna precisa e sempre attenta a far “bella figura” , non si sarebbe mai permessa se fosse stata in buona salute.

La vista della bara bianca lo aveva fatto impazzire . Perché proprio in quel momento si era reso conto di averlo perso davvero suo figlio. Per sempre.

“Perdono!!!! Marco, perdonami! Perdonooooo”  Era crollato in ginocchio , con i pugni colpiva  il pavimento della chiesa.

Poi delle mani lo avevano afferrato  e sbattuto fuori dalla chiesa. Suo suocero,suo cognato,e il nuovo compagno della moglie.  Gente seria,lavoratrice,senza grilli per la testa.

“Ma come osi presentarti? Infame di un drogato! Perché ti eri drogato come tuo solito , vero?Merda che non sei altro” Aveva detto a denti stretti suo suocero, mentre lo spintonava giù dai gradini dell’entrata in chiesa.

 

Alessandro si avvicina all’armadio. “L’avrà lasciata così Lucia. Spesso è distratta” Afferra l’anta e apre l’armadio.

Quanti vestiti! Come la sua ex. Solo che Lucy ha gusti più colorati e vintage,a parte l’elegantissimo vestito rosso.  Dove sarà? Alessandro lotta con quell’ammucchiamento di stoffe e materiale di vario genere. Attaccati come impiccati sugli appendi abito.

La ricerca viene bloccata da una spiacevole sensazione.  Quel buio che vede oltre i vestiti.  Lo ha sempre inquietato.  Si sente stupido. Un uomo grande e grosso,che ha paura del buio come un bimbo piscia sotto.  Ridacchia nervoso. Vorrebbe trovare il coraggio,ma il terrore  continua a far casino nel suo stomaco.

Perché quello non è un buio normale..Non è normale ecco.

 

“E chi lo è? “Gli diceva Lucia,solo dopo dieci minuti che si erano conosciuti per caso. Sul bus.

Lui era distrutto , dopo che il suocero lo aveva cacciato dal funerale del suo unico figlio. Seduto  accanto al finestrino , guardando distrattamente la gente correre a far le compere, camminare mano nella mano con il loro amore, portare a spasso cani,donne,bambini, le lacrime scendevano copiose sul suo viso.

“Tenga”Una voce dolce. Una donna.

Così lui si era girato e l’aveva vista.  Fragile, emaciata, con i capelli lunghi sottili castano scuro lasciati cascare in modo disordinato sulle sue spalle. Era lì che gli stava offrendo un fazzoletto di carta.

E per la prima volta, dopo l’incidente, Alessandro aveva sorriso.

 

Fermo davanti all’armadio l’uomo non sa che fare. Si sente come fosse incollato,anzi incarnato nel pavimento. Come se al posto dei piedi avesse le piastrelle  del pavimento della camera.

“Scappa” ,quanto vorrebbe. Ma non può.  Il buio.. Così denso, profondo,minaccioso,eppure seducente. “Mi sta chiamando. Qualcosa là dentro mi sta chiamando”

E poi il freddo. Dall’interno dell’armadio arriva come una sorta di freddo venticello.  Sottile,quasi impercettibile. “ Non c’è fine. Lui vuole inghiottirti e tu sparirai nel nulla per sempre. “

 

La casa di Lucia era pienissima di libri.  Tutti suoi. Tutte auto pubblicazioni. Scatoloni pieni.

“Scrivevo tre libri o anche più a settimana. Ero molto ispirata. Ai tempi seguivo una mia idea fissa” Le diceva lei , quando si fermava con l’aria tra la sconsolata e la fierezza ad osservare i suoi libri.

“E che idea era?” Chiedeva lui

“Era sul dolore.”

“Il dolore?” Perché parlare di queste cose? Perché ora? Dopotutto lui aveva sofferto troppo. Anche la cura per  abbandonarlo al passato, a un passato lontano e ormai innocuo,aveva richiesto dolore. Troppo

“Si,perché sono convinta che il dolore sia un Dio. Anzi è dio e per farci vivere pretende un tributo, un sacrificio”

Lui aveva ritenuto il caso di non approfondire troppo.

 

Alessandro allunga la mano. Vuole toccare il fondo dell’armadio.  Avere la certezza sentendo il compensato , o chissà quale altro materiale si userà,  che le sue paure siano immaginarie. Forse dovrebbe riprendere la cura , forse ha abbandonato troppo presto  le medicine. Lucia gli aveva detto che i dottori usano i loro pazienti per esperimenti non troppo chiari . Lui rideva delle sue fisse complottiste,ma  l’amava anche per quello.

Così allunga la mano destra e mentre lo fa, per la prima volta in vita sua , prega dio.

 

La vita , lentamente, era tornata a sorridergli.  Lucia si dimostrava giorno dopo giorno come una donna meravigliosa. Dolce,spiritosa,attenta. E lui scopriva il lato più buono del suo carattere. Amare una donna non solo per la sua avvenenza o perché figlia di gente prestigiosa, non considerarla solo un animale da letto, o un trofeo da mostrare in giro per fare bella figura in società.

Tutto procedeva benissimo fino a quando lei un giorno gli aveva dato la notizia del nuovo acquisto: un armadio.

 

Sente le dita immergersi in quel buio che – non è possibile ,non è vero,si dice l’uomo a bassa voce-  pare incollarsi e avvolgerlo come fosse domo pack o pece . Lo sente  pulsare. E poi perdersi. Il vuoto totale. Ora la sua mano è completamente persa in quella oscurità senza fine

 

“Senza fine. Il mio amore per te. “ Alessandro dormiva sereno tra le braccia della sua donna. Sentiva il respiro regolare di lei. Le sue dita accarezzare delicatamente i suoi capelli.

Quella notte, nel bel mezzo della notte, un rumore lo destava all’improvviso.  Fu allora che cominciò la sua paura irrazionale e totale per quell’armadio.

L’anta era aperta. Spalancata e dall’interno di esso,impercettibile,arrivava un rumore.  E freddo. Tanto freddo,come se da lì dentro uscisse un vento di montagna o roba simile.

Era rimasto a lungo,immobile , a fissarlo.  La paura lo aveva immobilizzato,bloccato.  Cosa diceva quella strana voce,quella melodia,flebile,lontanissima,eppure..Un richiamo , qualcosa che non prometteva nulla di buono.

Dopo un po’ si era deciso ad alzarsi e chiudere l’anta. Ma l’immagine dei vestiti che si gonfiavano e prendevano il volo lo aveva fermato.  I vestiti venivano verso di lui,volando elegantemente nell’aria e poi si adagiavano sul suo viso,le sue gambe,petto ,braccia. Sentiva la freschezza della seta e il profumo di lei sulla pelle e  nelle narici.  Inebriato dal sapore delle sua donna , non si accorgeva che ormai era completamente  avvolto dagli abiti della donna,come una mummia. Poi una forza,come un milione di forti e robuste mani, che lo avvinghiano e strattonano con violenza inaudita dentro l’armadio. L’urlo di terrore soffocato nella gola  dalla seta che preme sulla bocca,e poi il nulla.

“Cosa hai amore?”Lucia, al suo fianco, sembrava spaventata. L’armadio chiuso ,pareva un mobile come tutti gli altri.

“Un incubo. Un brutto incubo” Mormorava lui cercando di riprendersi. Ma mentre lei lo abbracciava,per quella notte e per quelle successive,continuava a fissar e terrorizzato quel maledetto mobile.

L’armadio era in attesa.

 

Ora il braccio destro e la spalla sono completamente immerse nell’oscurità.

“Allontanati da lì! Subito” Pensa disperato  Alessandro,ma quella forza lo sta trascinando all’interno .  Con terrore l’uomo scopre che non è costretto a procedere, è come se una parte volesse esser e inghiottito dal buio e perdersi nell’Altrove. Con altri dannati che vagano lamentandosi e chiedendo,supplicando , il perdono per qualcosa che hanno fatto . Qualcosa che non vogliono lasciare. E che li imprigiona nel grande nulla,in quel vuoto senza fine ,nel freddo di una morte da scontare vivi. Per sempre.

L’oscurità ormai ha avvolto tutta la parte destra del suo corpo . Vede fili sottili di oscurità arrampicarsi sul petto,sulla gamba sinistra Ora lo sta spingendo con forza dentro l’armadio. Sente quella forza pronta a trascinarlo . Si attacca disperatamente all’anta. Cerca appiglio  nei vestiti .

La paura esplode nella testa,sente caldo al basso inguine. Si è pisciato addosso, comincia a piangere come un bambino spaventato.

“A caro sei qui” La  voce di Lucia . Dolce,gentile,come è lei. La sua salvezza,la sua felicità

“Lucia..ti prego…aiu..” Alessandro non finisce la frase,lei con calma e sorridendo soddisfatta chiude l’anta dell’armadio

L’ultima cosa che l’uomo sente , prima di esser inghiottito e disperdersi per sempre nell’Altrove, è la voce della donna che dice con tono allegro

“Te l’avevo detto: “Il dolore è un dio” E pretende un sacrificio per la nostra felicità. Per  la mia felicità”

L’armadio,  chiuso,  attende il prossimo uomo.

 

 

 

 

 

LA PORTA CHIUSA

15 Apr

Sei fantastico! Non avevo mai conosciuto un uomo come te!!!!! Non vedo l’ora di vederti ! Tra venti minuti sono in stazione. Non vedo l’ora di incontrarti,amore!

“Anche io cara,sei la gioia della mia vita. Sono già arrivato e ti sto aspettando . Ti amo tantissimo”

Arrivato dove? Luca è ancora in mutande davanti al video del suo Windows  Vista. Ci metterà minimo  quaranta minuti per arrivare in stazione,  ma  il ragazzo ha una sua idea particolare circa il tempo.

“Tanto c’è tempo” Potrebbe essere il suo slogan, l’epitaffio, la scritta che ci dice tutto di lui. Grattandosi  la testa e alzandosi svogliatamente dalla sedia, stiracchiandosi , si dirige svogliatamente verso l’armadio. Forse ho ancora un po’ di tempo per vedere  i goals della Juventus   o un video porno. Il cellulare squilla : un messaggio.

“Che rompimento di coglioni!” Sussurra il ragazzo , andando a prendere il suo Nokia.

“Ciao Luca, ti rammento che per lunedì devi presentare il tuo progetto,fondamentale per la nostra azienda. Non farci fare una figura di merda con gli americani!!!”

Ecco, ci mancava Matteo con i suoi messaggi allarmisti. Ma che cazzo! Lunedì è domani! Con calma , appena ritorno dal pomeriggio con Maria Maddalena,  butto giù qualcosa. Quanta  pressione, quanta premura! Tanto c’è tempo.

Saltellando su una gamba si infila i pantaloni , perde l’equilibrio cade e bestemmia.  Si veste  , alla cazzo di cane, e si avvia verso la porta.

Però quel filmato con la bionda vampira,sai mai….Magari il pomeriggio si mette bene e si possa concludere qualcosa.

