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La giornata

4 Dic

“Hanno rubato i fiori dalla tomba di Roberto” Borbotta stizzito l’uomo anziano,mentre si leva le scarpe e a fatica indossa le ciabatte .

“Cosa?” La voce della moglie gli giunge dalla cucina, dove – come al solito- è impegnata a cucinare piatti troppo complicati e pesanti per due pensionati . “ Due pensionati che si avviano tristemente al capolinea” Pensa l’uomo.

D’altro canto qualora non fosse in cucina sarebbe a scrivere quella dannata lettera. Da quanto tempo la sta scrivendo? Subito dopo la morte di Roberto.  E non ha ancora smesso!  Lei gli diceva: “voglio scrivere alla madre di quel ragazzo. Voglio parlarle e dividere il nostro dolore”

Dividere il nostro dolore? Ah, quindi loro figlio, ( il loro unico figlio avuto in tarda età ), sarebbe sulla stessa barca con quel criminale?La questione della lettera aveva spezzato definitivamente il loro rapporto. Stavano insieme,ma erano persi , naufraghi su isole troppo lontane tra di loro. In mezzo l’oceano di rabbia, dolore, tristezza, pianti, disperazione.

“Ho detto: “Hanno rubato quei cazzo di fiori! Quei cristo di una madonna di fiori dalla tomba di Roberto!” Cristo!” Rincara la dose l’uomo

“Non bestemmiare!” Lo rimprovera con un tono di voce stanco la donna. Si è affacciata sulla porta della cucina Il grembiule macchiato di sugo la fa sembrare una feroce serial killer,cosa ironica visto la sua predisposizione al perdono.

“Non bestemmiare?” Ripete l’uomo in tono di sfida. Non rimane che litigare. Oramai i loro rapporti vanno avanti solo su questa linea. Ogni scusa è buona  per una scenata, per un litigio e poi lo sa: lui scoppierà in pianti.

Ci voleva la tua morte Roberto, ci voleva quella per farmi piangere.

“Sai che mi dà fastidio. Non capisco che bisogno ci sia….”

“Porcodio! Ti va bene così? Stai male così? Eh! Ti dico: “Hanno rubato i fiori dalla tomba di nostro figlio!” Nostro figlio, cazzo! E tu ? Sei preoccupata per la bestemmia! Il tuo dio del cazzo mi ha tolto il figlio. Il tuo….( sente che gli manca il fiato e si ferma due secondi. La donna è ritornata ai fornelli. Ormai fa sempre così: lui va avanti a sacramentare,poi si calma. ), nostro figlio- nostro- ce l’ha portato via. E ora un…Non so nemmeno come definirlo porta via i fiori dalla sua tomba.  Per fare cosa? Dove li mette? Ho fatto il giro del cimitero. Niente. Eppure deve essere quello…  Sai, quel terrone vicino alla nostra tomba.” Orlando ha bisogno di trovare un nemico,da sempre. Non va avanti se non dovesse aver qualcuno da maledire,sarebbe un uomo finito. Il problema è che sbaglia sempre l’obiettivo. Si fida di tre o quattro pregiudizi e così vive.  A essere sinceri quando aveva conosciuto  Sara era cambiato. L’amore ci migliora. Non ci sono storie, niente balle signori! Lei , come spesso fanno le donne, lo aveva migliorato. La nascita del figlio sembrava il culmine di tanta felicità. Fino a quando non l’avevano ammazzato. Aveva 18 anni.

“Ma se hai detto che non hai trovato i fiori su nessuna tomba, perché devi dar la colpa al signor Esposito? Povero ha perso la moglie e la sorella in quel incidente.” Lo rimprovera la moglie. A lui non infastidisce il rimprovero,ma il tono di voce di lei: neutro,distante,come se parlasse con un bimbo idiota o una persona sconosciuta.

“Chi è stato? Dicono che vi sia una banda di zingari…”

“No, ci mancano solo gli zingari ora!”La donna lo osserva dalla cucina mentre sistema i piatti . Lui è fermo immobile nella semioscurità del corridoio.

“Bè,ma allora chi se li prende quei fiori? Sono i miei fiori, Sono per mio figlio. Perché non mi lasciano mettere i fiori per mio figlio?” L’uomo sente che sta arrivando il pianto. Lui  piange sempre. Sua moglie mai. Non aveva pianto quando l’avevano informata della morte di Roberto, non aveva pianto al funerale, né dopo.  Lei voleva scrivere quella lettera. Voleva conoscere quel ragazzo.

Lui voleva solo ucciderlo. Per anni la vendetta era stato il centro del suo pensiero. Solo quella. Talora sua moglie gli parlava,ma lui non ascoltava: stava torturando quel farabutto. Un padre, un uomo vero farebbe così. Lo voleva uccidere lentamente, che gridasse, che urlasse, che piangesse. A pezzi. Uno a settimana.

Non aveva fatto nulla. Era  rimasto a guardare la giustizia in azione. Era rimasto con pochi anni di galera, un carcere minorile e poi …

“Vieni a tavola, è pronto” Dice la donna.

Così pranzano evitando accuratamente di guardarsi. No, non è vero quello che vi scrivo. Perché, ora che noto bene, la donna lancia delle occhiate veloci al suo marito. Occhi supplicanti, dolci, desiderosi di dialogo. Cosa impedisce che questo avvenga? Nulla, e tutto.

Lui non parla altro che di vendetta prima. Poi ha smesso. La sua giornata è organizzata sempre alla stessa maniera: 1) mattina al cimitero, 2) la panchina ai vecchi giardini,3) tentativo di parlare con il giudice per riaprire il processo, 4) cena. In rabbioso silenzio, 5) andare a letto il prima possibile.

Lei rimane sola in soggiorno. Scrive quella lettera e poi la butta. Troppe cose da dire, nessuna voce per esplicarle.

“Andrò a prenderli di nuovo. La terza volta,cazzo.” Si lamenta, parlando con la bocca piena, l’uomo.

“Certo amore” Dice lei distrattamente.  Pensa che vorrebbe parlare di altro, vorrebbe tornare a quei tempi quando per ore e ore e ore parlavano di tutto.  Ma come fai ? Il tempo non torna.

“Almeno i fiori. Non sono stato un buon padre per lui. Non sono stato nemmeno capace di vendicarlo!” Il pungo che tira sul tavolo fa sussultare la bottiglia di vino e i bicchieri.

“Ancora! Ma cosa avresti risolto? Cosa avresti ottenuto?Il carcere e niente altro. La vendetta è una cosa stupida! Stupida ! La vuoi…”

“Ah, certo! Perdoniamo! Ma si: hai ucciso mio figlio? Bene! Ti perdono! Sicuramente meriti di vivere e di rimediare a quanto fatto! Che povero! Ma che povero ragazzo! Non è colpa tua. Ti annoiavi,no? E allora perché non tirare un pugno in faccia al primo che vedi passare sulla tua strada? Perché non farlo?”

