2 novembre

2 Nov

Ci sono poche persone. Lo sapevo. D’altronde ho passato tutta la mia vita a immaginare il mio funerale, di cosa dovrei stupirmi? Otto. Mio figlio con la nuora, la mia nipote e il suo marito. Un tizio che incontravo sempre in edicola. Più due vecchiette di chiesa, quelle non mancano mai! Il prete che mi chiama “Fratello Davide”, e mi piace!  Si, mi sarebbe piaciuto aver un fratello.  Condividere la gioia sciocca della gioventù e la rassegnazione amare e solitaria della vecchiaia.

Invece i miei hanno deciso di fermarsi al primo figliolo. Forse hanno fatto bene, non so. Potrei domandarglielo personalmente. Mi aspettano tra una decina di minuti, dicono vi siano anche i parenti.  Vorrei ci fosse solo mia moglie ad aspettarmi. No, andrebbe bene anche Mirtilla e Achille, i miei animali domestici.

Me ne sono andato così. Senza rumore, senza nulla di speciale o memorabile. Mio figlio ha pensato che a me avrebbe fatto piacere un funerale religioso, ah si? Non ho mai messo piede in una chiesa. Non volevo nemmeno esser sotterrato qui. In questa terra che mi ha dato poco o nulla, a esser precisi anche mia moglie avrebbe preferito altro funerale: come questo. A lei piacevano i canti religiosi. Credeva in Dio, forse l’ha incontrato.

Da quanto ho potuto comprendere, spero di non essermi sbagliato, mi par che sia una specie di comune. Tutti insieme appassionatamente.

Fatto sta che ha avuto un funerale non degno di lei. Dove la testimonianza della sua gioia? Del piacere che provava per ogni preghiera o canzone stonata con allegria? C’era più gente, ma era tutto così falso. Così sbrigativo. Molti erano pronti per il ponte, pregavano ma pensavano alla spiaggia di Marina di Cecina o Viareggio. C’era poco di lei nel suo ultimo viaggio. La cosa mi ha addolorato; non solo io, ma anche la mia adorata nipotina, non era per nulla felice del funerale riservato alla sua adorata nonna.

Mi si accusava di aver dimostrato poca dignità, perché non ho retto alla separazione e mi son gettato sulla bara. Come puoi spiegare l’amore a chi non è in grado di concepirlo? Colpa mia, senza ombra di dubbio. Non sono stato un buon padre, è evidente. D’altronde mio figlio è così distante da noi. Perché ? Non so. Comunque ora ho tutta l’eternità per pensarci.  Poi quando ci raggiungerà, sommeremo le nostre infinite esistenze celesti per capirci, conoscerci. Forse il paradiso serve a questo: tipo un grande centro d’aiuto.. Non so come spiegarlo. Sai, tipo le cose  che non hai detto in vita, o non hai fatto, potrai farle e dirle in tutto quel cazzo di bianco pacifico e accogliente. Io rivoglio le mani di mia moglie che stringano di nuovo le mie

In sette ci si son messi, la notte che è morta, per staccare le mie mani da lei. Non capivano che era come staccare la spina della corrente? Sì, dopo la sua morte il black out. Ho vissuto parlando alla sua fotografia, pianto accarezzando i suoi vestiti. Sordo alla voce di chi mi diceva che dovevo dimenticare, che aveva vissuto una lunga vita. Strano come si comprendano tutte quelle cose complicate circa la scienza, di quanti successi abbia collezionato l’uomo nella sua vita, eppure.. Di fronte al dolore non riusciamo a capirlo, ad esser d’aiuto per gli altri. ” Passerà”, ” ci devi sprofondare”, dicono questo. Cosa devi fare tu? Di fronte a questa cosa così inspiegabile che è la morte?

