#staisereno

7 Giu

Se dipendesse da me dormirei tutto il giorno. Di tanto in tanto (giusto per provare una piccola novità) piangerei a dirotto.

Solo che non so piangere. Non me l’hanno insegnato. Emetto più che altro dei suoni smorzati, quasi un.. Hai presente, te, “Mutley fai qualcosa?”, si chiamava così quel cane? Ecco, appunto! Una sforzo della madonna, per piangere due lacrime, e la gente è convinta che tu stia ridendo.

Dormire, non ne parliamo proprio! È il mio pensiero fisso. Ogni secondo della giornata lo spendo pensando a chissà che bella dormita mi farò! Niente. Ogni tanto, però, mi prende la paralisi notturna. Anche alle 10,30 del mattino.

Il problema è che come depresso sono poco credibile. In generale sono poco credibile e stimabile come essere umano, ma è sopratutto nella mia interpretazione del depresso, che pecco di mancanza di credibilità.

Che poi cosa sarebbe sta depressione? Una scusa per lazzaroni, per chi campa scuse, per chi non vuol fare un cazzo. il depresso è uno che, niente oh! Sto dio proprio non lo vuole ascoltare! Dio riempie le giornate di cose belle, bellissime! E lui, il depresso, si ostina a star male.

Si diverte così. E a quanto pare si diverte davvero un mucchio. Ogni tanto, per star male in compagnia, vado a leggere le cose su quel manicomio magnifico che è Facebook. Oh, ho scoperto che andiamo forte tra le bimbominkia e i radical chic del “sto male, ma con una certa figaggine”. Sai, che a volte penso di esser fortunato? Faccio tendenza.

No, ma il mio problema ( e tu lo sai benissimo) è la costanza. Vado dalla psicologa euforico, perché lì parlo. Mi esprimo. Talora penso di essere in una puntata di Crazy Ex Girlfriend. Ho voglia di cantare. Questi momenti di euforia mi capitano sempre quando vado in terapia.

Torno a casa e mi dico: “Cazzo hai da divertirti così tanto?” La domanda è talmente ficcante che mi blocco. Posso star fermo anche per quindici minuti o più. Non ho niente in testa, nulla che turbi il cuore, l’anima.. Me l’ha restituita ieri il diavolo.

Dice che non sa cosa farsene di un’anima così inutile. Bon.

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No, ma prima dicevo una cosa.. Ah,  che veniamo tacciati di esser gente che non ha voglia di far un cazzo, che fa la vittima e che non abbiamo rispetto nemmeno dei tanti tentativi di dio, povero piccolo dio, di darci la gioia nello spirito. Boh, sarà vero. In ogni caso, tu dovresti darmene atto, in un momento in cui tutti litigano, noi depressi o che soffriamo il mal di vivere, ecco.. Come dire? Mettiamo d’accordo laici del cazzo e life coach del Vaticano. Non mi sembra una cosa da disprezzare più di tanto.

Certo, la signora sul bus diceva: ” Mi piacciono le persone reattive. Che reagiscono di fronte ai problemi della vita! Odio chi si piange addosso!”

A parte che se mi piango addosso, mica ti annego nelle mie lacrime! Infine, forse che non ci piaccia essere come voi? No, non proprio come voi. Però, va te lo spiego in modo semplice: se potessimo reagire e trovare la soluzione, non avremmo i problemi che abbiamo. Ma lei signora è peggio di San Tommaso! Facciamo così, parli con il tizio che ha mandato in Parlamento, gli dica: ” Chi sta male, vuoi per depressione o che non sa spiegare cosa lo rattrista tanto, facciamo in modo che gli venga amputata una mano! Così, cazzo, vediamo benissimo che sta male!”.

Tu daresti ragione alla signora. Dai, lo so. Hai la convinzione che facendo tanto, lavorando tanto, poi ti danno, ma che so.. Una tua statua tempestata di diamanti e rubini in centro. Magari pure fai sogni di questo tipo. Sai sono ereditari. Mediocri non ci si inventa, occorre che qualcuno ci abbia educato ad esserlo. Bravi, rigidi, perbene, con la risposta giusta e mai, cazzo mai, un momento di stanchezza! Altrimenti non capisco tutti questi testimoni di Geova che frequenti con tanto entusiasmo. No, no, lo so che non sei una testimone di Geova, cazzo va bene tutto, ma un limite dovremmo darcelo! No, dicevo:”Il vero problema non è la religione cattolica. Quella sono decenni che la deridiamo, a cazzo di cane e a cuor leggero, ma è cosa fica e non impegna troppo, prendersela colla religione. Tu sei peggio perché la tua religione è laica. Perché il tuo credo scomoda la psicologia, e i tuoi preti non hanno nulla di mistico, misterioso. No, al contrario tutto è limpido e spiegato. La dottrina del self made man, di quelli che “basta crederci, impegnarsi, aver fiducia in sé stessi”. Basta quello e tutto è sistemato. Se fosse così facile saremmo tutti felici. Se davvero dipendesse da noi.. E nemmeno ti accorgi che crei degli infelici. Della peggiore specie: quelli che credono nella felicità. Che sia una cosa. Pratica, concreta, fatta a misura per te. Non funziona, e tu lo sai. Però preferite dire: ” Colpa tua! non ti sei impegnato abbastanza”. Così eccoci a soffrire, penare! E a chi possiamo appellarci? Dio? Ma va là! Gli amici? Mica possono vedermi distrutto! Quello che per un po’ ci scopiamo, confondendo tutto questo con l’amore? No. Ci scopriamo ancora più soli di prima.  Più soli. Di prima.”

Sì, si.. Guarda non mi stupisce! No, davvero aspettavo che mi rispondessi così: ” Sono tutte scuse.” Certo. Dobbiamo scusarci solo per il fatto di essere vivi. E giustificare la nostra mancanza di grinta, entusiasmo, quelle cose che si trovano a pagina 100 del tuo ultimo manuale per essere felici.

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Io , te lo voglio proprio dire, ho capito una cosa. Mica tante, giusta una: il fallimento è una cosa naturale. Come mangiare, defecare, dormire. Io so di essere un fallito, un perdente, uno che vale meno di una banconota falsa del Monopoli. A volte, pensa te, lo comprendo talmente bene, che manco ci soffro più di tanto.

Il voto del figliolo del vicino di casa, la fidanzata di quel coglione della 3c, il lavoro prestigioso, la laurea e master di sto cazzo in America. E un matrimonio felice, cioè con delle sane corne concordate: tu i giorni pari e io i dispari. Tanto poi, ma si dai! Divorziamo, ahahahah! Le risate.

Ah, la casa! Cristo santo, la casa! Di quelle che quando la gente ci entra, taaac! Infarto. Di botto, proprio così, alla brutta! Non so nemmeno se si dice ” alla brutta”, boh! Comunque te passi la vita a dover dimostrare agli altri che vali. Dici cose intelligenti, scrivi post irriverenti e ironici su Facebook, tanti Like, tantissimi Like. Un oceano di like.

Non si parla di certe cose a casa tua. Se no è scandalo, come non ci si abbraccia o si dice ti amo a casa mia. Non diamo dispiaceri, ma quelli futili da bravi borghesi, a nessuno.

Nei nostri discorsi la felicità mediocre che piace tanto alla brava gente. Un viaggio in un posto “che è veramente troppo bello”,  felicitazioni per un altro coglione arrivato al mondo (ma io sono ottimista, magari questo da grande metterà bombe nelle case dei capitalisti e degli intellettuali democratici, sai mai) e sorridiamo, ridiamo.  

Tutto bene! Tutto una meraviglia!

Io sono 45 anni che cerco di piangere. Non l’ho fatto quando mi hanno molestato, abbandonato, quando vedevo gli altri bimbi (davanti ai cancelli della scuola) che piangevano.Non ho mai pianto perché i bimbi non piangono. Si dice così. Ne ho ingoiate di lacrime. E di rabbia. Tu dici ” ogni uomo è importante”. Per me no.

Dove sta l’importanza di uno che mi ha fatto male?  Me lo spieghi.  E poi quando ne parli sembra che non sia nemmeno vero. Non lo ricordi.  Ci sono immagini, ci sono sensazioni, ma niente di vero e preciso.

Tu lo sai, non dico mai la verità. Mai. Ho cominciato da bambino a inventarmi cose. Tipo che sono cresciuto con una famiglia di artisti del circo, che scrivo i libri per Volo, insomma ne ho dette.

Tu però dici che basta un po’ di concretezza, tanta gioia per un lavoro di merda,  e basta crederci che tutto si sistema. Non lo so.

So che ero un bravo studente, avrei potuto costruirmi chissà che vita. Non l’ho fatto. Te ti sei laureata, sei una stimata libera professionista. Hai risposte alle tue domande, un dio in cielo, uno stipendio in terra.

Io che volevo fare? Dicono che aspiravo a diventar un medico. Sì, le malattie mi hanno sempre interessato. Mi piacciono i malati. Sai anche questo. Tutti i film che vedo hanno a che fare con la morte o la malattia.

Te sei per la vita. Tu ci credi. Nelle pozioni magiche, nelle cose che faticando e lavorando duro ti sei permessa. E che io sto cancellando dalla tua vita.

“Vivere è come un comandamento”, ti cito uno dei tuoi preferiti. Ah, no! Tu non hai preferiti in fatto di musica. Eppure sei intonata ed amo quando mi canti le canzoni. Io suonavo la chitarra. Ecco, cazzo! Da ragazzo volevo fare il chitarrista in una band rock. Ho lasciato stare perché costava troppo il corso. O per paura.

Si, perché non sono un uomo di 45 anni, ma un bimbo che ha paura. Sono ancora in quella fase.

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Sì, un bimbo che perde tempo. Ho la lista di cose da fare, me l’hai data tu. Io vorrei sapere cosa cambia nella mia vita, quanto dolore mi toglie dalle mie ossa e dal mio cuore, se dovessi fare tutte queste cose. Cosa, davvero, potrebbe cambiare? Oltretutto mi è tornato quel dolore alla spalla destra. Si, devo andare dal dottore. Devo consegnare il curriculum all’agenzia interinale. Ero un bravo lavoratore come te. Un buon impiegato. Faccio di tutto per scordarmelo, dovresti farlo anche tu.

Prima di licenziarmi, dopo sette anni di lavoro, quanto tempo passavamo insieme? L’ora di cena e quando andavamo a letto.  Ci addormentavamo a tavola, talmente il lavoro ci svuotava di ogni energia. Tu dici che il mondo va veloce, dobbiamo esserlo anche noi, se no sei un cretino o un perdente. Due delle cose che più apprezzo di me.

Ho corso, te non lo sai. Prima di questa azienda col mio inutile diploma sono andato a lavorare in tanti posti. Magari che ne so, ho lavorato col figlio del mio molestatore. O forse l’ho pure visto. Io di notte sogno di incontrarlo, te ne ho mai parlato? Ho un vago ricordo del suo volto. Bè, vorrei incontrarlo: lui, la moglie- una brava donna dedita al marito e ai figli- e i figli. Vorrei incontrarli e ammazzarli. Vorrei piangere lacrime di sangue, vorrei rivedermi da piccolo e darmi tante di quelle sberle. Vorrei questo.

Sai che me frega del lavoro. Sai che me frega di far bella figura in società.

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Perlomeno non puoi accusarmi di bere. Sono sempre stato astemio. Una delle due cose che non riesci a capire di me. L’altra? Come faccio a dire che la pasta in bianco è il mio piatto preferito. Lo è perché è giusto che la pasta sia bianca e non sporcata dalla poltiglia di carne o dal disgustoso pomodoro ( ogni volta che mangiamo da mia sorella mi par che abbia appena sgozzato qualcuno. Forse è vero. La conosco così poco è andata via quando mamma è morta, lasciando me e mio padre da soli).

La morte? Ti stavo parlando della morte? Sì, credo che voi “sani” abbiate il piccolo difetto di negarla. Come se siete nati e basta. Il finale è rimandato in eterno. Invece moriamo. Tutti,

Peggio di quelli che credono fermamente nella vita, come te, ci sono quelli della Bella Morte. In tempi che ti tengono al sicuro da scoprire quanto faccia schifo la bella morte, da te tanto desiderata.  Posso anche capirli eh? Si sentono eroi del popolo ma sono senza un popolo alle spalle. Ti parlano di comunismo, ma hanno visto troppi pessimi film americani.

Mia madre era una donna pratica, forte, sicura. Senza paura. La malattia l’ha trasformata in una rompiccoglioni sempre tesa e spaventata. Non c’è stata nessuna bella morte. C’è stato sangue, intestini che evacuano nei momenti più imbarazzanti, rancore verso i vivi. Eppure era dinamica e moderna, come le persone che piacciono tanto a te. Questo non te lo dice il tuo caro life coach? Non ve lo spiega il giovedì sera?

Io non accetto la morte. Mi fa schifo morire. eppure non chiedo altro. No, ma questa idea di scomparire nel nulla, a me fa proprio orrore. Non tanto per me, ma per chi passa la vita a vantarsi di essere un uomo serio, uno che si occupa della sua famiglia, che fa soldi e cazzo se lavora! Uno di quelli, insomma. Come posso aiutarlo a fargli comprendere che non rimarrà nulla di lui. Nulla.

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Tu ricordi Giovanni Rossi? Vissuto tra il 1820 e il 1880? O di un plebeo della Roma Antica? No. Eppure sono nati, hanno vissuto, fatto cose e visto gente. Che sappiamo di loro? Nulla. Della mia rabbia per quello che sono, subito, perso, sbagliato, chi si farà carico? Che peso avrà nella storia? Non mia, nemmeno nostra. Dico proprio che lascio alla società? Agli altri? Un cazzo. E trattandosi del mio: moscio, morto, senza voglia di alzare la testa.

