#staisereno

7 Giu

Se dipendesse da me dormirei tutto il giorno. Di tanto in tanto (giusto per provare una piccola novità) piangerei a dirotto.

Solo che non so piangere. Non me l’hanno insegnato. Emetto più che altro dei suoni smorzati, quasi un.. Hai presente, te, “Mutley fai qualcosa?”, si chiamava così quel cane? Ecco, appunto! Una sforzo della madonna, per piangere due lacrime, e la gente è convinta che tu stia ridendo.

Dormire, non ne parliamo proprio! È il mio pensiero fisso. Ogni secondo della giornata lo spendo pensando a chissà che bella dormita mi farò! Niente. Ogni tanto, però, mi prende la paralisi notturna. Anche alle 10,30 del mattino.

Il problema è che come depresso sono poco credibile. In generale sono poco credibile e stimabile come essere umano, ma è sopratutto nella mia interpretazione del depresso, che pecco di mancanza di credibilità.

Che poi cosa sarebbe sta depressione? Una scusa per lazzaroni, per chi campa scuse, per chi non vuol fare un cazzo. il depresso è uno che, niente oh! Sto dio proprio non lo vuole ascoltare! Dio riempie le giornate di cose belle, bellissime! E lui, il depresso, si ostina a star male.

Si diverte così. E a quanto pare si diverte davvero un mucchio. Ogni tanto, per star male in compagnia, vado a leggere le cose su quel manicomio magnifico che è Facebook. Oh, ho scoperto che andiamo forte tra le bimbominkia e i radical chic del “sto male, ma con una certa figaggine”. Sai, che a volte penso di esser fortunato? Faccio tendenza.

No, ma il mio problema ( e tu lo sai benissimo) è la costanza. Vado dalla psicologa euforico, perché lì parlo. Mi esprimo. Talora penso di essere in una puntata di Crazy Ex Girlfriend. Ho voglia di cantare. Questi momenti di euforia mi capitano sempre quando vado in terapia.

Torno a casa e mi dico: “Cazzo hai da divertirti così tanto?” La domanda è talmente ficcante che mi blocco. Posso star fermo anche per quindici minuti o più. Non ho niente in testa, nulla che turbi il cuore, l’anima.. Me l’ha restituita ieri il diavolo.

Dice che non sa cosa farsene di un’anima così inutile. Bon.

2

No, ma prima dicevo una cosa.. Ah,  che veniamo tacciati di esser gente che non ha voglia di far un cazzo, che fa la vittima e che non abbiamo rispetto nemmeno dei tanti tentativi di dio, povero piccolo dio, di darci la gioia nello spirito. Boh, sarà vero. In ogni caso, tu dovresti darmene atto, in un momento in cui tutti litigano, noi depressi o che soffriamo il mal di vivere, ecco.. Come dire? Mettiamo d’accordo laici del cazzo e life coach del Vaticano. Non mi sembra una cosa da disprezzare più di tanto.

Certo, la signora sul bus diceva: ” Mi piacciono le persone reattive. Che reagiscono di fronte ai problemi della vita! Odio chi si piange addosso!”

A parte che se mi piango addosso, mica ti annego nelle mie lacrime! Infine, forse che non ci piaccia essere come voi? No, non proprio come voi. Però, va te lo spiego in modo semplice: se potessimo reagire e trovare la soluzione, non avremmo i problemi che abbiamo. Ma lei signora è peggio di San Tommaso! Facciamo così, parli con il tizio che ha mandato in Parlamento, gli dica: ” Chi sta male, vuoi per depressione o che non sa spiegare cosa lo rattrista tanto, facciamo in modo che gli venga amputata una mano! Così, cazzo, vediamo benissimo che sta male!”.

