vita

16 Set

Saul Hoffman, spazza lentamente, con la sua inseparabile scopa,  mozziconi di sigarette, foglie cadute dopo una gloriosa esistenza estiva, carte varie. Cinquanta anni di onorato servizio in quel quartiere di rapinatori, drogati, matti. Il suo negozio, uno spaccio di alcolici, quante volte è stato rapinato? Ha perso il conto.Mentre rientra nel locale, massaggiandosi con la mano destra il rene impazzito,pensa che potrebbe anche chiuderla questa maledetta topaia. L’ha forse reso ricco quel lavoro? No! L’ha forse reso un uomo migliore? Nemmeno. Certo, ci sono tanti ricordi, ma…

“Ehi, Saul bello! Dai mi passi la bottiglia di Vodka?Sai, che son in ritardo su tutto, ma non sulla mia sbronza delle otto di mattina! Che cera! Ma non hai dormito? Ah, metti sul conto! Che poi appena mi pubblicano il romanzo..” Arnie Horowitz. Chi altro? Tutte le mattine, per trecentosessantacinque giorni all’anno. Venti quattro ore su venti quattro. Lui e la sua storia del romanzo.

Saul si chiede perché non lo caccia, ma è fatto così. Lui vede il dolore negli occhi degli altri e in quel posto, che è America, ma non è America, hai voglia! Quanta gente sta male per sogni di gloria o per la tragica realtà. Lui è l’unico negozio rimasto aperto e…

Arnie? Horowitz?

Saul si gira e fissa il suo cliente fisso. La solita coppola marrone, il pesante giubbotto di renna, la faccia tonda, larga, con evidenti problemi di carie, quando fa quel sorriso cattivo e dispettoso, si insomma è lui! Ma non può esser lui

“Bè, che hai stamattina? Mi passi la mia Vodka?”il cliente lo fissa come se fosse normale, per un morto, presentarsi nel suo negozio preferito e richiedere da bere

“Ma..Arnie? Che ci ..”

“Che c’è Saul? Hai mai visto un alcolizzato prender una bottiglia di torcibudella? Mi sa che ne hai visti molti! Poi in questo quartiere di merda!” Arnie strizza l’occhiolino al vecchio, e ride. Quella sua risata catarrosa, fangosa, eppure carica di vita.

Vita, quella che questo negozio mi ha resa tutta uguale! Vorrà dir qualcosa il fatto di veder e parlare con i morti? Sono forse…

“No, vecchio bolscevico ebreo dei poveracci, non lo sei! Io? Eh, diciamo che ho superato da un po’ il problema di dovermi occupare della mia vita. ” Arnie sorride di nuovo, codesta volta è un sorriso amaro, di teneri rimpianti

“Mica l’ho pubblicato il romanzo, non l’ho mai nemmeno scritto. Solo che un tizio, il quale ogni mattina ti porta via una bottiglia di vodka, per..Quanti anni, Saul? Diciamo.. Venti?”

“Venticinque, Arnie”Saul fissa il non morto e si accorge di quanto tempo sia passato, sembrando fosse una sola giornata.

“Insomma, lo sai come è? Ce ne siamo accorti, dico : io e gli altri. Tu hai questo potere, questa cosa bella, vedi le persone vive. Cioè il contrario di quel pistolino che vedeva la gente morta, sai? No, non sai. Perché al cinema hai smesso di andarci quando avevi..”

“Diciotto anni, Arnie. Poi il vecchio è morto e io mi sono occupato del negozio. “Mormora con mestizia il vecchio proprietario dello spaccio di veleno alcolico.

“Si, tanti anni vero?Ci hai riempito le vene, danneggiato il fegato, procurato delirium tremens. Tu e quel fottuto armeno di Mickey, giù alla sesta strada Ci avete avvelenato, sai? La nostra poteva esser una bella vita, se non ci fosse stati voi a …Come dire?Hai presente le ragazze che vanno in giro semi nude? Che ammiccano? Ecco! Tu e Mickey, per non parlare di quel fottuto italiano del bar sulla settima. Ci avete avvelenati. E quindi…”

“Quindi cosa?”Domanda per inerzia Saul.

“Ma sto davvero parlando con un morto, che mi accusa. Di cosa poi?”

“Oh, dai! Non volevi chiudere il negozio? Non volevi ritirarti? Ecco!”Arnie sorride , pochissimi denti, stranamente aguzzi, stranamente sporchi. Di rosso.

“Io.. Io voglio godermi la vita! Ho passato cinquanta lunghi anni ad ascoltarvi, a parlare con voi! Aprendo il negozio anche quando era chiuso, cazzo! Anche quando era chiuso! Quante lacrime ti ho asciugato, Arnie? Quante? Tu e gli altri, e le vostre cazzo di vite! Almeno vi siete ubriacati, avete potuto perderla la vostra vita! Io? Qui dentro, sempre. Cosa ci ho ricavato, cosa? Che parlo con un morto vivente! Alle 8 di mattina di un piovoso venerdi di settembre!” Si infuria il vecchio, mentre l’amico lancia occhiate nervose all’entrata.