Va a cercare nella sua cartelletta il filmato ,lo trova, si slaccia i pantaloni e comincia a masturbarsi, mentre sullo schermo una siliconata si monta un tizio e lo divora durante l’orgasmo.  3 minuti e cinquanta di secondi, Luca ha finito prima dei cinquanta: “ Dannazione,è proprio da tanto tempo che non faccio una sana trombata! “ Pensa infastidito. Corre in bagno a darsi una veloce lavata..  Il tempo è passato,il ritardo aumento di venti minuti.

“Ora andiamo va “ Pensa.   Deve anche inventare una nuova scusa,e solitamente le sue scuse si basano su un piano facilissimo: dare la colpa agli altri. L’ha sempre fatto in 35 anni di vita. Per ogni cosa che lui abbia fallito , c’era una persona , del tutto estranea ai fatti, che diventava il capro espiatorio della sua irresponsabilità  incapacità.

Lui però si sente una persona a suo modo responsabile e impegnata, da un po’ di tempo frequenta  il meet up  del M5s  della sua città.  E si sta interessando al fenomeno delle scie chimiche. Non ci ha capito ancora un cazzo,ma sicuramente c’è qualcosa sotto. Apre il portafoglio: la foto con Mingo e Fabio di Striscia la Notizia e quella con Belen ,gli rammentano che non ha prelevato nemmeno cinque euro! Doveva farlo ieri,ma poi erano sopravenuti degli impegni inderogabili …  Quali? Vedere il dvd ,preso con Tutto Sport, dei migliori goals di Del Piero e sicuramente un porno appena scaricato.

“Cazzo,che problema! Vabbè, dirò che non funzionava il Bancomat. Banche di merda !” Luca prende il suo portachiavi ,inserisce la chiave nella serratura della porta e con un balzo, per non perder troppo tempo, si avvia veloce  fuori di casa…

La botta alla testa lo rintontisce , facendolo indietreggiare e quasi cascare per  terra .

Cosa è successo? La porta è chiusa. Eppure.. Non aveva inserito la chiave nella serratura? Non aveva spalancato quella cazzo di porta? Non aveva forse visto il pianerottolo illuminato dalla luce del sole,caldo e afoso, di quel aprile straordinariamente rovente?

“L’ho fatto? Si… La chiave…” Ecco: che fine del cazzo aveva fatto la chiave? Non ce l’hai in mano? Si,l’avevi presa e l’hai inserita dentro la serratura e allora..dove cazzo è finita!

Eccola! Nel contenitore di plastica, con un vecchio adesivo di Star Wars . Vecchio ricordo dell’adolescenza.

Luca la riprende, dandosi del vecchio rincoglionito e ridendo divertito,vabbè mo infiliamo sta cazzo di chiave , ecco la serratura che scatta,abbassa la maniglia, la porta si apre,e…

Il dolore ritorna potente e penetrante in testa . La porta è chiusa.

“Cosa?” Luca non riesce nemmeno a formulare una domanda sensata. Ora ,da qualche parte, sente la paura farsi strada.  “Sto venendo a prenderti e ti mangerò!” La risata diabolica della Paura che si avventa su di lui con tanto di coltello,forchetta e una bocca avida di carne , lo scuote fino alle fondamenta .

La porta è chiusa.

Eppure l’aveva aperta, no? Le chiavi…

“No!”  Passandosi velocemente una mano sulla faccia,per asciugarsi il sudore freddo, Luca le vede: nel contenitore.

“No,un momento … Le ho prese cazzo! Le ho prese! Erano nelle mie mani!” Sente il cuore in gola e lo stomaco vuoto che pulsa terrore e paura,mentre la sua mente comincia a traballare … Sto diventando pazzo? Il ragazzo non vuole porsi quella domanda. Cerca di respingerla, di non formularla,ma la stronza si fa strada con arroganza nella sua mente: “ Sei diventato pazzo?”

Qualcuno ha riso.  Luca è sicuro: una risata.  Profonda,tenebrosa,come se chi ridesse avesse la bocca piena di sabbia.

“Chi è?” Urla il giovane. Nessuna risposta,solo un placido silenzio primaverile. Voci di bambini in cortile. Stanno giocando ,una litania, non capisce..Ma sarà qualcosa come “la macchina del capo” e cavolate simili.

Il giovane uomo si avvicina al contenitore. Prende le chiavi, le stringe fino a farsi male e perdere un po ‘ di sangue.. Poi le infila nella serratura e … Il cellulare suona

“Pronto?”Mormora il ragazzo

“Sei un bastardo! Mi hai fatto aspettare due ore ! Due ore ! Cretina io che ti ho aspettato,e sai perché? Perché ti amavo. Tanto,ma perché mi hai dato buca senza dirmi nulla, un messaggio?  Ora ho perso il treno per  ….”

“Maria Maddalena, sono a casa ..La porta non mi lascia uscire! Aiutoooo!! Per favore chiama qualcuno!”

“Cosa?”

“La porta non mi…”

La linea cade. Dannazione ha finito il credito! Avrebbe dovuto caricarlo,lo sapeva benissimo…

E ha rimandato. Come sempre.

Il cell suona di nuovo

“Mary,per favore…”

“Sei pazzo. Sei un pazzo furioso e mi hai anche agganciato il cellulare in faccia. Non ti voglio più rivedere”

Luca cerca di parlare ,ma sente il click della fine comunicazione. E in quel momento avverte il peso della sconfitta . L’ha persa. Per sempre. L’unica garanzia di vivere ,di cambiare stile di vita, di migliorarsi. Per sempre, per sempre ,per sempre. Persa.

Il ragazzo girando la chiave nella serratura piange. Prima silenziosamente,poi esplodendo in disperati singhiozzi dove paura,rabbia, impotenza, si mescolano ed lo avvolgono .

La porta è chiusa.

Ha provato dieci volte. Deve chiamare un fabbro … Per dirgli cosa? “ Sono prigioniero in casa. La porta mi tiene prigioniero”

Di nuovo il cellulare: “Maria Maddalena,forse..” Luca si sente felice. Non tutto è perduto.

“Am..” Non finisce la frase

“Coglione pezzo di merda!!!!! Dove sei? Da lunedì che ti cerco! Sono tre giorni! Abbiamo fatto una figura di merda con gli americani! Si sono ritirati dal progetto. Progetto che dovevi present..” La linea cade.

“No! NO NO NO NO NOOOOOO!” Urla Luca. Scarico. Anche questa no,anche il lavoro no! “Ma cosa ha detto Matteo?” Son passati tre giorni da lunedi?” Come è possibile? Oggi è domenica.. E ora siamo già a giovedi o venerdi? Che giorno è?” Luca cerca il caricatore…L’ha lasciato a casa del suo amico Pietro. Doveva passare a riprenderlo, “ domani,tanto c’è tempo!”

Luca getta a terra il cellulare che si frantuma in mille pezzi.

“Devo chiedere aiuto a qualcuno”  I bambini in cortile . Li sente giocare, stanno ripetendo ancora quella litania,poche frasi e semplici,quasi banali..che staranno mai dicendo? E a te che importa, ora! Chiedi aiuto!

Luca esce sul balcone e  li vede. Due maschietti e due bambine nei loro grembiulini della scuola. Saltellano allegri sopra un disegno rozzo ,fatto con il gesso sul terreno.

“EHI! EHI! BAMBINI!!! Presto! Chiamate i vostri genitori! Ehi,ascoltatemi! Smettetela di ripetere quella cazzo di filastrocca!” Sbraita Luca  .  I bambini si fermano e lentamente si girano ad osservarlo. Non li ha mai visti in quel palazzo . Chi sono

Poi riprendono a canticchiare la frase che ripetono da tutto il pomeriggio: “Chi del tempo abusa,morirà per volere della porta chiusa” Ripetono ridacchiando sadicamente.

Luca si allontana dal balcone,spaventato e sconvolto.  Con la coda dell’occhio vede il disegno in terra: è lui bloccato davanti alla sua porta. Solo che la porta ha una bocca orribile ,piena di denti aguzzi e la maniglia è una terribile mano uncinata.

Urlando entra in casa,inciampa,cade, si rialza. Urla senza sosta,la gola brucia ,come gli occhi per via delle lacrime.

La porta è chiusa,davanti a lui ….E ride. Ecco da dove arrivava quella cazzo di risata orribile e profonda . Quella risata cattiva, feroce,crudele: è la porta.

Il ragazzo lentamente si avvicina: “ Ti prego…Fammi uscire. Sarò un bravo ragazzo! Lo giuro! Rispetterò gli altri, mi darò da fare..” Piangendo e supplicando,senza farci caso sta avvicinando la mano alla maniglia ..

In men che non si dica,ella si lancia veloce contro la mano di Luca. Si apre mostrando 4 artigli affilati e subito imprigiona la mano del ragazzo squarciando la carne,tagliando i nervi, spezzando le ossa

Luca urla per il dolore,e poi si sente strappato da terra e trascinato verso la porta…Che ha una bocca orribile e denti aguzzi.

NOOOOOOO!!!!!! Solo questo riesce ad urlare

 

“Nooooo” Urla Luca e mentre il grido continua,si rende conto che è ancora vivo

Si trova davanti al video del computer. Si è addormentato. Il messaggio di Maria Maddalena,eccolo! Non è vero niente. Ride ,salta per la stanza. Vivo e pronto a riprendere una nuova vita. Il sogno,quel sogno  così vero gli ha insegnato che non deve perdere tempo e farlo perder e agli altri,anzi no..Nemmeno è il tempo,ma il rispetto degli altri.La responsabilità.

Luca , contento, corre a prendere le chiavi ,le infila nella serratura,gira la maniglia,apre la porta e…..

Il dolore alla testa , forte e penetrante, lo getta indietro. Cade.

La porta è chiusa.

“No, no..Perchè? Perché? Perché ? Per chééééé?” Luca a terra picchia i pugni sul pavimento. Sente le ossa delle mani spezzarsi,il dolore acutissimo,ma non è questo che lo spaventa… Perché la porta è ancora chiusa?

Poi asciugandosi le lacrime, con immensa fatica ,si alza in piedi e fissa la maledetta porta.

Nessuno può salvarlo,ormai lo sa.

C’è una sola cosa che potrebbe fare, l’unica speranza, l’unica salvezza possibile,c’è solo quella cosa da fare..Non altre . Non un esorcista,un angelo,una formula magica,no: solo quella cosa..

Luca comincia a ballare il tip tap.

 

Il vecchio Vlad

22 Feb

 

 

Avessi qualcosa di meglio da fare, certamente non mi trovereste qui. Ma , a dirvi la verità, ho smesso da tanto tempo di aver “qualcosa di meglio da fare”. Precisamente da quando sono stato espulso da tutte le comunità del “ Ho un buon consiglio per te”. Non ce l’ho fatta. Ho fatto un giro di pista abbracciato al successo, ci siamo fatti il nostro ballo e credetemi:l’orchestra ci sapeva fare. Poi? Poi è arrivata la crisi e i piccoli stronzi come me sono finiti nel magico tubo di quella fogna che chiamiamo fallimento. Ho perso la mia Harker Immobiliare, ma non che me fregasse più di tanto. Certo è saltato il mio matrimonio con Miss Figa di Legno , la signorina  Mina.. Cose che capitano, l’amore nella nostra classe dura fino a quando hai un buon conto corrente. E vedete? Non ce l’ho più. Quindi la sera vengo qui e bevo. Mica da solo ,ce ne sono tanti. Tutti erranti cavalieri della sfortuna, qualcuno ha una buona storia legata a un sogno di gloria,altri hanno sempre strisciato le palle sul vetro degli insuccessi.  Ci sono stranieri, gente del posto,qualcuno ha ereditato il tavolo dal nonno che l’ha passato al padre ,che l’ha consegnato al figlio.  Sbronzi,rissosi, eppure non ho mai sentito ridere tanto di cuore come qui dentro.

