Una cosa in comune

17 Lug

Lei si chiama Leila, ma non è una principessa. Vive in un modesto monolocale, nella periferia di una grande città d’arte e cultura italiana. A volte lavora in nero come “shampista”, per una sua amica , incallita fumatrice e mamostosa cronica. Qualche volta fa anche la promoter in qualche stand, rigorosamente a provvigione, rigorosamente senza far nessun contratto.

Se interrogata, vuoi dalla polizia, dalla madre apprensiva e fervente devota di San Maria da Mediaset, vuoi anche dalla sua coscienza, su chi essa sia, risponderà: ” Sono una donna libera, indipendente, moderna. Una che vive a pieno la sua libertà individuale, senza sensi di colpa alcuno. Amo follemente e senza pensieri, perchè, non so se ve l’ho detto: ” sono libera”  Non la chiesa, lo stato, nessuno è mio padrone. Decido io”

Tutte queste parole per dire che è una quarantenne nevrotica, insoddisfatta, incapace di vivere decentemente.Non ama che si parli di responsabilità, preferisce fare la femminista versione damigella di “Non è la rai”. Così passa il tempo su Facebook a maledire l’oscurantismo della chiesa, il fatto che gli uomini siano tutti farabutti, e a coltivare un’imbarazzante adolescenza, anzi un’adolescenza che sarebbe imbarazzante anche per chi, causa dati anagrafici, è veramente adolescente.

Ha delle passioni, anche gradevoli, ma che lei col suo stile da ritardata etica e sociale,  trasforma nella fiera delle scemenze e delle cazzate.

Leila è una donna forte. Tanto forte che fa amicizia solo con persone che sono quasi una sua fotocopia, tutto quello che è diverso da lei la spaventa. Non riesce a sostenere una discussione nemmeno su quale sia il caffè migliore bevuto in due bar diversi, in città.

Per questo ha messo su un gruppo che paiono delle Charlie’s Angeles, di donne orami non più giovanissime e con gravi problemi di adattamento sociale.

Lei e le sue amiche hanno sogni confusi su cosa fare da grande. Qualcuna ha un lavoro decente,  altre spettegolano in modo indecente. Ridono risate registrate nello show: ” La nostra splendida vita del cazzo” . Cioè la loro esistenza ventiquattro ore su ventiquattro.

Si sentono tutte progressiste, dalla mentalità aperta e talora si avventurano in pericolosi discorsi politici,. Lì si trasformano: un tono da professoresse diplomate nell’istituto per banalità assortite, P. Coelho.

Sognano tutte di vivere in altri posti. Questo offre loro la forza di sentirsi vive e diverse dalle altre donne. Quelle che si lasciano intrappolare dal matrimonio, famiglia, che hanno scordato la sigla di Lady Oscar o i nomi dei personaggi dei Goonies. Quelle, per esse, sono prigioniere di un mondo oscuro e maschilista. Poi tanto finiscono tutte per divorziare e stare male, loro almeno si godono la vita.

Il fatto di godersi la vita le rende sicure e felici in superficie, ma il loro Es ridacchia dalla mattina alla sera, sapendo quanto vivano assolutamente male.

Leila,  fa tanto sesso. In totale armonia e libertà con sé stessa e il mondo. Talora, un po’ per sorellanza un po’ perché geneticamente stronza, si diverte a consigliare alla sua migliore amica, Arianna, questa inestimabile perla di saggezza: ” Tromba di più”

Lo dice con un tono in perfetto equilibrio tra reale attenzione verso la sventurata,  e un certo vanto personale. Arianna la ringrazia per la sua dolcezza e se non ci fosse lei che le vuole così tanto bene. Leila ridacchia in cuor suo soddisfatta.

2

Però è sola. Non nel senso che è sola, in questo momento. No: lo è da tutta la vita. Certo le basta prendere l’agenda, qualche spasimante lo trova. Se non fosse impegnato colla famiglia, o con un’altra donna libera, moderna, spregiudicata, che consiglia alle sue amiche di trombare di più.

A volte ella è molto sincera con sé stessa.  Pochi attimi, a sorpresa. Può capitare mentre mangia, è al lavoro a lavare la testa a qualche vecchia che non accetta di esser a un passo dalla morte, quando è colle sue amiche. Ultimamente questa paura di essere sola la prende anche quando fa sesso.