Tu daresti ragione alla signora. Dai, lo so. Hai la convinzione che facendo tanto, lavorando tanto, poi ti danno, ma che so.. Una tua statua tempestata di diamanti e rubini in centro. Magari pure fai sogni di questo tipo. Sai sono ereditari. Mediocri non ci si inventa, occorre che qualcuno ci abbia educato ad esserlo. Bravi, rigidi, perbene, con la risposta giusta e mai, cazzo mai, un momento di stanchezza! Altrimenti non capisco tutti questi testimoni di Geova che frequenti con tanto entusiasmo. No, no, lo so che non sei una testimone di Geova, cazzo va bene tutto, ma un limite dovremmo darcelo! No, dicevo:”Il vero problema non è la religione cattolica. Quella sono decenni che la deridiamo, a cazzo di cane e a cuor leggero, ma è cosa fica e non impegna troppo, prendersela colla religione. Tu sei peggio perché la tua religione è laica. Perché il tuo credo scomoda la psicologia, e i tuoi preti non hanno nulla di mistico, misterioso. No, al contrario tutto è limpido e spiegato. La dottrina del self made man, di quelli che “basta crederci, impegnarsi, aver fiducia in sé stessi”. Basta quello e tutto è sistemato. Se fosse così facile saremmo tutti felici. Se davvero dipendesse da noi.. E nemmeno ti accorgi che crei degli infelici. Della peggiore specie: quelli che credono nella felicità. Che sia una cosa. Pratica, concreta, fatta a misura per te. Non funziona, e tu lo sai. Però preferite dire: ” Colpa tua! non ti sei impegnato abbastanza”. Così eccoci a soffrire, penare! E a chi possiamo appellarci? Dio? Ma va là! Gli amici? Mica possono vedermi distrutto! Quello che per un po’ ci scopiamo, confondendo tutto questo con l’amore? No. Ci scopriamo ancora più soli di prima.  Più soli. Di prima.”

Sì, si.. Guarda non mi stupisce! No, davvero aspettavo che mi rispondessi così: ” Sono tutte scuse.” Certo. Dobbiamo scusarci solo per il fatto di essere vivi. E giustificare la nostra mancanza di grinta, entusiasmo, quelle cose che si trovano a pagina 100 del tuo ultimo manuale per essere felici.

3

Io , te lo voglio proprio dire, ho capito una cosa. Mica tante, giusta una: il fallimento è una cosa naturale. Come mangiare, defecare, dormire. Io so di essere un fallito, un perdente, uno che vale meno di una banconota falsa del Monopoli. A volte, pensa te, lo comprendo talmente bene, che manco ci soffro più di tanto.

Il voto del figliolo del vicino di casa, la fidanzata di quel coglione della 3c, il lavoro prestigioso, la laurea e master di sto cazzo in America. E un matrimonio felice, cioè con delle sane corne concordate: tu i giorni pari e io i dispari. Tanto poi, ma si dai! Divorziamo, ahahahah! Le risate.

Ah, la casa! Cristo santo, la casa! Di quelle che quando la gente ci entra, taaac! Infarto. Di botto, proprio così, alla brutta! Non so nemmeno se si dice ” alla brutta”, boh! Comunque te passi la vita a dover dimostrare agli altri che vali. Dici cose intelligenti, scrivi post irriverenti e ironici su Facebook, tanti Like, tantissimi Like. Un oceano di like.

Non si parla di certe cose a casa tua. Se no è scandalo, come non ci si abbraccia o si dice ti amo a casa mia. Non diamo dispiaceri, ma quelli futili da bravi borghesi, a nessuno.

Nei nostri discorsi la felicità mediocre che piace tanto alla brava gente. Un viaggio in un posto “che è veramente troppo bello”,  felicitazioni per un altro coglione arrivato al mondo (ma io sono ottimista, magari questo da grande metterà bombe nelle case dei capitalisti e degli intellettuali democratici, sai mai) e sorridiamo, ridiamo.  

Tutto bene! Tutto una meraviglia!

Io sono 45 anni che cerco di piangere. Non l’ho fatto quando mi hanno molestato, abbandonato, quando vedevo gli altri bimbi (davanti ai cancelli della scuola) che piangevano.Non ho mai pianto perché i bimbi non piangono. Si dice così. Ne ho ingoiate di lacrime. E di rabbia. Tu dici ” ogni uomo è importante”. Per me no.

Dove sta l’importanza di uno che mi ha fatto male?  Me lo spieghi.  E poi quando ne parli sembra che non sia nemmeno vero. Non lo ricordi.  Ci sono immagini, ci sono sensazioni, ma niente di vero e preciso.

Tu lo sai, non dico mai la verità. Mai. Ho cominciato da bambino a inventarmi cose. Tipo che sono cresciuto con una famiglia di artisti del circo, che scrivo i libri per Volo, insomma ne ho dette.

Tu però dici che basta un po’ di concretezza, tanta gioia per un lavoro di merda,  e basta crederci che tutto si sistema. Non lo so.

So che ero un bravo studente, avrei potuto costruirmi chissà che vita. Non l’ho fatto. Te ti sei laureata, sei una stimata libera professionista. Hai risposte alle tue domande, un dio in cielo, uno stipendio in terra.

