Tre lettere

22 Feb

La lettera rimase sul tavolo in cucina, per quattro, lunghi anni. Forse cinque? No, ora che mi fai pensare meglio: dieci.

Cristo santo, dieci anni su quel tavolo. Nel mezzo, come se fosse un..come si chiama? Quella cosa spesso… No, non so nemmeno che materiale usino per farli: il centro tavola! Il centrino! Ecco, si quella lettera divenne il centrino, o centro tavola di casa nostra.

Il 23 dicembre, di dieci anni fa.  Io avevo undici anni, mi sveglio per andare in bagno, e passando davanti al salone, noto che mio padre era immobile, davanti al tavolo della cucina.

Vedevo solo la sua nuca, le spalle, la schiena. Lui era alto e robusto, aveva quel modo di camminare, che pareva il re del mondo. Mi piacevano i suoi racconti di bevute, risse, e poi c’era sempre qualche amico messo male e lui lo aiutava sempre. Una volta ha dato tutto lo stipendio, che aveva preso in nero spaccandosi la schiena e le mani in un cantiere di merda, gestito da un tipo che poi, in quel cantiere, sarebbe finito a far il fossile dentro il cemento. Insomma, c’era questo suo amico, non aveva più un soldo e rischiava lo sfratto, non era giovanissimo, sai? Così lui prende quei soldi e li dà tutti a questo disgraziato. Il quale, prende un treno per la Liguria, affitta un cazzo di smoking, o uno di quei vestiti tanto eleganti, sai? Uno di quelli, insomma! E perde tutto al casinò di Sanremo.

Mia madre , ti dirò la comprendo, è andata su tutte le furie!  Le sembrava già un miracolo che mio padre avesse trovato lavoro, era già felice che ci sarebbe stato un secondo stipendio e invece..Però, per quanto abbia ragione mia madre, è giusto svilire un gesto così generoso? Cioè, oggi viviamo ossessionati dal lavoro. A esso dedichiamo due volte la vita: come Francesco, un mio amico di Facebook, morto nella fabbrica in cui lavorava. Oppure dedicandogli la vita. I nostri giorni migliori, le stagioni più calde, per cosa? Far diventare ricco gente vestita di merda, con delle facce troppo abbronzate o sogghignanti. Il peggio è quando giudicano.. Ora ti dico questo: mio padre, per quanto fosse un lavoratore mediocre, uno a cui non affideresti mai un ruolo decisivo all’interno della tua azienda, era una persona meravigliosa. Quando non beveva, o mi diceva: ” Dai, non ti preoccupare! Tanto il nostro spettacolo finisce in fretta e non ci sono repliche” Parlava della sua vita.

Questa frase la ripeteva spesso. Dopo che mamma ci ha lasciati.

2

Ti stavo dicendo che era immobile, in cucina.. La lettera in mano, in pigiama.  Il suo pigiama preferito: regalo di Natale della mamma. Non di quel Natale, mi par chiaro. Lui ci teneva tanto. Mio padre, ecco: non capiva un cazzo di vestiti e robe simili. Si era messo in testa che H&M fosse un marchio che ” Armani spostati, va!” Capisci?  Lo adorava così tanto che negli ultimi tempi, poco prima che la mamma ci lasciasse, lo indossava sempre.

Non cercava più lavoro. Doveva scrivere, dalle 9,20 alle 13,20, ma non lo faceva quasi mai. Si perdeva in giro. Amava tantissimo fare una cosa: lasciare commenti sessisti, razzisti, omofobi, sulla pagina di un giornalista con idee progressiste. Vuoi sapere se mio padre fosse un fascista? Un reazionario? No, peggio : era un italiano. Nel senso che per lui tutto era gioco e niente era serio. Lo annoiavano le chiacchiere scritte o anche ascoltate dalla tv, di tutta questa gente che è normale questo, giusto quel altro, perché invece di dire abbiamo un cazzo di problema, chiediamo diritti, no? Che ci vuole? Cosa ci costa?

“Noi non abbiamo diritti” Mi diceva questo mio padre. Perché maschi, bianchi, etero, ma sopratutto proletari. O comunque non ricchi abbastanza.

Lui diceva queste cose, stando tutto il tempo in pigiama. Ormai una seconda pelle, sai? A volte piangeva, così di botto. Si gettava per terra e colpiva il pavimento oppure rompeva qualcosa.