Io fin da bambino ho solo una certezza: morirò. Mi sembrava una cosa buona.  Ora non sono nemmeno più sicuro di questo. Non più.

Tu sei una cosa strana, una cosa che non riesco a comprendere. Come hai fatto a darmi l’illusione che possiamo esser padroni della nostra vita? Come se ci fossero delle vere scelte. Io, per esempio, ho scelto di dormire. O di piangere tutto il giorno. Mi impegno eppure non ci riesco. Vorrei abbandonarmi definitivamente al dolore. Vorrei che mi riempisse la pancia, gli occhi, la bocca, le orecchie, la casa, il cesso, la vie di questa città così pretenziosa e odiosa, vorrei perdermi dentro di esso.. Vorrei urlare bestemmie allegre e fantasiose, persino democratiche! Una dozzina al vecchio dio e le altre alle nuove divinità.

Ma non faccio nulla. Non ho la forza.

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Lo so, sono egoista. Ti rubo la scena. Tu hai rinunciato a tantissime cose, hai sofferto per molto tempo come me, ora ti godi la vita. E quando le cose vanno male, vorresti aver un momento tuo per dir al mondo quanto stai male.

Io non ti offro questo spazio. Perché devo prendermi sulle spalle mie tutto il male del mondo. Sai, è il mio senso di colpa. Oh, dovresti veder che bel senso di colpa ho! Ti soffoco piano piano col mio senso di colpa.

Le persone che stanno male non sono facili da gestire. Abbiamo fame di attenzioni, di carezze, di ” oh, poverino!”.  E tu? Paziente lasci che io metta in scena la mia eterna, ridicola, pagliacciata. Mia sorella ti fa i sempre i complimenti: ” Come fai a sopportarlo”, ti chiede, “Non lo so”, rispondi.

Già. come fai a sopportarmi?

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Sono stanco. Tutto qui. Questa cosa chiamata vita mi fa ubriacare di gioia e rivoluzione e poi mi abbandona in un vicolo buio. Devi solo aver la fortuna di trovarmi nel momento giusto, nel giorno giusto. Tutto qui. E non lasciarti portare via la scena da me. Pretendi di stare male, di non aver risposte, prendimi a schiaffi se vuoi. Noterai che anche in quel momento, così tuo e intimo, non sei tu la protagonista. Nemmeno la tua tristezza ti appartiene, perché ormai è legata alla mia.

Si tengono mano nella mano, camminano su gambe incerte lunga questa strada che ci vede unici viaggiatori.

Magari se tu davvero potessi capire la mia noia  e la mia rabbia, e io fossi in grado di comprendere il tuo entusiasmo e le tue paure così concrete e reali, potremmo dire che stiamo facendo un buon lavoro.

Lo stiamo facendo? Sei tu quella che ha la famiglia unita da sempre. Mia sorella fa collezione di amori sbagliati, mio padre si è risposato, ma è tornato a vivere da solo. Non ce la fa a sopportare un’altra moglie. Una, per una volta, va bene.  Poi diventa masochismo.

Comunque, come vedi, non avevo nulla da dirti di importante o interessante. Sono i pensieri inutili di uno che non ha ancora imparato a vivere. Forse non ci riuscirò mai. Tu fammi solo un piacere. Uno solo. Promettimi che non ti farai rovinare la vita da me. Solo questo ti chiedo.

Quando sarà troppo dura, lasciami. Mia sorella sarà contenta di ospitarmi. No, per nulla, ma da sola non ci sa stare. Piuttosto un delinquente, ma un uomo in casa deve averlo.

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Ora che ti ho detto queste cose, sai una cosa? Non sto meglio, Però mi sembra di non stare nemmeno peggio. E quando ti trovi in quella mediocrità positiva, in quel non essere nulla ma un nulla dolce e sostenibile.

Sai come sto? #stosereno.

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Predatori

26 Feb

L’uomo è la fuori. Aldo riesce a indovinarne la figura, nascosta dietro agli alberi. La voce irrazionale, che ha preso a parlargli nella testa, dice che è spacciato anche lui.  “ Puoi vedere da te, no? Claudio era un metronotte e faceva da personal trainer. Quindi un uomo forte. Gli è servito qualcosa?No.  Perché dovresti sopravvivere te?A mio avviso, poi fai come ti pare, faresti prima ad ammazzarti. Quello non va tanto per il sottile. Toh, guarda un po’ come ha ridotto il tuo amico. Cazzo, c’è tanto di quel sangue da organizzare una sbronza collettiva di vampiri!”

“Stai zitta..”Il ragazzo mormora trattenendo rabbia e paura, contro la voce che da troppo tempo lo giudica e critica.

“Ha nevicato e siete isolati. Che cliché, nemmeno un briciolo di fantasia Ora: la casa è circondata dai boschi. L’avete presa proprio perché così potevate isolarvi. Bella idea! Bellissima!  E abbassati, idiota! Non stare alla finestra ad osservare che fa quel figlio di puttana. Fa il suo mestiere: aspetta. Intanto la paura ti paralizza, e quando non riuscirai più a resistere, sai che succede? Lui entra e ti ammazza nei peggiori dei modi. Credo che sia una fine naturale, no?Sei sempre stato debole, come potresti salvarti?”

Aldo fa in tempo a scostarsi dalla finestra, che un fascio di luce illumina la stanza. L’uomo là fuori cerca di controllare i suoi movimenti.

Il ragazzo si accascia a terra. Un violento singhiozzo gli fa sobbalzare le spalle. Aldo si sente avvolgere da dolore, paura, rassegnazione. Una sensazione fisica, di calore, pensa che dovrebbe andar al cesso. Morire assassinato mentre caca sul water

“Nemmeno in un film della Troma. Comunque va bene così. Ti stai abituando alla morteNon fai l’eroe, come quasi tutti, non tenti di reagire e non hai un piano astuto. Non li hai mai avuti Ti dirò di più qui hai..Vediamo? Sul mobiletto alla tua sinistrai’è il porta biro. Volendo..  C’è anche quella cosa a forma di cuore dove metti le pile. anche quello.. Ah, c’è il camino, ma l’attizzatoio e tutte le armi come si devono ce le ha il tizio fuori. Guarda, non amo dare le brutte notizie: ma tu sei il classico che muore male. D’altronde sei in un film dell’orrore e sai che finisce sempre male per la gente come te. Oh, speriamo che usi il tesser perché..”

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“..non sono forte se no vedi che ti faccio, stronzo! Tutti i giorni a rompermi le palle.Tutti, e io? Frigno. Gli dico: “ lasciami stare” E lui continua. Ovvio, no? Che deve fare? Quel grandissimo stronzo di Salvatore. Ti dovrei spezzare le mani e poi gettarti nella vasca da bagno, e poi con calma..Perchè me lo voglio godere, sai che faccio? Prendo la radio, la collego alla prolunga, e per tre volte fingo di gettarla nella vasca, poi..”

“Aldo? Oh, mi ascolti? Che fai? A chi stai tirando i pugni? Riprenditi. Lo so che ti è successo. Di nuovo Salvatore, vero? Domani ci parlo io. Non ti farà più male”Claudio lo abbraccia forte e gli accarezza i capelli

Aldo è contento di aver un amico così premuroso nei suoi confronti. Non un amico, ma un fratello maggiore, uno che ha promesso – al padre morente di Aldo- di occuparsi del figlio. Claudio è cresciuto in quella casa. Fin da quando, la madre di Aldo, lasciava la porta aperta, affinché il ragazzino potesse scappare dalle violenze del padre.

Aldo e Claudio erano cresciuti insieme, sarebbero morti insieme.

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“Oh, ma che fai? Il tempo dei ricordi? Ok, vaaa bene! Salvatore era una carogna e ti ha fatto tanto male. Solo che tu, invece di reagire, piangevi, scappavi e lui ti riacciuffava e giù manate. Lui e i suoi amici.Per fortuna che Claudio gli ha spezzato le gambe.Ora lo stronzo sta su una sedia a rotelle, lo sai? Si che lo sai L’hai pure visto. Rancoroso e squallido come sempre. Però non può più lottare come un tempo. Aldo, Aldo, la tua rabbia. Io la conosco, sai quale è? Quella dei conigli. Avresti voluto far male a Salvatore, a Piero-che ti prendeva in giro quando lavoravi nella fabbrica del tuo paese- oh, e Giovanni? Te lo ricordi, Giovanni?Quello dei commenti dissacranti su facebook, che ti trovava senza pietà. Ne volevi ammazzare un bel po’. E invece? Finirai tu ammazzato. Senti questi scricchiolii. Sono i suoi passi, fuori. Cammina con calma sulla neve. Non ha fretta. Tu invece..”

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“ Al muro! Prendete quel coglione e portatelo al muro! E ora la mia mitragliatrice. Bene, bene. Oh, Giovanni, avanti Fai una delle tue tanto divertenti battute sui morti! Fammi ridere! A me Faletti piaceva tantissimo, capito coglione? Ma tu dovevi venire a scassarmi le palle, no?Tu suoni? Canti? Sai qualcosa di musica? No, sei come me! Però non puoi far a meno di scrivere: merdaaa! Con quel sorrisetto da testa di cazzo! Crepa stronzo!”

Aldo preme i grilletti della mitragliatrice . I proiettili fanno esploder in mille pezzi la testa di Giovanni

Sullo schermo del mac di Aldo, al post dedicato alla memoria di Giorgio Faletti, c’è un commento, che dice: Merdaaaaaa

Aldo stringe i denti e irrigidisce tutto il corpo. La rabbia gli fa pulsare il cuore a mille nel petto.

Vorrebbe uccidere Giovanni e almeno altri trenta coglioni, ma non lo farà mai. Non è nato per freddare, ma per esser freddato.

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Il ragazzo pensa di barricarsi in qualche camera.Potrebbe spostare qualche mobile, potrebbe.. No, l’uomo là fuori è forte e implacabile. Ha fatto letteralmente a pezzi ogni osso di Claudio, senza fatica. Una porta non lo fermerebbe mai.

“ Siete in tanti, sai? Perché tu sei come i leoni da tastiera. Quelli che dicono: “ Se lo avessi, io  tra le mani!” Popi si cagano addosso e pagano il pizzo, o non denunciano un delinquente alla polizia. Quelli che farebbero affondare i migranti, sai quel tipo di gente. E tu? Che sogni di far il giustiziere, ora che fai? Sei paralizzato dalla paura. Piangi, come sempre. Ti basta un “buh!”Vabbè, ci vuole poco. Mi sa che sta entrando. Ciao, è stato un piacere “

6

Il fragore dei vetri della finestra che si rompono, sembrano quelli di un temporale. O di una bomba.

Aldo si protegge  , istintivamente usando le braccia, la testa dalle schegge.  Lui è entrato. Lo vede bene. Alto, grosso, una faccia da scemo qualsiasi.

L’uomo lo afferra e solleva senza difficoltà e lo getta contro il mobile con il porta matite in legno, a forma di Gufo. Per un secondo la memoria del ragazzo si ricorda quanto piacesse a sua madre. L’aveva portato lei, qualche mese prima di morire, in quella casa

L’uomo si sta avvicinando di nuovo. Aldo sente uno scatto, forse il coltello o un ‘altra arma. Spera solo di resistere al dolore. Spera solo di resistere al dolore. Spera solo di..

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L’urlo spezza il silenzio della notte. Un urlo di dolore e di sorpresa. L’uomo non si aspettava una reazione da parte di quella sua preda.

“Succulenta preda”Mormorava la voce diabolica che lo spingeva ad assassinare e divorare le sue vittime. Gli ha bucato una guancia e colpito la lingua.,con una biro. L’uomo si strappa l’oggetto dalla faccia e , come se nulla fosse, avanza verso quel ragazzo. Gli farà tanto male.

Il colpo al ginocchioni l’aveva calcolato. L’uomo sente che sta perdendo l’equilibrio. Cerca sostegno aggrappandosi a una sedia,  ma cade in ginocchio

Il suo occhio sinistro registra l’oggetto con cui è stato colpito. Un cuore, di plastica? Legno? Ferro? Non lo sa.Vede delle pile sparse per terra. Inspirando si rialza e..

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“ Cazzo! Cazzo1 Cazzo!” Urla Aldo. Non sa nemmeno lui, come sia riuscito a prender il tesser dalle mani di quel folle e ora lo colpisce a cazzo. Dove coglie coglie. Mani, gambe, testa, le palle.  L’uomo però lo colpisce con un calcio e lo fa precipitare a terra malamente.

Ok, ora può an he morire. Almeno ha reagito.

Ha combattuto. Tanto la gente come lui non vincerà mai. Non merita nemmeno una vittoria. Sono nati per fare le vittime.  Anche se pensano da sempre di uccidere, di farla pagare agli altri.

Così mentre sente le mani del suo assassino premergli sul petto, come se volesse strappargli il cuore, Aldo pensa a Salvatore, Piero, Giovanni. Pensa a tutti quei giorni persi a pianificare la vendetta , a gustare la violenza e ritrovarsi sempre a subirla

“Un ometto ridicolo, che ha tentato una ridicola lotta per la sopravvivenza.” Eccola di nuovo, quella fottuta voce! Tutta la vita che la sente. Tutta la vita che lo fa vergognar di sé stesso.

“Vaffanculo!” Urla il ragazzo facendo leva colle dita sugli occhi del suo carnefice. L’uomo urla di dolore e accecato va a sbattere a destra e manca.  Inciampa e si rialza. Brancola nel buio.

L’uomo ha il respiro affannoso. Ma, con grande e amara sorpresa di Aldo, è di nuovo calmo.

