Nel mirino

8 Feb

L’uomo fuma una sigaretta , osservando la città dalla finestra del suo appartamento.

Le strade sono vuote.  Il vento fa mulinare stancamente nell’aria qualche foglio di giornale o altre cartacce, da lassù non riesce a distinguerli. Sui lati della strada una lunga file di automobili parcheggiate ormai da tanto tempo. Hanno quasi tutte finestrini rotti, ruote mancanti, l’ultima grandinata ha lasciato parecchi segni sulle carrozzerie.

I negozi non sono messi meglio. Le vetrine sfondate, la merce rubata, all’interno solo qualche manichino fatto a pezzi.

Lui ricorda di aver visto dei tipi far sesso con essi. Il pensiero lo diverte e accenna un sorriso.

Il primo caso di contaminazione si verificò proprio in quel modo: un uomo, nel reparto di indumenti intimi femminili, cominciò a strofinare il suo pene contro un manichino.

Il maniaco venne bloccato e trascinato via dagli addetti alla sicurezza. Non fu semplice calmarlo, poiché egli tentava in ogni modo di toccare quegli uomini cercando in modo ostinato e senza controllo di aver un rapporto con essi.

Fu un tal casino che un lavoratore del centro commerciale dovette chiamare la polizia.

I piedipiatti giunsero poco dopo la chiamata per prelevare l’uomo.  La richiesta d’aiuto non venne classificata come particolarmente pericolosa

Per questo, sul posto, arrivarono solo due poliziotti.

Un grosso, grossissimo, stramaledetto, errore.

L’uomo in escandescenza era un tipo normale, anzi si potrebbe ben dire mingherlino. Eppure gli addetti alla sicurezza, uomini che erano il doppio di costui, a stento lo tenevano fermo.

Uno dei poliziotti si avvicinò al maniaco, la sua intenzione era semplicemente dar una mano ai colleghi.

Successe in un secondo: l’uomo rubò la pistola allo sbirro.  Un’impiegata sopravvissuta alla strage, disse alla stampa, di aver sentito i botti degli spari.

Infine  le urla delle colleghe che  tentavano di scappare da quel mostro

2

“Era armato e si aggirava per il centro commerciale sparando. Aveva due pistole. Erano quelle di ordinanza dei due poliziotti ammazzati. La gente gridava, scappava, si spintonavano. Una mamma ha usato sua figlia come scudo. A un certo punto sono arrivati altri poliziotti. Ti dico: un casino! Quello veniva colpito ma non crepava. Diceva sempre la stessa frase. Vuoi sapere quale? Ok, te la dico: “Sono felice” Dio che fottuto maniaco! Poi lo hanno colpito alla testa. Solo allora è morto.”

Queste sono le parole di Titta Pisapia, un pensionato che passava le sue giornate nel centro commerciale.

Proprio con queste parole si apre il primo quaderno dedicato ai casi dei contaminati, scritti dall’uomo.

Egli ha l’abitudine di rileggerli ogni sera. Dopo una lunghissima giornata di lavoro passata a sparar in testa a qui folli. Da anni è un cecchino, l’unico e ultimo rimasto in città.

I giorni scorrono identici uno all’altro: egli si sveglia, fa colazione, prepara il fucile, spara, fuma una sigaretta, cena, legge i suoi “diari”. Non parla con nessuno, non ha amici, non ha una famiglia. Non più. Non ora

3

“Voi non siete di qui, vero? Siete venuti per le vacanze?” Il tassista domanda alla giovane coppia di clienti a bordo del suo taxi.

“No, non siamo di qui. Ci siamo appena trasferiti. Amiamo moltissimo questa città. Ci venivamo spesso come turisti” La donna risponde osservando dal finestrino della macchina tutte quelle persone che camminano sugli ampi marciapiedi comunali.

