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Una malattia chiamata felicità

23 Giu

A sessantotto anni, mio padre si ammalò gravemente di buon umore.

Tutto ebbe inizio una mattina, una delle solite mattine piovose, tipiche della nostra terra. Quella famosa mattina mio padre, svegliandosi, sorrise a mia madre augurandole una buona e felice giornata. Come se non bastasse aggiunge pure un azzardato e impudico :” Amore mio” Mia madre rimase sconvolta e scossa per tutta la giornata.

“Questo è matto! Mi sveglia per augurarmi buona giornata . Mi dice amore mio, ma che sarà mai!” Borbottò tra sé e s sé mia madre. La cosa, per quanto pittoresca, venne immediatamente sommersa dalle mille attività che noi nordici subiamo passivamente nella nostra vita. Io e mia sorella andammo al lavoro, mia madre si occupò forsennatamente della casa e di controllare i vicini di casa, vabbè che sono qui da noi da venticinque anni: ” Ma sai come sono quelli!”. E mio padre?

Contrariamente quanto fatto negli ultimi tempi, cioè dopo la pensione, non si recò ” a dar una mano” al vecchio signor Lissone e alla sacra causa della produzione di materiale ferroso. Antiquatamente ferroso, come pensavano pure i figlioli del vecchiaccio, ma per costui ai figli fece malissimo l’università e gli studi ingegneristici.

“Pezzi di carta! Roba da intellettuali che non fanno un cazzo! Va io cosa ho fatto da solo!” Tenete conto ottantacinque anni di vita così. Pavoneggiandosi di esser più ignorante dell’ignoranza, più avido del mercante di venezia, un piccolo uomo vissuto per il danaro, ma senza spender nemmeno un euro in caffè al bar. Lui, la sua brama di ricchezza, la sua fabbrichetta,e basta. Non vide mai un mare, “roba da terroni”, non vide mai un monte, “roba da tedeschi che ci trattano da pezzenti”, non vide nulla. Questo individuo per decenni fu l’eroe di mio padre.

Il quale dopo una vita da operaio in quella fabbrica, raggiunta la pensione, ci andò ancora per altri anni. Lavorando allegramente in nero, felicissimo che il suo principale gli dicesse ” Te si che sei un gran lavoratore! Mica sti neghèr dell’ostia!”

Nemmeno il nostro cane ebbe un amore così profondo e ridicolo per il suo mediocre padrone.

Sicché giungemmo alla fatidica mattina: mio padre alzandosi sorrise a mia madre e – cosa che impressionò tantissimo tutti noi- si sedette sul balcone con un vecchio libro, una copia logora de Il Corsaro Nero, fuori sul balcone.

“Ma non vai al lavoro?”Azzardò mia madre

“Perché? Sono in pensione. Ho di meglio da fare” Rispose mio padre

“Ma…Cosa? Cosa hai di meglio da fare?

“Leggere, per iniziare. Poi prendere quella vecchia sdraio in cantina e mettermi qui a prendere il sole. Una volta tanto che si degna di passare da queste parti. Poi prendere il treno e andar a Firenze. Un’ora e quaranta con le frecce rosse. Oppure dormire sulla sdraio e ascoltare un po’ di musica” Spiegò calmo mio padre. Poi ci guardò e ci sorrise. La prima volta in trenta anni di vita che lo vedemmo sorridere

“E voglio conoscere questi due ragazzi. I miei figli” Lucia mi disse , successivamente, che mio padre ebbe gli occhi lucidi mentre ci disse codeste cose.

Il telefono squillò. Mia madre si mise a lagnarsi piagnucolando, ripetendo come un mantra: “Che dico ora al signor Lissone? Che dico ora?” Dalle mie parti venerano e temono solo due cose: Dio e il ricco di paese.

“Passalo a me” Ordinò mio padre. Così lo vedemmo prendere la cornetta, sorridere allegramente e dire con un tono di voce assai gioioso: ” Uela, sciur Lissone! Va che oggi non vengo al lavoro. Avendo finito anni fa! Buona giornata. E mi raccomando : goditi un po’ i soldi che hai fatto, che forse non lo sai, ma sei un vecchio solo che sta sui coglioni a tutti. Ciao bella gioia!” Disse mio padre

Dall’altra parte si udì solo le varianti brianzole delle bestemmie più classiche.  Poi il silenzio

La famiglia fu scossa da codesto evento di sifatta portata. Io e Lucia ci lanciammo un’occhiata divertita, mia madre decise di interpretare la variante locale della piccola Reagan (l’esorcista )

Così quel giorno mio padre passò la giornata sul balcone: a leggere, ascoltare musica, prender il sole e rendersi conto che in casa aveva due esseri umani. E che alla fine trovò pure simpatici.

Le stranezze continuarono anche nei giorni successivi. Partì con una macchina carica di vecchi giocattoli, abiti, e varia oggettistica dimenticata chissà dove e chissà quando. Andò direttamente al campo nomade più vicino e regalò tutto. I bambini festeggiarono, le donne ringraziarono e lui si ubriacò, lui che a detta di tutti non bevve mai in vita sua, con gli uomini del campo. Lo fermarono appena in tempo, prima che rubasse una ruspa per abbattere la casa di un noto razzista locale..

Questo fatto fu chiacchierato assai. Tutto il paese parlò per giorni di quel loro povero concittadino. Diedero la colpa agli zingari, ai gay, ai comunisti. Inspiegabile per loro il suo buon umore, la sua beneficenza senza aver nemmeno – come ringraziamento- il nome stampato sul settimanale locale, o una targa data dal sindaco, o la prima fila davanti all’altare in chiesa. Mio padre passò una settimana intera a ridere e a piangere con i più disperati e meno desiderati esseri della nostra società. Pianse. Si perché imparò a fare anche quello: per gioia, tristezza, commozione.

La gente non seppe come comportarsi quando, senza nessun preavviso, lui pianse al funerale di un vecchio amico. E pianse tantissimo. No, non quel pianto trattenuto, ma quello operistico, devastante, assordante.” Va a Napoli” Disse qualche scemo. ” Bella idea” Rispondemmo in coro io e mio padre, Lucia sorrise. Mia madre mancò poco che chiese al morto se ci fosse stato posto nella sua bara.

E continuò a ridere e a piangere. Con tutti e per tutti. In paese dissero che era un buonista, un pappamolla ingenuo, sopratutto quando in pubblico si mise a difender l’amore. L’importanza di innamorarsi, di aprirsi agli altri,che mica è vero essi vogliono per forza ciularti e truffarti. L’applauso di un centinaio di suoi amici ebbe l’effetto di far rinchiudere nei loro dogmi da teste di cazzo, quegli esseri insignificanti e grigi che popolavano il mio vecchio paese.

Perdigiorno, fannulloni, terroni, negri,comunisti, ecco chi furono per il resto della sua vita, gli amici di mio padre.  Così li videro sempre gli abitanti del mio paese, ma lui ci vide degli esseri umani. Con ottime qualità ed enormi difetti. Ma anche ottime qualità.

Passammo così parecchio tempo con mio padre, ci raccontammo le nostre vite e i nostri progetti. Assaporammo le albe e i tramonti, bevendo e inventando suggestive leggende indiane. Mio padre, infatti, mi disse che quella mattina – la famosa mattina dove sorrise a mia madre- si ricordò che da bambino voleva essere un pellerossa. Sulla via del bisonte.E invece quel bimbo crebbe diventando un ometto impaurito, rancoroso nei confronti dei diversi, ligio al dovere, cioè quello di lavorare, lavorare, lavorare. Quante cose si perse scioccamente. Quante!

Viaggiammo: Firenze, Roma, Napoli. Gustò i sapori dei posti, fece amicizia con altri italiani come lui.E con stranieri di ogni provenienza. La gente di quei posti lo amò immediatamente. E noi fummo orgogliosi.

Perdemmo credibilità, rispetto, consenso e amicizie, più qualche parente, da noi. La malattia di nostro padre ci prese anche a noi. Poveretti! Ci dicevano. Poveretti! E noi a ogni accusa, a ogni faccia costernata per come le nostre vite si fossero rovinate, noi ridemmo sempre in faccia. La risata seppellisce tanti di quei pirla.

Guadagnammo nuove amicizie, amori, storie . Ci arricchimmo così.

Nondimeno alla fine l’ebbero vinta i morti viventi. Mio padre venne ritenuto incapace di intendere e volere. Parlò il sindaco, l’avvocato, il direttore della banca, il prete, il dottore. Tutti dissero che quella sua euforia, quella fiducia nella vita e sopratutto negli altri era una gravissima malattia mentale.

Lo rinchiusero in un manicomio e noi dopo la rabbia,la voglia di combattere,ci arrendemmo. Non del tutto. non fummo mai come loro, ma vivemmo a lungo con loro. Forse perché eravamo come loro.

Mio padre mori vecchio e malandato, su una panchina di una stazione ferroviaria. Amò fino all’ultimo i treni. Vi rimase due o tre giorni. Quella fu la fine che meritò quel folle, come dissero in paese.

Io fui tentato di rispondere, ma mia moglie mi disse di star zitto. Era il mio datore di lavoro che disse quelle cose.