“Capita una caccia assai più difficile. Ma tu sei il re delle bestie e lo sbranerai” La voce in testa all’assassino lo rassicura.. Ha le orecchie e l’olfatto. Percepisce sia la vicinanza, che la paura, della sua vittima. Ridendo sotto voce si muove verso il ragazzo.

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“Lo vedi? L’hai ferito e anche gravemente. Non devi temer più nulla. Pensa che sia Salvatore, pensa.”

Aldo ride. Una risata nervosa, isterica e brevissima. L’uomo a tentoni si getta contro di lui. Egli persevera quel suo sorriso trionfante e sprezzante. Lo stesso che Aldo  ha visto mille volte sulla faccia delle persone che lo hanno tormentato.

Il fischio del bollitore distare l’assassino, per un secondo, ma quello che basta per permettere al ragazzo di afferrato e gettare dell’acqua bollente contro il mostro.

“ Brucia, Govanni? Brucia eh!”

Guardalo, ora! Quello tanto sprezzante dietro il video del computer. Non mi “trolli” più, ora ? Un sorriso cattivo, un respiro ampio e profondo, una sensazione di immensa gioia

Di potere

Aldo afferra la prima cosa che trova sul piano di lavoro in cucina

Il tagliere? Boh, forse potrebbe essere utile. Con quello colpisce l’uomo Un po’ in testa, un po’ sul corpo, ma quello glielo strappa via di mano senza difficolta e gli afferra la gola.

In quel preciso momento, il ragazzo, si sente spacciato. Vorrebbe piangere, pregare e implorare pietà

10

L’uomo l’ha sollevato da terra tenendolo per la gola. Aldo scaccia violentemente, terrorizzato dal pensiero di morire. Poi si sente lasciar andar all’improvviso. Cade malamente sul pavimento.

Il ragazzo si accorge di aver colpito in volto il suo aggressore.

Col cuore in gola cerca un’arma. Una qualsiasi. Trova solo tanti oggetti e .. L’uomo l’ha fatto andar a sbattere contro il piano di lavoro della cucina.. Aldo è di pancia e l’uomo preme il suo corpo contro il suo.

Il ragazzo avverte qualcosa di duro contro le sue cosce. L’uomo ha un’erezione..

11

Una bella mattina, per esser autunno. La festa dell’oratorio ha portato in città molte persone.

Aldo corre tra la gente. Ha sei anni, non gli piace la scuola, però quel bellissimo giorno tiene lontani da lui i compiti, i compagni con cui non lega , il bambino è felice.

Il campo di calcio

l’Altalena. “ Che ci fa qui?” Si domanda il bambino. Non si trova nel campo di..

Tutto improvvisamente diventa rosso. Qualcosa di duro l’ha colpito sotto la schiena.

Il bambino urla : “Ahi”

Poi tutto svanisce

12

I frullatore ha la spina nella ciabatta elettrica. Aldo azione la macchina e con forza colpisce una mano mano destra del tizio che sta cercando di violentarlo. Brandelli di carne e ossa volano per tutta la cucina. L’uomo cade per terra tenendosi il moncherino che sprizza sangue a fiotti.

“Ti stavo aspettando da tanto tempo. Da tanto, tanto tempo” Aldo mormora questa frase rivolta alla sua vittima. Guardatelo quel “poraccio”Si era illuso di sopravvivergli, ma  nessuno  scappa dalla giustizia divina di Aldo. Lui è qui per purificare il mondo. Addio Salvatore. Addio Giovanni.

Addio, testa di cazzo che mi stavi sodomizzando. Ti ho trovato, finalmente!

Aldo si sente bene. Respira con calma, è lucido e distaccato. Prende una pentola. Un’arma insolita, vero? Questa è bella grande e pesante. Quanto tempo ci vuole per ammazzare un uomo? Lo scoprirà ora.

“Ah, no! spaccagli la mano! Se no ti afferra! “

Vero, anche se ormai spacciato, costui è stato un vero e proprio fastidio. Continua a combattere, anche adesso. Colla mano sano e le gambe, tira pugni e calci all’aria.

Aldo urlando e ridendo lo colpisce alla testa con la pentola e non finisce fino quando essa si spezza , rompendo sia le sue dita che la testa dell’uomo.

13

I soccorsi sono giunti tre giorni dopo. Il ragazzo si trovava tra la veglia e il sonno. Confuso, ferito, borbotta frasi senza senso. Accanto a lui il cadavere di un uomo ridotto a brandelli, . In soggiorno un altro morto

Aldo si sente afferrare e porre sulla barella . Poi l’autoambulanza parte

“ Ora devi riposarti. Prenditi tutto il tempo che ti serve.Devi riprendere le forze, tornare a vivere di nuovo. Cercati un lavoro, una ragazza. Ti serve tanto tempo e una buona copertura. Ti servono perché ti aiuteranno quando prenderai tutti gli altri”

La voce nella sua testa, dopo averlo rassicurato, gli canta una canzoncina dolce dolce.

Aldo sorride

Nel mirino

8 Feb

L’uomo fuma una sigaretta , osservando la città dalla finestra del suo appartamento.

Le strade sono vuote.  Il vento fa mulinare stancamente nell’aria qualche foglio di giornale o altre cartacce, da lassù non riesce a distinguerli. Sui lati della strada una lunga file di automobili parcheggiate ormai da tanto tempo. Hanno quasi tutte finestrini rotti, ruote mancanti, l’ultima grandinata ha lasciato parecchi segni sulle carrozzerie.

I negozi non sono messi meglio. Le vetrine sfondate, la merce rubata, all’interno solo qualche manichino fatto a pezzi.

Lui ricorda di aver visto dei tipi far sesso con essi. Il pensiero lo diverte e accenna un sorriso.

Il primo caso di contaminazione si verificò proprio in quel modo: un uomo, nel reparto di indumenti intimi femminili, cominciò a strofinare il suo pene contro un manichino.

Il maniaco venne bloccato e trascinato via dagli addetti alla sicurezza. Non fu semplice calmarlo, poiché egli tentava in ogni modo di toccare quegli uomini cercando in modo ostinato e senza controllo di aver un rapporto con essi.

Fu un tal casino che un lavoratore del centro commerciale dovette chiamare la polizia.

I piedipiatti giunsero poco dopo la chiamata per prelevare l’uomo.  La richiesta d’aiuto non venne classificata come particolarmente pericolosa

Per questo, sul posto, arrivarono solo due poliziotti.

Un grosso, grossissimo, stramaledetto, errore.

L’uomo in escandescenza era un tipo normale, anzi si potrebbe ben dire mingherlino. Eppure gli addetti alla sicurezza, uomini che erano il doppio di costui, a stento lo tenevano fermo.

Uno dei poliziotti si avvicinò al maniaco, la sua intenzione era semplicemente dar una mano ai colleghi.

Successe in un secondo: l’uomo rubò la pistola allo sbirro.  Un’impiegata sopravvissuta alla strage, disse alla stampa, di aver sentito i botti degli spari.

Infine  le urla delle colleghe che  tentavano di scappare da quel mostro

2

“Era armato e si aggirava per il centro commerciale sparando. Aveva due pistole. Erano quelle di ordinanza dei due poliziotti ammazzati. La gente gridava, scappava, si spintonavano. Una mamma ha usato sua figlia come scudo. A un certo punto sono arrivati altri poliziotti. Ti dico: un casino! Quello veniva colpito ma non crepava. Diceva sempre la stessa frase. Vuoi sapere quale? Ok, te la dico: “Sono felice” Dio che fottuto maniaco! Poi lo hanno colpito alla testa. Solo allora è morto.”

Queste sono le parole di Titta Pisapia, un pensionato che passava le sue giornate nel centro commerciale.

Proprio con queste parole si apre il primo quaderno dedicato ai casi dei contaminati, scritti dall’uomo.

Egli ha l’abitudine di rileggerli ogni sera. Dopo una lunghissima giornata di lavoro passata a sparar in testa a qui folli. Da anni è un cecchino, l’unico e ultimo rimasto in città.

I giorni scorrono identici uno all’altro: egli si sveglia, fa colazione, prepara il fucile, spara, fuma una sigaretta, cena, legge i suoi “diari”. Non parla con nessuno, non ha amici, non ha una famiglia. Non più. Non ora

3

“Voi non siete di qui, vero? Siete venuti per le vacanze?” Il tassista domanda alla giovane coppia di clienti a bordo del suo taxi.

“No, non siamo di qui. Ci siamo appena trasferiti. Amiamo moltissimo questa città. Ci venivamo spesso come turisti” La donna risponde osservando dal finestrino della macchina tutte quelle persone che camminano sugli ampi marciapiedi comunali.

“Si? Vi piace? Non lo so, forse un tempo. Ora è un tal troiaio. Proprio settimana scorsa due tizie ,sul mio taxi, a un certo punto hanno dato di matto. Si son spogliate e .. Mi scusi signora, non voglio apparire volgare. Non so, forse è una moda. Ogni tanto beccano uno o più maniaci, esibizionisti. Prima non era così.” Il tassista si rende conto che le sue parole hanno creato un’atmosfera pesante e imbarazzata, per spezzare quel silenzio pensa bene di alzare il volume della radio

“Buona mattinaaaaa!!! Signori e signore, dal vostro Mario Scarsi! Non potete sapere oggi quanto io sia felice! Sono felice! Sono felice! Sono felice! Sono felice! Sono…”Un suono acuto e fastidioso rompe i timpani del tassista e dei passeggeri.

“Ma che cazzo! Mi scusi signora per la parolaccia ma che aveva quel tizio?” Il tassista più che chiedere ai passeggeri, vuol comprendere cosa è accaduto allo speaker della radio.

“Un momento di goliardica pazzia?” Il passeggero taglia corto tenendo una mano sulla maniglia della portiera posteriore del taxi. Non vede l’ora di esser nella loro nuova casa. Certo anche quel viaggio in taxi è , a modo suo, sorprendente e rivelatore: quella città è nota per la fantasia dei suoi abitanti, le smargiassate dei suoi criminali, e una bellezza assoluta che toglie il respiro.

L’uomo per ora si è imbattuto nel “fantasista” di turno.

4

La sveglia suona facendo scattare dal letto l’uomo.

Dorme troppo poco. Per risolvere il problema dovrebbe prendere dei sonniferi o qualche goccia di valium, però non se la sente. Quelle bestie la fuori sono scaltre . Potrebbero entrare nel suo condominio e far irruzione in casa sua. Per questo si accontenta di poche ora di riposo.

Un sonno mai tranquillo rovinato da continui incubi.

L’uomo si alza dal letto e si dirige verso la cucina. La testa gli rimbomba e ogni volta che digerisce sente un fortissimo bruciore allo stomaco.

Per colazione si concede una tazza di caffè. Dopo pochi sorsi getta il rimanente nel lavandino della cucina.

“E’ ora di cominciare a lavorare!” Dice ad alta voce.

Egli stiracchiandosi e sbadigliando rumorosamente si avvicina alla sedia davanti alla finestra che dà sulla strada sottostante. Prende i pezzi che formano il suo fucile e li monta con calma fischiettando una vecchia canzone che tanto amava quando le cose andavano bene.

L’uomo, come ultimo atto, appoggia l’arma sul cavalletto e avvicina l’occhio destro al mirino.

Aspetta. A volte ci vogliono ore, qualche volta passa anche un giorno senza che quelle bestie si facciano veder in giro. Egli lo sa prima o poi inquadrerà un viso nel mirino.

5

“Oh, una giornata come quella di oggi mi auguro di non riviverla più! Domenico è in ritardo di tre settimane per la consegna del progetto alla Bianchi S.p.A.  oltretutto telefona gli avvocati della LiberaParola, vorrebbero rivedere alcuni punti del nuovo contratto! Giovanni ovviamente non c’è. E sai chi deve occuparsi di tutto questo?” Cinzia chiede a suo marito, nel frattempo giostra con sicurezza piatti, pentole, sughi.

“Fammi indovinare! A te?” Giovanni risponde sorridendo alla domanda della moglie

“Esatto! Sono stanca. In più questi di sopra sono tre notti che fanno le grandi orge! Evidentemente non hanno i problemi dei comuni mortali”

“D’altra parte sono gli stessi che andavano sul balcone ad urlare al mondo: “Sono felice!”Magari aveva ragione quel taxista, ricordi? Forse c’è in giro un virus.. Non so”

L’uomo prende il piatto di sua moglie e lo pone ad ella, affinché possa riempirlo di pasta al pesto di cavolo nero. Uno dei loro piatti preferiti

“Ah, già! Che tipi! Comunque non so come dirglielo, ma insomma.. Sono contenta per loro, ma io vorrei dormire!” Cinzia borbotta fingendosi scocciata per i vicini, mentre versa la pasta rimasta nel piatto del marito

6

“Accidenti, che ore sono?” Giovanni si è reso conto di aver dormito per quasi tutto il pomeriggio.

Per la rabbia comincia ad urlare e tirarsi pugni alle gambe.

“Stupido! Stupido! Stupido!”L’uomo ripete ossessivamente questo insulto spostandosi nervosamente da una stanza all’altra.

Egli è sicuro che quelle belve scorrazzavano allegre e gioiose per la strada, nel frattempo lui dormiva.

Giovanni inspirando ed espirando rumorosamente torna a sedersi davanti alla finestra

Non è cambiato nulla: il solito silenzio, le macchine abbandonate e i negozi devastati

7

Il bar alle 7,30 è sempre strapieno di persone. Difficile raggiungere la cassa e far lo scontrino per la propria colazione.

Cinzia tenta di farsi largo tra la folla, un po’ scusandosi e un po’ spintonando.