“Si? Vi piace? Non lo so, forse un tempo. Ora è un tal troiaio. Proprio settimana scorsa due tizie ,sul mio taxi, a un certo punto hanno dato di matto. Si son spogliate e .. Mi scusi signora, non voglio apparire volgare. Non so, forse è una moda. Ogni tanto beccano uno o più maniaci, esibizionisti. Prima non era così.” Il tassista si rende conto che le sue parole hanno creato un’atmosfera pesante e imbarazzata, per spezzare quel silenzio pensa bene di alzare il volume della radio

“Buona mattinaaaaa!!! Signori e signore, dal vostro Mario Scarsi! Non potete sapere oggi quanto io sia felice! Sono felice! Sono felice! Sono felice! Sono felice! Sono…”Un suono acuto e fastidioso rompe i timpani del tassista e dei passeggeri.

“Ma che cazzo! Mi scusi signora per la parolaccia ma che aveva quel tizio?” Il tassista più che chiedere ai passeggeri, vuol comprendere cosa è accaduto allo speaker della radio.

“Un momento di goliardica pazzia?” Il passeggero taglia corto tenendo una mano sulla maniglia della portiera posteriore del taxi. Non vede l’ora di esser nella loro nuova casa. Certo anche quel viaggio in taxi è , a modo suo, sorprendente e rivelatore: quella città è nota per la fantasia dei suoi abitanti, le smargiassate dei suoi criminali, e una bellezza assoluta che toglie il respiro.

L’uomo per ora si è imbattuto nel “fantasista” di turno.

4

La sveglia suona facendo scattare dal letto l’uomo.

Dorme troppo poco. Per risolvere il problema dovrebbe prendere dei sonniferi o qualche goccia di valium, però non se la sente. Quelle bestie la fuori sono scaltre . Potrebbero entrare nel suo condominio e far irruzione in casa sua. Per questo si accontenta di poche ora di riposo.

Un sonno mai tranquillo rovinato da continui incubi.

L’uomo si alza dal letto e si dirige verso la cucina. La testa gli rimbomba e ogni volta che digerisce sente un fortissimo bruciore allo stomaco.

Per colazione si concede una tazza di caffè. Dopo pochi sorsi getta il rimanente nel lavandino della cucina.

“E’ ora di cominciare a lavorare!” Dice ad alta voce.

Egli stiracchiandosi e sbadigliando rumorosamente si avvicina alla sedia davanti alla finestra che dà sulla strada sottostante. Prende i pezzi che formano il suo fucile e li monta con calma fischiettando una vecchia canzone che tanto amava quando le cose andavano bene.

L’uomo, come ultimo atto, appoggia l’arma sul cavalletto e avvicina l’occhio destro al mirino.

Aspetta. A volte ci vogliono ore, qualche volta passa anche un giorno senza che quelle bestie si facciano veder in giro. Egli lo sa prima o poi inquadrerà un viso nel mirino.

5

“Oh, una giornata come quella di oggi mi auguro di non riviverla più! Domenico è in ritardo di tre settimane per la consegna del progetto alla Bianchi S.p.A.  oltretutto telefona gli avvocati della LiberaParola, vorrebbero rivedere alcuni punti del nuovo contratto! Giovanni ovviamente non c’è. E sai chi deve occuparsi di tutto questo?” Cinzia chiede a suo marito, nel frattempo giostra con sicurezza piatti, pentole, sughi.

“Fammi indovinare! A te?” Giovanni risponde sorridendo alla domanda della moglie

“Esatto! Sono stanca. In più questi di sopra sono tre notti che fanno le grandi orge! Evidentemente non hanno i problemi dei comuni mortali”

“D’altra parte sono gli stessi che andavano sul balcone ad urlare al mondo: “Sono felice!”Magari aveva ragione quel taxista, ricordi? Forse c’è in giro un virus.. Non so”

L’uomo prende il piatto di sua moglie e lo pone ad ella, affinché possa riempirlo di pasta al pesto di cavolo nero. Uno dei loro piatti preferiti

“Ah, già! Che tipi! Comunque non so come dirglielo, ma insomma.. Sono contenta per loro, ma io vorrei dormire!” Cinzia borbotta fingendosi scocciata per i vicini, mentre versa la pasta rimasta nel piatto del marito

6

“Accidenti, che ore sono?” Giovanni si è reso conto di aver dormito per quasi tutto il pomeriggio.

Per la rabbia comincia ad urlare e tirarsi pugni alle gambe.