“Non stavo…” La donna cerca di far valere il suo pensiero,ma l’uomo è furioso. Non vuole che lei finisca il discorso,

“Ma no! Niente vendetta! Scriviamo una cazzo di lettera alla madre,porcodio! Facciamolo! Io quello stronzo lo voglio vedere morto. E anche male! Sai perché? Lo vuoi sapere?”

“Mangiamo,ora…”

“Mangiamo! Ora cosa? Io lo voglio vedere morto perché io amo Roberto. Io ho pianto la sua morte. Io. Tu l’hai fatto? Non mi pare.” Dice l’uomo alzandosi dalla sedia e andando in corridoio

La donna , in silenzio, continua a mangiare. Piangendo silenziosamente e cercando di finire il cibo nel  piatto.

 

2

Il giardino del quartiere cerca di mantenere una certa dignità. Forse rammenta i tempi andati,quando quel quartiere era popolato da indiani metropolitani, artisti,operai felici di vivere la rivoluzione, militanti di gruppi extraparlamentari. Poi sono arrivati i drogati, poi i clandestini, poi nessuno. Tranne quel vecchio.

Orlando sta per ore seduto sulla panchina. Oltre le siepi vede il poco traffico cittadino.  Talmente poco che possiamo ben dire che non ci sia assolutamente.  Chissà dove sono finiti tutti.

I pensieri viaggiano autonomamente nella sua  testa. Non sono pensati da lui, ma arrivano e lui ci si perde dentro.

Un rumore lo  distoglie dai suoi fiori , cosa è stato? Un cane. Un pincher, così si chiamano no?  Si muove insicuro, smarrito, correndo da una panchina all’altra, guaendo ,emettendo una sorta di pianto che spezza il cuore a chi lo dovesse sentire.

Il cane si ferma davanti a lui.

“Ti hanno abbandonato? Anche a te,vero? Pure a me è successa la stessa cosa. Il primo è stato mio figlio. Si chiamava Roberto. L’ho avuto tardi. Si perché mi sono sposato tardi e … Bè,avevo delle difficoltà ad avere i figli.  Lui è arrivato però.  Sai, avevo sognato di  fargli prendere il mio posto in ditta. Ma lui scriveva. Cosa cazzo scrivesse non l’ho mai capito. Mia moglie è quella che scrive. Io gli dicevo solo di non farsi troppi sogni: un lavoro, una donna, una casa. Come me e tua madre.  Lui aveva queste idee sul mondo. Non so: tipo… Sai? Non ha mai giocato a pallone . Mai. L’ho iscritto a una scuola di calcio,per farlo ..Come si dice? Socializzare. Ma lui non ne voleva sapere. Non che a me interessasse il pallone,ma tutti i ragazzini vogliono farlo, no? Tutti vogliono giocare a palla. No, lui no.

Stava ora in camera sua a sentire la musica e a scrivere.. Amava la storia e scriveva di quella. Delle battaglie e di come gli uomini anche sotto la guerra siano in grado di amare. Cose che gli ha messo in testa sua madre.  E insomma: non lo conoscevo. Mio figlio, io, l’ho conosciuto solo dopo. Quando me l’hanno portato via. A volte temo che nemmeno questo mi abbia mai dato qualcosa di mio figlio. Per te è possibile? Dico avere sto bambino  e poi giovane uomo, e poi uomo e poi morire: senza conoscersi?Non lo so. So solo che gli compro dei bellissimi fiori. E me li rubano. Ecco cosa so.

Tu sei stato abbandonato una volta sola: dai tuoi padroni.  Farabutti. Meglio così, meglio così per voi cani. Credimi.

Dopo sono arrivati i colleghi.  Qualche condoglianza e poi loro continuavano a vivere. Ridevano, sognavano,desideravano,e mi dimenticavano. 40 anni in quella ditta. Mi hanno messo in pensione, una stretta di mano veloce e stop. Non li vedo più. A volte penso anche a loro. Poi mi dico che mi hanno dimenticato e allora cosa cazzo li penso a fare? Dico :  “ 40 anni di vita in comune,quaranta! Sono amici miei!” Forse ho sopravvalutato l’amicizia.

Infine : mia moglie.  Non ha mai pianto sai? Mai. E scrive quella cazzo di lettera. Non vuole farsi consumare dall’odio, mi disse una volta. Proprio così. Usò proprio queste parole.

Fatto sta che mentre io andavo a controllare dove stava di casa quel figlio di puttana, lei passava il tempo in  chiesa a fare opere di bene per gli altri. Capisci per gli altri,non per me o per suo figlio. Poteva darmi una mano. Li avrei uccisi io e lei mi avrebbe aiutato a sbarazzarmi dei corpi. No! Opere di bene, siamo tutti umani, perdoniamo.

Dici che fa bene? E che cazzo ne sai? Sei un cane. Sei solo come me. Sai una cosa , amico? Ti auguro di venire investito al più presto. Te lo auguro davvero. Meglio, ascoltami è meglio così”

Il cane si allontana in preda al terrore e alla speranza di trovare i suoi padroni. L’uomo aspetta che arrivi l’ora della sua gita al palazzo di giustizia. Vuole rivedere ancora la faccia dell’avvocato della difesa,del giudice, di tutta  quella gente incapace di sistemare una volta per tutte i cattivi.

E i fiori? Chi cazzo gli ruba i suoi fiori?

 

3

La città da molto tempo è deserta. Ci sono macchine parcheggiate, saracinesche di negozi alzate,ma nessuno in giro.  Da molto tempo, da quando è morto Roberto,come se anche lei fosse rinchiusa in un lutto senza fine.

L’uomo attraversa queste strade , un tempo piene di chiasso e vita, diretto al grande palazzo di giustizia. Salendo i gradini sente il ginocchio sinistro scricchiolare sinistramente. La vecchiaia e troppi gradini saliti  e scesi, Per troppo tempo.

E’ vasto l’interno del palazzo. Vasto e bianco, immacolato.  Troppo bianco. Accecante, Infatti lui non vede nulla e corre a destra e a mancina nella speranza , sempre negata, di trovare qualcuno.

Vede delle ombre,sente i brusii ,ma lui si perde. Corre di qui, si trascina di là. Loro ci sono: avvocati,giudici, ci sono eccome! Ma non lo vedono e  lui non vede loro.