E poi a mezzanotte spaccate arriva lui: Il Conte Vlad. Per gli amici Dracula. Fa tenerezza e pietà vederlo perso dentro quel abito da festa e di lusso,con i bottoni che mancano, sdrucito ,sciupato. E il cilindro che par aver fatto tante battaglie contro la polvere,il tempo ,la merda.  Tocco di classe: il mantello. A brandelli, con lo scotch a tenere attaccati brandelli di un glorioso passato e odierna traballante dignità.

“Ciao vecchio. Come va?” Gli chiedo.

“Da schifo ragazzo. Ho la gola che mi brucia e per dissetarla che mi danno? Il sangue di qualche tossico,di qualche barbone. E le puttane. Ti ho già raccontato del mio castello ? “ Mi dice lui, cercando di stare in bilico sulla sedia.

“ Quello in Transilvania? Bè,credo un paio di milioni di volte. Credo” Ribatto sarcastico,.Mi piace trattare così tutte le persone . Figurati quel vecchio rincoglionito.

“Era bello. A esser sincero,era bello tutto.  Pieno di forza, vigore. Temuto e rispettato La gente tremava solo a sussurrare il mio nome,non ci credi? Dovresti..Dovresti farlo! Che diamine , mostrami un po’ di rispetto!” Finge di far la grande sceneggiata. Io sorrido di sbieco e controllo l’orologio.

“Comunque: me la spassavo e anche tanto. Avevo tre mogli che in fatto di succhiare erano anche meglio di me! (Ride, le battute volgari e sessiste lo divertono sempre),e facevo la bella vita. Nello sfarzo, nel lusso.  Poi la gente ha cominciato a smettere di credere in noi. Non so come sia successo,ma non ci temevano più. Erano i tempi moderni. Venivano dall’America o da altri posti e costruivano. Più costruivano,più portavano le loro tradizioni,più io non contavo un cazzo. Sai cosa vuol dire : non contare un cazzo? No? Non lo sai…Ma che cazzo saprai mai tu. Ho venduto il castello ….”

“ A una ditta americana che ci ha fatto un centro commerciale. Me l’hai detto, sai?” Taglio corto io.

“Certo che te l’ho detto!  Sono vecchio,che credi? E non vecchio come questo signor qui., ( indica il barista,il buon Giulio),mi piacerebbe.. No sono vecchio di secoli. Ne ho vis…”

“Di cose che voi umani? Vuoi dirmi questo? Cazzo,ma non ti rendi conto che abbiamo anche noi una vita di merda? Te la ripetiamo forse ogni sera? Non direi.” Mi scaldo forse un po’ troppo con questo povero cristo.

“Sono costretto a fare il numero della mantide, ok? Il più ridicolo ed umiliante dei miei numeri. Forse non capisci bene. Ok,ok.. Giulio,che hai messo via quella roba per il mio amico Van Helsing?”Vlad tira su con il naso. Si è offeso e piange silenziosamente. Io faccio finta di non aver capito cosa stia succedendo.

“Certo.  Tre bottiglie di Jack Daniels,come sempre?” Il barista passa una borsa della Conad al vecchio vampiro.

“Ok,stasera ce la scoliamo e parleremo dei vecchi tempi. A  lui non dispiace mai.” Conclude con un tono velenoso. Sicuramente rivolto a me.

“Bella compagnia. Un vecchio matto” Mormoro.

“Si,matto e allora? Era un nemico onesto e rispettabile. Ora è appena uscito dal manicomio, di nuovo. E sono rimasto solo io a credergli. D’altronde parla di me. Beviamo,ci sbronziamo,ci commoviamo pure. Siamo vecchi ,caro mio. Però anche tu invecchierai. E troverai un coglione che ti prende per il culo,perché è giovane. Non sputa  e caga sangue di pessima qualità, non è costretto a  umiliarsi facendo la Mantide o robe simili. E ora dimmi? Come vanno gli affari?” Mi chiede sorridendo  benevolo

I miei affari, proprio in quel momento, entrano nel bar.

“Ciao Johnatan “ Lucy entra strisciando i piedi sul pavimento e cercando con la mano sinistra il sostegno sugli schienali delle sedie.

“Ciao,piccola” Le dico. Capelli neri e lunghi,magra e bianchissima, sembra perdersi dentro gli stivaloni bianchi finto cobrati,la canottiera rossa le casca quasi fino al ventre,non trovando il sostegno delle sue due flaccide e piccole tettine. La minigonna mostra due gambe fragili,una volta muscolose ,oggi oscenamente magre. Porta un paio di occhiali da sole,come mai?

“Ciao Lucy!” Vlad si alza lasciandole il suo posto. Il vecchio è diventato rosso e gli occhi gli sorridono.

“Uh,che bello il ritrovo tossici di merda e fottuti malati di Aids. Fantastico ragazzi,mi commuovete .”Ridacchio

“Fanculo Harker. Toh,questi sono i soldi della serata. Pappone di merda”

“120 euro. Pochi clienti,o..” Dico io lasciandole i cento e prendendo i 20. Posso bere qualche birra gelata. Tanto non ho nulla . Nessuna casa,nessun lavoro,tranne quello del pappa più pirla del mondo. Mi bastano  le birre e poi tornerò nella vecchia fabbrica abbandonata.

“Cosa hai fatto agli occhi? Ti hanno picchiata?”Le chiedo a brucia pelo.

“No,cioè…” Lei si sta arrampicando sugli specchi

“Chi è stato!” Si infuria Vlad.

 

Giulio tirando su con il naso pone i fiori sulla tomba di Johnatan Harker. Una lacrima scende pigra sulla guancia  sinistra del vecchio ex barista. Con l’età si diventa più sentimentali,sapete?

Non solo ha perso degli ottimi clienti,ma anche degli amici. Pure quel Van Helsing che non aveva mai visto in vita sua. O la povera Lucy.

 

“Però,sapete una cosa cari lettori? Se ne sono andati da eroi. Da veri eroi. Oh,che sbadato! Ma voi non sapete niente? Non sapete cosa è successo quella notte? Bè,lasciate che ve lo spieghi in breve…Vediamo…Ecco! Il nostro quartiere doveva diventare un posto per borghesi . Tranquillo, confortevole. Per quel branco di manager del cazzo che lavorano nella grande città e sognano di riposarsi vivendo in un bel appartamentino.  Così quella zona faceva gola a un tizio che oltre ad essere il più noto costruttore edile della Regione ,era anche un potentissimo criminale. Roba seria,e quei tre testa di cazzo con chi vanno a cozzare? Esatto con lui. Prima con il figlio cretino e violento e poi,tanto che c’erano,con l’intera banda. “

 

La porta del bar si apre di botto. Entrano tre tipacci: il figlio del noto costruttore  Lo Russo e due tirapiedi. Per farsi ben volere con delle mazze sfasciano metà locale. Sbraitando e sputazzando a destra e manca.

Io e il vecchio Vlad li osserviamo con un misto di disgusto e pena.  Lucy è spaventata e si rifugia sotto il tavolo.

“Ok,scimmioni abbiamo visto che riuscite a maneggiare un bastone,ma dubito che siate in grado di maneggiar altrettanto bene il vostro cazzo,e che sputate più di un lama. E allora? “ Dice il vecchio vampiro guardando i tre pirla . I quali respirano affannosamente, incazzati .

“ C’è gente che deve bere e ubriacarsi. Cose assai impegnative e nobili,ecco..Potreste andare a fanculo,gentilmente?” Concludo io.

Poi? Poi avviene tutto in fretta. Il figlio cretino e bullo di Lorusso si avventa contro di me brandendo un coltello a serramanico. Io mi metto in posizione di combattimento ,pronto ad abbatterlo con una bottigliata in testa,ma ..

Lucy si mette tra me e la lama. Ovviamente ha la peggio. Emette un urlo soffocato e poi si accascia per terra,io e il vecchio Vlad la sosteniamo delicatamente e l’adagiamo con cura per terra.

Il suo assassino ha l’aria spaesata e istupidita. Guarda lei,me e il vecchio.

“Mo so cazzi, pischello” Lo avverto. Lui mi fissa senza capire ,poi sente quel rumore e capisce che son veramente cazzi amari.

L’urlo della notte,dalla profondità degli inferi ,sale piano,come una nota bassa e distorta e poi cresce di volume. Tremano i bicchieri e le bottiglie. Qualcuna cade.

Il vecchio Vlad è decisamente fuori di testa e incontrollabile. L a sua vecchia e affaticata faccia di chi ha perso dignità e prestigio, si trasforma in quella di una creatura dell’oltretomba che ha superato indenne i secoli,le pestilenze,le guerre,e che da sempre , fin dalla prima notte del mondo, vive cacciando e massacrando.

I tre spaventati e urlando cercano di scappare dal bar,ma il vampiro senza nessuna fatica prende per la testa i due  tirapiedi del piccolo delinquente, e le fracassa sbattendole violentemente una contro l’altra.

Sporco di sangue e materia cerebrale,con calma punta in direzione del giovane assassino . Il quale inciampando e cadendo più volte cerca di raggiungere il suo Suv per scappare.

 

Che illuso.

 

Sotterro Lucy nel cortile della fabbrica abbandonata dove vivo. Ci sono un po’ di colleghe sue, un viados piange disperato, e qualche collega da bar. Tracannano birra e rhum, improvvisano brindisi alla bella e giovane fanciulla . Sole del bar,che illuminava con la sua presenza la vita di gente abituata a vivere nell’ombra

Il Vecchio Vlad si trattiene dal piangere. Come me. Siamo dei duri.

 

Più tardi io metto nella borsa da viaggio grande, che non mi è mai servita a un beato cazzo, le bombe a mano e le pistole. Un tizio le ha sepolte qui. Non è mai passato a ritirarle. Penso che ormai siano robe mie.

“Dovrò così occuparmi anche di te? “ Vlad mi guarda con uno sguardo ironico e divertito

“ Mi sa che sarà il contrario,vecchio! Son un ottimo tiratore.” Mi carico in spalla il borsone .

“Pronto John?”

“Certo Vlad”

“E tu?Sei pronto?” Chiede  il vampiro al nostro ostaggio: il figlio di Lorusso.

 

Guido piano verso la villa del tipo. Troppi pensieri in testa per un uomo che tra meno di venti minuti sarà morto. Vorrei trovare dei rimpianti, dei rimorsi, non trovo nulla  Né di buono né di cattivo. Nulla. Non penso sia così per il mio compare.  Chiuso in un nobile silenzio,lo sguardo severo,perso nelle gloriose notti in Transilvania.