“Stupido! Stupido! Stupido!”L’uomo ripete ossessivamente questo insulto spostandosi nervosamente da una stanza all’altra.

Egli è sicuro che quelle belve scorrazzavano allegre e gioiose per la strada, nel frattempo lui dormiva.

Giovanni inspirando ed espirando rumorosamente torna a sedersi davanti alla finestra

Non è cambiato nulla: il solito silenzio, le macchine abbandonate e i negozi devastati

7

Il bar alle 7,30 è sempre strapieno di persone. Difficile raggiungere la cassa e far lo scontrino per la propria colazione.

Cinzia tenta di farsi largo tra la folla, un po’ scusandosi e un po’ spintonando.

La donna raggiunge finalmente la cassa, sistema la sciarpa che penzola verso il lato sinistro e dice alla cassiera: “Buon giorno, se fosse possibile vorrei un cappuccino e una brioche ai frutti di bosco”

La ragazza digita velocemente alcuni tasti sulla cassa e poi informa la cliente del prezzo: ” due euro e venti centesimi”

Cinzia litiga un po’ col porta monete, poi estrae una moneta da due e una da venti. Le porge alla cassiera.

“Ecco tenga le monete so che fan sempre piacere riceverle. A noi danno fastidio per voi sono utili” La donna sorridendo si gira preparandosi a rientrare in quel calderone infernale composto da clienti vocianti e stipati uno contro l’altro come sardine

“Sono felice!” La ragazza alla cassa esclama a voce alta questo suo stato d’animo. Intorno a Cinzia, improvvisamente, cala il silenzio. Tutti gli avventori del bar fissano la ragazza

“Sono felice!” Grida un uomo anziano, intento a sbrodolarsi col cappuccino

“Sono felice!” Dice un giovanotto in tenuta da operaio edile, mentre legge il corriere dello sport

In poco tempo tutti dentro al locale cominciano a ripetere meccanicamente e con una gioia tanto trascinante quanto perversa, una sola e unica frase: “Sono felice!”

Cinzia spaventata esce dal bar correndo verso la fermata del tram che la porterà al lavoro.

8

La giornata di oggi è andata persa.

Giovanni non riesce a star seduto e fermo deve muoversi, girare per il locale.

Va in quello che era il suo studio, dove passava le giornata a scrivere articoli per una rivista on line e altri per alcuni giornali locali. Prendeva poco o nulla, ma sia lui che Cinzia erano convinti di una cosa : avrebbe scritto un romanzo epocale.

Così non è stato.

L’uomo si siede sul divano di pelle rossa e comincia a sfogliare distrattamente i quaderni dedicati al contagio.

“In televisione stanno litigando. Un prete dice che gli ultimi casi sono da attribuirsi alla mancanza di valori spirituali, tipico di una società permissiva e senza dio. Un tizio che ci tiene tanto a mostrarsi alternativo e progressista ribatte che è la vittoria dei corpi desideranti e che il sesso non fa male a nessuno. Il conduttore cerca di portare la calma in studio, ma si capisce benissimo che quella rissa è stata voluta con tutte le forze da lui e i suoi autori. In ogni caso ci sono state violenze a sfondo sessuale, alcuni uomini morti d’infarto durante dei rapporti e alcune aggressioni da parte di individui esagitati ai danni di altri cittadini.

I nostri vicini di casa sono tra quelli che hanno combinato grossi casini. Una sera, dopo almeno un paio di giorni che non sentivamo la loro presenza, non nascondo che io e Cinzia fossimo felici di questa situazione, sono usciti dal loro appartamento ed hanno attaccato alcuni passanti usando un martello e un coltello da cucina. A fatica li hanno immobilizzati e portati via”

Dunque, l’amara verità: il primo caso di contagio è quello dei suoi vicini? Oppure il tipo nel centro commerciale? Giovanni è furente con sé stesso: non ha messo la data agli avvenimenti raccolti e scritti sui quaderni! A chi e cosa servono? A nulla! E poi a chi dovrebbero servire? Visto che non c’è altra anima viva, a parte lui.