“E poi..Forse sto sognando. I vecchi confondono il sogno col vero, non sai? ” Borbotta tra sé e sé, Saul.

“Dici che sogni?”Chiede Arnie, accompagnando la domanda con un sorriso beffardo.

“Certo che sogno! Non vedo l’ora di svegliarmi, ma sto..” Saul non finisce la frase, perché il cliente gli butta una coppia tutta stropicciata di un giornale.

“Che sarebbe..”

“Leggi, Saul.”

Arnie, con un sorriso sarcastico, osserva il vecchio leggere l’articolo di cronaca nera, situato nella pagina centrale.

“Letto? Due baristi scomparsi. Qui, nel nostra quartiere. La porta del bar aperta. Bicchieri sul bancone, tutto come se stessero lavorando normalmente. E infatti normalmente lavoravano. Tanto normalmente ci hanno servito da bere, altrettanto normalmente li abbiamo, come dire? Un po’ mangiati! Ehi, non guardarmi così eh! Io con questi cazzo di denti che vuoi.. Cosa, pensi, che faccia? Un morsichettino! Nemmeno da zombi me la cavo bene! Bene, insomma: dovevamo esser morti. Io e i ragazzi. Chi prima e chi dopo, questa è la storia. Stavamo nel nulla, nel silenzio eterno. Ci sei tu non c’è il silenzio, c’è il silenzio tu chissà dove cazzo stai! In ogni caso, in quel silenzio, continuavamo a sentire dei rumori. Piccoli, come dei suoni che riesci a captare ma per metà. Frequenze sonore, ma non so come spiegarti la cosa. Comunque bravo, che non tenti di scappare o di sparare, come quel cazzo di italiano. Cioè. non funziona proprio come nei films. No, no. Ma cosa ti stavo dicendo? Erano i pensieri dei vivi che si lamentavano della loro vita. Non solo, si lamentavano della loro e si incazzavano per gli altri. Sai, cose del tipo: spero che tizio si lasci con la donna, che non è giusto! Perché quello ha trovato una moglie e io no? Oppure è morto tal dei tali, e giù a ridere. Insomma, questi infelici che sprecano le loro vite, mentre a noi una nuova ci farebbe tanto comodo, che dici Saul? Ci farebbe comodo? Io..Io vorrei scrivere,davvero! Angela non vorrebbe battere più il marciapiede e danzare, Romeo si vorrebbe godere la sua barca, al lago, e così tutti gli altri. Tu li conosci tutti. Brutta cosa la morte, brutta e ingiusta. Per cui, ecco, noi siamo qui a divorare i vivi che non vogliono vivere e che, particolare importante, fanno di tutto per rovinare la vita agli altri. Nel senso, la povera Carrie White, si non vuol vivere.. Ma cazzo, quanto è brava! Così a lei abbiamo offerto un passaggio per il grande balzo in avanti, ma quieto. Senza dolore, lo vuoi vedere Saul?” Domanda Arnie

“Cosa?”Sussurra Saul

“Quello che.. La cosa! La cosa che abbiamo organizzato per lei!” Sorride Arnie, un sorriso buono. Pure il suo viso, i suoi vestiti, i suoi denti, che bellezza! l’uomo è sempre lui, ma c’è qualcosa…Qualcosa di buono.

E la luce? I palloncini? Il locale stesso, sembra più grande e spazioso.

Saul si guarda le mani, che hanno? Sembrano quelle di un ragazzino. E il vestito? Mai stato così elegante.

“Ok, allora, ecco.. Li faccio entrare, ok? Tu stai tranquillo, cioè più di Mickey, quel porco fascista, diciamo che non era molto tranquillo steso sul bancone, mentre noi..ok, lasciamo stare. Cazzo anche come cena ti sta sullo stomaco!” Arnie apre la porta del negozio, che è ridiventato la solita vecchia betola

Ed eccoli lì: ci sono tutti e tutte! Quante facce, quante storie e vite disperate, eppure se la raccontavano, se la cantavano e ballavano, da perdenti, da sconfitti, ma l’hanno fatto.

E tu , vecchio Saul, ad ascoltarli, invogliarli, perché lo sapevi: la vita non è meravigliosa, ma porco diavolo, se vale la pena.

Il vecchio sorride. Eccoli li, belli e contenti. Il negozio è diventato un’elegante sala da ballo

“Vuoi ballare?” Gli chiede Angela.

“Si” Risponde il vecchio

E ballando, ballando, ridendo, perdendosi nella felicità eterna dei suoi amici, dopo cinquanta lunghi anni, Saul lascia il negozio.

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