Vorrebbe parlare di Roberto, dei fiori, di sua moglie e anche di quel cane, quel cane trovato ai giardinetti. Perché non condannate l’infelicità? Perché non gli date l’ergastolo? Urla l’uomo,ma il suo urlo , diventando eco, si disperde all’interno del palazzo di giustizia

 

4)

 

Torna stanco. Vorrebbe dire alla moglie del cane. Cosa dovrebbe dirle? Nulla. Lei è in cucina  e parla al telefono.  Si, è disponibile per la cena in favore dei rifugiati politici. Certo, non mancherà. Come può mancare, lei?

La cena è pronta. Lei , quanto pare, ha già mangiato. Lui cenerà da solo. Una novità! Finalmente! Vorrebbe quasi  saltare ,cantare,prendere sua moglie e ballare. Lo facevano spesso. Prima.

Invece si siede e in  silenzio mangia. Poi la vede. La lettera. Imbustata.

“La spedirò domani. Io non ho mai creduto nella tua vendetta e non sono rimasta legata all’odio. Non mi sono lasciata consumare. Voglio parlare, voglio solo capire. Ecco, perché hai smesso di capire?” Negli occhi di Anna si legge ancora un briciolo di amore per lui. Orlando vorrebbe piangere,dirle che tornerà come prima. Ma le parole e le lacrime gli muoiono in qualche posto , nascosto e buio, in quella che una volta era la sua meravigliosa anima

5)

Roberto sorride. Stanno camminando al lago di Segrino. Suo figlio ama fare il giro del lago,accarezzare i cani che gli corrono incontro, ( attento! Urla Orlando, “ Non ti fanno niente papà” Risponde ridendo lui. Ha fiducia, come sua madre, nelle persone e negli animali. Orlando vorrebbe dirgli che si sbaglia,che lo uccideranno,ma vuole che nel sogno tutto funzioni),  stanno insieme . Stanno bene.

“Io sto bene qui . Non devi vendicarmi, papà! Non serve a niente. Dai, io sto bene qui. In questo lago, con te e la mamma. Non voglio altro” Roberto sorride. Il sorriso perfetto e luminoso di sua madre. Lo riconoscerebbe anche al buio.

Nel sogno Orlando piange. Un pianto lungo e disperato

“Perdonami, perdonami , Roberto!”Ripete l’uomo

“Ti perdono papà . Non ti preoccupare” Dice il figlio abbracciandolo.

Il calore del corpo del figlio  scalda i sussulti del suo corpo , dovuti al pianto

“Scusami! Scusami!” Ripete,mentre il figlio gli accarezza dolcemente la testa

Vorrebbe fermare il tempo . Vorrebbe stare per sempre tra le braccia del figlio, e accarezzarlo e dirgli fai come vuoi. Ama, scrivi,fai quello che vuoi….

Vorrebbe,ma il sogno finisce e un’altra giornata comincia

Chi cazzo ha rubato quei maledetti fiori?

Il vecchio Vlad

22 Feb

 

 

Avessi qualcosa di meglio da fare, certamente non mi trovereste qui. Ma , a dirvi la verità, ho smesso da tanto tempo di aver “qualcosa di meglio da fare”. Precisamente da quando sono stato espulso da tutte le comunità del “ Ho un buon consiglio per te”. Non ce l’ho fatta. Ho fatto un giro di pista abbracciato al successo, ci siamo fatti il nostro ballo e credetemi:l’orchestra ci sapeva fare. Poi? Poi è arrivata la crisi e i piccoli stronzi come me sono finiti nel magico tubo di quella fogna che chiamiamo fallimento. Ho perso la mia Harker Immobiliare, ma non che me fregasse più di tanto. Certo è saltato il mio matrimonio con Miss Figa di Legno , la signorina  Mina.. Cose che capitano, l’amore nella nostra classe dura fino a quando hai un buon conto corrente. E vedete? Non ce l’ho più. Quindi la sera vengo qui e bevo. Mica da solo ,ce ne sono tanti. Tutti erranti cavalieri della sfortuna, qualcuno ha una buona storia legata a un sogno di gloria,altri hanno sempre strisciato le palle sul vetro degli insuccessi.  Ci sono stranieri, gente del posto,qualcuno ha ereditato il tavolo dal nonno che l’ha passato al padre ,che l’ha consegnato al figlio.  Sbronzi,rissosi, eppure non ho mai sentito ridere tanto di cuore come qui dentro.

E poi a mezzanotte spaccate arriva lui: Il Conte Vlad. Per gli amici Dracula. Fa tenerezza e pietà vederlo perso dentro quel abito da festa e di lusso,con i bottoni che mancano, sdrucito ,sciupato. E il cilindro che par aver fatto tante battaglie contro la polvere,il tempo ,la merda.  Tocco di classe: il mantello. A brandelli, con lo scotch a tenere attaccati brandelli di un glorioso passato e odierna traballante dignità.

“Ciao vecchio. Come va?” Gli chiedo.

“Da schifo ragazzo. Ho la gola che mi brucia e per dissetarla che mi danno? Il sangue di qualche tossico,di qualche barbone. E le puttane. Ti ho già raccontato del mio castello ? “ Mi dice lui, cercando di stare in bilico sulla sedia.

“ Quello in Transilvania? Bè,credo un paio di milioni di volte. Credo” Ribatto sarcastico,.Mi piace trattare così tutte le persone . Figurati quel vecchio rincoglionito.

“Era bello. A esser sincero,era bello tutto.  Pieno di forza, vigore. Temuto e rispettato La gente tremava solo a sussurrare il mio nome,non ci credi? Dovresti..Dovresti farlo! Che diamine , mostrami un po’ di rispetto!” Finge di far la grande sceneggiata. Io sorrido di sbieco e controllo l’orologio.

“Comunque: me la spassavo e anche tanto. Avevo tre mogli che in fatto di succhiare erano anche meglio di me! (Ride, le battute volgari e sessiste lo divertono sempre),e facevo la bella vita. Nello sfarzo, nel lusso.  Poi la gente ha cominciato a smettere di credere in noi. Non so come sia successo,ma non ci temevano più. Erano i tempi moderni. Venivano dall’America o da altri posti e costruivano. Più costruivano,più portavano le loro tradizioni,più io non contavo un cazzo. Sai cosa vuol dire : non contare un cazzo? No? Non lo sai…Ma che cazzo saprai mai tu. Ho venduto il castello ….”

“ A una ditta americana che ci ha fatto un centro commerciale. Me l’hai detto, sai?” Taglio corto io.

“Certo che te l’ho detto!  Sono vecchio,che credi? E non vecchio come questo signor qui., ( indica il barista,il buon Giulio),mi piacerebbe.. No sono vecchio di secoli. Ne ho vis…”

“Di cose che voi umani? Vuoi dirmi questo? Cazzo,ma non ti rendi conto che abbiamo anche noi una vita di merda? Te la ripetiamo forse ogni sera? Non direi.” Mi scaldo forse un po’ troppo con questo povero cristo.