La donna raggiunge finalmente la cassa, sistema la sciarpa che penzola verso il lato sinistro e dice alla cassiera: “Buon giorno, se fosse possibile vorrei un cappuccino e una brioche ai frutti di bosco”

La ragazza digita velocemente alcuni tasti sulla cassa e poi informa la cliente del prezzo: ” due euro e venti centesimi”

Cinzia litiga un po’ col porta monete, poi estrae una moneta da due e una da venti. Le porge alla cassiera.

“Ecco tenga le monete so che fan sempre piacere riceverle. A noi danno fastidio per voi sono utili” La donna sorridendo si gira preparandosi a rientrare in quel calderone infernale composto da clienti vocianti e stipati uno contro l’altro come sardine

“Sono felice!” La ragazza alla cassa esclama a voce alta questo suo stato d’animo. Intorno a Cinzia, improvvisamente, cala il silenzio. Tutti gli avventori del bar fissano la ragazza

“Sono felice!” Grida un uomo anziano, intento a sbrodolarsi col cappuccino

“Sono felice!” Dice un giovanotto in tenuta da operaio edile, mentre legge il corriere dello sport

In poco tempo tutti dentro al locale cominciano a ripetere meccanicamente e con una gioia tanto trascinante quanto perversa, una sola e unica frase: “Sono felice!”

Cinzia spaventata esce dal bar correndo verso la fermata del tram che la porterà al lavoro.

8

La giornata di oggi è andata persa.

Giovanni non riesce a star seduto e fermo deve muoversi, girare per il locale.

Va in quello che era il suo studio, dove passava le giornata a scrivere articoli per una rivista on line e altri per alcuni giornali locali. Prendeva poco o nulla, ma sia lui che Cinzia erano convinti di una cosa : avrebbe scritto un romanzo epocale.

Così non è stato.

L’uomo si siede sul divano di pelle rossa e comincia a sfogliare distrattamente i quaderni dedicati al contagio.

“In televisione stanno litigando. Un prete dice che gli ultimi casi sono da attribuirsi alla mancanza di valori spirituali, tipico di una società permissiva e senza dio. Un tizio che ci tiene tanto a mostrarsi alternativo e progressista ribatte che è la vittoria dei corpi desideranti e che il sesso non fa male a nessuno. Il conduttore cerca di portare la calma in studio, ma si capisce benissimo che quella rissa è stata voluta con tutte le forze da lui e i suoi autori. In ogni caso ci sono state violenze a sfondo sessuale, alcuni uomini morti d’infarto durante dei rapporti e alcune aggressioni da parte di individui esagitati ai danni di altri cittadini.

I nostri vicini di casa sono tra quelli che hanno combinato grossi casini. Una sera, dopo almeno un paio di giorni che non sentivamo la loro presenza, non nascondo che io e Cinzia fossimo felici di questa situazione, sono usciti dal loro appartamento ed hanno attaccato alcuni passanti usando un martello e un coltello da cucina. A fatica li hanno immobilizzati e portati via”

Dunque, l’amara verità: il primo caso di contagio è quello dei suoi vicini? Oppure il tipo nel centro commerciale? Giovanni è furente con sé stesso: non ha messo la data agli avvenimenti raccolti e scritti sui quaderni! A chi e cosa servono? A nulla! E poi a chi dovrebbero servire? Visto che non c’è altra anima viva, a parte lui.

9

Il campanello di casa suona insistentemente, Giovanni si alza brontolando dal divano e va ad aprire. Un’espressione di sorpresa si stampa sul suo viso: Cinzia è tornata a casa due ore prima del solito

“Non c’era quasi nessuno in ufficio e sono giunte poche telefonate. Non capisco cosa stia succedendo, ma non mi piace” Dice la donna mentre si abbandona nell’abbraccio del marito

“Non ci capisco più nulla nemmeno io” Giovanni risponde accarezzando teneramente la testa di sua moglie.

Dopo cena accendono la tv e si fermano ad ascoltare le parole di un famoso medico e debunker che afferma serenamente : ” Troveremo una cura. La scienza sistemerà questo problema, ne sono certo. So che alcuni scienziati americani stanno lavorando a un rimedio per questa strana epidemia. Ci vorrà tempo purtroppo e lo dico sinceramente mi dispiace per il ritardo e gli errori che incontreremo prima di arrivare a una soluzione finale. Dico solo di non dar retta ai ciarlatani che popolano i social network e di stare in casa qualora non fosse strettamente necessario uscire. Non c’è nessuna fine del mondo, nessun dio arrabbiato e niente scie chimiche. Ripeto: troveremo la cura”

 

10

“La cura non venne mai trovata. Gli scienziati lavorarono duramente per trovare una soluzione all’epidemia, ma fallirono miseramente.  Visto l’insuccesso di costoro, non fu difficile per un politicante di estrema destra scatenare l’ira contro scienziati e medici. Molti morirono linciati dalla folla.

L’unica soluzione possibile contro il contagio , si dimostrò solo una sparare alla testa”

L’ultimo quaderno finisce in questo modo.

Giovanni pensa che anche l’uso del passato remoto, ha un significato preciso: in quel momento tutte le speranze che nutriva per una salvezza collettiva erano crollate

L’uomo guarda se in qualche pagina ha scritto la data di quella sua ultima considerazione

Quando la trova il sangue si congela nelle vene: quindici anni fa.

Egli non si era assolutamente accorto di quanto tempo fosse passato: quanti giorni, mesi, anni, scivolati via senza lasciare traccia

Tutto quel periodo passato alla finestra sparando ai contagiati, a cosa è servito?

11

Giovanni si sveglia di colpo. Un rumore forte e ritmico giunge dalla cucina. Oltre al frastuono fatto da qualcosa che batte violentemente sul pavimento, l’uomo sente distintamente anche ridere

L’uomo ,un po’ spaventato e un po’ addormentato, si trascina verso la cucina

Cinzia è seduta scomposta a gambe larghe sul pavimento, contro esso batte una pentola. Il viso una orrenda smorfia di folle gioia: “Sono felice! Sono felice!”

Giovanni urla ma le sue grida vengono sommerse dalla risata isterica della donna

12

Lui ha perso tutto il giorno in cui sua moglie si è ammalata.

Per lunghi e pesanti giorni si è occupato di lei. Ha cercato di nasconderla alle squadre speciali della polizia e dell’esercito e da quelle dei volontari per la protezione della città

Tanta fatica sprecata per nulla. Un giorno, mentre lui le canticchiava la loro canzone preferita e lei legata al letto pareva si fosse calmata, entrarono degli uomini armati e le spararono. Giovanni rimase immobile col sangue di sua moglie sulla faccia.

 

13

La sveglia suona riportando l’uomo nel suo desolato e solitario mondo.

Giovanni si alza va in bagno e poi in cucina. L’uomo prepara una tazza di caffè. Ode il ribollire dell’acqua nel bollitore. Giovanni versa nella sua tazza il caffè bollente.

L’uomo si appoggia colle spalle al muro in cucina. Gli piace perdersi dentro la sua apatia. Giovanni beve a brevi sorsate il caffè, mentre osserva la sua “postazione”.  Osserva il fucile, la scatola di munizioni. Le pallottole stanno finendo.  L’uomo pensa a cosa dovrebbe fare: o rischiare di cercare un’armeria in zona o usare quelle rimaste e poi….

“Chi se ne frega” Mormora tra sé.

Infine si va a sedere sulla sedia, e rimane immobile a fissare un punto imprecisato del vetro della finestra.

 

 

 

 

La ripresa

14 Nov

“Oh, ciao Carlo! Prego, entra! Scusa il disordine, ma sai.. Mia sorella, Angela, è tornata a casa nostra. Papà ormai.. Vabbuò ! Siediti, e dimmi” Don Paolo accompagna l’ospite verso un traballante tavolino, posto al centro di un modesto soggiorno arredato con gli avanzi di magazzino dell’Ikea

“Grazie Paolo”  Mormora l’uomo mentre si siede sulla scomoda sedia in paglia. Temendo di perdere l’equilibrio, Carlo si tiene ben saldo alle gambe del tavolo.

“Come stai? Anna? Tuo figlio? Tutto a posto?” Il prete chiede più per cortesia che vero interesse nei confronti del suo ospite.   Sa benissimo che costui non se la passa bene, ma non può nemmeno tagliare del tutto i rapporti con lui.

La parrocchia che gestisce è messa male: tanti sacrifici e pochissimi miracoli.

“Si, si, tutto bene..Ascolta, ho portato un nuovo catalogo!” L’uomo estrae da una borsa di cuoio un disordinatissimo catalogo di foto, contenuto a fatica all’interno di una cartelletta giallo canarino .

“Cosa sono, Carlo?”Domanda il prete, lasciando trapelare un tono di voce leggermente infastidito

“Come cosa sono?” Carlo abbozza un sorriso imbarazzato e colla mano sinistra si accarezza veloce e nervoso la testa pelata

“Cioè: ho capito cosa sono. Ma che me ne faccio?” Don Paolo, colla mano destra, sfiora leggermente la cartelletta gialla, come se volesse spingerla verso il proprietario,

” Come sarebbe ” cosa me ne faccio”? Sono bambini! Per il sacrificio di Natale! Si, si, ultimamente le cose non sono andate benissimo, ma ti ricordi quanti ottimi affari abbiamo fatto noi due? Oh, ma cazzo! Te li sei scordati?” Carlo alza un po’ la voce, controllando a malapena rabbia e delusione

“Affari? Ma come osi ridimensionare il tutto a un vile affare? Io devo sacrificare sull’altare  sette bambini. Non uno di più, non uno d meno.  Lui ce l’ha ordinato, non ricordi? Pensi che mentre col pugnale spacco il cuore di un bimbo, io mi metta a pensare ai soldi? Io..”

“Ai soldi, forse no. Però ai miracoli, alla Ripresa, eh.. A quella ci pensate! Io, tanto per far un giro, sono andato alla chiesa che si trova vicino a Viale Vittorio Emmanuele, zona Piazza Libertà, insomma, tanto per caso non è vero! Quella è una bella zona, come sai, mia moglie dice che altri rappresentanti, tra cui due miei colleghi- peraltro i più stronzi e incapaci- si sono trasferiti lì.  Bel quartiere residenziale e poi c’è anche il seminario. Vogliamo iscrivere Marco alle prossime liste per nuovi preti.  Non fate una brutta vita, tutto sommato e poi… Vabbè, ma mi sto disperdendo! Ti voglio solo dire che domenica, alla messa, c’erano tanti tuoi fedeli. Tu invece non sei messo proprio bene, no?Pochi miracoli. La gente si chiede che razza di prete sei, se Lui non ti ascolta e non premia le tue povere pecorelle.  La crisi doveva finire, no? Lui ce l’aveva promesso: un mondo nuovo, libero, senza pensieri e problemi. Basta che mi facciate di tanto in tanto un piccolo sacrificio? Non è così? non è andata così?” Carlo decide che la sedia è troppo scomoda, per cui si alza di botto e comincia a passeggiare nervosamente per la stanza

“Tu vieni a vendermi queste vittime sacrificali, sapendo che la nostra parrocchia versa in cattive condizioni?Che ti aspetti? Di essere ricoperto da monete d’oro? Temo di darti una cattiva notizia: non le tengo. Ormai è tardi. Sai una cosa? Mi fa sempre male il braccio destro. A furia di pugnalare, che tanto per essere chiari: mica è come tagliare il burro! No. Costa fatica assai. Assai. I bambini strillano, si muovono, ma Lui vuole così. Abbiamo scoperto un dio scapolo, che ti aiuta e consola, ma vuole sangue. Ti pare che sia stata una buona scoperta? Si, ci ha promesso un mondo migliore e mi sembra stia mantenendo la promessa, ma io sono stanco. Mi fa male il braccio e nelle orecchie ho costantemente l’urlo di queste creature. Le tue creature, che vai a prendere dagli amici tuoi: zingarelli, figli di sottoproletari, , mondezza umana. E a Lui mica sta bene. Dice che è sangue difettoso, sono gli scarti della sua fabbrica. La chiesa che mi citi, quella parrocchia, quel quartiere, è di gente per bene. Ricca, che può permettersi di avere un figlio da sacrificare per Natale o per qualche messa speciale.  Lui li premia rendendoli più ricchi, potenti e felici. Don Alberto ha due aiutanti, lo sai? Drogano i bambini. Quelli non urlano, non si dimenano, dormono. Boh, si vede che Lui ha anche un grande cuore. Non gli garbano i macellai dei quartieri popolari. Pochi miracoli, vero. Uno ha ritrovato il gatto scomparso, un altro ha vinto mille euro al gratta e vinci, robe minime. Piccole. Come sono le nostre vite, forse questo particolare, Lui non si è ricordato di specificarlo! La ripresa! Mo non ci sono più guerre, nemmeno troppa povertà. Ma i primi sono sempre i primi: coccolati, privilegiati, sempre più belli. Già. Belli, sani, tutte cose. Noi tiriamo a campare. Non stiamo malissimo, ma nemmeno bene. E io col braccio che mi fa male, le orecchie che si spaccano, qui. In prima fila. A far ” affari” con un povero cristo incapace e testardo come te. Il tuo lavoro è tra i più pagati, forse Il Più Pagato. C’è stato un boom, no? Agenzie spuntate come funghi dopo la pioggia. Tutti eleganti, sorridenti, efficaci.  I disoccupati si sono messi a far figli e a venderveli, voi li comprate e li rivendete, aumentando il doppio o il triplo il prezzo originale. Noi facciamo il lavoro e Lui è contento. Tutto qui. Tu, però, non sei in grado di far bene questo lavoro. Lo sanno tutti. Tua moglie mi ha chiesto un prestito, lo sai? Due giorni fa è venuta qui. Donna scontata e banale, pensa voleva concedersi a me. Come se per un prete il sesso fosse tutto. Non m’importa nulla del sesso, dei vostri problemi di piccoli borghesi inguaiati! Nulla! Vorrei solo non aver più quel dolore continuo al braccio destro e non sentire le urla di quei poveri bambini. Questo.