Reagisce scrivendo post su facebook nei quali attacca il mondo oscurantista, che non ti permette di essere te stessa, ma ti sommerge di responsabilità del tutto pleonastiche. Ostenta sicurezza, vorrebbe far credere che le altre siano cretine e sbagliate, ma in fondo in quel pozzo nero dove dimora, irrequieto il suo Es, sa che non è proprio così.

Vivere con un grosso vuoto emotivo e morale è divenuto metodo così comune, che nemmeno ci si interroga sul perché stiamo davvero male. Noi esseri umani preferiamo vivere una felicità adolescenziale eterna e mostrare agli altri quanto si sballa, quanto siamo sempre pazzi e selvaggi. Poi l’oblio ci prenderà uno alla volta e in quel momento capiremo che non ci siamo divertiti affatto, e che il nostro “sballo” era una pratica comune e anche un po’ conformista. Dai, però prendiamola bene. poi il buio ci avvolge e noi scompariamo per sempre. Non avremmo nemmeno l’occasione per piangere la nostra libera vita del cazzo.

Ora, descritta in questo modo, si potrebbe pensare che Leila sia una persona sgradevole e sciocca. Sì, ammetto : potrebbe sembrare proprio così. Però è una parte, quella esteriore, quella che con masochismo senza orgasmo, pretendiamo di far conoscere agli altri. Questo è il grosso errore di una donna anche molto dolce e sognatrice come Leila.

Ama i fiori, non ha il pollice verde, ma l’amore nella sua perfezione è sempre imperfetto.  Le piace stare seduta sulla panchina situata lungo l’argine del fiume della sua città. Sa godersi una giornata a pieno, stando seduta, la mente sgombra da pensieri inutili. Solo lei, una bella giornata, le voci di qualche bambino o anziano in sottofondo.

Le piace immaginare la vita degli altri e prova tenerezza per le persone.  Quando vede una donna della sua età pensa se anche costei fa di tutto per apparire moderna e vincente, oppure se quella donna, come per magia, avesse capito che vittoria e modernità sono altre cose: più serie, più vere.

Leila ogni volta che è seduta su quella panchina si innamora.

Vede un ragazzo, un uomo, seduto a leggere, o al telefono, oppure fermo a non  fare niente e si innamora di lui.

Immagina come potrebbe esser la loro vita. Queste cose qui  Banali, scontate, certo: come la maggior parte delle cose che ci capitano vivendo. Che poi , se dovessimo guardale meglio, sarebbero anche quelle che nutrono le radici della nostra esistenza.

Per esempio, si chiede Leila, quel tizio seduto collo sguardo perso nel nulla, l’aria di chi cerca di ostentare sicurezza..Chissà a che pensa, come vive.

 

2

Davide Lanzotta, spaccia droga ai ricchi della città. Vive in un bel appartamento in una zona molto chic della grande città d’arte e cultura. Ha una moglie, tre bambini. Spesso, con sottile disgusto, si sente come una summa dei luoghi comuni sui meridionali e i settentrionali. In quei momenti si abbandona a tale verità e ci dò dentro coll’entusiasmo per il “lavoro”, poi passa in tutti i negozi di alimentari e torna a casa con provoloni, caciocavallo, pomodori, peperoncini, ostentando un tono da camorrista visto in qualche pessimo film. I figli vanno tutti in scuole private: extralusso. Sono sempre promossi anche se non sanno nemmeno scrivere quasi, d’altronde: o i direttori sono suoi clienti abituali, o gli basta far la parte del feroce killer della camorra che tutti si cagano in mano.  Lui sta sempre malissimo quando fa queste cose. A modo suo è un ragazzo onesto e sincero. Però il lavoro rende benissimo, gli permette di vestirsi in modo elegante, di frequentare gente elegante, di mangiare in ristoranti eleganti

Ultimamente pensa anche di far la cacca in modo elegante.

Non è mai stato un ragazzo povero, anzi: al paese era tra quelli in vista. Suo padre era un noto e stimato farmacista. I fratelli sono ingegneri in qualcosa, sempre in giro per il mondo. Una sorella è il capo dei capi di un noto ospedale della capitale.

Eppure non è mai abbastanza. I soldi chiamano soldi, questo è il suo lato settentrionale che parla, ragionando per luoghi comuni.