“Sono costretto a fare il numero della mantide, ok? Il più ridicolo ed umiliante dei miei numeri. Forse non capisci bene. Ok,ok.. Giulio,che hai messo via quella roba per il mio amico Van Helsing?”Vlad tira su con il naso. Si è offeso e piange silenziosamente. Io faccio finta di non aver capito cosa stia succedendo.

“Certo.  Tre bottiglie di Jack Daniels,come sempre?” Il barista passa una borsa della Conad al vecchio vampiro.

“Ok,stasera ce la scoliamo e parleremo dei vecchi tempi. A  lui non dispiace mai.” Conclude con un tono velenoso. Sicuramente rivolto a me.

“Bella compagnia. Un vecchio matto” Mormoro.

“Si,matto e allora? Era un nemico onesto e rispettabile. Ora è appena uscito dal manicomio, di nuovo. E sono rimasto solo io a credergli. D’altronde parla di me. Beviamo,ci sbronziamo,ci commoviamo pure. Siamo vecchi ,caro mio. Però anche tu invecchierai. E troverai un coglione che ti prende per il culo,perché è giovane. Non sputa  e caga sangue di pessima qualità, non è costretto a  umiliarsi facendo la Mantide o robe simili. E ora dimmi? Come vanno gli affari?” Mi chiede sorridendo  benevolo

I miei affari, proprio in quel momento, entrano nel bar.

“Ciao Johnatan “ Lucy entra strisciando i piedi sul pavimento e cercando con la mano sinistra il sostegno sugli schienali delle sedie.

“Ciao,piccola” Le dico. Capelli neri e lunghi,magra e bianchissima, sembra perdersi dentro gli stivaloni bianchi finto cobrati,la canottiera rossa le casca quasi fino al ventre,non trovando il sostegno delle sue due flaccide e piccole tettine. La minigonna mostra due gambe fragili,una volta muscolose ,oggi oscenamente magre. Porta un paio di occhiali da sole,come mai?

“Ciao Lucy!” Vlad si alza lasciandole il suo posto. Il vecchio è diventato rosso e gli occhi gli sorridono.

“Uh,che bello il ritrovo tossici di merda e fottuti malati di Aids. Fantastico ragazzi,mi commuovete .”Ridacchio

“Fanculo Harker. Toh,questi sono i soldi della serata. Pappone di merda”

“120 euro. Pochi clienti,o..” Dico io lasciandole i cento e prendendo i 20. Posso bere qualche birra gelata. Tanto non ho nulla . Nessuna casa,nessun lavoro,tranne quello del pappa più pirla del mondo. Mi bastano  le birre e poi tornerò nella vecchia fabbrica abbandonata.

“Cosa hai fatto agli occhi? Ti hanno picchiata?”Le chiedo a brucia pelo.

“No,cioè…” Lei si sta arrampicando sugli specchi

“Chi è stato!” Si infuria Vlad.

 

Giulio tirando su con il naso pone i fiori sulla tomba di Johnatan Harker. Una lacrima scende pigra sulla guancia  sinistra del vecchio ex barista. Con l’età si diventa più sentimentali,sapete?

Non solo ha perso degli ottimi clienti,ma anche degli amici. Pure quel Van Helsing che non aveva mai visto in vita sua. O la povera Lucy.

 

“Però,sapete una cosa cari lettori? Se ne sono andati da eroi. Da veri eroi. Oh,che sbadato! Ma voi non sapete niente? Non sapete cosa è successo quella notte? Bè,lasciate che ve lo spieghi in breve…Vediamo…Ecco! Il nostro quartiere doveva diventare un posto per borghesi . Tranquillo, confortevole. Per quel branco di manager del cazzo che lavorano nella grande città e sognano di riposarsi vivendo in un bel appartamentino.  Così quella zona faceva gola a un tizio che oltre ad essere il più noto costruttore edile della Regione ,era anche un potentissimo criminale. Roba seria,e quei tre testa di cazzo con chi vanno a cozzare? Esatto con lui. Prima con il figlio cretino e violento e poi,tanto che c’erano,con l’intera banda. “

 

La porta del bar si apre di botto. Entrano tre tipacci: il figlio del noto costruttore  Lo Russo e due tirapiedi. Per farsi ben volere con delle mazze sfasciano metà locale. Sbraitando e sputazzando a destra e manca.

Io e il vecchio Vlad li osserviamo con un misto di disgusto e pena.  Lucy è spaventata e si rifugia sotto il tavolo.

“Ok,scimmioni abbiamo visto che riuscite a maneggiare un bastone,ma dubito che siate in grado di maneggiar altrettanto bene il vostro cazzo,e che sputate più di un lama. E allora? “ Dice il vecchio vampiro guardando i tre pirla . I quali respirano affannosamente, incazzati .

“ C’è gente che deve bere e ubriacarsi. Cose assai impegnative e nobili,ecco..Potreste andare a fanculo,gentilmente?” Concludo io.

Poi? Poi avviene tutto in fretta. Il figlio cretino e bullo di Lorusso si avventa contro di me brandendo un coltello a serramanico. Io mi metto in posizione di combattimento ,pronto ad abbatterlo con una bottigliata in testa,ma ..

Lucy si mette tra me e la lama. Ovviamente ha la peggio. Emette un urlo soffocato e poi si accascia per terra,io e il vecchio Vlad la sosteniamo delicatamente e l’adagiamo con cura per terra.

Il suo assassino ha l’aria spaesata e istupidita. Guarda lei,me e il vecchio.

“Mo so cazzi, pischello” Lo avverto. Lui mi fissa senza capire ,poi sente quel rumore e capisce che son veramente cazzi amari.

L’urlo della notte,dalla profondità degli inferi ,sale piano,come una nota bassa e distorta e poi cresce di volume. Tremano i bicchieri e le bottiglie. Qualcuna cade.

Il vecchio Vlad è decisamente fuori di testa e incontrollabile. L a sua vecchia e affaticata faccia di chi ha perso dignità e prestigio, si trasforma in quella di una creatura dell’oltretomba che ha superato indenne i secoli,le pestilenze,le guerre,e che da sempre , fin dalla prima notte del mondo, vive cacciando e massacrando.

I tre spaventati e urlando cercano di scappare dal bar,ma il vampiro senza nessuna fatica prende per la testa i due  tirapiedi del piccolo delinquente, e le fracassa sbattendole violentemente una contro l’altra.

Sporco di sangue e materia cerebrale,con calma punta in direzione del giovane assassino . Il quale inciampando e cadendo più volte cerca di raggiungere il suo Suv per scappare.