Forse le cose a me vanno male perchè non posso più accettare questo macello. I suoi ordini così brutali e assurdi.  E tu? Non sei capace di far affari, che forse è anche peggio. Visto che tutto è un affare. Anzi: un buon affare. Mo i tuoi concorrenti fanno sconti, ti regalano home theatre e smartphone nuovi, crociere, tanta roba. Tu che mi offri. Vediamo ste foto! Ecco, mamma mia, ma guarda un po’ ! Lo storpio zingarello, preso alla stazione o venduto dai soliti zingari che ti fregano sempre! Questo altro! Si vede che è malaticcio, avrà la leucemia! L’hai preso alle Vele, vero?Anche questo ti sarà costato e non vale niente!  Jamme ja!!”  Don Paolo, spazientito, getta le foto giù dal tavolo.

Carlo, umiliato e sul punto di esplodere in un poco virile pianto, si inginocchia e raccoglie, con calma e dignità, le sue foto

“Mi venderà Marco. Dice che ce lo pagano bene. Sai, è un ragazzino vispo. Gioca a pallone, ama scrivere piccoli racconti d’avventura. Ride. Ha una bella risata mio figlio. Pura, cristallina. Lui è figlio della Ripresa. Ha dieci anni, proprio quando è cominciato tutto. Vivevamo male. Tanti debiti, casini. Poi il mondo colle sue guerre e terrorismo. Io ho pianto di gioia, quando Dio è apparso a tutti noi. Certo, apparire nel bel mezzo di una puntata di Uomini e Donne, insomma.. Però è anche vero che ha incenerito gran parte dei partecipanti. Comunque le sue parole, i suoi ordini, mica ci sono sembrati assurdi.

Per niente.  Anna lavorava in una di quelle aziende che vende contratti delle aziende elettriche. Part time. Al telefono. Prendeva sulle cinquecento euro fisse più provvigione. Tre contratti 15 euro in più in busta paga. Io.. Hai ragione te! Sono un incapace. Volevo scrivere, come tutti. Non ho fatto nulla di buono. Nulla. Solo questo bambino.  E lei vuole venderlo, perché così possiamo lasciare la nostra casa a Novoli, Quella nuova potrebbe diventare un bed and breakfast, per i pellegrini o i giovani che studiano alla Santa Inquisizione. Dice: ” così ci sistemiamo” Non è vero che vuol far studiare mio figlio. Sono io che vorrei iscriverlo entro fine settimana al seminario. L’unica occasione per salvarlo

L’unica. Questi bimbi, mi farebbero guadagnare la cifra giusta per l’iscrizione. Io ti chie..”

Carlo non finisce la frase. Il pianto trattenuto a stento prende il sopravvento sulle sue sciocche idee di virilità e forza.

Rimane in piedi, al centro del salotto. La cartelletta che esplode per le troppo foto, tenuta stretta. come se fosse una bambina appena nata.

” Dici la verità?” Mormora Don Paolo.

Subito si pente di quella domanda: l’uomo è scosso da forti singhiozzi e lo conosce da molto tempo. Non ha fortuna nel suo lavoro perché troppo sensibile, incapace di mentire, di barare sui prezzi e la qualità del prodotto.

Il prete abbraccia, con timidezza e un certo imbarazzo, l’uomo .  Stanno fermi per un po’ in quel abbraccio. Nell’era della Ripresa, loro sono stati tagliati fuori

“Senti, e che ti devo dire? Va bene. Li compro.” Dice il prete. Cerca di accompagnare la frase con un bel sorriso, ma non ha più forza e voglia per sorridere. Pensa solo che quel macello, quella mattanza , potrà essere utile per la vita del figlio del suo amico

“Grazie!” Carlo sussurra il ringraziamento sorridendo e piangendo. Ora sono tornati due maschi che si guardano a distanza, fingendo di non essersi mai abbracciati.

“Ora vai! Prima che io possa ripensarci e cambiare idea!” Don Paolo ostenta una posa da guappo, ma gli viene male. Sia nel tono della voce che nella impostazione del corpo.

Carlo ride, aggiunge altre parole a caso, come ha sempre fatto nella sua vita, e poi si volta verso l’uscita dalla casa del prete.

Don Paolo mentre accompagna l’amico verso la sortie della sua maison,  esagera in pacche sulla spalla del povero Carlo.

Poi con immensa gioia chiude la porta in faccia a quel suo amico tanto caro, ma sempre inguaiato e incapace di evitare problemi, che poi finiscono regolarmente a cadere sulle spalle sue. Che saranno pure belle ( intendo le spalle  nda) ma forti non lo sono e non lo saranno mai.

“Sono un uomo perennemente indolenzito! Proprio come questo dannato braccio destro, che..” Don Paolo interrompe i suoi soliti pensieri carichi di vittimismo, esterrefatto per l’improvviso e intenso stupore dell’avvenimento. Tanta è  forte la sorpresa, che deve sedersi e respirare profondamente. Spaventato e felice allo stesso tempo

Il braccio non gli fa più male.

Una cosa in comune

17 Lug

Lei si chiama Leila, ma non è una principessa. Vive in un modesto monolocale, nella periferia di una grande città d’arte e cultura italiana. A volte lavora in nero come “shampista”, per una sua amica , incallita fumatrice e mamostosa cronica. Qualche volta fa anche la promoter in qualche stand, rigorosamente a provvigione, rigorosamente senza far nessun contratto.

Se interrogata, vuoi dalla polizia, dalla madre apprensiva e fervente devota di San Maria da Mediaset, vuoi anche dalla sua coscienza, su chi essa sia, risponderà: ” Sono una donna libera, indipendente, moderna. Una che vive a pieno la sua libertà individuale, senza sensi di colpa alcuno. Amo follemente e senza pensieri, perchè, non so se ve l’ho detto: ” sono libera”  Non la chiesa, lo stato, nessuno è mio padrone. Decido io”

Tutte queste parole per dire che è una quarantenne nevrotica, insoddisfatta, incapace di vivere decentemente.Non ama che si parli di responsabilità, preferisce fare la femminista versione damigella di “Non è la rai”. Così passa il tempo su Facebook a maledire l’oscurantismo della chiesa, il fatto che gli uomini siano tutti farabutti, e a coltivare un’imbarazzante adolescenza, anzi un’adolescenza che sarebbe imbarazzante anche per chi, causa dati anagrafici, è veramente adolescente.

Ha delle passioni, anche gradevoli, ma che lei col suo stile da ritardata etica e sociale,  trasforma nella fiera delle scemenze e delle cazzate.

Leila è una donna forte. Tanto forte che fa amicizia solo con persone che sono quasi una sua fotocopia, tutto quello che è diverso da lei la spaventa. Non riesce a sostenere una discussione nemmeno su quale sia il caffè migliore bevuto in due bar diversi, in città.

Per questo ha messo su un gruppo che paiono delle Charlie’s Angeles, di donne orami non più giovanissime e con gravi problemi di adattamento sociale.

Lei e le sue amiche hanno sogni confusi su cosa fare da grande. Qualcuna ha un lavoro decente,  altre spettegolano in modo indecente. Ridono risate registrate nello show: ” La nostra splendida vita del cazzo” . Cioè la loro esistenza ventiquattro ore su ventiquattro.

Si sentono tutte progressiste, dalla mentalità aperta e talora si avventurano in pericolosi discorsi politici,. Lì si trasformano: un tono da professoresse diplomate nell’istituto per banalità assortite, P. Coelho.

Sognano tutte di vivere in altri posti. Questo offre loro la forza di sentirsi vive e diverse dalle altre donne. Quelle che si lasciano intrappolare dal matrimonio, famiglia, che hanno scordato la sigla di Lady Oscar o i nomi dei personaggi dei Goonies. Quelle, per esse, sono prigioniere di un mondo oscuro e maschilista. Poi tanto finiscono tutte per divorziare e stare male, loro almeno si godono la vita.

Il fatto di godersi la vita le rende sicure e felici in superficie, ma il loro Es ridacchia dalla mattina alla sera, sapendo quanto vivano assolutamente male.

Leila,  fa tanto sesso. In totale armonia e libertà con sé stessa e il mondo. Talora, un po’ per sorellanza un po’ perché geneticamente stronza, si diverte a consigliare alla sua migliore amica, Arianna, questa inestimabile perla di saggezza: ” Tromba di più”

Lo dice con un tono in perfetto equilibrio tra reale attenzione verso la sventurata,  e un certo vanto personale. Arianna la ringrazia per la sua dolcezza e se non ci fosse lei che le vuole così tanto bene. Leila ridacchia in cuor suo soddisfatta.

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Però è sola. Non nel senso che è sola, in questo momento. No: lo è da tutta la vita. Certo le basta prendere l’agenda, qualche spasimante lo trova. Se non fosse impegnato colla famiglia, o con un’altra donna libera, moderna, spregiudicata, che consiglia alle sue amiche di trombare di più.

A volte ella è molto sincera con sé stessa.  Pochi attimi, a sorpresa. Può capitare mentre mangia, è al lavoro a lavare la testa a qualche vecchia che non accetta di esser a un passo dalla morte, quando è colle sue amiche. Ultimamente questa paura di essere sola la prende anche quando fa sesso.

Reagisce scrivendo post su facebook nei quali attacca il mondo oscurantista, che non ti permette di essere te stessa, ma ti sommerge di responsabilità del tutto pleonastiche. Ostenta sicurezza, vorrebbe far credere che le altre siano cretine e sbagliate, ma in fondo in quel pozzo nero dove dimora, irrequieto il suo Es, sa che non è proprio così.

Vivere con un grosso vuoto emotivo e morale è divenuto metodo così comune, che nemmeno ci si interroga sul perché stiamo davvero male. Noi esseri umani preferiamo vivere una felicità adolescenziale eterna e mostrare agli altri quanto si sballa, quanto siamo sempre pazzi e selvaggi. Poi l’oblio ci prenderà uno alla volta e in quel momento capiremo che non ci siamo divertiti affatto, e che il nostro “sballo” era una pratica comune e anche un po’ conformista. Dai, però prendiamola bene. poi il buio ci avvolge e noi scompariamo per sempre. Non avremmo nemmeno l’occasione per piangere la nostra libera vita del cazzo.

Ora, descritta in questo modo, si potrebbe pensare che Leila sia una persona sgradevole e sciocca. Sì, ammetto : potrebbe sembrare proprio così. Però è una parte, quella esteriore, quella che con masochismo senza orgasmo, pretendiamo di far conoscere agli altri. Questo è il grosso errore di una donna anche molto dolce e sognatrice come Leila.

Ama i fiori, non ha il pollice verde, ma l’amore nella sua perfezione è sempre imperfetto.  Le piace stare seduta sulla panchina situata lungo l’argine del fiume della sua città. Sa godersi una giornata a pieno, stando seduta, la mente sgombra da pensieri inutili. Solo lei, una bella giornata, le voci di qualche bambino o anziano in sottofondo.

Le piace immaginare la vita degli altri e prova tenerezza per le persone.  Quando vede una donna della sua età pensa se anche costei fa di tutto per apparire moderna e vincente, oppure se quella donna, come per magia, avesse capito che vittoria e modernità sono altre cose: più serie, più vere.

Leila ogni volta che è seduta su quella panchina si innamora.

Vede un ragazzo, un uomo, seduto a leggere, o al telefono, oppure fermo a non  fare niente e si innamora di lui.

Immagina come potrebbe esser la loro vita. Queste cose qui  Banali, scontate, certo: come la maggior parte delle cose che ci capitano vivendo. Che poi , se dovessimo guardale meglio, sarebbero anche quelle che nutrono le radici della nostra esistenza.

Per esempio, si chiede Leila, quel tizio seduto collo sguardo perso nel nulla, l’aria di chi cerca di ostentare sicurezza..Chissà a che pensa, come vive.

 

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Davide Lanzotta, spaccia droga ai ricchi della città. Vive in un bel appartamento in una zona molto chic della grande città d’arte e cultura. Ha una moglie, tre bambini. Spesso, con sottile disgusto, si sente come una summa dei luoghi comuni sui meridionali e i settentrionali. In quei momenti si abbandona a tale verità e ci dò dentro coll’entusiasmo per il “lavoro”, poi passa in tutti i negozi di alimentari e torna a casa con provoloni, caciocavallo, pomodori, peperoncini, ostentando un tono da camorrista visto in qualche pessimo film. I figli vanno tutti in scuole private: extralusso. Sono sempre promossi anche se non sanno nemmeno scrivere quasi, d’altronde: o i direttori sono suoi clienti abituali, o gli basta far la parte del feroce killer della camorra che tutti si cagano in mano.  Lui sta sempre malissimo quando fa queste cose. A modo suo è un ragazzo onesto e sincero. Però il lavoro rende benissimo, gli permette di vestirsi in modo elegante, di frequentare gente elegante, di mangiare in ristoranti eleganti

Ultimamente pensa anche di far la cacca in modo elegante.

Non è mai stato un ragazzo povero, anzi: al paese era tra quelli in vista. Suo padre era un noto e stimato farmacista. I fratelli sono ingegneri in qualcosa, sempre in giro per il mondo. Una sorella è il capo dei capi di un noto ospedale della capitale.

Eppure non è mai abbastanza. I soldi chiamano soldi, questo è il suo lato settentrionale che parla, ragionando per luoghi comuni.

La sua vita è una festa e se doveste vederlo per caso, giudicandolo dal comportamento e dal suo abbigliamento, potreste pensare che sia un dinamico e moderno manager, magari nel settore vendita, cosa che non sarebbe così tanto distante dalla realtà

Lui vende ed è un manager del settore. Tra chi spaccia cocaina e contratti, assicurazioni e menate varie, non c’è tanta differenza. Solo che il primo, quando è tragicamente fuori di testa, è perché ha pippato. Il secondo è coglione al naturale.

Davide cerca di non andar mai su di giri. Non si droga, o almeno non troppo.. Ha tre smartphone e due portatili sempre con sé. Passa la sua vita a rispondere alle telefonate di clienti in crisi di astinenza. Alcuni li ha visti rovinarsi economicamente e fisicamente per via della droga.  Piangono come maiali al mattatoio, per uno sconto. Le donne offrono sesso, c’è una contessa di 70 e passa anni che si ostina a pagarlo in pompini.

Lui rifiuta sempre: è fedelissimo alla moglie. Il suo grande unico amore. Dopo la bella vita, le feste, quella sensazione eccitante, meglio di una scopata, di sentire il rispetto e la paura degli altri. Tutti lo vogliono, tutti lo invitano. Lui per stare al gioco calca l’accento, si scrive a casa monologhi fichissimi. Deve solo star attento che non vi siano cinefili tra i suoi clienti, altrimenti gli smontano tutto il lavoro

“Eh, ma questo pare preso pari pari da un  film di Tarantino” Gli disse una volta un suo cliente.  Risero divertiti per ore.

Soldi, soldi, soldi. E non saper cosa cazzo comprare o regalare. Non conosce i gusti di sua moglie, così va sul sicuro: gioielli. Solo che non comprende che a sua moglie i gioielli che compra non piacciono. Ha, appunto, altri gusti. Lo stesso coi suoi figlioli: li ha iscritti alla giovanile della squadra di calcio locale. Loro odiano il calcio. D’altronde pensa sempre al lavoro, a produrre e creare profitto

La sua merce è la migliore in circolazione, meglio di quella dei suoi rivali.

Sta sempre in riunioni, a pranzi e cene d’affari.  Conosce la gente che conta ed è amato da essa.

Però: che schifo. Ecco come sintetizza la sua vita. Un grande e profondo schifo. Tutto plastificato, falsato, disumanizzato, Nemmeno il brivido di un pericolo, non è la città giusta. Non sa che farsene di tutti quei soldi, perché in realtà non li desidera. Non ama le feste perché crede che siano valvole di sfogo per il ridicolo senza la grazia di esser veramente ridicoli. Come quelle ragazze dell’altra sera..C’era una poi, tutta la sera a far la donna libera, indipendente, moderna e sbarazzina, ma lui ha visto quel vuoto tanto comune che brilla di luce oscura negli occhi delle persone sole come lui e quella donna.

Davide si annoia e non sente più nessun contatto con la vita. Non ha emozioni, sentimenti, dolori, Nulla. Si limita a prender atto, contare i soldi, smerciare la roba, scambiare battute coi colleghi e i clienti. Come un manager o imprenditore di merda qualsiasi.

L’unica cosa che gli piace fare è stare su quella panchina, a guardar il fiume. Non pensa, non sente, non fa nulla.

Ecco: non fare assolutamente nulla è la vera gioia e libertà.

3

Leila ha deciso di andare in terapia. Ha scoperto che non è così forte, libera, felice e realizzata come pensava fino a poco tempo prima, Il lavoro è duro, ma piano piano qualcosa si muove. In meglio.

Ha trovato una nuova amica.  L’avrebbe considerata pallosa fino a qualche giorno prima. Ora invece sta bene in sua compagnia. Una donna di quarant’anni, piena di interessi culturali, normale. Ha una relazione con un uomo: solida, pratica. Si sposeranno. Leila sente una sottile gioia per questa sua nuova amica. E tanta tristezza per quello che lei era.

Certo il cambiamento è lento e spesso ritorna a essere quella che disastrosamente è stata per anni Post adolescenziali compresi.

Dove sta veramente bene, se deve dirla tutta, è al parco vicino casa.

Seduta sulla panchina a osservare la vita e godersela, senza far niente

Ecco: non fare assolutamente nulla è la vera libertà e gioia.

 

Davide si abbandona sulla panchina. Pensa che forse un biglietto di sola andata verso il Brasile, potrebbe esser la sua degna conclusione di professionista dello spaccio. Si porterebbe la famiglia e vivrebbe al sole per sempre. Un luogo comune più trito e ritrito di questo, dove potremmo mai scovarlo?

Fosse sincero con sé stesso rimarrebbe lì. Sulla panchina. A non far nulla.

Fanculo la roba, fanculo i clienti, fanculo la città, mentre pensa queste cose, nella testa sente la voce di Ferruccio Amendola, che doppia De Niro: niente non possiamo sfuggire dai e agli luoghi comuni.

L’uomo si guarda un po’ in giro. Nota che su una panchina vi è una tipa che ha visto da qualche parte, chissà dove. Anche lei lo sta guardando.

“Sono fedelissimo” Lui mormora verso la donna. Si accorge che è l’unica verità assoluta della sua vita.  La fedeltà nei confronti di Valentina.

Leila ha notato che lui la fissa Ha pure detto qualcosa, ne è sicura! Si sente rabbrividire dentro Forse questa è la felicità? Lei di solito così sicura nel prender un maschio e usarlo per una notte, ma in realtà è sempre lei l’oggetto tra i due e riconoscerlo le è costato troppo dolore,  si sente piccola e fragile di fronte a quel tizio. Ci ha fantasticato su tanto. Perché non far diventare i suoi sogni, realtà?

Così si alza e va verso di lui.

4

Davide ha deciso che non risponderà. Suonino pure maledetti cellulari aziendali del cazzo, lui non risponderà perché è in vacanza. Il suo sguardo viene però rapito dalla visione di una persona che si avvicina a lui. Passo veloce, sicuro, portamento di chi ha qualcosa di urgente da fare o dire.

” E ora? Che vuole da me? ” Pensa l’uomo

Leila si sente volare, ha già in mente cosa dire. Nella sua testa si vede in chiesa, con tutti parenti e amiche in lacrime: si è sposata! Poi una famiglia. Qualcuno con cui parlare, affrontare la vita, anche litigare e soffrire, ma comunque vivere. Che roba assurda essere indipendenti quando si ha troppa paura di dipendere dagli altri, quella mica è indipendenza, è un nascondiglio per conigli che si vogliono spacciare per leoni.

Eccolo lui la sta guardando

 

Eh, si viene proprio da lui. Davide si mette a seder più rigido sulla panchina, che vorrà da lui?

Amore, ecco cosa vuole da lui, solo tanto amore. Leila sente il sangue tremare nelle vene

5

“Ciao io mi c..” Leila non finisce la frase. Presa, rapita come era dall’amore per quel bel sconosciuto, non ha visto l’uomo cbe si dirigeva nella stessa sua direzione.  Sente solo il colpo e un dolore forte dietro la schiena , forse al polmone.

Davide non se l’aspettava che il conte Marzanti gli sparasse. Quel tizio è sempre stato una grana. Non accetta di non contare più un cazzo, di vivere in un lurido monolocale, nelle vicinanze del parco, in totale disgrazia economica . Pretende la roba, buona e gratis che lui da giovane…

Davide è pronto alla morte, ma quella ragazza si è messa in mezzo.

“La mia vicina! Oddio! Ho sparato alla mia vicina! ” Urla il conte scappando sconvolto verso il ponte che collega il loro quartiere popolare, con uno ancora più da poracci alla canna del gas.

Davide sente l’uomo urlare in lontananza, poi un rumore come se qualcosa cadesse nel fiume

“Aiuto! Aiuto! Non so nuot..” Le ultime parole di quel essere ridicolo e ignobile, prima di scomparire nelle profondità del fiume.

Davide rimane fermo, immobile. Colle braccia e le ginocchia sostiene il peso di lei.

Sembra sorridente, felice. Lui sente il desiderio forte di piangere. Sente i muscoli della faccia che si preparano per il gran pianto finale, ma dai suoi occhi fuoriescono solo poche lacrime.

Rimane fermo e inerte, a osservare, come se fosse in un’altra galassia, il viso di quella donna morta.

Ora ricorda benissimo chi era: la cretina della festa.

In un attimo sente di aver qualcosa in comune con ella: quel vuoto che brucia di luce oscura negli occhi delle persone sole.

Tre lettere

22 Feb

La lettera rimase sul tavolo in cucina, per quattro, lunghi anni. Forse cinque? No, ora che mi fai pensare meglio: dieci.

Cristo santo, dieci anni su quel tavolo. Nel mezzo, come se fosse un..come si chiama? Quella cosa spesso… No, non so nemmeno che materiale usino per farli: il centro tavola! Il centrino! Ecco, si quella lettera divenne il centrino, o centro tavola di casa nostra.

Il 23 dicembre, di dieci anni fa.  Io avevo undici anni, mi sveglio per andare in bagno, e passando davanti al salone, noto che mio padre era immobile, davanti al tavolo della cucina.

Vedevo solo la sua nuca, le spalle, la schiena. Lui era alto e robusto, aveva quel modo di camminare, che pareva il re del mondo. Mi piacevano i suoi racconti di bevute, risse, e poi c’era sempre qualche amico messo male e lui lo aiutava sempre. Una volta ha dato tutto lo stipendio, che aveva preso in nero spaccandosi la schiena e le mani in un cantiere di merda, gestito da un tipo che poi, in quel cantiere, sarebbe finito a far il fossile dentro il cemento. Insomma, c’era questo suo amico, non aveva più un soldo e rischiava lo sfratto, non era giovanissimo, sai? Così lui prende quei soldi e li dà tutti a questo disgraziato. Il quale, prende un treno per la Liguria, affitta un cazzo di smoking, o uno di quei vestiti tanto eleganti, sai? Uno di quelli, insomma! E perde tutto al casinò di Sanremo.

Mia madre , ti dirò la comprendo, è andata su tutte le furie!  Le sembrava già un miracolo che mio padre avesse trovato lavoro, era già felice che ci sarebbe stato un secondo stipendio e invece..Però, per quanto abbia ragione mia madre, è giusto svilire un gesto così generoso? Cioè, oggi viviamo ossessionati dal lavoro. A esso dedichiamo due volte la vita: come Francesco, un mio amico di Facebook, morto nella fabbrica in cui lavorava. Oppure dedicandogli la vita. I nostri giorni migliori, le stagioni più calde, per cosa? Far diventare ricco gente vestita di merda, con delle facce troppo abbronzate o sogghignanti. Il peggio è quando giudicano.. Ora ti dico questo: mio padre, per quanto fosse un lavoratore mediocre, uno a cui non affideresti mai un ruolo decisivo all’interno della tua azienda, era una persona meravigliosa. Quando non beveva, o mi diceva: ” Dai, non ti preoccupare! Tanto il nostro spettacolo finisce in fretta e non ci sono repliche” Parlava della sua vita.

Questa frase la ripeteva spesso. Dopo che mamma ci ha lasciati.

2

Ti stavo dicendo che era immobile, in cucina.. La lettera in mano, in pigiama.  Il suo pigiama preferito: regalo di Natale della mamma. Non di quel Natale, mi par chiaro. Lui ci teneva tanto. Mio padre, ecco: non capiva un cazzo di vestiti e robe simili. Si era messo in testa che H&M fosse un marchio che ” Armani spostati, va!” Capisci?  Lo adorava così tanto che negli ultimi tempi, poco prima che la mamma ci lasciasse, lo indossava sempre.

Non cercava più lavoro. Doveva scrivere, dalle 9,20 alle 13,20, ma non lo faceva quasi mai. Si perdeva in giro. Amava tantissimo fare una cosa: lasciare commenti sessisti, razzisti, omofobi, sulla pagina di un giornalista con idee progressiste. Vuoi sapere se mio padre fosse un fascista? Un reazionario? No, peggio : era un italiano. Nel senso che per lui tutto era gioco e niente era serio. Lo annoiavano le chiacchiere scritte o anche ascoltate dalla tv, di tutta questa gente che è normale questo, giusto quel altro, perché invece di dire abbiamo un cazzo di problema, chiediamo diritti, no? Che ci vuole? Cosa ci costa?

“Noi non abbiamo diritti” Mi diceva questo mio padre. Perché maschi, bianchi, etero, ma sopratutto proletari. O comunque non ricchi abbastanza.

Lui diceva queste cose, stando tutto il tempo in pigiama. Ormai una seconda pelle, sai? A volte piangeva, così di botto. Si gettava per terra e colpiva il pavimento oppure rompeva qualcosa.

Un giorno, era la festa del papà, gli ho portato un disegno (se controlli la mia cartella vecchia quella che ha fatto l’altro dottore vedrai quanti disegni)  ci avevo messo un paio di mesi, avevo fatto anche una piccola cornice, il vetro me l’ha dato lo zio Marco, fratello di mia madre, lui ci ha sempre voluto bene, anche se ha un carattere troppo timido e maldestro, lui sta bene solo dentro la sua fabbrica. Mio padre , ai tempi, lo voleva ammazzare: il gran lavoratore tanto apprezzato da quella famiglia di coglioni che aveva ricevuto in dote da mia madre, ma a esser sinceri, lo zio Marco, era tanto ben voluto anche dalla famiglia di mio padre.

Insomma, gli porto questo disegno: c’era lui in pigiama che svettava sulla cima di una montagna, sotto di essa c’era il nostro pianeta: Il mio re del mondo. Si chiamava cos’, perché, per me, mio padre era davvero un Re.