La sua vita è una festa e se doveste vederlo per caso, giudicandolo dal comportamento e dal suo abbigliamento, potreste pensare che sia un dinamico e moderno manager, magari nel settore vendita, cosa che non sarebbe così tanto distante dalla realtà

Lui vende ed è un manager del settore. Tra chi spaccia cocaina e contratti, assicurazioni e menate varie, non c’è tanta differenza. Solo che il primo, quando è tragicamente fuori di testa, è perché ha pippato. Il secondo è coglione al naturale.

Davide cerca di non andar mai su di giri. Non si droga, o almeno non troppo.. Ha tre smartphone e due portatili sempre con sé. Passa la sua vita a rispondere alle telefonate di clienti in crisi di astinenza. Alcuni li ha visti rovinarsi economicamente e fisicamente per via della droga.  Piangono come maiali al mattatoio, per uno sconto. Le donne offrono sesso, c’è una contessa di 70 e passa anni che si ostina a pagarlo in pompini.

Lui rifiuta sempre: è fedelissimo alla moglie. Il suo grande unico amore. Dopo la bella vita, le feste, quella sensazione eccitante, meglio di una scopata, di sentire il rispetto e la paura degli altri. Tutti lo vogliono, tutti lo invitano. Lui per stare al gioco calca l’accento, si scrive a casa monologhi fichissimi. Deve solo star attento che non vi siano cinefili tra i suoi clienti, altrimenti gli smontano tutto il lavoro

“Eh, ma questo pare preso pari pari da un  film di Tarantino” Gli disse una volta un suo cliente.  Risero divertiti per ore.

Soldi, soldi, soldi. E non saper cosa cazzo comprare o regalare. Non conosce i gusti di sua moglie, così va sul sicuro: gioielli. Solo che non comprende che a sua moglie i gioielli che compra non piacciono. Ha, appunto, altri gusti. Lo stesso coi suoi figlioli: li ha iscritti alla giovanile della squadra di calcio locale. Loro odiano il calcio. D’altronde pensa sempre al lavoro, a produrre e creare profitto

La sua merce è la migliore in circolazione, meglio di quella dei suoi rivali.

Sta sempre in riunioni, a pranzi e cene d’affari.  Conosce la gente che conta ed è amato da essa.

Però: che schifo. Ecco come sintetizza la sua vita. Un grande e profondo schifo. Tutto plastificato, falsato, disumanizzato, Nemmeno il brivido di un pericolo, non è la città giusta. Non sa che farsene di tutti quei soldi, perché in realtà non li desidera. Non ama le feste perché crede che siano valvole di sfogo per il ridicolo senza la grazia di esser veramente ridicoli. Come quelle ragazze dell’altra sera..C’era una poi, tutta la sera a far la donna libera, indipendente, moderna e sbarazzina, ma lui ha visto quel vuoto tanto comune che brilla di luce oscura negli occhi delle persone sole come lui e quella donna.

Davide si annoia e non sente più nessun contatto con la vita. Non ha emozioni, sentimenti, dolori, Nulla. Si limita a prender atto, contare i soldi, smerciare la roba, scambiare battute coi colleghi e i clienti. Come un manager o imprenditore di merda qualsiasi.

L’unica cosa che gli piace fare è stare su quella panchina, a guardar il fiume. Non pensa, non sente, non fa nulla.

Ecco: non fare assolutamente nulla è la vera gioia e libertà.

3

Leila ha deciso di andare in terapia. Ha scoperto che non è così forte, libera, felice e realizzata come pensava fino a poco tempo prima, Il lavoro è duro, ma piano piano qualcosa si muove. In meglio.

Ha trovato una nuova amica.  L’avrebbe considerata pallosa fino a qualche giorno prima. Ora invece sta bene in sua compagnia. Una donna di quarant’anni, piena di interessi culturali, normale. Ha una relazione con un uomo: solida, pratica. Si sposeranno. Leila sente una sottile gioia per questa sua nuova amica. E tanta tristezza per quello che lei era.

Certo il cambiamento è lento e spesso ritorna a essere quella che disastrosamente è stata per anni Post adolescenziali compresi.

Dove sta veramente bene, se deve dirla tutta, è al parco vicino casa.

Seduta sulla panchina a osservare la vita e godersela, senza far niente

Ecco: non fare assolutamente nulla è la vera libertà e gioia.

