Archivio | luglio, 2015

A mio padre

26 Lug

Come tutti sapete, le cattive notizie hanno un invidiabile senso dell’umorismo. Così mentre io ero alle prese con la separazione, non voluta ma subita, da Anna, giunse la telefonata di mio fratello Nanni. Ricordo ancora bene la scena: io stavo seduto sul nostro divano, in sala, e lei parlottando fitta fitta preparava la valigia. Cosa mi diceva? “Abbiamo caratteri diversi, non potrebbe funzionare. Cioè per un po’ va bene, ma questa convivenza…” Io le avevo detto più volte che i caratteri per forza sono diversi, mica mi innamoro di una fotocopia. Mi innamoro di una persona, che fra le tante cose ha anche dei difetti e fra i tanti difetti, alcuni anche brutti.Ma lei era già nella fase dove pare che non vi sia mai stato nulla di buono, meraviglioso, dolce, indimenticabile. No, per carità! Solo disgrazie,dolore, cose da rivendicare con astio. Le persone fanno così. A loro fa piacere far finta che nulla di buono sia rimasto, anche se una relazione dovesse concludersi. Quindi lei faceva le valigie, agitata, nervosa, ripetendomi: ” Lo vedi, lo capisci, anche tu” Sottolineando con quel “anche tu”, la totale semplicità della cosa. Pure un coglione come te, può capire certe cose

Non capivo. Non ho mai capito. La vigliaccheria ci porta a pensare che le relazioni finiscano perché entrambi giungono felici e contenti alla stessa conclusione, nello stesso momento: lasciamoci. Non è così. Qualcuno ci crede ancora. E non è sempre lui ad aver torto.

Comunque giunse la telefonata di Nanni. Nostro padre, con una tempistica eccezionale, pensò bene di lasciar questo mondo proprio il giorno che la mia convivenza fallì.

2

Mio padre assomiglia molto a me. Nanni ha sempre amato i numeri e le certezze.Non in campo sentimentale, perché è uno di quelli convinti che anche l’amore abbia una sua formula, una spiegazione logica. Ecco mio fratello è logico. Sempre e comunque. 24 h su 24. Non è una cattiva persona, anzi. Ti risolve i problemi, offre sicurezza e affidabilità. Ama tanto lavorare. Gli orari, le scadenze, la puntualità. E ve lo dico con profondo rispetto per lui e il suo mondo.

Un mondo che però non ho mai condiviso. Nemmeno mio padre. Non che noi due facessimo una vita da scavezzacolli, pieni di vizi e sbronze colossali. No, ma per me e mio padre erano fondamentali le parole. Per me lo sono ancora oggi. Certo, Anna lamentava il fatto che io continuassi a scrivere, con massima calma, lo stesso romanzo da anni. Non solo, anche che ogni suo tentativo di farmi partecipare a concorsi letterari e robe simili, io non li considerassi neppure. Lei avrebbe dovuto sposarsi con Nanni. Visto che nel libro vedono un oggetto da mettere ben in vista, su qualche lussuosa libreria in legno pregiato.Come simbolo del successo. Io e mio padre ce ne siamo sempre fregati del successo. Ci piaceva scrivere. Non tanto perché fossimo talentuosi, ma semplicemente grafomani.

Quante storie, poesie, invettive, abbiamo scritto. Tantissimi! Forse era una sorta di malattia famigliare, in quanto mi giurano che pure mio nonno aveva sta abitudine.

3

Mia madre, composta nel suo dolore, vegliava il cadavere di mio padre. Più la guardavo, e più il suo sguardo mi ricordava quello di Visone, il nostro amatissimo cane, morto da almeno una quindicina di anni. “Nanni, non ti pare che la mamma abbia lo stesso sguardo di Visone?” Chiesi, convinto di far cosa gradita, a mio fratello. Non fu così

“Ma che cosa dici? La mamma lo sguardo di quel cane?”Mormorò trattenendo la rabbia

“Non quel cane. Parlo di Visone, non lo ricordi? Non rammenti quanta voglia di piangere avevi…”Non mi lascia finire la frase. Rammentare a mio fratello che una volta nella vita, una sola volta, ebbe la tentazione di piangere, scatenò in lui una rabbia da uomo di logica: composta, trattenuta, razionale,ma io vidi benissimo che era furioso.

Povero Visone! Mio padre lo adorava. Il nome era quello di battaglia del partigiano Giovanni Pesce. Mio padre diceva che come tra gli umani, esistono anche i cani di destra e di sinistra. Lui voleva un cane di sinistra. Come le persone che frequentava. Tutti in famiglia siamo più o meno di sinistra. Direi tanto meno, ma mio padre si accontentava così.

Mi aveva insegnato a piangere. E se qualcuno, nel fior fiore della sua massima scemenza, esclamava: ” Non far la femminuccia”, lui rispondeva: “Cosa hanno di così terrificante, le femminucce, che noi maschietti non dovremmo copiare?”

Credeva nell’altra metà del cielo. Diceva sempre cose bellissime di mia madre. Per tutto il matrimonio. E lei sorrideva sempre contenta,e un pochino, invero, imbarazzata.Non che il loro matrimonio fosse perfetto. Mio padre non credeva nel lavoro. Per nulla. Sosteneva che era una catena inventata dai ricchi per costringere le masse a rovinarsi la vita in fabbrica, ufficio, caserme, miniere, con il fine di render ancora più piacevole la vita ai ricchi. Però lavorava. Non amava solo le inutili vanterie della gente senza talento alcuno. Diceva che le riconosci perché con un tono tra il mistico e il lagnoso, parlavano solo della loro fatica. Benedetta fatica che mi permetti di fare la morale agli altri. Lui odiava la fatica. E questa cosa me l’ha data in eredità. Mi spiego: essa esiste. Tutti quanti la conosciamo prima o poi, ma arrivare a farla pesare agli altri, per aver briciole di riconoscenza e ossi di “bravo, tu si che sei un vero lavoratore”,ecco: abbiamo una dignità, noi.