Forse a mio figlio la mia sensibilità ha fatto male. Non è da tutti aver un padre che piange la morte di un cane, di una gatta, della moglie, oppure per un film, una canzone. Prendi il “Canon in d di Pachelbel”. Volevo quella musica ad accompagnarmi verso la fine. L’ho ascoltata per giorni quando sono morti Mirtilla, Achille, mia moglie.   Ho pianto le lacrime del mondo e dell’universo, tutte le volte che l’ascoltavo. Per la sua capacità di render con le note la dolcezza amara di una perdita.  Quella di una donna meravigliosa, quella di chi ho amato.

Insomma volevo che suonasse anche per me; oggi. Avevo solo questo desiderio. Che suonasse per la mia anima, che mi accompagnasse. Invece mi hanno fatto questo funerale: veloce, rapido, pieno di parole senza un minimo di verità. le facce assenti, un dolore che sarebbe ben presto diventato un affare economico: ” Una bella tomba, mi raccomando!” Avrebbe detto mio figlio.  Non me ne frega un cazzo della bella tomba. Volevo solo esser accompagnato da un brano musicale, avere i miei amici intorno, e un minimo di fottuta sincerità, di dolore non trattenuto

Quale vergogna dovrebbe celarsi nel cedere al pianto? Alla disperazione? La morte ci rende soli e disperati. Perché non possiamo accettarlo? Le persone ci mancano, e la loro mancanza non è sostituibile con altro o altri. Ognuno di noi è qualcosa di irripetibile, ognuno di noi ha un particolare, leggero, modo di esser felici o disperati. Non conta morire a 4 anni o a 90, quelle persone non ci saranno più. Non sentiremo le loro risate, i loro momenti di ira, l’attesa di una carezza, un abbraccio. E poi… Poi sai cosa è la cosa peggiore?

La solitudine del ricordo. Dopo poco tempo diventi quel noioso  vedovo che vuol parlare della moglie.  Ti diranno: “Si, si, comprendo!” Ma non comprenderanno mai un cazzo. Nulla. Dai fastidio, ricordi a loro cose che non valgono la pena esser ricordate:  l’amore, la fedeltà, la gioia, la felicità. E il dolore di non saperle più ritrovare. Devono correre andare, come queste persone che sono venute oggi, al mio funerale.

Comunque sia: il tempo è scaduto. Ora mi portano al cimitero. Vengono mio figlio, mia nuora, la mia adorata nipote e suo marito. In questi due giovani vedo un po’ quello che io e mia moglie siamo stati. Mi fa piacere. Sono stato un buon nonno e un pessimo padre. Mi dispiace, figlio mio.

 

2

“Un buon funerale. Mio padre sarà stato sicuramente felice di questo.Lui e mia madre erano credenti. Purtroppo non ho potuto chiamare molti suoi amici. Vero è che son vecchi, non penso che vogliano spostarsi per venire fin qui, in Toscana. Poi mio padre aveva rotto con la Brianza, sai? L’ultima volta che è tornato alla sua terra, è stato.. Dunque, si quando è morta sua madre.  Io ero molto piccolo, non ricordo quasi nulla. Comunque c’erano quelli a cui teneva di più. Ma Francesca devi piangere ancora? Non sai che al nonno non piacevano questi momenti? Il dolore va vissuto con dignità. No, vabbè anche mio padre. Purtroppo, a volte, era così. Non si controllava. In ogni caso..”

L’uomo non finisce la frase. Un violento colpo al tavolo del salotto lo fa sussultare: ” Che cosa è successo? ” Chiede a sé stesso l’uomo.