Un giorno, era la festa del papà, gli ho portato un disegno (se controlli la mia cartella vecchia quella che ha fatto l’altro dottore vedrai quanti disegni)  ci avevo messo un paio di mesi, avevo fatto anche una piccola cornice, il vetro me l’ha dato lo zio Marco, fratello di mia madre, lui ci ha sempre voluto bene, anche se ha un carattere troppo timido e maldestro, lui sta bene solo dentro la sua fabbrica. Mio padre , ai tempi, lo voleva ammazzare: il gran lavoratore tanto apprezzato da quella famiglia di coglioni che aveva ricevuto in dote da mia madre, ma a esser sinceri, lo zio Marco, era tanto ben voluto anche dalla famiglia di mio padre.

Insomma, gli porto questo disegno: c’era lui in pigiama che svettava sulla cima di una montagna, sotto di essa c’era il nostro pianeta: Il mio re del mondo. Si chiamava cos’, perché, per me, mio padre era davvero un Re.

Lui lo prese e lo fece a pezzi. Io piansi e lui fece il gesto di tirarmi un pugno, ma poi si fermò. E cominciò a colpirsi da solo. Non so quanto tempo siamo andati avanti. Lui si prendeva a pugni, io a gridargli..Che vuoi dica un ragazzino? Non ricordo più.

“Non sono un re! Io faccio schifo! ” Continuava a dire quelle cose. Sì, lui faceva schifo a molte persone, ma non a me. Ok, i miei amici avevano padri che lavoravano, le loro madri stavano in casa, e facevano le vacanze, tutte quelle cose lì. Noi no.

Però, quando lui era di buon umore, ci divertivamo davvero tanto. Vedevamo tre o quattro film  e bevevamo cioccolata calda, inventavamo canzoni idiote, che cantavamo imitando malissimo quel coro di sardi..Hai presente? Lui mi dedicava poesie. Si, perché non te l’ho ancora detto, ma mio padre era un ottimo poeta, tanto quanto era anche un gran bevitore.

Andava in un bar, nel quartiere Shangai, passava la notte con altri come lui. Lo amavano tutti in quel posto. Mi diceva che conosceva Bobo Rondelli, e che lui l’avrebbe presentato a Paolo Virzì. Non era vero. Come, del resto, nulla era vero nella sua vita.

Io credo che molti vivano bene perché sono logici. Anche per quanto riguarda l’amore: un complimento, un regalo, una cena, le date importanti. Nello stesso modo stanno male: gli affari che vanno male, un litigio, insomma cose normali.

A casa mia non era mai così. Quando mangiavo tenevo sempre sotto controllo il mignolo della mano sinistra di mio padre.Quando cominciava a tamburellare, erano davvero casini.

3

Potrei definirlo un tipo vulcanico, o esplosivo. Nel bene e nel male. Non aveva mai mezze misure, non riuscivi mai a inquadrarlo..  Scriveva cose orribili contro gli africani, ma al suo funerale, la chiesa era piena di uomini del Ghana e di quei posti lì. Tutti colle lacrime agli occhi. Dicevano che lui pagava da bere e mangiare per loro, e stava ore ed ore ad ascoltarli. C’era anche una ragazza poco più grande di me, mi disse che mio padre per tutto un lungo e gelido inverno, ogni mattina gli portava una cioccolata calda da bere, e poi coperte. Lei ci tenne a precisare che rifiutò di far sesso con ella, si era convinta che tutti quei piaceri fossero per motivi sessuali, ma mio padre provava pena ed affetto per lei

Lui amava tutti quelli che erano sconfitti, perdenti.  ” Però non scappano! Come fanno le donne perbene, vero? ”  Mi chiedeva sempre, dopo uno dei suoi racconti sui suoi amici del bar.

Io ho cominciato a lavorare: cameriere, aiuto cuoco, un mese al porto. Tutti quei lavori del cazzo che fanno i giovani, o quelli senza una specifica  qualità. Come sono io.

Sì, sì, i disegni! Ma chi prende sul serio un uomo che dipinge? O un poeta? A tutti viene duro se sentono junior manager in qualche stronzata.. Poi mi dicono che sono depresso e ansioso. Sì, lo sono.

Io sto bene solo quando vado al cimitero, a trovare mio padre. O sto a guardar il mare, sugli scogli, o dalla terrazza Mascagni. Mi piace anche l’acquario.

Mi sarebbe piaciuto esser nato in questa città, invece ci siamo trasferiti che io ero piccolo. Non ho mai imparato a parlare come un livornese, nemmeno a provare odio per Pisa.. D’altronde nemmeno mio padre era nato in questa città, ma quanto l’amava. Un amore troppo grande ed esagerato.

4

Il momento peggiore di un funerale, è il dopo. Quando ormai hanno sotterrato la persona che amavi, e le persone se ne vanno. Tornano a casa. Dai loro figli, dai loro padri, fratelli, dalle loro mogli. E tu? Stai fermo in mezzo al salone. Guardi il divano dove aveva passato gran parte della sua vita,  sbirci la sedia ,  la sua preferita, quella che sosteneva la sua gioia o rabbia, quando eravamo a tavola. Vorresti risentire di nuovo la sua voce. O la sua risata.