Poi un giorno vedemmo passare per la via del paese una delegazione di zingari, seguita da un folto numero di stranieri, e poi una parata di senza fissa dimora, e gente: il barista di Napoli, il vecchio incontrato per caso a Roma, un pittore di firenze e tanta tanta tanta altra gente. Io corsi fuori dalla ditta dove da anni lavoravo svogliatamente

“Davide dove….” Il titolare non finì la frase. Lo atterrai con un pugno al mento. E scappai fuori. Chiamai Lucia. Lascia perdere, vieni! Devi vedere!

Dieci minuti dopo io e mia sorella,tenendoci per mano, sorridendo,ridendo e piangendo, vedemmo passare quel corteo di varia e viva umanità. Procedevano e circondavano alcuni di loro che portavano a spalla una sorta di trono.

Seduto sopra, sistemato come se fosse vivo, sorridente , c’era mio padre.

Quella gente per quel giorno portò in giro come fosse un re, un uomo qualunque. Lo fecero per la gioia, la felicità, l’affetto e l’attenzione che egli ebbe per loro. Umano tra gli umani

“Ma cosa fanno quelli?Non sono normali! Sono malati!” Borbottò sprezzante un tizio

“Si, ha ragione. Sono, siamo, malati. La nostra malattia si chiama :felicità” Disse sorridendo Lucia.

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Portando il blues a Johnny Guitar

22 Apr

 

 

“Ricorda,questa è una buona occasione..C’è tutto:il ritorno dopo un lungo esilio,il riscatto,e sopratutto questa cazzo di buona azione”

 

“Che ore sono?”Chiede al manager l’attempato John Guitar,un tempo stimato cantante di sciocchezzuole pop

 

“Manca ancora 30 minuti prima dello spettacolo…Dunque,vengono a riprenderti anche quelli della rete nazionale.Ci sarà un piccolo collegamento con il loro show di punta.Ripeto:l’occasione è ottima.Questi cazzo di detenuti,di cui a me non frega un cazzo, ci daranno la possibilità di rilanciarti.Tipo roba equo-solidale,o cose così.Perchè per i perdenti che fanno anche schifo,un po’ di temi sociali aiutano..credimi.Ti rilanciano,entri nel giro…”

 

“Nel giro?Cosa ..No,è che pensavo:ora sarei in giro con chinaski”Ribatte John

 

“Chi?Uno dei tuoi terroni di merda…Come quello che devi pagare,a proposito:pensa di suonare bene e di farla bene questa cosa,che così magari superiamo pure quel problema.”

 

“No,Chinaski era il mio cane.Volevo suonare blues,lo sai no.Non mi sono mai piaciute le mie canzoni..”

 

“E intanto sei diventato milionario,con quelle.Cretino tu che li hai persi tutti

 

“Con la droga e le puttane non si perde mai niente,mai.”

 

“Oh,certo intanto siamo qui:direzione san vittore. Per fare un concerto di fottuta beneficienza a chi?A gente che ha perso.Perchè quello che mi fa rabbia,non è il delinquente..No!E’ il delinquente scemo che si fa beccare….Oh,ma tu questo non dirlo.Mi raccomando.Anzi,ce l’hai il discorso?”

 

“Si,si l’ho imparato a memoria”

 

“Mi raccomando che quello è in concomitanza con il collegamento televisivo.Tutte quelle stronzate sui diritti dei detenuti e balle varie,mi raccomando che fa punteggio..E anche alto”

 

“Si,dirò quello che mi detta il cuore”

 

“Tu che non sai nemmeno scrivere,ti fai dettare…Ma mi faccia il piacere!”

 

i due entrano nel carcere,circondati dal direttore,guardie, e una troupe televisiva.Un montaggio con musica melodrammatica e tanto rallenty,primi piani pensosi dei musicisti,tutto per il popolino di coglioni che seguono da casa.

 

Johnny pensa che peggio di così non potrebbe andare.Si dice:”sai ,le città sono come noi.Nascono,crescono ,e si fottono lungo la strada.Le nostre carni e il nostro sangue,sono la linfa vitale di queste costruzioni di cemento.Vivono.E come tutti quelli che vivono,non possono esentarsi dal giudicare.Diranno:ma quello non è Johnny Guitar?Si,è lui.Un tempo gli appartenevo.Ogni mia via,piazza,parcheggio con troioni e spacciatori.Poi non è più stato capace di dominarmi.Vecchio stronzo feticista e razzista,brutta persona altro che artista.”

 

Lui manda a fanculo mentalmente la sua città:troppo terronese,sciatta,gente che perde la vita al videopoker,che si fa sfruttare e ne gode persino.Brutta razza quella umana.E brutta situazione la sua:suonare per i detenuti.Come se a qualcuno importasse qualcosa di loro.Sarebbe da dire.

 

“Ecco ci siamo,mi raccomando.Tranquillo,ok?Suona le canzoni quelle più famose,che a sti ignorantoni piacciono quelle.Niente assoli,mi raccomando.Non incominciare a scassare la minchia con il tuo blues.Sorpassato,finito,sepolto.Dagli roba italiana,ok?Roba italiana.

 

E il discorso,mi raccomando,il discorso!Che quello fa punteggio..Rientri alla grande.C’hai pure un duetto,con quello che fino a tre anni fa era il re dei coglioni,mo si occupa di fame nel mondo,diritto dei froci e cose simili.Dai,forza…Prima il discorso e poi le tue cazza..canzoni”

 

Johnny non ha più volontà,sicuramente preferirebbe stare a casa sua con mistress sara.Non è più una ragazzina,anche se ancora soda. Però è raffinata e feroce.La migliore della città,anche se da troppo tempo ha solo lui come cliente.Anche se lei deve pagargli la benzina o fargli da mangiare dopo.

 

Mai una canzone che parli di uno che ama farsi inculare da una donna,mai che il sadomasochismo sia entrato nel mondo del pop.Anche se viene praticato.

 

Ci pensa:cose abnormali,da vergognarsi.Si,forse hanno ragione quelli che pensano alla trasgressione vedere un filmetto erotico su qualche tv privata,che leggono di nascosto riviste porno,quelli che il massimo è navigare su youtube.Bè,però è anche giusto così:la maggior parte delle persone sono viziose,tolte quelle esageratamente moraliste,s’intende.Giusto che le cose se le tengano per loro.Ma a pensarci,che male c’è nel definirsi sadici?O masochisti?O feticisti?Boh, forse il paese cattolico,ma non crede in questo.Non sa darsi una domanda.E ora mica è il momento di pensare a sara,no…”Il discorso!Dai!”

 

Così Johnny si ricorda cosa è lì a fare.Un concerto ipocrita e del cazzo ,insomma:solidarietà.Na balla.

 

Il pubblico di buzzurri,scarti industriali,perdenti,gente che si permette di inchiapettare altri perchè loro hanno codici d’onore.

 

Li ama,quasi,quelli lì.Fanno schifo come lui.Lo diceva sempre anche a Chinaski:”Io volevo fare blues,che me lo hai portato uno buono da suonare?”Il cane lo guardava con quegli occhi così crudelmente pieni d’amore.Che voglio dire:come fai ad amare uno come lui?Un vigliacco,reazionario,puttaniere feticista delle cose più umilianti?Sopratutto uno che è in debito da una vita con quel terronazzo di Salvatore.Degno rappresentante di una degna razza?

 

Salvatore….Ora che ci pensa:”se questa volta non c’hai i soldi,ti ammazzo”Gli aveva detto quel nanerottolo palestrato,sempre lampadato.Cantante neomelodico e strozzino.Johnny non aveva mai compreso quale delle due attività fosse quella criminale.

 

Da quanto tempo…Troppo.Fosse in America…Si prende una pistola e fa un bene alla nazione spedendo un salvatore a far compagnia a san gennaro,protettore della spazzatura e delle pizze.

 

Fosse in America a questi qui,questi disgraziati senza vita e storia,darebbero la pena di morte.Che è la loro fine naturale,invece li tengono in vita.Come se fosse vita questa.Serve allo stato,no?Per dire che siamo buoni,li manteniamo.

 

Le luci si abbassano, un riflettore puntato adosso.Come quello di un interrogatorio.Fanculo!

 

“Bè,ecco…Dovrei fare un discorso..Si,c’è pure la tv.E la musica,non spesso va in tv.Si,ragazzi …Son qui da voi.E lo so che vi aspettate:qualche buona parola,un po’ di affetto,sostegno..Perchè?Si,vi chiedo perchè dovrei darvelo.Siete forse malati?Chinaski era malato,ed era un buon amico.Cazzo se ho pianto per lui,ma per voi?Vedo solo dei truffatori,spacciatori,assassini da strapazzzo e qualche boss che manco nelle Piovre televisive sarebbero presi in considerazione.

 

Si,a voi ci vuole la pena di morte”.

 

Se a metà discorso il pubblico brontolava innervosito,sul finale scoppia il putiferio.Il pubblico incazzato cerca di raggiungere il musicista,mentre le guardie intervengono in assetto di anti-guerriglia.Sedie che si rompono sulla testa di questi schiavi del sistema che per dar sfogo alle loro frustrazioni fanno i poliziotti,managanelli che spaccano faccie brutte di orribili vite parassitarie.