 

Che illuso.

 

Sotterro Lucy nel cortile della fabbrica abbandonata dove vivo. Ci sono un po’ di colleghe sue, un viados piange disperato, e qualche collega da bar. Tracannano birra e rhum, improvvisano brindisi alla bella e giovane fanciulla . Sole del bar,che illuminava con la sua presenza la vita di gente abituata a vivere nell’ombra

Il Vecchio Vlad si trattiene dal piangere. Come me. Siamo dei duri.

 

Più tardi io metto nella borsa da viaggio grande, che non mi è mai servita a un beato cazzo, le bombe a mano e le pistole. Un tizio le ha sepolte qui. Non è mai passato a ritirarle. Penso che ormai siano robe mie.

“Dovrò così occuparmi anche di te? “ Vlad mi guarda con uno sguardo ironico e divertito

“ Mi sa che sarà il contrario,vecchio! Son un ottimo tiratore.” Mi carico in spalla il borsone .

“Pronto John?”

“Certo Vlad”

“E tu?Sei pronto?” Chiede  il vampiro al nostro ostaggio: il figlio di Lorusso.

 

Guido piano verso la villa del tipo. Troppi pensieri in testa per un uomo che tra meno di venti minuti sarà morto. Vorrei trovare dei rimpianti, dei rimorsi, non trovo nulla  Né di buono né di cattivo. Nulla. Non penso sia così per il mio compare.  Chiuso in un nobile silenzio,lo sguardo severo,perso nelle gloriose notti in Transilvania.

 

Mentre sono fermo a un semaforo rosso,sento qualcuno battere le nocche contro il vetro.

“Ehi! Van! Che ci fai qui!” Grida divertito Vlad.

“Ti aspettavo per il nostro drink. Non sei venuto. Ho chiesto a Giulio e lui mi ha detto che andavate a sterminare la famiglia Lo Russo.  Così ho preso la bicicletta e son venuto a cercarvi. Questo si che è un bel modo di passare il sabato sera.”

Così ho capito che anche la morte a volte può essere comica. Io e due vecchi rincoglioniti contro la più potente famiglia mafiosa della città.

 

Nella villa ultra sorvegliata di Lo Russo gli uomini si annoiano: bevono,giocano a carte, si masturbano guardano riviste porno. Le ultime cose che faranno da vivi. Il potente boss è nel suo studio, sente musica classica e sorseggia costoso vino rosso. Non si intende né dell’una né dell’altro,ma fa scena e a lui queste cose piacciono assai. Il padrone della città con tutte le sue ditte, fabbriche, negozi. Un uomo avido e tirchissimo, innamorato del denaro e un devoto credente di Padre Pio. Che  porta tatuato sul petto. Tossisce ,anche se non lo sa è condannato da un brutto male,quindi a ben vedere Vlad gli sta facendo un grosso piacere.

Uomo collerico,volgare e sadico . La sua fama di leggenda del crimine è legata all’uccisione di un feroce boss del suo paese. La leggenda vuole che lo abbia ucciso in un vero duello,la realtà è che l’abbia ucciso sparandogli- tremando dalla paura- di spalle.

Il campanello suona. Chi è ?

Sente la voce di uno dei suoi,che saluta stancamente il figlio. “Può entrare anche lui?” Domanda il figlio. Ma chi cazzo gli porta a casa? Lo Russo, esce  dallo studio per vedere lo straniero in compagnia di quel suo disgraziatissimo figlio,ma il suo uomo risponde prima che il vecchio boss possa intervenire

“Se è con te,fai come cazzo ti pare. Entrate”

E’ esattamente così , che l’inferno entra nella casa del criminale.

 

Vlad spinge violentemente il figlio di Lo Russo , il quale vola agitando comicamente le braccia  e le gambe andando a schiantarsi contro la parete di fronte.

“Cosa!!!!!” Urla Lo Russo correndo al piano di sotto ,inciampando nei gradini e facendo tutta la scala ruzzolando come un vecchio coglione.

In casa sua ci sono tre uomini .  Due malandati vecchi, (uno vestito come quel tipo… Christopher Lee. Come mai gli vengono in mente quei vecchi film horror che da ragazzino amava tanto? ), e un giovane che tiene in mano…

“Ha delle bombe!!” Urla l’uomo ai suoi scagnozzi che sono arrivati sparando all’impazzata.

Il  vecchio boss vede quel giovane lanciare le bombe contro i suoi. L’esplosione fortissima ,i corpi carbonizzati. Pensa che forse farebbe bene a scappare e salvarsi,ma..

Il sangue vecchio di secoli, torna a ridere nelle vene del vecchio e malandato vampiro. Dimentica i tempi amarissimi e  tristissimi dell’abbandono della sua amata  terra, quel esilio tristissimo, quel declino inesorabile. Harker  e Van Helsing accanto a lui si battono come leoni.

I nemici sono tantissimi, troppi. Ben armati Ma lui non li teme e si avventa su di essi. Staccando teste,braccia, sbudellandoli,  Ben presto si ritrova coperto di sangue e quel sangue è fonte di energia per lui.

Van Helsing è il primo a cedere sotto i colpi dei nemici.  Un sorriso sulle labbra è l’ultima cosa che lascia al mondo.

Harker e il vecchio Vlad avanzano con calma e determinazione. Mentre i loro nemici pur essendo molti sono spaventati e disorganizzati.

Teste mozzate, arti strappati, corpi squarciati dalle bombe.  Poi il silenzio

Harker si lascia scivolare contro la parete del soggiorno. Ferito mortalmente. Allegro, ride . Aspetta la morte, non ha altro da fare.

Un rumore però lo distrae Strisciando il figlio di Lo Russo,cerca di raggiungere l’uscita.

Con fatica e lottando contro la vista che diventa sempre più imprecisa, prende la pistola  e spara gli ultimi proiettili contro l’infame. Un urlo lo informa della morte del giovane.

“Lui dove è?”Chiede Vlad ad Harker.

“ Nel suo studio. Correva sulle scale come un figlio di puttana codardo.” Lo informa il moribondo

“Aspettami qui,faccio in fretta”

“Ehi Vlad!”

“Cosa?”

“Sono orgoglioso di averti conosciuto.”Mormora Harker,morendo.

 

Il nascondiglio è sicuro. Aspetterà che tutto sia finito e poi ricomincerà da capo.  Cercherà rifugio  da…

Lo Russo non finisce il pensiero. Un fumo sottile sta entrando dentro il suo rifugio. Sta bruciando la casa ? Morirà soffocato lì dentro? Piano piano il fumo assume una vaga forma umana

L’uomo urla terrorizzato  cercando di uscire da quel luogo che ha capito sarà la sua tomba

 

La mantide però è più veloce.

