La giornata

4 Dic

“Hanno rubato i fiori dalla tomba di Roberto” Borbotta stizzito l’uomo anziano,mentre si leva le scarpe e a fatica indossa le ciabatte .

“Cosa?” La voce della moglie gli giunge dalla cucina, dove – come al solito- è impegnata a cucinare piatti troppo complicati e pesanti per due pensionati . “ Due pensionati che si avviano tristemente al capolinea” Pensa l’uomo.

D’altro canto qualora non fosse in cucina sarebbe a scrivere quella dannata lettera. Da quanto tempo la sta scrivendo? Subito dopo la morte di Roberto.  E non ha ancora smesso!  Lei gli diceva: “voglio scrivere alla madre di quel ragazzo. Voglio parlarle e dividere il nostro dolore”

Dividere il nostro dolore? Ah, quindi loro figlio, ( il loro unico figlio avuto in tarda età ), sarebbe sulla stessa barca con quel criminale?La questione della lettera aveva spezzato definitivamente il loro rapporto. Stavano insieme,ma erano persi , naufraghi su isole troppo lontane tra di loro. In mezzo l’oceano di rabbia, dolore, tristezza, pianti, disperazione.

“Ho detto: “Hanno rubato quei cazzo di fiori! Quei cristo di una madonna di fiori dalla tomba di Roberto!” Cristo!” Rincara la dose l’uomo

“Non bestemmiare!” Lo rimprovera con un tono di voce stanco la donna. Si è affacciata sulla porta della cucina Il grembiule macchiato di sugo la fa sembrare una feroce serial killer,cosa ironica visto la sua predisposizione al perdono.

“Non bestemmiare?” Ripete l’uomo in tono di sfida. Non rimane che litigare. Oramai i loro rapporti vanno avanti solo su questa linea. Ogni scusa è buona  per una scenata, per un litigio e poi lo sa: lui scoppierà in pianti.

Ci voleva la tua morte Roberto, ci voleva quella per farmi piangere.

“Sai che mi dà fastidio. Non capisco che bisogno ci sia….”

“Porcodio! Ti va bene così? Stai male così? Eh! Ti dico: “Hanno rubato i fiori dalla tomba di nostro figlio!” Nostro figlio, cazzo! E tu ? Sei preoccupata per la bestemmia! Il tuo dio del cazzo mi ha tolto il figlio. Il tuo….( sente che gli manca il fiato e si ferma due secondi. La donna è ritornata ai fornelli. Ormai fa sempre così: lui va avanti a sacramentare,poi si calma. ), nostro figlio- nostro- ce l’ha portato via. E ora un…Non so nemmeno come definirlo porta via i fiori dalla sua tomba.  Per fare cosa? Dove li mette? Ho fatto il giro del cimitero. Niente. Eppure deve essere quello…  Sai, quel terrone vicino alla nostra tomba.” Orlando ha bisogno di trovare un nemico,da sempre. Non va avanti se non dovesse aver qualcuno da maledire,sarebbe un uomo finito. Il problema è che sbaglia sempre l’obiettivo. Si fida di tre o quattro pregiudizi e così vive.  A essere sinceri quando aveva conosciuto  Sara era cambiato. L’amore ci migliora. Non ci sono storie, niente balle signori! Lei , come spesso fanno le donne, lo aveva migliorato. La nascita del figlio sembrava il culmine di tanta felicità. Fino a quando non l’avevano ammazzato. Aveva 18 anni.

“Ma se hai detto che non hai trovato i fiori su nessuna tomba, perché devi dar la colpa al signor Esposito? Povero ha perso la moglie e la sorella in quel incidente.” Lo rimprovera la moglie. A lui non infastidisce il rimprovero,ma il tono di voce di lei: neutro,distante,come se parlasse con un bimbo idiota o una persona sconosciuta.

“Chi è stato? Dicono che vi sia una banda di zingari…”

“No, ci mancano solo gli zingari ora!”La donna lo osserva dalla cucina mentre sistema i piatti . Lui è fermo immobile nella semioscurità del corridoio.