 

“Che cazzo hai combinato,cosa hai detto?”Strepita incazzato il manager

 

“Io?Ho fatto il discorso.Peccato che non l’hanno capito:son tutti terroni e zingarelli qui dentro”Dice Johnny allontanandosi,mentre l’inferno si scatena nel carcere.Splendido spettacolo di naturale umanità:sciocca e violenta.

 

Lady Sara si accende la sigaretta ,e pensa:”Si,ora che ricordo Johnny venne da me anche quella sera.Veniva spesso,tanto che poi lo consideravo non solo un cliente-cioè anche e sopratutto quello-ma era un ottimo cliente.Non che io abbia molti amici e nemmeno lui,anzi:entrambi disprezziamo il genere umano.Su questo ci troviamo.Quella sera come al solito facemmo le solite cose:lo strangolai durante un rapporto.Voleva morire così.Sfigato,non ci è mai riuscito.Ci rimase male,ricordo.Sai,penso che per lui fosse un finale programmato.Ha scatenato quel casino in carcere,dicendo cose che pensiamo tutti,no?Alla gente sbirri e criminali stanno sul cazzo.Quindi lui non ha fatto altro che lasciare che le cose andassero per la direzione giusta.”

 

Il giornalista la interrompe:”Bè,cosa giusta.Ci sono stati due morti, ottanta feriti..”

 

“Si,infatti:la cosa giusta”Risponde Sara.

 

“Dovrebbe essere poetica:la città dei perdenti di notte.Probabilmente qualche borghese ci farà un noioso film di denuncia e qualche pessimo cantante ci scriverà una canzone.No,non è vero.E’che quando fai schifo e non hai il coraggio di ucciderti non puoi fare a meno che inventarti scuse e colpe altrui.Si,il discorso perfetto che ho fatto in carcere,dovremmo allargarlo al genere umano intero.Una pena di morte sociale.Un gesto d’amore dello stato,che cosa teniamo in vita queste esistenze spregevoli,senza senso?Proprio come quella di Salvatore”Pensa Johnny ,mentre in lontananza vede avvicinarsi con lo stile dei coglioni chiamati boss, il teppistello e la sua banda.

 

“Conoscevo Johnny,si veniva al bar.Non parlava con nessuno,beveva e basta.Poi veniva quel Salvatore,figlio d’arte poichè tutti nella sua famiglia eran delinquenti patentati,e urlando per farsi sentire,perchè dovevamo ricordarci che lui era un temuto boss.Visto che lo scordavamo subito,minacciava Johnny.

 

E gli dava del pervertito,e cose simili.Ho perso molti clienti per quei due.”

 

Quasi gli viene da ridere,bel finale.Peccato che non ci siano i bis a disposizione,perchè meriterebbe.

 

“Non ho i soldi”Ghigna Johnny

 

Salvatore urla incazzato e minaccia

 

“Scusa,non ci sono i sottotitoli.Non parlo il terronese”

 

Il primo pugno fa male,poi gli altri sono come vecchie abitudini.Non fanno nulla

 

“Johnny?Non era un eroe.Non so:il successo,la gente,magari era solo una testa di cazzo.

 

Una volta,ero a casa sua.Sento un gatto che fa un casino della madonna,sai come quando lo afferri.Mi sono incazzato,la mattina dopo avevo un volantinaggio per la quarta internazionale davanti a una fabbrica e quel gatto mi sveglia.Stavo sognando di trombare con quella escort che è stata con il presidente.Bè,la mattina ne parlo con Johnny.Lui silenzioso,si alza dalla sedia,apre un armadio e tira fuori una mazza di ferro.

 

Poi va nelle vicinanze.Ci sono quei poveri cristi che giungono da noi,convinti di trovare un paradiso.E invece la mattina,passa un caporale e vanno a farsi sfruttare,ricattare nei cantieri.Eroi,per me e i compagni

 

Ecco che invece Johnny si avvicina a questi tipi:”Ciao,avete mangiato bene stanotte?”Chiede e poi velocemente tira fuori la mazza e si avventa come una bestia contro quelli.

 

Dice:un gatto,un animale se addomesticato tiene compagnia,se selvaggio se la cava da solo.Voi che siete?Pezzenti.Brutte vite che imbruttite altre.

 

insomma disse una cazzata simile. Io non intervenni,inorridito da tutta quella violenza.

 

Il contatto del metallo sulla gamba,avviene quasi di sorpresa per Salvatore.Sente il ginocchio spezzarci e urla.

 

Vede Johnny alzarsi.Coperto di sangue,sicuramente con qualche osso rotto anche lui.Una maschera di dolore e cattiveria.Pura,innocente,immacolata.Come l’odio e il disprezzo sono capaci di trasformare le persone.

 

Salvatore,piccolo delinquente che per anni ha tormentato i deboli del quartiere ha paura.Sa che morirà ,e sa che è pure solo.I suoi sono scappati.Impauriti

 

“Sei un coglione,Salvatore.Lo si vede dalla vita che fai.Dipende da te,dalla tua razza,dalla tua terra?Non so.Però so che è colpa tua.

 

Qui ,si proprio qui,tempo fa un ragazzo -per colpa di una donna o della droga- puntò una pistola contro un altro.Bene,mi segui?Hai capito?Ora tu che faresti?Quello che fai ora:ti caghi adosso dalla paura,no?

 

Invece quel tuo paesano,per mostrarsi uomo-visto che in realtà siete dei castrati con le mamme che vi ritrovate-che fa?Batte una mano sul cuore e dice:spara.L’altro esegue.

 

Noi dobbiamo fare in modo che gente simile stia in giro?No,guarda ti faccio un favore.”

 

Johnny estrae la pistola , la testa di Salvatore esplode

 

“Non si seppe più nulla .Sparito.Si,girano storie,leggende.Niente di preciso.Nessuno sa che fine abbia fatto Johnny Guitar”

 

Johnny è seduto sul marciapiede.Nulla,non sta nè bene nè male.Aspetta:arriverà il diavolo forse,e lo porterà all’inferno.Finalmente potrà suonare il blues.

 

Poi in lontananza,lo vede.Stanco,perso,amareggiato,disilluso e abbandonato.

 

“chinaski!”Dice Johnny,e si avvia lentamente verso il cane randagio.

 

brutte sorprese per cani randagi

13 Nov

Dicevano che non sarebbe potuto accadere,perlomeno in Norvegia.Là lo stato funzionava,la società era considerata tra le più democratiche,progressiste,liberali .Infatti pure loro si erano messi a dar la caccia al talebano cattivo,segno di puro spirito democratico

al passo con i tempi.Ora si parlerà di caso politico,arriveranno sciami di mosche laureate in sociologia,criminologia e le immancabili cavallette laureate in psicologia.Bè,io credo che sia una lezione molto più semplice e che abbia a che fare con cose decisamente meno altisonanti o impegnate:è la fiducia.

Ti fidi di una nazione,come potresti fidarti di un amico o di una donna,poi scatta la disillusione.Avete presente un cane,magari stanco e randagio.Voi lo chiamate con gentilezza,con calma,prendete tutte le precauzioni possibili e immaginabili.Certo non dico che arrivi subito,ma prima o poi cede… E perchè?Avete la sua fiducia. Poi potete ammazzarlo a bastonate.

Insomma,la mia vita è si potrebbe sintetizzare in una frase

 

 

 

BRUTTE SORPRESE PER CANI RANDAGI

 

 

 

“Dove andrai ora?”chiede la guardia all’ex detenuto.

“Sul marciapiede di fronte”Risponde serrafico l’uomo.

Non so come si possa descrivere la libertà dopo che hai passato ben 25 anni in galera.Entrato ragazzo e uscito uomo di 50 e rotti anni.Si,si ,lo so!Non siamo più vecchi a

questa età.Ci sono tante cose da fare e dire ,mille avventure e tanto bel tempo da scaldare le vene anche a uno Yeti,o come cazzo si chiamano quei tipi…Gli uomini della neve.Bè,può darsi.Cesare Coletti non si pone problemi,anche perchè ne ha già uno e bello grosso ,signori miei! Lui non sa che cazzo fare e dove andare.

In soli venti cinque anni sono cambiate molte cose,tanto per dirne una :non ha più la sua banda.Morti,scomparsi,sconfitti,superati.Si,se la sono spassata per moltissimo tempo e anche tanto,ma poi un commissario figlio di puttana daje e daje li ha fatti arrestare tutti.I rimanenti si son scoglionati e sbranati tra di loro,come sciocchi cani da combattimento.Qualcuno dice che sono pochi gli anni che si è preso,dovevano dargli l’ergastolo o la pena di morte.Questo merita gente come lui.Come dare torto all’opinione pubblica,così importante per questa nostra democrazia?Lui sa solo che si è fatto tutti i suoi anni,che è entrato come un Profeta del mitra e delle troie ed è uscito un uomo che vorrebbe solo un po’ di pace.Finito,cambiato,come la sua città.Cosa significa libertà?Cosa sarebbe mai?Chi l’ha vista?Forse ora che si trova sul marciapiede che sta di fronte al carcere è un uomo diverso?No,si sente sempre come un cane randagio e si sa che la loro non sia una vita facile.Sono concetti ,come la democrazia,che piacciono a chi è sicuro e pensa di pontificare sulla vita altrui.Si fanno pure guerre per portarla la libertà e la democrazia.Ci sono pure paesi modello,quasi paradisi terrestri come la Norvegia che partecipano a queste occupazioni colonialiste.”Il mondo è dominato dai criminali non professionisti e se la spassano,io che per decenni son stato un vero e autentico delinquente mi trattano come se avessi mai massacrato dei civili con le bombe,sparate da aerei senza pilota,manovrati all’estero.Io ho sempre sparato guardando l’altro e l’altro aveva tutte le possibilità di rispondere alle mie pistolettate.Bè,che ci possiamo fare:riprendiamoci la città!O perlomeno un posto per dormire”.