Lui lo prese e lo fece a pezzi. Io piansi e lui fece il gesto di tirarmi un pugno, ma poi si fermò. E cominciò a colpirsi da solo. Non so quanto tempo siamo andati avanti. Lui si prendeva a pugni, io a gridargli..Che vuoi dica un ragazzino? Non ricordo più.

“Non sono un re! Io faccio schifo! ” Continuava a dire quelle cose. Sì, lui faceva schifo a molte persone, ma non a me. Ok, i miei amici avevano padri che lavoravano, le loro madri stavano in casa, e facevano le vacanze, tutte quelle cose lì. Noi no.

Però, quando lui era di buon umore, ci divertivamo davvero tanto. Vedevamo tre o quattro film  e bevevamo cioccolata calda, inventavamo canzoni idiote, che cantavamo imitando malissimo quel coro di sardi..Hai presente? Lui mi dedicava poesie. Si, perché non te l’ho ancora detto, ma mio padre era un ottimo poeta, tanto quanto era anche un gran bevitore.

Andava in un bar, nel quartiere Shangai, passava la notte con altri come lui. Lo amavano tutti in quel posto. Mi diceva che conosceva Bobo Rondelli, e che lui l’avrebbe presentato a Paolo Virzì. Non era vero. Come, del resto, nulla era vero nella sua vita.

Io credo che molti vivano bene perché sono logici. Anche per quanto riguarda l’amore: un complimento, un regalo, una cena, le date importanti. Nello stesso modo stanno male: gli affari che vanno male, un litigio, insomma cose normali.

A casa mia non era mai così. Quando mangiavo tenevo sempre sotto controllo il mignolo della mano sinistra di mio padre.Quando cominciava a tamburellare, erano davvero casini.

3

Potrei definirlo un tipo vulcanico, o esplosivo. Nel bene e nel male. Non aveva mai mezze misure, non riuscivi mai a inquadrarlo..  Scriveva cose orribili contro gli africani, ma al suo funerale, la chiesa era piena di uomini del Ghana e di quei posti lì. Tutti colle lacrime agli occhi. Dicevano che lui pagava da bere e mangiare per loro, e stava ore ed ore ad ascoltarli. C’era anche una ragazza poco più grande di me, mi disse che mio padre per tutto un lungo e gelido inverno, ogni mattina gli portava una cioccolata calda da bere, e poi coperte. Lei ci tenne a precisare che rifiutò di far sesso con ella, si era convinta che tutti quei piaceri fossero per motivi sessuali, ma mio padre provava pena ed affetto per lei

Lui amava tutti quelli che erano sconfitti, perdenti.  ” Però non scappano! Come fanno le donne perbene, vero? ”  Mi chiedeva sempre, dopo uno dei suoi racconti sui suoi amici del bar.

Io ho cominciato a lavorare: cameriere, aiuto cuoco, un mese al porto. Tutti quei lavori del cazzo che fanno i giovani, o quelli senza una specifica  qualità. Come sono io.

Sì, sì, i disegni! Ma chi prende sul serio un uomo che dipinge? O un poeta? A tutti viene duro se sentono junior manager in qualche stronzata.. Poi mi dicono che sono depresso e ansioso. Sì, lo sono.

Io sto bene solo quando vado al cimitero, a trovare mio padre. O sto a guardar il mare, sugli scogli, o dalla terrazza Mascagni. Mi piace anche l’acquario.

Mi sarebbe piaciuto esser nato in questa città, invece ci siamo trasferiti che io ero piccolo. Non ho mai imparato a parlare come un livornese, nemmeno a provare odio per Pisa.. D’altronde nemmeno mio padre era nato in questa città, ma quanto l’amava. Un amore troppo grande ed esagerato.

4

Il momento peggiore di un funerale, è il dopo. Quando ormai hanno sotterrato la persona che amavi, e le persone se ne vanno. Tornano a casa. Dai loro figli, dai loro padri, fratelli, dalle loro mogli. E tu? Stai fermo in mezzo al salone. Guardi il divano dove aveva passato gran parte della sua vita,  sbirci la sedia ,  la sua preferita, quella che sosteneva la sua gioia o rabbia, quando eravamo a tavola. Vorresti risentire di nuovo la sua voce. O la sua risata.

Invece sei solo. Col pianto che ti esplode nel cuore, ma non sai come si piange. Come liberarti da tutto quel dolore. Per questo motivo sono qui,no?

 

In ogni caso : ho visto la lettera sul tavolo. In dieci e passa anni, non l’ho mai letta. Stava sempre nelle mani di mio padre. La leggeva tutte le mattine. Io non osavo invadere la sua, come chiamarla? Intimità, ma a dir il vero, è non essere in grado di vincere l’imbarazzo, la vergogna, di parlare di certe cose.

 

5

Così ho preso quella dannata lettera e mi son messo a leggerla. Ho scoperto, per prima cosa , che non era una lettera ma tre.  Sulla prima c’era scritto, più o meno queste parole

“Amore mio,

mio uomo meraviglioso! Cosa ho fatto per meritare uno come te? Le tue poesie, il tuo esser fuori dal mondo, eppure così romantico, attento e partecipe! Mi fai sentire la regina del mondo. Non vedo l’ora di sposarti, vivere insieme tutta la nostra vita..”

E poi prosegue più o meno su questo tono. La lettera di una donna innamoratissima, di una coppia splendida, che pensava al futuro, a una vita da vivere sempre insieme.

La seconda, mia madre l’ha scritta dopo cinque anni di matrimonio, penso. Non ne sono sicuro

“Amore mio,

tu sei sempre quel uomo meraviglioso che ho sposato quella calda mattina di aprile. Adoro le tue poesie, che mi fai trovare sempre sotto il cuscino, e le tue piccole romanticherie. Però non possiamo vivere solo di questo. La casa ha bisogno di lavori che non possiamo permetterci, tu dici sempre che farai, dirai, ma poi non succede nulla. Non dico che tu non ci metta impegno, forse non abbastanza. Vuoi scrivere, ma non ti vedo mai farlo. Tu devi farti aiutare. Io ci sarò sempre a darti una mano, ma non posso far tutto da sola. Quei tuoi sbalzi d’umore così violenti, il tuo passare giorni sul divano, informati presso l’asl, chiedi aiuto!”

Perché le cose belle durano poco, sai? Questa lettera lo testimonia. Perdiamo la bellezza, la purezza, il sentimento, tutto per una bolletta,  un arco da fare in salotto, il lavoro, che spesso non è nemmeno quello che vogliamo fare.

Però la mamma aveva anche ragione: lei voleva davvero aiutarlo. Come volevo farlo anche io.  Mio padre non ce l’ha mai concesso. Si era rifugiato nel suo dolore, nella sua vita tanto ingiusta e disgraziata, ma non vedeva il bene che gli abbiamo voluto.

E poi, ecco: la terza

“Basta, me ne vado. Ho perso le stagioni calde della mia vita, per congelarmi nel tuo inverno senza fine. Non sei in grado di amare nessuno, solo te stesso e quel tuo dolore, che poi dubito anche della sua esistenza.

Non cercarmi, tanto non lo farai, non voglio più vederti.

Una sola cosa ti chiedo: non scaricare la tua rabbia su nostro figlio.”

L’unica volta che mia madre si è accorta di aver un figlio in casa. Era troppo occupata a salvare il suo uomo, il matrimonio, non so.  Non mi interessa, visto che non si è mai fatta viva.

Comunque, dopo la morte di mio padre, ho preso l’abitudine di leggere, tutte le mattine, queste tre lettere.

Perché sono il ricordo più forte che ho di mio padre, l’unica cosa che mi ha lasciato in eredità. Solo che ho un modo tutto mio di leggerle: parto dalla terza e finisco colla prima. Perché, se non possiamo cambiare la vita reale, possiamo renderla migliore, no? Così io ho la storia di una donna delusa dall’amore che alla fine trova un uomo meraviglioso e speciale e passano tutta la vita insieme, quel tizio è mio padre.

Ok, allora ci rivediamo giovedì prossimo?

Fu crocefisso sotto Ponzio Pilato

16 Feb

” Chat Baker, quella sera, si sentiva stanco. Era stufo: della sua tromba, dei musicisti, dei locali, degli ammiratori, della musica, suonarla e sopratutto comporla.  Era stanco della ricerca continua di danaro e della droga. Così si gettò dalla finestra di quel hotel in Amsterdam. Morì un uomo, ma nacque una leggenda. Sai, la stessa cosa è toccata pure a quella donna: Norma Jeane Barker Mortenson. Hai presente? Aspetta, ecco! Ascoltami

Goodbye Norma Jean
Though I never knew you at all
You had the grace to hold yourself
While those around you crawled
They crawled out of the woodwork
And they whispered into your brain

L’hai riconosciuta? No, ma che cazzo di musica ascolti? Vabbè, anche lei non ha sicuramente avuto una vita facile. Credo abbia pensato più o meno le stesse cose di Chat, e di tutti gli altri. Comunque , stessa storia: perdemmo una donna e in cambio ci diedero una leggenda. Ti sto parlando di gente importante, sai? Ancora oggi qualcuno li osanna. Quella gente pazza che ama il jazz o qualche vecchio cinefilo. Il mondo si basa sull’idolatria, non credi? Tutti gli esseri umani, a un certo punto hanno bisogno del loro eroe. I più sfigati, quelli che a volte non penso mi sia possibile salvare, bè , hanno necessità di aver dei supereroi . Comunque, ce ne è uno che batte tutte le leggende della musica e del cinema, sai? Uno che ha compiuto un atto di grande eroismo, il più grande di tutti, sai? No, ma  la cosa, che davvero, quando ci penso… Cazzo, mi trema il sangue nelle vene! Costui, e puoi credermi, ha dei superpoteri che altro quel fesso di Enzo Ceccotti, Cicotti, dai il vostro cazzo di Jeeg! E sai di chi ti sto parlando? Ehi, mi ascolti? Smettila di bere! Sto parlando con te, coglione! Dico, tu stai di chi sto parlando? Ti ho detto di smetterla di bere! Ok, l’hai voluta tu! ”

“Cazzo, ma che.. Cosa hai fatto al mio vino? Cristo, ma è acqua?” Il barbone osserva sbigottito il suo c0ntenitore in Tetra Pak, dal quale non fuoriesce più quel classico vino dei poveri e disperati, ma acqua. Frizzante, per giunta

“Oh, finalmente amico ci siamo arrivati! Si, sono Cristo! E quello che ho fatto ora, solo e tutto per te, diciamo è la rielaborazione di una mia nota magia! Tu, e guarda ti capisco, ti stai chiedendo:” Ma questo dopo l’affare dei tre giorni, mica era salito in cielo?” Se ti fa piacere quella storia, va benissimo così. Ma ti pare che in cielo, vi siano delle case? O che le nuvole possano ospitare anime e così via? Forse si, forse no, sai è un segreto dell’azienda di mio padre, non posso andare in giro a spiattellare tutto, così! Al primo che incontro. Però devo dire che amo andare a messa. All’inizio, lo ammetto, per sentire la fanfaronate che i ragazzi della mia band, hanno scritto su di me. Non mi ero accorto di aver fatto tutte quelle cose fichissime! Te lo giuro.Cioè, io volevo solo che la gente fosse felice. Vivesse una vita dignitosa, libera. Ai tempi i romani, non avevano quel senso dell’umorismo che oggi li ha spinti a votar quella donna come sindaco, sai? Erano tipo dei tedeschi, un po’ meno fissati colle camere a gas, che all’epoca mica c’erano, però..Ci siamo compresi, vero? Volevo a dire a tutti che la loro vita è sacra. Prima ti parlavo di gente con un talento enorme e che ha sacrificato la loro vita, uccidendosi, o facendo uso di droghe..Si, ammetto che nei turbolenti anni sessanta del 900, forse, ecco..Non dovevo lasciarmi troppo coinvolgere dal movimento hippy. Comunque, ai tempi, Maria Maddalena si è divertita tanto, ha avuto lei tutta quell’idea: i figli dei fiori, l’amore libero. Diciamo che era un’esperta del settore, ecco.  Poi mio padre ha messo a posto tutto. Lui ama l’ordine, sai?”

Il barbone cerca di metter a fuoco quel tizio.  Esercizio assai complicato, visto che anni e anni di “sbevuzzate” ( neologismo che sostiene di aver inventato lui) in Piazza Indipendenza, fermata Ridolfi,  di vino troppo economico, ha irrimediabilmente rovinato la sua vista. Tuttavia, intuisce la fisionomia del suo compagno così chiacchierone: capelli lunghi e neri, carnagione olivastra, naso importante..

“Nel film eri diverso, dai! Io ti conosco: Gesù Cristo! Passavi tutto il tempo a cantare, mentre quel negro del cazzo ti vendeva ai nemici!”

“Ma che c’entra! Oh, testina di vitello! Quello è un bellissimo film, che mi ha fatto venire in mente una cosa: che bella sarebbe la vita di ogni essere umano, se potessimo ballare e cantare! Non credi? Avrei voluto parlarne con mio padre, ma sai, lui è troppo occupato a mandar avanti seriamente la baracca, come si suol dire. Si dice ancora così, vero? Sai non è facile imparare a memorizzare tutti i modi di dire, durante tutti questi secoli.  Oggi va di moda dire ” bella, zio!” O forse..In ogni caso: ho vagato su questa terra. Non sono mai andato da nessuna altra parte. Cioè, io ho ancora il mio ufficio, accanto a quella del Boss, no, non ti parlo di Springsteen, simpatico ragazzo, l’ho incontrato in America, una sera in un bar. Era indeciso su cosa fare, e io gli dissi: “Hai una grande voce e sai raccontare magnifiche storie” Bello quando uso il mio potere nei confronti di un uomo indeciso sulla sua vita, o disperato.  Posso salvare solo dodici persone all’anno, in tutto il mondo. Solo dodici, come i miei magnifici compagni di avventura. Perché, spero tu l’abbia capito: la vita è una bellissima avventura!”