 

Davide si abbandona sulla panchina. Pensa che forse un biglietto di sola andata verso il Brasile, potrebbe esser la sua degna conclusione di professionista dello spaccio. Si porterebbe la famiglia e vivrebbe al sole per sempre. Un luogo comune più trito e ritrito di questo, dove potremmo mai scovarlo?

Fosse sincero con sé stesso rimarrebbe lì. Sulla panchina. A non far nulla.

Fanculo la roba, fanculo i clienti, fanculo la città, mentre pensa queste cose, nella testa sente la voce di Ferruccio Amendola, che doppia De Niro: niente non possiamo sfuggire dai e agli luoghi comuni.

L’uomo si guarda un po’ in giro. Nota che su una panchina vi è una tipa che ha visto da qualche parte, chissà dove. Anche lei lo sta guardando.

“Sono fedelissimo” Lui mormora verso la donna. Si accorge che è l’unica verità assoluta della sua vita.  La fedeltà nei confronti di Valentina.

Leila ha notato che lui la fissa Ha pure detto qualcosa, ne è sicura! Si sente rabbrividire dentro Forse questa è la felicità? Lei di solito così sicura nel prender un maschio e usarlo per una notte, ma in realtà è sempre lei l’oggetto tra i due e riconoscerlo le è costato troppo dolore,  si sente piccola e fragile di fronte a quel tizio. Ci ha fantasticato su tanto. Perché non far diventare i suoi sogni, realtà?

Così si alza e va verso di lui.

4

Davide ha deciso che non risponderà. Suonino pure maledetti cellulari aziendali del cazzo, lui non risponderà perché è in vacanza. Il suo sguardo viene però rapito dalla visione di una persona che si avvicina a lui. Passo veloce, sicuro, portamento di chi ha qualcosa di urgente da fare o dire.

” E ora? Che vuole da me? ” Pensa l’uomo

Leila si sente volare, ha già in mente cosa dire. Nella sua testa si vede in chiesa, con tutti parenti e amiche in lacrime: si è sposata! Poi una famiglia. Qualcuno con cui parlare, affrontare la vita, anche litigare e soffrire, ma comunque vivere. Che roba assurda essere indipendenti quando si ha troppa paura di dipendere dagli altri, quella mica è indipendenza, è un nascondiglio per conigli che si vogliono spacciare per leoni.

Eccolo lui la sta guardando

 

Eh, si viene proprio da lui. Davide si mette a seder più rigido sulla panchina, che vorrà da lui?

Amore, ecco cosa vuole da lui, solo tanto amore. Leila sente il sangue tremare nelle vene

5

“Ciao io mi c..” Leila non finisce la frase. Presa, rapita come era dall’amore per quel bel sconosciuto, non ha visto l’uomo cbe si dirigeva nella stessa sua direzione.  Sente solo il colpo e un dolore forte dietro la schiena , forse al polmone.

Davide non se l’aspettava che il conte Marzanti gli sparasse. Quel tizio è sempre stato una grana. Non accetta di non contare più un cazzo, di vivere in un lurido monolocale, nelle vicinanze del parco, in totale disgrazia economica . Pretende la roba, buona e gratis che lui da giovane…

Davide è pronto alla morte, ma quella ragazza si è messa in mezzo.

“La mia vicina! Oddio! Ho sparato alla mia vicina! ” Urla il conte scappando sconvolto verso il ponte che collega il loro quartiere popolare, con uno ancora più da poracci alla canna del gas.

Davide sente l’uomo urlare in lontananza, poi un rumore come se qualcosa cadesse nel fiume

“Aiuto! Aiuto! Non so nuot..” Le ultime parole di quel essere ridicolo e ignobile, prima di scomparire nelle profondità del fiume.

Davide rimane fermo, immobile. Colle braccia e le ginocchia sostiene il peso di lei.

Sembra sorridente, felice. Lui sente il desiderio forte di piangere. Sente i muscoli della faccia che si preparano per il gran pianto finale, ma dai suoi occhi fuoriescono solo poche lacrime.

Rimane fermo e inerte, a osservare, come se fosse in un’altra galassia, il viso di quella donna morta.

Ora ricorda benissimo chi era: la cretina della festa.

In un attimo sente di aver qualcosa in comune con ella: quel vuoto che brucia di luce oscura negli occhi delle persone sole.

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