Io che volevo fare? Dicono che aspiravo a diventar un medico. Sì, le malattie mi hanno sempre interessato. Mi piacciono i malati. Sai anche questo. Tutti i film che vedo hanno a che fare con la morte o la malattia.

Te sei per la vita. Tu ci credi. Nelle pozioni magiche, nelle cose che faticando e lavorando duro ti sei permessa. E che io sto cancellando dalla tua vita.

“Vivere è come un comandamento”, ti cito uno dei tuoi preferiti. Ah, no! Tu non hai preferiti in fatto di musica. Eppure sei intonata ed amo quando mi canti le canzoni. Io suonavo la chitarra. Ecco, cazzo! Da ragazzo volevo fare il chitarrista in una band rock. Ho lasciato stare perché costava troppo il corso. O per paura.

Si, perché non sono un uomo di 45 anni, ma un bimbo che ha paura. Sono ancora in quella fase.

4

Sì, un bimbo che perde tempo. Ho la lista di cose da fare, me l’hai data tu. Io vorrei sapere cosa cambia nella mia vita, quanto dolore mi toglie dalle mie ossa e dal mio cuore, se dovessi fare tutte queste cose. Cosa, davvero, potrebbe cambiare? Oltretutto mi è tornato quel dolore alla spalla destra. Si, devo andare dal dottore. Devo consegnare il curriculum all’agenzia interinale. Ero un bravo lavoratore come te. Un buon impiegato. Faccio di tutto per scordarmelo, dovresti farlo anche tu.

Prima di licenziarmi, dopo sette anni di lavoro, quanto tempo passavamo insieme? L’ora di cena e quando andavamo a letto.  Ci addormentavamo a tavola, talmente il lavoro ci svuotava di ogni energia. Tu dici che il mondo va veloce, dobbiamo esserlo anche noi, se no sei un cretino o un perdente. Due delle cose che più apprezzo di me.

Ho corso, te non lo sai. Prima di questa azienda col mio inutile diploma sono andato a lavorare in tanti posti. Magari che ne so, ho lavorato col figlio del mio molestatore. O forse l’ho pure visto. Io di notte sogno di incontrarlo, te ne ho mai parlato? Ho un vago ricordo del suo volto. Bè, vorrei incontrarlo: lui, la moglie- una brava donna dedita al marito e ai figli- e i figli. Vorrei incontrarli e ammazzarli. Vorrei piangere lacrime di sangue, vorrei rivedermi da piccolo e darmi tante di quelle sberle. Vorrei questo.

Sai che me frega del lavoro. Sai che me frega di far bella figura in società.

5

Perlomeno non puoi accusarmi di bere. Sono sempre stato astemio. Una delle due cose che non riesci a capire di me. L’altra? Come faccio a dire che la pasta in bianco è il mio piatto preferito. Lo è perché è giusto che la pasta sia bianca e non sporcata dalla poltiglia di carne o dal disgustoso pomodoro ( ogni volta che mangiamo da mia sorella mi par che abbia appena sgozzato qualcuno. Forse è vero. La conosco così poco è andata via quando mamma è morta, lasciando me e mio padre da soli).

La morte? Ti stavo parlando della morte? Sì, credo che voi “sani” abbiate il piccolo difetto di negarla. Come se siete nati e basta. Il finale è rimandato in eterno. Invece moriamo. Tutti,

Peggio di quelli che credono fermamente nella vita, come te, ci sono quelli della Bella Morte. In tempi che ti tengono al sicuro da scoprire quanto faccia schifo la bella morte, da te tanto desiderata.  Posso anche capirli eh? Si sentono eroi del popolo ma sono senza un popolo alle spalle. Ti parlano di comunismo, ma hanno visto troppi pessimi film americani.

Mia madre era una donna pratica, forte, sicura. Senza paura. La malattia l’ha trasformata in una rompiccoglioni sempre tesa e spaventata. Non c’è stata nessuna bella morte. C’è stato sangue, intestini che evacuano nei momenti più imbarazzanti, rancore verso i vivi. Eppure era dinamica e moderna, come le persone che piacciono tanto a te. Questo non te lo dice il tuo caro life coach? Non ve lo spiega il giovedì sera?

Io non accetto la morte. Mi fa schifo morire. eppure non chiedo altro. No, ma questa idea di scomparire nel nulla, a me fa proprio orrore. Non tanto per me, ma per chi passa la vita a vantarsi di essere un uomo serio, uno che si occupa della sua famiglia, che fa soldi e cazzo se lavora! Uno di quelli, insomma. Come posso aiutarlo a fargli comprendere che non rimarrà nulla di lui. Nulla.