“Nemmeno nella morte… Nemmeno per una cosa talmente intima, ma come fai? Cosa ti è successo che non riesci minimamente a comprendere gli altri? Sarei curiosa di sentirti quando parli di me, davvero! Chi è tua figlia? Chi era tuo padre? Per te persone deboli. Si, a me e a nonno piaceva piangere insieme riguardando le foto di nonna, o ascoltando quel brano, non so come chiamarlo, di musica classica. Ci piaceva piangere, mentre ci abbracciavamo. Lo trovi disdicevole? Nel tuo perfetto mondo del cazzo dove comandi tutti, dove sistemi ogni cosa, dove non c’è spazio per provare dolore e quindi.. Nemmeno gioia, ecco dimmi : ci vivi bene? Da quanto tempo non parlavi con nonno? Non l’ascoltavi?  Lui ha tentato diverse volte. Certo: goffo, commosso, come era lui. Non era un uomo di successo, non provocava l’invidia dei parenti e colleghi. E allora? Ti aveva chiesto solo una cosa. Una : che gli facessi un funerale come desiderava. L’hai fatto? No, per te era meglio questa cazzata di cerimonia. Parole vuote, gesti automatici. Qualche lacrima da nascondere, che ti ho visto sai? Ho visto, cazzo, che stavi piangendo! Ma in silenzio. Non devono vedere o sentire. Mio nonno piangeva, sempre. Non era un debole, perché i deboli mostrano muscoli e nascondono i sentimenti. Lui no!

Lui aveva questo desiderio: un funerale civile, accompagnato dalle note del Canon D e dai suoi amici sopravvissuti. Tutto qui. Tu però hai pensato ai vicini di casa, a cosa diranno in paese, a tutto tranne che a lui.   E la cosa stupida è questa: tu vorresti piangerlo, tu vorresti buttarti sulla sua tomba e supplicarlo di perdonarti, tu avresti voluto parlare e senza vergogne con lui. Non l’hai fatto. Hai preferito strozzar queste cose.

Che te ne fai della tua vita ordinata? Dei tuoi ordini da rispettare? Delle cose da dire o non dire? Tuo padre sarà stato un debole, ma quanto ero libera di esser me stessa. Sempre. Nel bene e nel male. Lui ascoltava, mi abbracciava e aveva sempre una parola, niente di eccezionale, ma una parola. E un abbraccio.

Voleva un funerale laico, un po’ di musica che tanto amava e visi veri e sinceri. Voleva che per un momento tu provassi la felicità di piangere. Ma te la sei negata per tanto, troppo tempo. E queste cose te le avrei dovute dire prima”

La donna esce dalla casa dei suoi genitori, in cortile ad aspettarla c’è il marito. Sta guardando sull’iphone alcune foto di località prestigiose per le vacanze. Sa che non hanno i soldi nemmeno per un week end a Pontesieve.  Si sente malinconico e inadatto, vorrebbe donare più stabilità e felicità a sua moglie, ma si perde sempre in cose futili. Lei lo ama percché è un libro aperto, incapace di mentire.

“Torniamo a Grosseto?” Chiede lui

“Si” Risponde la donna.

Poi mentre escono dalla via e a stento si immettono sulla strada provinciale, lei dice: “No, aspetta un momento!”

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“Spero sia una buona registrazione” Dice lei mentre traffica con il suo I pad. Sta cercando su youtube Canon D di Pachelbel. La tomba è un omaggio allo sfarzo che piace a suo padre, non certamente al nonno

“Bè, a tuo nonno piacerà. Sarà davvero contento di questo tuo pensiero” Dice il giovane uomo abbracciando il fianco di sua moglie.

“Certo, ne sono convinta”

Le prime note del pianoforte partono quasi timide. Scusando quel posto dominato dal silenzio, dalle voci sommesse in preghiere stanche, per la sua intrusione. Poi arriva il crescendo ed è come se la vita fosse venuta, per l’ultima volta, a donar un po’ di affetto a quel uomo, ai suoi sogni, ai suoi fallimenti, al suo lungo viaggio.

La giovane donna piange mentre la musica procede verso il finale. Pensa che in qualche modo suo nonno sarà contento di questa cosa.

 

Lei pensa e immagina. Non può fare altro.

Non può vedere, proprio lì, accanto a lei, un uomo anziano che tiene per mano una donna anziana.

Entrambi stanno sorridendo felici.

 

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