“Bè,ma allora chi se li prende quei fiori? Sono i miei fiori, Sono per mio figlio. Perché non mi lasciano mettere i fiori per mio figlio?” L’uomo sente che sta arrivando il pianto. Lui  piange sempre. Sua moglie mai. Non aveva pianto quando l’avevano informata della morte di Roberto, non aveva pianto al funerale, né dopo.  Lei voleva scrivere quella lettera. Voleva conoscere quel ragazzo.

Lui voleva solo ucciderlo. Per anni la vendetta era stato il centro del suo pensiero. Solo quella. Talora sua moglie gli parlava,ma lui non ascoltava: stava torturando quel farabutto. Un padre, un uomo vero farebbe così. Lo voleva uccidere lentamente, che gridasse, che urlasse, che piangesse. A pezzi. Uno a settimana.

Non aveva fatto nulla. Era  rimasto a guardare la giustizia in azione. Era rimasto con pochi anni di galera, un carcere minorile e poi …

“Vieni a tavola, è pronto” Dice la donna.

Così pranzano evitando accuratamente di guardarsi. No, non è vero quello che vi scrivo. Perché, ora che noto bene, la donna lancia delle occhiate veloci al suo marito. Occhi supplicanti, dolci, desiderosi di dialogo. Cosa impedisce che questo avvenga? Nulla, e tutto.

Lui non parla altro che di vendetta prima. Poi ha smesso. La sua giornata è organizzata sempre alla stessa maniera: 1) mattina al cimitero, 2) la panchina ai vecchi giardini,3) tentativo di parlare con il giudice per riaprire il processo, 4) cena. In rabbioso silenzio, 5) andare a letto il prima possibile.

Lei rimane sola in soggiorno. Scrive quella lettera e poi la butta. Troppe cose da dire, nessuna voce per esplicarle.

“Andrò a prenderli di nuovo. La terza volta,cazzo.” Si lamenta, parlando con la bocca piena, l’uomo.

“Certo amore” Dice lei distrattamente.  Pensa che vorrebbe parlare di altro, vorrebbe tornare a quei tempi quando per ore e ore e ore parlavano di tutto.  Ma come fai ? Il tempo non torna.

“Almeno i fiori. Non sono stato un buon padre per lui. Non sono stato nemmeno capace di vendicarlo!” Il pungo che tira sul tavolo fa sussultare la bottiglia di vino e i bicchieri.

“Ancora! Ma cosa avresti risolto? Cosa avresti ottenuto?Il carcere e niente altro. La vendetta è una cosa stupida! Stupida ! La vuoi…”

“Ah, certo! Perdoniamo! Ma si: hai ucciso mio figlio? Bene! Ti perdono! Sicuramente meriti di vivere e di rimediare a quanto fatto! Che povero! Ma che povero ragazzo! Non è colpa tua. Ti annoiavi,no? E allora perché non tirare un pugno in faccia al primo che vedi passare sulla tua strada? Perché non farlo?”

“Non stavo…” La donna cerca di far valere il suo pensiero,ma l’uomo è furioso. Non vuole che lei finisca il discorso,

“Ma no! Niente vendetta! Scriviamo una cazzo di lettera alla madre,porcodio! Facciamolo! Io quello stronzo lo voglio vedere morto. E anche male! Sai perché? Lo vuoi sapere?”

“Mangiamo,ora…”

“Mangiamo! Ora cosa? Io lo voglio vedere morto perché io amo Roberto. Io ho pianto la sua morte. Io. Tu l’hai fatto? Non mi pare.” Dice l’uomo alzandosi dalla sedia e andando in corridoio

La donna , in silenzio, continua a mangiare. Piangendo silenziosamente e cercando di finire il cibo nel  piatto.

 

2

Il giardino del quartiere cerca di mantenere una certa dignità. Forse rammenta i tempi andati,quando quel quartiere era popolato da indiani metropolitani, artisti,operai felici di vivere la rivoluzione, militanti di gruppi extraparlamentari. Poi sono arrivati i drogati, poi i clandestini, poi nessuno. Tranne quel vecchio.