 

Mentre sono fermo a un semaforo rosso,sento qualcuno battere le nocche contro il vetro.

“Ehi! Van! Che ci fai qui!” Grida divertito Vlad.

“Ti aspettavo per il nostro drink. Non sei venuto. Ho chiesto a Giulio e lui mi ha detto che andavate a sterminare la famiglia Lo Russo.  Così ho preso la bicicletta e son venuto a cercarvi. Questo si che è un bel modo di passare il sabato sera.”

Così ho capito che anche la morte a volte può essere comica. Io e due vecchi rincoglioniti contro la più potente famiglia mafiosa della città.

 

Nella villa ultra sorvegliata di Lo Russo gli uomini si annoiano: bevono,giocano a carte, si masturbano guardano riviste porno. Le ultime cose che faranno da vivi. Il potente boss è nel suo studio, sente musica classica e sorseggia costoso vino rosso. Non si intende né dell’una né dell’altro,ma fa scena e a lui queste cose piacciono assai. Il padrone della città con tutte le sue ditte, fabbriche, negozi. Un uomo avido e tirchissimo, innamorato del denaro e un devoto credente di Padre Pio. Che  porta tatuato sul petto. Tossisce ,anche se non lo sa è condannato da un brutto male,quindi a ben vedere Vlad gli sta facendo un grosso piacere.

Uomo collerico,volgare e sadico . La sua fama di leggenda del crimine è legata all’uccisione di un feroce boss del suo paese. La leggenda vuole che lo abbia ucciso in un vero duello,la realtà è che l’abbia ucciso sparandogli- tremando dalla paura- di spalle.

Il campanello suona. Chi è ?

Sente la voce di uno dei suoi,che saluta stancamente il figlio. “Può entrare anche lui?” Domanda il figlio. Ma chi cazzo gli porta a casa? Lo Russo, esce  dallo studio per vedere lo straniero in compagnia di quel suo disgraziatissimo figlio,ma il suo uomo risponde prima che il vecchio boss possa intervenire

“Se è con te,fai come cazzo ti pare. Entrate”

E’ esattamente così , che l’inferno entra nella casa del criminale.

 

Vlad spinge violentemente il figlio di Lo Russo , il quale vola agitando comicamente le braccia  e le gambe andando a schiantarsi contro la parete di fronte.

“Cosa!!!!!” Urla Lo Russo correndo al piano di sotto ,inciampando nei gradini e facendo tutta la scala ruzzolando come un vecchio coglione.

In casa sua ci sono tre uomini .  Due malandati vecchi, (uno vestito come quel tipo… Christopher Lee. Come mai gli vengono in mente quei vecchi film horror che da ragazzino amava tanto? ), e un giovane che tiene in mano…

“Ha delle bombe!!” Urla l’uomo ai suoi scagnozzi che sono arrivati sparando all’impazzata.

Il  vecchio boss vede quel giovane lanciare le bombe contro i suoi. L’esplosione fortissima ,i corpi carbonizzati. Pensa che forse farebbe bene a scappare e salvarsi,ma..

Il sangue vecchio di secoli, torna a ridere nelle vene del vecchio e malandato vampiro. Dimentica i tempi amarissimi e  tristissimi dell’abbandono della sua amata  terra, quel esilio tristissimo, quel declino inesorabile. Harker  e Van Helsing accanto a lui si battono come leoni.

I nemici sono tantissimi, troppi. Ben armati Ma lui non li teme e si avventa su di essi. Staccando teste,braccia, sbudellandoli,  Ben presto si ritrova coperto di sangue e quel sangue è fonte di energia per lui.

Van Helsing è il primo a cedere sotto i colpi dei nemici.  Un sorriso sulle labbra è l’ultima cosa che lascia al mondo.

Harker e il vecchio Vlad avanzano con calma e determinazione. Mentre i loro nemici pur essendo molti sono spaventati e disorganizzati.

Teste mozzate, arti strappati, corpi squarciati dalle bombe.  Poi il silenzio

Harker si lascia scivolare contro la parete del soggiorno. Ferito mortalmente. Allegro, ride . Aspetta la morte, non ha altro da fare.

Un rumore però lo distrae Strisciando il figlio di Lo Russo,cerca di raggiungere l’uscita.

Con fatica e lottando contro la vista che diventa sempre più imprecisa, prende la pistola  e spara gli ultimi proiettili contro l’infame. Un urlo lo informa della morte del giovane.

“Lui dove è?”Chiede Vlad ad Harker.

“ Nel suo studio. Correva sulle scale come un figlio di puttana codardo.” Lo informa il moribondo

“Aspettami qui,faccio in fretta”

“Ehi Vlad!”

“Cosa?”

“Sono orgoglioso di averti conosciuto.”Mormora Harker,morendo.

 

Il nascondiglio è sicuro. Aspetterà che tutto sia finito e poi ricomincerà da capo.  Cercherà rifugio  da…

Lo Russo non finisce il pensiero. Un fumo sottile sta entrando dentro il suo rifugio. Sta bruciando la casa ? Morirà soffocato lì dentro? Piano piano il fumo assume una vaga forma umana

L’uomo urla terrorizzato  cercando di uscire da quel luogo che ha capito sarà la sua tomba

 

La mantide però è più veloce.

 

Il vecchio Vlad è stanco. Si è lasciato alle spalle il cadavere fatto a pezzi di Lo Russo e quello di tutti i suoi uomini.  Con le ultime forze sotterra in giardino i suoi due amici e li piange. Prima il pianto è un sussurro poi cresce diventando un ululato di disperazione.

Infine stravolto si siede su una sedia  e aspetta l’alba. Ormai non ha più nulla che lo tenga legato a quel mondo. Può anche svanire

 

“Come è bella! Cosa mi sono perso in tutti questi anni” Dice il vecchio Vlad,mentre naufraga dolcemente nel mare del riposo eterno.

E alla fine arriva…L’Uomo Nero

17 Feb

L’agosto più caldo degli ultimi cinquanta anni. Così l’hanno definito la tv e i maggiori siti su internet. L’uomo si ritrova a pensare che ogni estate tirino fuori codesta storia. Come se fosse il riempitivo obbligatorio, la scusa per giustificare il loro lavoro. Che poi … Lavoro! Eh,mica è scemo lui ! Lo sa benissimo quanto l’informazione sia pilotata per fregare i cittadini, così non sanno cosa fanno quelli del Blide ..Bilde..Bi..Insomma quelli alle loro spalle. Per non parlare di quanto denunciato da David Ickle! Bè,ma non è il momento giusto per mettersi  a pensare dei rettili ani. Non ora, perlomeno .  Si sente le gambe molli, il fiato pesante. Ha messo su troppi chili da un paio di anni. Da quando è morta sua madre . Lasciandolo solo nella vecchia casa troppo grande per lui, troppo piccola per la sua enorme solitudine.

“L’ascensore non funziona! E sono cinque giorni! Mo mi sente il nostro amministratore!” Pensa l’uomo ridendo tra se e se. Ne avrebbe dette quattro all’amministratore e ai condomini!  Finirebbe che nessuno ti darebbe il benché minimo ascolto. La tua voce petulante dispersa nel chiasso burino dei condomini di quel vecchio palazzo in via Alberto da Giussano. A Roma! Vicino alla via Prenestina.

Non l’hanno mai ascoltato in vita sua. Nemmeno sua madre, che negli ultimi tempi lo chiamava addirittura “coso” .  Arrivato davanti alla porta del suo appartamento si ferma con il fiatone e una gran voglia di svenire  .  Il pianerottolo gli appartiene, ormai.  4 appartamenti, due famiglie in vacanza, lui e quello posto alla sua sinistra. Disabitato, sfitto, ormai da dieci anni. Da quando è morto il vecchio Luigi Proietti. Un tempo popolarissimo attore d’avanspettacolo,varietà e di scadentissimi film e telefilm,finito in quel quartiere dopo un disastro finanziario clamoroso. Morto solo e abbandonato,il cadavere scoperto dopo due mesi,per merito della sua  vecchia madre.

“Ma come non senti sta puzza?” Gli chiedeva lei. Lui la sentiva,ma non aveva voglia di perder tempo a chiamare …Chi poi? Quei tempi li passava a bere in giro nei bar. Un modesto  impiegato che nonostante la voglia non era mia riuscito a far carriera, che desiderava donne troppo fuori dalla sua modesta portata…

“Cosa è questo rumore?” Dall’appartamento di Proietti arriva debolissimo un rumore….Qualcosa..

“Sarà la stanchezza” Si dice. E de che? Non hai fatto un cazzo oggi. A ben vedere non hai mai fatto un cazzo da quando sei nato, oh cocco di mamma!

La porta si apre con fatica.  La serratura gira,dovrà chiamare qualcuno per sistemarla. Ma non oggi,facciamo…

“Eppure quel rumore l’ho sentito” Ma no! Si rassicura. Idea tua.

La casa naufraga in un composto disordine da scapolo. Magliette appoggiate sugli schienali delle sedie, scarpe nei posti meno pensabili , una piccola pila di piatti da lavare. E cartoni della pizza sparsi da portare giù. Dopo.

Si siede nella sua camera e accende il computer. Uno sguardo veloce al blog di Grillo,che è forte e fa  tremare la casta . Si annoia, come sempre , a metà articolo. Troppo da leggere, non potrebbe  metterci un semplice vaffanculo e basta? Invece di scrivere così tanto.

Donne nude, prostitute per lo più, prendono il posto sullo schermo . Va nelle sezione sadomaso,e si eccita guardando quelle dominatrici. Una volta aveva telefonato a una ,per una sessione al telefono. Nulla di speciale,ma non  ha il coraggio di provar…

Il rumore ritorna. Debole, distante,ma questa volta lo avverte.  Cosa potrebbe essere? Si concentra per riuscire a venirne a capo,ma non è mai stato un campione di concentrazione. Abbandona. E si concentra su youporn.

Donne con donne e uomini e trans, robe varie che scorrono veloci. Il porno è noioso e deprimente. Non lo regge più. Nessuna soddisfazione. “ Sabrina….” Mormora a bassa voce. Se si fosse presentato in via del Corso quindici anni fa. Forse sarebbe sposato ora. Invece aveva deciso di star con la madre, che povera era vecchia  e malata. Una bella scusa umanista per non dirsi la verità: paura di impegnarsi. Di abbandonare la sua triste routine.

Si alza ed esce dalla stanza . Si sistema i pantaloni ,ha abbandonato a metà una sega. Vorrebbe parlare con qualcuno. Ma con chi? Roma è vuota, senza anima viva. Tutti in vacanza. “Ma perché se ci fosse qualcuno , chi vorrebbe parlare con te?” Questa è la domanda che dovrebbe porsi .

Di nuovo il rumore più forte e distinto: come dei tamburi lontani. Non era un vecchio film con Gary Cooper?

Suda freddo e improvvisamente si scopre spaventato. Perché?

“Stai attento! Fai il bravo o vengono i negri,e ti mangiano! L’uomo nero ama mangiare la carne dei bambini cattivi come te!” La voce della madre , limpida, gli scoppia in testa.

No,no, no! Tutta una sua idea , una sua stupida immaginazione. Non c’è nessuno. Quale rumore?

Qualcosa di melmoso che si muove,strisciando. Qualcosa che gratta sulla porta del vecchio signor Proietti,e una risata. Soffocata,fangosa, non umana. E ora quei tamburi. Un ritmo ossessivo, ripetuto come se chi stesse suonando fosse un drogato ..Si,quelle zecche dei centri sociali,che lui da bravo borghese ha sempre odiato.

Si siede in soggiorno. Automaticamente accende la tv. Vecchie repliche di film e telefilm. “ Sto impazzendo?” Si chiede.

“No, non stai impazzendo. E’solo venuto il tuo momento: L’uomo nero ha fame. Il vecchio Proietti non aveva un buon sapore, troppo magro,ma tu….Tu da sempre così ciccione e unto,così viscido ..”

“No mamma! Non è vero! Sono un bravo uomo,io….”

“Sei solo cibo scadente per L’Uomo  Nero. Ma sei pure sempre cibo. Me l’ha detto lui prima che io morissi Ora c’è poca gente disposta a credere alla sua esistenza. I bambini non lo temono più. Non hanno più paura degli sgabuzzini, della creatura che dorme sotto il loro letto. E lui  sta male,povera stella. Deve nutrirsi o morirà. E allora gli ho parlato di te. Senza di me non sai vivere,vedi come hai conciato questa casa? Nessuno si accorgerà della tua scomparsa. Non sei piaciuto mai a nessuno..Tu non sei mai esistito” La voce glaciale che rimbomba nella sua testa è una brutta copia di quella materna. Eppure così vera.

L’uomo è agitato: cosa deve fare? Telefonare alla polizia? Per dire cosa?Si guarda in giro ,incapace di agire. Scappare fuori,abbandonare l’appartamento. Andare dovunque..E se quella cosa già sapesse ,già conoscesse le sue mosse? Sarebbe già la fuori ,ad attenderlo.

“Ti mangerà e tu lo supplicherai,ma lui continuerà. Devi avere pazienza ,è vecchio e malato. Una volta era il Grande Dio della Paura e divorava l’anima ai bambini. Non avresti sofferto molto,ora invece…Ihihihihihi” Ride la voce infernale e d’oltretomba che a volte gli sembra quella materna,poi quella del vecchio Proietti e infine di mille voci sconosciute di peccatori,viziosi,assassini seriali che esplodono in una risata infantile e cattiva.

TUMP! TUMP! Come un bussare forte e cadenzato  fuori dalla sua porta.

No… Piagnucola piano.  Si getta in cucina  e afferra un coltello affilato. Cosa potrà mai fare contro quella creatura infernale?

TUMP! TUMP! TUMP! TUMP!

Ormai è in trappola. L’orrore,il terrore,la paura, gli devasta la mente, il cuore esplode nel petto. Magari potessi morire ora d’infarto…Perché non mi fai morire ora? Domanda mentalmente a quel dio  mai pregato e ora cercato con insistenza.

TUMP ! TUMP! TUMP!

L’uomo in preda al terrore e alla disperazione corre contro la porta ,l’apre e colpisce selvaggiamente la diabolica creatura, l’Uomo Nero  venuto a banchettare con le sue carni…..

Solo che….Solo che…..Ci mette un minuto mentre le sue mani,le braccia,la sua faccia sono pieni del sangue della sua vittima orribilmente squartata.

Non c’è nessun uomo nero. Solo la signore Di Gregorio del piano di sotto.

 

Mentre lo portano via in manette continua a straparlare dell’appartamento accanto,dell’Uomo Nero. Gli agenti non lo ascoltano e lo caricano su una macchina della polizia . Che velocemente sfreccia lungo la Tiburtina.

“Mia madre mi ha detto che c’era L’Uomo Nero che voleva mangiarmi! Mia madre me l’ha detto…Non voglio finire in prigione! “ Urla  e piange disperato l’uomo.

 

“ E chi dice che finirai in  prigione?” Dice in tono canzonatorio il poliziotto al volante.

Poi si gira lentamente verso il prigioniero: la faccia putrefatta  di un vecchio dio morente e dimenticato,mentre osserva goloso il suo pranzo.

 

IL PRANZO

6 Mag

 

 

“Hai visto Laura?”Chiedi a Guido, tuo cognato.

“No,ehm…mi pare che sia uscita per fare una telefonata”Risponde svogliato . Sta seguendo un incontro di calcio in tv. Non l’hai mai sopportato , mai.  Il classico pirla che non si lascia sfuggire nemmeno una partita  scapoli e ammogliati del Burundi.

In cucina senti le voci delle tue sorelle, di tua madre. Sono sempre allegre quando si tratta di organizzare questi stupidi pranzi annuali. “Fa bene alla famiglia. Ci aiuta a rimanere uniti”,  ama ripetere tuo padre.

“Laura non c’è, è andata via!”Ridacchi,come è possibile che ti sia venuto in mente questa canzonetta. Non sei un tipo che si preoccupa per tutto, ma non è da lei allontanarsi così.

“Forse è arrivata quella telefonata..”Ecco,la faccenda del figlio. Ti mette a disagio, vorresti dirle la verità su tutta quella storia, ma come fai? Lei non fa altro che parlare del bambino tutto il giorno. Tutti i giorni , le settimane,gli anni. Non può averne e per lei è un’ossessione. La vedi come ci rimane male quando le sue amiche, tutte,hanno partorito. Come vorrebbe essere al loro posto.

I bambini in casa ridacchiano e canticchiano una vecchia sigla tv. “Come fanno a conoscere Il Pranzo è Servito?”Forse tua sorella minore,quella che da anni deve scrivere Il Libro dei Libri che sconvolgerà la storia del cinema e nel frattempo fa da anni la commessa scontenta in un supermarket, ha fatto vedere ai mocciosi delle immagini da youtube. Visto che ci passa le giornate.

Velleità, ma anche tu ne hai avute. Ti viene un nodo alla gola. Tutti e tutte lì in quella casa hanno dei lavori,anche lavoretti, tutti tranne te. La fabbrica ha chiuso. Sei sceso dal tetto con gli altri e dal momento stesso che avete messo piede a terra, hai detto bye bye  al tuo lavoro. La crisi certo non ti ha aiutato, nemmeno spendere cifre da capogiro al videopoker. Non hai detto nulla a Laura, non ti pareva il momento giusto.

“A tavola!” Tua madre con la sua pettinatura anni trenta, un golfino di lanetta lilla,i zoccoli ai piedi,la sua gonna nera e il grembiule bianco, truccata come se andasse a una sfilata , annuncia lieta la buona novella: si mangia!

Getti distrattamente un’occhiata alla porta , che si trova alle tue spalle, chissà perché senti una sorta di terrore che ti stringe lo stomaco..Sciocchezze

Immancabili le lasagne. A tua madre piace esagerare con il sugo di carne. Un sapore unico ,però, te ne sei sempre lamentato con Laura. Lei non è portata per la cucina, non tanto quanto fare esercizi ginnici.

“Natale torrido ,questo” Dice Guido.

“Uh,si terribilmente torrido”Conviene la giovane cassiera  Maria

“La fine del mondo, ho sentito dire.” Sostiene tuo padre. Quanto ama le teorie fatte da miliardi di cospirazioni  e complotti. La sua fissa è quella della fine del mondo.

“Come va il lavoro?”La voce di tua sorella maggiore, Claudia che ti siede di fianco,(quello destro), ti distrae per un secondo dai tuoi pensieri.

“Sto cercando,non è facile.”Tagli corto. In realtà non cerchi da un bel po’. Ti limiti a perdere vergognosamente i soldi alle  macchinette.

“Anche da noi non è un bel periodo. Sai che lavoriamo da tre mesi senza percepire stipendio…Si dice così?”Chiede Claudia a Maria che siede davanti a te.

“Si,si. Penso..”Non ama distrarsi quando mangia.

“Pensiamo di vendere la casa in montagna. Ci costa troppo,sai?”Dice Guido

“Avete trovato dei compratori?”Chiedi , solo per cortesia, a tuo cognato.

“Non ancora”

“Sono  brutti tempi. Non come… Ti ricordi Papà quando eravamo giovani?”Domanda tua madre al vecchio.

“Si,come no! Ero un piccolo campione del tennis. Mi divertivo. No, oggi la gente non si diverte… Tutta quella violenza!”Risponde l’uomo

“Già,troppa violenza”Interviene  Francesco , il fidanzato di Maria. Eterno fidanzato,eterno genio incompreso del sax.

“E per giunta in famiglia!”Esclama teatralmente tua madre

“Si,ho letto … Quando?Ieri non sono andata in edicola, quando..Ah!  Venerdì !  Dicevo:ho letto di questa tizia uccisa dal marito. Femminicidio,dicono oggi. Poi lui ha sparato anche ai figli Una tragedia!” Interviene Claudia.

“No,oggi potrebbero essere i tuoi famigliari stessi responsabili della tua morte. Mariti che ammazzano le mogli, madri che uccidono i figli … Una tragedia”Continua la mamma

“Si non siamo più sicuri da nessuna parte. La crisi ci  ha portato via anche la sicurezza famigliare” Dici tanto per dire.

Silenzio. Nessuna risposta. Ti osservano tutti.

“Dovrò cercare Laura …”Fai per alzarti..

“Ma non mangi il secondo?Il piatto clou del nostro pranzo!”Dice con un tono stridente e gioioso tua madre.

“Mettimelo via. Una fetta per me e per Laura,quando la trovo …”Non finisci la frase

“L’hai già trovata” Ti dice Maria

“Come?”

“Si, l’hai già trovata … Nel piatto!” Sorride cattiva lei.

Tu per inerzia guardi con orrore il piatto di lasagne davanti a te … Il sugo?

La risata collettiva dei tuoi parenti gioiosa,allegra,contagiosa,elimina dal tuo cervello quel sciocco pensiero. Maria , fin da bambina, amava parlare per paradossi e provocazioni. Ti aggiungi anche a te alla risate. Per un momento sei contento di trovarti con la tua famiglia. Certo avete avuto in passato dei problemi,ma ora …

“Ahhhhhhhhhhhhhhhh”Senti l’urlo uscire dalla tua gola e vedi tuo nipote Paolo di 4 anni che ride mentre preme con la sua manina la forchetta  nel dorso della tua mano sinistra

“Pappa!Pappa!”Ridacchia il dolce pargolo

Vedi un pugno, il viso del bambino,l’impatto con il naso,qualcosa che si rompe e il corpicino che vola lontano dalla sedia. Sei stato tu a colpire tuo nipote? “Scusatemi! Scusatemi ve ne prego! La crisi…Ho perso il lavoro e forse anche mia moglie,scusatemi..MA MI CAPITE ?SIETE LA MIA FAMIGLIA!”Vorresti dire questo. Non ne hai la forza. Non capisci più dove ti trovi.

 

Ti senti afferrare alle spalle, tua sorella e tuo cognato ..Han paura che tu possa ammazzare il loro bambino?Questo temono?Stai per rispondere che non vole…

Il dolore è fortissimo! Tua sorella ti sta azzannando la spalla destra. La colpisci duramente con il gomito in faccia. La vedi cadere prima sul tavolo e poi afflosciarsi a terra.

Senti i tuoi piedi che ti spingono indietro verso il grande divano a L, (fa tanto film porno amatoriale quel cazzo di divano),mentre i commensali si alzano in piedi rimanendo fermi ai loro posti. Ritmicamente con i le forchette e i coltelli battono sul tavolo

 

“Vieni a tavola,bambino! Non abbiamo ancora finito di mangiare”Ti dice tua madre

Claudia si alza da terra,lentamente e ti sorride mostrando una lunga fila di denti affilati..Non fai in tempo a chiederti che succede che lei ti è subito addosso. Cadete sul divano. Senti il suo corpo sodo e forte ,le unghie che ti graffiano il viso,i suoi denti che lacerano. La tua mano destra cerca qualcosa…qualsiasi cosa… La statuetta di ferro del fottuto toro che piace tanto a tuo padre. Eccola! Afferrata!

Vedi la tua mano e la statua colpire duramente alla testa Claudia. Sangue,ossa,materia cerebrale Poi come se fosse una dannata molla che non riesci a controllare il tuo braccio si alza e si abbassa colpendola ripetutamente al viso. Spappolandolo

Ti alzi ridendo. Ora siete tutti fermi. Loro si lanciano occhiate,come decidere chi deve  colpire per primo.

Sei così distratto da non vedere il piccolo Paolo muoversi velocemente a  gattoni ,avvinghiarsi alla tua gamba sinistra mordendola. Lacera i tuoi jeans e ti graffia leggermente

Lo colpisci come hai fatto con la madre Ormai la statuetta è completamente coperta dal sangue e dalla materia cerebrale delle tue vittime.

“Nooooo!Sei pazzo”Urla Guido gettandoti furiosamente contro di te armato di forchetta. Senti le punte infierire sulla carne martoriata della tua spalla sinistra. Prendi la sua mano,con disperazione .Gir i la forchetta contro la sua gola e poi…Lo spruzzo di sangue caldo ti fa capire che anche lui è sistemato.

Cosa succede?Ditemi che è un sogno.!

La piccola Cristina piangendo il fratello e i genitori morti si muove contro di te. Il tuo braccio scatta trovando il piccolo cuore della bambina come bersaglio. Lei cade con la forchetta piantata nel torace.

Francesco e Maria si avventano su di te. Con fatica scappi sulle scale che portano alle camere e al bagno. Francesco ti blocca prendendoti ai fianchi. Cadete. Ti giri . Lui si alza per colpirti con il coltello Tiri una pedata fortissima al suo viso. Lo senti frantumarsi sotto i tuoi anfibi. Vedi il cadavere cadere  Prendi il coltello e scappi  Sbatti contro il corridoio prima a destra poi a sinistra.  Raggiungi il bagno.

 

Maria urlando ti fa cadere nella vasca. Tenta di sbranarti il viso. Tu la colpisci più volte con il coltello

Urli,ridi,piangi e colpisci. Colpisci,colpisci,colpisci.

Silenzio. Dove sono mamma e papà?

Ti alzi a fatica ,sposti il cadavere della tua piccola sorella,che sognava di diventare una  grande scrittrice, e stancamente ti dirigi verso la cucina

Loro sono là,seduti ai loro posti. Stringi fortissimo il coltello nella tua mano. Capisci che stai sorridendo. Un sorriso cattivo

 

“Non abbiamo ancora finito di mangiare”Dici mentre ti avvicini ai tuoi genitori.

 

“Orribile massacro oggi a Nova Milanese, Stefano Rossi, un disoccupato di  47 anni ha sterminato la famiglia riunita a tavola per un rituale pranzo famigliare domenicale. Sbigottiti vicini,amici,parenti,che non sanno spiegare l’insano gesto. L’uomo continua a dire che i suoi famigliari, incredibile,hanno tentato di sbranarlo..Ma la polizia esclude questa pista,confermando che sia l’ennesima tragedia della follia e della crisi….Torniamo tra poco,con le immagini dello scudetto vinto dalla….”

 

NATALE A.D.

22 Dic

“Last Christmas i gave you my heart, but the next day you gave away..nanana nananan ..Ehi,cosa c’è?Non conosci gli Wham?”Domanda l’uomo con gli occhiali e una ridicola divisa militare larga e stracciata al cane che giace sdraiato ai suoi piedi.
Sentendo la voce del padrone, l’animale si mette seduto e comincia a ringhiare ed abbiare.
“Cosa c’è?Cosa vuoi?Non abbiamo da mangiare, lo sai!Accontentati dei miei auguri di natale, Achille!”
Una lama fredda e pizzicante puntata alla gola.Legionari,o pretoriani?Non è mai stato bravo in storia dell’impero romano.
“Arrenditi Longobardo”Dice il legionario
“Scusami,mi sono sbagliato, Achille. Abbiamo da mangiare”Sorride l’uomo.
Rhona si fuma una sigaretta. Lucia dorme. Vorrebbe svegliarla per baciarla,stringerla a se.Si acconteta di guardarla. Beata lei che riesce a dormire.Come farà?Una sigaretta,o una cosa che possa rimembrare lontanamente quel vecchio e delizioso vizio.Seduta sul letto di un grande magazzino,ultimo loro rifugio, Rhona pensa al “prima”
Si trovava a Roma,era primavera,o fine inverno…cazzo,la memoria! Bè, era arrivata in quella bellissima città per girare l’ultimo film di Steven Spielberg. Un film avventuroso su una donna che combatte gli alieni per salvare la figlia .Non l’umanità: la figlia. Bè, come aiuto regista c’era lei: Lucia. Timida e imbarazzata ogni volta che le rivolgeva la parola. Anche con Steven era così,ma in modo diverso. Una sera ,(stanca della vita da set :albergo e lavoro), aveva deciso di invitarla a bere qualcosa insieme. La ragazza italiana quasi sveniva.. Una bella serata,tanto alcol,tanti racconti picareschi e cameratismo. Così avevano cominciato a frequentarsi dopo il lavoro.Poi era cominciato.
Così, di punto in bianco. Senza avvisaglie di nessun tipo. Se non le notizie che avvisavano di terribili delitti,in numero crescente. Però nessuno diede importanza ad esse.
Il mondo non era finito per una bomba atomica,nemmeno per un virus, o per i morti che son tornati a camminare per le strade. Il mondo era finito perchè la gente, senza motivo, aveva cominciato ad uccidere. Una follia. Che passava e contaminava la gente.Come? Nessuno l’ha mai scoperto. Un uomo che avevano incontrato qualche giorno prima aveva raccontato a loro che la sua prima esperienza con quello strano fenomeno l’aveva vissuta in ristorante. Improvvisamente il cameriere prese il coltello e tagliò la gola del cliente.Dopo una pausa di dieci secondi, il suo vicino di tavolo si gettò armato di forchetta contro di lui.

Rhona annuiva.Era successo lo stesso sul loro set. Un giorno qualsiasi Improvvisamente Steven prese a pugni l’assistente operatore.Senza motivo.Poi scappò.Tornò dopo due minuti armato di ascia.Nella mano sinistra la testa della costumista gocciolava sangue.Poi un elettricista uccise a colpi di cacciavite la segretaria di produzione.L’inferno.
Lucia le salvò la vita.Per farlo dovette decapitare il suo amatissimo Steven.
Fuggirono per giorni,settimane,lei parlava di un posto:Porto San Ercole.Il mare,la salvezza.
Non puoi salvarti quando il mondo impazzisce .

Rhona si alza dal letto. Cammina pigramente nei vari reparti. Un tempo tutte quelle cose in vendita avevano una loro importanza.Ora a cosa servivano?
“Rhonaaaa!Rhonaaaa!”La sente urlare. Spaventata
Lei corre con il cuore in gola fino al letto.La trova rannicchiata contro la testa del letto.Con le braccia tiene strette al mento le gambe.
“Sono qui”Le dice ,accarezzandola.
Il cane corre per le strade di una Roma abbandonata.Tra le carcasse di auto e avanzi di cadaveri. Ossa.
Ponte…come cazzo si chiama quello di Castel Sant Angelo?E poi è proprio Angelo, il santo?
Guarda le nere acque del Tevere trascinare i poco amabili resti dei meno fortunati e dei rottami di cose che un tempo forse avevano una loro utilità.
Il suo padrone lo segue poco distante.Mazza chiodata,fucile,spade. Ricercato dalle guardie romane per omicidio,rapina,e altro… Molto altro.

“Achille,fermati”Ordina l’uomo.
Il cane rimane immobile.Poi scondinzolando corre verso il suo padrone. La mano dell’ uomo infatti sta frugando in tasca. Pappa!
Non è vero ,come dicono molti, che i legionari siano così cattivi. Sono davvero gustosi.

“Dobbiamo uscire da qui”Dice Lucia
“Perchè?”Chiede Rhona
“Voglio andar a Porto Ercole”
“Ercole?”
“Ercole”
“No,non credo sia una buona idea. Come facciamo ad andarci?”
“In bici”
“In che?”
“Bicicletta”
“Lucia..Qui abbiamo tutto.Cosa ci serve,andare ..”
“Non siamo sicure.Verranno prima o poi. Centurioni,legionari,pretoriani, qualcuno verrà! Dobbiamo muoverci. E ti dico, il mare…Prenderemo una barca e poi vivremo in mare aperto.Andrò a prendere da mangiare,pescherò per te.Sarà come una sorta di paradiso, credimi!”Lucia prende le mani di Rhona.
La donna inglese è titubante.
“Cosa è stato?”Chiede
“Cosa?”Ribatte la donna italiana
“Quel rumore…Qualcosa che cadeva”
“Niente,sarà…”Di nuovo un tonfo e uno strano rumore. Qualcosa che cigola e dei passi pesanti che calpestano il pavimento.
“Cavalli”Mormora a bassa voce Lucia
“Cosa?”Domanda esterefatta Rhona.

“Eccole!”Grida un Centurione a bordo di una biga correndo ad alta velocità contro le due donne.
Lucia e Rhona cominciano a scappare ,zigzagando tra le varie corsie.
“Le armi!”Urla l’indio-irlandese
“Sono sotto il letto”Risponde la giovane romana
Alle loro spalle sentono la merce cadere e il centurione bestemmiare,non è comodo correre con una biga all’interno di un centro commerciale.
“Di qui! Di…”Rhona si ferma di botto.Davanti a lei , in mezzo alla corsia, ci sono tre legionari armati fino ai denti e un centurione a bordo di un’altra biga.
“Darò ordine ai miei uomini di spararvi,signorine”Dice l’uomo sulla biga.
Rhona e Lucia non possono fare altro che arrendersi.
La malattia sta peggiorando. Canta, ride, parla, da solo. O con il cane. Ecco, quella bestia è l’ultimo aggancio con la realtà . L’ultimo.
“Da quanto tempo mi conosci?Saranno dieci anni?Bè, sono stati anni meravigliosi quelli spesi con te. Non so che altro dirti, per …”Non trova davvero le parole e sente un nodo alla gola, calde lacrime riempire i suoi occhi. Non un bello spettacolo quello del peggior criminale dell’Impero in lacrime. Accarezza il cane.
Dove si trova?Lungo la Cassia,gli pare.Vagabonda senza meta da un bel pezzo. Uccide,mangia,uccide di nuovo ,dorme, aridaje ammazza ancora e poi cammina. Tanto. Non sa quante volte abbia fatto avanti e indietro quella città .Bellissima e suggestiva ancora, nonostante tutto.
“Io e te…Io e te”Dice l’uomo mentre fa passare la mano sulla schiena robusta del suo animale di compagnia.
I Senatori l’hanno avvertito più di una volta. Il popolo si sta stancando dei soliti scontri tra ridicoli gladiatori.Non ce ne sono più di buoni, e quindi son sempre più malcontenti. Un popolo non contento,potrebbe cominciare a protestare e non è sicuramente quello che L’Imperatore vuole.
“Abbiamo bisogno di lottatori nuovi.Gli scontri ultimamente sono sempre più …Come dire?Prevedibili. Caronte e la sua squadra di gladiatori della nostra Accademia,sono troppo forti e i prigionieri..Per il Santissimo Giove, davvero debolissimi e impresentabili”
Il vecchio Lucio a nome dei Senatori si rivolge a Sua Meraviglia L’Imperatore di Roma.
“Selezionateli meglio. Che volete vi dica?Il popolo perchè mai dovrebbe lamentarsi?Roma è risorta!Siamo tornati alle nostre origini.Abbiamo una città che ha ripreso la sua tradizione imperiale.Diamo banchetti,spettacoli,abbiamo le migliori prostitute e gli enuchi più appetibili. Nondimeno, come sempre, essi sono scontenti?Bene,dicano cosa vogliono? La repubblica? Abbiamo i senatori. La democrazia? Bè,se rispettano le nostre regole, che sono le sacre regole dell’Impero, hanno tutte le libertà. Ricordate i vecchi tempi? Anche allora si lamentavano. Non sono mai contenti. Non ci baderei molto, però dopodomani sarà Natale e voglio quindi che abbiano un grandissimo spettacolo. Lo scontro degli scontri e poi un grandissimo banchetto.Cibo per tutti i Romani e Romane. Pane e circo,son sempre gli alleati migliori per noi Potenti e Onnipotenti.”
“Dovremmo trovare degli avversari degni di nota”Mormora un consigliere di corte.
“Li abbiamo!”Sostiene il capo dei pretoriani.
“Davvero?”
“Bè,oggi abbiamo catturato due donne…”L’uomo viene interrotto dal ridere del consigliere imperiale
“Non riderei,se fossi in voi. Sono le responsabili della scomparsa della Nona Legione”Conclude duramentee il capo dei pretoriani.
“Non c’è via che non mi ricordi una nostra impresa, vero Achille?”Chiede l’uomo al suo cane. L’animale agita la coda gioiosamente.
“Ne abbiamo ammazzati e amate ,vero?Si,ci meritiamo la nostra cattiva reputazione. Come se poi in questo inferno contasse qualcosa la reputazione”.
La Cassia è lunga,stanno andando verso nord.Quartieri bene,una volta almeno. Lui li odia. Tanto che le stragi migliori, si parla di intere famiglie, le ha portate a termine proprio in quelle zone.Sente l’adrenalina,la rabbia, l’odio e la violenza pompare nel sangue,ci siamo..Una crisi. Urla tirando fendenti nell’aria e ridendo istericamente.
La Follia, l’ha contaminato ,ma non del tutto. Ha una forza eccezionale grazie ad essa, un istinto potente,ma anche la durissima sensazione di perdersi,la disperazione dopo ogni strage e violenza.

Un suono acutissimo gli penetra il cervello. Si gira e lo vede:Achille è morto. Trafitto da una lancia artigianale.
Un uomo gli tiene un piede sopra,come se non volesse lasciar scappare la sua preda.Ha un sacco di iuta come vestito,legato malamente intorno al fianco.
“I miei bamabini mi han chiesto un regalo per natale..”Ridacchia l’uomo.
L’occhialuto prende la sua mazza chiodata.
L’uomo con la lancia capisce in quel momento il grave,gravissimo errore commesso.
“Non..”La frase gli muore in gola,poi comincia a urlare.Un chiodo gli ha perforato l’occhio. Con quello sano vede che pende dalla mazza.

L’occhialuto ridendo,piangendo,urlando,imprecando,colpisce fino a ridurre in poltiglia il malcapitato.Poi si abbandona sedendosi per terra. Prende il cadavere del cane e lo tiene tra le braccia. “Shhhhh. shhhh..piccolino,amore mio..Piccolino,amore,lo sai che ti voglio bene?”Passa la notte dell’antivigilia e la vigilia così.Fino a quando dei pretoriani lo trovano e lo portano nel carcere per i combattenti del colosseo.

Lucia cammina nervosamente avanti e indietro da muro a muro della cella. Rhona , più calma, sta seduta sulla brandina.Nella cella accanto le guardie si stanno divertendo con alcune prigioniere compiacenti.Sono quelle che dovranno fare le cortigiane nella lunga notte di Natale.Significa essere libere per almeno un paio di giorni,qualcuna potrebbe anche trovare la libertà e andar a corte.
“Dobbiamo scappare”Dice la donna italiana
“Come?”
“Prendere in ostaggio un paio di guardie”
“Ah,certo!Facile!Mica è un fottuto film questo,lo sai?”
“Grazie per l’informazione.Mi fanno schifo loro e quelle troie,le ammazzerei…”
“Dovresti allearti con il Massacratore. Lui,te e il suo cane,pensa che famigliola allegra. ”
“Famiglia?No,quale famiglia..”
“Quale famiglia,nemmeno con me?”Chiede Rhona
“Bè,ma quello…No,sarebbe diverso.Comunque..Non stai bene con me ,così?”Chiede Lucia
Rhona si alza sorridendo. L’abbraccia e la bacia.Lucia si sente il cuore in gola,leggera e felicissima.Ogni volta le succede di sentirsi in paradiso,un posto migliore,lontano dalla Follia e dai farabutti che da troppo tempo dominano Roma.
“Ce la faremo. Credimi”Le mormora all’orecchio Rhona.

Caronte è la vera star di quei tempi bui e crudeli. Ex attore di pessimi film d’azione,aveva dato sfogo alle cose imparate sul set , durante i primi giorni dell’apocalisse. Lui e un gruppo di suoi colleghi, stavano girando Mercenari 4, e stuntman.Uomini duri e cattivi.Macchine di guerra e repressione. La città era tappezzata di suoi manifesti. I bambini lo amavano e da grandi- quei pochi che riuscivano a crescere-volevano essere tutti come lui. Le donne lo desideravano e gli uomini lo temevano.
Purtroppo negli ultimi tempi le cose andavano male.L’Imperatore era un vanesio ,isterico e parolaio. Non si trovano più prigionieri degni di nota, si giocava il tutto per tutto quel Natale.Devono per forza dare un grande spettacolo.La popolarità arriva velocemente e ancora più velocemente se ne va.

L’uomo è in una cella singola,d’isolamento. Appena arrivato ha già ucciso tre innocenti prigionieri e quattro guardie.La Follia gli circola nel sangue .Non ricorda più il suo cane.La malattia e la paura di soffrire in modo troppo violento e straziante,anche per un assassino crudele come lui.

“Natale”
“Cosa?”Chiede Rhona
“Tra poco.Sarà Natale”Risponde Lucia
“Già.Ti manca?”
“Strano,prima non è che mi interessasse molto.Lo aspettavo per fare le immersioni a Porto Ercole.Ci vedevamo con i parenti,sai le cose che facciamo noi Italiani?”
“Immagino che lo faccino anche in altri paesi.Non credi?”
“Mi manca quello…Il mare,e la mia famiglia.Certo,la mia famiglia.”
“I miei hanno divorziato quando ero piccola,quindi..”
“Scusa,io..”
“No,parlami di cosa facevi con i tuoi…”
“Non riesco a parlarne.Non perchè non voglia farlo,ma è …Sento la loro mancanza.Così banale,non credi?”
“Perchè?Lucia perchè dovrebbe esserlo?Dopotutto,anche con questo mondo in rovina,con la Follia che ci ha contaminati,dopo tutta la violenza e orrore,perchè non dovremmo commuoverci pensando ai nostri famigliari?Perchè non dovremmo avere nostalgia dei nostri Natali passati?”
“Non sono una dura sai?Cioè,magari ..”
“Non ci ha mai creduto nessuno.Mai.E non devi pensare…Ecco,quan-
do mi hai fatto leggere quel libro,come si chiamava?”
“Un posto che si chiamasse arrivederci”
“Si,ecco.La cosa più dolce e ..Non ho le parole,credimi.Non può che essere una bella persona una che scrive quelle cose.E se tra poco,quando andremo a combattere,ecco io..”
“Tu cosa?”
“Io…”
“Non lo pensare nemmeno.Non lo fare.Non permetterò che ti facciano male,non lo faranno.Non lo faranno,hai capito?”Lucia quasi urla
Rhona si alza dalla sua brandina e si sdraia accanto a lei.Cercando di calmarla,sussurrando dolci parole e accarezzandole il viso.
“Come sta?”Chiede una guardia al suo collega
“Zitto.Prima dava in escandescenze.Urlava,cantava,rideva,chiamava il suo cane. Sopratutto quello.Ora sta zitto.”
“Dobbiamo controllare?”
“Cosa,ma sei pazzo?Lo sai chi è questo?Il Longobardo.Non so quante persone abbia trucidato.Non è forse Natale , oggi?Cerca di rimanere vivo e di festeggiarlo bene con i tuoi.”
Nella cella un pesante silenzio,presagio di cattive notizie,fa sentire la sua tenebrosa e potente forza.
Natale,cosa faceva?Il delirio era passato,ora sentiva il sangue scorrere tranquillamente,il cuore battere regolarmente.Cosa faceva a Natale?Andava al mare. Pietraligure,Loano,Varazze. Con i suoi. E Achille. Ricorda la bellissima atmosfera malinconica,tenera,dolce. Pace. Ecco,era in pace con tutti. Lui un tempo sapeva anche amare.Non lo vuole scordare. Prendeva tanti libri e li leggeva. Poi il lavoro ,il negozio, aveva cancellato quella bella e sana abitudine natalizia.
E Achille,ora?Cosa farà domani?Ci sarà la festa di natale nel paradiso dei cani?Non vuole pensarci.Fa male.
Tra poco combatterà.Il consigliere imperiale è venuto a trovarlo.Due ore prima.Gli ha detto che vuole uno spettacolo come si deve.Rideva viscido e schifoso come gli uomini della sua specie sono sempre stati.
L’uomo comincia a ridere a bassa voce
“Achille,cosa dici?Glielo diamo uno bello spettacolo?Buon Natale amico mio.Ogni goccia di sangue,ogni testa decapatita,ogni vita che strapperò dal corpo di questi figli di puttana sarà dedicata a te”
“L’Imperatore verrà ucciso?”Chiede Caronte sbigottito
“Certo”Risponde il consigliere
“Come?Ma è impossibile…”
“No,ho agganci tra i senatori e due pretoriani che ci lasceranno fare.Non lo sopportiamo più. Un mediocre è sempre utile,per qualsiasi tipo di regime. Però quando egli oltre alla mediocrità,ha la cattiva abitudine di essere vanaglorioso,vanitoso,megalomane,bè…Potrebbe rivelarsi pericoloso sia per noi che per L’Impero.Quindi domani,dopo lo scontro,che vincerete tranquillamente,un uomo alle spalle dell’imperatore lo pugnalerà a morte.Tu lo ucciderai e a furor di popolo sarai il nuovo Imperatore,che ne pensi?”Domanda mellifluo il consigliere
Caronte ride felice.
La gente si sposta lentamente verso il Colosseo.Vecchio rudere pericolante,fatiscente.Tra le erbacce,le rovine,combatteranno i Gladiatori e i Prigionieri.Loro staranno in bilico su gradini consunti dal tempo.E tiferanno per quello che il potere ha deciso debba essere il loro eroe.Lo faranno pensando di essere liberi.

Circondate da Pretoriani e Legionari,Rhona e Lucia vengono scortate verso il Colosseo.La folla urla bestemmie e maledizioni contro le due donne. Tengono nelle mani i ritratti de L’Imperatore e di Caronte e guardano con espressioni feroci e sprezzanti le prossime vittime

La folla continua a inveire,deridere,urlare,tifare,poi all’improvviso il silenzio cala sulla strada. Zitti,immobili,fissano l’uomo circondato da legionari e corpi speciali armati fino ai denti e oltre.
“Il Longobardo”Mormora un bambino terrorizzato.
L’uomo cammina sereno e tranquillo.La serenità e tranquillita di un pazzo.
Dalla folla un urlo. Una donna ha perso la sua bambina che corre verso l’assassino.
“Sei il Longobardo?”
“Certo”
“E dove è il tuo cane?”
“Morto”
“Spero che tu lo possa raggiungere.”
“Lo spero anche io,ma prima vi porterò tutti con me”Sorride l’uomo mentre viene trascinato via.

Caronte guarda la sua squadra. Paul sta controllando le sue motoseghe,Jason indossa la sua maschera da Hockey e lucida la lama della sua mazza-falce,Eletric Killer si diverte a giocare con la corrente elettrica che esce dai suoi aggeggi strani.
Tra poco lui sarà Imperatore e questi uomini le sue guardie del corpo.

Il boato si fa sentire per chilometri.La gente incurante del pericolo salta e si diverte .Chiama ad alta voce i suoi idoli,esalta L’Imperatore- odiato nei giorni della settimana e poi per ogni piccola distrazione che offre ai sudditi,perdonato e idolatrato.
Rhona cerca la mano di Lucia.La trova e la stringe forte.
“Stammi vicina”Sussurra
“Non ti lascerò mai” Risponde la ragazza.

L’Imperatore si diverte e lancia saluti al suo popolo. Il consigliere se la ride sotto i baffi.Tra poco questo inutile pirla sarà morto.

Eccoli che entrano:I Gladiatori!Le note di Eye of the tiger irrompono nell’aria.l’Urlo della gente arriva fino allo spazio e oltre.

Caronte,Paul,Jason,Eletric Killer. Fermi in mezzo al campo si godono le isteriche urla della gente affamata di sangue,dolore,violenza,morte.

Fischi e insulti quando arrivano Rhona,Lucia e il piccolo e folle Longobardo.

“Ti fidi di lui?”Domanda Rhona
“Non abbiamo altre scelte.Non le abbiamo”
Il Longobardo tace.Tre assistenti del direttore degli spettacoli entrano in arena e consegnano ai tre Prigionieri le armi.
Il Longobardo prende la sua mazza chiodata.Stringerla in mano, gli da una sensazione gradevolissima di invincibilità e di grossi guai per i suoi nemici.
Lucia ha una spada di quelle corte ,che usano i Legionari, Rhona ha deciso di prendere un tira pugni e una catena.
Che lo scontro cominci..

Paul facendo volteggiare con precisione e delicatezza le due motoseghe in aria ,si avvicina per colpire Lucia Lei sente la lama tagliente della motosega sfiorarle la guancia sinistra.Con un balzo salta agilmente la seconda motosega pronta ad amputarle le gambe.Tira con decisione un colpo di spada alla testa del Gladiatore,ma viene bloccata dalla motosega nella mano destra di Paul.
L’uomo avanza. Lucia evita tutti colpi anche se viene colpita di striscio .Retrocedendo inciampa a terra e cade .Con il piede sinistro colpisce violentemente ai testicoli il Gladiatore. L’uomo perde la presa sulla motosega alzata al cielo per colpire la ragazza.Lucia l’afferra al volo e lo colpisce con violenza alla gamba sinistra.Carne,ossa,sangue le schizzano addosso. Paul urlando cade in ginocchio ,Lucia con violenza lo colpisce al collo con la sua spada.La testa del Gladiatore si stacca di netto dal corpo rotolando pigramente per terra.
Lucia pucciata nel sangue urla la sua gioia al cielo.

“Non è possibile!”Urla Jason
“Cosa?”Domanda Caronte
“HAI VISTO?Hanno ucciso …”
“E allora?Allora?Avanti entra e fa fuori quel nanerottolo”Dice il Capo dei Gladiatori gettando di peso l’uomo dentro l’arena

Jason avanza Muovendo la sua mazza-falce a rasoterra da sinistra a destra e da destra a sinistra.
Il Longobardo fa volare in alto la sua mazza,poi l’afferra al volo e la scaglia con forza contro la faccia del Gladiatore.Lo colpisce in pieno.I chiodi perforano il cranio del poveretto bucando il suo cervello.
Nemmeno un minuto di scontro
Il Longobardo si gira verso Imperatore e Popolo,mostrando a loro il dito medio.

Caronte è preoccupato.Quelli ci sanno fare.Eletric Killer entra in arena conoscendo per la prima volta la paura di morire

Rhona viene colpita in pieno dalle scariche dell’uomo e vola per cadere malamente sul terreno. Lontano arriva la voce di Lucia..Le gambe e le braccia si agitano,si sente bruciare.Capisce che l’uomo la sta colpendo ripetutamente.Le scosse non sono forti,ma ripetute diventano dolorosissime.Si sente abbandonare. Dovesse morire è contenta.Ha avuto una bella vita. Un bel lavoro,ha viaggiato, ha amato,sopratutto ora,sopratutto Lucia.
Poi con la mano desta afferra la catena.La sente ,si agrappa con forza e disperazione.
Urlando si alza e tira un colpo violentissimo al braccio destro del Gladiatore immobilizzandoli l’arto.Poi lo colpisce violentemente al viso con il tirapugni.Colpisce ,colpisce,colpisce,fino che sente le ossa della testa sgretolarsi,la carne lacerarsi,gli occhi fuoriuscire dalle orbite.
Poi molla la presa.

Il consigliere è nervoso.Il suo piano sta fallendo.Cosa fare?

Caronte entra in arena.Solitario,sa che andrà morire. Quante volte è toccata ad altri?Le cose vanno così.Non diventerà mai Imperatore.Morire a Natale.Una carneficina il giorno della bontà,dell’amore. Ironico.

Rhona,Il Longobardo,Lucia, sono al centro dell’arena.Come belve
affamate e arrabbiate.

Caronte urlando si getta contro i tre brandendo una pesante spada e tenendo uno scudo nell’altra mano
Lucia corre e poi si lascia andare in scivolata,centra l’uomo al ginocchio sinistro, spezzandolo.
Caronte cade.Rhona gli prende la spada e lo colpisce alla schiena.
Il Longobardo afferra lo scudo e glielo spacca con violenza sulla testa fino a quando è completamente spappolata.
Un silenzio innaturale avvolge il Colosseo. Poi da qualche parte un lieve e debole applauso.A quello si unisce dall’altra parte del Colosseo un altro applauso,e poi altri,e altri ancora
Alla fine la folla è in piedi ed osanna i tre nuovi eroi

Il consigliere è furioso,sta per esplodere.Dannati hanno fatto fallire il suo piano.Guarda i Pretoriani,si stanno avvicinando a lui.Intuisce di colpo di essere stato scaricato dai Senatori.Lo hanno usato e lui ha creduto troppo nelle sue capacità.
L’imperatore è in piedi. Applaude anche lui.
L’uomo si getta contro quel maledetto vanesio che non sopporta affatto e insieme precipitano rovinosamente verso terra.
Nell’impatto L’imperatore muore sul colpo.
Il consigliere si alza con fatica.Sputa e vomita sangue,si regge a malapena in piedi.Vede i Pretoriani correre verso di lui.Lo faranno a pezzi.Pensa al presepio.Lo faceva sempre ,ogni Natale. E passava una bella giornata con sua moglie e i loro tre bambini.Poveri piccoli,poveri innocenti.Un giorno arrivato a casa, con la bella notizia della promozione e la possibilità di comprare quella bella villa che sua moglie tanto ammirava,aveva trovato la donna davanti alla lavatrice.Al suo interno le tre teste dei suoi bambini.
Il consigliere piange.Lacrime che diventano rosse sangue quando puliscono le sue ferite.Ha perso tutto. Chissà se il Natale per lui potesse concludersi con un viaggio in paradiso.No. La gente come lui non ci va.Non ci andrà mai.
Così abbassandosi con fatica prende la spada imperiale e con dolore ,rabbia,angoscia,malinconia per vita che se ne va si getta contro i tre prigionieri.
La mazza chiodata del Longobardo gli squarcia il ventre.Lucia lo infilza con la spada appena sotto il cuore e Rhona lo colpisce violentemente al naso con un pugno. Il consigliere cade moribondo.Morirà abbandonato nelle segrete della prigione imperiale.Tre ore dopo.

La colpa sarà tutta sua,i Senatori denuncieranno tutti quelli che sapevano del complotto.Portando la falsa giustizia dei perfidi al trionfo.

Porto Ercole
L’acqua accarezza i piedi di Lucia.Lei si sente in pace con il mondo intero. Rhona la raggiunge e l’abbraccia.La stringe a se.
“Non avevo ragione?”
“No!”Ride la donna inglese.
“Qui saremo sicure.Sai ho ripreso la mia attrezzatura da sub,se vuoi ti insegno”Dice la donna italiana scompigliando i capelli di Rhona
“Tu insegni a me?A Eden Sinclair?”
Le due donne ridono.
“Il Longobardo?Non l’ho più visto..Doveva venire con noi”
“Non può,non è la sua terra questa,Rhona.Non può vivere come noi.Sarà da qualche parte”Risponde Lucia.
Poi le donne si allontanano camminando abbracciate lungo la spiaggia.