 

Il vecchio Vlad è stanco. Si è lasciato alle spalle il cadavere fatto a pezzi di Lo Russo e quello di tutti i suoi uomini.  Con le ultime forze sotterra in giardino i suoi due amici e li piange. Prima il pianto è un sussurro poi cresce diventando un ululato di disperazione.

Infine stravolto si siede su una sedia  e aspetta l’alba. Ormai non ha più nulla che lo tenga legato a quel mondo. Può anche svanire

 

“Come è bella! Cosa mi sono perso in tutti questi anni” Dice il vecchio Vlad,mentre naufraga dolcemente nel mare del riposo eterno.

il crepuscolo degli eroi

3 Mar

La sigaretta trema tra le mani del uomo.

“Non riesci nemmeno a tenerla ferma tra le mani”Dice la donna.

“Cosa?”Ribatte lui “La sigaretta”Precisa lei

“Oh,questo..Niente!Una piccola cosa,stai mettendo in dubbio che io non sappia più sparare?”Il tono della voce vagamente irritato.

“Sto solo dicendo che è da trenta minuti che quella cazzo di sigaretta par voglia competere alle olimpiadi, nella categoria tuffi”

“Spiritosa.Davvero”L’uomo fissa distrattamente il bicchiere di cuba libre davanti a sé “E invece questo ti mantiene lucida?

” “Aiuta i riflessi,certo”

“I riflessi?”

“I riflessi”La donna guarda l’orologio. Lancia un’occhiata intorno. La sua città, Roma, il suo bar preferito. Quanta gente hanno visto passare e quanti affari hanno fatto in quel posto.

“Trenta anni”Mormora lui

“Cosa?”

“Cazzo sei diventata anche sorda?Ho detto 30 anni.Ne abbiamo combinate di cose eh?”Sorride amaramente l’uomo

“Un tempo il nostro nome metteva paura. Lo sussurravano i diavoli ai loro figli,quando facevano i capricci.”

“Perché oggi?”

“Oggi,sei un uomo vecchio e malandato.Che fa da autista a un ricco rampollo di una nobile famiglia di figli di mignotta, o no?”Lei ama provocarlo,l’ha sempre fatto durante tutta la loro lunga e solida carriera ed amicizia.

“Si,che ci ha trovato anche un buon lavoro. Da quanto tempo non sentivi l’adrenalina scorrere lungo le vene?”

Lei pensa alla bambina. Le lacrime corrono lungo il suo viso. “Non sei tenuto,cioè…Puoi tenerti il tuo lavoro, non sei tenuto…Ti capisco,sai?”Lei cerca disperatamente qualcosa da fare , non vuol guardare in faccia il suo amico,mentre sente che non riesce a trattenere il pianto.

“Ho fatto tante cose brutte in vita mia. Troppe. Però due cose mi vanto di non aver mai fatto: 1) abbandonare un amico quando questo è nei guai,2)uccidere innocenti. Alla seconda non posso più rimediare,ma alla prima si.”Il tono asciutto e lo sguardo duro di lui mette alla donna una sottile sensazione di tranquillità. Sono stati insieme come fratello e sorella per tutto quel tempo e insieme se ne andranno.

“Tu ,però, puoi continuare a vivere. Cioè,hai quel lavoro…Forse mi sbaglio. La gente prima di morire,sai…L’abbiamo visto tante volte , magari si son inventati una storia.”Lei insiste, perché dovrebbero morire tutte e due? “

“Forse, forse è così. Forse il mio capo è veramente quel filantropo che dice di essere, e quei due che abbiamo eliminato due pervertiti. Forse loro hanno abusato di quella bambina,tu pensi che sia così?” Lei ricorda solo il pianto disperatissimo della bimba mentre un tirapiedi di quel cazzo di un milionario filantropo la portava via

“Aiutami!Signora,aiutami!”Gridava lei

“Come sarebbe stata?”Chiede la donna

“Cosa?”

“La vita. Se avessi avuto figli, se fossi rimasta con Paola,se non  avessi incontrato te,ma Cameron , se mi fossi laureata in biologia, se ..Come sarebbe andata?”

“Non credo in queste cose.Non l’ho mai fatto,posso solo dirti che questa è la nostra vita.Ti ricordi,come ti ho incontrato?”

“Si,caro mio. Eravamo qui. Avevamo finito di bere io e Paola,stavamo andando alla nostra macchina e poi…” La mano del tizio sulla sua spalla la fa girare velocemente e violentemente.La lama del coltello sulla gola.La paura che la immobilizza. L’altro stava strappando i vestiti a Paola, lei gridava e la guardava. Ferma,bloccata,sentiva la voce dei due uomini che le insultavano, ma era come se venisse da un altro pianeta.

“Poi uno fa:”che cazzo vuoi puffo quattrocchi?” E te gli rispondi una cosa tipo:”Odio i puffi” Poi hai sparato al tizio che mi teneva la lama di coltello puntata contro la gola” E lentamente, inesorabile, avanza. Il ferito a terra urla ,la pallottola gli ha fracassato il polso. L’altro tiene sotto di sé Paola , ma non dice nulla .Il terrore gli ha bloccato la parola.

“Non ho niente contro voi due,sapete?Cioè, che male c’è?La violenza fa parte della nostra vita e fate benissimo ad esercitarla,ma ..Sai,esiste sempre un ma..MAI ESSERE VIOLENTI NE I CONFRONTI DI UN BAMBINO,(l’uomo spara alla gamba sinistra del violentatore),MAI ESSERE VIOLENTI NEI CONFRONTI DI UN ANIMALE, (altro proiettile alla gamba sinistra), MAI ESSERE VIOLENTI NEI CONFRONTI DEI PALESTINESI, ( Spara ai testicoli dell’uomo) e MAI ESSERE VIOLENTI NEI CONFRONTI DI UNA DONNA ( l’uomo spara alla testa del tizio che esplode in mille pezzi) “

” E poi fai al tipo che stava maltrattando Paola….”

“Ti reputi fortunato,uomo?” Il tizio balbetta piangendo un si

“Testa o croce?”

“Testa..Nonono,croce!”

“Sicuro?”

“Sicuro”

“Bene” l’uomo getta in aria la monetina e mentre il tizio la fissa sperando di salvarsi la vita,lui gli spara in testa.

“Un bel modo di conoscerci,vero?”Ridacchia lui

“Non ne conoscevi di migliori?”Ribatte lei.  Da allora l’uomo l’ha allevata come una figlia. Nonostante non fossero così distanti di età. Avevano lavorato per tutti tranne che per israeliani, americani, perché lui aveva una sua “moralità politica”,come amava sostenere. E per la mafia. Avevano tentato diverse volte di ammazzarli, ma non ci erano mai riusciti. Erano davvero crudeli,feroci,spietati. “Bonnie e Clyde ci fan una sega”Diceva sempre lui.

