LE PAROLE

16 Dic

Chissà dove finiscono le parole! Eppure costui, credetemi signori e signore, è sempre stato un uomo molto ordinato. Viene quasi voglia di aiutarlo ! Dirgli : “Sono vicinissime a te. Imprigionate tra i denti. Moribonde sulle labbra” Ma non è mia intenzione intervenire. D’altronde come potrei? Sarebbe fuori luogo. Dio non si prende briga di metter ordine nelle nostre teste e di farci trovare quelle parole adatte e giuste per quel determinato momento. Non mi pare faccia questo.
Quindi lascerò che gli eventi procedano come devono. Cosa è successo? Di cosa sto scrivendo? Scusate! Avete ragione anche voi.
Dunque, i fatti sono questi: non più tardi di un giorno fa,ma anche meno, è successo un piccolo evento nella casa dei signori Bianchi.
Il loro unico figlio , Daniele, ha trovato lavoro. Bene, e allora?Quale il dramma? Quale il fatto talmente importante da scriverci un racconto?
Il fatto? Ecco…Dunque..Ah,certo! Il lavoro , Daniele, ce l’aveva già. Un negozio a conduzione famigliare,come tutto qui . Un piccolo modesto paese del nord. Con i vecchi ricchi del paese che cercano pateticamente di darsi ancora il tono dei padri padroni di quel grigio e mortifero agglomerato di orrori in stile libero e tanto cemento.
La notizia che a Firenze abbia trovato un altro lavoro, ( come cassiere Coop), e che lo vogliono operativo dopodomani ha un poco movimentato gli animi.
Così dopo 40 anni di permanenza in casa, al vecchio Olindo si palesa davanti gli occhi e cosa ancora più complessa, nel cuore, la toccante verità di aver avuto per tutto questo tempo , ( a casa sua), un essere umano di cui sa pochissimo e che ora, ( chissà perché), vorrebbe conoscere meglio.
Solo che il figlio, già ansioso di natura, sta bestemmiando contro il servizio prenotazione biglietti delle Ferrovie Statali, ( non trova il codice della sua tessera Frecciarossa), sospeso tra l’immensa gioia di ricominciare una vita a Firenze con la sua amatissima Virginia, ( “Come la Woolf!” Ricorda che Daniele l’aveva presentata così, la prima volta che diede a loro la notizia del suo fidanzamento),ma dall’altra sente nel cuore una profondissima tristezza e malinconia,voglia di piangere , perché ora vede bene i suoi genitori. Due esseri minuti,di poche parole e molte ansie,ma spesso anche giuste. Non avevano conosciuto altro che quel posto, da lui sempre detestato, due bravissime persone. Vorrebbe, in quel momento sospeso tra il digitare il codice della tessera delle ferrovie e quello di mandare un sms a Virginia, abbracciarli , baciarli, dire a loro che li ama , ( anche se non vanno sempre d’accordo,ma che c’entra! Nella vita litighi con le persone a cui tieni di più,no? No! Ma è un bel modo lo stesso di interessarsi a qualcuno), solo che non l’ha mai fatto e nemmeno loro con lui, forse li metterebbe in imbarazzo.
Olindo guarda il figlio trafficare sul computer, bestemmiare, digitare cose a lui incomprensibili sul cellulare . Vorrebbe dirgli: “Fermati un momento! Fatti abbracciare figlio mio. Come è giusto te ne vai,ma voglio dirti quanto amo te e quello che sei. Abbracciami,che sono vecchio e non so per quanto tempo ancora le mie braccia saranno abbastanza forti per..” Non finisce il pensiero. Sente che sta per piangere. Che roba! Non si fa, non si usa dalle nostra parti. Non vogliamo dare spettacolo ,come se fossimo meridionali!
Così , per questa sciocca convinzione, non dice nulla al figlio e il figlio non dice nulla a lui e a sua moglie.
Solo il cane abbaiando e correndo tra i due uomini e la donna seduta sul traballante sgabello di legno e paglia,sembra aver capito cosa stia accadendo e che solo un forte abbraccio,le lacrime, urlare al mondo : ti voglio bene,ecco , solo queste cose potrebbero dare un senso a questa mattinata.
2