Orlando sta per ore seduto sulla panchina. Oltre le siepi vede il poco traffico cittadino.  Talmente poco che possiamo ben dire che non ci sia assolutamente.  Chissà dove sono finiti tutti.

I pensieri viaggiano autonomamente nella sua  testa. Non sono pensati da lui, ma arrivano e lui ci si perde dentro.

Un rumore lo  distoglie dai suoi fiori , cosa è stato? Un cane. Un pincher, così si chiamano no?  Si muove insicuro, smarrito, correndo da una panchina all’altra, guaendo ,emettendo una sorta di pianto che spezza il cuore a chi lo dovesse sentire.

Il cane si ferma davanti a lui.

“Ti hanno abbandonato? Anche a te,vero? Pure a me è successa la stessa cosa. Il primo è stato mio figlio. Si chiamava Roberto. L’ho avuto tardi. Si perché mi sono sposato tardi e … Bè,avevo delle difficoltà ad avere i figli.  Lui è arrivato però.  Sai, avevo sognato di  fargli prendere il mio posto in ditta. Ma lui scriveva. Cosa cazzo scrivesse non l’ho mai capito. Mia moglie è quella che scrive. Io gli dicevo solo di non farsi troppi sogni: un lavoro, una donna, una casa. Come me e tua madre.  Lui aveva queste idee sul mondo. Non so: tipo… Sai? Non ha mai giocato a pallone . Mai. L’ho iscritto a una scuola di calcio,per farlo ..Come si dice? Socializzare. Ma lui non ne voleva sapere. Non che a me interessasse il pallone,ma tutti i ragazzini vogliono farlo, no? Tutti vogliono giocare a palla. No, lui no.

Stava ora in camera sua a sentire la musica e a scrivere.. Amava la storia e scriveva di quella. Delle battaglie e di come gli uomini anche sotto la guerra siano in grado di amare. Cose che gli ha messo in testa sua madre.  E insomma: non lo conoscevo. Mio figlio, io, l’ho conosciuto solo dopo. Quando me l’hanno portato via. A volte temo che nemmeno questo mi abbia mai dato qualcosa di mio figlio. Per te è possibile? Dico avere sto bambino  e poi giovane uomo, e poi uomo e poi morire: senza conoscersi?Non lo so. So solo che gli compro dei bellissimi fiori. E me li rubano. Ecco cosa so.

Tu sei stato abbandonato una volta sola: dai tuoi padroni.  Farabutti. Meglio così, meglio così per voi cani. Credimi.

Dopo sono arrivati i colleghi.  Qualche condoglianza e poi loro continuavano a vivere. Ridevano, sognavano,desideravano,e mi dimenticavano. 40 anni in quella ditta. Mi hanno messo in pensione, una stretta di mano veloce e stop. Non li vedo più. A volte penso anche a loro. Poi mi dico che mi hanno dimenticato e allora cosa cazzo li penso a fare? Dico :  “ 40 anni di vita in comune,quaranta! Sono amici miei!” Forse ho sopravvalutato l’amicizia.

Infine : mia moglie.  Non ha mai pianto sai? Mai. E scrive quella cazzo di lettera. Non vuole farsi consumare dall’odio, mi disse una volta. Proprio così. Usò proprio queste parole.

Fatto sta che mentre io andavo a controllare dove stava di casa quel figlio di puttana, lei passava il tempo in  chiesa a fare opere di bene per gli altri. Capisci per gli altri,non per me o per suo figlio. Poteva darmi una mano. Li avrei uccisi io e lei mi avrebbe aiutato a sbarazzarmi dei corpi. No! Opere di bene, siamo tutti umani, perdoniamo.

Dici che fa bene? E che cazzo ne sai? Sei un cane. Sei solo come me. Sai una cosa , amico? Ti auguro di venire investito al più presto. Te lo auguro davvero. Meglio, ascoltami è meglio così”

Il cane si allontana in preda al terrore e alla speranza di trovare i suoi padroni. L’uomo aspetta che arrivi l’ora della sua gita al palazzo di giustizia. Vuole rivedere ancora la faccia dell’avvocato della difesa,del giudice, di tutta  quella gente incapace di sistemare una volta per tutte i cattivi.