4

Mio padre credeva nelle parole. E questo ci lasciò in eredità. Due lunghissime lettere. A me e a mio fratello. Nanni la prese, la ripose velocemente nella sua elegante valigetta. Io l’ho letta. Si, mio padre ci ha lasciato solo parole. Poteva lasciarmi un po’ di soldi, ne avrei bisogno visto che , fra le altre cose, non avevo più nemmeno un tetto. Poteva lasciarmi case, terreni, titoli e targhe che testimoniavano la sua grandezza. No. Non è mai diventato quello scrittore che tanto gli sarebbe piaciuto essere,ma che, per pigrizia e inconcludenza, non fu mai. Però ci aveva lasciato la passione per la lettura, la musica, il cinema, il teatro e appunto: la parola. Diceva sempre “ti amo” a mia madre. In pubblico, sopratutto, e in particolare nelle occasioni più strampalate. Non aveva pubblicato nulla, non si era mai iscritto all’università di lettere moderne, non aveva mai imparato a suonare il basso, insomma non aveva vissuto la vita che avrebbe potuto vivere, ma, in quella lettera, mi esplicitava la sua totale e assoluta felicità

Perché, scriveva, alla fine aveva ottenuto il successo più grande che un uomo possa ottenere in vita sua: l’amore di mia madre.

Mentre la leggevo pensavo alla mia situazione. Non solo la mia, ma anche a quella di Nanni. Perché a noi non era andata così? Nanni era ancora sposato, ma una di quelle relazioni civili, fatta di banali frasi di circostanza, piccole e insignificanti gentilezze, per inerzia Entrambi hanno una vita piena di impegni, di cose concrete. Perché perder tempo con l’affetto, questa cosa stupida e sopravvalutata? Ma si! Dimentichiamo il nostro cane, il mitico Visone! Che veniva a svegliarci tutte le mattine a forza di invadenti e gioiose slinguazzate. Che esplodeva di felicità quando tornavamo a casa. Anche se la nostra assenza non avesse superato i trenta minuti. Povero imbecille di un cane, come i suoi padroni ! Gentaglia sentimentalista. Buonista, come si lamentava Anna. Lei che l’indomani della nostra separazione, su facebook, scriveva parole di fuoco e condanna contro di me e gli uomini che non sono più come un tempo. Mentre io pubblicavo le foto dei nostri tempi felici. Esistevano, e una loro importanza ce l’avevano, ce l’hanno ancora oggi, e ce l’avranno.

Io e mio padre eravamo per Nanni, Anna, e tanti altri, degli imbecilli. La cosa non mi pesava, non mi pesa, non mi peserà, nemmeno un po’.

5

Mio padre amava i Musical, così chiese in punta di morte, che tutti noi cantassimo “Did you hear the people sing” , un brano tratto dal suo film preferito: Les Miserables. Lo sappiamo a memoria, io e Nanni. A me piaceva tantissimo, mio fratello ci vedeva solo uno spunto per dirci di quanto sia fondamentale rispettare la legge, e che un Jean nel mondo reale non esiste

“Stanno seduti accanto a te”Rispondeva mia padre, indicando lui e me. Mio fratello si incazzava. Ah,quanto si incazzava.

Mi piacerebbe pensare che l’anima rimanga per un po’ su questa terra. Sarebbe stata una bella soddisfazione per mio padre, perché nonostante in molti lo ritenessero un sognatore scansafatiche, ecco: arrivarono molte persone per porgergli l’ultimo solenne saluto. E tutti cantarono. Inventandosi le parole, affidandosi a opportuni “lalalala”, stonando mostruosamente, cosa che urtò la “sensibilità” di Nanni, ma emozionò tanto mia madre. E me.

6

Così lo seppellimmo. Fu una specie di festa religiosa pagana e laica. Vennero gli amici di tanti anni, i suoi compagni di partito, i clienti della sua edicola, e i colleghi dei tanti lavoretti, venne la città di Livorno, visto che lui scappava da Firenze, senza dire nulla a nessuno, per passar tutto il giorno a parlare di politica,arte e mangiare il cinque e cinque, in quella meravigliosa cittadina. Piangemmo, ridemmo,ci abbandonammo a ricordi, abbellendo un po’ alla cazzo di cane la sua vita . Ma va bene così.

Mi piace pensare,ancora oggi, che lui stia in un bel posto. Con Visone. Un posto di sole,canzoni, lettere, parole. Sarebbe davvero bello.

E oggi?

Nanni si è separato. Vive solo, ma in un appartamento immenso. Contento lui. Non ci sta mai, è sempre in giro per lavoro. Nonostante ormai abbia una certa età. Ma appena si ferma si sente perso. Continua a dar sicurezze e risolvere problemi,ma non ha ancora incontrato qualcuno che l’ami.

La mamma ha vissuto ancora a lungo. Si è risposata, come voleva nostro padre. Un bravissimo uomo. Gentile,educato, pieno di attenzioni. Amavano entrambi il mare. E nel mare la spargemmo. Le sue ceneri viaggiarono per chilometri,  forse no.

Io mi sono sposato. Non abbiamo figli, e questo mi dispiace assai. Ma ci vogliamo bene. Come papà e mamma se ne volevano ai loro tempi. Piangiamo vedendo i film, passiamo tanto tempo fra mostre e teatro. Ridiamo spesso. Sono felice.

Anna continua a lamentarsi su facebook. Dice che gli uomini di un tempo non ci sono più

Per fortuna ci sono, invece, gli uomini come mio padre.

Annunci