Il barbone fa una smorfia di dissenso. Bella cosa? La vita? Certo, come no! Al freddo, di giorno e di notte. Sotto lo sguardo incazzato dei passanti, o quello pietoso di chi si crede buono, ma ci tiene a metter una barriera tra lui, tanto gentile da darti un euro e te: uno sconfitto senza gloria.

“Si, è vero amico mio. Ti guardano male oppure fanno dell’elemosina ipocrita! Che c’è? Ah, mi dimentico sempre che voi non potete leggere il pensiero.  Dicevo: hai ragione, sei felice di questo? C’è gente crudele, ci sono quelli che fanno elemosina non spinti da un moto di umanità, e allora? Quanta gente vive a Firenze? Diciamo seicentomila e qualcosa o forse più. Quanta gente hai visto in questi anni che sei fermo qui? Tantissima. Non c’è forse quel ragazzo che ogni settimana ti porta da mangiare e bere? Te lo ricordi? Dai, quello piccolo, con gli occhiali! Lui è disoccupato, eppure ogni volta esce dal suo badget per comprare qualcosa per te o per altri come te. Ha un cuore puro. La signora che ti ha cucito i guanti che porti? Quello che ti ha dato una borsa piena di vestiti? Hanno dei cuori puri, ma tu li hai scordati. Vero?  ”

“Bè, io ho scordato molte cose! Ma non di aspettare il 14 C. Ho un appuntamento con mia moglie, mi ha detto: ci vediamo alle 18. Ok, io sono arrivato alle 18. Lei non è ancora giunta al nostro appuntamento. Io, però, aspetto. Tu che sai tantissime cose, non sai che lei è sempre puntuale? Si lamentava del fatto che io non lo fossi, ma mia moglie non sgarrava mai! Neanche di un secondo. Comunque, avrà da fare, al lavoro! Lei, questo tu che sai tutto dovresti saperlo, era una grande lavoratrice. Si lamentava con me che io i posti li ho sempre persi. Poi non li ho più trovati, ma ecco! Ecco cosa volevo dirle: ” Mi ha telefonato una ditta che vende alimentari tramite telefonate a casa degli italiani! Dicono che posso cominciare domani!” Ora ci vado da questi, stanno a Prato.Solo che non l’ho mai aspettata così a lungo. Sono venuti i vigili a cacciarmi dalla fermata, poi altri. Mi hanno anche picchiato, vedi che mi mancano i denti qui? Io sto solo aspettando mia moglie, che male faccio? Sono tutti cattivi con me. Tutti” L’uomo si asciuga le lacrime con la manica sozza di quello che un tempo era il suo vestito per le occasioni importanti.

“Lei arriverà, non temere. Viaggerete a lungo. Un bel viaggio, ma non può raggiungerti se tu continui a piangerti addosso. Ora, la ditta rivale , del signor Lucifero, da anni ha messo sul mercato un prodotto chiamato: Alibi. Sulle prime è una cosa magnifica! L’avessimo inventata noi. Consiste in poche, ma efficaci passaggi: ogni cosa che tu potresti per rendere più sopportabile la tua esistenza, viene annullata pigramente con considerazioni quali: ” ma tanto è inutile! La vita fa schifo! L’amore non esiste! Le cose vanno sempre diversamente rispetto a quello che volevamo!” Devo confessare, che in un certo senso, è così. Si la vita può fare tanto schifo. Basta che tu consideri veri e reali solo i fatti negativi. Ti concentri sulle persone spregevoli, facile no? Posso dire che anche la mia vita fosse una schifezza. Guarda che fine mi è capitata: tradito da un amico, abbandonato dal padre durante la mia sofferenza su quella cazzo di croce, non poter dedicarmi a suonare la chitarra elettrica, come avrei voluto! Ma in quel periodo non c’era nemmeno la corrente elettrica. Avrei dovuto spendere un sacco di soldi, e mio padre non riteneva fosse una buona idea.

L’amore non esiste. Vero anche questo: si passa la vita a cercare principi azzurri o principesse, poi botta di realismo, facciamo schifo tutti! Pensiamo  che amare sia facile, bello, come una canzone pop. Vogliamo che l’altro sia identico al riflesso dei nostri desideri, e quando scopriamo che amare è molto faticoso e concreto, o che l’altro è una persona diversa da noi, che facciamo? Concludiamo tutto. L’amore diventa odio, e questo par normale. Accettabile.

Ti sto semplificando le cose, lo so. Ma non pensi che sia la stessa identica cosa anche ritenere che tutto faccia schifo? Che nulla possa durare per sempre? Tu mi parlavi dei vigili, della gente cattiva: hai ragione. Li ho visti. Però, io sono qui per dirti: e gli altri? Leggi qui  (l’uomo estrae da una enorme tasca interna del suo giubbotto, una quantità incredibile di quotidiani. Perlopiù locali) parlano di te.  Sono dei cittadini che vengono a trovarti, te l’ho detto anche prima. I bambini ti salutano e dividono con te le loro merende. C’è una psicologa del servizio pubblico, la quale testardamente, visto che tu non vuoi andar a farti curare, viene da te ogni giovedi sera. Potrebbe fregarsene, visto che la tratti male, ma lei viene sempre a trovarti.  Questo è il suo indirizzo, tu ci andrai..”

Il barbone fissa furioso quel rompipalle che da tutta mattina lo tormenta con discorsi vuoti e falsi. L’ira gli blocca le parole in gola, poi esplode : ” Non vado da nessuna parte, testa di cazzo! Io sto aspettando mia moglie. Lo volete capire o no? Lei è una persona così buona, tu che ne sai?”

L’uomo stringe a sé il senzatetto e gli mormora in un orecchio: “Ama tanto il Natale, vero? Le piace farti delle piccole sorprese; adora vederti stupito quando ti ritrovi a casa, nascosti in cucina o in altre stanze, i tuoi libri, cd, dvd, che ami tanto.So tutto del vostro amore. Mi è dispiaciuto quando non mi è stato possibile salvarla. Come ti ho detto posso salvare solo dodici vite in un anno. Sono pochissime, ma è così. Lei non potrà raggiungerti fino a quando tu non la lascerai andare. Soffre troppo a vederti qui. L’amore non è una catena. Lei vuole solo che tu ora, ti alzi, vai dalla giovane dottoressa. Ci ho messo anni per farla diventare una psicologa, lei voleva a tutti i costi far la manager per uno stilista o roba simile. Io ho riscritto il suo personaggio. Ora sto facendo lo stesso con te. Ne ho discusso con i miei sceneggiatori di fiducia: Pietro, Luca, Marco, Steven Spielberg e Paolo Virzì. Siamo tutti concordi: ora basta soffrire inutilmente. Questo è il biglietto del bus, ti lascia davanti alla casa di lei. Ti sta aspettando, uno dei dipendenti assessuati di mio padre, ha lasciato per un attimo la loro lotta per potersi sposare tra di loro, ed è giunto a casa della giovane donna. Recita benissimo la parte dell’assistente sociale premuroso, ha il suo fascino e insomma: tutto a posto. Tu vai. Sei libero, ora! Anche la tua amatissima moglie, in questo momento, è libera.  Non vi incontrerete subito. Lei vorrebbe che tu trovassi un nuovo amore, una famiglia. Ci sono sempre altre possibilità, altri bus.”

il barbone si sente prender sotto braccio, l’uomo lo sta portando via dalla fermata Ridolfi, in piazza Indipendenza. Vorrebbe far resistenza, ma non ci riesce. Continua a voltarsi per vedere se il 14 c dovesse arrivare , pensa. ” Se lei arrivasse ora e non mi trovasse, che penserebbe? Che come al solito mi dimentico le cose! Devo tornare indietro!”

Proprio in quel momento arriva il 14 c. Le porte si aprono, par non scender nessuno. Poi la vede

Eccola: coi lunghi capelli neri raccolti da una pinza a forma di volpe, il suo animale preferito. Vestita come sempre con una lunga gonna, nera, la sua preferita. Una maglietta presa da Disegual o un altro negozio, in via dei Cerretani.

Lei muove la bocca, ma lui non sente cosa dice. Però riesce a leggerle le labbra: ” Hai aspettato abbastanza, ora vai!”

Poi lei sale sul bus e riparte.

Quando il mezzo pubblico gli passa accanto non vede nessuno a bordo. Gli viene da piangere per quella visione fugace, per il ricordo così nitido di ciò che era lei . Però si rende conto che è tutto dovuto per il vino e quel dolore che l’ha reso pazzo.

Lei è morta. Un uomo armato era entrato nel negozio dove lei stava facendo la spesa. Voleva sparare a un rivale di un’altra banda, ma un proiettile vagante aveva colpito lei.

Lui aveva sentito la notizia per radio, poi era arrivata la telefonata da parte del suocero. Rivede passargli sotto gli occhi quei giorni. C’era tanta gente al funerale. Ognuno di loro aveva una lacrima e una parola per sua moglie.

Lui non piangeva, non diceva nulla. Ha visto la bara chiudersi, gli rimbomba nella testa il rumore  del trapano che avita il zinco o il ferro, non sa..Poi la chiesa, il funerale.

Il breve viaggio al cimitero. Infine tutti vanno via. “Telefonaci, fatti sentire”, quanti gli hanno detto questa frase. Lui non ha telefonato nessuno. Anzi ha staccato il fisso e rotto il suo cellulare. Giorni e settimane chiuso in casa. Il campanello che suona, qualcuno che bussava alla porta, voci che lo chiamavano. Poi, il silenzio e la solitudine.

Un giorno, pieno di vino e pianto trattenuto, si ricordò che dovevano incontrarsi alla fermata Ridolfi, in  piazza Indipendenza. Non era morta, ma che balle inventa la gente! Invidia, perché loro sono un’ottima coppia! Figurati se dio, o chi per esso, possa prender una vita così meravigliosa, una persona così buona.

Si recò sul posto puntuale, per la prima volta in vita sua. E aspettò. Giorni, settimane, mesi, anni.

“Lei è morta” Il senzatetto dice al suo amico che lo sta portando verso la stazione

“La morte è un passaggio. Avrete tutto il tempo per stare insieme. Oh, sempre se vi piacciono le Comuni, si intende. Sai, la mia Maria Maddalena ha insistito tanto. Dice che le anime non possono vivere una lontana dall’altra. Per cui, te lo dico subito: scordati di passare l’eternità solo con lei. Ci sono i vostri amici, gli animali domestici, e tieniti pronto il tuo Achille e la tua Miritilla parleranno! Quante te ne diranno ! Ci sarà anche la tua nuova moglie e i figlioli, i nipoti. Insomma, tanta gente! Io continuo a pensare che un monolocale per due sia un’ottima idea, ma tu sei stato sposato, no? Sai che le idee migliori spettano sempre alle mogli. Ok, siamo arrivati. Tra poco passa il 22. Questo è il biglietto del bus. Questo, invece, è il foglietto con l’indirizzo della dottoressa. La terapia sarà lunga e complessa, ma è l’unico modo per ritornare a vivere.. Ora vai! C’è qualcuno che ti aspetta.

Vai, dietro, passi la muraglia umana dei pirla che si bloccano in centro e insomma..Vedrai!

Stammi bene, ora devo andare a ripassare un po’ di arabo. Tra poco vado a Gaza, son cazzi mica da poco lì. Ciao, amico! Un piacere lavorare per te!” Dice l’uomo abbracciando stretto il senzatetto

“Per me?”

“Mi hai chiamato tu, non ricordi?” L’uomo sorridendo si allontana dalla stazione e si perde tra la folla di anonimi turisti  e residenti.

….

Dopo essersi dato una veloce lavata nel bagno della stazione, e aver gettato via i vecchi abiti, per sostituirli con quelli fatti dalla vecchia signora che ogni mercoledi portava a lui abiti dismessi del marito, ricuciti, sistemati con amore; costui sale sul bus.

Supera con fatica la muraglia umana dei pirla che si fermano sempre in mezzo ( come se il fondo del bus fosse abitato da spettri crudeli) e arriva verso gli ultimi posti. Seduta accanto al finestrino c’è una donna. Una persona normale, di quelle che passano inosservate, ma lui avverte qualcosa.. Non sa spiegarselo.

Non sa che fare, si sente imbarazzato.

“Mi scusi, posso sedermi qui?” Le chiede

Lei lo guarda per un paio di secondi. Non sa se dir di sì o no.

“Sì, certo. Si accomodi”

L’uomo si siede, domandando scusa, poi le sorride.

“Certo che oggi, è una bella giornata. Non crede?” Lei si maledice per la domanda cretina, ma è da anni che è sola, prima le sembrava una cosa anche bella, ma ora avverte il peso della solitudine. Cosa domandare a un uomo? Non lo sa.

“Bellissima” Risponde lui

“Bellissima e basta?” Si chiede arrabbiandosi con sé stesso. Cerca qualcosa da dire di divertente, o intelligente, magari lei scende alla prossima fermata!

In verità vi dico, che doveva davvero scendere alla prossima fermata, ma lo scordò

Mai dimenticanza fu più giusta e lieta. Alla fine trovarono le parole più o meno giuste.

Piano piano costruirono una loro vita insieme, come la maggioranza delle persone.

Li ho visti ieri, sono arrivati nella comune gestita da mia moglie.

Io sono sempre dell’idea che un monolocale, in una zona residenziale, fosse il miglior paradiso possibile.