E i fiori? Chi cazzo gli ruba i suoi fiori?

 

3

La città da molto tempo è deserta. Ci sono macchine parcheggiate, saracinesche di negozi alzate,ma nessuno in giro.  Da molto tempo, da quando è morto Roberto,come se anche lei fosse rinchiusa in un lutto senza fine.

L’uomo attraversa queste strade , un tempo piene di chiasso e vita, diretto al grande palazzo di giustizia. Salendo i gradini sente il ginocchio sinistro scricchiolare sinistramente. La vecchiaia e troppi gradini saliti  e scesi, Per troppo tempo.

E’ vasto l’interno del palazzo. Vasto e bianco, immacolato.  Troppo bianco. Accecante, Infatti lui non vede nulla e corre a destra e a mancina nella speranza , sempre negata, di trovare qualcuno.

Vede delle ombre,sente i brusii ,ma lui si perde. Corre di qui, si trascina di là. Loro ci sono: avvocati,giudici, ci sono eccome! Ma non lo vedono e  lui non vede loro.

Vorrebbe parlare di Roberto, dei fiori, di sua moglie e anche di quel cane, quel cane trovato ai giardinetti. Perché non condannate l’infelicità? Perché non gli date l’ergastolo? Urla l’uomo,ma il suo urlo , diventando eco, si disperde all’interno del palazzo di giustizia

 

4)

 

Torna stanco. Vorrebbe dire alla moglie del cane. Cosa dovrebbe dirle? Nulla. Lei è in cucina  e parla al telefono.  Si, è disponibile per la cena in favore dei rifugiati politici. Certo, non mancherà. Come può mancare, lei?

La cena è pronta. Lei , quanto pare, ha già mangiato. Lui cenerà da solo. Una novità! Finalmente! Vorrebbe quasi  saltare ,cantare,prendere sua moglie e ballare. Lo facevano spesso. Prima.

Invece si siede e in  silenzio mangia. Poi la vede. La lettera. Imbustata.

“La spedirò domani. Io non ho mai creduto nella tua vendetta e non sono rimasta legata all’odio. Non mi sono lasciata consumare. Voglio parlare, voglio solo capire. Ecco, perché hai smesso di capire?” Negli occhi di Anna si legge ancora un briciolo di amore per lui. Orlando vorrebbe piangere,dirle che tornerà come prima. Ma le parole e le lacrime gli muoiono in qualche posto , nascosto e buio, in quella che una volta era la sua meravigliosa anima

5)

Roberto sorride. Stanno camminando al lago di Segrino. Suo figlio ama fare il giro del lago,accarezzare i cani che gli corrono incontro, ( attento! Urla Orlando, “ Non ti fanno niente papà” Risponde ridendo lui. Ha fiducia, come sua madre, nelle persone e negli animali. Orlando vorrebbe dirgli che si sbaglia,che lo uccideranno,ma vuole che nel sogno tutto funzioni),  stanno insieme . Stanno bene.

“Io sto bene qui . Non devi vendicarmi, papà! Non serve a niente. Dai, io sto bene qui. In questo lago, con te e la mamma. Non voglio altro” Roberto sorride. Il sorriso perfetto e luminoso di sua madre. Lo riconoscerebbe anche al buio.

Nel sogno Orlando piange. Un pianto lungo e disperato

“Perdonami, perdonami , Roberto!”Ripete l’uomo

“Ti perdono papà . Non ti preoccupare” Dice il figlio abbracciandolo.

Il calore del corpo del figlio  scalda i sussulti del suo corpo , dovuti al pianto

“Scusami! Scusami!” Ripete,mentre il figlio gli accarezza dolcemente la testa

Vorrebbe fermare il tempo . Vorrebbe stare per sempre tra le braccia del figlio, e accarezzarlo e dirgli fai come vuoi. Ama, scrivi,fai quello che vuoi….

Vorrebbe,ma il sogno finisce e un’altra giornata comincia

Chi cazzo ha rubato quei maledetti fiori?

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