 

Cesare non era proprio intenzionato a cercarsi un posto per dormire.Era estate,avrebbe dormito tranquillamente all’aperto.C’era un bel parchetto ai suoi tempi,sapeva che molti hippies o come cazzo si chiamavano quei capelloni fetenti che lui detestava,ci andavano a dormire

Vero che già a metà anni 80 era cambiata la zona e le stesse persone da figli dei fiori erano diventati amanti dell’eroina.Una intera generazione spazzata via così.Quanti soldi però loro ci facevano,diamine!Oh,è il capitalismo no?Domanda e offerta.E se tanti pischelli venivano a cercare quella roba,cazzi loro!Oh,oh,non cercare di mettere di mezzo la morale !Non è cosa per lui.

Gira e rigira,manco per il cazzo ha trovato il suo parchetto.Ci hanno fatto delle case:ditta Speradio.Un tipo tosto :costruttore,amico di gente importante,possibile nuovo presidente della regione.Questo stronzo ha costruito in ogni luogo della sua città.

Vabbè dormirà da qualche parte,tanto è estate!

Non aveva fatto conto con la nuvoletta di Fantozzi.Cosa sarebbe codesta nuvoletta?Bè,è quella inseparabile amica di ogni lavoratore che giunge lieta e felice nei giorni di festa o affini.

Ora si,Cesare è stato un criminale,ma dovete credermi nel suo campo era davvero un gran lavoratore.Una sorta di brianzalotto con il suo negozio di mobili che lavora anche la festa di natale o tutte le domeniche che non si sa mai…Si fan i danè!Lui lo stesso.Nessuna vacanza ,nessun giorno libero.E così come il brianzalotto si fa la villetta,la macchinetta e l’amante giovane,lui ha costruito un impero.Cesare,già nel nome il suo destino.

 

Inzuppato e senza un pensiero decente in testa Coletti si agira per la città.Ha bisogno di un punto di riferimento. Uno qualsiasi.

Quando gli pare di vedere accanto a un manifesto pubblicitario mezzo stracciato e staccato ,un muro amico…Altro che abbatterli come hanno fatto quei minchioni a Berlino Est,i muri!I muri! Che sian benedetti!

Era proprio il muro di via turati,che sparatoria signori miei! La banda del Cinese voleva eliminarli e visto che essi si ritrovavano sempre in quella via,perchè vi stava la meglio osteria della città,pensò bene di offrire a loro un bel piatto di piombo rovente direttamente dalle canne dei mitra fumanti e tuonanti della sua banda.

Cesare si avvicina:ci sono ancora i buchi sul muro.Li accarezza delicatamente,li sfiora,cercando di ottenere da essi un po’ di ricordi.Un piccolo assaggio di felicità.

La solitudine mischiata ai ricordi,anzi al tentativo di acciuffare per i capelli quei dannati ricordi,è peggio di una pedata nelle palle,credetemi!Fa molto più male e dura troppo a lungo.

“Guarda un po’ chi c’è!Non ci posso credere!”Una voce alle sue spalle.Qualcuno che forse conosce,ma non riesce a comprendere di chi si possa trattare.

“Cesare!Cesare! Sono io Augusto!”.Coletti si gira e gli appare sotto forma di un omaccione alto,grasso,sfatto,con un tragico codino unto da chissà che tipo di sporcizia e di che origine,un vecchio caro amico:Augusto.

Uno della sua banda,uno che per un po’ di tempo gli darà la sensazione vera di essere giunto,arrivato,tornato,a casa!

“Augusto,come va?”Chiede a bassa voce Cesare

“Bè,va..In motorino,a consegnare pizze!”Sorride amaro l’amico.

“Ah,cioè …Lavori?Mica starai a scherzare?Oh!”

“No,Cesare è vero.Lavoro alla pizzeria qui all’angolo tra via Craxi e via Woityla”

“Ammazza che belle vie che ci sono ora!”Ride forte Cesare. Augusto si unisce alla ridarola.

 

“Sono stato in carcere,che lo sai ?”Dice il “ragazzo della consegna pizze”.

“Si,si me l’hanno detto.Ti sei comportato bene,come me.Mica come certi ‘nfami fiji de mignotta che se li prendo”

“No,Cesare lascia stare.Mo siamo di nuovo liberi no?Meglio così.Si,è stata dura appena uscito.Ero tentato di ammazzarmi,poi mi hanno salvato.”L’uomo si interrompe come se fosse colto da un improvviso attacco di profonda commozione.

“Chi è stato?”Chiede incredulo Cesare.

“Una ragazza,mi ha detto che lavora per la Speranza e Fede,sai la comunità di recupero ?”

“No.perchè dovrei conoscerla?”

“Bè,è famosissima in città.C’è questo prete…”

“Ah,no!Augusto non me li nominare ! Sai che son un felicissimo bestemmiatore!”

“No,no,ascolta…Si,hai ragione.Sono gente che non merita molta simpatia,ma Don Ascanio Leale è davvero uno che si occupa della povera gente.E inoltre mi ha trovato questo lavoro.”

“Consegnare le pizze a 50 anni?”

“49,sono molto più giovane di te!”

“Di due mesi,capirai!”Dice Cesare

I due uomini ridono .

 

Così per non andare a cercare aiuto da un prete,Cesare ,sceglie molto semplicemente e da coglione di farsi sfruttare dal caporalato.Non ci piace a noi parlare di queste cose,che poco c’entrano con la democrazia e la terra della possibilità. Meglio prendersela con un Gheddafi,meglio!

Battendo i piedi per il freddo,pure il clima cazzo è cambiato in questi anni.Dicono che abbiano avuto ottime giornate di sole a dicembre,e mo piove e fa fredddo …In piena estate!

Lo sfregiato e Baffetto sono i peggiori cazzoni che abbia mai incontrato,come pure il capetto del cantiere.Un cocainomane di nemmeno quarantanni.Arrogantello come tutta questa generazione di arricchiti e riccastri.Talora pensa di fargli una lezione di storia:”Ciao coglione sono Cesare Coletti,sai chi ero?Bè,vai a vedere chi negli anni 70 e 80 era il vero padrone della città.Si,gli Imperatori” E poi un pugno da spezzargli quel naso di merda.

Altri tempi,ora è solo un uomo come tanti altri.

 

“Ciao Cesare”Dice Augusto.

Coletti è seduto sul marciapiede davanti al cantiere,mangia con calma e una sottile malinconia cattiva,di quelle che bruciano anche le giornate migliori.

“Ciao Augusto,ancora a consegnare pizze?”

“Si,ma pensa un po mi devo fare comandare da un coglioncello.Un egiziano,nemmeno uno dei nostri!Tempi di merda!”

“Non lo dire a me,sto coglione di padrone che ho!”

“Viene a fare un giro con me?Ti va?Dai, che un Imperatore ha mai fatto il muratore?”Sorride Augusto.

Cesare è indeciso,sa che dovrebbe dire no…Eppure,eppure qualcosa gli ordina di lasciare quel lavoro di merda e partire con il vecchio amico.

“Che dico al capo?”Chiede Coletti

“Ma che gli devi dire?Quale capo?Ricordati chi sei!”Si incazza l’amico.

“Ok,ok,vengo”Cesare si alza per andarsene e raggiungere l’amico

“Dove cazzo vai,torna al lavoro!”Urla il giovane capetto dei miei coglioni,Cesare si gira e gli mostra il dito medio sorridendo.

“Oh,oh,ma che mi fai! Ma tu non sai chi sono!Io non ti faccio più lavorare stronzo!”Il giovane si avvicina minaccioso.

Augusto con somma lentezza scende dal motorino e si avvicina piano piano al capetto.

Mentre questi tenta di colpire con un pugno Cesare, Augusto gli blocca la mano.

“Eh no!Eh no!Ragazzino,così mica si fa!Queste cose ,sono cose da grandi.Potresti farti male.”L’uomo stringe sempre più forte la mano del ragazzo.

“Allora cinque motivi perchè non dovevi nemmeno azzardarti a fare lo stronzo con il mio amico:1)sei troppo coglione,(Augusto gli spezza il pollice,il ragazzo urla)2)sei troppo coglione e viziato,(altro giro ,altro dito),3)sei davvero un coglione,(toh un altro dito spezzato.Il ragazzo piange e si piscia nei pantaloni),vabbè finito qui.Ti è piaciuta la lezione?”

Il ragazzo piangendo fa segno di si con la testa.

 

“Che hai?”

“No,niente…Solo che certi metodi,non so…”

“Cesare,lo so e ti capisco.Però sai come è no?La storia è scritta con la violenza.Se questo dovesse valere per le nazioni ,ancora meglio per noi .Bè,comunque non ero venuto per spezzare le dita a quel bischero.No!Ti dovevo dare una notizia importantissima.”

“Quale?”

“Sai chi ho trovato a lavorare nel bar di via Wagner?”

“No,non lo so”

“Una ragazza ”

“E allora?”

“Ha 25 anni”

“Buon per lei”

“Si chiama Caterina”

“Ok,bel nome.Era quello che avrei voluto dare a mia figlia se mai ne avessi avuta una”

“Tu ce l’hai una figlia”

“Cosa?”

“Margherita ha partorito mentre eri in carcere era incinta di una o due settimane quando ti arrestarono.”

Cesare rimane senza fiato e parole per non sa quanto tempo,poi le lacrime cominciano a scendere dal suo viso.

Lei era la sua ultima possibilità di chiudere definitivamente con la vecchia vita.Non era andata così,lui era stato arrestato e lei se ne era andata.Mai più avute sue notizie o visite.

Un colpo durissimo per Cesare.

“Vuoi vederla?”Chiede Augusto

“Oh,cazzo…Si,no,non so!Non lo so,che le dico?Avrà una sua famiglia.Margherita si sarà rifatta una vita”

“Morta,di complicazioni durante il parto.Mi dispiace,lei è stata adottata.Vuole però conoscere il vero padre.”

“Come fai a saperlo?”Chiede Cesare

“Me l’ha detto lei.Vado sempre a fare colazione in quel bar e la conosco da almeno cinque anni.”

“Andiamo,ma voglio solo vederla.”

Così per giorni,settimane e mesi,Cesare si recava al bar dove lei lavorava.La osservava lavorare,dietro al vetro del negozio la gente sembra dei curiosi pesci,lei invece aveva la bellezza pura delle ragazze normali. Augusto gli ha spiegato che lei vuole laurearsi in medicina per lavorare con i tipi di Emergency o robe simili. Ragazza seria,giudiziosa,come si diceva un tempo.

“Non so cosa faccia diventare dei criminali alcuni e altre brave persone.Sono però felice che lei possa fare qualcosa di buono.”Dice Cesare al suo amico.

“Si,è la vita credo.Non serve fare domande o pensarci su troppo.Come un fiume in piena e noi su una barchetta:alcuni si schiantano,alcuni raggiungono la riva,altri e questi siamo noi,stanno in mezzo al fiume.Destino chiamalo così se ti fa star meglio.”

“Bè,lei diventerà una dottoressa quindi per questi tizi di …Come hai detto?”

“Emergency”

“Emergency?”

“Si,sono dei dottori che si occupano dei feriti in zone di guerra.Sai dove noi andiamo a far casini,a occuparli,colonizzarli?Ecco una roba simile.”

“Sai una cosa?Sono felice.Contento di aver potuto far nascere una ragazza come lei.Come se tutti i miei errori potessero sparire,grazie a lei.Povera Margherita,ora magari…”

“Invece no,lei non c’è più.”

 

La tentazione di scappare è forte.Cosa dire sono tuo padre,Caterina,non mi hai mai visto perchè ero troppo impegnato a stare rinchiuso in carcere.

Augusto sta arrivando al tavolo che hanno prenotato in un ristorante della zona.Vorrebbe scomparire ma poi..

“Ecco Caterina,la sorpresa che ti avevo promesso”Dice il grasso e sfatto ex delinquente amico del nostro povero eroe.

Coletti non vorrebbe alzare la testa dal tavolo,ma lentamente lo fa. Lei lo gaurda e negli occhi non c’è assolutamente cattiveria o risentimento

Solo delle lacrime che lei a stento cerca di dominare.

“Ciao papà”.

 

 

La vita può cambiare,a volte senza che noi possiam farci nulla succedono questi piccoli miracoli.Così Cesare ha accettato di fare una visita alla comunità di recupero Speranza e Fede di don Leali.

Il lavoro,serio e indeterminato ,è arrivato sotto forma di impiego presso un magazzino.Una

buona occupazione.

Così il tempo passa in compagnia della figlia,di Augusto e della comunità. Sono tutti ex detenuti, gente come lui. Che il prete aiuta a inserire nella società.

“Sai cosa fa Semir?”Chiede una sera Augusto a Cesare.

“Chi è Semir?”

“Il mio principale”

“Cosa fa?”

“Prende delle borse piene di soldi e poi le nasconde in un rifugio .Si trova nel retro,dietro al coso con il vetro che ci sta dentro l’estintore.”

“E allora?”

“E allora?”

“Si:e allora?”

“Quei soldi potrebbero aiutare Caterina”

“Mi stai dicendo di fare una rapina?Ora!Io posso aiutare mia figlia tranquillamente.Con i soldi del mio lavoro.”

“Si e quanto ci metterai!L’hai sentita?Hai sentito quanti soldi ci vogliono per specializzarsi e ottenere un posto in emergency?Vuoi che arrivi alla tua età facendo un lavoro che non ama?Proprio perchè tua figlia e perchè è passato così tanto tempo che devi farlo.

“Necessario?”

“Ascolta,io entro prendo i soldi e tu mi aspetti fuori.Fai il palo,ti va bene?”

I due amici brindano alla riuscita del piano.

 

“Cosa abbiamo qui di nuovo?”Chiede il commissario Torri agli uomini che stanno raccogliendo un cadavere per porlo nel sacco dei morti,come al commissario piace chiamare quel contenitore di vite svanite.

“Un bel casino,commissario!Un cadavere senza testa e mani.Nessun documento.Niente”

gli dice il suo vice.

“Vedo,vedo,cosa ha questa città ultimamente.Che si son svegliati tutti convinti di essere la nuova banda della magliana?”

“Può darsi,sa …La tv e il cinema”Mormora sconfortato il subordinato.

“No,anche senza tv e cinema,questo Paese sarebbe pieno di criminali.Li vedono furbi,sgamati,che ci possiamo fare?Non c’è ancora un bel Stato di Polizia,siamo in democrazia!Rallegrati Caruso!”

 

 

“Ce le hai le foto del cadavere?”Chiede l’ex commissario della squadra omicidi Li Scalzi.

“Come?Ma di che parli?” Cerca di fare il finto tonto il vice Caruso.

“Dai,Caruso non fare finta di niente.Ho sentito che avete trovato un cadavere senza testa e mani no?Ora quella zona,dove avete trovato il cadavere …”

“Competenza nostra.Tu torna alle tue carte e considerati fortunato.Poteva finire peggio per te!Volere indagare su Speradio!Lo sai che siamo in democrazia no?Quindi arresta i pesci piccoli e lascia in pace i pescecani.Che quelli o ti azzannano o si mettono ad abbaiare talmente forte che prima o poi qualcosa succede.”

E infatti qualcosa era successo.Da eroe della nazione per aver sgominato totalmente la banda degli Imperatori,a mentecatto da biasimare e da emarginare. Speradio,il grande padre della città.Quello che dona i soldi ai missionari,che si occupa di ristrutturare gli oratori,l’amico di moltissimi politici,imprenditori, c’era sempre lui dietro alle serate per beneficienza e solidarietà. Tanto che pure a sinistra molti lo consideravano un ottimo esempio di capitalista dal cuore d’oro.

Una sera Li Scalzi arresta un uomo.Un rapinatore un po’ mezzo matto ,rovinato dal vizio del bere e del gioco.Eppure ancora abbastanza bravo.Durante l’interrogatorio l’uomo sostiene che la rapina l’ha fatta per un certo Giardini.Indagando il commissario scopre che questo tizio è uno degli uomini legati a Speradio.Purtroppo il rapinatore si suicida in carcere e tutto va a puttane.Li Scalzi tenta altre volte e con altri metodi di arrestare Speradio,ma non ci riesce mai.Fino a quando si rovina completamente da solo.Essendo stato per anni un vero e proprio eroe della stazione di polizia,viene trasferito a fare lavori burocratici.Melanconicamente perde tutto.

 

 

La porta viene abbattuta con violenza e Cesare strappato dal sonno si ritrova due tipi in camera sua.

“Siamo venuti per i soldi”Dice uno dei due L’Elegantone visto il vestito costosissimo che indossa.

“Soldi?”

“Non fare il coglione,quello che hai fregato a Samir e poi l’hai ammazzato come un cane.”

Samir..Nome che dovrebbe ricordargli qualcosa,ma cosa?

“Ora quei soldi non sono nè tuoi,nè del povero arabo ammazzato.Sono nostri,hai capito?Li rivogliamo subito e immediatamente”Continua L’Elegantone.

Il primo pugno gli fa capire che non sta sognando,il secondo che è nei guai,il terzo che è in grossissimi guai.

“Eccoli!”Dice il secondo Monnezza,visto che somiglia al personaggio di quei film.

“Li hai trovati?Contali!”

Proprio in quel momento entra nella stanza un ometto mezzo spelacchiato e mal riuscito,ma pur sempre armato.Il paradigma di sfiga umana spara alla cazzo di cane contro i due,i quali rispondono.Come sempre è stata nella vita di questo personaggio le cose per lui vanno male,muore.Però ha eliminato anche i due banditi.

“Bè,poteva andare peggio” è l’ultimo pensiero dell’omuncolo,che così riscatta la sua triste esistenza.

Cesare intontito scappa dalla pensione dove si riposava.

 

 

La ragazza conta i soldi seduta sul letto,mentre il suo vecchio e rozzo amante segue stancamente le notizie alla tv.Amante,quasi, perchè lei più di tanto non gli concede,ma quel poco o molto che basta per legarlo alle sue sottane e alle sue richieste.

Lui gli aveva detto una volta,mentre lei da esperta se lo lavorava un po’ ,che la sua occupazione in pizzeria era una copertura.Doveva in realtà prendere i soldi di quel marocchino e darli a un uomo di fiducia del suo boss.Poi aveva incontrato un suo amico Cesare,e così aveva maturato un piano nuovo.

“Quindi mi farai vivere come una signora,una principessa?Nel lusso,vero?”Chiede lei maliziosa.

“Certo,sarai la regina del lusso.Vita nuova,credimi.Il piano funzionerà.Mi dispiace solo per Cesare.”

” E perchè?Hai perso un amico,ma i soldi te ne porteranno altri.Poi un uomo può vivere anche senza amici,ma senza questo,(dice lei spogliandosi),non può .”

 

La foto è giunta alla fine alla sua scrivania,Caruso è un bravo ragazzo lo sa.

Li Scalzi controlla attentamente le foto fatte al cadavere orrendamente mutilato.Non riesce a trovare quel particolare che cerca con tanta impazienza,un momento di antichi tempi quando era un infallibile segugio,il miglior sbirro della città.Poi ricade tragicamente, nel senso fantozziano, nella sua disperata realtà.Forse si è sbagliato,forse era solo una stupida e umanissima illusione.

Cesare è libero,ma non sa che fare.Chi erano quei tipi e quei soldi da dove spuntano?Cerca di contattare Augusto,ma nessuno risponde.Sa che la polizia tra poco sarà sulle sue tracce .Intontito,incapace di organizzare un piano di fuga o trovare un rifugio vaga disperato per quartieri e strade.

 

“Ho sentito degli spari e vi ho telefonato,ma nulla prima”Dice il proprietario della pensione al commissario Torri.

“Cioè questi tizi si son sparati in silenzio e amicizia?Ma che minchia dici!”

“Quello che ho sentito,io ero di là in salotto.Sento la tele con delle cuffie perchè ci sento poco.Ho sentito solo gli spari vi giuro.”

“Commissario la stanza è registrata al nome di un certo Cesare Coletti”Informa uno sbirro

“Coletti”Sussurra l’uomo di legge.

Soffocato dai procaci seni della fanciulla,così lascia questo mondo Augusto.Lei si riveste con calma ,cambia colore ai capelli,elimina ogni traccia della sua presenza.

A suo modo si reputa una femminista,emancipata e pari agli uomini.Loro vogliono soldi,sesso,potere?Anche lei.Loro sanno mentire e uccidere?Pure lei.Una ragazzetta di provincia da sempre smaniosa di avere successo facile e subito.Aveva tentato al Grande Fratello,era stata 20 minuti in trasmissione.Però non si era persa di animo.Prima sfruttando il suo fisico e la sua troiaggine era diventata una famosa escort,molto apprezzata.Tanto da finire in certe notti di politica e sesso.Anche lì altre ragazze avevano attirato l’attenzione dei media e lei era stata scavalcata velocemente. Fino a quando un suo cliente si era invaghito di lei,una passione sfrenata per un amore impossibile visto che lui non potrebbe sposarsi.Poi la sopresa sulla reale natura del lavoro del suo focoso e perverso amante,recuperare ex detenuti per usarli come infiltrati in luoghi di lavoro da rapinare.Certo non tutti rientravano in quella particolare organizzazione,qualcuno che lavorava e basta c’era.Come quel pirla di Augusto.Poi la scoperta che la pizzeria dove lavorava era in realtà una copertura per lavori poco puliti.

Così’ lei aveva avvisato il suo uomo,il quale le aveva oridinato di sedurre il povero Augusto,fargli prendere i soldi e poi eliminarlo,sarebbero scappati insieme in seguito.

Tanto scemo Augusto però non era,tanto che aveva trovato il sistema di fare delle copie dei soldi veri.Che sarebbero comparsi nella stanza del suo amico Cesare.Una volta morto,ripresi i soldi,ci avrebbero messo un po’ a capire che erano falsi.Lui e la sua amata femmina da letto sarebbero stati lontantisismi.

Bel piano,per questo lei aveva deciso di eliminarlo dandogli anche un po’ di piacere.Lo meritava.Ora presi i soldi si allontana verso la casa del suo vero amante.

 

Una meravigliosa sera di beneficienza e solidarietà per le donne dei paesi sotto teocrazia.

Per liberarle dal velo,emanciparle e insieme a loro far progredire i loro paesi.Intervengono femministe di lunga data,scrittrici,deputate,tutte però si sperticano in lodi all’organizzatore della serata :Speradio.

“La donna da sempre è meglio dell’uomo.Lei da la vita,è la preziosa compagna della nostra esistenza,sul lavoro rende meglio del maschio,è risaputo che sia più intelligente.

Ecco noi attraverso questa fondazione andremo in Afghanistan per dare diginità alle donne di quel povero paese.La democrazia nostra prevede dei diritti,senza di essi non ci sarebbe nessuna libertà individuale.Per noi la libertà della persona è assai importante.”

Speradio finisce il suo pistolotto tra gli applausi sostenutissimi di tutti e tutte i convenuti e convenute alla serata di gala.

Più tardi nel suo studio cambia la persona.Non il capitalista dal cuore d’oro,ma il bandito feroce e spietato.

“Morti ,tutte e due”Lo avvisa Giardini.

“Cazzo,non ci voleva .E i soldi?”

“Non ci sono”

“Come?”

“Coletti avrà aprofittato del casino per scappare con il denaro”

“E quel tipo,quel coglione chi era?”

“Torri mi ha detto che era un povero fesso.Un tizio con gravi debiti ,con i Poletti pensa un po’ quelle bestie.Forse scioccamente pensava in quel modo di poter salvarsi il culo,visto che volevano affidarlo ad Alberto Poletti,il noto frocio della famiglia!”

“Bè,trovatemi quel Coletti e i miei soldi ok?”

Che a essere sinceri suoi non erano affatto.Visto che Samir lavorava per un’altra banda più modesta,ma in crescita,almeno così speravano loro.

Il piano di Speradio è semplice:una comunità di recupero per ex detenuti, un prete ricattabile per certi vizi di naso e sessuali.I ragazzi non facevano altro che rapinare i posti di lavoro e quel denaro finiva a Speradio che poi lo reinvestiva nel settore immobiliare,per feste di solidarietà e altro.L’immagine di buon cittadino era ormai ben incollata addosso.Aveva tentato quel pirla di Li Scalzi,ma non c’era riuscito a incastrarlo

Perchè io so io e voi non siete un cazzo.

 

Torri aveva un piano ben preciso:tenersi lui i soldi.

Sorride all’idea mentre si lava la mani sporche di sangue.Aveva dovuto torturare quel disgraziato della pensione,ma ora i soldi ce li aveva lui.Avrebbe eliminato anche Coletti.Purtroppo il denaro è andato distrutto nell’incendio della macchina.Poi sarebbe fuggito.Piano da idiota certo,ma che ci volete fare Torri è idiota.

“Cesare?”La voce dell’uomo sveglia Coletti che dorme tra rifiuti e topi nella vecchia discarica cittadina.

“Chi è?”Chiede l’uomo agitandosi.

“Calma sono Li Scalzi.Vieni con me,non voglio mica arrestarti.”

Li Scalzi porta Cesare nel suo appartamento,per un bagno e una cena. Cena tipica di uomo solo:una pizza comprata sotto casa.

“Penso che non mangerò più pizze in vita mia”Dice Cesare

“Una delle mie pochissime soddisfazioni”Risponde lo sbirro.

“Perchè sta facendo questo ?Cosa vuole da me?”

“Sei nei pasticci,ti hanno tirato una trappola e tu ci sei cascato.Sai chi erano quei tipi?”

“No”

“Uomini di Speradio”

“Speradio?Il capitalista dal cuore d’oro?”

“Si,in realtà il peggiore criminale della città .Da dieci e passa anni cerco di incastrarlo,ma lui ha rovinato la mia vita.”

“La posso comprendere in fatto di vite rovinate sa?Un tempo quando comandavo questa città con i miei amici credevo che eravamo altro.Diversi,una banda,ma anche una vera famgilia.Brutta la solitudine,vero?Ebbene avevo loro.Ora sono solo uno straniero in città.Avevo iniziato a vivere di nuovo,ho rivisto mia figlia sa?”

“Davvero?”

“Si,ecco la foto”Dice Cesare mostrandola al poliziotto.

Li Scalzi la prende in mano,poi…”Posso mostrarla a un mio collega?”Domanda

“Come?”Risponde Coletti,poi abbassando la testa incapace di sorreggere quel dolore lancinante e profondo dice:”Si.”

Padre Leali si fida ciecamente di un suo ospite:Luca Pozzi. Così gli dice che lascierà la città ,prima andrà nella sua casa di montagna a Campitello e poi da lì all’estero.Chiunque lo cercasse deve rispondere che è stato chiamato a roma al vaticano.

Poi esce in fretta dalla comunità,con la macchina raggiunge il posto dove ad aspettarlo c’è lei.

La ragazza sale in auto e lo bacia appassionatamente,poi comincia la loro fuga.

 

Gengis khan così si fa chiamare il capetto della banda per cui lavorava Samir è incazzato spariti i soldi,e quanto pare c’entrano pure gli uomini di Speradio.Tanto piccoli sono,ma pure incazzati.Che guerra sia!

“Oh,Marco Aurelio è l’ultima volta che ti faccio questo piacere”Dice Caruso.

“Bè,che hai trovato?”

“Si la ragazza è schedata:ha rapinato un suo cliente tempo fa.Vita travagliata,poi ha frequentato la comunità Speranza e Fede.Lavora in un bar,quello che ha subito:tre rapine in tre anni.”

“Ok,grazie”Li Scalzi esce dal commissariato in fretta.

 

Torri ha già prenotato un bel volo per Santo Domingo,ha pure un bel passaporto falso ben fatto.Tutto tranne il cadavere di quel fetuso di Coletti.

La caccia è spietata eppure sembra scomparso.

 

“Mi sento come un dinosauro,tu no?”Chiede Coletti al commissario

“Si,sempre.Siamo emarginati,scacciati dal paradiso in alta definizione dei vincenti.Eppure non abbiamo fatto nulla di male,perlomeno io.Visto che ti ho pure messo in galera a te.”

“Bel regalo mi hai fatto.Ho perso la donna che amavo,forse l’unica che avrebbe potuto cambiare la mia vita.”

“Come si chiamava?”

“Margherita Giusti”

“La Lady di Ferro dei Cani”

“Come?”

“Si,ha questa casa dove tiene tanti cani.Una sua ossessione,una donna dolcissima,tormentata anche lei.Molto popolare nel quartiere nord.”

“Non è morta?”

“No,ma non ci sta molto con la testa.Ha perso tua figlia.Poi ho cercato di aiutarla,sai sarò sciocco,ma ecco:sento il peso di quanto successo.Volevo solo arrestare te,invece…”

“Ora è sempre lì?”

“Per poco.Ha uno sfratto e lei come ti dicevo,non sta bene.”

“Dovrò pure fare qualcosa..”Mormora Cesare.

 

“Hai letto la notizia?”Dice don Leale alla ragazza

“No”

“Non hanno trovato i soldi e non c’è nessun Coletti morto.”

“E allora cercheranno lui no?”

“La polizia forse,ma gli altri?”

“Rilassati.Luca non parlerà è in gamba,giusto?”

“Si,si,ma dobbiamo fare in fretta e lasciare il paese subito”

 

Cesare legge della notizia dell’amico Augusto trovato morto in una stanza di motel.Soffocamento durante un gioco erotico.Bella morte ha trovato quell’infame. Li Scalzi gli ha detto che lo sta cercando Torri che lo accusa di triplice omicidio,dei soldi non ha detto nulla.

 

Gengis khan intanto con i suoi ha cominciato una feroce guerra contro la banda di Speradio per avere quei soldi spariti.

“Cosa guardi?”Chiede Speradio a Giardini.

“La mia città.Sai quel tipo che cercano e quello morto in motel,erano miei amici.Avevamo fondato la banda.Prima ne avevamo una musicale,si suonavamo.Volevamo diventare famosi musicisti. Cesare amava alla follia il rock sudista,io la musica disco e Augusto il punk.Bè,a quei tempi mica si alzava la cresta come oggi.Questo Gengis Khan che non rispetta la nostra organizzazione.Lo avrei fatto cagare scuse e sangue già da molto tempo.”

“Sai che a me i metodi da ganster non mi piacciono.Quando non sono necessari.Si può e si deve trattare.E noi faremo questo con questo cane”

“Khan,è una sorta di capo.non un quadrupede.”

 

 

Un tatuaggio,ecco cosa cercava!Li Scalzi sente di aver tra le mani un particolare che aiuterà a portare a termine la sua indagine personale.

Il morto mutilato aveva su un polpaccio un tatuaggio:un fascio littorio. Era Vincenzo Casarini.Una testa calda legata agli ambienti di estrema destra,ma anche confidente della polizia per qualche anno.

“Hanno fatto stampare dei soldi falsi da Casarini.Poi lo hanno ucciso,mutilato.Infine nascosto i soldi nella pensione di tale Corrado Minetti,scomparso da qualche giorno pure lui.Ti hanno drogato,per questo non ricordi più nulla.”Spiega Li Scalzi.

“Ero un’esca”

“Si”

“Tradito da un’amico e da una che si è spacciata per mia figlia”

“Bè,non che a me sia andata meglio.Però questa storia la concluderò con la loro sconfitta.”

Gengis Khan si fuma con aria strafottente un sigaro cubano,i suoi sono alle sue spalle a far credere di essere dei duri che cagano piombo rovente avendo il buco del culo sempre fresco.

Giardini si trova di fronte a questa banda di cialtroni ,ma violenti che hanno causato troppi morti ,tanto che neppure Torri è in grado di fermare le indagini.

“Una trattativa?Io voglio i miei soldi ,hai capito?”Urla Khan contro il braccio destro di Speradio.

“Signori a una certa età il tempo si accorcia e diventa merce rarissima.Perderlo è un reato,farlo perdere un crimine.Che merita una sua pena”Giardini estrae dalla valigietta un uzi e con quello spara alla banda khan ammazzandoli tutti.

Torri conta i soldi,tanti e subito.Una nuova vita,ama pescare e prendere il sole.Presto queste due cose saranno la sua unica attività,ma dove cazzo è finito Coletti?

 

“Amore?Si sono sempre nella sua casa.I soldi sono qui.Mi raggiungerai presto vero?Poi io e te scapperemo all’estero.Sai,sono stanca di questa vita. Credi di avere il mondo in mano,di essere troppo furba per la vita normale dell’altra gente.Ora non ne posso più.

Voglio quella normalità e i soldi ce la daranno.”

La ragazza è al telefono con il suo uomo,ormai quel prete pervertito non le serve più,esattamente come Augusto.

 

“Cesare sta a casa di Li Scalzi”

“Come?”

“L’ho seguito,mi aveva chiesto una foto di una ragazza.Così come mi ha chiesto le foto del tipo mutilato.”

“Ottimo!Benissimo!Vedi,quel farabutto di un corrotto,non esistono più sbirri come noi!”Dice Torri a Caruso.

 

 

“Discrezione,per questo ho deciso di mantenere l’operazione per me e te .”

“Marco Aurelio non mi sparerà,non credo che ne sia capace.”Dice Caruso.

“Forse,hai i giubotti?”

“Si eccoli”

“Un lavoro bruttissimo quello che faremo,ma non possiamo fare altro”.

Torri e Caruso si dirigono verso l’obbiettivo.

 

La porta crolla sotto la furia di Torri. I due sbirri entrano armi in mano

“Che succede?”Chiede Li Scalzi,sa che sta proteggendo Cesare e rischia grosso.

“Niente,solo che tu grosso imbecille mi stai dando una mano.Commissario declassato e bandito muoiono nel conflitto a fuoco con la polizia,il superstite il dottor Torri piange il collega Caruso”

“Come ?”Domanda il vice

Un colpo in fronte e la testa del povero sbirro esplode dilaniata.

“Nooo” Urla Li Scalzi attaccando Torri che però è più forte e lo gonfia come una zampogna.

“Io ho i soldi,li dovevo al mio capo Speradio.Consegnarli a Giardini che ci avrebbe pensato lui.Lavoro per quei due da anni,i capi di ogni schifezza e atrocità che ho dovuto coprire.Ora però me ne andrò libero e ricco!”Dice Torri.

“Non sai che c’è la crisi?”Chiede Cesare.

“Come?”Chiede Torri girandosi verso Coletti.

Una pugnalata raggiunge il cuore dello sbirro corrotto che muore all’istante.

“Devo chiamare i colleghi,l’hai sentito!Ha detto chiaramente che Speradio è implicato in affari loschi”

“Non hai testimoni,io non posso esserlo.No,lascia stare.Prendi le chiavi di casa a sto stronzo e andiamo a prendere i soldi.Mi sono rotto le palle di questa storia,devo solo seguire il mio destino.Siamo soli,ricordalo.”

“Caruso era un ottimo collega,merita giustizia.”

“Se non puoi permetterti nè la legge nè la giustizia ,ti rimane una cosa sola:la vendetta.Non hai altro”

“Io..Io sono un uomo di istituzioni..”

“Le tue istituzioni ti usano:contro i sovversivi,i dannati della terra,ma non toccare mai un Speradio.Se vuoi fermarlo lo devi fare in altro modo:il mio.”

 

“Sparito il prete e anche quel suo segretario:Luca Pozzi.”Dice Giardina a Speradio.

“Vuoi vedere che quei fetentoni hanno i soldi nostri?”Commenta il capo

“Si,i nostri però sono sulle loro tracce”

 

La ragazza entra nella vasca da bagno dove si trova Don Ascanio visibilmente eccitato.

“Non ti sembra una cosa assai blasfema per un prete?”Chiede civettuola lei

“Cosa fare sesso?Ma sai quanti miei fratelli lo fanno!”

“No,l’acqua.Dovrebbe essere una cosa sacra per voi”Dice lei mentre comincia ad accarezzarlo

“Ah,si e perchè?”

“Bè,la benedizione.Il primo importante passo nella casa di cristo.”Dice lei mentre struscia il suo corpo contro l’uomo.

“Mi vuoi benedire?”Ridacchia lui.

“Certo padre”Così dicendo fa pressione con il suo corpo su quello dell’uomo di chiesa che muore agitandosi eccitato e spaventato fino ad affogare.”

 

Cesare e Li Scalzi ormai vivono da poveri clandestini.I cadaveri di Torri e Caruso li hanno distrutti,ma chiaramente non possono recarsi alla stazione di polizia.

“Hai letto?”Chiede Speradio a Giardini.

“No,cosa?”

“Leale è morto affogato nella sua casa a Campitello”

“Vuol dire che la ragazza si trova lì”

” E anche i soldi”.

 

 

La fanciulla e Luca passano notti di grande passione.Hanno tutto:sono giovani,hanno i soldi,le possibilità ,il futuro.

“Hai fatto sistemare la macchina vero?”chiede lei

“Si è tutto a posto”

“Come ti dicevo ,devo andare un attimo in paese.Roba da poco”

“Io non mi muovo”

“E come potresti,i morti non si muovono sai?”

“Cosa dici?”

Lei stringe con le gambe la testa del ragazzo strozzandolo.

“Che mi tengo i soldi per me”Ride la donna.

 

Una volta salita in macchina tenendo sul sedile accanto i soldi lei sfreccia allegra verso il futuro radioso che l’aspetta.Talmente è contenta che non si accorge di avere i freni manomessi.Un lavoro fatto da Luca che carogna come lei,voleva eliminarla per tenersi i soldi.

La sorpresa di andar contro la morte la spaventa fortemente ,preme il freno ma la macchina è ingovernabile e finisce in un burrone.

 

“Eccoli,a casa di Torri”Esclama Cesare. La borsa piena di soldi era nascosta dietro una finta libreria ,un classico…dei pirla.

“E ora?”Chiede Li Scalzi

“Farò con questi soldi l’unica cosa buona che io possa fare:li darò per salvare quei cani dallo sfratto dalla casa di Margherita.Costruirò un vero canile ,starò al suo fianco.Tutto quello che voglio è solo questo:vivere!”

“Fai bene…”Li Scalzi non finisce la frase un ragazzino si avvicina al tavolo dove i due stanno pranzando.

“Un signore mi ha detto di darti questo”Dice il pischello e poi fugge

Li Scalzi prende la lettera,l’apre e legge:una terribile espressione di rabbia e dolore si stampa sul volto in formato A 4 e a colori!

 

 

“Nuovo di queste parti?”Chiede la barista

“Si”

“Rimarrà a lungo,per le ferie oppure…”

“Sono in visita,vado a trovare un vecchio amico.”

“Ah,che bello avere degli amici”

“Già;amici,una famiglia.Talmente bello che quando li perdi che puoi fare?”

“Non lo so”

“Saldare il conto” Dice Li Scalzi pagando la tazza di caffè e uscendo dal bar.

 

Una volta al mese Speradio ha l’abitudine di invitare un gruppo di cari amici a una cena che si svolge in un ristorante di proprietà di un povero cristo che oltre il pizzo al fetente deve pure fare questi piaceri

In queste cene esce il vero Speradio:crudele,smargiassone,volgare,rozzo,arrogante con i deboli che ama calpestare e umiliare,altro che il capitalista dal cuore d’oro.

Così come quella cena,la sua ultima cena,anche se non lo sa…

Li Scalzi entra nel ristorante,anche la saracinesca e per metà abbassata.

“Cosa fa?Lei non può”dice il titolare del ristorante

“No,no,lascia,per carità!Abbiamo qui il mitico commissario Li Scalzi.Paladino della giustizia,del bene,e dei fessi.Un posto d’onore merita!Aggiungiamo una sedia,perchè io sono democratico e nulla ho contro i coglioni,sopratutto se di lusso come lui!”Ride gradasso il criminale e con lui gli altri avventori del locale,imbarazzato e controvoglia pure il padrone del ristorante.

Li Scalzi si avvicina e getta sul tavolo una foto.

“E cosa sarebbe?Che minchia me ne fotte di queste foto?”

“Sono mia moglie e mia figlia”

“E che fanno battono?No perchè sono proprio adatte”

“Sono morte”

Poi lo sbirro tira fuori due pistole dal capotto e comincia a sparare sulla quella bella rappresentanza di stronzi che muoiono colpiti dai proiettili

Finita la sparatoria,si gira lentamente e si avvia all’uscita.

“Attento!”Urla il ristoratore

“Maledetto!”Speradio è tremante e stremato,coperto di sangue,nondimeno ha ancora una labile forza per poter colpire il poliziotto,ma l’intervento del padrone del locale ha rovinato il suo piano.

Li Scalzi svuota un intero caricatore della sua pistola sulla faccia e il corpo del bandito.Ridotto a brandelli di carne.

 

 

Cesare si fuma una sigaretta.Si trova su un colle dove domina la città.Vede i quartieri dove correva e giocava da piccolo,la vecchia fabbrica dove lavoravano i suoi.I tempi andati tornano prepontemente alla memoria.Cosa dire della sua vita?La gente spreca troppo tempo a chiedersi se ha fatto bene o male,se è contenta del risultato finale.Lui ha deciso che non se ne curerà più

Aveva cambiato vita,ma lo stavano solo ingannando.Ora non poteva fare altro che finire con quella storia.

Giardini era già un farabutto quando erano insieme nella banda.Ambizioso e individualista.

Ora si era liberato del suo capo per diventare lui il numero uno in cittàTalmente vanitoso da dare una festa in un locale alla moda. Tempo di finire la festa ora!

La paura di non riuscire più a uccidere si somma alla sensazione di squallore che sente quando abbatte il primo guardaspalle di Giardini.Alla fine è sempre lui.Intorno a sè vede ,al rallentatore come in un film di Peckinpah,gente che cade sotto i suoi colpi e gente che fugge spaventata.Quando finisce un caricatore per non perdere tempo usa anche due bombe a mano,funzionano ancora dopo 25 anni incredibile.Il cavalliere dell’apocalisse che arriva in città .Intorno morti,un locale distrutto.

Un colpo di pistola lo sfiora leggermente

“Cesare,che piacere rivederti!Come ai vecchi tempi”Urla Giardini.Terrorizzato perchè è sempre stato capace di far uccidere gli altri,ma quasi mai farlo di persona.

“I vecchi tempi hanno un brutto difetto,come le persone:Muoiono””Così dicendo Cesare spara un colpo di fucile a pompa contro Giardini.Lo ferisce gravemente ma lui si nasconde dietro a un tavolino e cerca tremando di ricaricare la pistola.

“La senti questa canzone?”Domanda il bandito ferito,per guadagnare tempo.”

“Simple Man,Lynyrd SKYNyrd”

“Si,ti ricordi da ragazzini quante litigate perchè tu volevi suonarla e noi no?”

“Si,non capivate un cazzo di musica”

“Eravamo bravi vero?”

“Ce la cavavamo”

“Magari ora saremmo state rockstar famose no?”

“Forse”

“E invece ci sono io:un importante uomo di affari e tu..UNO STRONZO MORTO!

Giardini si alza in piedi con la forza selvaggia della disperazione.Cesare lo abbatte a fucilate che lo scaraventano contro il muro .

 

 

Epilogo.

 

La pace vera è questa.Con i cani,la casa della Lady di Ferro dei cani ora è un bellissimo canile e pensione per cani.Le bestiole sono seguite con amore,come avrebbe voluto e fatto lei.Cesare sente una speciale scossa che percuote il suo corpo.

L’ha resa felice,anche se la sua malattia ,la sua demenza forse non le ha fatto capire tutto.

Cosa importa però?I cani giocano con i volontari e con il personale.

Lui è soddisfatto ,questa è vita.Normale,fatta di piccole gioie,non a tutti è permesso e

quindi si sente un privilegiato.

“I soldi!Dove sono i soldi!”

“Caterina”Dice Cesare rivedendo la ragazza.

“Quello stronzo di Augusto mentre sistemava le borse era così eccitato perchè toccava il mio corpo che ha sbagliato .I soldi che avevo io sono quelli falsi,ora voglio quelli veri!”

“Non ce li ho più”Mormora stanco Cesare,ok facciamola finita.

“Ce li ha sua moglie”Dice un’uomo.

“Chi sei tu?”Chiede la ragazza tenendo lo sconosciuto e Cesare sotto tiro.

“Un amico.Dicevo:ce li ha sua moglie”Risponde Li Scalzi.

“E dove sta?” Sbraita la ragazza

“Al cimitero”Risponde lo sbirro sparandole un colpo di pistola in testa e uccidendola.

“Oggi è il mio giorno fortunato”Commenta Cesare.

“Ogni giorno è fortunato,quando hai un amico vero con te “Sorride Li Scalzi.

I due uomini si abbracciano fraternamente,non cambierà molto nella loro vita.Non possono sparire errori e guai,ma possono guarire le ferite che lasciano.

Non è poco.