9

Il campanello di casa suona insistentemente, Giovanni si alza brontolando dal divano e va ad aprire. Un’espressione di sorpresa si stampa sul suo viso: Cinzia è tornata a casa due ore prima del solito

“Non c’era quasi nessuno in ufficio e sono giunte poche telefonate. Non capisco cosa stia succedendo, ma non mi piace” Dice la donna mentre si abbandona nell’abbraccio del marito

“Non ci capisco più nulla nemmeno io” Giovanni risponde accarezzando teneramente la testa di sua moglie.

Dopo cena accendono la tv e si fermano ad ascoltare le parole di un famoso medico e debunker che afferma serenamente : ” Troveremo una cura. La scienza sistemerà questo problema, ne sono certo. So che alcuni scienziati americani stanno lavorando a un rimedio per questa strana epidemia. Ci vorrà tempo purtroppo e lo dico sinceramente mi dispiace per il ritardo e gli errori che incontreremo prima di arrivare a una soluzione finale. Dico solo di non dar retta ai ciarlatani che popolano i social network e di stare in casa qualora non fosse strettamente necessario uscire. Non c’è nessuna fine del mondo, nessun dio arrabbiato e niente scie chimiche. Ripeto: troveremo la cura”

 

10

“La cura non venne mai trovata. Gli scienziati lavorarono duramente per trovare una soluzione all’epidemia, ma fallirono miseramente.  Visto l’insuccesso di costoro, non fu difficile per un politicante di estrema destra scatenare l’ira contro scienziati e medici. Molti morirono linciati dalla folla.

L’unica soluzione possibile contro il contagio , si dimostrò solo una sparare alla testa”

L’ultimo quaderno finisce in questo modo.

Giovanni pensa che anche l’uso del passato remoto, ha un significato preciso: in quel momento tutte le speranze che nutriva per una salvezza collettiva erano crollate

L’uomo guarda se in qualche pagina ha scritto la data di quella sua ultima considerazione

Quando la trova il sangue si congela nelle vene: quindici anni fa.

Egli non si era assolutamente accorto di quanto tempo fosse passato: quanti giorni, mesi, anni, scivolati via senza lasciare traccia

Tutto quel periodo passato alla finestra sparando ai contagiati, a cosa è servito?

11

Giovanni si sveglia di colpo. Un rumore forte e ritmico giunge dalla cucina. Oltre al frastuono fatto da qualcosa che batte violentemente sul pavimento, l’uomo sente distintamente anche ridere

L’uomo ,un po’ spaventato e un po’ addormentato, si trascina verso la cucina

Cinzia è seduta scomposta a gambe larghe sul pavimento, contro esso batte una pentola. Il viso una orrenda smorfia di folle gioia: “Sono felice! Sono felice!”

Giovanni urla ma le sue grida vengono sommerse dalla risata isterica della donna

12

Lui ha perso tutto il giorno in cui sua moglie si è ammalata.

Per lunghi e pesanti giorni si è occupato di lei. Ha cercato di nasconderla alle squadre speciali della polizia e dell’esercito e da quelle dei volontari per la protezione della città

Tanta fatica sprecata per nulla. Un giorno, mentre lui le canticchiava la loro canzone preferita e lei legata al letto pareva si fosse calmata, entrarono degli uomini armati e le spararono. Giovanni rimase immobile col sangue di sua moglie sulla faccia.

 

13

La sveglia suona riportando l’uomo nel suo desolato e solitario mondo.

Giovanni si alza va in bagno e poi in cucina. L’uomo prepara una tazza di caffè. Ode il ribollire dell’acqua nel bollitore. Giovanni versa nella sua tazza il caffè bollente.

L’uomo si appoggia colle spalle al muro in cucina. Gli piace perdersi dentro la sua apatia. Giovanni beve a brevi sorsate il caffè, mentre osserva la sua “postazione”.  Osserva il fucile, la scatola di munizioni. Le pallottole stanno finendo.  L’uomo pensa a cosa dovrebbe fare: o rischiare di cercare un’armeria in zona o usare quelle rimaste e poi….

“Chi se ne frega” Mormora tra sé.

Infine si va a sedere sulla sedia, e rimane immobile a fissare un punto imprecisato del vetro della finestra.

 

 

 

 

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