6

Tu ricordi Giovanni Rossi? Vissuto tra il 1820 e il 1880? O di un plebeo della Roma Antica? No. Eppure sono nati, hanno vissuto, fatto cose e visto gente. Che sappiamo di loro? Nulla. Della mia rabbia per quello che sono, subito, perso, sbagliato, chi si farà carico? Che peso avrà nella storia? Non mia, nemmeno nostra. Dico proprio che lascio alla società? Agli altri? Un cazzo. E trattandosi del mio: moscio, morto, senza voglia di alzare la testa.

Io fin da bambino ho solo una certezza: morirò. Mi sembrava una cosa buona.  Ora non sono nemmeno più sicuro di questo. Non più.

Tu sei una cosa strana, una cosa che non riesco a comprendere. Come hai fatto a darmi l’illusione che possiamo esser padroni della nostra vita? Come se ci fossero delle vere scelte. Io, per esempio, ho scelto di dormire. O di piangere tutto il giorno. Mi impegno eppure non ci riesco. Vorrei abbandonarmi definitivamente al dolore. Vorrei che mi riempisse la pancia, gli occhi, la bocca, le orecchie, la casa, il cesso, la vie di questa città così pretenziosa e odiosa, vorrei perdermi dentro di esso.. Vorrei urlare bestemmie allegre e fantasiose, persino democratiche! Una dozzina al vecchio dio e le altre alle nuove divinità.

Ma non faccio nulla. Non ho la forza.

7

Lo so, sono egoista. Ti rubo la scena. Tu hai rinunciato a tantissime cose, hai sofferto per molto tempo come me, ora ti godi la vita. E quando le cose vanno male, vorresti aver un momento tuo per dir al mondo quanto stai male.

Io non ti offro questo spazio. Perché devo prendermi sulle spalle mie tutto il male del mondo. Sai, è il mio senso di colpa. Oh, dovresti veder che bel senso di colpa ho! Ti soffoco piano piano col mio senso di colpa.

Le persone che stanno male non sono facili da gestire. Abbiamo fame di attenzioni, di carezze, di ” oh, poverino!”.  E tu? Paziente lasci che io metta in scena la mia eterna, ridicola, pagliacciata. Mia sorella ti fa i sempre i complimenti: ” Come fai a sopportarlo”, ti chiede, “Non lo so”, rispondi.

Già. come fai a sopportarmi?

8

Sono stanco. Tutto qui. Questa cosa chiamata vita mi fa ubriacare di gioia e rivoluzione e poi mi abbandona in un vicolo buio. Devi solo aver la fortuna di trovarmi nel momento giusto, nel giorno giusto. Tutto qui. E non lasciarti portare via la scena da me. Pretendi di stare male, di non aver risposte, prendimi a schiaffi se vuoi. Noterai che anche in quel momento, così tuo e intimo, non sei tu la protagonista. Nemmeno la tua tristezza ti appartiene, perché ormai è legata alla mia.

Si tengono mano nella mano, camminano su gambe incerte lunga questa strada che ci vede unici viaggiatori.

Magari se tu davvero potessi capire la mia noia  e la mia rabbia, e io fossi in grado di comprendere il tuo entusiasmo e le tue paure così concrete e reali, potremmo dire che stiamo facendo un buon lavoro.

Lo stiamo facendo? Sei tu quella che ha la famiglia unita da sempre. Mia sorella fa collezione di amori sbagliati, mio padre si è risposato, ma è tornato a vivere da solo. Non ce la fa a sopportare un’altra moglie. Una, per una volta, va bene.  Poi diventa masochismo.

Comunque, come vedi, non avevo nulla da dirti di importante o interessante. Sono i pensieri inutili di uno che non ha ancora imparato a vivere. Forse non ci riuscirò mai. Tu fammi solo un piacere. Uno solo. Promettimi che non ti farai rovinare la vita da me. Solo questo ti chiedo.

Quando sarà troppo dura, lasciami. Mia sorella sarà contenta di ospitarmi. No, per nulla, ma da sola non ci sa stare. Piuttosto un delinquente, ma un uomo in casa deve averlo.

9

Ora che ti ho detto queste cose, sai una cosa? Non sto meglio, Però mi sembra di non stare nemmeno peggio. E quando ti trovi in quella mediocrità positiva, in quel non essere nulla ma un nulla dolce e sostenibile.

Sai come sto? #stosereno.

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