A casa, l’ultima sera nella vecchia casa dei genitori, davanti a una pizza, forse – pensa l’uomo- ci sarà tempo per parlare. Ma si! Vede la moglie ansiosa e già ci sono stati due battibecchi con il figlio, forse dovrebbe dire una parola … Una di quelle buone, come se fosse un film americano. Loro sanno sempre sistemare tutto con una frase. Invece mangiano, c’è la tv con il telegiornale liberal-capitalista e le consuete cazzate, poi si ricorda che gioca l’Inter e gira su una tv locale. Ma non segue con attenzione. Urlante in testa una voce lo tormenta:” Questo è l’addio. Stai salutando una persona che non conosci affatto. Non dire che codesta cosa non sia vera! Lo sai benissimo. Non sai i suoi gusti, non conosci i suoi libri preferiti,le canzoni, gli dai ordini sul mettere in ordine,di aiutarti nell’orto, e poi?Avevi quaranta anni a disposizione. Non sono pochi,sai?”
Ora gli parlo! L’uomo si gira verso il figlio, che ha appena finito di mangiare, “Senti Da….” Ma il giovane uomo si è alzato con in mano il cellulare, parlando con la sua compagna.
Segue una distratta visione di un film bellico, i rumori in sottofondo,il cane ai piedi , con gli occhi imploranti attenzione e desiderio di uscire, la moglie sul divano a fare le parole crociate. “Quando ha finito di parlare al cellulare gli dico qualcosa!” Qualcosa? Dire qualcosa a un figlio che lascia la casa? Tutto qui? E poi cosa?
Ne avrebbe di cose bellissime da dire! Sapesse dove stanno, sapesse che a suo figlio non creerebbero problemi. La gola brucia e le lacrime scendono sul volto rugoso,segnato dalla vita placida e scontata della provincia. Le asciuga velocemente, sperando che nemmeno il cane se ne sia accorto.
3
Non l’hanno preso alla fine. Lo avevano chiamato per un colloquio, e lui si era fatto prendere da un facile entusiasmo,dalla voglia di evadere , lasciare il paese. Ma non si è dato per vinto e con Virginia passa di negozio in negozio,di centro commerciale in centro commerciale a lasciare i curriculum.
Ogni tanto pensa al suo cane, lassù nel profondo nord, gli viene il magone. Sempre. Non lo vedrà morire e chissà se lui soffre la distanza,come l’avverte in questo momento il povero Daniele. Ma la vita qui è piena di eventi, scoperte, possibilità. Vivono bene lui e Virgy. Dicendosi tutto,condividendo ogni attimo della loro vita, scoprendo ogni giorno cose nuove l’un dell’altra, non rimanendo prigionieri di stupide gelosie sul passato del partner. Costruendo ogni giorno il loro rapporto.
“Devo telefonare ai miei!” Pensa. Non che non l’abbia mai fatto,ma sempre con quel modo quasi di essere in fuga.Entrambi i genitori molto asciutti, lui mascherando la mancanza di lavoro parlando della bellezza della sua nuova città In particolare quella che lui chiama: la piazzetta. Piazza Santa Maria Novelli,ma è così che si chiama? Mai imparato il nome di quella cazzo di stazione.
Solo che la sua vita è come l’acqua che ha rotto una diga. Troppo potente ora da fermare,ma sempre – durante il giorno e durante la notte- la malinconia per i suoi genitori e per il suo cane è pungente,straziante, e allora piange silenziosamente. Virginia lo accarezza dolcemente. Non ha paura che lui se ne vada,ma comprende quanto sia complicato cambiare ambiente,vita,città. In un colpo.
4
Parlano tutti. La gente della sua cittadina è fatta così. Non avendo una vita vera, vivendo reclusi dentro le loro cazzo di villette,non perdono tempo per farsi i cazzi altrui. Non entra nella testa di quella gente che un uomo viva d’amore,relazioni, felicità. Che ne sanno costoro? Gente che nasce,vive,muore nelle loro botteghe, fabbriche,che hanno un sacco di soldi e piangono sempre miseria?Mai contenti? Olindo è stufo di raccontare la stessa storia a tutti. E se all’inizio rispettava la decisione del figlio,ma non provava un reale interesse, ora è orgoglioso. E tanto! Hai fatto bene ad abbandonare questo covo di serpi avvelenate dalla loro vita di merda.
Il negozio con immensa fatica e perdendoci del denaro,l’ha sbolognato. Torna di tanto in tanto nella zona. Gioca a carte con gli amici del bar,va a casa per mangiare. Vede qualche film,dorme, porta fuori il cane. Aspetta una telefonata dal figlio, non è un velocista come la moglie- quando sente suonare il telefono- ma gli piacerebbe che ci fosse Daniele dall’altra parte della cornetta..Non capita quasi mai e il tempo da un giorno è diventato una settimana, un mese e infine un anno.
Però è felice lo stesso . Anche se non l’ha detto al diretto interessato: “ Ma lui lo sa” Si ripete. Una delle scuse più abusate da queste parti. E una delle più cretine.