“Che ore sono?”Lui si alza lamentandosi dalla sedia.

“19,30. Che bella giornata!”Sospira lei

“Cazzo,morire d’estate.Che rottura di coglioni”Brontola l’uomo.

Lei si alza e va a salutare Elio Antonelli,il vecchio e bonario padrone del loro bar preferito “Allora non passarete più da queste parti?”Domanda Elio trattenendo due lacrime ostinate che non vogliono saperne di tornare indietro “No.Stammi bene “Lei sorride timidamente. E poi se ne va.

Tutto può il danaro. Non è vero quello che dicono gli illusi o gli incapaci. Lui aveva tanti uomini che dipendevano dai soldi che elargiva a destra e manca per l’affare delle bambine. Non ci vedeva nulla di male erano bimbe nate in zone poverissime del paese. Lui pagava i genitori , pagava i suoi uomini perché andassero a prendere le piccole, e poi ammazzassero mamma e papà, di modo che i soldi gli ritornassero indietro. Carne fresca, pura, immacolata.Amava sfiorarle e toccarle. Per puro divertimento il suo braccio destro, Franco, gli aveva consigliato di mandare per l’ultima missione quel vecchio occhialuto rincoglionito che fungeva da autista e altri lavoretti. Un tempo lavorava con una donna ed entrambi erano una specie di leggenda, una cosa simile. Sai,anche le leggende invecchiano e spariscono.

“Hanno fatto un grande lavoro,vero?”Chiede Franco.

“Certo, assolutamente.”Riccardi si accende il sigaro, l’altra sua passione. “Intendi eliminarli?”

“Forse,ma sai..Lui è un bravo autista.Non so,che dici?”

“Non lo so,ma lei…Ho visto come guardava la bambina. Forse ha capito”

“Ah,si?Fammi pensare,ho messo del celophan sul pavimento. I miei uomini la fuori sono armati fino ai denti.  Mi sa che non intendo farli vivere a lungo, ma voglio divertirmi un po’.Sai, non te l’ho mai detto, ma per colpa di quella donna e di quel bastardo, ho perso un fratello. Tanti tanti,tanti anni fa”

“Il piccolo educatore di lesbiche?”Ride Fabrizio

“Si”Risponde il milionario. Un piccolo dolore ,il peso della mancanza di un fratello tanto amato.

ALLE SPALLE I FEDERALI,IL TUO NOME SUI GIORNALI

Pancho e Lefty

La villa è presidiata da un folto numero di scagnozzi e tirapiedi di Riccardi. Brutto affare,bruttissimo. “E quindi?”La donna vuol sapere che piano ha in testa lui.

“Niente,mi conoscono.Entriamo tranquilli ok?” Lentamente si avvicinano al cancello, pronti a fare fuoco su quella mandria di teste di cazzo.

“Ehi,puffo quattrocchi,dove caz..”Il palestrato der tufello non finisce la frase. Un proiettile gli fracassa il piede sinistro.

“Odio i puffi”Mormora lui

Gli altri lo fissano immobili.  Una mano pronta ad estrarre le pistole. E sudore freddo sulle loro fronti.

“Oggi è una bella giornata,non vi conviene rovinarla”Dice la donna.  Entrano in giardino e si dirigono verso lo studio del padrone di casa.

“Hanno sparato a un nostro uomo”Franco informa Riccardi.  Brutto affare. Bruttissimo.  Daniele e Laura entrano nello studio

“Avanti!Avanti! Che piacere rivedervi” il milionario si alza dalla sua scrivania e corre incontro ai due.

“Celophane?”Domanda Laura ”

Si,stavamo facendo dei lavori ..Sai imbiancare la casa,sistemare..Franco,anzi!Una cosa: ”vai a chiamare gli operai,che devo pagarli! “,Riccardi sorride a Laura”ogni lavoro va pagato ,no?”

“Certo”Taglia corto Daniele. I tre si siedono ai rispettivi posti.  Riccardi da dietro la sua scrivania tamburella nervoso sul legno. I due lo fissano impassibili.  “Avete detto qualcosa?”Domanda il milionario “

“No”Rispondono in coro i due.

“Bella giornata oggi. Dicono sia la più calda …”Riccardi lancia un’occhiata furtiva verso il corridoio

“Si,dicono sempre così”Risponde distrattamente Laura, sente dei rumori. Voci concitate, anche se faticosamente trattenute.

“Perfetta per un giro fuori città”Interviene Daniele, fissando Riccardi, ma toccando leggermente Laura. Come per dire:”Tieniti pronta”

“Quando ero piccolo,in giornate come queste io e mio padre prendevamo e andavamo a pescare.  C’era sempre mio fratello”

La voce del padrone di casa ha un leggero cedimento.

“Aveva un fratello?”Chiede Laura

“Si, ma è morto”Risponde cupo l’uomo

“Dispiace”Aggiunge Daniele.  Sono decisamente tanti quelli che son in corridoio.  Nello studio entrano Franco e altri quattro uomini, vestiti da operai.  Laura e Daniele si rilassano

“Eccovi ,qui! Dovevo pagarvi per quel lavoro” Riccardi si alza dalla sedia e va incontro ai lavoratori.  Proprio in quel momento Daniele e la sua collega sentono una scossa sul collo e cadono per terra.  “Ben fatto”Dice il milionario mentre prende a calci i due. “Tirateli su,tirateli su,avanti!” Grida Franco. L’uomo e la donna sono mezzi tramortiti e a fatica stanno seduti.

“MA GUARDALI,GUARDATELI TUTTI!QUESTI SONO GLI STRONZI CHE HANNO AMMAZZATO MIO FRATELLO” Altro giro di pedate e sputi ai due di nuovo per terra

“Tirali su”Ordina Riccardi  Malandati,ma ancora vivi Daniele e Laura fissano con odio i loro aguzzini

“Una domanda ,prima di morire,posso fartela?”Chiede la donna

“Certo,è una sorta…Di ..Come si dice?Ultimo desiderio?”Ridacchia il boss “Si,esatto.Quindi posso?”

“Fai”

“La bambina…”

“Bambina?Bambina?Uh….quella.Ah,certo ti accontento subito! Se le avessi dato l’opportunità di crescere,bè..Sarebbe diventata una grande pornostar…Se!” L’uomo ride e con lui i suoi scagnozzi. Daniele vede l’amica cadere a pezzi,distrutta dal dolore.

“Sai una cosa?”Chiede Daniele

“Cosa?”

“Prima quando lei ti ha chiesto se poteva farti una domanda…”

“Prima di morire,lo so..E allora?”

“E allora?”Domanda ridacchiando Daniele

“Già,e allora?”Ribatte duro Riccardi

“Non si riferiva mica alla sua o mia di morte,sai?”Daniele sente la rabbia ridere nel suo sangue,è tempo di massacro.

“E di chi allora?Della mia?”L’uomo ride sbruffone

“ESATTO!”Gridano alzandosi di scatto i due.  Con le gambe sinistre gettano violentemente le sedie contro gli uomini alle loro spalle . Che rovinano pesantemente a terra. Nel frattempo colpiscono violentemente al volto Riccardi che vola dietro alla sua scrivania. Daniele afferra la lampada sulla scrivania e con la base maciulla la faccia di uno dei finti operai. Poi afferra al volo la pistola e spara contro gli uomini rimasti dentro allo studio. Sangue,cervelli,vite che si spiaccicano tutto intorno sui muri e sul pavimento celophanato. Franco in terra spaventatissimo e tremante ripete “nononono” “L’hai toccata anche tu?”Chiede Laura

“No,è stato quel verme!Quel…”La testa del tirapiedi si spappola sotto i colpi della mazza da golf nelle mani della donna.

“Non sapevo che tu giocassi”

“Era la prima cosa che mi è capitata tra le mani” Faticosamente Riccardi si sta alzando,aggrappandosi alla sua scrivania.

“Ah,capo…Grazie per il lavoro,ma sai..Vorrei cominciare una nuova vita … Quindi:Ti licenzio!”Esclama Daniele mentre dà un calcio a una pistola abbandonata sul pavimento . L’arma vola verso la mano sinistra di Laura che la prende al volo e spara tutto il caricatore contro il viscido e squallido assassino di bambine

“Non è ancora morto?”

“No,voglio che senta cosa ho da dirgli. Mi senti,vero?”Chiede lei Riccardi tossisce vomitando sangue.  “Mi fa piacere ucciderti,mi fa molto piacere.Così come ci ha fatto piacere uccidere tuo fratello. E quelli come te” Dopo di che,i due sparano alla testa di Riccardi.

“E ora?”Domanda lei “

“Ci salutiamo qui o preferisci dopo?”

“Non lo so,hai una sigaretta?”Chiede Laura

“Si..Ehi ragazzi!Là fuori!Stiamo per uscire, vi avvisiamo. Che intenzione avete?”Urla Daniele

“Non lo so signore,lei che dice?”Ribatte con voce tremante un giovane scagnozzo di Riccardi.

“Ti piacciono i tramonti?”Domanda Daniele

“Tramonti?”La voce del ragazzo è quella di chi non riesce a comprendere il senso della domanda

“Si,tramonti.A molti piacciono. Io li ho sempre detestati,mettono una tristezza!Sai,tipo una fine malinconica,e tanto compatimento.Nessun tramonto per gli eroi,non lo meritano .E sai ragazzo?Io e questa donna siamo stati degli eroi.”

“Come vuole lei signore.Vi aspettiamo”

“Ok,ragazzo e scusami se ti ammazzerò ok?”

“Ok” Daniele guarda Laura in faccia e vede scorrere tutta la loro vita. I sorrisi, le risate, i sogni e illusioni ,il sangue,la morte,la miseria umana.

“Un piacere per me “Dice lui sorridendole

“Anche per me”Risponde lei. Si guardano per altri secondi,come per fermare il tempo e rammentarsi di ogni singolo secondo passato insieme

“Stiamo arrivando!” E avanzano verso la morte. http://www.youtube.com/watch?v=_nksp7zjrYE

sulle note di questo splendido pezzo,ora immaginateli.Sono due, sono anziani e malridotti  Fuori ci sono tanti, troppi ragazzi armati fino ai denti. Eppure loro avanzano. Daniele carica la sua pistola, Laura fa lo stesso  , Lei mette una mano sulla spalla del suo amico e stringe.  Lui la guarda e sorride. Non hanno bisogno di parole,non l’hanno mai avuto. Lei pensa alla bambina,che le corre incontro:”Mamma!”Dice  E poi a casa con Paola, una vita normale. Una coppia ,una famiglia. E Daniele sarebbe stato un ottimo zio. Il rimbombo frastornante di uno sparo il dolore all’orecchio destro.  Lei ride e avanza velocemente contro il ragazzo che le ha sparato. Lui trema, lei spara gettandolo sul pavimento. Altri colpi. Pezzi di muri come schegge. Niente può fermarli. Sente male per tutto il corpo si gira e vede Daniele pieno di sangue, sta cadendo. Lei lo afferra al volo, lui la guarda. Lo sguardo di un morto che continua a camminare. Si rimette in piedi. I nemici nervosi urlano, strepitano. Loro avanzano.Colpiscono gambe, braccia, teste, e ridono,ridono,ridono. La sentono, lo sanno, la vita sta finendo, è l’ultimo giro di giostra e allora ,  cazzo , che sia un giro memorabile. Scendono le scale sparando sui nemici che arretrano,inciampano,proiettili li bucano,pallottole gli squarciano,ma Daniele e Laura sono ancora in piedi. I divani rilasciano piume per aria,i vasi si sgretolano,un uomo colpito da Daniele frantuma la vetrata del soggiorno e vola fuori tagliato e con un grosso buco nello stomaco. I pochi sopravvissuti sono in giardino davanti alla piscina. Daniele e Laura si fermano sui gradini che portano all’entrata in villa. Fermi,immobili,respirano faticosamente,con calma l’uomo prende una pistola da terra e la passa alla collega “Grazie”Mormora lei “Finiamo questo lavoro,odio lasciare le cose in sospeso” Con la pace e la tranquillità dei giusti prendono la mira. I nemici sono disorientati,spaventati,annichiliti

“Ti avremmmo invitato ogni week end,sai?E avrei cucinato per te,amico mio”Dice Laura

“Tu avresti cucinato?Preferisco morire allora!”Ride tossendo e vomitando sangue lui

“Cretino “Ribatte sorridendo lei. Poi il rumore degli spari e le grida dei nemici scuotono il cielo e fanno tremare la terra.

Epilogo

Seduti sui gradini,  il braccio destro di lei sulle spalle dell’uomo. Li troveranno così. Come troveranno nascosti in villa dvd delle violenza che Riccardi, il noto ricco filantropo protettore dei poveri,girava nella taverna della villa. La cosa strana,davvero inspiegabile e che per giorni riempirà i pensieri del commissario Landi,non è solo la gratitudine per aver fatto quello che ogni uomo di giustizia vorrebbe fare,ma sono i sorrisi sul volto dei due cadaveri.

I sorrisi più innocenti,candidi,puliti,onesti che lui abbia mai visto in vita sua.