Invece sei solo. Col pianto che ti esplode nel cuore, ma non sai come si piange. Come liberarti da tutto quel dolore. Per questo motivo sono qui,no?

 

In ogni caso : ho visto la lettera sul tavolo. In dieci e passa anni, non l’ho mai letta. Stava sempre nelle mani di mio padre. La leggeva tutte le mattine. Io non osavo invadere la sua, come chiamarla? Intimità, ma a dir il vero, è non essere in grado di vincere l’imbarazzo, la vergogna, di parlare di certe cose.

 

5

Così ho preso quella dannata lettera e mi son messo a leggerla. Ho scoperto, per prima cosa , che non era una lettera ma tre.  Sulla prima c’era scritto, più o meno queste parole

“Amore mio,

mio uomo meraviglioso! Cosa ho fatto per meritare uno come te? Le tue poesie, il tuo esser fuori dal mondo, eppure così romantico, attento e partecipe! Mi fai sentire la regina del mondo. Non vedo l’ora di sposarti, vivere insieme tutta la nostra vita..”

E poi prosegue più o meno su questo tono. La lettera di una donna innamoratissima, di una coppia splendida, che pensava al futuro, a una vita da vivere sempre insieme.

La seconda, mia madre l’ha scritta dopo cinque anni di matrimonio, penso. Non ne sono sicuro

“Amore mio,

tu sei sempre quel uomo meraviglioso che ho sposato quella calda mattina di aprile. Adoro le tue poesie, che mi fai trovare sempre sotto il cuscino, e le tue piccole romanticherie. Però non possiamo vivere solo di questo. La casa ha bisogno di lavori che non possiamo permetterci, tu dici sempre che farai, dirai, ma poi non succede nulla. Non dico che tu non ci metta impegno, forse non abbastanza. Vuoi scrivere, ma non ti vedo mai farlo. Tu devi farti aiutare. Io ci sarò sempre a darti una mano, ma non posso far tutto da sola. Quei tuoi sbalzi d’umore così violenti, il tuo passare giorni sul divano, informati presso l’asl, chiedi aiuto!”

Perché le cose belle durano poco, sai? Questa lettera lo testimonia. Perdiamo la bellezza, la purezza, il sentimento, tutto per una bolletta,  un arco da fare in salotto, il lavoro, che spesso non è nemmeno quello che vogliamo fare.

Però la mamma aveva anche ragione: lei voleva davvero aiutarlo. Come volevo farlo anche io.  Mio padre non ce l’ha mai concesso. Si era rifugiato nel suo dolore, nella sua vita tanto ingiusta e disgraziata, ma non vedeva il bene che gli abbiamo voluto.

E poi, ecco: la terza

“Basta, me ne vado. Ho perso le stagioni calde della mia vita, per congelarmi nel tuo inverno senza fine. Non sei in grado di amare nessuno, solo te stesso e quel tuo dolore, che poi dubito anche della sua esistenza.

Non cercarmi, tanto non lo farai, non voglio più vederti.

Una sola cosa ti chiedo: non scaricare la tua rabbia su nostro figlio.”

L’unica volta che mia madre si è accorta di aver un figlio in casa. Era troppo occupata a salvare il suo uomo, il matrimonio, non so.  Non mi interessa, visto che non si è mai fatta viva.

Comunque, dopo la morte di mio padre, ho preso l’abitudine di leggere, tutte le mattine, queste tre lettere.

Perché sono il ricordo più forte che ho di mio padre, l’unica cosa che mi ha lasciato in eredità. Solo che ho un modo tutto mio di leggerle: parto dalla terza e finisco colla prima. Perché, se non possiamo cambiare la vita reale, possiamo renderla migliore, no? Così io ho la storia di una donna delusa dall’amore che alla fine trova un uomo meraviglioso e speciale e passano tutta la vita insieme, quel tizio è mio padre.

Ok, allora ci rivediamo giovedì prossimo?

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4 Risposte to “Tre lettere”

  1. wwayne giugno 8, 2017 a 7:02 pm #

    Ciao! Ma non lo aggiorni più il tuo blog?

    • viga1976 giugno 8, 2017 a 9:16 pm #

      Guarda ora sto scrivendo una raccolta di racconti per cui ho lasciato un po’ il blog, ma ho due vecchie idee che metterò qui. Non è defunto il blog, prima o poi ci torno 🙂

  2. viga1976 giugno 9, 2017 a 5:31 am #

    Grazie a te, per i complimenti! Ora leggo il tuo post . Di nuovo grazie mille per apprezzare le cose che scrivo

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