5
Ha trovato un lavoro presso la Feltrinelli alla fine. Niente di che,ma va bene così. La città è bellissima, ogni sera con Virginia si divertono a vedere un film, scrivere il libro che da una vita sta cercando di finire, il teatro, un corso dedicato alla lingua coreana. E la vita scorre placida. Lontano altre vite scorrono .Più arrugginite, per via dell’età. Una di quelle , una mattina di maggio,senza troppo rumore, senza disturbare , ha trovato la strada per il ponte sull’arcobaleno. Senza vergognarsi,ritornando un bimbo,Olindo piange disperatamente la morte del cane. Qualcuno avrebbe da ridire: ma andassero a fanculo! Per troppo tempo ha dato retta al “qualcuno potrebbe” Decide di piangere tutte le lacrime trattenute in sessantacinque anni di vita.
6
Così alla fine Omero, il suo vecchio cane, è diventato il protagonista di un suo romanzo. Quello d’esordio , dai soddisfacenti riscontri commerciali. Una storia amarissima di solitudini, di delicate emozioni. Virginia l’ha scritto per metà. Correggendo gli errori,spronandolo a finirlo e a mandare a fanculo una volta per tutte i centri commerciali . Così si gode la sua nuova popolarità,e pensa che deve telefonare al padre e alla madre. L’ultima volta erano troppo presi a piangere Omero
E quanto aveva fatto bene entrambi piangere. Quanto.

7
Getta la copia del libro di suo figlio sul tavolo del Beretta, uno scapolone acido e petulante,summa di tutta la ciurma di quella gente che per troppo anni ha avvelenato la sua vita. Si è ricordato che anche lui da ragazzo aveva talento per la scrittura e la recitazione,ma non erano cose da uomini e gente seria. No,quindi a malincuore era finito a fare l’impiegato. Olindo però aveva parole ,in gioventù, e sogni in cinemascope che non trovano spazio in questa piccola,rancorosa,città di viventi morti
Ha venduto casa e con sua moglie si è stabilito a Mandello,un bel paese in provincia di Lecco. Prima hanno anche viaggiato un po’ Venezia,e basta. Perché non andare a Firenze?
“ Non senti il cellulare?”La voce della moglie lo sveglia dal suo letargo pomeridiano,mentre in tv urlano quelli di Uomini e Donne.
“Pronto?”Chiede Olindo, con la voce impastata di sonno
“Ciao papà, sono io! Ascolta ,sono breve che non voglio disturbarti” Comincia Daniele. “Ma non mi disturbi,non l’hai mai fatto! Parlami! Parliamo per tutto il giorno!”Pensa il vecchio
“Per tutto il giorno?E neanche te mi disturbi , papà! “Dice Daniele con voce tremolante per l’emozione.
“Ho parlato? Ero convinto che stavo solo pensando..Ecco da dove cominciamo?”L’uomo sente che sta per piangere,il cuore pompa sangue e felicità Per la prima volta: felicità.
“Non lo so..Comincia tu!”
Per un po’ stanno in silenzio. Dove sono le parole? Chi le ha nascoste? Poi …..

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: